giovedì 8 dicembre 2016

DIALOGANDO CON ALESSANDRO PORTELLI

Caro Alessandro,
è difficile dissentire nella sostanza dall'invito che sul Manifesto di ieri hai rivolto ai lettori e alle lettrici, anche se tu hai condiviso la cancellazione di "una brutta riforma " mentre altri ritengono, come me, che si sia persa l'occasione di una riforma imperfetta ma utile. Ma sento che la tua sensibilità è molto vicina alla mia.
Che "l'alta partecipazione al voto sia stata un grosso passo democratico", a mio avviso, è forse suscettibile di qualche ulteriore interrogativo.
"Tutti sembrano essere d'accordo", scrivi. Appunto....."sembrano".
E se ci fossero stati dei "moventi" non proprio così democratici? La domanda non mi pare scontata.
Resta il fatto che tutti possiamo "ritrovare un lavoro condiviso sui principi fondamentali del nostro vivere comune e sulle questioni concrete". Qui sta l'impegno concreto che insieme possono realizzare molti del Sì, molti del No e molti altri ancora.
Mi sento in grande sintonia con te e ci credo : è possibile.
Franco Barbero

INCONTRO ORGANIZZATO DAL GRUPPO "LA SCALA DI GIACOBBE"

Sabato 10 dicembre alle ore 17,00 presso i locali della Chiesa Valdese in via dei Mille 1 a Pinerolo, insieme a don Franco Barbero e al professor Sergio Rostagno discuteremo sul temaRiformare la Chiesa per un nuovo cristianesimo.
"Sembra incredibile, ma è difficile trovare cristiani/e, teologi, pastori e animatori che avvertano l'urgenza improrogabile di una svolta nella vita della chiesa cattolica e delle chiese cristiane in genere. Per molti questa operazione di profonda conversione strutturale e teologica sembra impossibile e diventa fatica sprecata. Ma la promessa di Gesù è che, se abbiamo fede, le montagne si possono spostare perché Dio ci mette del suo. Io ci credo e non mi rassegno.” (Franco Barbero)
Franco Barbero si occupa da oltre quarant'anni di ricerca biblica e teologica. E' animatore della comunità cristiana di base di via Città di Gap a Pinerolo. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo Il dono dello smarrimento (Gabrielli) e Benedizione delle coppie omosessuali (L'Harmattan Italia).
Sergio Rostagno è professore emerito di Teologia sistematica della Facoltà valdese di Teologia di Roma. Dal 1993 al 2003 ha diretto la rivista "Protestantesimo". Tra le sue molte pubblicazioni, ricordiamo Doctor Martinus. Studi sulla riforma (Claudiana) e Libertà e impegno. Radici religiose e politica europea (Aracne).

PRIMO: I MIGRANTI

Qualunque sia il governo che si formerà nelle prossime settimane, non perda la preziosa eredità della straordinaria accoglienza italiana a chi fugge dalle guerre e dalla fame.
In una Europa dei muri, la Sicilia e il Sud Italia stanno dando un esempio di umanità che, per fortuna, ha contagiato molte altre realtà su tutto il territorio nazionale.
Persino alti funzionari  europei hanno richiamato gli altri Paesi a non lasciar sola l'Italia in questo impegno umanitario.
Franco Barbero

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 11 DICEMBRE

GIOCARE LA PARTITA IN PRIMA PERSONA

Matteo 11, 2-11
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?".
Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me".
Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:"Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Si, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista: tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

L'azione dirompente di Giovanni Battista non è sfuggita al potere. Antipa, come ci documenta lo storico Flavio Giuseppe, lo ha rinchiuso nella prigione di Macheronte. Questo è il dato storico certo. Non siamo, invece, sicuri che tra la prigione di Macheronte e i villaggi della Galilea ci sia stato questo dialogo perché dalla prigione di Macheronte avevi poche possibilità di comunicare con l'esterno.
Ma il brano che abbiamo letto, in ogni caso, è una costruzione teologica ben organizzata che ha alle spalle il sicuro riscontro storico della relazione tra Giovanni Battista e Gesù. Qui, tessendo l'elogio dei due protagonisti, si vuole porre Gesù nella scia del Battista come prosecutore e innovatore del suo messaggio. Così nasce la teoria di Giovanni come precursore di Gesù.
La statura profetica
Gesù, secondo queste righe, è ben informato sullo stile di vita del Battista, sulla sua figura e sul suo messaggio.
È assolutamente possibile pensare che Gesù abbia fatto esperienza diretta, abbia visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie chi era questo profeta appassionato che predicava nel deserto. Gesù si innamora di questo testimone, di questo maestro che si scaglia contro i potenti e invita ad un battesimo di conversione.
"No, voi non avete visto una canna in balìa del vento, uno che vive sulle spalle del popolo", dice Gesù!
Sono immagini possenti, efficaci. Gesù è stato colpito da questo maestro che mette a repentaglio la propria vita pur di non tradire il messaggio che deve annunciare.
Il Battista era in prigione perché non si era piegato ad Antipa, non aveva "addomesticato" il suo messaggio, non si era tirato indietro davanti alle minacce e poi all'estrema intimazione di tacere.
Gesù custodirà nel suo cuore questa "lezione" del suo maestro e amerà, abbraccerà la causa di Dio e dei poveri senza risparmio, fino alle estreme conseguenze, esattamente come il Battista.
In questi giorni
Il mondo, quello della esistenza quotidiana, quello della politica, è pieno di cortigiani, di persone squallide che hanno solo cercato di farsi strada con la pratica dell'inchino. Si tratta di gente pronta a vendersi al miglior offerente, a cambiare bandiera ad ogni cambiar del vento, a prostituirsi pur di far carriera. Il ventennio italiano appena trascorso ne ha portato le tracce e i frutti.
Senza uomini e senza donne di questa "statura", la storia dei popoli rischia di restare nella palude. Senza questi simboli, sentinelle nella notte, sempre pronti a guardare dove spunta il sole di un giorno nuovo, la marcia di liberazione rischia di arrestarsi.
Ma questa statura profetica, proprio come fu per Giovanni Battista e per Gesù, si forgia nella lotta, si nutre di fede in Dio e di fiducia nella "gente comune", negli ultimi/e.
Il lungo corteo di donne ebree, musulmane e cristiane che in questi giorni ha dato vita in Israele ad  un cammino ecumenico di pace, in aperto contrasto con tutte le logiche della guerra e delle violenze, ha rappresentato la profezia più limpida in questo nostro tempo. E' il coraggio di metterci la faccia che cambia la storia.
Sono persone ed esistenze che non mettono al centro se stesse, che non coltivano il culto della personalità, ma vivono ed incarnano una autorevolezza che si esprime nel servizio e nella disponibilità. Ovviamente, queste persone sono "pericolose" perché il loro stile di vita è in palese contestazione di chi vive nel lusso e nel potere come dominio. Per fortuna, esse sono anche contagiose.
Eppure tutti e tutte noi abbiamo bisogno di incontrare queste persone che mettono in crisi una "vita sdraiata" e una "fede accomodata", che costituiscono pur sempre, bisogna riconoscerlo, una tentazione reale anche per ciascuno/a di noi.
Nella nostra chiesa
Non ci accorgiamo anche noi che il fuoco che Gesù è venuto a spargere sulla terra sembra far paura anche alla nostra chiesa e alle nostre vite?
Quanti pastori e ministri sono dei pompieri, sempre pronti a soffocare ogni soffio di novità.
È natale: costoro ripeteranno le solite "novelle" che sprigionano sonnolenza e colesterolo spirituale, senza capire che natale non è memoria di una nascita, ma memoria di una vita, quella storica di Gesù.
Gesù non è "interessante" per la sua nascita. Egli nasce dall'amore di Maria e Giuseppe, da un rapporto affettivo e sessuale come ogni altro bimbo e bimba.
Le "leggende" natalizie che troviamo nei vangeli di Luca e Matteo vanno lette appunto come leggende, che nell'antichità erano comuni in tutte le tradizioni religiose.
Ma Gesù è per noi "interessante" e "provocatorio" per il suo stile di vita: ecco su che cosa dobbiamo fare centro, ben oltre le nenie natalizie pur così suggestive.
Tocca a ciascuno/a di noi raccogliere la sua "provocazione". Non possiamo sempre attendere che ci sia qualcun altro che gioca la partita anche per noi.
Se non prendo sulle mie spalle anche lo zainetto della mia personale responsabilità, anche l'attesa del fatidico profeta , che mi trascini sul sentiero di Gesù, diventa un alibi, un comodo svicolamento.
Io debbo metterci la mia fede, la mia volontà, le mie energie: questo nella società come nella chiesa.
Non serve e non è onesto denunciare le inadempienze altrui se poi non assumo le mie personali responsabilità.
Ti prego Ti prego, o Dio, per le nostre chiese. Rifiutino le alleanze con i potenti e imparino a convertirsi all'esistenza quotidiana degli ultimi e delle ultime.
Aiuta ciascuno di noi a percorrere la strada della condivisione dal basso. Spesso "chi viene a vedere" noi cristiani … trova tante foglie e pochi frutti.
Fino a quando dovranno attendere i più poveri della terra che le chiese cristiane si dissocino da chi non conosce altro dio che il proprio interesse?
























AMORE E GIUSTIZIA

"Se qualcuno mette una bomba in un mercato e, anche per una causa giusta, uccide mia madre, io sarò sempre dalla parte di mia madre. Bisogna essere più giusti della giustizia. L'amore deve sempre sorvegliare la giustizia".
Albert Camus

CERCARE


"Quando uno non cerca più, perde ciò che ha trovato. Al contrario, più si trova, più si cerca".
Jean Guitton

LA STRATEGIA DEL COPERCHIO

Quando le parole ci escono come da un vulcano, è tempo di cercare un po' di silenzio.
Quando distribuiamo giudizi in quantità a destra e a manca, è segno che stiamo fuggendo da noi stessi e dai nostri problemi.
Il multiloquio è la strategia del coperchio: copre una pentola che è in  ebollizione, un mondo interiore che ha perso l'equilibrio.
Franco Barbero


PREGHIERA


"... Avete un bel cantare, voi, la ninna nanna!
Ma Lui non vuol dormire.
È venuto e strilla con quanto fiato ha in gola.
Lui vuole svegliare tutti. Tutti.
E non si dà pace finché tutti non siano svegli.
Non cantate la ninna nanna.
Gesù di Nazareth non vuole dormire.
Domandategli invece perché strilla e cosa vuole.
Vi risponderà come sulla croce: "Ho sete!"
Ha sete di giustizia, di compagnia... di amore.
Ha sete di me, di te... di tutti.
Ma poi, di cos'abbia sete è a te che lo dirà,
se, smettendo i tuoi inutili tentativi
di farlo dormire, proverai a chiederglielo".

Una diffusa manipolazione

Voglio fare ancora un accenno che ritengo necessario, anche se scomodo.
Questo invito ad amarci tra di noi viene spesso usato per invocare un concordismo sociale, ecclesiale ed ecclesiastico piuttosto ambiguo. Io non mi sento in comunione di amore con Trump. Salvini e tanti governanti nostrani che si dichiarano cristiani. Non li amo. È già qualcosa che non li odi. Non auguro loro alcun male, ma non arrivo più in là. Anzi non mi sentirei affatto di partecipare ad un culto cristiano con loro. Se esistesse una giustizia giusta che li mettesse in prigione, come aggressivi, assassini e responsabili delle torture di cui erano a piena conoscenza, non mi sottrarrei al compito di visitarli come carcerati. Ma l'amore deve avere una sua dignità e noi cristiani lo abbiamo svuotato abbracciando e ammettendo nei sacri palazzi o nelle nostre celebrazioni fior di delinquenti vestiti da capi di stato. Ho tra le mie carte la foto di Pinochet che riceve la comunione, quella di Berlusconi ai piedi del papa... Gesù non ha cercato l'abbraccio di Erode, di Pilato, dei sommi sacerdoti.
Restare aperti all'amore per me significa anche non semplificare la realtà e prendere posizioni precise nella società. L'amore vuole la giustizia. Il "vogliamoci tutti bene" non mi sembra proprio un "manifesto" evangelico. F. B.

Corresponsabilità reale

Dunque, un'assunzione di responsabilità e protagonismo; il sogno di una chiesa altra; la consapevolezza dell'essenziale da mantenere e dell'accessorio da abbandonare. Soprattutto di quest'ultimo, ovvero del discernimento di ciò che è essenziale, rispetto al resto, abbiamo più bisogno, in questo momento. Un po' come al sorgere dell'ebraismo rabbinico, quando Jochanan Ben Zakkaj intuisce che c'è qualcosa da salvare e qualcos'altro che deve essere lasciato. Di fronte all'imminente fine del modello sacrale del Tempio, ripensa all'identità ebraica, provando a salvaguardarne il nucleo costitutivo. Prende, dunque, il rotolo della Torà e si finge morto, così da poter uscire dalla città assediata. Una volta uscito, a Javne, costituisce una scuola accademica, in cui prenderà nuova forma l'esperienza di Israele.

Salvare la Torà, per il nostro discorso, significa salvare il principio costitutivo dell'esperienza ecclesiale, ovvero il Vangelo, distinto dall'apparato del sacro."La decisione di rabbi Jochanan ha avuto per l'ebraismo un'importanza incalcolabile. È difficile per noi renderci conto di quel che significasse per un ebreo pio, specie se palestinese, la distruzione del tempio; mancati i sacrifici, era come se fosse venuta meno nel mondo la possibilità del perdono dei peccati (…).

C'è molto da riflettere su quello che può fare un uomo: rabbi Jochanan era uno studioso senza autorità ufficiali, non aveva la presidenza del sinedrio centrale e non era il patriarca… Egli fu il solo, tuttavia, a scorgere chiaramente quello che si poteva conservare e quello che si doveva abbandonare per conservare il tutto, e agì senza troppe discussioni di metodi di procedura: se discusse con i suoi discepoli, fu probabilmente solo per il modo di uscire da Gerusalemme. E tuttavia non si può scorgere nel suo agire nulla di autoritario e di arbitrario; egli seppe leggere, come si direbbe oggi, i segni dei tempi, ma in questi segni non vedeva soltanto la storia, bensì la misteriosa volontà di Dio, che egli era abituato a venerare in ogni precetto.

Ai cristiani non è accaduto di dover compiere un mutamento così radicale come quello toccato all'ebraismo, per rimanere se stessi; ma non si può dire che non sarebbe stato, o non sia ugualmente necessario. Infatti, il grande tempio della cristianità tradizionale e già profondamente intaccato dal fuoco, e sono venuti meno i riti che gli si compivano per dare al mondo intero una buona coscienza. Ma questo incendio è, su scala umana, straordinariamente lento, quasi inavvertibile è il crollo se non si guarda indietro, e tutto ciò rende più che mai difficile che sorga un uomo come rabbi Jochanan Ben Zakkaj e decida di portare fuori dal tempio (da quel tempio) ciò che deve essere salvato. Ogni volta che qualcuno, più per istinto che per lucida consapevolezza, fa qualcosa del genere viene accusato di profanare, sconsacrare, secolarizzate la santità (…). Oggi, poi, l'apparente lentezza dell'incendio fa sì che, mentre tutti o quasi tutti sentono confusamente che occorre procedere a un salvataggio, molti pensano che tutto possa essere salvato; e anche coloro che non lo credono, sono molto incerti su ciò che si deve salvare.

Ma questa non è un'opera puramente umana: non si deve discutere di ciò è forse neppure decidere. Occorre piuttosto porsi dietro la parola di Dio, come i Magi dietro la stella, e seguirla là dove, uscendo dal tempio rovinante della cristianità, dovrà posarsi (…). Ma c'è una differenza, tra l'andare dietro questa stella e la provvidenziale fuga a Javne di rabbi Jochanan: e allora bastò la fuga di un uomo a salvare l'ebraismo, oggi ogni cristiano è personalmente impegnato a uscire dal vecchio tempio e seguire la stella destinata a condurre proprio lui. Solo così, alla fine, tutta la Chiesa di Dio si troverà in salvo, in questo mondo profano ma così caro a Dio"1.

Serena Noceti

1 P. De Benedetti, Ciò che tarda avverrà, Qiqajon, Magnano 1992, 22-25.


Palestina/Israele

Le scioccanti testimonianze di 145 soldati israeliani

Donzelli Editore offre al pubblico italiano 145 testimonianze di soldati israeliani raccolte tra il 2000 e il 2010 dall'ong Breaking the Silence (Donzelli Editore, 2016, pp. 360, euro 30).
L'organizzazione, che riunisce veterani ed ex combattenti dell'esercito israeliano (IDF) che hanno prestato servizio nei Territori palestinesi dall'inizio della seconda Intifada a oggi, è nata nel 2004 con l'obiettivo di far conoscere la verità circa la presenza militare israeliana nei Territori occupati. A questo scopo intervista uomini e donne che hanno militato nelle forze di sicurezza israeliane e organizza conferenze e visite in Cisgiordania.
Il libro La nostra cruda logica è uscito per la prima volta in ebraico nel 2010 con il titolo Kibush HaShtachim ed è poi stato tradotto in inglese nel 2012. Suscitando ovviamente un ampio dibattito.
Le testimonianze non lasciano spazio a dubbi: se da un lato è vero, si legge nell'introduzione al volume, che nel decennio in questione «l'apparato di sicurezza ha dovuto reagire a minacce concrete», è altrettanto vero che «le azioni israeliane non hanno un carattere esclusivamente difensivo». Anzi: «Hanno sistematicamente portato all'annessione di fatto di ampie porzioni della West Bank, mediante l'appropriazione dei beni degli abitanti palestinesi, rafforzando il controllo sulla popolazione e instaurando un clima di paura». Insomma, «la concezione corrente nella società israeliana, secondo la quale il controllo dei Territori occupati ha l'esclusivo intento di proteggere i cittadini israeliani, è incompatibile con le informazioni fornite da centinaia di militari della IDF».
Crolla così la narrazione dominante nella società israeliana circa le azioni dell'esercito. I racconti dei soldati mostrano che «l'effetto delle attività svolte da Israele nei Territori non è il mantenimento dello status quo bensì la sua trasformazione. Mentre Israele procede ad espropriare in misura sempre crescente aree di territorio, la superiorità militare di cui dispone gli consente di controllare la vita dei palestinesi a tutti i livelli. Contrariamente all'impressione che il governo di Israele tende a trasmettere, quella di uno Stato impegnato in un cauto e lento ritiro dai Territori in condizioni di sicurezza, le testimonianze dei militari descrivono un incessante sforzo teso a rafforzare la presa che Israele esercita sulla terra e sulla popolazione palestinese».
I testimoni, spiega Breaking the Silence, provengono da tutti gli strati della società israeliana e quello che raccontano contiene riferimenti a quasi tutte le unità della IDF impegnate nei Territori occupati. Fra di loro vi sono sia comandanti e ufficiali che soldati semplici; uomini e donne. Tutte le  testimonianze sono state raccolte da veterani e verificate prima della pubblicazione. Nessuna è mai stata smentita.
Arrivare fino all'ultima pagina è dura: le umiliazioni, le vessazioni, le violenze cui i soldati sottopongono bambini, donne e uomini sono le più varie. Dal saccheggio delle case alle percosse su detenuti immobilizzati; dall'uso delle persone come scudi umani agli omicidi compiuti per rappresaglia; dai posti di blocco eretti solo per provocare e dare fastidio alla chiusura dei negozi come forma di punizione collettiva.
Molte testimonianze raccontano di un disagio, di una contrarietà rispetto a queste azioni, ma i soldati nella quasi totalità dei casi non riescono ad opporre resistenza a questo sistema di abusi generalizzati.
È nella distanza - di tempo e di luogo - che al "semplice" disagio si sostituisce la consapevolezza e il desiderio di condividere quell'esperienza. «Se la testimonianza riguarda i fatti nel momento in cui accadono, la memoria e il racconto riguardano la costruzione e l'evoluzione della soggettività, scrive Alessandro Portelli nella prefazione: «Il tempo che trascorre fra gli eventi e la memoria è il tempo della ricerca di senso e del cambiamento». L'intero libro è, in buona sostanza, «un profondo esercizio di autoanalisi dei narratori e attraverso di loro, della loro umanità e di quella del loro mondo. Il suo potere sta proprio nel fatto che i narratori partono dall'interno della "cruda logica" e faticosamente cercano di districarsene. I soldati hanno paura, sono soli, sono confusi, non capiscono; sanno di essere circondati da ostilità, usano anche in senso molto estensivo il termine "terrorista" ("nei Territori ogni palestinese è un potenziale terrorista"). Riconoscere l'umanità dell'altro – prosegue Portelli - non significa necessariamente identificarsi o fraternizzare: in questi racconti resta sempre un dislivello, una distanza, una estraneità anche linguistica. Le ragioni dei palestinesi dobbiamo cercarle altrove; l'argomento del libro non è la Palestina, ma Israele»: «Nessuno di questi soldati - spiega Portelli - ha neanche l'ombra di un'incertezza sul diritto di Israele a esistere, a difendersi, a vivere con sicurezza, ma cominciano a domandarsi se questo sia il modo migliore, più morale e a lungo termine più realistico di perseguire questi fini».
Breaking the Silence e altre organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani, negli ultimi tempi sono state accusate, anche da esponenti di governo, di tradimento, di essere agenti stranieri impiantati in Israele allo scopo di aiutare il «terrorismo» palestinese (v. Adista Notizie n.1/16).  Ma è vero il contrario. Come scrive Portelli, questo libro è un «atto di patriottismo, un contributo alla vita di un Israele che cerchi di essere democratico, non solo verso se stesso ma anche verso l'altro».
Ingrid Colanicchia

(Adista n. 40, 19 novembre 2016)

mercoledì 7 dicembre 2016

RICEVO DA SERGIO E MI RIEMPIE DI GIOIA

La Preghiera di Madri ebree,
musulmane e cristiane.
http://youtu.be/YyFM-pWdqrY
In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi
completamente ignorato dai Media: migliaia di donne
ebree, musulmane e cristiane hanno camminato
insieme in Israele per la pace. Nel nuovo video ufficiale
del movimento Women Wage Peace, la cantante
israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of
the Mothers , *La preghiera delle Madri* , insieme a
donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la
“musica” sta cambiando e deve cambiare.
Un miracolo
tutto femminile che vale più di mille parole vuote ed
inutili.
Condividete più che potete! *Shalom  Salam  Peace  Pace*


IMPARATE A GIOIRE DELLA TERRA

" Imparate a gioire della terra con dolcezza,
imparate a gioire della terra con dolcezza,
perché se la terra dovesse essere danneggiata,
forse non potrebbe più essere riparata .
Imparate a gioire della terra con dolcezza".
Poema Yoruba dell'Africa dell'ovest

L'ICONA AUNG SAN SUU KYI E I DOLORI DELLA POLITICA


Quando sei un'icona della lotta, reggere l'urto del governo diventa difficile. Non ci sono ragioni per dubitare che  Aung San Suu Kyi sia divenuta un simbolo universale della democrazia. Più difficile dire se lo resterà, ora che ha conquistato il potere nel suo Paese.
La storia personale di Aung riassume in sé tutti gli ingredienti dell'iconicità politica. Questa donna minuta e fragile in apparenza ha sopportato anni di restrizioni della propria libertà personale, battendosi contro la giunta militare in modo nonviolento in favore dei diritti umani e della democrazia.
Poi è arrivata la gloria del trionfo elettorale, emblema della rivincita sui generali che l'avevano ostacolata. E a causa dei quali ancora oggi, nonostante consacrata dal voto popolare dell'8 novembre 2015, le si nega la possibilità formale di diventare presidente – incarico ricoperto da un uomo di sua fiducia HTIN Kyaw – per il solo fatto di essere stata sposata con un cittadino britannico. Sia chiaro, è proprio lei che oggi ha in mano le sorti del Myanmar. Come aveva detto appena eletta: “Governerò da lontano, al di sopra  del presidente”. Ragion per cui, dagli onori della vittoria è costretta a passare agli oneri della politica. Quel che è accaduto a pochi altri simboli delle lotte per la democrazia, la giustizia sociale  e i diritti civili del XX secolo; a Mandela in Sudafrica, per esempio. Ma non al Mahatma Gandhi che già prima di essere assassinato, aveva fatto scivolare l'amaro calice del governo sulla testa del più pragmatico Nehru.
Non appena diventa figura istituzionale, su Aung sono cominciate a piovere pesanti critiche – proprio da quell'opinione pubblica liberale internazionale e dalle associazioni per i diritti umani che l'aveva sempre sostenuta. Come ha potuto un premio Nobel per la pace tacere  sulla persecuzione dei Rohingya? Davvero si è piegata alle convenienze elettorali  - guai a sostenere una causa in favore dei musulmani in un Paese buddista -, di fatto permettendo una catastrofe umanitaria su vasta scala? “Una donna il cui nome è stato sinonimo di diritti umani per generazioni, una donna che ha dimostrato coraggio incrollabile di fronte al dispotismo ha perpetuato le politiche inaccettabili del regime militare di cui ha preso il posto”, affonda il New York Times.
Una donna, appunto. “Chiediamoci se le stesse contestazioni sarebbero state mosse con la stessa veemenza anche contro un  uomo nel suo stesso ruolo”, osserva Cecilia Brighi, segretario generale dell'associazione Italia-Birmania e autrice de Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania. Buona parte delle ombre che The Lady - come rispettosamente viene chiamata dal suo popolo – proietta intorno a sé derivano probabilmente dal suo carattere e dalla sua storia personale. “Di lei si dice che sia tenace, perfino testarda”, prosegue Brighi. Di fatto non è una donna del popolo. Appartiene all'aristocrazia politica del suo Paese, figlia di un padre della Patria come il generale Aung San. Sono stati poi i 15 anni di prigionia politica a forgiare le sue attitudini di governo, abituandola a dover decidere in solitudine. “Comunicava con gli oppositori al regime militare in esilio solo attraverso l'aiuto di Su Su Lwin, strettissima collaboratrice e moglie dell'attuale presidente Htin Kyaw”.
All'alba della nuova vita, quella di governo, The Lady sa di  trovarsi ormai a percorrere lo stretto sentiero che corre tra gli ideali e la politica reale. Perché nel ruolo creato ad hoc per lei di Consigliere di Stato, Aung deve venire a patti con l'esercito. “Dato che i militari hanno paura di perdere il loro potere, non stanno certo facilitando il processo di pace. Aung deve affrontare il tutto con grande intelligenza e cautela. E' necessario che sia diplomatica al massimo grado”, conclude Brighi.
Il fatto quotidiano. 28/11

COME SI E' INVENTATO UN DOGMA CANCELLANDO LA MARIA REALE

DAL MITO AL DOGMA

 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei (Luca 1, 26-38).

Il dogma dell'immacolata concezione di Maria, proclamato da papa Pio IX nel 1854, insegna che "La beatissima vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale" (Bolla Ineffabilis Deus).
Siamo di fronte ad un caso limite dello sviluppo dei dogmi, riconoscono in larghissima misura anche i teologi cattolici. Dal silenzio totale della Scrittura e della più antica tradizione si è arrivati, solo nel 1854, alla definizione dogmatica passando attraverso controversie, polemiche, devozioni, fantasie.
Siamo di fronte ad una dottrina ecclesiastica che, ovviamente, non appartiene al nucleo della fede cristiana, non avendo alcun solido fondamento nella Scrittura. Si può essere cristiani (né protestanti né ortodossi riconoscono questa dottrina creatosi nei secoli) e cattolici senza includere questa credenza. Questo oggi è ampiamente riconosciuto anche dentro la chiesa cattolica.
Il testo biblico di Luca 1, 26 - 38 è usato (ed abusato) in senso puramente strumentale perché, per unanime affermazione degli esegeti, in esso non si trova il benchè minimo fondamento di questa dottrina cattolica ufficiale. Lo stesso participio passivo Kecharitomene (v. 28), impropriamente tradotto con "piena di grazia", non offre se non un appiglio a chi già voglia vedere ciò che ha deciso di trovare. Il cardinale Bellarmino il 31 agosto 1617 scriveva a Paolo V: "Nelle Scritture non abbiamo niente su questo punto". Traducendo fedelmente il versetto 28: "Sei stata fatta oggetto di grazia - benedizione da Dio", non si può pensare alla concezione immacolata se non per una operazione ideologica che cerca di piegare il testo ad una esigenza maturata altrove.
Infatti questo dogma, come quello della perpetua verginità di Maria, è una congettura fantastica e uno sviluppo dottrinale che, privo di fondamento biblico, ha permesso di usare Maria in chiave antifemminista e sessuofobica. Poi nel 1950 si arriverà addirittura a proclamare l'Assunzione di Maria al cielo corpo e anima...
Io che sono veramente innamorato di questa donna alla quale Dio (versetto 28) ha dato la grazia di essere la madre di Gesù, apprezzo moltissimo le migliaia di opere che, finalmente, restituiscono Maria alla verità storica della sua vita e della sua fede.
Nel mio libro "L'ultima ruota del carro" ho dedicato alla figura di Maria un intero capitolo, proprio nell'intento di meglio apprezzare la testimonianza di fede di questa donna ebrea che ha ricevuto da Dio la missione di diventare la mamma di Gesù.
"Sì, io amo davvero molto questa donna la cui fede trovo "scolpita" nel Magnificat (Luca 1,46-55). Moglie di Giuseppe e mamma di Gesù, Maria è una donna reale, immersa nella vita del suo popolo.
La sua testimonianza di fede mi interessa sempre di più, tocca profondamente il mio cuore. Ma, purtroppo, per trovare la donna Maria di Nazareth occorre scavare perché è stata seppellita sotto una montagna di dogmi (pag. 69)" e di leggende.
Questa "ricostruzione" rende molto più viva e stimolante per la mia fede la figura di Maria. Anche le leggende evangeliche della nascita di Gesù (Luca 1-2 e Matteo 1-2) sono leggibili come penetranti e luminosi commenti teologici per farci capire, con l'artifìcio del meraviglioso leggendario, la grande missione che Dio affidò a Gesù e come Maria fu la donna che Dio scelse per quest'opera.
Nulla, proprio nulla impedisce di credere che Maria e Giuseppe siano i veri genitori di Gesù. Mi piace tanto citare una bella pagina della teologa cattolica Uta Ranke Heinemann: "Originariamente, però, il cristianesimo non conosceva l'idea della verginità di Maria. La vergine Maria ha fatto ingresso nell'edifìcio della fede cristiana passando, per così dire, per vie traverse, vale a dire attraverso i pagani e i cristiani di origine pagana.
Nell'ambito dell'ebraismo non si trova nessuna delle immagini descritte sopra: idee del genere rimasero estranee all'ebraismo e ai primi cristiani di origine ebrea. I cristiani di origine ebrea non credevano a un concepimento verginale (vedi il capitolo "Le fiabe degli atti degli apostoli").
In tutti i miti di redenzione le vergini hanno sempre giocato un ruolo particolare: come espressione e simbolo di un nuovo e puro inizio di un mondo nuovo e migliore. L'origine dell'idea che vergini partoriscono redentori divini si perde nella notte dei tempi. "Il fanciullo redentore appare ovunque come figlio di una vergine" (Gerhard Kittel, Theologisches Woerterbuch zum Neuen Testament, vol. V, 1954, pag 828, n. 21; trad. it: Grande lessico del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia, vol. IX,1974, col. 760, n. 21).
Joseph Ratzinger, quando 50 anni fa era un giovane teologo, scriveva a questo proposito: "II mito della nascita miracolosa del bambino redentore è in effetti diffuso in tutto il mondo" (citato da: Uta Ranke-Heinemann, Così non sia. Introduzione al dubbio di fede, Rizzoli, Milano 1993). Tutta questa elaborazione è reperibile in mille opere teologiche e costituisce un'acquisizione pacificamente e seriamente documentata in molte opere di teologia cattolica e protestante.
Insigni teologi ed esegeti parlano e scrivono in questa direzione. Eugen Drewermann dice espressamente: "Nelle tradizioni dei popoli si racconta continuamente di nascite verginali e di figli di Dio che vengono dal Cielo". Particolare importanza hanno avuto negli ultimi 30 anni le riflessioni delle teologie femministe e delle donne credenti.
Questa figura incontaminata, asessuata, tutta costruita a colpi di privilegi, è diventata loro progressivamente sempre più estranea in una chiesa che, sollevando una di loro, può permettersi di coltivare una strutturale emarginazione e un costante "deprezzamento" delle donne, come è evidente. Nella mia comunità (e in molte altre realtà ecclesiali) le donne, quando hanno "disfatto" la statua di gesso di questa Maria immacolata, sempre vergine, assunta in cielo... si sono innamorate di lei. Ho sentito il cuore e le parole di molte donne prese da una profonda gioia, da una coinvolgente passione. Maria è grande proprio nella sua vita quotidiana. I dorati manti dogmatici del privilegio avevano eclissato la donna ebrea piena di fede, di forza, di amore.
Su questo punto le parole, i commenti e gli scritti delle donne hanno fornito un contributo essenziale. Quanto ho imparato da queste puntuali, concrete, profonde riflessioni di molte donne ricche di fede e di quella "saggezza" che esse spesso ci sanno comunicare con semplicità, senza il devastante lusso di evadere dalla realtà. Ma tutta la mia comunità ama molto Maria di Nazareth da quando ha cominciato a considerla come una donna vera, non una statua.
Una lettura "letteralistica" delle belle leggende natalizie è purtroppo un'operazione ancora diffusa. Tutte le grandi tradizioni religiose adornano di poesia, di novelle, di leggende teologiche le origini, la nascita del fondatore della tradizione. E' possibile liberarsi da una precomprensione dogmatica e leggere queste pagine evangeliche come composizioni poetiche ad alto valore teologico.
Il centro di queste pagine non è Maria ma quello che Dio, anche attraverso Maria, ha operato in lei e in Gesù. Penso alle stimolanti riflessioni del biblista cattolico Ortensio da Spinetoli (Bibbia e Catechismo, Edizioni Paideia) e alle pagine in cui padre Mazzinelli presenta l'opera del teologo Tissa Balasuriya nel Quaderno di Viottoli "Tonificanti profumi di eresia" (pagg. 3-25). E' un vero peccato che queste profonde e diffuse elaborazioni non vengano fatte conoscere mentre si continua a dar fiato e voce alle mille "apparizioni" e si propongono devozioni spesso ambigue, cariche di uno spiritualismo fanatico, evasivo, apocalittico. Senza contare che spesso si mescolano santuari e apparizioni con veri e propri "mercati del tempio".
Non si tratta di disprezzare la religiosità popolare o di sentirsi "superiori" alle persone che partecipano a queste esperienze. Nulla, assolutamente nulla di questo. Si tratta piuttosto di capire che troppo spesso le gerarchie ecclesiastiche incoraggiano forme religiose che inclinano alla superstizione e al mercato anziché orientare i credenti verso espressioni più mature della propria fede. La religiosità popolare diventa allora l'alibi per dispensarci da quell'opera di educazione alla fede che compete ai ministri di ogni comunità credente.
Riprendendo un pensiero della teologa Uta Ranke-Heinemann direi che: "Bisogna ritrovare una persona scomparsa, una dispersa. La donna Maria di Nazareth è stata sepolta, si è persa sotto il grande edifìcio teologico costruito su di lei".
Chi crede che una profonda revisione della mariologia in questa direzione comporti una diminuzione, uno svuotamento della figura e della fede di Maria potrebbe domandarsi se questa "corona di privilegi" non sia già in se stessa una costruzione senza solidi fondamenti nelle Scritture e senza legami con la vita reale delle donne. A me le persone senza "vita quotidiana", le persone aureolate, tutte pure e tutte sante, non dicono assolutamente nulla e lasciano il sospetto di un "montaggio", di un artifìcio, di un inganno. Riscopriamo semmai il messaggio che questi racconti mitologici veicolano, ma non traduciamo queste leggende in dogmi, come se appartenessero al nucleo centrale del Vangelo e della fede cristiana.
Si può benissimo, come hanno fatto l'evangelista Marco, Paolo e Giovanni ignorare del tutto la nascita verginale senza danno alcuno per la fede. Essa può avere la valenza di un simbolo e di una leggenda teologica che "esalta" l'azione "originante" di Dio in Gesù, ma non ci troviamo di fronte al resoconto di un fatto biologico.
Rimando per questi approfondimenti al bel volume di Hans Kung "Credo" (Rizzoli). Ma è estremamente utile leggere le dense pagine nelle quali padre Mazzinelli, introducendoci al pensiero di Tissa Balasurya, passa in rassegna i singoli dogmi mariani. Il teologo asiatico documenta l'infondatezza biblica, la "costruzione storica" e l'ideologia sessuofobica e maschilista che stanno alla base di queste formulazioni ecclesiastiche che progressivamente si sono imposte come "dogmi". Per approfondire queste ricerche può essere utile leggere "Il Vangelo del Natale" di Ortensio Da Spinetoli (Edizioni Borla).
Riscoprire il messaggio che queste poetiche leggende veicolano non toglie nulla alla fede. Anzi la rende più aderente alla realtà della vita quotidiana. Nessun timore. Bisogna ripartire dalla Parola di Dio. Semmai la Scrittura sconvolge un po' la "dogmatica", ma alimenta la fede. Non è il quadro dogmatico che costruisce e costituisce la fede. Quello può mutare… senza alcun danno per la fede. L'assidua lettura della Bibbia è la più seria minaccia per l'istituzione religiosa, ma non per la fede.
Maria, questa donna del popolo, questa donna di carne ed ossa come noi, che ha generato Gesù come ogni madre genera i propri figli, che ha vissuto nella nostra stessa fragilità e peccaminosità, che faceva l'amore con il suo sposo, non è grande per qualche "privilegio", per essere stata "esentata" da ciò che rende umana la nostra vita.
Il teologo cattolico Tissa Balasurya scrive: "Questa Maria "immacolata" ha bisogno di essere liberata, per essere veramente umana. Ciò è necessario per comprendere la sua vita, le sue lotte e le sue angosce. Altrimenti avremmo una sorta di Maria disidratata, una che non può sentire altra attrattiva se non il bene".
Maria di Nazareth come noi ha lottato tra egoismo e amore, ha fatto i conti con le varie prove e "tentazioni", ha vissuto le difficoltà di coppia con Giuseppe, ha gustato il piacere della sessualità, ha esperimentato la "terribile fortuna" di avere un figlio pazzo di amore, un figlio che Dio aveva scelto per una missione tutta controcorrente. Questa non è una candida statuina di gesso fuori dalla realtà, ma una donna vera, una credente straordinaria la cui testimonianza di fede, riletta in modo concreto, è davvero preziosa.
Maria, come è grande la tua umanità, come è bella la tua femminilità, come è viva la tua fede!
Per continuare la ricerca
Spero che i parroci in fondo alla chiesa non mettano solo "Famiglia cristiana" e il bollettino parrocchiale. Penso e spero che molti abbiano segnalato e messo a disposizione della comunità il libro della teologa cattolica Elisabeth Johnson, Vera nostra sorella. Una teologia di Maria nella comunione dei santi (Editrice Queriniana, Brescia 2005, pagg. 640, euro 44,00) dedicato alla riscoperta di Maria. "Cercherò di comprendere il significato di Maria in quanto persona particolare, con una sua vita da gestire. Di Maria si è fatto talmente un simbolo, separandola dalla sua propria storia, che accostarsi a lei come a un concreto essere umano ci sorprende, facendoci scoprire che anche lei ha lottato, che il suo stesso pellegrinaggio di vita… fu un pellegrinaggio di fede, che comprendeva il soggiorno nell'oscura notte della fede" (pag. 12). Quanto più si è esaltata una donna vergine, sottomessa, asessuata… tanto più si sono di fatto disprezzate le altre donne, "tutte inferiori al modello ideale". E così si è stabilito anche una gerarchia di santità…
Posso segnalarvi un piccolo scritto che per anni rimase nel cassetto perché non trovai allora un editore che me lo pubblicasse? Lo scritto fu da me composto la sera del 7 dicembre 1974. Ero allora un giovane prete e l'argomento da anni mi interessava. Lo riscriverei oggi con maggior chiarezza. Trovò successiva pubblicazione in comunità cristiana di base nel libro "La bestia che seduce".