da Il Fatto Quotidiano del 07/10/2026
Intervista a Gideon Levy
“Da allora è passata l’idea che Israele può fare quello che vuole”
di Roberta Zunini
Nel terzo anniversario del pogrom del 7 ottobre e a tre settimane dalle cruciali elezioni israeliane, Gideon Levy, lo scrittore ed editorialista di Haaretz, il primo fin dagli anni 80 a denunciare il sistema di apartheid e le violenze quotidiane di Israele contro i palestinesi, dipinge un quadro a dir poco fosco circa il futuro nel suo paese.
Levy, cosa è cambiato per gli israeliani in seguito all’inchiesta pubblicata dal suo giornale che ha svelato come il primo ministro Benjamin Netanyahu avesse del tutto ignorato gli avvertimenti sui preparativi di Hamas del pogrom del 7 ottobre ritenendo che al leader di Hamas, Yahya Sinwar, bastassero, i soldi e il potere?
Per i suoi sostenitori non è cambiato nulla, questi continueranno a votarlo senza se e senza ma come fanno tutti gli elettori dei populisti. Per coloro che invece lo criticano, c’è stato un cambiamento perché hanno avuto l’ennesima prova della sua mancanza di responsabilità e persino dei suoi crimini. Dovrebbe esserci un maggior cambiamento nelle intenzioni di voto di quel 20% della popolazione ancora indecisa.
Quali rischi corre Netanyahu se non dovesse essere rieletto e se, al contempo, i processi a suo carico dovessero proseguire?
Credo che qualora non venisse rieletto cercherà un accordo per far sì che i processi vengano cancellati e tutti saranno contenti di farlo. Finora l'ostacolo è stato il non essere pronto, anzi il suo rifiuto di lasciare la vita politica., ripeto, se non venisse rieletto, penso, vorrà trovare un accordo e a quel punto i suoi processi verranno cancellati anche perché la loro conclusione è ancora lontana. Tutti vogliono mettere un punto fermo. Se però perdesse ma volesse ancora correre per un altro mandato, allora i processi non cadrebbero.
Ma lei crede vincerà ancora?
È veramente difficile fare una previsione punto secondo i sondaggi non ha i voti per formare un governo né una coalizione di governo ma non li ha neanche l'opposizione. I sondaggi però possono sbagliare, come è accaduto più volte nel passato.
Se il blocco di opposizione accettasse di includere i partiti arabi, che sono stati recentemente riammessi dalla Corte costituzionale a partecipare alla corsa elettorale, potrebbe vincere?
Sì, peccato che anche l’opposizione non li voglia includere.
Perché anche i partiti di opposizione sono razzisti?
Esatto. Proprio così, sono razzisti come quelli avversari.
Se il documentario Naza sul genocidio ancora in corso a Gaza venisse proiettato in Israele farebbe cambiare idea agli israeliani sul comportamento dell’esercito?
No, perché quasi nessuno andrebbe a vederlo.
Com'è cambiata la società israeliana ha tre anni dal 7 ottobre?
C’è stato un enorme cambiamento. Innanzitutto è passata l’equazione che Israele ha il diritto di fare ciò che vuole, persino un genocidio. La società è diventata molto più violenta anche al proprio interno, molto più razzista. Siamo divisi socialmente, anche nel senso che i laici sono contro gli ultraortodossi e viceversa, gli ashkenazi contro i mizhraim e viceversa. Va tuttavia sottolineato che se nella sfera sociale c’è un’estrema polarizzazione, in quella politica c’è una visione unica, di destra, caratterizzata da un comune denominatore: nessun palestinese è più considerato innocente.
Cosa sta succedendo in Cisgiordania?
Una pulizia etnica per mano dei coloni sostenuti dall’esercito mandato dal governo.
Qualcuno in Israele crede ancora alla soluzione dei due Stati per due popoli?
No. I politici israeliani, indistintamente, non vogliono più uno Stato palestinese. Punto.
Se Netanyahu dovesse vincere ancora, come vede il futuro di Israele?
Terribile. Non penso che potrei ancora fare un’intervista come questa perché verrebbe molto limitata, se non addirittura abolita, la libertà di parola, di opinione, di critica e il parlamento sarà composto solo da politici ebrei. Non ci sarà più alcun partito arabo. La democrazia si trasformerebbe in autocrazia.