da Adista del 10/2026
Il mondo dei bambini di Gaza
Spazzatura, topi e malattie
di P. Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza City
Cari amici di Pro Terra Sancta, scrivo dal mio ufficio in parrocchia, approfittando del fatto che in questo momento la connessione internet funziona, anche se oggi c’è e domani chissà. Per potervi scrivere consumiamo diesel che compriamo a 10 € al litro, dato che quasi tutti i nostri pannelli solari sono stati distrutti da bombardamenti. Qui ogni cosa, anche la più ordinaria, è diventata veramente complicatissima.
Io faccio spesso un paragone: questa guerra è come il grande tsunami del 2005 o come un tornado terribile. Ma l'orrore vero è che dopo lo tsunami la gente pulisce e inizia a ricostruire, mentre qui la tempesta è passata ma non è iniziato nessun lavoro, non c'è il minimo segnale di ricostruzione. Le stime parlano di oltre l'80% di distruzione, ma non permettono l'ingresso di cemento, ferro, legno o vetro per riparare i danni.
La popolazione vive letteralmente nel nulla. Chi ha perso la casa si adatta a vivere sui ruderi o dentro le tende. All'inizio le tende venivano distribuite, ma adesso c'è una speculazione tremenda e la gente è costretta a comprarle a caro prezzo, pagando migliaia di shekel.
Le fognature sono completamente distrutte e la poca acqua disponibile è contaminata dagli scarichi. Noi siamo fortunati perché la cisterna d'acqua che si trova sotto la nostra chiesa, per grazia di Dio, continua a dare da bere a migliaia di persone del quartiere senza esaurirsi mai.
Quando esco per andare a trovare i malati o per celebrare la messa, vede i bambini cercare tra la spazzatura o giocare in mezzo a pozzanghere di fogna, con i topi che girano intorno le macerie. Questa sporcizia sta provocando un'epidemia di dissenteria, infezioni e malattie della pelle che non possiamo curare, perché gli ospedali sono distrutti e mancano persino medicinali per il diabete o la pressione.
Un semplice accendino di plastica costa 70 shekel, che sono quasi 20 €. Ma la gente è costretta a comprarlo, per bruciare il legno o il cartolo per scaldare il cibo. Nei mercati si trova qualcosa, ma mancano i contanti; le banche sono rase al suolo.
In mezzo a questo calvario, andiamo avanti. Siamo riusciti a riaprire la nostra scuola. Oggi abbiamo 460 alunni, sia cristiani che musulmani, da sempre nostri studenti. Non hanno quaderni, non hanno matite, e si siedono in tre o quattro su un'unica scrivania, ma la loro voglia di futuro é più forte di tutto. Quando chiediamo loro di fare dei disegni, usano ancora solo il nero delle distruzioni e il rosso del sangue.
Noi siamo qui per guarire queste ferite.
Nonostante tutto resistiamo qui perché la parrocchia è un’oasi per tutti e vi assicuro che nella nostra gente non c'è nessun sentimento di vendetta, solo un immenso desiderio di pace. Grazie per tutto l'aiuto che continuate a darci con il sostegno di tutti benefattori. Vi prego, non dimenticate Gaza.
Ogni vostro aiuto qui ci permette di continuare a vivere e sperare. Vi ringrazio per la vostra amicizia.