sabato 8 maggio 2021

CHE COS'E' LA DEPRESSIONE? RISPONDE UMBERTO GALIMBERTI

 L’APATIA DEI GIOVANI

James Hilmann disse che il vero pazzo e colui che non è depresso in questo mondo. Ora, se essere depressi significa essere delusi, disorientati, senza energie, inadeguati, connessi e distanti, aggiornati e ignoranti, oltre che arrabbiati, stufi, impotenti nel percepire un’apparente e inafferrabile decadenza in ogni lavoro, disciplina, ambito o pensiero che esenta dalla legge del profitto, allora si, non sono pazzo per Hilmann, perché sono depresso! Cosa possiamo fare noi giovani, se la società moderna ci trascina averso l’apatia e l’isolamento? Quale sarà il prezzo da pagare per la nostra indifferenza, dentro e fuori di noi?

Emmanuel Ferri

eferri1992@gmail.com

Caro Emmanuel, lei non è depresso, perché, anche se al pari del depresso vive l’insignificanza dell’esistenza, che è poi la verità a cui allude Hilmann là dove definisce pazzi coloro che non la percepiscono in questo mondo, lei, a differenza del depresso, questa insignificanza non la trova dentro di sé come tratto tipico della sua personalità come accade al depresso, il quale, senza nessuno sguardo rivolto al futuro, abita solo il proprio “passato” che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui riaccordarsi, avvolto da quella solitudine che trova espressione nell’immobilità marmorea del suo volto e nel suo silenzio che nessuna parola riesce a perforare.

Lei invece avverte l’insignificanza del suo “futuro", da cui si sono congedati anche gli ultimi residui della speranza. E le parole che alla speranza alludono, le parole più o meno sincere che gli adulti rivolgono a voi giovani, le parole che vi invitano a non rassegnarvi, la parole che insistono nel prospettarvi un avvenire, le parole che promettono languono intorno a voi come rumore insensato che tradisce la nostra insincerità e smaschera la finzione e l’inconsistenza dei nostri incoraggiamenti.

Voi giovani sapete che non c’è gioia senza futuro, non c’è felicità nella successione dei giorni. Il sole che muore è lo stesso che ogni giorno risorge e, nel cerchio perfetto che il suo ritorno disegna, naufraga il progetto a cui per un giorno vi eravate affidati per reperire un senso nella vostra vita. Diventate inevitabilmente apatici, come lei dice, perché vedete troppa progettualità nello sguardo e nelle parole degli adulti, troppa speranza che vuol seppellire la vostra malcelata disperazione, che avvertite ogni volta che sporgete lo sguardo sul vostro avvenire.

Io penso a voi ogni volta che i nostri governi fanno uno scostamento di bilancio per soccorrere il “presente" di quanti, per via della pandemia, hanno perso parte del loro reddito. E voi con i vostri lavori, al “presente” saltuari, precari, a progetto, in affitto, che non vi assicurano neppure una decente pensione, come farete a pagare i debiti che oggi gli adulti contraggono per il loro “presente". Sarà per questo che, con la solita ipocrisia, per i contributi europei, che originariamente si chiamavano Next Generation, oggi, senza cancellare questa nominazione, quando se ne parla, usano tutti l’espressione Recovery Plan? Voi giovani siete già stati dimenticati anche nel modo di chiamare il fondo europeo che dovrebbe riguardare voi?

Nella vostra apatia, alla quale, come lei dice, neppure la parola “amore” riesce a sottrarvi, per chi ha uno sguardo forte e non si proibisce di guardar in faccia il vostro disagio così evidente, è possibile reperire le ragioni oggettive del vostro sconforto, che non può essere mascherato da promesse e programmi che alla fin fine non vi "ri-guardano”, perché innanzitutto, con il gran parlare che si fa su di voi e il vostro futuro, nessuno davvero vi “guarda”.

Il prezzo da pagare per la vostra indifferenza, di cui non siete gli autori, ma le vittime, non riguarderà solo voi, ma anche i vostri figli, se mai avrete la possibilità di metterli al mondo, in una società dove troppi evitano di pagare le tasse, dove la corruzione sembra essere la strada principale per ottenere le cose, dove la mafia si inserisce in tutti gli spazi lasciati vuoti dallo Stato, nell’indifferenza generalizzata, colpevole, questa sì, di generare la vostra sfiducia, la vostra indifferenza, la vostra apatia in cui siete stati sospinti in modo ineluttabile, e non per vostra scelta.

Umberto Galimberti, D Donna 24 aprile