IL
PAPA INCONTRA JAMES MARTIN, “COSTRUTTORE DI PONTI” CON I CREDENTI
LGBT
Città
del Vaticano- Adista. Un incontro che non ha mancato di suscitare
stupore, quello avvenuto il 30 settembre scorso tra papa Francesco e
il gesuita statunitense p. James Martin, editorialista della rivista
America
e autore del libro Un
ponte da costruire-Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT
(Marcianum
Press, 2017; v. Adista Notizie nn. 39/16; 33/17; 30,37/18), nonché
consultore del dicastero vaticano per la Comunicazione (per una
riunione della quale si trovava a Roma). E’ uno dei maggiori
promotori della causa di diritti delle persone Lgbt credenti e della
loro inclusione nella Chiesa, bersaglio di accese critiche da parte
dei settori ecclesiali più conservatori. Un’udienza privata,
quella concessa dal papa, durata una mezz’ora, che avrebbe,
intanto, un profondo valore in sé, come ha sottolineato Francis
DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry, l’associazione
cattolica statunitense più attiva nel ministero alle persone
omosessuali: “Papa Francesco – ha detto – sta chiamando la
Chiesa a una conversione rispetto ai messaggi negativi che essa ha
inviato in passato rispetto alle persone Lgbtq”. Un evento
significativo, dunque, che deve essere motivo di gioia “per i
numerosi laici, preti, suore, religiosi, diaconi, teologi che, con
discrezione e costanza, spesso lottando contro un atteggiamento
critico aspro e insensibile, hanno continuato a seguire il comando di
Gesù a rivolgersi a tutti, specialmente a chi è più emarginato e
incompreso”. Un giorno di festa per i cattolici Lgbtq che, per
tanto tempo, hanno sperato nella mano tesa della Chiesa.
Non
può certamente sfuggire la concomitanza dell’incontro con la
recente riabilitazione, da parte di Francesco, del prete e teologo
inglese gay p. James Alison, sospeso a
divinis negli
anni ’90 per le sue posizioni (v. notizia precedente); ma la scelta
di incontrare p. Martin si inscrive comunque, ha osservato
DeBernardo, in una serie di gesti e parole eloquenti che starebbero a
dimostrare l’apertura del papa verso le persone Lgbtq.
Dell’incontro
– non il primo, ma certamente il più significativo – svoltosi
presso la biblioteca del Palazzo apostolico, è lo stesso Martin a
fornire qualche dettaglio su Twitter: “Ho condiviso con lui le
gioie e le speranze,
le
tristezze e le angosce dei cattolici Lgbt e delle persone Lgbt di
tutto il mondo. Sono stato molto grato di aver potuto incontrare
questo pastore meraviglioso”. L’udienza ha rappresentato per lui
“uno dei momenti più belli della mia vita. Mi sono sentito
incoraggiato, consolato e ispirato dal Santo Padre. E il suo tempo
con me, in mezzo a un giorno intenso in una vita intensa, appare come
un chiaro segnale della sua profonda cura pastorale per i cattolici
Lgbt e le persone Lgbt in tutto il mondo”.
Le
crisi isteriche della destra ecclesiale.
Ma
da quando p. Martin ha intensificato il suo impegno a favore delle
persone Lgbt, è stato bombardato di critiche, sia in occasione
dell’uscita del libro, sia per la sua partecipazione nell’agosto
2018 a Dublino, all’incontro mondiale delle famiglie (v. Adista
online 24/8/18), fino a scatenare una vera ondata di odio mediatico.
A partire dal card. Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il
Culto divino e i Sacramenti, paladino della visone tradizionale
cattolica sulla sessualità, nemico giurato di una presunta
“ideologia di genere” colpevole di “distruggere la famiglia”,
sostenitore per le persone Lgbt dell’astinenza sessuale come unico
stile di vita accettabile, che lo attaccò sul Wall
Street Journal
(31/8/18). “L’articolo del cardinale afferma erroneamente che il
mio libro critica l’insegnamento della Chiesa, il che non è vero”,
gli rispose Martin su America,
spiegando che il suo libro “non è un testo di teologia morale né
un libro sulla morale sessuale delle persone Lgbt, ma “un invito al
dialogo e alla preghiera, e sono certo che il card. Sarah concorderà
sull’importanza di entrambi”. Dopo questo scambio si diffuse una
vera campagna di odio contro il gesuita, oggetto di insulti e di
distorsioni provenienti dall’interno stesso della Chiesa: i tweet
del presidente del Center for Family and Human Rights Austin Ruse
(Martin “fa male alle anime”, “è un prete perfido, un maschio
beta che porta i poveri gay alla perdizione”; è una “femminuccia”,
“effemminato”, “è uscito allo scoperto”); quelli del sito
CatholicVote.org,
sorta di incitamento alla violenza contro Martin; centinaia e
centinaia di commenti sulla sua pagina Facebook dello stesso tono,
molti con istigazione alla violenza contro la sua persona. E anche di
recente, figure di spicco della Chiesa statunitense lo hanno
attaccato, trovando nel sito ultraconservatore lifesitenews
la loro
cassa di risonanza: dall’arcivescovo di Philadelphia mons. Charles
Chaput, il quale in un comunicato ha affermato che Martin avrebbe
causato confusione con i suoi “insegnamenti ambigui” e dunque
“non parla con autorità per conto della Chiesa”, mettendo in
guardia i fedeli da alcune sue affermazioni.
ADISTA
12 ottobre 2019 n. 35