Oggi ho incontrato una signora molto triste. Mi ha raccontato vicende pesanti. L'ho sentita delusa, impaurita, spenta. La vita, a volte, picchia duro e spezza le ossa. L'ho ascoltata.
In questo periodo sto meditando sull’episodio della tempesta sedata. Mi colpisce l'introduzione che dice: ‟Venuta la sera, Gesù disse loro: passiamo all'altra riva”.
Era ormai sera, stava giungendo la notte e Gesù invita a prendere la barca e partire. Fantastico! La sera è quel momento in cui sembrerebbe più sensato dire: ‟Fermiamoci qui, partiremo domani con il sole”. Oppure: ‟È ormai sera, la giornata è finita, non c'è più niente da fare”. Ed invece proprio a sera Gesù decide di partire, di andare in mare aperto. Lui parte per primo, cammina davanti anche quando giunge la sera, addirittura ci precede nella tempesta. Così, a quella signora ho raccontato questo brano. Non avrei avuto parole mie. ‟Passiamo all'altra riva” mi è sembrato il ritornello da affidarle per riprendere speranza.
Ora, ripensando a questa signora, mi vengono in mente le quattro parole che sintetizzano il sogno di Papa Francesco (in Evangelii Gaudium): coraggio, creatività, originalità, pazienza. Mi sembrano le parole giuste per affrontare le nostre fatiche quotidiane. Innanzitutto coraggio. Siamo carichi di sfiducia, addirittura di paura. Siamo tentati di guardare indietro con nostalgia. Dobbiamo allenarci al coraggio. Si dice che di coraggio non nasce dalla paura, ma dalla fame. Per avere coraggio occorre avere ‟veramente fame”. Di cosa abbiamo davvero fame? Di quale futuro abbiamo davvero fame? Di quale sogno abbiamo davvero fame? Il coraggio genera creatività. Abbiamo bisogno di essere creativi, non ripetitivi. Il rischio è la ripetizione, l'abitudine, il ‟si è sempre fatto così”. Nell'abitudine ci sentiamo al sicuro. Ma non generiamo nulla. Occorre lasciare la riva sicura, troppo nota, per andare verso l'altra riva. Ci deve spaventare l'immobilità, non il mare aperto. Proviamo ad essere creativi nella vita quotidiana: negli affetti, nel lavoro, nel modo di cucinare, nel modo di salutare, nel modo di credere… Tentando di essere originali. Noi siamo unici, non fotocopie. Non si tratta di essere geni, ma di essere aperti. Aperti al giorno che inizia, nella certezza che questa giornata non l'hai ancora mai vissuta. Aperti alla persona che incontri, anche quella più conosciuta: oggi non sai cosa ti dirà, cosa proverai, cosa penserebbe insieme. Aperti a questo articolo che stai leggendo: non sai cosa potrà generare in te. Ecco: abbiamo bisogno di essere aperti. La vita parla, sempre. Gli avvenimenti parlano, sempre. Proviamo a metterci in ascolto. Apriamo occhi ed orecchie a tutto ciò che ci circonda: al piatto di spaghetti, al sole, alle montagne, al collega di lavoro, alla moglie, al figlio, alla nonna… Se provi a vincere i pregiudizi e le paure vedrai che tutto ti regalerà novità. A volte persino sorprendenti. Per rimetterti in viaggio, per non lasciarti sprofondare nella ‟sicurezza della sera”.
Lo so, non sempre la novità e il cambiamento generano risultati immediati. Ci vuole la pazienza del contadino. Siamo al mondo per seminare più che per raccogliere. Coraggio, buona semina!
Dario Olivero, Vescovo di Pinerolo, l'eco del chisone 18 dicembre