giovedì 11 agosto 2016

UN LIBRO CHE CI AIUTA A RESTARE AUTOCRITICI

Teologie della liberazione, Edizioni Punto Rosso, Milano 2001, pag. 272. Preziose le pagine del teologo Pablo Barrera Rivera in cui, prendendo distanza da alcune ingenuità della teologia latino americana della liberazione, invita a "superare le illusioni e le attitudini messianiche che facevano credere che il progetto dei poveri fosse irreversibile... È evidente che questa esperienza ha suscitato più emozioni che analisi reali" (pag. 247-248). Noi che siamo mille volte debitori a Dio ed ai fratelli e sorelle dell'America Latina per l`esperienza straordinaria delle teologie della liberazione possiamo anche imparare, da alcuni limiti comuni alle nostre esperienze, a sorridere un pochino di noi stessi-stesse, per mantenere una "buona salute" psichica, politica e teologica. Anche le pagine di ARMIDO RIZZI (Gesù è la salvezza, Città Nuova, Roma 2001) che non riesco affatto a condividere in molti punti, possono costituire un prezioso invito ad evitare ogni semplificazione.
Il peggior "servizio" che, a mio avviso, si possa fare alla causa del pluralismo interreligioso, alle teologie della liberazione, alle teologie femministe, ai movimenti cristiani di gay e lesbiche e alle mille esperienze del dissenso è quello di non accorgersi, non "criticare", non trovare il coraggio di sollevare problemi e porre interrogativi circa le eventuali semplificazioni, le analisi affrettate, le affermazioni ideologiche e le banalizzazioni. Chiunque, nello svelamento delle ingenuità e delle indebite semplificazioni, compia umilmente il servizio di una critica costruttiva, non può che assumersi un compito scomodo ed ingrato. Ne deve essere lucidamente cosciente. Non si aspetti gli applausi. Questo porre interrogativi, allargare e dialettizzare l'orizzonte può avvenire con una particolare fecondità quando si solidarizza davvero con tali esperienze e si accetta di correre tutti i rischi connessi a tali percorsi di vita e di ricerca. La partecipazione attiva e critica è una delle forme di amore appassionato per queste esperienze in cui si riconosce un fermento evangelico cosi prezioso da non sciupare con superficialità e semplicismi. La critica costruttiva, se proviene da una soggettività ricca di ascolto e priva di saccenteria, non "tira indietro" ma aiuta a rendere più profondo, documentato e credibile il cammino di queste promettenti esperienze cristiane.

Franco Barbero, 2002