lunedì 26 ottobre 2026

Il Manifesto, martedì 20 ottobre 2026

Dopo le ronde il raid omicida: «Accoltellati perché neri»

Giuliano Santoro

A Tor Sapienza, periferia est, la campagna securitaria culmina con un morto. «Avevano anche una pistola»: il racconto del sopravvissuto in mano al pm

Roma, intervento nel fabbricato abbandonato di via Tallone a Tor Sapienza di Angelo Carconi/Ansa

Lo presentarono come un regolamento di conti tra spacciatori, ma quello che è successo lo scorso 29 settembre a Tor Sapienza, quartiere della periferia orientale di Roma dove un trentenne originario della Nigeria non ancora identificato è stato trovato morto con ferite da taglio, potrebbe essere il tragico esito di una caccia all’uomo di ronde razziste. Ancora più grave: l’omicidio potrebbe essere la conseguenza oggettiva dell’azione congiunta di diversi fattori operanti sul territorio ormai da settimane: campagne securitarie che veicolano messaggi xenofobi amplificati dall’irruzione di fascio-influencer, poi l’intervento del governo su richiesta delle destre locali che conduce lo sgombero. Fino all’esecuzione notturna.

L’AGGRESSIONE arriva dopo lo sgombero del grande rudere che si trova a via Tallone. Lo spazio era da tempo abitato da sbandati e senza fissa dimora. Da qui la protesta degli abitanti che, aizzati da un sedicente comitato di cittadini animato da esponenti dell’estrema destra, hanno chiesto che il palazzo venisse evacuato. L’azione del governo è arrivata, appunto, subito prima dell’accoltellamento. A quel punto, secondo la versione del quarantaduenne Kingsley Tomsi raccolta da Repubblica, un gruppo di giovani italiani, armati di coltelli, machete e persino di una pistola, si sarebbe appostato nel buio del parco adiacente al fabbricato, in attesa dei migranti di in fuga. Tomsi, anche lui nigeriano e richiedente asilo, è sopravvissuto a sei coltellate. È stato ritrovato agonizzante in un carrello della spesa, portato al Policlino Umberto I e ricoverato d’urgenza. «Stavamo attraversando il parco per andare a Rebibbia a dormire – ha detto – Ho sentito delle voci tra i cespugli che dicevano ‘Eccoli, sono arrivati‘. Un ragazzo giovane, bianco, con la frangetta e la felpa col cappuccio mi ha detto di passare e subito dopo mi hanno accoltellato». Insieme a lui c’era Sami, il cui corpo privo di vita è stato rinvenuto il mattino seguente all’interno del parco. Un altro testimone, Austin, ha racontato che poco prima gli hanno puntato una pistola, ma è riuscito a fuggire.

«CI STAVANO aspettando perché siamo neri», sostiene Tomsi. L’uomo denuncia anche di non essere stato ascoltato nel corso dei primi interrogatori: «Il ragazzo era bianco, parlava italiano – afferma ricostruendo i fatti – L’ho guardato in faccia. Alla polizia ho detto che il mio aggressore era bianco, ma mi hanno mostrato foto di persone nere». Le carte sono in mano pm Paolo Marinaro. La procura sta vagliando le testimonianze cercando di identificare i componenti del gruppo e, si spera, per chiarire la natura dell’agguato. «Si legittimano odio e violenze, mentre i problemi dei cittadini restano lì e continuano a crescere. Questo è da irresponsabili e pericolosissimo. Il mandante morale di queste violenze è chi siede ai banchi del governo», denuncia Ilaria Cucchi, senatrice di Avs.

TOR SAPIENZA è la punta dell’iceberg dell’attacco a Roma est, quadrante di tradizioni popolari e antifasciste. Se prendessimo una mappa della capitale per piazzare bandierine lungo il disegno di questi quartieri prenderebbe forma le campagne condotte quartiere per quartiere anche all’area del Quarticciolo finita nel decreto Caivano, a Centocelle dove scoppiano bombe che ridisegnano la geografia criminale, a Tor Pignattara dove si punta il dito contro la presenza migrante. Il mese scorso c’è voluta una mobilitazione popolare per isolare alcuni provocatori che bloccavano il provvedimento e consentire al consiglio municipale di zona di approvare un documento contro l’islamofobia. Di fronte alle contraddizioni del territorio i cittadini vengono spinti a mobilitarsi contro i più deboli: migranti di prima e seconda generazione, poveri, tossicodipendenti, senza casa, precari. In nome dell’allarme Fentanyl, delle emergenze sicurezza e del discorso sul degrado le strade e le piazze vengono rappresentate come fortini da difendere più che come spazi comuni da attraversare e condividere. Si convocano fiaccolate per la sicurezza, si presentano gli imprenditori del decoro. La prossima è fissata per venerdì 23 ottobre, di nuovo a Tor Pignattara. L’ultima volta, era lo scorso 11 ottobre, poche decine di persone si trovarono di fronte ad almeno duecento antirazzisti. È annunciata la presenza di don Antonio Coluccia, parroco controverso e contestato che si presta spesso e volentieri ad assecondare le operazioni della destra in nome del decoro. Difficile che rivolga una preghiera al cittadino senza nome ucciso a coltellate a Tor Sapienza.