CARRANO, RETE DIRE. "Pochi soldi e usati male, le nostre strutture a rischio stop"
ROMA. «Sono anni che lo denunciamo: i soldi dallo stato per combattere la violenza alle donne sono pochi e le Regioni non li spendono o non dicono dove li usano». Titti Carrano è presidente di Dire, che raccoglie 75 centri anti-violenza.
Quali sono le Regioni più indietro?
«Sapevamo che Lombardia e Lazio non avevano speso i fondi, oggi la ministra Boschi ha aggiunto il Molise, ma sono di più».
Perché i fondi non sono usati?
«È complicato stabilire cosa sia accaduto, ogni Regione è un caso a parte: c'è chi mette la prevenzione della violenza nelle spese del welfare, chi nelle politiche sociali, pochi hanno leggi specifiche. Per cui magari i soldi sono stati spesi, ma sotto altre voci per altre finalità».
Hanno distratto soldi?
«Spero di no, ma il problema è anche burocratico: i centri anti-violenza sono di competenza delle Regioni che possono delegare ai Comuni i quali decidono se assegnare i fondi con bandi o convenzioni».
Come sono ripartiti i fondi?
«Alle regioni sono stati assegnati nel biennio 2012-2013 16.449385 euro di cui un terzo riservato all'istituzione di nuovi centri antiviolenza e case rifugio. I restanti due terzi sono stati così suddivisi: 80% al finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi. Solo il 20% a centri antiviolenza e case rifugio, dieci per cento a testa».
Troppo poco?
«Sì, secondo la Corte dei Conti ad ogni centro antiviolenza sono stati assegnati in media 5.862,28 euro; ad ogni casa rifugio 6.720,18. Cifre assolutamente inadeguate a sostenere le attività».
E per il piano straordinario contro la violenza sessuale?
«La Corte dei Conti dice che "a fronte di 40 milioni di euro assegnati dal legislatore per le finalità del piano sono stati spesi solo 6.000 euro (pari allo 0,02%)"».
Politica assente?
«Manca una pianificazione fatta con centri e poi gli stanziamenti per il biennio "2015 2016 mi risulta stiano ancora a Roma».
Caterina Pasolini
(la Repubblica 14 ottobre)
ROMA. «Sono anni che lo denunciamo: i soldi dallo stato per combattere la violenza alle donne sono pochi e le Regioni non li spendono o non dicono dove li usano». Titti Carrano è presidente di Dire, che raccoglie 75 centri anti-violenza.
Quali sono le Regioni più indietro?
«Sapevamo che Lombardia e Lazio non avevano speso i fondi, oggi la ministra Boschi ha aggiunto il Molise, ma sono di più».
Perché i fondi non sono usati?
«È complicato stabilire cosa sia accaduto, ogni Regione è un caso a parte: c'è chi mette la prevenzione della violenza nelle spese del welfare, chi nelle politiche sociali, pochi hanno leggi specifiche. Per cui magari i soldi sono stati spesi, ma sotto altre voci per altre finalità».
Hanno distratto soldi?
«Spero di no, ma il problema è anche burocratico: i centri anti-violenza sono di competenza delle Regioni che possono delegare ai Comuni i quali decidono se assegnare i fondi con bandi o convenzioni».
Come sono ripartiti i fondi?
«Alle regioni sono stati assegnati nel biennio 2012-2013 16.449385 euro di cui un terzo riservato all'istituzione di nuovi centri antiviolenza e case rifugio. I restanti due terzi sono stati così suddivisi: 80% al finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi. Solo il 20% a centri antiviolenza e case rifugio, dieci per cento a testa».
Troppo poco?
«Sì, secondo la Corte dei Conti ad ogni centro antiviolenza sono stati assegnati in media 5.862,28 euro; ad ogni casa rifugio 6.720,18. Cifre assolutamente inadeguate a sostenere le attività».
E per il piano straordinario contro la violenza sessuale?
«La Corte dei Conti dice che "a fronte di 40 milioni di euro assegnati dal legislatore per le finalità del piano sono stati spesi solo 6.000 euro (pari allo 0,02%)"».
Politica assente?
«Manca una pianificazione fatta con centri e poi gli stanziamenti per il biennio "2015 2016 mi risulta stiano ancora a Roma».
Caterina Pasolini
(la Repubblica 14 ottobre)