mercoledì 19 settembre 2018

Le stragi dei Rohingya

BANGKOK. Un rapporto insolitamente crudo delle Nazioni Unite ha annunciato un'inchiesta per perseguire i vertici militari della Birmania e portarli fino a un tribunale penale internazionale: l'accusa nei confronti dei generali è quella di aver orchestrato un genocidio ai danni della minoranza musulmana dei Rohingya. Il report biasima anche la leader civile e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi: non avrebbe usato la sua " autorità morale" per prevenire le violenze contro la minoranza nello Stato dell'Arakan.
L'atto d'accusa della missione Onu arriva a un anno quasi esatto dall'ultima sanguinosa repressione della comunità musulmana birmana: migliaia di persone sono state costrette con saccheggi, incendi di interi villaggi e stupri a fuggire nel confinante Bangladesh, dove oggi più di 700mila uomini, donne e bambini vivono nel fango dei monsoni in campi provvisori di tende. Gli investigatori puntano il dito sul numero uno dell'esercito, il comandante 62enne Min Aung Hlaing, e chiedono di deferirlo al Tribunale penale internazionale dell'Aia. Ma spiegano che è stato il governo nel suo insieme « attraverso le sue azioni e omissioni » a «contribuire a crimini atroci». La Lady birmana si trova così coinvolta in un potenziale processo internazionale per crimini contro l'umanità, in cui i principali imputati sarebbero - se mai si arrivasse a processo - i militari che per anni l'hanno tenuta prigioniera.
Nonostante i lunghi decenni passati da simbolo dei diritti umani e della tolleranza, i commissari guidati dall'avvocato per i Diritti umani Marzuki Darusman, non risparmiano a Suu Kyi l'accusa di aver chiuso gli occhi non soltanto sulle atrocità commesse contro i Rohingya, ma anche contro numerose minoranze cristiane e animiste.
«La necessità militare - sostiene il rapporto - non giustificherà mai l'uccisione indiscriminata, lo stupro di gruppo delle donne, l'assalto di bambini e la distruzione di interi villaggi. Le tattiche dei Tatmadaw (i soldati di etnia birmana, ndr) sono del tutto sproporzionate rispetto alle attuali minacce alla sicurezza».
Governo e soldati si sono difesi citando la necessità di dare una «risposta alle sfide di sicurezza negli Stati con popolazioni minoritarie »: una «risposta esagerata » come ha detto l'organismo Onu, che ora dovrà provare con fatti incontrovertibili le sue accuse man mano che il rapporto prenderà la strada che potrebbe portarlo ad essere discusso all'Assemblea generale. In passato Cina e Russia hanno più volte evitato che venissero messi sotto inchiesta i generali che detenevano Suu Kyi e torturavano migliaia di dissidenti in Birmania: allora si parlò di "non interferenza interna". Ma se il procedimento internazionale per perseguire le stragi dei Rohingya andrà avanti, gli ideali pacifisti che Aung San Suu Kyi ha difeso per anni riceverebbero un colpo durissimo. La reputazione della premio Nobel è già stata duramente compromessa dalla vicenda. Ad accomunare una larga percentuale dei buddhisti birmani - che siano generali o gente del popolo - resta però la paura di aprire le frontiere ai Rohingya: benché vivano in Birmania da decenni sono considerati " immigrati illegali", privi di cittadinanza e bensì portatori di una fede contraria ai principi religiosi birmani.
Raimondo Bultrini

(la Repubblica 28 agosto)
Estinzione

Le specie animali scompaiono a un ritmo tale che alcuni scienziati evocano una sesta estinzione di massa, la prima dopo la scomparsa dei dinosauri, 65 milioni di anni fa.

Nel corso degli ultimi decenni la scomparsa degli habitat, lo sfruttamento intensivo, le specie esogene invasive, l'inquinamento e, più di recente, i cambiamenti climatici hanno provocato una diminuzione catastrofica del numero delle specie di vertebrati e delle loro popolazioni. (…) Negli ultimi cento anni sono scomparse almeno 200 specie di vertebrati: in media due all'anno. Se avessero seguito il ritmo di estinzione prevalente negli ultimi due milioni di anni, le duecento specie non sarebbero scomparse in un secolo ma in diecimila anni.
Per quanto riguarda il mondo marino, sembrano completamente scomparse solo quindici specie animali, ma la cifra è probabilmente sottostimata dal momento che è difficile misurare la scomparsa di animali marini. Quanto all'estinzione in massa degli invertebrati, le informazioni disponibili sono limitate e soprattutto centrate sul livello delle minacce. Ricercatori che hanno studiato 3.623 specie di invertebrati terrestri e 1.306 specie di invertebrati marini hanno calcolato che rispettivamente il 42% e il 25% erano minacciate di estinzione. (...)
Sono oggi in pericolo diverse specie ancora relativamente risparmiate dieci o venti anni fa. Nel 2016, il pianeta contava solo 7.000 ghepardi e meno di 5.000 oranghi del Borneo. Dal 1993 è scomparso il 43% dei leoni; la popolazione di pangolini è stata decimata e quella delle giraffe è passata da 115.000 nel 1985 a circa 97.000 nel 2015. (…) Un terzo delle 27.500 specie di vertebrati terrestri che abbiamo studiato conosce un declino rilevante delle rispettive popolazioni. La proporzione di specie in declino varia dal 15% per gli anfibi al 30% e oltre per mammiferi, uccelli e rettili.

Gerardo Ceballos, Paul R. Erlich e Rudow Dirzo, «Biological annihilation via the ongoing sixth mass extinction signaled by vertebrate population losses and declines», Proceedings of the National Academy of Science, Washington, Dc, luglio 2017.
(Le monde diplomatique, agosto 2018)
LE PREDE

Il lupo assale
l'agnello
nel buio della notte,
ma di giorno
il sangue lo accusa.

Disse il nero dal bianco:
«Se tu fossi grigio
sarei clemente
nei tuoi riguardi».

È virtuoso
chi non si assolve
dalle colpe degli altri.

O Dio, fammi preda del leone,
prima che io faccia del coniglio
la mia preda.

Kahlil Gibran

[la Repubblica 7 settembre]

Soltanto chi non ha più curiosità di imparare è vecchio.

Ugo OJETTI

Creato in Italia e venduto in Usa il nuovo farmaco che salva la vista

Un farmaco ideato, sviluppato e prodotto in Italia è stato autorizzato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti affetti da una rara malattia della cornea che provoca cecità. L'agenzia americana che regola i farmaci, ha autorizzato infatti Oxervate, nome commerciale del principio attivo cenenegermin, messo a punto dopo oltre 30 anni di ricerca in Italia. Il farmaco, prodotto negli stabilimenti di Dompé a l'Aquila, rappresenta oggi l'unica possibilità di trattamento per i pazienti affetti da cheratite neurotrofica moderata o grave, una malattia dell'occhio che, prima di Oxervate, era priva di terapie.
Il farmaco italiano è stato creato a partire dal lavoro di Rita Levi Montalcini. Questo innovativo collirio e infatti il primo trattamento autorizzato a base di Ngf (Nerve Growth Factor), il fattore di crescita dei neuroni che ha fatto guadagnare alla scienziata italiana il Nobel nel 1986. L'Ngfe è una proteina solubile che stimola la crescita, il mantenimento e la sopravvivenza dei neuroni. Ci sono voluti moltissimi anni di lavoro per poterne ricavare un farmaco pronto per l'uso: prima Ngf è stato ottenuto partendo dai topi, poi si è riusciti a estrarlo da Dna ricombinante umano, per via biotecnologica. Si è scelto di utilizzarlo come terapia della cheratite neurotrofica perché la malattia distrugge uno degli organi più innervati del nostro organismo, ovvero la cornea che è quindi più sensibile all'effetto del fattore di crescita dei nervi. Inoltre, pur colpendo meno di 5 persone ogni 10mila, la cheratite neurotrofica è una patologia neurodegenerativa contro la quale non esiste alcuna alternativa terapeutica. «Mentre la prevalenza della cheratite neurotrofica è bassa, l'impatto su un singolo paziente può essere devastante - dice Wiley Chambers, oftalmologo presso il Centro per la valutazione e la ricerca di droghe della Fda - In passato, era necessario ricorrere agli interventi chirurgici». Un traguardo importante per tutta la ricerca italiana.
Valentina Arcovio

(La Stampa 24 agosto)

martedì 18 settembre 2018

UNA COMUNICAZIONE IMPORTANTE

La  rivista Esodo (3/2018) in risposta all'articolo "Prete in una comunità di base", firmato da Carla Galetto e Beppe Pavan (Esodo 4/2017), dopo la pubblicazione dell'intervento di Franco Barbero ( Esodo 1/2018), pubblica anche gli interventi della Comunità cristiana di base di Via Città di Gap,13 di Pinerolo e della Comunità cristiana di base di Piossasco (To).
Grazie alla Redazione: mantenuta la promessa!
F.B.

ANCORA MATTARELLA

Sempre lucido e lungimirante. A Piacenza il Presidente della Repubblica è entrato nel merito del bullismo con una rara competenza: "Il genitore-bullo non è meno distruttivo dello studente -bullo".
Si tratta di un aspetto trascurato nell'analisi del bullismo: spesso i genitori fanno del bullismo il problema esclusivo dei loro figli, la via comoda per non affrontare le proprie responsabilità.
Spesso gli insegnanti denunciano episodi di aggressività da parte dei genitori, poco disponibili a mettere sul tappeto la valutazione del loro operato genitoriale, adulto. Non è raro il caso in cui l'insegnante solleciti una analisi più approfondita e con sorpresa debba constatare che taluni genitori sono meno adulti dei loro figli.
Franco Barbero

TRADIZIONALISTI CONTRO IL PAPA E NOI?


Almeno 4 cardinali guidano la “congiura internazionale” contro papa Francesco approfittando delle ”bombe mediatiche “ usate per screditare questo pontificato.
Le accuse di ”marxismo “e di ”distruttore della famiglia" suonano grottesche per chi ragiona sui fatti, ma i tradizionalisti sono in crescita in questo tempo in cui molti vogliono una ”religione delle certezze incrollabili" e continuano a sognare una ”chiesa potente" che sia ”faro“ dell’umanità.
Mentre sento di dovermi opporre a queste manovre e difendere alcuni passi di questo pontificato, la risposta ai tradizionalisti, a mio avviso, deve essere data anche sul piano della conoscenza biblica, teologica e storica perché il loro fanatismo è il frutto di una operazione all’insegna del potere e dell’ignoranza.
Quando ignoranza e potere si sposano nasce una miscela che lega le persone alla sacralizzazione del passato.
Il nostro piccolo lavoro quotidiano, personale e comunitario, non può imprigionarsi in questo ”campo di battaglia  tra innovatori e tradizionalisti". E’ urgente un impegno che guardi ”oltre“: come ”riconciliare“ la fede cristiana con le ”istanze di adultità" delle donne e degli uomini di oggi? La difesa di papa Francesco, per fornire un esempio, non può diventare la convergenza teologica sulla struttura del papato o l’allineamento acritico all’insegnamento papale sulla dogmatica e sulla morale. Se non compiano questa distinzione in modo consapevole, la nostra ricerca di fede viene interamente ricondotta (e rimpicciolita) al problema” chiesa”.
Quando si sollevano problemi nodali, sulla cristologia o sull’etica o sulla sacramentaria, qualche amico mi rivolge due rimproveri: così indebolisci e dividi il ”fronte pro papa" e ti inoltri in terreni inessenziali. 
Ringrazio per l’attenzione, ma non condivido. Infatti ritengo che la ”sfida“ di fronte alla quale siamo posti oggi come cristiani/e è molto più profonda di questa battaglia interna. E’ il senso della nostra fede come relazione con il mistero di Dio, l’adorazione della Sua presenza e l’umile, appassionata ricerca di testimoniare e ”dire Dio oggi “con la vita e con parole nuove.
Franco Barbero

DUE COSE...

Due cose si salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due, siete invincibili.
Tarun Tejpal

GLI INTERVENTI DEL COLLE


Il bilancio Ue

Non è possibile mettersi a mercanteggiare sul bilancio dell’Unione. Non si misura il vantaggio dell’integrazione con il calcolo contabile.
14 settembre

La giustizia

La legge e le regole valgono per tutti, senza privilegi neppure per gli esponenti politici, perché nessun cittadino è al di sopra della legge
12 settembre

I migranti

La portata inedita delle migrazioni crea apprensione. Ma non ci si difende alzando muri. Ci vuole umanità verso chi ha bisogno.
19 agosto

Le armi

L’Italia non può somigliare a un Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno.
26 luglio

Repubblica 16 settembre


INSEGNAMI A CERCARTI

Nel fragore delle guerre noi continuiamo a guardare a Te,
Dio che ci inviti a fare tutta la nostra parte
“fuori del tempio”, nelle vie del mondo, oggi, non domani.

Accogliendo la Tua parola nel profondo di noi,
vogliamo risvegliare le energie che giacciono inutilizzate,
quel seme di profezia che deve farsi albero.

Dio, più solare del sole, più caldo del fuoco!
Insegnami a cercarTi tra le stelle e nella polvere;
insegnami a vederTi in chi ride e in chi piange.

Tu guardi anche a me, piccola fragile creatura d’argilla:
mi hai dato un nome e mi apri un sentiero di vita.
Voglio imparare dai cammini diversi dai miei.

Insegnaci l’audacia e l’umiltà che sono necessarie
per proseguire nel mondo l’opera delle Tue mani,
per continuare nel tempo la Tua creazione.

Franco Barbero
Opinione personale

Vorrei che non fosse il mercato a decidere tra ora legale e ora solare. Io preferisco l'ora solare che trovo più congeniale al rapporto persona-ambiente. Per la mia salute l'ora solare è più benefica e mi evita uno sbalzo artificiale che assorbo lentamente con fatica.
F. B.
CUSTODI DEL GIARDINO

Ci hai messo dentro, o Signore, come un sole...
una luce che cerca di vincere le forze della notte.
Portiamo con noi la gioiosa luce del giorno
che cozza contro un mare sconfinato di tenebre.

Siamo come i custodi di un giardino fiorito
e mille semi possono esplodere di vita e di profumo.
Noi guardiamo a Te come al Dio della nostra speranza.
In questo mondo hai profuso i tesori del Tuo amore.

Fa' che non blocchiamo in noi o che non rimpiccioliamo
i doni che Tu continui a farci nel Tuo amore.
Conservaci attenti ai sempre nuovi segni che compaiono
e capaci di operare sempre nuove partenze e decisioni.

Molte nebbie bloccano il nostro pellegrinaggio
e mille ostacoli sembrano sbarrare i nostri sentieri.
Ma come non vedere che Gesù risorge continuamente
perché uomini e donne continuano a camminare con gioia?
Rinnovamento delle celebrazioni sacramentali
"L'adeguatezza dei segni sacramentali, come del linguaggio nasce dall'aderenza alla realtà e alla storia. Gesù ha usato gesti esistenti all'interno della sua società, non li ha attinti da repertori archeologici o da intuizioni metastoriche, ha compiuto i gesti del momento, non possono, perciò, non essere relativi. Essi «appartenevano a un certo tipo di uomo, o a un certo tipo di società e quindi di una determinata risonanza» (14). Quel che accorre chiedersi è se la risonanza del gesto di Cristo o della comunità delle origini sussiste ancora in tutti i segni da loro istituiti, se cioè continuano a fungere da adeguato mezzo di comunione ecclesiale.
I segni di Gesù o della chiesa può darsi che lungo i secoli non dicano molto o non dicano più nulla a coloro che vivono in un contesto sociale lontano e diverso, per questo si impone la necessità, l'urgenza di rinnovarli, di cambiali. I riti non sono un assoluto ma un mezzo contingente di rapporto comunitario. È il linguaggio gestuale del popolo di Dio in quanto società; appartengono quindi alla comunità cristiana che esprime il suo radicale rapporto con Dio (l'assoluto) attraverso modi e parole che appartengono alla sua situazione temporale e temporanea (quindi relativa).
Il credente che si esprime con un linguaggio che nonostante la pomposità o sontuosità non sembra far troppo presa sugli spettatori di oggi, perché non è sostenuto da adeguati comportamenti pratici, ma anche perché spesso è troppo lontano, misterioso, inattuale.
La storia offre esempi di linguaggio gestuale, attuali, moderni, convincenti. Le proteste sindacali, le manifestazioni operaie, gli scioperi additano forme di comunione concrete, vissute, incontestabili. Se la liturgia e la prassi sacramentale non arrivano a questa concretezza, espressività, forza non servono forse a rinnovare la comunità e a mutare il corso della storia. Bisogna reinventare i segni, sceglierli adatti al momento, per l'uomo d'oggi che vive la stessa fede e solidarietà umana di una volta, ma in un modo nuovo, sempre più fuori che dentro il tempio o recinto sacro. È inutile imbandire per lui celebrazioni o riti in un luogo in cui egli più non accede e in sua vece ha ormai sacralizzato il campo della sua attività professionale, ricreativa, o il suo posto di lavoro.
La rinnovazione dei riti sacramentali non è il compito più grave che la comunità credente è chiamata ad assolvere, ma è anche un aspetto che non è opportuno trascurare. I sacramenti sono il linguaggio visibile, sociale della fede, se non è adeguato, la comunità prende più difficilmente e più imperfettamente coscienza di se stessa e dei suoi impegni evangelici."

Ortensio da Spinetoli, La conversione della Chiesa, Cittadella 1975.