domenica 29 marzo 2026

da Domani del 19/03/2026

Il Libano allo stremo è diviso su Hezbollah. 

<<Soltanto il Partito di Dio può resistere>>

di Agnese Ranaldi


Gli abitanti di Beirut esasperati dalle bombe dell’Idf: «Moltissimi sono contro i miliziani, ma non vedono alternative, l’esercito è troppo debole». Intanto l’Idf annuncia nuovi attacchi contro ponti e valichi sul fiume Litani, nel sud del paese.


«Io sono cristiano e ho combattuto nelle milizie durante la guerra civile. Oggi sostengo Hezbollah perché è l’unica forza armata che resiste contro i sionisti». Hadi prende un caffè su una terrazza di Geitawi, un quartiere a maggioranza cristiana di Beirut. Ha una sessantina d’anni e fa l’imprenditore. «Non siamo felici di essere in guerra, ma siamo libanesi – dice – Siamo abituati alle bombe e anche a suoni come questo», indica il cielo. Il ronzio di un drone israeliano sopra la sua testa non viene coperto nemmeno dalle casse del Kalei Cafè, che mandano musica ininterrottamente.

Il fuoco incrociato tra Hezbollah e le Israeli Defence Forces non ha smesso di mietere vittime e di produrre sfollati. Nelle ultime ore le forze armate israeliane hanno annunciato attacchi imminenti contro ponti e valichi sul fiume Litani, nel sud del Libano, per impedire a  Hezbollah il trasferimento di uomini e armi. Il portavoce Avichay Adraee ha parlato di operazioni <<mirate>> contro attività terroristiche. L'Idf ha invitato i civili a evacuare le aree interessate e a spostarsi a nord del fiume Zahrani, evitando il sud per motivi di sicurezza.

Esodo biblico

Il protrarsi della guerra sta mettendo a dura prova la popolazione libanese, con oltre un milione di persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa. <<Nei prossimi giorni devo scendere a casa a Saida - dice Zaynab, che lavora come cooperante in una Ong italiana - vado a controllare in che stato si trova>>. Di fronte allo sguardo preoccupato dei colleghi aggiunge: <<Devo prendere cose, vestiti. Ho lasciato tutto il cibo nel frigo, starà andando a male>>. Visto dall'alto, l’esodo forzato dei residenti libanesi del sud deve avere dimensioni bibliche. Ma per le persone in carne ossa è una pratica da sbrigare con pragmatismo: bisogna pulire il frigo dal cibo scaduto, prendere un cambio in più per le notti che verranno. <<Mio figlio ha bisogno almeno di un altro paio di pantaloni e una maglietta>>, dice Bassam, anche lui di Saida. Fa il driver a Beirut da quando la sua famiglia si è rifugiata in uno shelter del quartiere di Hamra. <<Non c’è più tanto lavoro, la benzina costa tantissimo. Non rientro nemmeno del necessario per pagare il noleggio di quest'auto>>, dice. Auto che, oltre ad essere la sua unica fonte di reddito, è anche, temporaneamente, la sua casa. La stanza in cui sono rifugiati moglie e parenti ospita già altre 21 persone. 

Nonostante la precarietà e lo stato di emergenza in cui vivono, molti sostengono ancora che Hezbollah sia l'unica possibilità che hanno per non soccombere a quella che una donna definisce <<la prepotenza dell’Idf>>. E’ una sciita rifugiata in uno Shelter di Sabra, ma nonostante il desiderio di tornare a casa dice: <<Ora è il momento di sostenere la resistenza e il presidente (Nabih) Berri (il presidente del Parlamento libanese, che per prassi costituzionale appartiene alla comunità sciita, ndr)>>. Non sorprende che a pensarla così sia un membro della comunità sciita, mentre Hadi, nel mosaico etno-confessionale libanese, appartiene a una comunità storicamente ostile a Hezbollah. <<Ho combattuto con il Kataeb Party (il partito-milizia delle famigerate “falangi cristiane”, ndr) sotto la guida di Bashir Gemayel>>, racconta ancora mentre fuma un sigaro al Kalei Cafè. <<Era un’altra guerra, quella contro l’occupazione siriana e i suoi alleati libanesi, drusi e sunniti. Hezbollah non c’era ancora>>.

Oggi guarda con rassegnazione alla debolezza dell’esercito libanese, cui attribuisce la gravità della situazione. <<Il mio popolo è dilaniato da tutte queste guerre. E anche a causa della forte propaganda, a mio parere il 60% della mia comunità, che è cristiana, è ora contro Hezbollah>>. Ma la divisione non è così netta. <<Penso ci sia una buona parte di persone che comunque continua a sostenerli - dice - almeno finché l’esercito nazionale non sarà pronto ad attivarsi per proteggerle>>.

Come resistere

Quel che è certo è che dopo anni di crisi economica e instabilità politica, sostenere un’altra guerra è sfiancante. <<La gente è esausta, non ne può più - spiega Marco Di Donato, professore associato di Storia dei Paesi islamici presso l’Università di Palermo e autore del libro Hezbollah. Storia del Partito di Dio (edito da Mimesis) - Ma le reazioni delle persone non sono univoche>>. Secondo il docente, infatti, non è la prima volta che in Libano vede emergere opinioni diverse all’interno della stessa comunità religiosa. <<Non sorprende che anche chi abbia militato in fazioni politiche ostili, in linea teorica, ad Hezbollah possa oggi ritenere accettabile la via della lotta armata indicata dal Partito di Dio. Come anche storici sostenitori di Hezbollah ne prendono oggi le distanze considerando inaccettabile la linea dei miliziani sciiti>>. 

L'apparente contraddizione si spiega, sottolinea Di Donato, secondo quella che è una caratteristica tipica del variegato universo etno-confessionale del paese: "Deve essere chiaro che in Libano le dinamiche confessionali non sono affatto legate alla religione. Sono soprattutto dinamiche di potere>>. I vari gruppi si riconoscono nella dimensione degli interessi comuni, soprattutto economici, più che nella condivisione di un dogma. <<Questo è il gioco libanese>>, spiega. In un paese che deve affrontare l’ennesima guerra, il sostegno a Hezbollah potrebbe talvolta apparire più come una mancanza di alternative che come una scelta ideologica, soprattutto considerando la debolezza dello Stato libanese. Oggi, però, più che le vecchie linee di frattura, a dominare è un sentimento nuovo: <<Sento che molto più che in passato predomina la paura - conclude il docente - Paura che la situazione sfugga di mano e che diventi impossibile da controllare>>.