martedì 11 novembre 2014

UNA LETTERA


Gent.mo don Franco Barbero,

mi chiamo L. M. e scrivo da Catania.
Non ho il piacere di conoscerla personalmente, ma mi ha parlato a lungo di Lei un nostro amico comune, Adriano Borsarelli di Cuneo. Ho avuto modo quindi di apprezzare il suo pensiero e il suo percorso di vita, dedicato e impegnato a sostegno di quanti sono emarginati ed esclusi da una società e da una chiesa che contraddicono costantemente i fondamentali principi di uguaglianza, rispetto e fraternità. Ciò che mi spinge a rivolgermi a Lei è l'aver compreso, attraverso Adriano prima e un mio approfondimento personale poi, il suo rivendicare uno spirito laico che nulla ha a che vedere con lo spirito confessionale cui siamo abituati e che impedisce, quest'ultimo, un approccio libero nei confronti della figura illuminante dell'uomo Gesù di Nazareth...vestito di una divinità che lo allontana dagli uomini invece di avvicinarlo. Penso che, ad identificarlo con Dio, ci è stato fornito il migliore degli alibi per deresponsabilizzarci: un uomo è imitabile, Dio no.
Sono convinta, quindi, che uno spirito laico, opposto a uno spirito confessionale, sia una condizione indispensabile per produrre buona e onesta cultura. E di uomini come Lei vi è un gran bisogno...
Purtroppo la "religione" a cui siamo abituati è distinzione, separazione, pretesa ideologica
di conoscere e possedere una "verità" che pre-esiste ad ogni concreta esperienza conoscitiva e niente di tutto ciò può dare risposta a quanti sentono il bisogno di conoscenza e di comprensione dell'uomo Gesù.
Il mio personale desiderio è la conoscenza del liberante progetto culturale portato avanti da Gesù di Nazareth, e vorrei approfondire distanziandomi (ne siamo condizionati da tempo immemorabile e la liberazione non è facile) dai tanti dogmi del Cristianesimo che da sempre risultano essere condizionanti (quando non dannosi) per la crescita dell'uomo e delle sue società.
Sono altresì convinta che il Cristianesimo permea di sé "i fondamentali" su cui si reggono le società umane dell'Occidente da duemila anni, e che, quindi, se vogliamo conoscere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, è di vitale importanza scandagliare il più possibile questo fenomeno culturale di cui siamo impastati.
E come si fa a capire Gesù se non si afferrano, restando completamente fuori dai paludamenti dottrinali di tutte le epoche, quelle che erano effettivamente le grandi linee-guida del suo pensiero? Mi piacerebbe conoscere e approfondire il suo pensiero a tal proposito....sono una donna in cammino ed ho iniziato questo percorso circa dieci anni fa, aiutata da un caro amico prete di Catania che, come Lei, era ben distante dalle chiusure di una religione che imprigiona invece di liberare. Attendo fiduciosa una sua risposta, quando e se Le sarà possibile.

Con stima
Lettera firmata