venerdì 13 marzo 2015

UNA LETTERA ED UNA RIFLESSIONE


Caro don Franco,

Le confesso che a volte non riesco a vincere la tentazione di disturbarLa con una mia riflessione, come in questo caso. Ritengo impossibile ed indelicato pretendere completa coincidenza di vedute tra persone che si stimano sinceramente, come nel mio caso nei Suoi confronti. Ciò non di meno sono convinto che, malgrado l'età avanzata, posso ancora imparare molto dal punto di vista spirituale.

Mi permetto di allegarLe la mia ultima riflessione. La saluto con cordialità e stima.

Quirino Piccini  


L’inferno, ovvero l’incapacità di amare.



Un recente intervento di Papa Francesco, riportato dal Corriere della Sera, sul tema dell’inferno mi ha suggerito la seguante riflessione: Papa Bergoglio sostiene, nello spirito del dostoesvkijano padre Zosima che parla ad Alioscia, che l’inferno non è altro che la dolorosa presa di coscienza della incapacità di amare o della propria volontà di non amare; colui che non vuole o non può amare vive per ciò stesso il proprio inferno. Ma Francesco intende, penso io, principalmente l’amore verso il Padre Celeste, il Quale perdona tutto e tutti e non destina nessuno all’inferno, laddove non manchi l’amore. Ritengo però necessario specificare l’oggetto del nostro amore; per papa Francesco penso che debba essere soprattutto Dio stesso, che i timorati di Dio devono amare, superando l’ostacolo del Timor di Dio: non si ama chi si teme e non si teme chi si ama! Esiste poi una nutrita categoria di persone, alla quale penso di appartenere, che soffre nell’apprendere che tanta gente viene uccisa o è gravemente ammalata o comunque vive un dolore spesso immeritato; queste persone spesso provano rabbia a causa della loro impotenza nell’impedire o limitare il dolore altrui e rifiutano Dio che non usa la Sua onnipotenza per intervenire. Questa ribellione verso Dio, si badi bene, non è altro che amore verso l’Uomo: se soffro nel sapere che i miei simili soffrono vuol dire che li amo e soffro appunto perché non riesco ad intervenire in loro aiuto. Questo risentimento, che a volte sconfina nel rifiuto di Dio, ci procura l’inferno? Non è forse, questo sentimento, una prova di amore? Verso l’Uomo sì, ma è pur sempre amore. Credo che questo amore possa, o meglio, debba salvarci. O no?


11-03-2015                                   

Quirino Piccini