Caro Guido,
la questione della morte espiatrice di Gesù
occupa uno spazio straordinariamente vasto nella letteratura del
Testamento cristiano. Penso che mettere sul conto di Gesù una
simile interpretazione della sua vita e della sua morte, sia una
deformazione successiva. Trovo che l'accanimento esegetico
spesso è stato prigioniero della litanica ripetizione della
formula magica. Da solo due secoli raccogliamo i frutti delle
feconde ricerche alle quali tu fai un prezioso e dettagliato
elenco.
Io, personalmente, sono convinto che sia
possibile individuare un inizio di tale "dottrina" nel percorso
delle religioni arcaiche che, per quanto ne so, sono tutte
attraversate e contaminate in profondità dal "proteggersi
dall'ira di Dio", una delle vie per liberarsi dai sensi di colpa
e dai mali incombenti. Il sacro ha nei tempi antichi (e ora
no?)una finestra sempre aperta per cercare vittime da
sacrificare allo scopo di ristabilire l'equilibrio dei conti tra
bene e male con il divino. I cristiani, come la maggioranza
della tradizione ebraica, sono eredi di questo "patrimonio" -che
non è mai stata l'unico - che ha prevalso ed è servito ad
avviare un processo di "esaltazione" della funzione e poi della
persona di Gesù fino alla sua messianicità e divinizzazione.
Il venerdì santo non a caso registra l'adorazione
della croce. Per me oggi, due sono le testimonianze che raccolgo
dalla "rivoluzione epistemologica". Noi dobbiamo congedarci da
ogni residuo di contrattualità con Dio. Non c'è nessun pareggio
da raggiungere nei nostri rapporti con Dio perché essi sono
totalmente "squilibrati ": Dio è totale gratuità, amore ,
perdono.
Il suo amore non è condizionato dalla nostra
risposta. E' un amore senza condizioni e senza esclusioni.
Inoltre la tragedia delle tradizioni paolina e
giovannea , a mio avviso, è quella di aver creato la necessità
di un mediatore- salvatore -espiatore nella persona di Gesù. Non
ho nessun bisogno di un mediatore attraverso il quale o nel
quale ottengo la salvezza. Gesù non è il mediatore...è il
testimone di una salvezza che Dio mi dona gratuitamente. La mia
figliolanza è il dono del Suo amore. Sono grato a Dio,
gratissimo a Dio, che ha fatto dono a me, all'umanità, a tanti
credenti di un profeta come Gesù che ha testimoniato con la
vita, pur con i limiti della sua cultura, la gratuità
dell'amoroso mistero di Dio. Le chiese, purtroppo, hanno creduto
di prendere in subappalto la salvezza... E' storia che ben
conosciamo.
Caro Guido, apprezzo sempre moltissimo lo
spirito e la sostanza delle tue ricerche. Il mio ritardo è
dovuto ad una mole di lavoro quotidiano che non riesco più a
smaltire.
Un abbraccio a te e a tua moglie Elsa.
Franco