sabato 12 settembre 2026

 GLI HOUTHI PRENDONO MOCHA

ISPI 12/9

Da Hormuz a Bab al-Mandab?

La posizione geografica di Mocha rende la sua conquista una questione di rilevanza globale. La città si trova a 75 chilometri da Bab al-Mandab, la ‘Porta delle Lacrime’ che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden: attraverso le sue acque transita ogni anno tra il 10 e il 12% del commercio marittimo globale, greggio e carburanti oltre a materie prime asiatiche e petrolio russo. Perim, l’isola vulcanica che divide lo stretto nel suo punto più angusto in due corridoi di navigazione, è da anni un obiettivo militare che le forze saudite avevano lavorato per tenere fuori dalla portata degli Houthi: la sua caduta, secondo gli osservatori segna il completamento della presa del gruppo sull’intero valico. È una tenaglia che ora si chiude su entrambe le sponde della penisola arabica: Hormuz e Bab al-Mandeb insieme veicolano oltre un quarto del commercio mondiale di greggio via mare, e quasi un terzo del traffico globale di container passa dal solo Mar Rosso. La caduta di Mocha, inoltre, taglia le linee di rifornimento delle forze governative, inclusa la strada che dal porto risale verso Taiz. “È un punto di svolta nella guerra” ha dichiarato ad Al Jazeera Wolfgang Pusztai, secondo cui l’evento potrebbe portare al collasso delle forze governative nello Yemen meridionale.

Punto di svolta?

La rottura è arrivata dopo mesi di relativa calma. Il 3 luglio un raid della coalizione a guida saudita aveva colpito la pista dell’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di un volo proveniente da Teheran, riacceso lo scontro diretto con gli Houthi. Il 20 luglio il gruppo ha risposto dichiarando un blocco navale contro i porti sauditi nel Mar Rosso e colpendo impianti di estrazione e ponendo di fatto fine alla tregua del 2022. Il 3 settembre gli Houthi hanno lanciato un’offensiva su tre direttrici – Taiz occidentale, Hodeidah meridionale e Mocha stessa – innescando la reazione di terra e aerea delle forze governative. L’8 settembre Riyadh ha denunciato attacchi Houthi contro obiettivi civili ed economici sul proprio territorio. Nessuna delle due parti sembra orientata a fermarsi: né il governo, che dispone di risorse superiori rispetto a qualsiasi momento successivo alla tregua, e che punta a sfruttare lo slancio per insidiare il controllo degli Houthi su Sana’a, pur senza aver finora ottenuto guadagni territoriali significativi; né gli Houthi che, dal canto loro, stanno consolidando il controllo della costa yemenita del Mar Rosso.

Un altro grattacapo per Trump?

La crisi yemenita rischia di innescare un’ulteriore escalation nella regione. Con Bab al-Mandeb sotto il controllo di forze vicine a Teheran, e lo Stretto di Hormuz sigillato, l’Iran stringe ora una tenaglia sulle due arterie energetiche ai lati opposti della penisola arabica. L’Arabia Saudita, colpita dal blocco navale Houthi dallo scorso luglio, risulta particolarmente esposta: tanto che il ministro della Difesa pachistano Khawaja Asif ha avvertito che un’aggressione non provocata contro il regno renderebbe operativo il Mecca Joint Defence Agreement, il patto di difesa collettiva che unisce da agosto Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. Fonti pachistane hanno riferito a Türkiye Today che Islamabad starebbe già valutando “raid aerei contro postazioni Houthi su richiesta saudita”, sebbene la decisione finale non sia stata presa: un’eventualità che introdurrebbe nel conflitto l’unico Stato islamico dotato di arma nucleare. Comprensibile dunque che in poche ore i prezzi del petrolio siano tornati sopra i 100 dollari al barile. Intanto, la svolta yemenita rafforza Teheran proprio mentre il confronto con Washington entra nel suo settimo mese, senza nessuna apparente via d’uscita.

Il commento

Di Eleonora Ardemagni, Senior Associate Research Fellow ISPI

“Senza il controllo delle coste e delle isole del Bab el-Mandeb, gli Houthi erano già in grado di sferrare attacchi alle navi lì in transito. Il vero obiettivo di questa avanzata potrebbe essere, allora, imporre pedaggi replicando le mosse dell’alleato Iran su Hormuz. Oltreché aiutare Teheran e rafforzare il potere di ricatto su Riyadh. La rapidità delle conquiste Houthi pone molti interrogativi sulle forze filo-governative dello Yemen: l’Arabia Saudita ha per anni investito su queste milizie (meno sull’esercito), fornendo armi, addestramento e stipendi, anche alle forze prima leali agli Emirati Arabi. Una disfatta strategica, difficilmente rimediabile, che andrà studiata”.