da Pressenza del 03/10/2026
ISTAT: Più lavoro retribuito per le donne, ma ancora ampio il divario di genere nel lavoro familiare
di Giovanni Caprio
Nel 2023, si riduce il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare non retribuito rispetto a vent’anni prima (-37 minuti al giorno; -12,4% rispetto al 2003) e tra le occupate aumenta il tempo destinato al lavoro retribuito (+1 ora e 33 minuti alla settimana rispetto al 2003).
Tuttavia, nel confronto europeo, l’Italia presenta il divario di genere più ampio sia nel tempo di lavoro familiare non retribuito sia nel tempo di lavoro retribuito. Il riequilibrio dei carichi familiari tra uomini e donne procede molto lentamente: il divario nel tempo dedicato al lavoro familiare si è ridotto da 3 ore e 22 minuti al giorno nel 2003 a 2 ore e 27 minuti nel 2023.
Tra gli occupati in coppia di 25-64 anni, le donne dedicano 2 ore e 22 minuti al giorno in più degli uomini al lavoro domestico e di cura. E il divario è particolarmente elevato in presenza di figli e nel Mezzogiorno. In vent’anni il divario di genere rispetto al lavoro familiare non retribuito giornaliero si è ridotto, ma sulle donne pesa un carico di lavoro che è ancora ben oltre il doppio di quello degli uomini (4 ore e 21 minuti contro 1 ora e 54 minuti).
La riduzione del divario di genere è avvenuta principalmente per effetto della contrazione del tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare, associata alla maggiore partecipazione delle donne al lavoro retribuito e favorita dalla diffusione di tecnologie ed elettrodomestici (Istat, 2026). Tuttavia, la diversa partecipazione al lavoro retribuito non spiega da sola il divario di genere: anche nelle coppie in cui entrambi i partner sono occupati, le donne svolgono ancora il 68,9% del lavoro familiare complessivo.
Tra i 12 Paesi europei che negli ultimi anni hanno condotto l’Indagine uso del tempo, l’Italia si distingue per una doppia asimmetria di genere che non ha eguali. La prima riguarda il lavoro retribuito: con il tasso di occupazione femminile tra i 15 e 64 anni del 52,5%, nel 2023 l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione europea, con una differenza di oltre 13 punti percentuali rispetto alla media (65,7%) e con un divario di genere tra i più ampi (-17,9 punti percentuali rispetto agli uomini).
Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni (+6,3 punti percentuali rispetto al 2013), comunque più contenuti rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, i livelli occupazionali delle donne rimangono significativamente inferiori a quelli degli uomini. Coerentemente con i ridotti tassi di occupazione femminili, le donne di 15 anni e più in un giorno medio settimanale dedicano al lavoro retribuito 1 ora e 48 minuti, il valore più basso tra i Paesi osservati.
L’Italia mostra, inoltre, il divario di genere più ampio nel lavoro retribuito: gli uomini vi dedicano 1 ora e 40 minuti in più delle donne, davanti alla Serbia (1 ora e 25 minuti). La seconda asimmetria riguarda il lavoro familiare femminile (donne di 15 anni e più, esclusi gli aiuti ai familiari non conviventi), con il valore più alto tra i Paesi osservati: 4 ore e 15 minuti al giorno. Il risultato è un divario di genere nel lavoro familiare di 2 ore e 26 minuti, quasi il triplo di quello registrato nei Paesi nordici.
Il Report dell’ISTAT dedica un capitolo ai “Genitori sotto pressione”, sottolineando però che il loro lavoro, che non finisce mai, non è uguale per tutti. “Tra gli occupati, la composizione del lavoro totale varia sensibilmente in base al ruolo ricoperto in famiglia, ma è la differenza di genere a definire il profilo più marcato.
Nel complesso, le donne occupate destinano al lavoro familiare il 41,7% del loro tempo di lavoro totale, contro il 19,7% degli uomini. La forbice si allarga ulteriormente tra i genitori: il lavoro familiare assorbe il 48,8% del tempo di lavoro delle madri e solo il 22,3% di quello dei padri.
Per le madri occupate, quasi un’ora di lavoro su due è lavoro familiare non retribuito: una distribuzione che riflette una divisione dei ruoli fortemente asimmetrica, indipendentemente dalla partecipazione al mercato del lavoro.
L’asimmetria di genere nella distribuzione del lavoro non dipende però esclusivamente dalla struttura familiare. Anche tra le persone che vivono sole le donne dedicano al lavoro familiare il 32,5% del totale contro il 21,1% degli uomini. L’asimmetria riflette quindi modelli di cura domestica differenti tra i sessi a prescindere dalla formazione di una famiglia, pertanto non riducibile alla sola divisione dei ruoli nella coppia”.
E le criticità maggiori in ambito familiare si registrano tra i genitori occupati, con le madri che raggiungono il 62,6% di sovraccarico, il 26,4% di povertà di tempo e il 30,4% di stress. I padri, invece, pur con valori inferiori, mostrano anch’essi i picchi più alti rispetto agli altri ruoli maschili (58,0%, 17,1%, 23,3%). La presenza di figli è quindi un fattore di pressione per entrambi i sessi, ma con un’intensità significativamente diversa: per le madri il cumulo di lavoro retribuito e familiare si traduce in una peggiore percezione del tempo e del benessere.