Dedicarsi alla cura fuori dagli stereotipi di genere
Ilaria Gaspari
Domani 1/08
La tradizione della filosofia come cura ai mali dell'animo è antica e gloriosa.
Non di rado si è incarnata in un topos molto fortunato a partire da un testo che sarà caro a Dante, il De consolatione philosophiae
di Boezio (VI secolo d.C.) in cui una donna pietosa che altri non è che
la personificazione della filosofia stessa, soccorre il povero autore
incarcerato: quello della femminilizzazione di questa
filosofia-consolatrice, di questa filosofia che cura con fare materno e
tramuta in donna, lenisce le ferite, rassicura.
Oggi-anche
alla luce di quel che la pandemia ha rivelato con una certa brutalità, e
cioè che, aldilà delle prosopopee filosofiche della tarda latinità,
ancora resiste il pregiudizio per cui la cura è prerogativa tutta
femminile, materna, e un numero scandalosamente alto di donne ha dovuto
rinunciare al lavoro fuori casa per sobbarcarsi le incombenze
domestiche-oggi i tempi sono finalmente maturi per ripensare la cura
come responsabilità collettiva, per spartircene il peso abbandonando gli
stereotipi di genere, e godercela finalmente come un privilegio
accessibile a tutti.