Le élite del Guatemala cacciano il procuratore anticorruzione.
La lotta all’impunità della Commissione internazionale aveva coinvolto ex presidenti e ministri del paese.
Poi politici reazionari e settori economici conservatori hanno cacciato i membri dell’organismo uno alla volta.
In Guatemala la comunità internazionale è raccolta nel G13, il gruppo degli ambasciatori e delle cooperazioni dei principali paesi, con una presidenza semestrale a rotazione. In questo momento la presidenza protempore spetta all’Italia ma a oggi il gruppoG13 ancora non ha emesso nessun comunicato o dichiarazione sulla vicenda della rimozione del procuratore, né l'ha fatto l’Italia. C'è una responsabilità che il nostro paese si sta prendendo con tale silenzio, tanto che altri eminenti membri del G-13
(Usa,
Germania, Regno Unito, Francia, Canada, Svizzera e Svezia) hanno
dovuto firmare una
condanna
comune al difuori del
gruppo.
In
tale situazione complessa e delicata, pur mantenendo un rapporto
equilibrato a livello diplomatico, l’Italia dovrebbe far sentire la
sua voce e non impedire un pronunciamento del G-13 in
quanto
tale, come sembra stia avvenendo.
La
Farnesina si deve muovere per non avallare le scelte di
smantellamento delle strutture dello stato di diritto in
Centroamerica e
segnatamente
in Guatemala.
È nella tradizione diplomatica italiana sostenere i protagonisti della lotta alla corruzione in America Latina, soprattutto a favore di coloro che sono considerati a livello multilaterale baluardi contro il processo di infiltrazione di settori illegali o di gruppi della criminalità organizzata dentro le istituzioni pubbliche.
MARIO GIRO, politologo,
DOMANI,
2 agosto 2021