giovedì 23 ottobre 2014

Arriva puntuale la scomunica, malgrado il sinodo delle aperture

La Conferenza episcopale italiana boccia duramente la decisione del sindaco di Roma Ignazio Marino di trascrivere nel registro dello stato civile del Comune di Roma i matrimoni celebrati all'estero da 16 coppie omosessuali. Si tratta di una scelta che «sorprende perché, oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico, suggerisce un'equivalenza tra il matrimonio e altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate», afferma la nota della Cei.
Una vera e propria scomunica: «Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non è accettabile», dicono i vescovi italiani. I diritti delle persone, prosegue la nota della Cei, vanno salvaguardati «senza mai prevaricare il dato della famiglia», la cui «originalità non può essere diluita, se ci sta veramente a cuore il "bene comune" che è la differenza, dei generi e delle generazioni» e «se ci preme la famiglia». La cui bellezza, ricordano i vescovi, «nasce dall'incontro di un uomo e di una dorma e si apre al dono dei figli, in virtù di un legame indissolubile, e ancora tra i desideri più autentici dei giovani in ogni parte del mondo».
Parole nette, che sembrano in parziale controtendenza con alcune di quelle che in queste due settimane si sono sentite in Vaticano, dove si sta svolgendo, la terza assemblea straordinaria del Sinodo-straordinario dei vescovi di tutto il mondo proprio sul tema della famiglia - che si conclude oggi con la beatificazione di Paolo VI in piazza San Pietro - e da dove sono arrivate affermazione di tono diverso, senza ovviamente stravolgere la dottrina tradizionale sul matrimonio, che resta1'unica forma pienamente accettata dalla Chiesa cattolica.
Delle unioni omosessuali, per esempio, nella relazione riassuntiva di metà sinodo del relatore generale, il cardinal Péter Erdo, si dice che «non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna», ma «si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner» e dei bambini. Insomma il riconoscimento del loro valore, almeno sotto certi aspetti, con un cambio di marcia rispetto alla durezza espressa durante i pontificati di Wojtyla e di Ratzinger, e tutt'ora contenuta nel Catechismo della Chiesa cattolica.
Bisognerà tuttavia attendere il documento finale del Sinodo - presumibilmente messo ai voti per l'approvazione nella tarda serata di ieri - per vedere se le aperture che si sono intraviste, e che in questa settimana sono state contestate dai settori più conservatori nelle riunioni dei cosiddetti "circoli minori", troveranno conferma oppure saranno ridimensionate. Ieri intanto è stato approvato il messaggio finale del Sinodo, con 158 favorevoli e 16 contrari (17 i vescovi assenti alla votazione). Il contenuto è assolutamente vago, ma sembrano ribaditi alcuni spiragli: la Chiesa è «una casa con la porta sempre aperta nell'accoglienza senza escludere nessuno».
L. K.

(Il manifesto 19 ottobre)

Luxuria ad Arcore: due personaggi assai simili

In realtà anche Berlusconi, come Luxuria, viene dallo spettacolo; e infatti lei se lo ricorda a Canale 5 quando organizzò una sfilata di moda trans e lui comparve a sorpresa in camerino: «Benvenute a tutte queste signore». Non solo, ma se da sempre il Cavaliere vive circondato da persone e collaboratori gay, seppure legittimamente e convenientemente «velati», una cospicua letteratura giornalistica e giudiziaria ha rivelato ai quattro venti che l'omosessualità almeno quella femminile non lo disturba per niente anzi per dirla tutta gli piace assai. «Se proprio non ce la fa ad appendere le mutande al chiodo - commentò ai tempi Luxuria con qualche buon senso - gli consiglio di darsi una calmata perché a forza di correre dietro alle ragazzine gli vengono il torcicollo e il fiatone».
Ma quella è un'altra storia. Questa di oggi, questa che li porta a cena e magari domani a battersi per lo stesso civile risultato, evoca piuttosto, senza tanti scrupoli, uno strano, inaspettato, ma sintomatico gioco di somiglianze tra due personaggi che sono anche due maschere due «dive» e, dopo tutto, sopra tutto, due vite immerse nel caos di questo tempo.
Fossero solo la cipria e i tacchi! Berlusconi e Luxuria condividono molto più di quanto loro stessi forse immaginano. Le luci e i lustrini della ribalta dalla «lux» al «sole in tasca» e poi la seduzione esasperata, l'ostentazione narcisistica oltre i limiti, l'esagerazione indossata con la massina disinvoltura. Due figure e due corpi in cui, sia pure in modi troppo diversi, l'elemento maschile e quello femminile si sono intrecciati fino a confondersi nel maquillage nel camouflage, nella chirurgia estetica.
Sarebbe bello vederseli anche in differita. Sarebbe bello che combinassero qualcosa di buono.
Filippo Ceccarelli

(Repubblica 14 ottobre)

mercoledì 22 ottobre 2014

“La mia Chiesa non ha paura di mangiare e bere con le prostitute”

FIRENZE, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle, (…) ci sono stati dei momenti di corsa veloce, quasi a voler vincere il tempo e raggiungere al più presto la meta; altri momenti di affaticamento, quasi a voler dire basta; altri momenti di entusiasmo e di ardore. (...) E poiché essendo un cammino di uomini, con le consolazioni ci sono stati anche altri momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni, delle quali si potrebbe menzionare qualche possibilità: (...) la tentazione dell'irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi - "tradizionalisti" e anche degli intellettualisti. (...)
La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. E' la tentazione dei "buonisti", dei timorosi e anche dei cosiddetti "progressisti e liberalisti". (… ) La tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati cioè di trasformarlo in "fardelli insopportabili". (…) La tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre (...) La tentazione di trascurare il "depositum fidei", considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, dall'altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano "bizantinismi", credo, queste cose...
E' la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti!
Personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant'Ignazio, se tutti fossero stati d'accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. (…)
Tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l'altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell'unità e dell'armonia nella Chiesa. (...)
Cari fratelli e sorelle, ora abbiamo ancora un anno per maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare; a dare risposte ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie.
Un anno per lavorare sulla "Relatio synodi" che è il riassunto fedele e chiaro di tutto quello che è stato detto e discusso in questa aula e nei circoli minori. E viene presentato alle Conferenze episcopali come "Lineamenta".
Il Signore ci accompagni, ci guidi in questo percorso a gloria del Suo nome con l'intercessione della Beata Vergine Maria e di San Giuseppe! E per favore non dimenticate di pregare per me!
Papa Francesco

(Repubblica 19 ottobre)

COMUNITA' NASCENTE DI TORINO


Ciao a tutte e tutti
vi ricordo alcune date degli incontri a Torino in via Principe Tommaso, 4:
  • Domenica 26 ottobre incontro della Comunità nascente, il programma della giornata sarà il seguente: dalle ore 10 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l'eucarestia, poi pranzo comunitario autogestito e un pomeriggio di riflessione biblica e storica sull'eucarestia. Partiremo da uno studio della comunità cristiana di base di San Paolo a Roma che troverete in allegato a questa mail. L'incontro terminerà verso le 15,30.
  • Venerdì 7 novembre ore 17,45 incontro gruppo biblico per proseguire la lettura del vangelo di Giovanni.
  • Venerdì 21 novembre ore 17,45 incontro gruppo biblico per proseguire la lettura del vangelo di Giovanni.
  • Domenica 30 novembre incontro della Comunità nascente: data e programma saranno confermati questa domenica
  • Venerdì 12 dicembre ore 17,45 incontro gruppo biblico per proseguire la lettura del vangelo di Giovanni.
Tutte le date degli incontri a Torino ma anche a Pinerolo sono consultabili sulla pagina del blog "Appuntamenti", questo è il link http://comunitanascentetorino.blogspot.it/p/appuntamenti.html

E questo è il link del blog  http://comunitanascentetorino.blogspot.it/

IMPORTANTE: nella notte tra sabato e domenica si torna all'ora solare quindi bisogna spostare le lancette indietro di un'ora. 

Ci vediamo domenica!
Un abbraccio
Anna



LA SCALA DI GIACOBBE


Sabato 18 dalle 17 alle 19 ci siamo confrontati su “Amori a termine” o/e “amori stabili” partendo da un botta e risposta comparso su Repubblica tra un diciannovenne e Umberto Galimberti. La riflessione ha fatto riferimento alla pluralità di modi in cui si esprime l’amore, ma anche ad una certa “cultura” che non aiuta ad assumere le proprie responsabilità e invita piuttosto al “mordi e fuggi”.
Le relazioni affettive – inutile tracciare confini e delineare differenze tra etero, omo, trans – risentono della precarietà che connota sempre di più tutti gli spazi della vita collettiva e personale.


UNA GRADITISSIMA LETTERA


Ciao don Franco, come stai/state?
E' davvero parecchio che non mi faccio vivo, lo so... e chiedo scusa!
Però volevo condividere con te una gioia grande.
Lo scorso 16 agosto ho annunciato la benedizione di Dio ad Alessio e Sergio, due carissimi amici e bravissimi ragazzi che hanno desiderato in questo modo suggellare i loro dieci anni di unione e tutti gli altri che la vita concederà loro in futuro.
E' stata per me la prima volta e un bel passo per il mio ministero.
Un momento atteso, desiderato e preparato insieme, oltre che con me, con altri quattro loro amici, poi diventati anche miei amici, due coppie marito e moglie. Abbiamo usato anche il tuo testo per la liturgia.
Uno di loro, alla fine, ha detto: Non ho mai partecipato a un matrimonio che avesse così tanta semplicità e intensità.
Ci siamo poi ancora ritrovati tutti insieme lo scorso 4 ottobre a casa degli sposi per un pranzo gioioso e un pomeriggio amico.
Che dire?
Mi sento di dire grazie a Dio, alla vita, a queste persone per tanta bellezza.
E mi sento di dire grazie anche a te che, con la tua parola e il tuo lavoro, ci hai aiutati tutti a guardare oltre, a guardare alto, a guardare dentro...
Un fortissimo abbraccio, anche a distanza di tempo e di spazio..

don......lettera firmata





SEGNALAZIONE DI UN LIBRO DELLA MERIDIANA


Il gioco d'azzardo
Quando il gioco diventa una dipendenza cosa fare?
Cristina Bertogna – Rodolfo Picciulin
L'azzardo del gioco. Riflessioni sulle Ludopatie
pp 144 -  18,00 €

In promozione, lancio novità 15,30 €

"Esiste il giocatore cronico e il giocatore d'azzardo. Per l'uno e per l'altro il gioco diventa una dipendenza. Una malattia che rovina patrimoni, relazioni, condizioni di vita".
Invece il gioco è altro.
È un momento importante della vita che serve a crescere, a costruire relazioni positive, a sprigionare creatività, a liberare doti e talenti di ognuno.
Quando non è più questo è malattia.
Il gioco da bambini è un gioco sano. Gli adulti giocano poco il gioco che è sano e bello. Del gioco diventano le vittime. E con loro chi è più vicino. Il 78% dei giocatori d'azzardo è sposato o ha famiglia. Un fenomeno che fa male nn solo a chi si 'ammala'.

Recenti indagini dicono che la dipendenza dal gioco è in aumento. L'illusione che basti poco per cambiare vita è incentivata da promozioni e facilità al gioco. Non solo il tavolo verde, ma anche il più discreto click. L'illusione di sfidare la sorte. L'accanimento nel farlo. La dipendenza da quella illusione che annulla ogni altra prospettiva di vita.

Biglietto di viaggio

Quando sarò ucciso, uno di questi giorni
l'assassino troverà nella mia tasca
i biglietti di viaggio
uno verso la pace
uno per i campi di pioggia
uno verso la conoscenza dell'umanità
(ti prego non sprecare i biglietti
mio caro assassino
ti prego di partire…)
Samih al Qasim
poeta della Resistenza Palestinese nato a Zarqa, 1939, cacciato nel 1948, morto cli cancro il 24 agosto 2014
(il foglio n. 414 – 2014)

martedì 21 ottobre 2014

DEBORAH E FRANCESCA

E' difficile trovarmi davanti al televisore. Ma questa sera, avvertito da Sergio, ho seguito con vivo apprezzamento il racconto di Deborah e Francesca  e delle loro famiglie.
Tra tante rubriche squallide e banali, questo racconto ha riprodotto con fedeltà e serenità il percorso di vita  e di amore di queste due donne, le relazioni con le rispettive famiglie e con il figlio Gianmarco.
Si constata con piacere che qualche volta, per la verità molto poche, anche in questa Italia  le persone omosessuali vengono trattate nel rispetto della loro dignità e ne emerge un quadro di edificante normalità.
Nel racconto di Deborah e Francesca ho avvertito lo spessore dell'amore, l'intelligenza, la forza nell'affrontare il cammino verso la felicità.
Ci fossero a milioni amori come questo e famiglie come questa.
Auguri a voi, Deborah, Francesca e Gianmarco.
don Franco Barbero

I CONSERVATORI SI ORGANIZZANO

Il papa ombra è il loro punto di riferimento, ma i "giovani leoni" della restaurazione sono guidati da alcuni cardinali di curia. Il primo della fila è il prefetto della congregazione per la fede Moeller, seguito a ruota dal cardinale De Paolis.
Per loro il vero sinodo comincia ora nell'organizzazione della loro "schiera" cercando consenso in tutti i "paladini dell'ortodossia".
Ma, a mio avviso, il pericolo maggiore viene dai moderati, che sono la stragrande parte anche nel popolo di Dio. Una scarsa preparazione teologica e uno scarso coraggio creano la mentalità del "pontiere" che recita il vecchio adagio "la verità sta nel mezzo".
Sono mancate nel sinodo voci costruttivamente radicali, capaci di prendere sul serio e dare  espressione pubblica ad una nuova antropologia, ad una nuova ermeneutica biblica.
Il rischio è di credere di aver operato una svolta pastorale e teologica quando, invece, si è semplicemente depennato l'arcaico, l'impresentabile.
Per nostra fortuna "Dio non teme ciò che è nuovo", ma per ora il sinodo è ancora abitato da troppo sospetto per ciò che è davvero il fiorire della novità evangelica. Il vero pericolo è il moderatismo,
quell'operazione di aggiornamento che, tutto sommato, modernizza l'istituzione senza provocarla alla conversione.
Franco Barbero

COMUNITA' NASCENTE DI TORINO


Eccoci all’appuntamento mensile:
 domenica 26 alle ore 10,30. La sede è aperta dalle ore 10 in Via Principe Tommaso, 4.

Alle 10,30 celebreremo l’eucarestia, poi il pranzo autogestito, poi la ripresa dei lavori alle ore 14.
Ci confronteremo su “L’eucarestia: significato e sviluppo storico”.

Vieni: c’è sempre posto.

                          Franco Barbero



IO NUOTO NEL TUO AMORE


Sono contento perché Tu mi hai accolto, caro Dio.

Alle volte non so cosa fare di tutta la mia gioia.

Io nuoto nel Tuo amore come una balena nell’oceano.

Come dice il proverbio: “Un oceano non si asciuga mai”.

Così sappiamo che la Tua grazia non verrà mai meno.

Caro Dio, il Tuo amore è la nostra gioia. Alleluia!


             Preghiera dell’Africa Occidentale

 




(Repubblica 14 ottobre)

Cambiamo l’ora di religione

Così come si presenta, l'ora di religione non è più sostenibile. Parlo della scuola superiore, ma forse la situazione negli ordini inferiori è anche più problematica: se parlo solo della prima è perché è l'unica che conosco direttamente. Se ne era accorto perfino il ministro Francesco Profumo del governo Monti: «Credo che l'insegnamento della religione nelle scuole così come è concepito oggi non abbia più molto senso». Per chi è dentro la scuola la situazione è chiara, per chi volesse avere un'idea precisa consiglio l'articolo di Maria Boscaino su www.laricerca.loescher.it intitolato L'ora di religione. Basti un dato mai sufficientemente notato: l'ora di religione è l'unica ora che, in teoria, dovrebbe essere pagata doppia, per chi la frequenta e per chi ha diritto alla cosiddetta ora alternativa, poco attivata in giro per comprensibili motivi di costi. Con esiti assurdi, come una mia amica pagata come docenza per fare studio assistito a 5 allievi, perché anche questa è una possibilità che si può scegliere, o docenti di religione pagati per fare lezione a un numero di allievi che sta su una mano, quando gli altri se ne prendono anche 32, con tutte le verifiche e le valutazioni del caso! E paradossi come l'insegnante che tenta di parlare di Bibbia «silurata» dall'ufficio competente della diocesi, perché perdeva clienti, ed essendo la materia non obbligatoria (e il voto non fa media), dipende dal consenso. Situazione anomala, frutto di un compromesso ideologico mai risolto tra chi deve insegnare religione e come e per quale scopo...
Perciò trovo di grande interesse per onestà intellettuale quanto scrive Giannino Piana in un articolo di «Rocca» dal titolo Bisogna avere coraggio (n. 9 del 1 maggio 2014, pp. 31-33). Lo sintetizzo a mo' di tesi (i corsivi sono miei), sapendo che non saranno da tutti condivise, sia in ambito cattolico sia in quello laico. 1) La cultura religiosa va considerata una disciplina obbligatoria come la letteratura, la filosofia, ecc. 2) Questo comporta che si abbandoni l'insegnamento confessionale: (e che si modifichi o si abroghi il Concordato) l'insegnamento di religione deve avere carattere strettamente culturale. (Qui Piana accenna alla necessaria riforma del sistema di reclutamento e selezione dei docenti, non più sottoposto all'Ufficio scuola delle diocesi, evidentemente, con l'istituzione di facoltà teologiche all'interno dell'università di stato, a cui si opposero e credo si oppongano sia la gerarchia cattolica sia la cultura laica.) 3) Esso deve procedere su due linee: il fenomeno religioso in generale, attraverso un approccio interdisciplinare, e contemporaneamente i contenuti dottrinali delle religioni storiche, dalle religioni abramitiche fino alle tradizioni orientali, con particolare riguardo alla conoscenza dei testi, da Bibbia e Corano fino ai testi buddisti e induisti. Questo terzo punto e fin troppo ambizioso, calcolando un'ora settimanale. Se di italiano riuscissi a fare un programma analogo (e ho 4 ore), sarei un mago...
Ma è un dettaglio su cui si può discutere. Almeno i primi due punti mi sembrano irrinunciabili. Quanto dovremo aspettare ancora? Forse, nonostante il nuovo clima sia politico che ecclesiale, dovremmo aspettare ancora qualche decennio. Perché dietro a tutto ciò sta, evidentemente, il problema del Concordato e dei rapporti Stato-Chiesa.  
Antonello Ronca

(il foglio n. 414 – 2014)

lunedì 20 ottobre 2014

APERTURE, LIMITI E CHIUSURE DEL SINODO DEI VESCOVI


         NOI SIAMO CHIESA
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Un Sinodo importante. La Relatio conclusiva arretra rispetto a quella della prima settimana. "Noi Siamo Chiesa" si impegnerà  nei prossimi mesi con tutta l'area "conciliare" perché tutto non resti come prima.
 
Questa prima fase del Sinodo sulla famiglia resterà nella storia della Chiesa. Questioni che erano  state sollevate da tempo dalla "base" del Popolo di Dio sono state discusse da un'istituzione ecclesiastica che non ha mai avuto in passato un ruolo significativo, sia per la sua composizione che per il suo ruolo solo consultivo. Questi limiti di partenza non gli hanno impedito, per merito principale di papa Francesco, di affrontare la realtà della famiglia senza lasciarsi paralizzare dai modelli del Catechismo, da normative canonistiche, da "verità" definite per sempre. Così le gioie, le sofferenze, le contraddizioni e le differenti culture e prassi con cui nell'universo cattolico si vive la famiglia sono state fotografate in modo sufficiente, particolarmente nel Messaggio e nella prima parte dellaRelatio conclusiva . Meglio tardi che mai. Il questionario, proposto un anno fa dalla segreteria del Sinodo, ha infatti avviato un ascolto che, per troppi anni, dal vertice fino alla base della struttura ecclesiastica, era stato impedito perché si pretendeva che  tutto fosse  già stato detto nella dottrina e nella prassi.
 
Al Sinodo le relazioni famigliari si sono confermate-e non poteva non esserlo- nel vissuto di ogni credente la sede principale degli affetti, della solidarietà, della educazione ma anche delle tensioni, delle contraddizioni, delle difficoltà. La comunità cristiana, più di qualsiasi altra struttura di vita associativa, partecipa ed è condizionata da questo vissuto. Di questo ha parlato il Sinodo. Mi pare che la discussione sia stata vivace ma è un peccato che, per una decisione immotivata, non siano stati resi noti i singoli interventi, come avveniva in passato; comunque sulla stampa e nei media le principali questioni sono state molto discusse con vivaci contrapposizioni che vengono da lontano.
 
Premessa questa condivisione dell'itinerario che è stato avviato e che si concluderà nel prossimo ottobre, faccio alcune prime sintetiche osservazioni sulla Relatio Synodi che ha concluso sabato  i lavori, con l'impegno di "Noi Siamo Chiesa nei prossimi mesi a fare altre analisi e proposte:
 
---mi sembra ottimo che il Sinodo abbia rovesciato  la precedente demonizzazione del matrimonio civile e delle convivenza e che ne abbia colto invece "gli elementi positivi";
 
---mi sembra buona cosa che si sia rotto il tabù assoluto della proibizione della  partecipazione dei divorziati risposati all'eucaristia. Le soluzioni prospettate, soprattutto nella Relatio post disceptationem, appartengono ancora alla logica della procedura tesa alla dichiarazione di nullità del matrimonio (che però si vuole semplificare e sveltire). Ci sembra una strada insufficiente. Si abbia il coraggio di prendere atto anche dei casi di matrimoni del tutto validi che si sono conclusi per i motivi più diversi, in cui i coniugi, se del caso dopo un percorso penitenziale, siano liberi di stringere un secondo vincolo di tipo sacramentale che sia pienamente accettato nella comunità ecclesiale; 
 
---non capisco cosa significhi, al punto 53, parlare di possibile "comunione spirituale" dei divorziati risposati. Di che si tratta? Perché allora non potrebbero accedere a quella sacramentale? Chi dice queste cose non pecca di un po' di  furbizia o di ipocrisia ?;
 
---la lettura del n.55 sulle persone con orientamento omosessuale mi lascia sbigottito. Si fa una citazione (senza indicarne le fonte, è mai possibile una cosa del genere?) secondo cui "non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". Poi si cita un documento dell'ex-S.Ufficio. Punto e a capo. La marcia indietro rispetto ai punti 50, 51 e 52 della Relatio post disceptationem è completa e lascia amareggiati. Allora durante le prima settimana si è scherzato! La problematica vi era stata ampiamente trattata con un atteggiamento aperto all'accoglienza nella linea di un orientamento generale che si sta lentamente diffondendo nella Chiesa e a cui ha contribuito il movimento degli omosessuali credenti. Suppongo che la faziosa controffensiva dei conservatori sia stata efficace e che i tanti 62 voti contrari a questo paragrafo siano di vescovi che non accettano che nulla cambi e che si continui quindi negli errori di demonizzazione e di esclusione del passato;
 
---sulla Humanae Vitae si dice che "va riscoperto il suo messaggio che sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità". Questa frase non si capisce bene cosa voglia  per  rilanciare la HV. Ma il Sinodo ha discusso della Humanae Vitae? Non sembra. Allora questa citazione sembra fatta di passaggio per dovere di rispetto nei confronti dell'autorità  pontificia (e il giorno prima della beatificazione di Paolo VI), dando per scontato che questa enciclica è di fatto decaduta perché, dall'inizio e ininterrottamente, non recepita nel sentire diffuso del Popolo di Dio. Non sarebbe stato meglio usare la parresia richiesta da papa Francesco e dire le cose come stanno ?;
 
---il dibattito al Sinodo sembra aver preso strade diverse da quelle che ha seguito fino ad ora la Conferenza episcopale italiana sulle questioni della famiglia. Niente toni da crociata, niente "campagne", niente "valori non negoziabili", niente "legge naturale". Spero, come tanti, che il decennale incontro della Chiesa italiana del prossimo anno a Firenze segni una svolta.
 
I dodici mesi che ci separano dal Sinodo ordinario   del prossimo ottobre dovrebbero fare emergere meglio nella Chiesa - questo è almeno quanto aspettiamo- la consapevolezza che ogni cristiano e la Chiesa tutta  devono essere sempre in cammino. Chi si ferma rimane solo a fare il testimone del passato.
 
Roma, 20 ottobre 2014           Vittorio Bellavite, portavoce nazionale di "Noi Siamo Chiesa"