da Internazionale del 20/06/2026
Sommersi dalle patate
di Geer, Belgio
Il Belgio, il maggiore esportatore mondiale di patatine fritte, è alle prese con una grave crisi dovuta all’enorme quantità di prodotto invenduto. Le cause, spiega il New York Times, stanno nei dazi voluti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma anche nella feroce concorrenza asiatica e nella crisi climatica. Per mesi il prezzo di una tonnellata di patate sul mercato belga è rimasto praticamente a zero; tre anni fa era di quasi seicento euro. Il problema è il surplus di patate prodotto nel 2026. Grazie al bel tempo, spiega il quotidiano statunitense, c’è stato il miglior raccolto europeo di patate degli ultimi otto anni, proprio mentre gli agricoltori hanno avuto difficoltà a vendere perché i dazi dell’amministrazione Trump hanno colpito le esportazioni negli Stati Uniti, il secondo mercato dopo il Regno Unito. Allo stesso tempo i nuovi concorrenti dall’Asia hanno acquisito fette di mercato. “Più di recente”, inoltre, “la guerra in Iran ha fatto aumentare i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti spingendo le persone a ridurre i consumi”. Di conseguenza i margini di profitto delle aziende, già sottili, si sono annullati. Il blocco dello stretto di Hormuz ha anche reso più difficile esportare le patatine fritte in paesi come Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, tutti grandi consumatori di questo alimento. Le vendite all’Arabia Saudita, il terzo mercato per le patatine fritte europee, erano diminuite dell’11% già nel 2015 ed è probabile che siano scese ulteriormente dopo l’inizio della guerra contro l’Iran.