Cappato “Che svolta le 500 mila firme di giovani e cattolici per l’eutanasia”
di Concetto Vecchio
La Repubblica 18/8
Marco Cappato, quando ha capito che era fatta?
«Su Instagram c’era un’esplosione di pagine gestite da giovani. Ed erano ragazzi di provincia, di centri che io, che ho girato l’Italia, spesso non avevo mai sentito nominare».
È merito dei millennials se avete già sfondato il muro delle 500mila firme?
«In buona parte sì. Due fasce sono state decisive: quelle dei giovanissimi, e quella degli anziani.
I primi hanno davanti gli occhi la sofferenza di un nonno, gli anziani invece temono una morte atroce. In breve sul sito si sono registrati 1300 volontari under venti, ragazzi che in breve hanno coinvolto i loro amici».
Se l’aspettava?
«Non così. Come Associazione Coscioni abbiamo presentato il quesito ad aprile. Eravamo ancora nel cuore della pandemia e prevaleva in alcuni di noi la paura che un referendum, che ha per oggetto la morte, potesse spaventare».
In quanto tempo avete raccolto le firme necessarie?
«In un mese e mezzo».
Cosa vi dicevano ai banchetti?
«Ogni volta che ci sono andato io si è sempre presentato un cittadino, giovane o vecchio, che mi ha raccontato di avere, o di avere avuto, un parente ammalato di Sla o di tumore. Mi guardano negli occhi e dicono: “Grazie!”».
I giovani si offrivano anche di realizzare un banchetto?
«Sì, e io sulle prime ero scettico sulla loro tenuta. Pensavo che si sarebbero rotti le scatole a rimediare un autenticatore, a chiedere l’autorizzazione all’uso del suolo pubblico, a fare domanda per tutta la burocrazia che occorre in casi del genere. Invece non si sono fatti spaventare. È una generazione sorprendente, che vede questo referendum come un gesto politico, di libertà».
Quindi è una battaglia sentita anche nell’Italia profonda?
«I ragazzi ai banchetti li ho visti anche a Camaiore, in Toscana, ad Acquavita delle Fonti, nel Barese, a Lamezia Terme, a Marina di Ragusa».
Come lo spiega? Col fatto che la malattia sia più visibile di un tempo?
«Non c’è dubbio. Nel 1930, quando venne varata la legge che noi vogliamo abolire, non c’erano le terapie intensive. Dj Fabo sarebbe morto sul colpo. Un malato di Sla non poteva sopravvivere per anni, come avviene adesso. Quando conobbi Luca Coscioni non avevo mai sentito parlare della sclerosi laterale amiotrofica. I casi di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Fabo sono nell’immaginario collettivo. Le loro storie fanno impressione, specie a un ragazzo di 18 anni».
Cosa chiedete esattamente col referendum?
«Di abolire la parte dell’articolo 579 del codice penale che prevede quindici anni di carcere per il reato di omicidio del consenziente. Mentre vogliamo mantenere la parte che sanziona chi aiuta a morire un minore o una persona con una deficienza psichica».
È un tema divisivo?
«Nel Palazzo più che nella società.
Vengono a firmare anche i cattolici.
La stessa Mina Welby è molto credente. Non ci sono sostanziali differenze tra chi è destra o di sinistra. Hanno firmato sindaci e parlamentari leghisti e di centrodestra. È un tema trasversale.
E questo spiega il successo della raccolta di firme».
Questa trasversalità invece come nasce?
«Il vissuto delle persone viene prima delle appartenenze e delle ideologie».
La Chiesa però vi accusa di eugenetica.
«Parla anche di salutismo giovanile, con riferimento alla mobilitazione dei ragazzi come se fossero scelte superficiali. Ora parlare di eugenetica significa fare riferimento a fenomeni storici che non c’entrano nulla. L’eutanasia legale è fondata sulla volontà libera della persona».
La vita non è sacra sempre, fino alla fine?
«Imporre una scelta a un malato che passa attraverso sofferenze indicibili non è una forma di tortura? Che strade ha oggi, un malato, di fronte a questo dolore senza speranza?
Buttarsi dalla finestra, come Monicelli. O andare in Svizzera, in qualche clinica».
Il testamento biologico non è già uno strumento sufficiente?
«È lo strumento con il quale il malato può sospendere le terapie per quando non sarà più in grado d’intendere e volere. L’eutanasia invece è una scelta per un malato perfettamente lucido che chiede di essere aiutato a morire».
E il suicidio assistito?
«È possibile, secondo la Consulta. Le persone affette da malattie incurabili e tenute in vita da terapie possono farvi ricorso. Ma finora mai nessun servizio sanitario italiano ha fatto rispettare la volontà di un malato».
Perché?
«In assenza di una legge che definisca procedure precise la struttura sanitaria non si sente obbligata, pur essendolo».
Cosa potrà fare un malato terminale se vincete il referendum?
«Chiedere a un medico di somministrargli la sostanza letale, come accade già in Olanda, Belgio, Lussemburgo, e da pochi mesi anche in Spagna».
Quando si voterà?
«La prossima primavera, tra il 15 aprile e il 15 giugno».
A quante firme puntate?
«Settecentocinquantamila è la soglia di sicurezza, ma possiamo arrivare a un milione».