martedì 22 settembre 2026

VITE DI PALESTINA


PRESENTAZIONE DEL LIBRO: ”UMM SAAD”

di Paolo Babini(disegni) e di Ghassan Kanafani (parole), ed. Rapporti Sociali 2026, 18.00euro


La resistenza dei campi profughi


Di questa coinvolgente interpretazione visiva del capolavoro di Ghassan Kanafani, considerato tra i più importanti autori palestinesi contemporanei, si deve per prima cosa dire quello che Sciascia disse de L’aquila e il serpente di Martin Luis Guzman: è uno di quei libri che insegnano a scrivere cose feroci senza indossare la maschera della ferocia. Il prodigio è possibile soprattutto grazie all'assenza di rassegnazione, che rende le vittime – Umm Saad, la protagonista, è una rifugiata palestinese che vive la miseria e lo squallore dei campi profughi ed è orgogliosa del figlio che ha scelto la lotta - fiere, piene di dignità, e dà loro quell’espressione, rappresentata da Paolo Babini con pochi inequivocabili tratti, che è insieme serena e indomabile, amorevole e selvaggia. Umm Saad non è soltanto una madre, ci ricorda nell'introduzione Suaad Gemen, è l'incarnazione stessa del concetto di "samud", che vuol dire fermezza, perseveranza e resistenza di fronte all'occupazione. È anche il simbolo del materno, del femminile che non si lascia distruggere ma rinasce anche nelle condizioni peggiori (emblematica la scena in cui la donna pianta davanti alla casa del narratore un ramoscello di vite secco che ha trovato per la strada, dicendogli, con incrollabile sicurezza, «tra pochi anni avrai l’uva… basta poca acqua»).

L'esistenza nei campi è più di quanto potremmo credere di riuscire a sopportare, descritta qui nei dettagli, neppure una stanza ma mezza stanza separata da una parete di latta, lavoro duro e mortificante, e poi il risvolto peggiore, il protrarsi nel tempo di quelle condizioni assurde, che si fatica a definire umane. E però, se la mortificazione c'è, e non può essere ignorata né raccontata diversamente, l'umiliazione no, perché implica l'assenso dell’umiliato strappato con la forza, anche accordato per disperazione. Il punto è che qui la disperazione non è di casa. Non è quella miserabile fetida mezza stanzetta. Al contrario Umm Saad, suo figlio Suaad, gli altri figli, sono ricchi di fiducia, quella fiducia che, ancor più della speranza, dà forza agli oppressi e ne toglie agli oppressori.

Un libro, intanto, semplicemente bello, questo, Umm Saad, ma anche importante incisivo, e leggendo le biografie dei suoi autori si capisce da dove vengano tanta energia, tanta efficacia.

Babini, laureato in filosofia, ha lavorato per trentatré anni con i disabili psichici nell'istituto fiorentino dell'Anffas, insegna da sempre e ha collaborato a molte riviste, puntualmente congedato (o andato via) per motivi di censura.

È nel partito del Carc dalla sua costituzione, nel 2004, e per questo è stato oggetto di perquisizioni e sequestro di materiale (l’ultima volta è recente, aprile 2026). Ci tiene a precisare che ”questa storia grafica è opera del Partito e nasce come idea dai compagni che nella casa editrice operano, e in particolare la compagna Sara, autrice quanto me”.

Kanafani ha patito l'esilio prima in Libano e poi in Siria, è stato una figura di riferimento del Movimento nazionalista arabo, ha fondato il giornale politico al-Hodaf, organo del Fronte popolare di liberazione della Palestina, ed è morto a trentasei anni, nel 1972, ucciso per decisione del Mossad che ha fatto esplodere la macchina in cui Kanafani si trovava con la nipotina sedicenne.

Susanna Schimperna,

Le Monde diplomatique,

15 settembre 2026