da Domani del 02/10/2026
L'Egitto non è mai stato ”un paese sicuro” «Dopo Regeni la repressione è peggiorata»
di Youssef Hassan Holgado
L'Italia esaminerà la settimana prossima la proroga del memorandum con il Cairo.
Il regime attua «la stessa brutale violenza usata contro Giulio per colpire il dissenso», dice il ricercatore egiziano Nasr Al-isi, e sfrutta la sua centralità geostrategica. Meloni incalza le opposizioni: «Fu Gentiloni a riprendere i rapporti diplomatici».
Per i leader politici l'Egitto è un paese cruciale. Dispone di risorse energetiche, siede a tutti i tavoli internazionali più caldi (a partire da Gaza) ed è terreno fertile per gli investimenti stranieri. Non solo, ha un apparato di difesa in continuo sviluppo che foraggia le industrie militari europee. Soprattutto, è un paese stabile che si trova in mezzo a vicini perennemente in bilico o in conflitto.
Per chi ci vive e fa politica, giornalismo e opera nel campo della difesa dei diritti umani e civili, invece, il paese è sinonimo di repressione. La vicenda di Giulio Regeni è emblematica di come gli apparati della sicurezza nazionale si muovono contro ogni pericolo di minaccia percepita al potere costituito. E chi pensava che negli ultimi anni il volto del regime fosse mutato si trova a fare i conti con una realtà ben diversa. Lo sanno bene i giornalisti della redazione di Matsadaash, tutti arrestati nelle ultime ore dalle autorità poliziesche senza accusa.