giovedì 19 marzo 2015

“Stavolta basta rinvii”

ROMA. «Siamo rimasti tra gli ultimi in Europa a non avere una legge sui matrimoni gay. La Ue non fa altro che ricordarci quanto siamo in ritardo, ormai in fondo alla classifica...». Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero delle Riforme e autorevole esponente della comunità gay, non si sorprende affatto. «Il richiamo è giusto: addirittura Malta e la Slovenia hanno leggi sulle unioni omosex, è uno sforzo di modernizzazione che non si può più rinviare».
Scalfarotto, il richiamo faciliterà l'iter della legge sulle unioni civili per le coppie gay?
«Sarebbe auspicabile, ma la battaglia invece sarà dura. Su questi temi sensibili l'Italia fatica davvero a fare un passo in avanti. Questa volta però c'è tutto l'appoggio del presidente del Consiglio».
Renzi infatti ha più volte ribadito l'importanza di questa legge. Anche per tutelare i figli delle coppie gay.
«È un fatto di civiltà. Ed è un testo che almeno nella sostanza, se non ancora nella forma, tutela la coppia omosessuale esattamente come quella eterosessuale. Anche se com'è noto la vera parità si avrà con il matrimonio».
Abbiamo visto però quante spaccature sul divorzio, addirittura sull'adozione ai single...
«Infatti non sarà facile approvare le unioni civili, non ce lo nascondiamo. Ma è una sfida, sia per la destra che per la sinistra. Tutti dicono di voler modernizzare il Paese, ma una nazione si trasforma anche attraverso i diritti e i cambiamenti sociali».
Del resto i matrimoni gay sono una realtà in Paesi dichiaratamente conservatori.
«Pensate alla Spagna del governo Rajoy, all'Inghilterra di Cameron. Negli Stati Uniti le unioni omosessuali sono legge addirittura in Alabama, Stato non esattamente progressista».
Sconfortante guardando l'Italia.
«Sì, ma il cambiamento è alle porte. E l'Europa ci dice che siamo nella direzione giusta, ossia verso l'equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali ed eterosessuali. Noi partiamo dalle unioni civili, non dal matrimonio, la nostra è già una legge moderata. Non approvarla ci metterebbe davvero ai margini dell'Europa». (m.n.d.l.)

(Repubblica 13 marzo)