martedì 3 novembre 2026

da Il Fatto Quotidiano del 29/07/2026

Il Paese dei mediocri non può ricordare i moniti di Berlinguer

di Paolo Ercolani


È piuttosto eloquente il fatto che la nostra epoca, in cui ci si inventa una giornata mondiale per ogni stupidaggine à la carte e si celebrano anniversari su episodi di un’idiozia sesquipedale, ha dimenticato la celebre intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari nell’estate di 45 anni fa (1981). Lì il segretario del PCI denunciava l’emergere della “questione morale”, riferendosi tanto al degrado della cultura individuale, quanto a quello della prassi sociale, in special modo a opera dei partiti, accusati di “occupare lo Stato” e piegare le istituzioni a interessi di corrente e di potere, invece che orientarle al bene comune. Se il politico pensa alle prossime elezioni, mentre lo statista si preoccupa delle prossime generazioni, non v’è dubbio che ci si trovasse di fronte alla lungimiranza di uno degli ultimi (e rari) statisti del nostro sciagurato Belpaese.

Oggi una esponente della galassia che discende da quella tradizione di sinistra – l’europarlamentare Ilaria Salis – è stata prima sottratta politicamente a un processo all’estero in cui era accusata di gravi violenze fisiche e poi condannata a risarcire con 30 mila euro due collaboratori licenziati ingiustamente. Spetta alla magistratura fare chiarezza. Ma il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesimo caso di un’esponente della sinistra radicale (si veda alla voce Soumahoro) molto efficace nella difesa formale dei diritti civili, pressoché latitante in quella dei diritti sociali ma, in compenso, velocissima nella tutela dei propri interessi personali, è decisamente forte. In questi giorni abbiamo letto anche della condanna definitiva subita da Roberto Saviano per aver letteralmente copiato alcuni articoli in capitoli del celebre libro Gomorra. Un’altra figura di primo piano, nella presunzione di superiorità morale, nella difesa di categorie discriminate o sfruttate, che però non si è fatta scrupolo alcuno nel venire meno al primo comandamento deontologico della sua professione: l’originalità di quanto si scrive. “Chi non può razzolare male, predica bene”, scriveva Nietzsche per criticare l’ipocrisia di certi moralisti. Ma nel nostro tempo sciagurato non ci facciamo mancare nulla e le figure che predicano meglio sono anche quelle che razzolano male, con la medesima superbia.

Stendo un velo penoso sugli esponenti dell’attuale governo che quotidianamente ci regalano perle di ministri della Repubblica (sottolineo: ministri) pronti a mostrare tutta la propria ignoranza crassa rispetto alle norme basilari della giurisprudenza, dell’economia e dio solo sa di che altro (pensiamo a Salvini che vuole candidare l’interdetto Roggero, o a Tajani convinto di “prenotare” i fondi europei Safe). Questo fa parte di un altro degrado etico del nostro Paese, ormai in voga da anni e di cui i nodi sono arrivati al pettine: la mortificazione del merito a fronte della promozione della mediocrità. A ogni livello, a cominciare da quello accademico (di cui mi intendo maggiormente), i posti sono riservati a raccomandati, cooptati, amanti e portaborse di varia natura, il cui unico e comune denominatore è la mediocrità: la dote con cui stiamo sfasciando un intero Paese (si veda il bel libro di Alain Deneault, La mediocrazia, scritto ormai più di dieci anni fa e subito dimenticato da una classe intellettuale largamente colpevole). Se ripenso ai grandi libri di etica dei filosofi rivolti ai propri figli e discepoli (da Aristotele a Fernando Savater), il dubbio mi sale forte e atroce. Oggi chi insegnasse ai giovani il Bene comune, la Giustizia, il rispetto delle regole e degli altri li condannerebbe a essere sbranati, perché viviamo in un mondo “schiacciato dagli abusi di potere”, come declamava il maestro Battiato.

“Gli italiani vanno in guerra come se fosse una partita di calcio e alla partita di calcio come se fosse una guerra”, pare abbia affermato Winston Churchill con ironia tipicamente britannica. Perfino nel calcio stiamo dando il peggio, richiamando alla guida della Nazionale un signore che se n’era andato con disprezzo della maglia ed esclusivo interesse per la pecunia. Al di là di tutto, quella partita di calcio (o di qualunque altra cosa) di cui parlava il primo ministro inglese la stiamo perdendo. E con sommo disonore.