giovedì 7 ottobre 2010

UNA LETTERA AD UN PADRE


Ho ricevuto alcune lettere di ragazzi/e omosessuali molto giovani che mi riportano quattro frasi di tre padri diversi:
  • "preferirei vederti morto che saperti omosessuale";
  • "preferirei partecipare al tuo funerale piuttosto che vederti unito ad un altro frocio";
  • "sei nel peccato più perverso e pagherai questa tua perversione con l'infelicità di qua e l'inferno di là";
  • "preferisco saperti delinquente ed assassino che omosessuale".
Sono espressioni eloquenti. Cerco di parlare a questi padri con una lettera affettuosa.

Caro papà di Adriano, Giuseppe e Lucia,
vorrei poterti parlare viso a viso, soprattutto cuore a cuore.
  • Sono sicuro che tu ami tuo figlio o tua figlia e che, dietro queste parole che suonano molto dure, c'è un groviglio di pensieri, di paura, di sofferenze. Tu, caro papà, sotto sotto vuoi dire a tuo figlio o a tua figlia che, vivendo la sua omosessualità apertamente, si mette su una strada difficile, in cui potrà incontrare tanta incomprensione e ostilità. Tale è la tua paura di vederlo/a soffrire in questa società che, quasi per distoglierlo, usi espressioni che sono come pugnalate, strattoni, condanne… Vuoi fermarlo…
  • Forse però potrebbe sfuggirti un particolare decisivo, importante: tuo figlio/a non può mascherarsi, fingere di essere eterosessuale. Ha imparato a conoscere i propri sentimenti, le proprie relazioni, il proprio corpo. Vuole vivere secondo ciò che è, secondo la sua natura. Non potrebbe essere se stesso/a negandosi. Così succede a milioni e milioni di donne e di uomini. Tuo figlio/a può essere felice solo essendo se stesso/a. Oggi dire che l'omosessualità è una malattia, un vizio, una deviazione o un peccato è mettersi contro tutta la ricerca scientifica e tutta la elaborazione giuridica a livello internazionale.
  • Caro papà, forse il tuo modo di intendere la fede o la tua educazione culturale possono avere incontrato difficoltà ad andare oltre certi luoghi comuni, certi preconcetti, certi pregiudizi. Tutti noi nella nostra vita facciamo fatica a capire la realtà, a liberarci da schemi ricevuti dal nostro passato. Per me è stato difficile.
  • Se vuoi essere un uomo e un padre felice non puoi non riconciliarti con tuo/a figlio/a e accogliere la sua persona nella sua totalità. La tua "accoglienza" farà rinascere la tua vita e aiuterà lui o lei ad affrontare le inevitabili difficoltà. Tu scoprirai in te una emozione, una gioia e una capacità di amare che non pensavi di avere. E così diventerai "due volte genitore". Lascia che sgorghi dal tuo cuore quel fiume di amore per tuo/a figlio/a che tieni come imprigionato/a.
Caro papà, ti abbraccio forte e so che l'intelligenza e l'amore finiranno sempre con il prevalere sulle paure e sulle chiusure.
Un giorno sarai fiero di te e di tuo/a figlio/a, come è successo a molti genitori. Ora però non lasciarti più sfuggire quelle frasacce.
Ti abbraccio ancora una volta. Mi piacerebbe incontrarti e dialogare con te.
don Franco