Amadeus camminava e camminava e gli pareva di addentrarsi nell’eternità.
Mai si sarebbe stancato di camminare su questa terra soffice e silenziosa fintanto che ci fossero erbe e uccelli e il vento leggero e l’ampio cielo, fino a quando non ci fossero uomini, né vincitori né vinti.
Gli uomini vogliono sempre qualcosa e tendono sempre la mano ad afferrare un corpo o un cuore. Le erbe invece e gli uccelli non volevano niente da lui, ma restavano nel loro mondo.
Egli poteva passare tra loro come si passa attraverso un’acqua. L’acqua si chiudeva dietro di lui e non lasciava traccia. Così senza traccia, voleva passare sopra la terra. (…)
L’inverno è il grande periodo dei solitari, tra gli uomini e tra i lupi e tra coloro che vivono al confine.
Esso copre la vita che si calpesta e svela la vita verso la quale si deve alzare lo sguardo. Non è il tempo degli animali e dei fiori, ma il tempo delle stelle. La neve stessa non germoglia dalla terra, ma cade dagli astri, fredda e pura come gli astri stessi. Non ci sono orme nascoste nell’inverno, né per gli uomini né per il lupo.
Chi passa sopra la neve deve risponderne. La neve non si rialza come si rialza l’erba. L’uomo nel paesaggio è grande come una colonna di fuoco nel deserto. Deve avere il coraggio di tracciare la prima orma verso la solitudine. Deve possedere l’equilibrio nel cuore per resistere alla solitudine.
Ernst Wieckhert