da Domani del 26/09/2026
Contro il «popolo razzista» la sinistra ritorni ai valori
di Gianfranco Pellegrino
Il populismo di questo governo crea un popolo razzista, preda di provvedimenti simbolici come il tetto agli studenti non nati in Italia nelle classi. Mentre la destra offre riconoscimento alle frustrazioni di alcuni strati sociali, la sinistra non offre né riconoscimento né materiali per costruire un popolo. Questa è la diagnosi di Nadia Urbinati e Sandro Trento su queste pagine. La tesi porta allo scoperto i meccanismi insidiosi della manipolazione dell'opinione pubblica. Siamo a Torre di Venere, insomma, ed è all'opera il mago Cipolla, immaginato da Thomas Mann.
È una tesi inquietante e forse troppo consolatoria. Sono davvero tutti opera dei manipolatori gli umori fetidi che ci circondano? O esiste, nella società italiana, un filone autonomo di razzismo discriminatorio che la politica non inventa ma organizza e porta al governo?
Il consenso
La questione empirica comprende almeno tre domande. La prima: quanto è il sostegno reale al governo? Alle elezioni del 2022 la coalizione vincente ha ottenuto circa il 44% dei voti validi, ma poco più del 28% degli aventi diritto. Ha una maggioranza parlamentare, non una maggioranza numerica del popolo italiano. La legge elettorale contribuisce a produrre questo risultato e, come osserva Urbinati, non è una decisione presa dagli elettori. Ma la legge elettorale può produrre un governo, non nasconde chi contro quel governo ha votato.
Influenze esterne
La seconda domanda riguarda l’influenza delle agenzie che deformano l’opinione: social network, giornali, televisione, campagne coordinate e parole d’ordine. Una ricerca ha rivelato contenuti falsi nei messaggi dei politici italiani, soprattutto tra quelli di destra. Uno studio sulle europee del 2024 ha mostrato strategie polarizzanti, soprattutto dei partiti sfidanti. Ma un altro ha mostrato che l’efficacia delle fake news e di eventuali smentite dipendono anche dalle simpatie politiche precedenti. La manipolazione esiste, ma non è illimitata: è più facile manipolare, o più difficile correggere, chi è già disposto a credere a ciò che gli viene raccontato.
Popolo e opinioni
La terza domanda è forse la più difficile: un’opinione fa un popolo? Tutti coloro che temono l'immigrazione sono anche conservatori, negazionisti del cambiamento climatico e ostili all'Unione europea? Non è detto. Il rosso brunismo mostra che opinioni diverse possono vivere in combinazioni imprevedibili. Il popolo costruito è una coalizione narrativa, ma resta da capire quanto questa coalizione sia stabile e quanto consenso reale riesca a produrre.
C'è però anche una questione normativa, che si divide a sua volta in due. Innanzitutto, quella della responsabilità. Se il popolo è costruito, che ne è della responsabilità dei cittadini? Del razzismo che serpeggia nella società italiana sono responsabili soltanto governo e media? Gli elettori della destra sono tutti come il giovane cameriere Mario nel racconto di Thomas Mann, soggiogato dal mago Cipolla? Non possiamo rimproverare ai nostri concittadini le loro scelte?
Se la risposta fosse negativa, la democrazia sarebbe ipnosi collettiva: cittadini ridotti a materiale umano di strategie altrui. La manipolazione non cancella la responsabilità: costruisce ambienti distorti e sfrutta paure reali, ma non elimina la capacità di giudizio. Almeno non lo fa se siamo ancora in una democrazia minima. Altrimenti non siamo più soltanto davanti a una manipolazione dell'opinione, ma a una messa in discussione delle condizioni minime della democrazia.
Il ruolo dell’opposizione
La seconda questione riguarda l'opposizione. Alla costruzione magica del popolo di destra bisogna rispondere con una costruzione magica del popolo di sinistra? A un riconoscimento posticcio e a soluzioni facili, soluzioni diverse mal altrettanto facili? Anche alla luce dei voti che la sinistra conserva, forse conviene rimanere nella ridotta della razionalità e parlare a donne e uomini riflessivi e di buona volontà.
Questo non significa ignorare le paure. Vuol dire non trasformare ogni disagio in un'identità e ogni identità in un blocco elettorale. La sinistra non deve fabbricare il proprio popolo come replica dell’avversario. Deve ricostruire uno spazio comune fondato sull'eguaglianza e sulla solidarietà, valori presenti in una parte larga della storia italiana. Alla costruzione di un popolo razzista si può opporre un discorso ragionevole sui valori, non una nuova mitologia. Non è spettacolare. Ma è una forma concreta di vita democratica.