TURCHIA
Stretta sui diritti e le opposizioni
Il vertice Nato di Ankara, svoltosi lo scorso luglio, ha riportato l’attenzione internazionale sulla situazione interna della Turchia, ma le tensioni emerse in quei giorni non rappresentano un episodio isolato. Secondo un'inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, nelle settimane precedenti al summit le autorità turche hanno intensificato arresti, divieti e procedimenti giudiziari contro oppositori, giornalisti e attivistl: oltre 200 persone sono state fermate durante operazioni di polizia nella capirale, vietate manifestazioni mentre erano pubbliche fino al 10 luglio.
Tra i casi più discussi quello del comico Deniz Göktas, poste in custodia cautelare con le accuse di “insulto al presidente” e “offesa ai valori religlosi” per uno spettacolo satirico su Recep Tayyip Erdogan. Nello stesso periodo sono state arrestate anche due giornaliste: Buse Sögütlü di T24 e Ceren Erdogdu di Oda?'V, con accuse legate al terrorismo.
Secondo Human Rights Watch, (Hrw) che nel rapporto Turkiye: Crackdown Ahead of NATO Summit ha denunciato una «spietata intolleranza verso la libertà di parola e di associazione», le autorità non hanno fornito elementi pubblici sufficienti a dimostrare i reati contestati. Gli episodi legati al vertice Nato hanno reso visibile una dinamica più ampia: da anni il governo di Ankara utilizza strumenti giudiziari e amministrativi per limitare lo spazio dell'opposizione politica, dei media indipendenti e della società civile.
Hrw segnala in particolare le pressioni sul principale partito d'opposizione: il Chp, e il progressivo ridimensionamento della figura di Ekrem Ímamoglu, sindaco di Istanbul e principale sfidante politico di Erdogan. [ML]
da confronti, settembre '26