venerdì 13 agosto 2021

IN DIALOGO CON IL TEOLOGO PAOLO GAMBERINI

 Osservazioni a margine dopo la riflessione di Paolo Gamberini. 

Paolo Gamberini, gesuita e teologo di grande intelligenza e fecondità, in queste brevi pagine che ho riportato da Rocca del 15 luglio, ci riconcilia con la più rigorosa ricerca storica sul Gesù ebreo apocalittico. 

Di queste voci e di questi testimoni abbiamo bisogno per uscire dall'immobilismo dogmatico e dalle “tante verniciature” della dogmatica cristiana.

Viviamo fortunatamente una stagione in cui le nostre  biblioteche ci hanno aperto la mente e il cuore su orizzonti che, non del tutto assenti anche nella elaborazione ebraica dei secoli XV e XVI, sono stati sepolti dall'orgia dogmatica precedente e successiva.

In questo blog ho segnalato molte altre opere che cercano in questa direzione. Il “viaggio” di Paolo Gamberini si muove in un orizzonte storico ed esegetico di grande rigore.

Le mie considerazioni sono osservazioni marginali, segnate dai limiti delle mie conoscenze.

Inceppo e mi sento piuttosto diffidente nel passaggio al Cristo cosmico, al Gesù come pienezza compiuta dell'umano che rischia di rimettere in campo la  dogmatica dell'incarnazione, come “automanifestazione del Logos” ( J. Macquarrie ).

Così, dentro le premesse dogmatiche cristiane, mi resta difficile rileggere in modo storico e teologico liberante il numero 22 della Gaudium et Spes.

A mio avviso, la realtà e la testimonianza dell'incarnazione non possono più passare attraverso la concezione e la formulazione del dogma che intendono il “Figlio di Dio” in modo ontologico. 

Apprezzo tutti gli intelligenti sforzi reinterpretativi, ma il percorso cristologico da Nicea- Efeso - Calcedonia a me sembra una prigione che pervade tutta la dogmatica, la catechetica e la liturgia cristiana.

Nel rispetto delle varie reinterpretazioni, preferisco un'altra strada. Per me tutto il creato è trasparenza di Dio, è la Sua epifania perché “in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17,28). Resto ancorato al Gesù ebreo, marginale; per me è la principale testimonianza del “Dio cosmico”. 

 Nella mia fede solo Dio è cosmico. Gesù resta una testimonianza particolare e parziale, per quanto unica e decisiva per me.

Faccio fatica a pensare che una persona come Gesù di Nazareth, storicamente situata nella contingenza e nella relatività di tutto ciò che è creaturale, costituisca la pienezza dell'umano che, per sua natura, fa parte di un processo evolutivo verso la pienezza. 

 Ancora: per questa concezione della creaturalità, mi resta difficile pensare che “tutti gli esseri dal più piccolo al più grande conosceranno e diventeranno Dio”.

Chiusa questa parentesi, penso che le riflessioni di Paolo Gamberini ci indichino in quale orizzonte possa rifiorire la nostra fede nel Dio di Gesù.

Un grazie sentito a Paolo Gamberini per questa occasione di dialogo.

Franco Barbero