Non si toccano i grandi patrimoni, perché se no i ricchi scappano. Non si mette la tassa sulle transazioni finanziarie, altrimenti i capitali fuggono. Mentre noi Italiani ed Europei cerchiamo di non disturbare i ricchi, Obama decide la sua «patrimoniale», abolendo esenzioni fiscali per i contribuenti più facoltosi.
(Massimo Marnetto)
L’Unione europea è d’accordo sulla spending review. La Bce e il Fondo monetario sono d’accordo parlandone addirittura come di una “riforma”. Gli industriali, a parte Squinzi, sono d’accordo. Il Pdl di Berlusconi è talmente d’accordo da ipotizzare che Monti sia premier anche dopo il 2013. Su cosa, tuttavia, sono d’accordo? Su tagli che ricadono, ancora una volta, sulla scuola e sulla sanità, sulla ricerca e sugli impiegati dello Stato. Un furore di risparmio sulle tasche e sul lavoro degli altri, che, esclude, rigorosamente, la possibilità di “disturbare” i ricchi che potrebbero “scappare”. Verso l’Inghilterra magari, dove il premier Cameron già invita i ricchi francesi minacciati da Hollande mentre io, come tanti altri, leggo e cerco di capire. Repubblica, per esempio, che di fronte ai provvedimenti, purtroppo molto simili, di Tremonti faceva fuoco e fiamme mentre approva oggi, sostanzialmente, la “spending review”. O Il Fatto Quotidiano che continua nella sua, appunto, quotidiana ricerca di “scandali” senza più preoccuparsi ormai della questione e delle scelte politiche. E mi sento ogni giorno più in difficoltà perché, davvero, i tecnici vanno bene e le denunce dei corrotti sono importantissime ma la politica di sinistra non è solo antiberlusconismo, e mi manca l’aria se qualcuno non riprende a dirlo. Con tutta la forza di cui c’è bisogno.
(Luigi Cancrini, L’Unità 12 luglio)