lunedì 23 ottobre 2017

COME LE PULCI


"Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative".
Etty Hillesum

ALBERT SCHWEITZER

"L'idea che gli esseri umani in quanto tali abbiano diritto alla nostra solidarietà non ha mai posseduto quella validità illimitata cui avrebbe diritto: dobbiamo ammetterlo. E' un'idea che è stata minacciata fino ai giorni nostri – e lo è tuttora – dalla forza delle distinzioni di razza, di fede religiosa e dall'appartenenza nazionale, per mezzo delle quali il prossimo diventa nostro nemico, nei confronti del quale non possiamo che avere indifferenza o diffidenza".

LA REALTA'

L'abbondanza divide il villaggio più delle privazioni".
Proverbio del Sudan

SAGGEZZA

"Un aspetto rasserenante della natura è che la sua immensa bellezza è lì per tutti.
Nessuno può pensare di portarsi a casa un'alba o un tramonto".
Tiziano Terzani

COMUNITA' NASCENTE A TORINO DOMENICA 29 OTTOBRE

Ciao a tutte e tutti,
questa domenica 29 ottobre ci sarà l’incontro della Comunità nascente di Torino (in via Principe Tommaso, 4 a Torino), l’eucarestia-predicazione su “La capacità di soffrire” sarà preparata da Marianna e Chiara.
Il programma della giornata sarà il seguente: dalle ore 10,00 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l’eucarestia poi pranzo comunitario autogestito (chi desidera potrà portare qualcosa e poi si mangerà tutt* insieme) e nel pomeriggio sarà l’occasione per confrontarsi sulla Giornata internazionale del dialogo islamico-cristiano, che sarà il 27 ottobre. L’incontro terminerà verso le 15,30.

IMPORTANTE: domenica 29/10 ci sarà il cambio dell’ora quindi per arrivare puntuali all’incontro ricordatevi che le lancette dell’orologio vanno spostate di un’ora indietro.

Un abbraccio
Anna


SEGNALAZIONE GRADITA

'Pensa agli Altri'
Mentre prepari la tua colazione,
pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre,

pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua,

pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti ,

pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani,

pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.
(Mahmoud Darwish)

TONINO BELLO, VESCOVO

Si è asserito che collegare il discorso sulla pace, e quindi il discorso sulla guerra, con i discorsi sull'economia perversa che domina il mondo, sul profitto, sulla massimizzazione del profitto, sui debiti del Terzo Mondo, sulla crescente divaricazione tra Nord e Sud, sulla violazione pertinace dei diritti umani... significa fare la parte degli utili idioti.

Sicché, la giustizia, collocata da Dio stesso accanto alla pace quale sua partner naturale, continua a destare, purtroppo, più sospetto di quanto non susciti scandalo quando viene collocata, sia pure come aggettivo, accanto alla guerra. Tant'è che si parla ancora di “guerra” “giusta”.
Questa si che è convenienza contro natura!


UNA SVOLTA TEOLOGICA: IL PLURALISMO


PAUL KNITTER. Nessun altro nome?, Queriniana, Brescia 1991, pagg. 288, £.26.000.

L'opera, che compare solo ora in lingua italiana solo nel 1991 ha visto la luce in America ben 30 anni fa.
Il teologo cattolico, Autore di questo volume, ha al suo attivo una produzione di grane spessore e di profonda dirompenza. Il sottotitolo esprime bene l'orizzonte in cui si muove la ricerca: “Un esame critico degli atteggiamenti cristiani verso le religioni mondiali”. Nel volume “Oltre la confessione” (Ed. Tempi di Fraternità, Via Garibaldi 38 – 10122 TORINO), da me curato parecchi anni or sono, segnalavo la ricerca di Paul Knitter che la rivista internazionale di Teologia Concilium aveva proposto ai suoi lettori. Lo stesso Concilio Vaticano II, di cui siamo soliti sentire lodi enfatiche, abitava ancora fuori dalla prospettiva in cui si muovono le più recenti ricerche di Paul Knitter e John Hick di cui mi occupai 30 anni fa.
Ritengo che il presente saggio teologico rappresenti una provocazione ed una proposta destinate a sconvolgere l'orizzonte in cui si pensano e si muovono ancora molte chiese cristiane e non solo esse.
Infatti, veniamo (un po' tutti!) da esperienze la cui concezione fondamentale consisteva nel sentirsi al centro del “progetto” di Dio, al punto più alto della Sua manifestazione. Anzi, le chiese cristiane sono giunte ad elaborare una teologia che escludeva ogni possibilità salvifica fuori dai propri confini. Il funesto e celebre “fuori della chiesa non c'è salvezza” si caricò progressivamente di una valenza assoluta e dogmatica.
Anche quando si rifiutò questa posizione rigidamente esclusivista, non si fu in grado di andare oltre una concezione che vedeva nella propria esperienza la pienezza e la superiorità 'salvifica' mancante nelle altre.
Anche l'elaborazione del cristianesimo anonimo, oggi vigorosamente criticata per la sua radicale ambiguità, rimaneva prigioniera di una concezione che ha fatto del cristianesimo l'unico 'luogo' della rivelazione piena e perfetta dell'azione di Dio. L'unicità di Cristo, affermata come assoluta e normativa, ha fatto del cristianesimo una religione in cui il dialogo veniva concepito primariamente in funzione della conversione degli altri alla nostra esperienza, presupponendo la superiorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni. Esse, nella migliore delle ipotesi, avevano il compito di 'condurre' le persone ad incontrare la fede cristiana, svolgendo una funzione nobile, cioè quella di preparare la strada al cristianesimo.
A questo punto, adempiuto il loro compito e assolta la loro funzione, potevano scomparire. La teologia cristiana, cattolica-ortodossa e protestante delle religioni si appresta a salutare definitivamente questo orizzonte per entrare in una stagione in cui la propria identità e valenza non verranno più affermate in contrapposizione o in competizione 'salvifica con altre identità religiose?
E' troppo presto per dirlo, in un tempo in cui esistono molti elementi che inclinano e spingono in questa direzione, ma sono anche ben visibili le tracce di nuove e antiche rigidità ecclesiastiche non solo in campo cattolico. Non è ancora penetrato nella profondità dei cuori il detto sapienziale di tutta evidenza: “Male onora la propria religione chi se ne serve per denigrare quella di un altro” (citato da Eugen Drewermann in Io discendo nella barca del sole, Rizzoli, pag. 75). Direi di più: il cammino su questa strada sarà presumibilmente molto lungo e difficile perché non abbiamo ancora imparato a distinguere accuratamente tra Dio, la Sua salvezza, le singole religioni come semplici vie di salvezza.
40 anni fa (in Essere semplici è possibile?.Editrice Tempi di Fraternità) scrivevo: “Ci sarà, forse, richiesta una grande apertura ed una profonda ridiscussione di tante nostre convinzioni e impostazioni. Certe nostre presunte e scontate “centralità” saranno forse messe in crisi. Come si confronterà il cristocentrismo cristiano con il teocentrismo delle fedi sorelle, a partire dall'ebraismo e dall'islamismo? Mettere Dio al centro, e non la nostra particolare religione, porterà qualche problema in tutti noi, piuttosto avvezzi a credere che il centro del mondo siamo proprio noi... e tutti gli altri, al più costituiscono la periferia!
Probabilmente noi cristiani dobbiamo ancora imparare a riconoscere con molta semplicità, che l'unico Dio è più grande anche del cristianesimo. Gesù l'aveva capito; noi cristiani non ancora” (pag.99, op.cit.).
Per cogliere lo spessore teologico delle riflessioni di Paul Knitter può essere utile tutta la riflessione che in questi anni è esplosa, specialmente in area cattolica, per opera di Edward Schillebeeckx e Hans Kung. Il teologo fiammingo è particolarmente esplicito: “La teologia è qualcosa di più della cristologia... Lo stile di vita di Gesù non è l'unica che conduce a Dio. Gesù stesso, infatti, non solo rivela Dio, ma lo nasconde pure. In quanto uomo, Gesù è una persona storica contingente che non rappresenta affatto tutte le ricchezze di Dio... Il Vangelo ci proibisce, dunque, di parlare di imperialismo ed esclusivismo religioso cristiano.
Gesù è un 'evento contingente' che non può escludere o negare altre vie che conducono a Dio... Dio non si è rivelato in modo esclusivo ed esauriente in Gesù Cristo...” (in Perché la politica non è tutto, Queriniana, pagg. 9-15). Se comprendiamo che esiste una distanza invalicabile tra la realtà di Dio e il modo con cui noi ne parliamo, tra la Sua salvezza e il modo con cui noi riusciamo a comprenderla e se non pretendiamo di esaurire la storia della salvezza nei confini del fatto religioso, allora ci diventa possibile lodare quel Dio che sa operare, nel Suo amore e nella Sua libertà, su sentieri per noi impraticabili e sconosciuti.
Paul Knitter condivide fino in fondo l'affermazione che la “testimonianza degli autori neotestamentari è cristocentrica, ma Gesù Cristo è teocentrico” (pag. 106). “La missione e la persona di Gesù furono profondamente incentrate sul regno, il che significa incentrate su Dio... Ma se il messaggio di Gesù fu teocentrico, il messaggio del Nuovo Testamento è in larga misura e innegabilmente cristocentrico. Dopo la sua morte e resurrezione il proclamatore divenne il proclamato. Il punto focale si spostò” (pag. 132). Se Gesù rimase sempre profondamente teocentrico, “ogniqualvolta la cristologia lo dimentica, apre la coscienza cristiana ad un “cristocentrismo miope”, ad una “gesuologia”, ad un riduzionismo che assorbe Dio in Gesù. Il cristocentrismo senza il teocentrismo diventa facilmente un'idolatria che non offende solo la rivelazione cristiana, ma anche la rivelazione reperibile in altre fedi” (pag. 13). Con grande acume e competenza l'Autore ripercorre, dentro i linguaggi esclusivisti ed assolutisti del cristocentrismo neotestamentario, le motivazioni che possono aver prodotto tali usi linguistici e concettuali. Si tratta di linguaggi dell'amore, della testimonianza, della confessione di fede di chi, incontrando l'esperienza e la persona di Gesù, l'ha vissuta come radicale esperienza della propria vita. Ma, ovviamente, questi e simili linguaggi vanno decodificati, interpretati, letti dall'interno di quel contesto storico e culturale, dall'interno di quella “svolta vitale” di cui sono testimonianza. Sono pagine (da 130 a 190) che si leggono con singolare utilità. Esse forniscono non pochi stimoli per l'interpretazione di quei passi delle scritture cristiane in cui l'esclusivismo cristologico suona più radicale. L'Autore offre in queste pagine un raro esempio dell'utilizzo del metodo storico – critico. Vorrei, però, aggiungere che forse l'Autore avrebbe potuto offrirci, sulla scorta degli strumenti di cui dispone, qualche esempio di lettura dei passi più “esclusivisti” delle scritture cristiane.
Questo volume può essere letto con grande utilità, se si conoscono con una certa esattezza i vocaboli usati. Teocentrismo significa mettere al centro Dio mentre cristocentrismo allude a quella teologia che mette al centro Gesù Cristo. Si noti, però, che noi oggi, dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, siamo incredibilmente scivolati all'indietro verso quella forma religiosa tipicamente cattolica che si chiama “ecclesiocentrismo”. L'ecclesiocentrismo è quella deformazione che si è venuta imponendo dentro molte esperienze cristiane per cui al centro sta la chiesa (non più Dio), come istituzione e come apparato di 'potere salvifico' e sacramentale. La chiesa cattolica, specialmente nella sua strutturazione gerarchica che condiziona largamente tutto il tessuto comunitario, è la dimostrazione di quanto sia diffusa questa patologia ecclesiocentrica. Non si può leggere quest'opera senza essere rimandati alla riflessione teologica di John Hick, Stanley Samarha e altri. Per alcuni aspetti il pensiero corre alle elaborazioni di Jung Young Lee, teologo coreano, che ha tentato una cristologia in dialogo con il taoismo. Questo è il momento in cui, lungi dal perdere il senso della nostra identità cristiana, la possiamo riscoprire il tutta la sua 'bellezza' in un orizzonte pluralistico. Raccomando più che vivamente la lettura di questo volume che, tra l'altro, offrirà non pochi stimoli per l'approfondimento dei nostri metodi di lettura biblica.
L'editrice Cittadella ha poi pubblicato due preziosi volumi delle stesso Autore: “L'unicità cristiana: un mito?” (1994) e “Una terra molte religioni” (1998). Queste opere approfondiscono la ricerca del precedente volume.
Franco Barbero 1992

Amare la ricerca storica

"La maggior parte di coloro che descrivono la vita di Gesù tralasciano di indicare che in ognuno dei suoi tratti Gesù è in tutto e per tutto un autentico carattere ebraico, che un uomo come lui è potuto crescere soltanto sul terreno dell'ebraismo, soltanto là e da nessun'altra parte. Gesù è una personalità autenticamente ebraica: tutto il suo cercare e fare, il suo soffrire e sentire, il suo parlare e tacere, reca il timbro della natura ebraica, l'impronta dell'idealismo pratico, di quanto di meglio c'è stato e c'è nell'ebraismo, ma che allora c'era soltanto nell'ebraismo. Egli fu un ebreo tra ebrei: da nessun altro popolo sarebbe potuto venire un uomo come lui e in nessun altro popolo avrebbe potuto operare un uomo come lui" (Leo Baeck, studioso ebreo di 28 anni).

Baeck scrisse queste righe nel 1901 in polemica con Van Harnack. La citazione è presa dal libro di Hans Küng, Ebraismo, 1991, pp. 347 - 348.
Quando si conosce la ricerca storica, certi dogmi cristologici saltano come burattini e volano via come foglie secche nel vento. Qui il nostro Autore è persino un po' celebrativo della sua tradizione.
Franco Barbero
L'OBIEZIONE

L'obiezione di coscienza nasce dal convincimento che il singolo è sempre responsabile delle proprie azioni, e che nessun comando giustifica la esecuzione di atti ingiusti o delittuosi.
Aldo Capitini

​[la Repubblica 10 ottobre]

Andiamo alle elezioni
Non mancano le parole, abbondano le promesse, si moltiplicano le scomuniche reciproche.
Manca solo un progetto, che sia radicale o moderato. Vi sembra poco?
Per farlo bisogna unirsi, confrontarsi e non scomunicarsi.

F. B.
L'Educazione

L'educazione dovrebbe essere come l'acqua di un fiume, svilupparsi cioè in un rinnovamento continuo, arricchita dall'esperienza di ogni giorno.
VINOBA BHAVE
La Cei ha cambiato rotta: meno soldi per le chiese, si investe sull'accoglienza
Dalle mense ai dormitori, aumentati gli stanziamenti del 60%. Molti Comuni si ribellano: noi cacciamo i migranti e loro li prendono.

Gli aiuti
I fondi della Cei vanno in prevalenza alle famiglie (53 progetti per 5 milioni di euro), ai senza dimora (3,2), ai disoccupati (2,2), agli immigrati (1,9), agli ex detenuti (700mila). Alle iniziative anticrisi sono destinati 7,5 milioni, 16,5 ai progetti di sostegno dei bisognosi segnalati dalle diocesi.

(La Stampa, 16 ottobre)

domenica 22 ottobre 2017

Gesù non è morto per espiare i nostri peccati

Nel periodo pasquale sentiamo ripetere una formula liturgica che, in realtà, ritorna molto spesso nelle celebrazioni sia cattoliche che protestanti: "Gesù è morto per i nostri peccati", "Gesù vittima di espiazione", "agnello di Dio", Dio ha deciso la sua morte per la nostra salvezza.
Oltre quarant'anni fa, a seguito di tanti studiosi e studiose della Bibbia, documentai il senso, il contesto, il linguaggio e la teologia che dettero corpo a questa formula e perché oggi essa risulti teologicamente inutilizzabile. Nel mio libro "L'ultima ruota del carro"(2001) presentai più approfonditamente la genesi di tale teologia che rende maturi i tempi per abbandonarla.
1) Intanto la morte di Gesù fu la conseguenza delle sue scelte "politiche", culturali e religiose. Si schierò dalla parte dei poveri e del Dio della loro liberazione. I poteri non potevano perdonargli questa libertà sovversiva. Rispettiamo la verità storica.
2) Fare di Dio un giudice, un contabile, un ragioniere che cerca di "saldare il conto dei peccati umani", designando il Suo inviato, il "figlio" come vittima designata alla morte per "pareggiare" debito e espiazione, significa stravolgere il volto di Dio.
3) La teologia del capro espiatorio cancella totalmente la realtà del Dio che ci ama gratuitamente, che vuole conversione e non espiazione.
È difficile per noi accogliere la novità dell'amore gratuito e in tutte le tradizioni religiose le categorie della contrattualità proiettano spesso su Dio concezioni e comportamenti umani, sovente anche segnati dalla cultura patriarcale e sacrificale.
4) Mentre nelle origini cristiane si trovano molti modi e non esiste un modello interpretativo unico ed esclusivo per interpretare la morte di Gesù, lentamente, come la "divinizzazione" di Gesù, la concezione espiatoria divenne progressivamente quella principale, quasi unica. Quando una interpretazione diventa dogma, siamo ormai alla prevalenza ideologica.
5) Oltre a trasformare l'immagine di Dio o renderlo sadico e tutto dedito a verificare che i conti della sua "santità e dignità divina" siano a posto (la dottrina anselmiana della satisfactio), questa ideologia oscura e cancella il percorso di ricerca appassionato e di fedeltà a Dio e ai poveri che caratterizzò tutta l'esistenza storica del nazareno che amò, che scelse di amare fino alla fine. Che non si fermò nemmeno di fronte alla condanna a morte. Di questo la sua morte ci dà testimonianza; in questo senso la sua morte ci parla ancora, è per noi una testimonianza che non cesserà mai di chiamarci sulla strada della fedeltà a Dio e ai poveri.
6) Da questa ideologia espiatoria una diffusa spiritualità cristiana ha tratto conseguenze drammatiche: "Ho sbagliato, ho peccato: dovrò espiare". Per molte vite questa deviazione diventò così perversa che essere cristiani/e si concentrò sull'espiazione dei propri errori e dei "peccati del mondo". Così la fede abbracciò il destino della sofferenza, di un rapporto con Dio privo della gioia del suo amore gratuito. Qualcuno si permise di suggerire di "espiare per le anime del Purgatorio". È la storia della mistica del potere.
7) Coraggio: eliminiamo questa "bestemmia" dalle nostre liturgie, dal Catechismo della Chiesa cattolica che ne fa un dogma. Però esprimiamo con piena convinzione di fede la nostra gratitudine a Dio: "In Gesù ci hai dato il testimone umano del Tuo amore, un amore che sa dare la vita per un mondo di fratelli e sorelle. Tutti ci spingi a camminare in questa direzione. Per questo la morte di Gesù ci parla ancora e ci indica la strada della fedeltà a Te, Dio della giustizia, e la strada della solidarietà con gli ultimi/e della carovana.

Franco Barbero