“C’è un consigliere regionale piemontese che ha un serio problema con le firme. Preferisce quelle falsificate. Il tribunale di Torino ha condannato Michele Giovine a due anni e otto mesi, all’interdizione ai pubblici uffici per due anni e alla sospensione del diritto elettorale per cinque anni. Con lui è stato condannato anche il padre Carlo a due anni e due mesi. Il tribunale li ha considerati colpevoli di aver attestato, in qualità di consiglieri comunali di due paesi del Verbano, il falso circa le firme di candidatura nella lista «Pensionati per Cota» alle elezioni regionali del 2010. 17 firme su 19. Giovine non è nuovo a queste imprese. Già condannato per un reato analogo dal tribunale di Pinerolo in occasione delle elezioni comunali nel 2004, se l’era cavata con un’ammenda, poi l’anno dopo per le elezioni regionali 2005 era arrivata la depenalizzazione del reato, votata da quasi tutti il Parlamento, a salvarlo. Alle elezioni la sua lista «farlocca» raccolse 27000 voti, ma la differenza di voti tra l’attuale presidente Roberto Cota e la sua avversaria Mercedes Bresso è stata di 8000 voti. Elezioni falsate dalla lista falsa. E adesso? Dovremo rivotare?”.
Queste solo le parole scritte da Giorgio Gardiol su L’Eco delle Valli valdesi il giorno 8 luglio. Ma io voglio aggiungere due annotazioni. Come è possibile che un reato così grave, e per giunta reiterato, sia stato punito con una sanzione così leggera da due tribunali delle Repubblica. E poi... si tirino le conseguenze: si vada a votare e basta.