lunedì 31 agosto 2020

PRIMA DI TUTTO LA DIGNITA'

 " Si cerca l'efficacia prima che la giustizia.

Il progresso delle scienze e il benessere di tutti prima di aver assicurato a ogni singolo la dignità di uomo".

don Lorenzo Milani

LA VITA

" La vita senza tenerezza e senza amore non è che un macchinario non oliato, pieno di cigolii e di strappi". 

Victor Hugo

18enni Camminata notturna col vescovo

Un rito di passaggio che appartiene a diverse culture prevede che i giovani escano dalla comunità di appartenenza per affrontare un viaggio che è di fatto una prova di coraggio. Una volta vissuta questa esperienza il giovane torna a casa e viene ri-accolto dalla comunità come un adulto.
È questo lo spirito della proposta della Diocesi di Pinerolo per un gruppo di giovani diciottenni che sabato 28 agosto affronteranno una camminata in notturna dal monastero di Pra 'd Mill di Bagnolo P.te per raggiungere al mattino la basilica di San Maurizio a Pinerolo.
Una sorta di rito di iniziazione che nei progetti della pastorale giovanile diocesana diventerà una delle tappe di un percorso di crescita proposto ai ragazzi che hanno ricevuto la Cresima e che proseguono il cammino di preparazione e crescita spirituale. Un progetto ancora da costruire nei dettagli ma che dovrebbe cominciare intorno ai 15 anni e definirsi in alcune tappe come quella del cammino dei diciottenni.
Intanto in questa prima proposta, organizzata in tempi di fase 3 post Covid, i ragazzi percorreranno 28 chilometri insieme da Pra 'd Mill dove condivideranno l'ultima preghiera del giorno con i monaci, per fare tappa a Bricherasio (di riflessione, ma anche mangereccia) e proseguire quindi fino alla collina di Pinerolo al mattino seguente, qui sarà loro impartita la benedizione finale del vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero.

(L'Eco del Chisone, 26 agosto)
[la Repubblica 26 agosto 2020]

RIFLESSIONE DI DON FREDO OLIVERO

 23^ DOMENICA ORDINARIA ANNO A/2020.9.6

SE TI ASCOLTA AVRAI GUADAGNATO UN FRATELLO

SE NO,SARA’ AMORE A SENSO UNICO Matteo 18,15-20


Gesù ha terminato di parlare dello scandalo della comunità verso i “piccoli” (gli emarginati, i deboli) che possono venire scandalizzati da quanto vedono all’interno della comunità (dissidi, divisioni, odio …..).

Scrive Matteo “Se tuo fratello” (è uno della comunità) “commetterà una colpa contro di te, va e convincilo tra te e lui solo”.

E’ la posizione di chi si mette alla pari, non guarda dall’alto in basso, e cerca di convincere l’altro superando la divisione. Questo richiamo non ha bisogno di pubblicità, si deve dare soluzione al problema. Ed è alla persona offesa cui consiglia di andare da chi l’ha offesa, perché quest’ultima non ha il coraggio ,la condizione,la capacità per chiedere scusa.

Se ti ascolterà avrai guadagnato tuo fratello, se no prendi due o tre persone con te”. In comunità ci sono sempre persone sagge, capaci di costruire dialogo.

Inoltre è anche utile perché la testimonianza sia verificata, ci siano più persone a valutare.

Se non ascolterà costoro, dillo alla comunità”: dì alla comunità quanto è accaduto e cioè la volontà di colui che ha offeso di proseguire in questa tensione.

“Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano ed il pubblicano”.

Però non va escluso dalla comunità chi causa il dissidio, ma va trattato come un “nemico” che Gesù di Nazareth propone di amare.

E’ un amore a senso unico, qualcuno dirà in perdita, ma va mantenuto un rapporto costruttivo, non di emarginazione. Questo pare dica Matteo.

Poi torna sul tema del perdono (niente a che vedere con l’assoluzione del prete in confessione!) “In verità in verità vi dico: tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato nei cieli, … tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Il perdono di Dio diventa efficace quando si traduce in perdono concreto verso gli altri, diremmo: chi non perdona “lega” (ferma) il perdono di Dio,lorende inefficace..

Qui non c’è la concessione alla comunità del potere di legiferare in ogni materia, ma si tratta della responsabilità nel concedere il perdono:

se non perdoni “leghi”, non rendi efficace il perdono di Dio.

Poi conclude con una constatazione “Se due di voi sulla terra si mettono d’accordo per chiedere qualcosa, il Padre … gliela concederà”.

Il termine usato è ricco e comprensibile: mettersi d’accordo in greco è “sinfoneo” (fare accordo, sinfonia); più voci e più strumenti insieme suonano e cantano musiche diverse, ma chi ascolta sente diversità, bellezza e ricchezza di suoni e voci accordate. Così Gesù pensa le sue comunità: tutti cori che cantano e suonano sinfonie diverse, ma tutti intonati a fare sinfonia, accordo, suoni non dissidenti.

Per eliminare il dissidio è importante farlo insieme: “dove due o tre si riuniscono nel mio nome io sono in mezzo a loro”.

Quando c’è questa unità, quando i dissidi si affrontano e si risolvono, dice Gesù, io sono lì con voi in modo continuativo e crescente.


RICEVO E CONTRACCAMBIO AFFETTUOSAMENTE

 CARI TUTTI E TUTTE 

riprende la vita in città e si ripopolano le strade,negozi e presto aprono le scuole con tante polemiche (e soluzioni in corso) 
  alcune fondate, altre di aria fritta da utilizzare per le elezioni in arrivo il 20.9.

Abbiamo vissuto nuovi mesi strani e le prospettive sono di vivere "in pandemia continua" per altri mesi nelle mani dei cosidetti tecnici riciclati e del governo fatto di gente competente e sprovveduti.

 Sopravviveranno senza depressione solo quelli che si preparano alla maratona ,cioè mantengono il fiato per continuare anche nella salita FINALE 

Poche le certezze,molti i limiti,incerte le prospettive anche su temi importanti:
QUANTO POTRA' REGGERE IL PAESE IN ASSISTENZA CONTINUA E DEBITO CRESCENTE ?
STIAMO PENSANDO AL  FUTURO DEL PAESE?AI GIOVANI?
QUANDO ARRIVERA' DI NUOVO IL LAVORO VERO NEL PRIVATO?
LA SANITA' PUBBLICA REGGERA'?
CHI CI GOVERNA HA IDEE CONCRETE CHIARE ?
Non ho risposte ma ancora molte domande..
fredo Olivero

APPUNTAMENTI COMUNITARI

*Martedì 1 settembre alle ore 20,45 si svolge il "Gruppo biblico" in collegamento con una introduzione di Franco sull'Apocalittica.

*Giovedì 4 settembre alle ore 15,30 si svolge nella sede della comunità in via città di Gap,13 il gruppo per coloro che non hanno la possibilità di collegarsi in rete.

Non siamo riusciti a preparare in tempo utile il Notiziario e quindi segnalo gli appuntamenti sul blog.


SE VINCESSE IL SI'

 Se vincesse il SI' al Referendum si capirebbe come negli USA sia ancora possibile la vittoria di Trump alle presidenziali di novembre.

Oscurate le ragioni della democrazia, ormai il populismo è diventato il virus che contagia a destra e a sinistra.

F.B.

VIVIANA E GIOELE

 Penso che il martellamento televisivo sia diventato malsano.La stessa comprensibile ricerca della verità ha bisogno di una informazione sobria, misurata, non assillante.

L'informazione sana è un'altra cosa.
Franco Barber
o

sabato 24 marzo 2018
LA BESTEMMIA PIÙ DIFFUSA

C'è una bestemmia che tutto l'anno viene ripetuta in quasi tutte le celebrazioni delle comunità cattoliche e protestanti. La ripetono devotamente come una litania o una giaculatoria: " Gesù è morto per i nostri peccati", "Con la sua croce ci ha redenti", "Con il suo sangue ha lavato le nostre colpe" e simili...
Prima di tutto va detto che si tratta di un falso storico. Infatti Gesù è morto per le sue scelte di vita e la crocifissione non c'entra nulla con Dio, ma è stata decretata dalle autorità. La bestemmia terribile consiste nel fare di Dio un carnefice, l'assassino supremo che fa morire il suo profeta per espiare dei peccati.
Questo Dio carnefice non esiste: esiste solo il Dio dell'amore gratuito, il Dio che non vuole nessuna espiazione, ma invita tutti e tutte alla conversione. Questo linguaggio blasfemo viene ripetuto a iosa nella settimana di Pasqua per cui in questi giorni sentirete in gran numero ripetersi questo mantra spietato e sanguigno.
Sembra inutile che biblisti e teologi (quei pochi che non hanno a cuore la carriera) lo dicano e lo motivino da decenni. Questo tossico fossile dogmatico è difeso con le unghie dai paladini della "ortodossia" i quali vogliono dei credenti dediti all'espiazione e ai sensi di colpa.
Così si tradisce il messaggio di Gesù, che fidandosi di Dio, è stato dalla parte dei poveri e contro gli oppressori, dandoci una testimonianza di amore e di coerenza che sollecita le nostre vite a seguirlo collocandoci dalla parte degli ultimi.
Franco Barbero
[il Manifesto 5 agosto]

Avanti il prossimo, Riyadh e Manama


Abu Dhabi ha aperto la strada, altri seguiranno. Lo aveva annunciato lo stesso Netanyahu nella conferenza stampa di giovedì. Una notizia che troverebbe conferma nelle fonti sentite dal sito Arabi21: Arabia saudita e Bahrain sarebbero prossimi a normalizzare con un trattato di pace i rapporti con lo Stato ebraico. Con un doppio obiettivo, dicono le fonti: business politico e commerciale e sostegno alla corsa elettorale di Donald Trump.


(il Manifesto 15 agosto)

[la Repubblica 31 luglio]

La lingua non è il rivestimento del pensiero, la lingua è il pensiero.

MIGUEL DE UNAMUNO 

 


[la Repubblica 31 luglio]

domenica 30 agosto 2020

CONTRIBUTO PER L'INCONTRO INTERCOMUNITARIO DI SABATO 29 AGOSTO A PINEROLO

 VIVERE IL PROPRIO TEMPO

Care sorelle e fratelli

vorrei condividere con voi alcuni pensieri e riflessioni che anticipo con la proposta di lettura di due brani tratti dai Vangeli di Matteo e Luca.

Mt 16,2-3

Quando si fa sera, voi dite: bel tempo, perché il tempo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?”.

Lc 12,54-57

Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. “Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non valutate da voi stessi ciò che è giusto?”.

Nei Vangeli di Matteo e Luca, Gesù esorta a “distinguere i segni dei tempi” a “giudicare il tempo che viviamo” e a “valutare da noi stessi ciò che è giusto”...

Non sono consigli ma un vivo richiamo alla nostra responsabilità di credenti.

Il “richiamo di Gesù”, rivolto a tutti noi, è a non “subire” il tempo che si vive, a non farcelo “scivolare addosso", ma a viverlo pienamente. Gesù ci ricorda che l'oggi è il tempo dell'agire e il modo di interpretare il tempo che si vive non è neutro ma condiziona la nostra vita morale e spirituale.

Il “nostro tempo” pone delle questioni importanti e una di queste riguarda proprio la possibilità di continuare a praticare un giudizio critico del tempo che viviamo e delle sfide che si presentano. Sempre più, mi sembra, c'è il rischio di un “pensiero condizionato", di cui spesso non ce ne rendiamo conto e che facciamo fatica a comprendere.

Il nostro, effettivamente, è il tempo di una “grande trasformazione" in atto, è ambiguo, contraddittorio, di difficile comprensione e di grandi contrasti. La chiarezza, l'evidenza delle cose e del loro significato, non sono del nostro tempo.

Diventa quindi più difficile, per tutti noi, rispondere alle sollecitazioni di Gesù.

Se c'è una possibilità di risposta questa risiede nel fatto che l'essere una “comunità”, oltre che essere un dono di Dio immenso, ci insegna che solo “insieme” possiamo aiutarci a “comprendere” e trasformare un tempo critico in un'opportunità, in tempi nuovi e cieli nuovi.

Riporto, solo una parte, di un articolo scritto da Gaia De Vecchi, comparso sulla rivista “Il Regno” (nel 2015) dal titolo “Vivere il tempo":

Egli potrebbe interpretare il tempo come Chronos (... divinità della mitologia greca), ovvero un tempo cronologico, misurabile, quantificabile. Chronos, apparentemente servo, dominato, si rivela essere invece uno dei nostri maggiori schiavizzatori. Cosi inteso, infatti, il tempo riduce il senso della nostra esistenza al quantificabile, al mercificabile, al calcolabile, all'efficienza e all’efficacia. Ci spinge a un ritmo incalzante che distrugge, che non lascia spazio per la riflessione, che punta al fare (che è ben diverso dall'agire) e all'accumulo di esperienze fini a sé stesse. È un tempo che ci scivola addosso, non senza sbiadire i nostri tratti umani ma che nel contempo si intrufola anche nella nostra vita morale e spirituale. Chronos è un tempo sterile, senza sorprese. Non a caso nella mitologia greca Chronos era raffigurato come un gigante, colto nell'atto di mangiare i suoi propri figli: Chronos divora ciò che egli stesso genera.

D'altra parte, il soggetto che agisce può interpretare il tempo come Kairòs: il tempo propizio, il tempo opportuno, il tempo che - in ultima analisi - permette quella responsorialità e responsabilità implicata nella vita morale di ciascuno. Sempre nella mitologia greca, Kairòs è raffigurato come un giovane con le ali sulla schiena e ai piedi, che regge una bilancia che egli stesso con un dito disequilibra, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca rasata, a indicare la difficoltà ad afferrarlo. Kairòs è il tempo nuovo che qualifica il Chronos, è un tempo non vuoto, un'opportunità che qualcuno fuori dal tempo ti dona. È l'opportunità di incontrare l’aldilà del nostro tempo. È evidente come un rapporto corretto tra Chronos e Kairòs interpelli la nostra vita morale personale, ma anche la riflessione pubblica e la nostra comunità ecclesiale, e ci spinga a rigerarchizzare priorità, orizzonti, valori, certezze.

Educarsi/educare a Chronos e Kairòs significa quindi leggere la nostra esistenza non con la lente della quantità, ma della qualità. Significa muoversi non nella logica del fare che si accumula, ma dell'agire che ci qualifica. Significa affrontare i giorni non con la pretesa di governare tutto (e tutti), ma con l 'apertura dell'accoglienza. Significa introiettare seriamente la dinamica morale di chiamata-risposta cui siamo invitati.

La pandemia ancora in corso ha posto anch'essa delle domande fondamentali che riguardano il tempo presente e, ancora di più, il futuro. Anche una piccola comunità come le nostre deve vivere questo momento come un tempo che chiama in causa la propria responsabilità, la visione di quale sia il proprio ruolo e quali compiti siamo chiamati ad assumere.

Un tempo, inoltre, che interroga le scelte che facciamo, il tipo di presenza che abbiamo e che vogliamo avere sul territorio. Interroga, inoltre, e profondamente, la nostra fede.

Sono stati mesi difficili, pieni di preoccupazione. Mesi che abbiamo vissuto con ansia anche per la novità rappresentata da una pandemia della quale nessuno di noi aveva vissuto una precedente esperienza. Sarà necessario del tempo affinché si consolidino un pensiero compiuto, una riflessione condivisa su cosa è successo, perché e cosa ha significato per il nostro vivere. Anche le stesse conoscenze scientifiche si sono aggiornate in corso d'opera ed i dati epidemiologici hanno ancora bisogno di tempo per consolidarsi.


A che punto siamo?

È questa la domanda a cui dovremmo provare a rispondere, come possiamo e dovunque siamo.

Tutti sollecitano un ritorno alla normalità, il problema, forse, è che è stata proprio la nostra normalità a causare tutto questo. Non c'è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi siamo ed abbiamo.

Cesare Melillo, Comunità cristiana di base di Piossasco




LA POLONIA DELLA CACCIA AL GAY

Non perdete il numero dell'ESPRESSO di oggi domenica 30 agosto.

Arresti, violenze, minacce e perfino zone dichiarate  "LGBT FREE". Il partito al potere ha lanciato una campagna di odio senza precedenti. La "gerarchia cattolica", per voce  dell'arcivescovo di Cracovia ha dichiarato che, dopo la peste rossa del comunismo , oggi bisogna proteggersi dalla nuova peste arcobaleno.

Ormai la stampa internazionale  parla apertamente dell'inciviltà polacca e di una gerarchia malata e violenta.

don Franco Barbero

DIECI O QUINDICI MINUTI? FEDE AL CRONOMETRO

Famiglia Cristiana della scorsa settimana dà spazio ad una questione "capitale" per la  fede cristiana?!!??!

Quanti minuti dura nello stomaco del credente la presenza reale di Gesù prima che i succhi gastrici la dissolvano?

Siamo alla demenza teologica altro che rinnovamento evangelico....

Franco Barbero

OGGI DOMENICA 30 AGOSTO

 Oggi alle ore 16 Franco Barbero farà una riflessione vocale sulla parabola delle "10 vergini del Vangelo di Matteo 25, 1-12".

ANORESSIA DEL PENSIERO

 "A fronte della dòxa rumorosa, della chiacchiera imperante e di una vera e propria anoressia del pensiero, urge imboccare la strada del rigore, abbassare il volume e dare il nome alle cose" 

Ivano Dionigi

"COME FANNO I RICCHI A ESSERE RICCHI?"

 

DISUGUAGLIANZE RIBELLIONI


La dolce nipotina chiede all'anziana signora seduta sulla poltrona accanto a lei: "Nonna, come fanno i ricchi a essere ricchi? Dove li prendono i soldi?”, e la nonna risponde serafica: "Ai poveri".

Amara realtà che in quest'epoca viene confermata ogni giorno di più.

Parigi, Barcellona, Algeri, Hong Kong, Quito, solo per citare alcune città in cui le esplosioni sociali hanno fatto più o meno notizia; dappertutto le strade bruciano al grido dei popoli che chiedono di poter vivere dignitosamente e che chiedono libertà e potere di decidere.

Le capitali di buona parte del globo si riempiono di giovani che esigono verità e responsabilità da parte di chi ha il potere, urlano a gran voce di cambiare le priorità nel modo di gestire le risorse del pianeta per garantire il futuro della casa comune e delle specie che la abitano.

Le città del Rojava (regione autonoma curda, non riconosciuta dal governo siriano, ndr) bruciano di fronte all'ignavia e all'ipocrisia dell'Europa, bruciano di nuovo per la vigliaccheria e l'opportunismo criminale del Presidente degli Stati Uniti che, dall’alto della sua democrazia anomala, fa l'occhiolino a un dittatore spietato con un enorme esercito e nessuno scrupolo.

E adesso il Cile, con un altro Presidente senza scrupoli né sensibilità sociale, figlio dell'ambiente dittatoriale di Pinochet, formatosi nella credenza che non tutte le persone abbiano lo stesso valore. Altro che umanesimo "cristiano". Piñera va a mangiare la pizza dopo aver decretato il coprifuoco e aver riempito di militari la metropoli.

L'Amazzonia brucia e le strade delle città di mezzo mondo esplodono per le proteste, milioni di persone vivono in condizioni infraumane nei campi di rifugiati senza sapere quando potranno uscirne, il Mare Mediterraneo è un cimitero a cielo aperto, anche se la gente ci va ancora a fare il bagno d'estate.

Credo che anche noi, come Piñera, dovremmo smettere di mangiare la pizza, scrivere stronzate sui social per non sentirci soli e guardare altrove, perché questo altrove sta scomparendo. E dovremmo trarre le conclusioni adeguate. Conclusioni che, ahimé, erano già state ampiamente previste oltre 20 anni fa.

Il sistema neoliberista è marcio. Marcio e violento nelle sue fondamenta. Non c'è modo di riformarlo, non c'è modo di rattoppare le enormi voragini economiche e sociali che produce. E la crisi di sistema a cui stiamo assistendo non è che il preludio alla crisi profonda di questa civiltà planetaria che dovrà fare un salto di un'ottava per sopravvivere.

La specie umana è giovane, forse è giunta l'ora di crescere e questo dipende da tutti e dalle scelte che facciamo anche

prima che le società esplodano, ognuno col suo potere di influenza sugli altri e sull'ambiente che lo circonda.

La ricchezza dovrà essere redistribuita equamente, i popoli si riprenderanno la dignità e la capacità di decidere, la collaborazione prenderà il posto della competizione e della supremazia, l'ottica sull'essenza della vita, dell'essere umano e del suo ambiente si trasformerà, la violenza sarà ricordata come una forma preistorica di agire e di pensare.

Il futuro non è già scritto.


SILVIA NOCERA

*Scrittrice e traduttrice. Da sempre impegnata nel superamento della sofferenza personale e sociale.

www.silvianocera.net







"Papa Francesco lascia la chiesa"

Voglio spiegarmi bene. Non se n'è andato dal Vaticano, ma si occupa di altro…
Firma e conferma i più orridi documenti vaticani, anche l'ultimo rispetto alle parrocchie e ai ministeri, ma ogni giorno difende i diritti dei migranti, lascia dichiarazioni contro ogni forma di violenza, contro l'industria delle armi. Il tutto con grande coraggio.
Del resto su quei terreni c'è tanto vangelo vissuto e predicato nelle chiese cristiane. Ma per lui non è un terreno pericoloso. Al più qualcuno lo definisce un po' comunista.
Francesco ha capito che per fare il papa deve tenere le porte chiuse o aprire qualche spiraglio perché entri un po' di aria fresca e un po' di luce e poi immediatamente chiudere su tutti i terreni teologici, biblici e dogmatici. Si è rassegnato a "lasciare la chiesa", cioè a lasciare le redini del potere agli scribaccini di curia che sono molto legati ai riti, alle devozioni, alle strutture sacrali e patriarcali, con lo sguardo all'indietro, per conservare tutte le reliquie del passato.
Del resto il passato teologico di Francesco non conosce il rigore biblico e le ricerche storiche. Non sono il suo pane.
Soprattutto Francesco, cedendo alle pressioni degli ultraconservatori, ha firmato gli ultimi indecorosi documenti vaticani per far giungere un richiamo al sinodo della chiesa cattolica tedesca affinché non si inoltri sui "terreni pericolosi". Ho l'idea di un Francesco stanco, attorniato da lupi rapaci, che aspetti solo la morte di Ratzinger per dimettersi.
Detto in sostanza, è un'illusione sperare nel papa riformatore. Bisogna imparare a  trasgredire e a far crescere la chiesa dal basso. Altrimenti si procede come i gamberi. Apprezziamo alcune timide aperture di papa Francesco, ma oggi ci vuole ben altro per "salvare la chiesa".
Solo un percorso sinodale, come quello in atto nella chiesa cattolica tedesca, può incidere realmente in questo cattolicesimo fatto di nostalgie e di paure, senza una reale evoluzione dei contenuti.
La chiesa delle belle parole, del vitalismo, del pauperismo, delle infinite devozioni in realtà continuerà ad esistere per quelle persone che hanno bisogno di essere guidate.
Franco Barbero
VITA SÌ, MA QUALE?

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro,
ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni,
ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

NAZIM HIKMET
[il Manifesto 9 luglio]

Nel mondo nulla di grande è stato fatto  senza passione. 

Friedrich HEGEL



sabato 29 agosto 2020

LA FANTASCIENZA TEOLOGICA

 Sono incredibili le acrobazie bibliche e teologiche che i teologi e le teologhe a servizio della istituzione ecclesiastica compiono per "salvare i dogmi".

Devono abilmente piegare il testo biblico per derivare da esso una dottrina; devono sorvolare sui passaggi storici che hanno condotto alla definizione del dogma. Devono dimostrare ad ogni costo la continuità  tra Scrittura e dogma. Questo è il prezzo di un buon stipendio

Si tratta di un processo abusivo e manipolatorio rispetto alla Scrittura e rispetto alla Storia.

Il credente adulto, per spogliare l'albero della religione dogmatica e per trovare la fede, dovrà compiere un cammino pressoché impossibile se non comunitario. Tale operazione di imprigionamento nel dogma è compiuto con grande sottigliezza per cui molti accettano in buona pace la versione ufficiale che parte dal giorno del battesimo.

La speranza c'è: un crescente numero di donne e di uomini cristiani si sono accorti del trucco.

Franco Barbero

LA SPERANZA

"La speranza  viene a noi vestita

 di stracci perché le confezioniamo 

un abito di festa". 

Paul Ricoeur

 

OGGI DAVVERO RIUSCITO L'INCONTRO INTERCOMUNITARIO

 La partecipazione paga. Il tempaccio non ha fermato  chi è venuto dalla comunità di Mambre, dalla comunità nascente di Torino, da Saluzzo, da Pinerolo e da Piossasco.

Ci siamo aggiornati/e sul percorso delle nostre comunità e sul panorama della chiesa cattolica  anche per cogliere il momento opportuno per guardare al futuro con responsabilità.

F.B.

PREGHIERA E CELEBRAZIONE COMUNITARIA: VENERDI' 28 AGOSTO

 PREGHIERA E RIFLESSIONE PER L'INCONTRO DI VENERDI' 28 AGOSTO.


P. Saluto all'assemblea


1. “Signore,

sulla strada del quotidiano

mi inviti a lavorare con ostinazione

alla difficile rimozione dei pregiudizi

e dei partiti presi che impediscono l'incontro.

2. Signore,

tu mi inviti a costruire delle passerelle

affinché, al di sopra dei fossati dei rancori,

mani e cuori si rei-incontrino

in un dialogo rispettoso.

1. Signore,

Tu mi incarichi, ogni giorno,

di rimettere in sesto le strade

che collegano le persone fra di loro,

perché come potrebbero comunicare con Te

se rimangono separate e divise tra loro?”.

(Charles Singer)


Pausa di silenzio


LETTURE BIBLICHE


Salmo 23

Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
2 Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
3 Egli mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
4 Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
5 Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
6 Certo, beni e bontà m'accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.


Dal Cantico dei cantici 8,6-7

"Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato".


Predicazione

Nella vita come nella Bibbia possiamo trovare descritte esperienze tristi di guerra di ingiustizie, di soprusi dei potenti.

In questi giorni poi il panorama, mondiale ma anche nostrano, è costellato di violenze, di oppressioni, di uccisioni, di fatti di sangue e di diritti calpestati.

Per questo, per contrastare la violenza e la brutalità, la Bibbia ci regala tanti passi in cui ci parla di giustizia , di pace e di amore.

Ho scelto per la nostra celebrazione un libro biblico “Il Cantico dei Cantici” che è una vera e propria raccolta di racconti di amore ed è soprattutto il canto dell'amore umano come dono di Dio.

Anche nei giorni tristi la testimonianza biblica ci invita a non dimenticare la gioia dell'amore declinato nelle sue molteplici dimensioni: amore interpersonale, amore coniugale, amore comunitario, amore e amicizia solidale.

Nella nostra tradizione cristiana spesso tutto ciò che riguarda l'amore, i sentimenti, la sessualità, la corporeità....era, e in parte ancora molto visti con sospetto. La Bibbia, titolando questo libro “Cantico dei Cantici”, usa un superlativo, cioè vuol dire il più bel canto.

Si dice che l'amore è forte come la morte e che esso è una fiamma di Dio. 

Sono belle e promettenti le immagini: nessuna inondazione può spegnere l'amore che non è barattabile con nessun altro bene. L'Autore non è un ingenuo che non conosce le contraddizioni esistenti nelle relazioni d'amore, ma vuole infonderci la fiducia per sollecitarci a valorizzare il dono dell'amore.

Questo brano del Primo Testamento è una perla che è stata sottratta alla lettura del popolo di Dio fino ai tempi del concilio vaticano II agli inizi degli anni 60 del secolo scorso. Tutto il disprezzo e la diffidenza verso la corporeità e la sessualità in particolare, hanno contribuito a costruire una storia del cristianesimo come nemico della felicità e della libertà dei sentimenti.


Interventi liberi

Musica

Preghiera comunitaria


  1. O Dio, Tu che ami la vita e la felicità delle creature, aiutaci a far crescere la fiducia e l'amore tra le persone e fa che per nessuno la vita sia un inferno desolato

  2. Che bello, o Padre, sapere che l'amore è possibile, fa che i nostri corpi comunichino senza violenza.

  3. Fa' che anche la nostra comunità maturi e diventi luogo dove impariamo ad amare. Mettiamo davanti a Te le nostre poche forze, il nostro amore spesso inefficace ed impotente.

    Memoria della cena

    La memoria della cena di Gesù ci renda disponibili, o Dio, a percorrere la sua strada.

    Gesù era seduto a tavola in mezzo ai discepoli e alle discepole, prese del pane e lo spezzò e lo distribuì dicendo:”Prendete, mangiatene tutti; questo pane spezzato vi ricordi la mia vita che sarà spezzata , condivisa e donata. Questo gesto sia per voi un simbolo, un ricordo della mia vita. Poi prese la coppa del vino e alzando gli occhi a Te o Dio, in preghiera la fece passare ai discepoli: “Sì, questa coppa di vino rosso, rimane vino, ma vi ricordi che la fedeltà alla causa di Dio mi costerà lo spargimento del sangue.

    Fate questo per non dimenticarvelo”.

P. Preghiera di condivisione

    Musica

    Lettrice/lettore

    Signore, Dio della vita, sorridi e spargi forza e calore sui nostri amori!

    Rendili capaci di aprirsi alle novità, al rinnovamento.

    Metti la Tua gioia, abbatti le chiusure e guarisci io rapporti guasti, liberaci dall'egoismo che è la tomba dell'amore e dell'Evangelo.

    Fa' che al primo posto non ci sia il generico amore degli altri, ma il concreto amore dell'altro, dell'altra!

    Preghiere spontanee

    BENEDIZIONE FINALE

    O Dio .

    Ti lodiamo per tutto quello che ci doni,

    e per tutto quello che ci chiedi.

    Perché così ci fai vedere che siamo figli tuoi,

    ci insegni che siamo tutti

    fratelli e sorelle gli uni degli altri .

    Ci dici che siamo nati dal tuo amore,

    e per il tuo amore!

    Solo ci domandi di amare senza esclusione.


    Comunità cristiana di base , via città di Gap,13 Pinerolo – Celebrazione preparata da Fiorentina Charrier



 



 

E' MORTA COSI', EBRU TIMTIK, DI FAME E DI INGIUSTIZIA

 Se n’è andata in silenzio, ieri pomeriggio, in una stanza d’ospedale, dove era stata trasferita dal carcere in seguito al precipitare delle sue condizioni.

Se n’è andata al 238esimo di uno sciopero della fame con cui chiedeva un processo equo in un Paese, la Turchia, in cui l’equità e la giustizia sono concetti inesistenti. Specie se sei donna. Specie se sei un’avvocata per i diritti umani. Specie se non pieghi la schiena di fronte a un potere che vorrebbe tapparti la bocca.
È morta così, Ebru Timtik, di fame e di ingiustizia. Il suo cuore si è fermato semplicemente perché non aveva più nulla da pompare in un corpo scarnificato dall’inedia.
È morta per difendere il suo diritto ad un giusto processo, dopo essere stata condannata a 13 anni, insieme ad altri 18 avvocati come lei, detenuti con l’accusa di terrorismo, solo per aver difeso altre persone accusate dello stesso crimine.
È morta come Ibrahim e come Helin e come Mustafa del Grup Yorum, morti dopo 300 giorni di digiuno per combattere la stessa accusa.
È morta combattendo con il proprio corpo, fino alle estreme conseguenze, una battaglia che nella Turchia di Erdogan non è più possibile combattere con una parola, un voto, una manifestazione di piazza.
È morta come fanno gli eroi, sacrificando la propria vita per i diritti di tutti.
C’è solo un modo per celebrare la memoria di questa grande donna: non restare zitti. Far arrivare la sua voce il più lontano possibile, dove lei non può più arrivare.
Ci sono idee così forti capaci di sopravvivere anche alla morte.

Addio Ebru. Viva Ebru.

 Pagina FB di Valerio Capraro

FINALMENTE DIO, SOLO DIO, NON L'INGARBUGLIO DOGMATICO DELL'INCARNAZIONE E DELLA TRINITA'

                                              Manifesto su Dio

p. Pedro Serrano García

Secondo la Bibbia e l’esperienza umana, è evidente che nessuno ha mai visto DIO. Con successi ed errori, nel corso della storia noi esseri umani abbiamo cercato di conoscere l’immagine autentica del Supremo trascendente; ma provare la sua esistenza o inesistenza supera le capacità di credenti e di non credenti. Comunque, il Magnifico sconosciuto può essere intuito dietro il caso e i milioni di trilioni di coincidenze date in modo che esistano l’impressionante universo in espansione con i suoi miliardi di galassie, la meravigliosa vita manifestata in milioni di specie e, soprattutto, l’ammirevole umanità composta da esseri umani intelligenti e liberi. Allo stesso modo, sembra chiaro che noi credenti abbiamo concezioni diverse riguardo all’Essere Supremo, alcune sono errate o alienanti, e altre sono corrette e solidali. Di fronte a questa diversità sulla natura divina:

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio denaro, che divide gli esseri umani in classi sociali, condannando gli impoveriti alla miseria e privilegiando i ricchi nell’opulenza.

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio indifferente, che guarda impassibile come gli uomini soffrono, combattono e si battono in difesa dei loro interessi e delle loro ideologie, senza intervenire nella storia affinché l’armonia tra le persone e i popoli possa risplendere nel rispetto del medio ambiente.

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio guerriero, sostenitore di individui potenti e di grandi potenze che praticano la violenza armata, lo sfruttamento economico, la colonizzazione politica e il saccheggio dei popoli in via di sviluppo.

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio Giudice, che punisce chi pecca (anche se per errore, debolezza o ignoranza nella sua marginalità); mentre premia gli autoproclamati puri (anche se praticano complimenti formali senza amore per il prossimo o compassione per gli svantaggiati).

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio individualista, che favorisce la spiritualità e la salvezza personale e non tiene conto della comunione fraterna con i cittadini ed i senza tetto.

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio autoritario, che consacra gerarchi e preti, mentre sottovaluta laici e donne come credenti di seconda classe.

Mi dichiaro ateo rispetto al Dio dogmatico, che si manifesta in un’unica chiesa verticalista, rigettando le altre chiese come sbagliate, le altre religioni come pagane e le culture agnostiche come spregevoli.

Ma, come discepolo umile e imperfetto di GESÙ, oso affermare:

Credo nel Dio amore, che accoglie giusti e peccatori, atei e credenti, ignoranti e saggi come i suoi figli e figlie, infondendo negli esseri umani la luce della fraternità comunitaria e universale tra le persone e i popoli.

Credo nel Dio della Vita, che incoraggia le comunità a condividere i beni della creazione e della produzione umana in società giuste, pacifiche e umanitarie, dove i bambini, gli anziani, i malati e gli emarginati hanno la priorità.

Credo nel Dio dei poveri, che incoraggia uomini e donne coscienziosi a costruire lo Stato Democratico del Benessere, superando la società di classi, favorendo la liberazione degli impoveriti e il lavoro dignitoso e giustamente remunerato per tutti e tutte.

Credo nel Dio mite e umile, che, privato di ogni potere e ricchezza in Cristo, esalta i semplici e riempie gli affamati nel suo Regno fraterno, mentre si addolora perché i potenti e i ricchi preferiscono idolatrare il denaro e il dominio.

Credo nel Dio delle Beatitudini, che rende felici le classi impoverite, le persone e le comunità solidali e perseguitate per la promozione della giustizia, mentre bisogna dispiacersi per gli uomini invischiati nelle loro ricchezze, privilegi e dominazioni che causano nel mondo tanti mali e sofferenze.

Credo nel Dio universale, che ama immensamente ogni essere umano, qualunque sia la sua religione, razza, cultura, nazionalità e genere, promuovendo tra i suoi discepoli la lotta pacifica perché tutti noi esseri umani siamo uguali in dignità e diritti, ricevendo secondo i nostri bisogni e contribuendo secondo le nostre capacità.

Credo nel Dio Salvatore, che instilla permanentemente negli umanisti e nei profeti la forza per liberare gli oppressi rispetto alle classi dominanti ed ai loro collaboratori, manifestandosi nel contempo come il salvatore di giusti e peccatori, dei passivi e degli impegnati, degli sfruttatori e dei solidali.

Per tutto questo e data la mia natura fallimentare, confido nell’immensa misericordia di DIO-PADRE che, come il figliol prodigo, mi perdona e mi accoglie paternamente e maternamente, nonostante i miei errori e fallimenti.

Articolo pubblicato il 28.08.2020 dall’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com)

Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI

Una lunga telefonata e una richiesta


Gentile don Franco, sono V. e ho 47 anni, vivo a Roma... mi hanno trasmesso oltre 50 sue conversazioni e così ho preso il coraggio di scriverle, ma poi ho deciso di telefonarle perché la lettera era troppo lunga.

Ho una storia di amori falliti...

Mi sono persa e strada facendo ho perso anche Dio... Due aborti e poi... storie strane… fino alla voglia di farla finita... (la telefonata qui non può essere riportata per riservatezza), ma ho voglia di non fermarmi a ciò che è stato...

Posso esprimerle un desiderio, anzi un bisogno che sento importante per me, anche se la mia richiesta le sembrerà strana? …

Cari saluti e a risentirci.

V. S. nome reale


Cara V. S.,

credo che cercherò di accogliere la sua proposta sia come vocale che come scritto sul blog.  Conto di proporre alcune brevi riflessioni.

Ora che è avvenuto il grande rientro dalle ferie, può essere il momento più opportuno.

Cordiali saluti

don Franco, 22 agosto

 

Tra pochi giorni inizierò alcune conversazioni vocali su "La morte e il morire. Quando la morte è la mia, la tua…"

Sempre alle ore 18,30

[il Manifesto 9 luglio]

Lo schiavo che obbedisce, spesso sceglie di obbedire.

SIMONE DE BEAUVOIR

[Il Fatto Quotidiano 19 luglio]

venerdì 28 agosto 2020

ACQUA DI SORGENTE

 La Bibbia, acqua di sorgente 

Alessandro Esposito 
Riforma 21 agosto 

Per tutta la tradizione ebraica, di cui lo stesso Gesù è il figlio e per ciò stesso espressione, il rapporto con le Scritture si configura in questo modo: si tratta di una relazione vivente, di un reciproco instancabile interrogarsi che va dal testo a chi lo ascolta e viceversa. Non è materia inerte il testo: al contrario, è cuore pulsante che alimenta una gioiosa irrequietezza, un desiderio che si rinnova ad ogni nuovo ascolto e non si spegne nella spiegazione, ma si ridesta e si riaccende, ogni volta di nuovo nel commento. Ogni testo, infatti, ogni racconto, è un invito a scavare, alla ricerca di sensi che fioriscono a ogni passo, custoditi nel cuore stesso di parole che sono come indizi che ci mettono sulle tracce di una ricerca che non ha fine e che si chiama fede. Credere, difatti, significa rimanere viandanti, mantenere il cuore e la mente aperti a quel dono di novità in cui Dio si lascia incontrare, ma mai identificare una volta per tutte e men che meno imprigionare. Fede e freschezza che si alimenta di una lettura sempre rinnovata e mai conclusa, quella stessa che fa sì che, giorno dopo giorno, ci rechiamo presso una fonte che ci dona al contempo la sete e l'acqua. Questa è la Bibbia: acqua di sorgente che, mentre spegne la sete, torna a ridestarla. Noi ci accostiamo a questa fonte con le piccole anfore dei nostri cuori che si ricolmano della sua acqua per poi svuotarsi e tornare ad attingere a lei incessantemente. La nostra sete può placarsi ma mai estinguersi: quella stessa parola che la spegne, difatti, torna ad alimentarla. Ma perché ciò avvenga, le scritture vanno accostate, interrogate, interpretate: non sempre difatti la loro comprensione è immediata, come del resto accade con tutti gli incontri significativi che trasformano le nostre vite e i nostri sguardi. Bisogna sostare nei pressi delle Scritture, radicarsi in loro come l'albero che mette radici profonde per nutrirsene, come narra l'inizio del libro dei salmi.Ed ecco che in una Gerusalemme che sta ancora provando a scrollarsi di dosso la polvere delle sue macerie, l'ascolto si fa sosta che acuisce i sensi. Narra il libro di Nehemia al versetto 8 dell'ottavo capitolo: "Essi leggevano il libro dell'insegnamento a piccoli brani e con ricerche del senso: e così ne rendevano più chiara la scrittura". A piccoli sorsi: così un popolo dal cuore ferito per il ricordo ancora vivo di un esilio prolungato e doloroso attinge alla parola. Non si tratta per così dire di una ubriacatura che inebria, per poi non lasciare di sè che la traccia di uno stordimento fugace e sterile. No: si tratta di un ascolto attento e paziente che contempla pause, domande, riflessioni, chiarimenti. Su pagine che trasudano senso non si può correre distrattamente: altrimenti esse scivolano via e non penetrano nel profondo.Forse il tempo scandito da interruzioni che - per un periodo breve e a tanti apparso così lungo-hanno rallentato la nostra irrefrenabile corsa, forse questo tempo ha provato a insegnarci che un respiro senza pausa  diventa presto corto e affannoso. 
Eppure, a così poca distanza da eventi che hanno interrotto bruscamente il ritmo sincopato delle nostre vite accelerate, ho come l'impressione che il nostro goffo tentativo sia quello di tornare in tutta fretta a quella follia che chiamiamo " normalità" guardando al recente passato come un incubo di cui ci si è risvegliati ridestandoci, insieme, alla medesima indifferenza. Un tempo più disteso, inizialmente gradito, ha finito per turbare quante e quanti non sanno che farsene, inquietati più che confortati dalla possibilità di stare troppo a lungo in compagnia di uno sconosciuto che porta casualmente il nostro nome. Così, in men che non si dica, siamo tornati a correre con l'unico insensato obiettivo di allontanarci il più possibile da quell'essere che sembra avere le nostre sembianze e la cui indistinta, ingombrante presenza non fa che metterci a disagio. L'ascolta della Parola, al contrario, rappresenta lo spazio dell'incontro con Dio così come del ritorno a sé: aspetti distinti, certamente, ma non estranei l'uno all'altro. Il testo biblico, difatti, è insieme sentimento di Dio ed esperienza di sé, avvicinamento all'uno come all'altro. E' avventura di autenticità, domandare lieto e inesausto, itinerario che porta a Dio mentre riconduce a sé: nell'ascolto della parola infatti si riabbracciano entrambi questi universi intimi e ignoti, diversi e pure intrecciati. Ricercare incessantemente gli infiniti sensi che il testo biblico custodisce e, se opportunamente accolto e interrogato, sprigiona, significa al contempo gettare una luce su di sé su quel mistero inesauribile che siamo a noi stesse, a noi stessi. Leggiamo e rileggiamo la Bibbia per comprenderla meglio, senza dubbio ma anche-e questo spesso ce lo dimentichiamo-per comprenderci meglio. 
Perché questo viaggio affascinante interminabile possa avere inizio, dobbiamo riacquistare familiarità con una parola indomita e viva, libera e provocatoria, che si agita dentro e sotto le pagine di ogni testo, che ci raggiunge e ci interpella. Di questo narra il bellissimo commento del biblista ebreo francese David Banon che nel suo libro La lettura infinita scrive anche per noi queste parole: "Le Scritture non dovrebbero essere oggetto di devozione o sacralizzazione, pratiche generalmente legate al culto dei morti; non un "testamento"  dunque, quanto piuttosto un fidanzamento: un'esperienza di vita, di scoperte, di incontri, di imprevisti, di novità. Un'avventura del senso… Le Scritture non sono un pacchetto sigillato che si passa di mano in mano e di generazione in generazione senza aprirlo, ma un tesoro inesauribile a cui attingere a piene mani" (David Banon, La lettura infinita, Jaca Book, Milano 2009 pagg. 70-71).
Un libro insomma che parla a noi perché parla di noi: pagine su cui far ritorno ogni giorno di nuovo, Perché ogni giorno hanno qualcosa da dire a quel cambiamento che siamo e che la Bibbia ci aiuta ad accogliere e a comprendere, orientandoci in quel  cammino costante in cui consiste una fede da apprendere a ogni passo, in compagnia di quel Dio, come noi, amante dei sentieri e degli incontri di cui ogni cammino, anche quello della fede è costellato.