Compie dieci anni Mamre, il centro di etnopsichiatria che ieri ha festeggiato nella sede di strada delle Maddalene con i sostenitori vecchi e nuovi (Comune, Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo), con le donne e i bambini stranieri che in questi anni sono stati aiutati a superare le difficoltà connesse allo sradicamento dal paese d' origine e all' inserimento in un contesto sociale e culturale del tutto diverso. «Abbiamo cominciato in 6 - ha ricordato la presidente Francesca Vallarino Gancia - ed ora possiamo contare su un' équipe di trenta persone che collabora con tutti i servizi sociali della città in tutti quei casi nei quali una singola persona o una famiglia hanno bisogno di aiuto». Mamre, che ha come vicepresidente suor Giuliana Galli, basa la sua attività di consulenza e di gruppi terapeutici sui principi dell' etnopsichiatria, una disciplina che mira a conciliare le diverse culture e i conflitti anche personali che queste possono creare. In questi dieci anni, così, sono stati seguiti casi di abbandono scolastico, di separazione, di violenza domestica, ma anche di ricongiungimento familiare, mentre i nuovi progetti mirano soprattutto a fornire anche alle scuole gli strumenti per facilitare i rapporti tra bambini cresciuti in Italia e altri appena arrivati, tra generazioni e gruppi etnici diversi. «Offriamo colloqui individuali e terapie familiari e di gruppo, e utilizziamo tra l' altro l' espressione corporea e il teatro come strumenti per favorire la cura - spiega Vallarino Gancia, psicoterapeuta - Siamo orgogliosi dei risultati e speriamo di poter continuare a costituire un modello e un' esperienza utili a Torino e non solo per un' accoglienza che tenga conto di ogni aspetto della vita delle persone».
(Vera Schiavazzi)