Tra diritti, Europa, donne e libertà: una vita di battaglie
Eleonora Martini
Il Manifesto 12/9
EMMA BONINO Scompare a 78 anni la storica leader radicale e nonviolenta. Impegnata nelle lotte civili con un profondo rigore istituzionale. Dalla nascita a Bra, nelle campagne cuneesi del dopoguerra a cittadina del mondo nel nuovo millennio, il passo per Emma Bonino è stato breve. La «zia d’Italia», come si definì una volta, laureata in lingue con una tesi su Malcom X, è stata anche uno dei personaggi politici italiani più conosciuti all’estero nell’ultimo quarto di secolo, tra i più citati sui magazine internazionali, più rispettati in Europa e non solo.
NATA NEL MARZO 1948, in Parlamento per la prima volta poco più che trentenne, vice presidente del Senato, due volte ministra, commissaria europea e molto altro ancora, profondamente antifascista e femminista, fin da giovanissima orientò le sue battaglie alla difesa dei diritti, soprattutto delle donne. In patria, prima, da radicale liberale, e nel mondo poi, nell’età matura. Non concesse mai nulla al populismo, per lei era difficile adagiarsi su posizioni comode, perfino nella relazione con il suo compagno di lotta di sempre, Marco Pannella, con cui finì per separarsi in modo amaro. Nonviolenta in anni in cui la violenza era all’ordine del giorno in Italia, era una liberale fino al punto di sconfinare nel liberismo. Brutto neo indelebile per le sinistre che non le perdonano neanche certe posizioni interventiste in Kosovo e nell’ex Jugoslavia, perché Emma Bonino aveva come faro la nonviolenza, concetto molto diverso dal pacifismo. Dopo la campagna per il divorzio e quella per la riforma del diritto di famiglia, la sua attività politica si era focalizzata sulla lotta contro l’aborto clandestino (che aveva subito personalmente, un’esperienza che la segnò), al punto da essere arrestata nel 1975 per aver dato vita al «Centro informazione, sterilizzazione e aborto» ed essere per questo costretta a fuggire in Francia. Rientra nel 1976 quando viene eletta insieme ad Adele Faccio, Marco Pannella e Mauro Mellini in una lista autonoma con il simbolo della Rosa nel Pugno, una delle più giovani deputate della storia della Repubblica. Era la prima volta anche per il Partito radicale rifondato nel 1955 e rimasto fino ad allora un movimento politico extraparlamentare. Ed era l’anno in cui Emma fonda, con altri, Radio Radicale.
NEL 1979 viene eletta per la prima volta – nelle liste del Partito Radicale – al Parlamento europeo, dove tornerà anche nel 1984, nel 1999 e nel 2004. Vent’anni dopo il suo debutto a Strasburgo, alle soglie del nuovo millennio, porta all’Europarlamento la Lista Bonino con uno storico 8,5% dei voti. Fin dagli anni Settanta, Bonino – con Pannella – fu protagonista delle azioni più creative, come i 25 minuti di silenzio davanti alle telecamere di una trasmissione televisiva, imbavagliata per protesta contro la disinformazione sull’aborto. Erano gli anni delle prime autodenunce in seguito ad azioni di disobbedienza civile, dei primi arresti provocati, come in Polonia nel 1987 o a New York agli inizi degli anni Novanta quando, insieme a Marco Taradash si fece arrestare per la distribuzione illegale di siringhe contro la diffusione dell’Hiv. Anche se l’antiproibizionismo, che senz’altro faceva parte della sua formazione, non era proprio la sua cup of tea.
GLI ANNI NOVANTA sono però anche quelli del patto elettorale tra la Lista Pannella – Riformatori e la neonata Forza Italia di Berlusconi, che la porta in parlamento di nuovo nel 1994 e nel ’95 alla Commissione europea. Anche se in un’intervista disse di non sentirsi appartenere a quella parte politica. Nel 1993 fonda Nessuno Tocchi Caino, contro la pena di morte, e l’associazione Non c’è pace senza giustizia con l’obiettivo di sostenere il Tribunale ad hoc sull’ex Jugoslavia e promuovere la creazione della Corte penale internazionale permanente. L’anno dopo, la sua battaglia contro la pena di morte la porta a capo della delegazione governativa italiana all’Assemblea Generale dell’Onu per la moratoria e verso l’abolizione totale delle esecuzioni nel mondo. A 51 anni, nel 1999, forte della sua popolarità bipartisan, fu candidata “civica” a presidente della Repubblica con un ironico battage pubblicitario che la definiva «l’uomo giusto»; ma cedette il passo a Carlo Azeglio Ciampi.
All’inizio degli anni Duemila si schiera contro la seconda guerra del Golfo sferrata da Bush. Lei la segue dal Cairo, dove si era trasferita per studiare l’arabo. E mentre in Afghanistan si registra la sconfitta di Massoud, Bonino inizia una lunga campagna per i diritti delle donne di Kabul e contro le mutilazioni genitali femminili. Nel 2006 diventa ministra del commercio internazionale e degli affari europei del governo Prodi. Affronta la questione immigrazione come «fenomeno strutturale» sempre nell’ottica del rispetto dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Un percorso che nel 2013 la porta a ricoprire il ruolo di ministra degli Esteri nel governo Letta. In quella veste riportò l’Italia protagonista nelle relazioni con i paesi arabi e musulmani, viaggiando molto in Medio Oriente e in Africa e più spesso in Giordania (nei più grandi campi profughi siriani) e in Turchia. Qualcuno, tra i radicali della prima ora, ricorda che a differenza di Pannella non diede mai grande importanza alla spiritualità, anche se negli anni Novanta si recò ad incontrare il Dalai Lama e poi divenne perfino grande amica di Papa Francesco, che nel 2024 andò a trovarla dopo un ricovero. Malgrado tutto e malgrado il suo anticlericalismo, Bergoglio si presentò con rose e cioccolatini alla porta della sua casa di Campo de’ Fiori.
PERÒ CON MARCO Pannella divise almeno altre tre battaglie (troppo breve, un articolo, per elencare tutte le tappe della vita di Emma Bonino): la giustizia, le carceri e l’eutanasia. Il suo intervento in Parlamento contro l’oscurantismo delle destre che volevano decidere della vita e della morte di Eluana Englaro divenne una sequenza del film Bella Addormentata di Marco Bellocchio. D’altro canto, in sintonia con le battaglie radicali per una riforma della giustizia che precipitarono nei sei referendum proposti nel 2021 insieme alla Lega, negli ultimi mesi si è schierata a favore della separazione delle carriere targata Carlo Nordio.
EMMA non aderiva ad ogni sciopero della fame e della sete indetto dal suo compagno di lotte di sempre, ma solo nei momenti che lei riteneva più importanti. C’era, ma non quanto avrebbe voluto Pannella; da qui l’inizio della crisi tra i due big radicali. Personalità dominanti entrambe, i loro diversi caratteri perfezionarono la rottura. Dopo la morte di Pannella e dopo la rottura definitiva con il Partito Radicale transnazionale e transpartito, nel 2017 Bonino fonda +Europa con Gianfranco Spadaccia, perché da sempre insegue l’obiettivo degli Stati uniti d’Europa dedicandosi principalmente alle politiche dell’immigrazione e alle riforme dei trattati. Fu da subito vicina alle proposte di Luca Coscioni sulla ricerca scientifica, tanto da averlo capolista nel 2001 nella Lista Bonino, e si è sempre schierata in favore della libertà di scelta nel fine vita e contro l’accanimento terapeutico. Nonostante il patto che stipulò con Umberto Veronesi, al quale promise di non fumare più di dieci sigarette al giorno, e malgrado nel 2023 dichiarò di essere guarita da un tumore ai polmoni, la salute negli ultimi anni era sempre più precaria. Tra le sue ultime frasi che potrebbero rappresentare quasi un epitaffio, spicca quella scritta nel 2024 per esortare gli elettori chiamati alle urne per le amministrative: «Cara Italia resta libera».