venerdì 13 agosto 2021

MANI PULITE IN CENTROMAERICA

 Le élite del Guatemala cacciano il procuratore anticorruzione.

La lotta all’impunità della Commissione internazionale aveva coinvolto ex presidenti e ministri del paese.

Poi politici reazionari e settori economici conservatori hanno cacciato i membri dell’organismo uno alla volta.

In Guatemala la comunità internazionale è raccolta nel G13, il gruppo degli ambasciatori e delle cooperazioni dei principali paesi, con una presidenza semestrale a rotazione. In questo momento la presidenza protempore spetta all’Italia ma a oggi il gruppoG13 ancora non ha emesso nessun comunicato o dichiarazione sulla vicenda della rimozione del procuratore, né l'ha fatto l’Italia. C'è una responsabilità che il nostro paese si sta prendendo con tale silenzio, tanto che altri eminenti membri del G-13

(Usa, Germania, Regno Unito, Francia, Canada, Svizzera e Svezia) hanno dovuto firmare una condanna comune al difuori del gruppo.
In tale situazione complessa e delicata, pur mantenendo un rapporto equilibrato a livello diplomatico, l’Italia dovrebbe far sentire la sua voce e non impedire un pronunciamento del G-13 in quanto tale, come sembra stia avvenendo.
La Farnesina si deve muovere per non avallare le scelte di smantellamento delle strutture dello stato di diritto in Centroamerica e segnatamente in Guatemala. 

È nella tradizione diplomatica italiana sostenere i protagonisti della lotta alla corruzione in America Latina, soprattutto a favore di coloro che sono considerati a livello multilaterale baluardi contro il processo di infiltrazione di settori illegali o di gruppi della criminalità organizzata dentro le istituzioni pubbliche.

MARIO GIRO, politologo,

DOMANI, 2 agosto 2021