Violenza sulle donne "Dieci milioni su trenta sprecati dalle Regioni"
Roma. Le donne continuano ad essere uccise da compagni ed ex mariti che non accettano di essere lasciati, i soldi continuano a non arrivare ai centri antiviolenza, alle case rifugio, a chi dovrebbe aiutarle, assisterle, difenderle da abusi e maltrattamenti.
Lo denuncia la ministra con delega alle Pari opportunità Maria Elena Boschi puntando il dito contro le Regioni che ricevono i fondi dallo Stato e non li spendono tutti, non fanno bandi o usano i finanziamenti destinandoli ad altre priorità.
«Circa un terzo delle risorse destinate alle Regioni per i centri antiviolenza non sono stati spesi e il primato negativo spetta al Lazio e al Molise. Circa dieci milioni di risorse inutilizzate». Così ha detto ieri mattina durante un'audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali della Camera. Ha poi annunciato che dopo aver incontrato i rappresentanti delle Regioni si aspetta una fotografia chiara della situazione entro fine mese.
Le parole del ministro suonano come miele alle orecchie dei centri antiviolenza alle associazioni come Dire, che ne raggruppa 75 da Palermo a Milano, che da tempo denunciavano una situazione insopportabile, complicata, confusa, in cui non si capiva dove fossero finiti i fondi erogati dallo stato alle regioni, se fossero stati impiegati per combattere la violenza alle donne o invece genericamente nel welfare. Una situazione il cui conto lo pagano le donne, visto che le case rifugio chiudono o diminuiscono i posti letto perché non vedono arrivare soldi da due anni. Gli ultimi fondi stanziati dal governo alle Regioni riguardano il 2012-2013, poi c'è un bando nazionale i cui aspiranti sono in corso di selezione e i risultati comunicati a novembre.
«A fine giugno, quando ho ricevuto la delega - ha spiegato Boschi davanti alle commissioni - non c'era una conoscenza puntuale delle risorse messe a disposizione delle Regioni per le case rifugio e i centri antiviolenza. Si trattava di 30 milioni nel biennio precedente. Il primo passo quindi è stato la verifica dell'utilizzo di queste risorse. E una prima ricognizione ci ha indicato un dato preoccupante: circa 10 milioni di risorse non sono state spese dalle Regioni. Alcune, in maniera virtuosa, hanno utilizzato integralmente le risorse con risultati positivi, altre non le hanno utilizzate, con una criticità per Roma, su cui stiamo lavorando con i soggetti istituzionali».
La mancanza di chiarezza, sottolineata in estate dalle associazioni che lavorano sul campo è stata ribadita a suon di numeri dalla Corte dei Conti. Qualche settimana fa ha dato una bella tirata di orecchie, dati alla mano, ai governatori accusandoli in pratica di non aver controllato se e come siano stati impiegati i soldi dati dal Nord al Sud. Il documento mette sotto accusa le Regioni, parla infatti di notevole difficoltà nel ricostruire come siano arrivate a prendere le decisioni di spesa e segnala la «grave assenza di aggiornamenti e soprattutto la bassa erogazioni di fondi».
Caterina Pasolini
(la Repubblica 14 ottobre)
Roma. Le donne continuano ad essere uccise da compagni ed ex mariti che non accettano di essere lasciati, i soldi continuano a non arrivare ai centri antiviolenza, alle case rifugio, a chi dovrebbe aiutarle, assisterle, difenderle da abusi e maltrattamenti.
Lo denuncia la ministra con delega alle Pari opportunità Maria Elena Boschi puntando il dito contro le Regioni che ricevono i fondi dallo Stato e non li spendono tutti, non fanno bandi o usano i finanziamenti destinandoli ad altre priorità.
«Circa un terzo delle risorse destinate alle Regioni per i centri antiviolenza non sono stati spesi e il primato negativo spetta al Lazio e al Molise. Circa dieci milioni di risorse inutilizzate». Così ha detto ieri mattina durante un'audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali della Camera. Ha poi annunciato che dopo aver incontrato i rappresentanti delle Regioni si aspetta una fotografia chiara della situazione entro fine mese.
Le parole del ministro suonano come miele alle orecchie dei centri antiviolenza alle associazioni come Dire, che ne raggruppa 75 da Palermo a Milano, che da tempo denunciavano una situazione insopportabile, complicata, confusa, in cui non si capiva dove fossero finiti i fondi erogati dallo stato alle regioni, se fossero stati impiegati per combattere la violenza alle donne o invece genericamente nel welfare. Una situazione il cui conto lo pagano le donne, visto che le case rifugio chiudono o diminuiscono i posti letto perché non vedono arrivare soldi da due anni. Gli ultimi fondi stanziati dal governo alle Regioni riguardano il 2012-2013, poi c'è un bando nazionale i cui aspiranti sono in corso di selezione e i risultati comunicati a novembre.
«A fine giugno, quando ho ricevuto la delega - ha spiegato Boschi davanti alle commissioni - non c'era una conoscenza puntuale delle risorse messe a disposizione delle Regioni per le case rifugio e i centri antiviolenza. Si trattava di 30 milioni nel biennio precedente. Il primo passo quindi è stato la verifica dell'utilizzo di queste risorse. E una prima ricognizione ci ha indicato un dato preoccupante: circa 10 milioni di risorse non sono state spese dalle Regioni. Alcune, in maniera virtuosa, hanno utilizzato integralmente le risorse con risultati positivi, altre non le hanno utilizzate, con una criticità per Roma, su cui stiamo lavorando con i soggetti istituzionali».
La mancanza di chiarezza, sottolineata in estate dalle associazioni che lavorano sul campo è stata ribadita a suon di numeri dalla Corte dei Conti. Qualche settimana fa ha dato una bella tirata di orecchie, dati alla mano, ai governatori accusandoli in pratica di non aver controllato se e come siano stati impiegati i soldi dati dal Nord al Sud. Il documento mette sotto accusa le Regioni, parla infatti di notevole difficoltà nel ricostruire come siano arrivate a prendere le decisioni di spesa e segnala la «grave assenza di aggiornamenti e soprattutto la bassa erogazioni di fondi».
Caterina Pasolini
(la Repubblica 14 ottobre)