" Si cerca l'efficacia prima che la giustizia.
Il progresso delle scienze e il benessere di tutti prima di aver assicurato a ogni singolo la dignità di uomo".
don Lorenzo Milani
" Si cerca l'efficacia prima che la giustizia.
Il progresso delle scienze e il benessere di tutti prima di aver assicurato a ogni singolo la dignità di uomo".
don Lorenzo Milani
" La vita senza tenerezza e senza amore non è che un macchinario non oliato, pieno di cigolii e di strappi".
Victor Hugo
23^ DOMENICA ORDINARIA ANNO A/2020.9.6
“SE TI ASCOLTA AVRAI GUADAGNATO UN FRATELLO
SE NO,SARA’ AMORE A SENSO UNICO Matteo 18,15-20
Gesù ha terminato di parlare dello scandalo della comunità verso i “piccoli” (gli emarginati, i deboli) che possono venire scandalizzati da quanto vedono all’interno della comunità (dissidi, divisioni, odio …..).
Scrive Matteo “Se tuo fratello” (è uno della comunità) “commetterà una colpa contro di te, va e convincilo tra te e lui solo”.
E’ la posizione di chi si mette alla pari, non guarda dall’alto in basso, e cerca di convincere l’altro superando la divisione. Questo richiamo non ha bisogno di pubblicità, si deve dare soluzione al problema. Ed è alla persona offesa cui consiglia di andare da chi l’ha offesa, perché quest’ultima non ha il coraggio ,la condizione,la capacità per chiedere scusa.
“Se ti ascolterà avrai guadagnato tuo fratello, se no prendi due o tre persone con te”. In comunità ci sono sempre persone sagge, capaci di costruire dialogo.
Inoltre è anche utile perché la testimonianza sia verificata, ci siano più persone a valutare.
“Se non ascolterà costoro, dillo alla comunità”: dì alla comunità quanto è accaduto e cioè la volontà di colui che ha offeso di proseguire in questa tensione.
“Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano ed il pubblicano”.
Però non va escluso dalla comunità chi causa il dissidio, ma va trattato come un “nemico” che Gesù di Nazareth propone di amare.
E’ un amore a senso unico, qualcuno dirà in perdita, ma va mantenuto un rapporto costruttivo, non di emarginazione. Questo pare dica Matteo.
Poi torna sul tema del perdono (niente a che vedere con l’assoluzione del prete in confessione!) “In verità in verità vi dico: tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato nei cieli, … tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Il perdono di Dio diventa efficace quando si traduce in perdono concreto verso gli altri, diremmo: chi non perdona “lega” (ferma) il perdono di Dio,lorende inefficace..
Qui non c’è la concessione alla comunità del potere di legiferare in ogni materia, ma si tratta della responsabilità nel concedere il perdono:
se non perdoni “leghi”, non rendi efficace il perdono di Dio.
Poi conclude con una constatazione “Se due di voi sulla terra si mettono d’accordo per chiedere qualcosa, il Padre … gliela concederà”.
Il termine usato è ricco e comprensibile: mettersi d’accordo in greco è “sinfoneo” (fare accordo, sinfonia); più voci e più strumenti insieme suonano e cantano musiche diverse, ma chi ascolta sente diversità, bellezza e ricchezza di suoni e voci accordate. Così Gesù pensa le sue comunità: tutti cori che cantano e suonano sinfonie diverse, ma tutti intonati a fare sinfonia, accordo, suoni non dissidenti.
Per eliminare il dissidio è importante farlo insieme: “dove due o tre si riuniscono nel mio nome io sono in mezzo a loro”.
Quando c’è questa unità, quando i dissidi si affrontano e si risolvono, dice Gesù, io sono lì con voi in modo continuativo e crescente.
CARI TUTTI E TUTTE
*Martedì 1 settembre alle ore 20,45 si svolge il "Gruppo biblico" in collegamento con una introduzione di Franco sull'Apocalittica.
*Giovedì 4 settembre alle ore 15,30 si svolge nella sede della comunità in via città di Gap,13 il gruppo per coloro che non hanno la possibilità di collegarsi in rete.
Non siamo riusciti a preparare in tempo utile il Notiziario e quindi segnalo gli appuntamenti sul blog.
Se vincesse il SI' al Referendum si capirebbe come negli USA sia ancora possibile la vittoria di Trump alle presidenziali di novembre.
Oscurate le ragioni della democrazia, ormai il populismo è diventato il virus che contagia a destra e a sinistra.
F.B.
Penso che il martellamento televisivo sia diventato malsano.La stessa comprensibile ricerca della verità ha bisogno di una informazione sobria, misurata, non assillante.
L'informazione sana è un'altra cosa.
Franco Barbero
Avanti il prossimo, Riyadh e Manama
Abu Dhabi ha aperto la strada, altri seguiranno. Lo aveva annunciato lo stesso Netanyahu nella conferenza stampa di giovedì. Una notizia che troverebbe conferma nelle fonti sentite dal sito Arabi21: Arabia saudita e Bahrain sarebbero prossimi a normalizzare con un trattato di pace i rapporti con lo Stato ebraico. Con un doppio obiettivo, dicono le fonti: business politico e commerciale e sostegno alla corsa elettorale di Donald Trump.
(il Manifesto 15 agosto)
VIVERE IL PROPRIO TEMPO
Care sorelle e fratelli
vorrei condividere con voi alcuni pensieri e riflessioni che anticipo con la proposta di lettura di due brani tratti dai Vangeli di Matteo e Luca.
Mt 16,2-3
“Quando si fa sera, voi dite: bel tempo, perché il tempo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?”.
Lc 12,54-57
“Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. “Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non valutate da voi stessi ciò che è giusto?”.
Nei Vangeli di Matteo e Luca, Gesù esorta a “distinguere i segni dei tempi” a “giudicare il tempo che viviamo” e a “valutare da noi stessi ciò che è giusto”...
Non sono consigli ma un vivo richiamo alla nostra responsabilità di credenti.
Il “richiamo di Gesù”, rivolto a tutti noi, è a non “subire” il tempo che si vive, a non farcelo “scivolare addosso", ma a viverlo pienamente. Gesù ci ricorda che l'oggi è il tempo dell'agire e il modo di interpretare il tempo che si vive non è neutro ma condiziona la nostra vita morale e spirituale.
Il “nostro tempo” pone delle questioni importanti e una di queste riguarda proprio la possibilità di continuare a praticare un giudizio critico del tempo che viviamo e delle sfide che si presentano. Sempre più, mi sembra, c'è il rischio di un “pensiero condizionato", di cui spesso non ce ne rendiamo conto e che facciamo fatica a comprendere.
Il nostro, effettivamente, è il tempo di una “grande trasformazione" in atto, è ambiguo, contraddittorio, di difficile comprensione e di grandi contrasti. La chiarezza, l'evidenza delle cose e del loro significato, non sono del nostro tempo.
Diventa quindi più difficile, per tutti noi, rispondere alle sollecitazioni di Gesù.
Se c'è una possibilità di risposta questa risiede nel fatto che l'essere una “comunità”, oltre che essere un dono di Dio immenso, ci insegna che solo “insieme” possiamo aiutarci a “comprendere” e trasformare un tempo critico in un'opportunità, in tempi nuovi e cieli nuovi.
Riporto, solo una parte, di un articolo scritto da Gaia De Vecchi, comparso sulla rivista “Il Regno” (nel 2015) dal titolo “Vivere il tempo":
… Egli potrebbe interpretare il tempo come Chronos (... divinità della mitologia greca), ovvero un tempo cronologico, misurabile, quantificabile. Chronos, apparentemente servo, dominato, si rivela essere invece uno dei nostri maggiori schiavizzatori. Cosi inteso, infatti, il tempo riduce il senso della nostra esistenza al quantificabile, al mercificabile, al calcolabile, all'efficienza e all’efficacia. Ci spinge a un ritmo incalzante che distrugge, che non lascia spazio per la riflessione, che punta al fare (che è ben diverso dall'agire) e all'accumulo di esperienze fini a sé stesse. È un tempo che ci scivola addosso, non senza sbiadire i nostri tratti umani ma che nel contempo si intrufola anche nella nostra vita morale e spirituale. Chronos è un tempo sterile, senza sorprese. Non a caso nella mitologia greca Chronos era raffigurato come un gigante, colto nell'atto di mangiare i suoi propri figli: Chronos divora ciò che egli stesso genera.
D'altra parte, il soggetto che agisce può interpretare il tempo come Kairòs: il tempo propizio, il tempo opportuno, il tempo che - in ultima analisi - permette quella responsorialità e responsabilità implicata nella vita morale di ciascuno. Sempre nella mitologia greca, Kairòs è raffigurato come un giovane con le ali sulla schiena e ai piedi, che regge una bilancia che egli stesso con un dito disequilibra, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca rasata, a indicare la difficoltà ad afferrarlo. Kairòs è il tempo nuovo che qualifica il Chronos, è un tempo non vuoto, un'opportunità che qualcuno fuori dal tempo ti dona. È l'opportunità di incontrare l’aldilà del nostro tempo. È evidente come un rapporto corretto tra Chronos e Kairòs interpelli la nostra vita morale personale, ma anche la riflessione pubblica e la nostra comunità ecclesiale, e ci spinga a rigerarchizzare priorità, orizzonti, valori, certezze.
Educarsi/educare a Chronos e Kairòs significa quindi leggere la nostra esistenza non con la lente della quantità, ma della qualità. Significa muoversi non nella logica del fare che si accumula, ma dell'agire che ci qualifica. Significa affrontare i giorni non con la pretesa di governare tutto (e tutti), ma con l 'apertura dell'accoglienza. Significa introiettare seriamente la dinamica morale di chiamata-risposta cui siamo invitati.
La pandemia ancora in corso ha posto anch'essa delle domande fondamentali che riguardano il tempo presente e, ancora di più, il futuro. Anche una piccola comunità come le nostre deve vivere questo momento come un tempo che chiama in causa la propria responsabilità, la visione di quale sia il proprio ruolo e quali compiti siamo chiamati ad assumere.
Un tempo, inoltre, che interroga le scelte che facciamo, il tipo di presenza che abbiamo e che vogliamo avere sul territorio. Interroga, inoltre, e profondamente, la nostra fede.
Sono stati mesi difficili, pieni di preoccupazione. Mesi che abbiamo vissuto con ansia anche per la novità rappresentata da una pandemia della quale nessuno di noi aveva vissuto una precedente esperienza. Sarà necessario del tempo affinché si consolidino un pensiero compiuto, una riflessione condivisa su cosa è successo, perché e cosa ha significato per il nostro vivere. Anche le stesse conoscenze scientifiche si sono aggiornate in corso d'opera ed i dati epidemiologici hanno ancora bisogno di tempo per consolidarsi.
“A che punto siamo?”
È questa la domanda a cui dovremmo provare a rispondere, come possiamo e dovunque siamo.
Tutti sollecitano un ritorno alla normalità, il problema, forse, è che è stata proprio la nostra normalità a causare tutto questo. Non c'è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi siamo ed abbiamo.
Cesare Melillo, Comunità cristiana di base di Piossasco
Non perdete il numero dell'ESPRESSO di oggi domenica 30 agosto.
Arresti, violenze, minacce e perfino zone dichiarate "LGBT FREE". Il partito al potere ha lanciato una campagna di odio senza precedenti. La "gerarchia cattolica", per voce dell'arcivescovo di Cracovia ha dichiarato che, dopo la peste rossa del comunismo , oggi bisogna proteggersi dalla nuova peste arcobaleno.
Ormai la stampa internazionale parla apertamente dell'inciviltà polacca e di una gerarchia malata e violenta.
don Franco Barbero
Famiglia Cristiana della scorsa settimana dà spazio ad una questione "capitale" per la fede cristiana?!!??!
Quanti minuti dura nello stomaco del credente la presenza reale di Gesù prima che i succhi gastrici la dissolvano?
Siamo alla demenza teologica altro che rinnovamento evangelico....
Franco Barbero
Oggi alle ore 16 Franco Barbero farà una riflessione vocale sulla parabola delle "10 vergini del Vangelo di Matteo 25, 1-12".
"A fronte della dòxa rumorosa, della chiacchiera imperante e di una vera e propria anoressia del pensiero, urge imboccare la strada del rigore, abbassare il volume e dare il nome alle cose"
Ivano Dionigi
DISUGUAGLIANZE RIBELLIONI
La dolce nipotina chiede all'anziana signora seduta sulla poltrona accanto a lei: "Nonna, come fanno i ricchi a essere ricchi? Dove li prendono i soldi?”, e la nonna risponde serafica: "Ai poveri".
Amara realtà che in quest'epoca viene confermata ogni giorno di più.
Parigi, Barcellona, Algeri, Hong Kong, Quito, solo per citare alcune città in cui le esplosioni sociali hanno fatto più o meno notizia; dappertutto le strade bruciano al grido dei popoli che chiedono di poter vivere dignitosamente e che chiedono libertà e potere di decidere.
Le capitali di buona parte del globo si riempiono di giovani che esigono verità e responsabilità da parte di chi ha il potere, urlano a gran voce di cambiare le priorità nel modo di gestire le risorse del pianeta per garantire il futuro della casa comune e delle specie che la abitano.
Le città del Rojava (regione autonoma curda, non riconosciuta dal governo siriano, ndr) bruciano di fronte all'ignavia e all'ipocrisia dell'Europa, bruciano di nuovo per la vigliaccheria e l'opportunismo criminale del Presidente degli Stati Uniti che, dall’alto della sua democrazia anomala, fa l'occhiolino a un dittatore spietato con un enorme esercito e nessuno scrupolo.
E adesso il Cile, con un altro Presidente senza scrupoli né sensibilità sociale, figlio dell'ambiente dittatoriale di Pinochet, formatosi nella credenza che non tutte le persone abbiano lo stesso valore. Altro che umanesimo "cristiano". Piñera va a mangiare la pizza dopo aver decretato il coprifuoco e aver riempito di militari la metropoli.
L'Amazzonia brucia e le strade delle città di mezzo mondo esplodono per le proteste, milioni di persone vivono in condizioni infraumane nei campi di rifugiati senza sapere quando potranno uscirne, il Mare Mediterraneo è un cimitero a cielo aperto, anche se la gente ci va ancora a fare il bagno d'estate.
Credo che anche noi, come Piñera, dovremmo smettere di mangiare la pizza, scrivere stronzate sui social per non sentirci soli e guardare altrove, perché questo altrove sta scomparendo. E dovremmo trarre le conclusioni adeguate. Conclusioni che, ahimé, erano già state ampiamente previste oltre 20 anni fa.
Il sistema neoliberista è marcio. Marcio e violento nelle sue fondamenta. Non c'è modo di riformarlo, non c'è modo di rattoppare le enormi voragini economiche e sociali che produce. E la crisi di sistema a cui stiamo assistendo non è che il preludio alla crisi profonda di questa civiltà planetaria che dovrà fare un salto di un'ottava per sopravvivere.
La specie umana è giovane, forse è giunta l'ora di crescere e questo dipende da tutti e dalle scelte che facciamo anche
prima che le società esplodano, ognuno col suo potere di influenza sugli altri e sull'ambiente che lo circonda.
La ricchezza dovrà essere redistribuita equamente, i popoli si riprenderanno la dignità e la capacità di decidere, la collaborazione prenderà il posto della competizione e della supremazia, l'ottica sull'essenza della vita, dell'essere umano e del suo ambiente si trasformerà, la violenza sarà ricordata come una forma preistorica di agire e di pensare.
Il futuro non è già scritto.
SILVIA NOCERA
*Scrittrice e traduttrice. Da sempre impegnata nel superamento della sofferenza personale e sociale.
www.silvianocera.net
Sono incredibili le acrobazie bibliche e teologiche che i teologi e le teologhe a servizio della istituzione ecclesiastica compiono per "salvare i dogmi".
Devono abilmente piegare il testo biblico per derivare da esso una dottrina; devono sorvolare sui passaggi storici che hanno condotto alla definizione del dogma. Devono dimostrare ad ogni costo la continuità tra Scrittura e dogma. Questo è il prezzo di un buon stipendio
Si tratta di un processo abusivo e manipolatorio rispetto alla Scrittura e rispetto alla Storia.
Il credente adulto, per spogliare l'albero della religione dogmatica e per trovare la fede, dovrà compiere un cammino pressoché impossibile se non comunitario. Tale operazione di imprigionamento nel dogma è compiuto con grande sottigliezza per cui molti accettano in buona pace la versione ufficiale che parte dal giorno del battesimo.
La speranza c'è: un crescente numero di donne e di uomini cristiani si sono accorti del trucco.
Franco Barbero
"La speranza viene a noi vestita
di stracci perché le confezioniamo
un abito di festa".
Paul Ricoeur
La partecipazione paga. Il tempaccio non ha fermato chi è venuto dalla comunità di Mambre, dalla comunità nascente di Torino, da Saluzzo, da Pinerolo e da Piossasco.
Ci siamo aggiornati/e sul percorso delle nostre comunità e sul panorama della chiesa cattolica anche per cogliere il momento opportuno per guardare al futuro con responsabilità.
F.B.
PREGHIERA E RIFLESSIONE PER L'INCONTRO DI VENERDI' 28 AGOSTO.
P. Saluto all'assemblea
1. “Signore,
sulla strada del quotidiano
mi inviti a lavorare con ostinazione
alla difficile rimozione dei pregiudizi
e dei partiti presi che impediscono l'incontro.
2. Signore,
tu mi inviti a costruire delle passerelle
affinché, al di sopra dei fossati dei rancori,
mani e cuori si rei-incontrino
in un dialogo rispettoso.
1. Signore,
Tu mi incarichi, ogni giorno,
di rimettere in sesto le strade
che collegano le persone fra di loro,
perché come potrebbero comunicare con Te
se rimangono separate e divise tra loro?”.
(Charles Singer)
Pausa di silenzio
LETTURE BIBLICHE
Salmo 23
Il
SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
2 Egli
mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque
calme.
3 Egli
mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per
amore del suo nome.
4 Quand'anche
camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei
alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua
verga mi danno sicurezza.
5 Per
me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei
nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa
trabocca.
6 Certo,
beni e bontà m'accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e
io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.
Dal Cantico dei cantici 8,6-7
"Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato".
Predicazione
Nella vita come nella Bibbia possiamo trovare descritte esperienze tristi di guerra di ingiustizie, di soprusi dei potenti.
In questi giorni poi il panorama, mondiale ma anche nostrano, è costellato di violenze, di oppressioni, di uccisioni, di fatti di sangue e di diritti calpestati.
Per questo, per contrastare la violenza e la brutalità, la Bibbia ci regala tanti passi in cui ci parla di giustizia , di pace e di amore.
Ho scelto per la nostra celebrazione un libro biblico “Il Cantico dei Cantici” che è una vera e propria raccolta di racconti di amore ed è soprattutto il canto dell'amore umano come dono di Dio.
Anche nei giorni tristi la testimonianza biblica ci invita a non dimenticare la gioia dell'amore declinato nelle sue molteplici dimensioni: amore interpersonale, amore coniugale, amore comunitario, amore e amicizia solidale.
Nella nostra tradizione cristiana spesso tutto ciò che riguarda l'amore, i sentimenti, la sessualità, la corporeità....era, e in parte ancora molto visti con sospetto. La Bibbia, titolando questo libro “Cantico dei Cantici”, usa un superlativo, cioè vuol dire il più bel canto.
Si dice che l'amore è forte come la morte e che esso è una fiamma di Dio.
Sono belle e promettenti le immagini: nessuna inondazione può spegnere l'amore che non è barattabile con nessun altro bene. L'Autore non è un ingenuo che non conosce le contraddizioni esistenti nelle relazioni d'amore, ma vuole infonderci la fiducia per sollecitarci a valorizzare il dono dell'amore.
Questo brano del Primo Testamento è una perla che è stata sottratta alla lettura del popolo di Dio fino ai tempi del concilio vaticano II agli inizi degli anni 60 del secolo scorso. Tutto il disprezzo e la diffidenza verso la corporeità e la sessualità in particolare, hanno contribuito a costruire una storia del cristianesimo come nemico della felicità e della libertà dei sentimenti.
Interventi liberi
Musica
Preghiera comunitaria
O Dio, Tu che ami la vita e la felicità delle creature, aiutaci a far crescere la fiducia e l'amore tra le persone e fa che per nessuno la vita sia un inferno desolato
Che bello, o Padre, sapere che l'amore è possibile, fa che i nostri corpi comunichino senza violenza.
Fa' che anche la nostra comunità maturi e diventi luogo dove impariamo ad amare. Mettiamo davanti a Te le nostre poche forze, il nostro amore spesso inefficace ed impotente.
Memoria della cena
La memoria della cena di Gesù ci renda disponibili, o Dio, a percorrere la sua strada.
Gesù era seduto a tavola in mezzo ai discepoli e alle discepole, prese del pane e lo spezzò e lo distribuì dicendo:”Prendete, mangiatene tutti; questo pane spezzato vi ricordi la mia vita che sarà spezzata , condivisa e donata. Questo gesto sia per voi un simbolo, un ricordo della mia vita. Poi prese la coppa del vino e alzando gli occhi a Te o Dio, in preghiera la fece passare ai discepoli: “Sì, questa coppa di vino rosso, rimane vino, ma vi ricordi che la fedeltà alla causa di Dio mi costerà lo spargimento del sangue.
Fate questo per non dimenticarvelo”.
P. Preghiera di condivisione
Musica
Lettrice/lettore
Signore, Dio della vita, sorridi e spargi forza e calore sui nostri amori!
Rendili capaci di aprirsi alle novità, al rinnovamento.
Metti la Tua gioia, abbatti le chiusure e guarisci io rapporti guasti, liberaci dall'egoismo che è la tomba dell'amore e dell'Evangelo.
Fa' che al primo posto non ci sia il generico amore degli altri, ma il concreto amore dell'altro, dell'altra!
Preghiere spontanee
BENEDIZIONE FINALE
O Dio .
Ti lodiamo per tutto quello che ci doni,
e per tutto quello che ci chiedi.
Perché così ci fai vedere che siamo figli tuoi,
ci insegni che siamo tutti
fratelli e sorelle gli uni degli altri .
Ci dici che siamo nati dal tuo amore,
e per il tuo amore!
Solo ci domandi di amare senza esclusione.
Comunità cristiana di base , via città di Gap,13 Pinerolo – Celebrazione preparata da Fiorentina Charrier
Se n’è andata in silenzio, ieri pomeriggio, in una stanza d’ospedale, dove era stata trasferita dal carcere in seguito al precipitare delle sue condizioni.
Manifesto su Dio
p. Pedro Serrano García
Secondo la Bibbia e l’esperienza umana, è evidente che nessuno ha mai visto DIO. Con successi ed errori, nel corso della storia noi esseri umani abbiamo cercato di conoscere l’immagine autentica del Supremo trascendente; ma provare la sua esistenza o inesistenza supera le capacità di credenti e di non credenti. Comunque, il Magnifico sconosciuto può essere intuito dietro il caso e i milioni di trilioni di coincidenze date in modo che esistano l’impressionante universo in espansione con i suoi miliardi di galassie, la meravigliosa vita manifestata in milioni di specie e, soprattutto, l’ammirevole umanità composta da esseri umani intelligenti e liberi. Allo stesso modo, sembra chiaro che noi credenti abbiamo concezioni diverse riguardo all’Essere Supremo, alcune sono errate o alienanti, e altre sono corrette e solidali. Di fronte a questa diversità sulla natura divina:
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio denaro, che divide gli esseri umani in classi sociali, condannando gli impoveriti alla miseria e privilegiando i ricchi nell’opulenza.
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio indifferente, che guarda impassibile come gli uomini soffrono, combattono e si battono in difesa dei loro interessi e delle loro ideologie, senza intervenire nella storia affinché l’armonia tra le persone e i popoli possa risplendere nel rispetto del medio ambiente.
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio guerriero, sostenitore di individui potenti e di grandi potenze che praticano la violenza armata, lo sfruttamento economico, la colonizzazione politica e il saccheggio dei popoli in via di sviluppo.
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio Giudice, che punisce chi pecca (anche se per errore, debolezza o ignoranza nella sua marginalità); mentre premia gli autoproclamati puri (anche se praticano complimenti formali senza amore per il prossimo o compassione per gli svantaggiati).
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio individualista, che favorisce la spiritualità e la salvezza personale e non tiene conto della comunione fraterna con i cittadini ed i senza tetto.
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio autoritario, che consacra gerarchi e preti, mentre sottovaluta laici e donne come credenti di seconda classe.
- Mi dichiaro ateo rispetto al Dio dogmatico, che si manifesta in un’unica chiesa verticalista, rigettando le altre chiese come sbagliate, le altre religioni come pagane e le culture agnostiche come spregevoli.
Ma, come discepolo umile e imperfetto di GESÙ, oso affermare:
- Credo nel Dio amore, che accoglie giusti e peccatori, atei e credenti, ignoranti e saggi come i suoi figli e figlie, infondendo negli esseri umani la luce della fraternità comunitaria e universale tra le persone e i popoli.
- Credo nel Dio della Vita, che incoraggia le comunità a condividere i beni della creazione e della produzione umana in società giuste, pacifiche e umanitarie, dove i bambini, gli anziani, i malati e gli emarginati hanno la priorità.
- Credo nel Dio dei poveri, che incoraggia uomini e donne coscienziosi a costruire lo Stato Democratico del Benessere, superando la società di classi, favorendo la liberazione degli impoveriti e il lavoro dignitoso e giustamente remunerato per tutti e tutte.
- Credo nel Dio mite e umile, che, privato di ogni potere e ricchezza in Cristo, esalta i semplici e riempie gli affamati nel suo Regno fraterno, mentre si addolora perché i potenti e i ricchi preferiscono idolatrare il denaro e il dominio.
- Credo nel Dio delle Beatitudini, che rende felici le classi impoverite, le persone e le comunità solidali e perseguitate per la promozione della giustizia, mentre bisogna dispiacersi per gli uomini invischiati nelle loro ricchezze, privilegi e dominazioni che causano nel mondo tanti mali e sofferenze.
- Credo nel Dio universale, che ama immensamente ogni essere umano, qualunque sia la sua religione, razza, cultura, nazionalità e genere, promuovendo tra i suoi discepoli la lotta pacifica perché tutti noi esseri umani siamo uguali in dignità e diritti, ricevendo secondo i nostri bisogni e contribuendo secondo le nostre capacità.
- Credo nel Dio Salvatore, che instilla permanentemente negli umanisti e nei profeti la forza per liberare gli oppressi rispetto alle classi dominanti ed ai loro collaboratori, manifestandosi nel contempo come il salvatore di giusti e peccatori, dei passivi e degli impegnati, degli sfruttatori e dei solidali.
Per tutto questo e data la mia natura fallimentare, confido nell’immensa misericordia di DIO-PADRE che, come il figliol prodigo, mi perdona e mi accoglie paternamente e maternamente, nonostante i miei errori e fallimenti.
Articolo pubblicato il 28.08.2020 dall’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com)
Traduzione
a cura di Lorenzo TOMMASELLI
Una lunga telefonata e una richiesta
Gentile don Franco, sono V. e ho 47 anni, vivo a Roma... mi hanno trasmesso oltre 50 sue conversazioni e così ho preso il coraggio di scriverle, ma poi ho deciso di telefonarle perché la lettera era troppo lunga.
Ho una storia di amori falliti...
Mi sono persa e strada facendo ho perso anche Dio... Due aborti e poi... storie strane… fino alla voglia di farla finita... (la telefonata qui non può essere riportata per riservatezza), ma ho voglia di non fermarmi a ciò che è stato...
Posso esprimerle un desiderio, anzi un bisogno che sento importante per me, anche se la mia richiesta le sembrerà strana? …
Cari saluti e a risentirci.
V. S. nome reale
Cara V. S.,
credo che cercherò di accogliere la sua proposta sia come vocale che come scritto sul blog. Conto di proporre alcune brevi riflessioni.
Ora che è avvenuto il grande rientro dalle ferie, può essere il momento più opportuno.
Cordiali saluti
don Franco, 22 agosto
Tra pochi giorni inizierò alcune conversazioni vocali su "La morte e il morire. Quando la morte è la mia, la tua…"
Sempre alle ore 18,30
La Bibbia, acqua di sorgente