Spopolamento
I paesi italiani, quelli lontani dalle grandi città, quelli che stanno sulle colline e sulle montagne, hanno cominciato a perdere abitanti dall'inizio degli anni Sessanta.
Da questi paesi la gente emigrava anche prima, ma gli abitanti non diminuivano più di tanto perché comunque c'erano molte nascite.
L'emigrazione portava via persone, ma da un altro lato portava reddito. Molte delle case che vediamo adesso nei paesi sono state costruite coi soldi dell'emigrazione. Adesso non è più così. Chi emigra non lo fa con l'idea di farsi la casa più grande in paese o di mandare i soldi alla sua famiglia. E si emigra e si fa casa e famiglia altrove. Chi resta nei paesi più che abitarli li svuota. Sono gli scoraggiatori militanti, i luminari dell'accidia, quelli che lavorano nell'unico cantiere aperto nei paesi, il cantiere della sfiducia. Una situazione molto grave e di fatto ignorata dalle politiche nazionali e regionali. Più che di politica potremmo parlare di esercizi di stile. Non si combatte lo spopolamento, si dà solo l'idea che si vorrebbe farlo. Le varie strategie messe in campo sono delle sceneggiature fatte e rifatte in attesa di un film che non comincia mai. E gli attori principali, i giovani, continuano ad andare via. Nessun governo si è mai occupato seriamente dell'anoressia demografica dei paesi italiani. E anche adesso che ci sono tante risorse economiche disponibili, anche adesso si capisce benissimo che la transizione ecologica non sarà una transizione verso i paesi.
Franco Arminio – L'Espresso – 24 ottobre 2021