sabato 31 gennaio 2015

DURANTE L'EUCARESTIA DI DOMANI

Durante l'eucarestia di domani in Via Città di Gap 13 a Pinerolo presenterò brevemente il significato dei 4 incontri dei lunedì di febbraio.
Lunedì 2 febbraio verrà distribuito e spedito il notiziario della comunità.

LEGGERE IL DOLORE

"Signore, aiutaci a cogliere nel gemito della creazione, non rantoli di morte, bensì lamenti di partoriente; aiutaci a cogliere
nella sofferenza una promessa per il futuro,
perché essa è grido contro un presente inumano.
Aiutaci a cogliere nella protesta
l'albeggiare della giustizia,
nella croce la promessa della risurrezione,
nella sofferenza i semi della gioia".
Ruben Alves

GIOIA PER LA BELLEZZA DEL CREATO

O Dio, ti ringraziamo per questa terra, che è la nostra casa;
per il vasto cielo e il sole benedetto,
per il mare salato e l'acqua che scorre,
per le eterne altezze e per i venti inesausti,
per gli alberi e per l'erba sotto i nostri piedi.

Ti ringraziamo per i nostri sensi, mediante i quali udiamo i canti degli uccelli,
vediamo lo splendore dei campi estivi,
assaporiamo i frutti dell'autunno,
ci rallegriamo della neve
e avvertiamo il soffio della primavera.

Donaci un cuore aperto per tutta questa bellezza;
e proteggi le nostre anime dalla cecità,
che ci fa transitare indifferenti,
quando persino un roveto qualsiasi
arde della tua gloria,
o Dio creatore nostro,
che vivi per i secoli dei secoli.


Walter Rauschenbusch
 Da "Pregare, a cura di Fulvio Ferrario.

O mio Signore, dove sei?

0 mio Signore,

ti ho invocato mattina e sera,

ma non ho ricevuto risposta.

Ti ho cercato per un lungo

tempo, ma non ti ho trovato.

Ho bussato alla tua porta con

insistenza per trovare rifugio,

ma nessuno ha aperto.

 

O mio Signore,

dove sei?

perché non ti trovo?

perché non apri?

 

O mio Signore,

so di essere peccatore

non merito il tuo aiuto,

ma oggi fa in modo che io possa

ricevere la tua Parola di libertà,

trovarti nel mio abisso per avere

salvezza,

incontrarti in Gesù, il Salvatore,

per avere vita!

Amen

(da Riforma 30 gennaio)

I gesuiti lanciano il tour multireligioso

ROMA. Torpignattara, periferia est di Roma. In via Amedeo Cencelli dei ragazzi di un liceo della zona, il Tullio Levi Civita, entrano dentro quello che sembra essere un comune negozio. Prima di entrare si sfilano le scarpe. Oltre un piccolo ingresso, infatti, c'è un luogo speciale, un piccolo tempio indù. Partecipano a quella che una volta era chiamata gita di classe ma che oggi, come racconta Vito Faretina, l'insegnante di religione che li accompagna, «si chiama visita culturale». Uscite, dunque, che non sono più soltanto nei luoghi d'interesse artistico.
Oggi, le gite di classe sono diventate multi religiose, e non soltanto a Roma. Il fenomeno ha coinvolto anche Latina, Rieti, Vicenza, Palermo e Catania. E' il cuore del progetto Incontri, percorsi sul dialogo interreligioso, oggi in grande espansione, e promosso nelle scuole medie e superiori italiane dal Centro Astalli di Roma (la sede italiana del servizio dei gesuiti per i rifugiati). Fino a oggi sono stati portati nei più diversi luoghi di culto fino a 7.648 studenti, 359 classi, 92 istituti in tutto. «Spesso le visite avvengono nel quartiere dove i ragazzi studiano», spiega Bernadette Fraioli del Centro Astalli. «Perché - dice - conoscere la fede di chi vive accanto aiuta a superare gli stereotipi e i pregiudizi più ricorrenti e a scoprire che ogni religione è una realtà complessa e variegata che si può comprendere solo con la conoscenza delle fonti e, soprattutto, con l'incontro diretto». Gli incontri vertono anche su aspetti molto concreti e quotidiani, come i precetti alimentari. «La religione - racconta Faretina - investe ogni dimensione dell'uomo. Così le visite includono percorsi gastronomici. Lo scopo è farci noi prossimi agli altri, e non solo scoprire nell'altro il nostro prossimo, conoscendone anche i cibi e gli stili di vita».
Ancora più in periferia ecco la moschea di via Dei Frassini. Anche qui arrivano scolaresche. Partecipano ai momenti di preghiera. «E quando c'è il Ramadan - spiega l'imam Mohamed Ben Mohamed - , invitiamo le mamme e i figli delle scuole del quartiere a partecipare alle cene che rompono il digiuno al calar del sole. Cuciniamo cous cous, riso di vario tipo, zuppa di verdure. Spieghiamo perché non beviamo alcolici: un uomo è tale quando è cosciente di sé. L'alcol fa perdere coscienza e per questo motivo lo bandiamo».
Cinque anni, cinque percorsi diversi. L'insegnamento della religione e la scuola si aprono alla società civile e si confrontano col pluralismo etnico e religioso, già presente tra l'utenza scolastica, ospitando in classe testimoni esterni delle varie fedi. Poi il percorso s'inverte e le classi, già culturalmente preparate, restituiscono la visita presso il luogo di culto. Racconta Faretina: «Gli studenti del primo armo incontrano un testimone della chiesa ortodossa russa in Salita di Monte del Gallo. Le seconde ricevono un musulmano e si recano alla grande moschea. Le terze ospitano un buddista di tradizione zen giapponese e poi visitano lo splendido tempio cinese in via dell'Omo. Le quarte incontrano una testimone indù e ne visitano il tempio di via Cencelli; oppure ricevono un pastore luterano o valdese, per poi essere accolte nei rispettivi templi. Le quinte incontrano un rifugiato politico che, variamente perseguitato nel suo Paese d'origine per motivi politici, razziali, etnici, religiosi o sociali, racconta ai ragazzi le drammatiche fasi della fuga. Infine è in programma la visita al cimitero «cattolico di Roma». «La volontà - spiega Fraioli - è di superare i pregiudizi e andare oltre gli slogan e le etichette. L'Italia ancora fatica ad accogliere le diversità. Siamo portati a considerarle più come una minaccia che come una risorsa. Quando non si conosce l'altro ci si lascia guidare dai luoghi comuni e dalla diffidenza. La delicata situazione internazionale, la paura del terrorismo, il linguaggio spesso approssimativo dei mass media purtroppo non fanno che erigere ulteriori barriere di reciproche incomprensioni». «Anche le vicende dolorose di Parigi - dice Ben Mohamed - mi portano a dire che occorre ancora maggiore incontro. I musulmani in Europa sono venti milioni. Molti sono nati nei Paesi europei, sono europei a tutti gli effetti. Solo l'incontro isola i violenti, chiunque essi siano».  
Paolo Rodari

(Repubblica 26 gennaio)

venerdì 30 gennaio 2015

DAVID MARIA TUROLDO

" Manda, Signore, ancora profeti
uomini certi di Dio,
uomini dal cuore in fiamme
a dire ai poveri
di sperare ancora".

EPITETO

Gli uomini spesso sono agitati non dai mali reali ma dall'opinione che si fanno delle cose.

CATONE IL CENSORE

I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nell'oro e in senato.

AUGURI PRESIDENTE

Mattarella, un Presidente autorevole:
pulito,
intelligente,
competente,
non chiacchierone,
non esibizionista.

Auguri Presidente,
e buon lavoro.....

TEMPI DI FRATERNITA'

La rivista Tempi di Fraternità di febbraio 2015 presenta l'intervista, fattami da Danilo Minisini riportando questa mia espressione:
"Credo di essere un cristiano mistico per il quale la disciplina dell'agire politico e la disciplina della adorazione del mistero di Dio sono assolutamente inscindibili.
Per me parlare di Dio è sempre un "atto secondo" che segue al parlare con Dio".
Franco Barbero

PLATONE

"Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce".

OSCAR ROMERO

"Siamo sazi di armi e di proiettili. La fame che abbiamo è di giustizia, di cibo, di medicine, di educazione".

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA



GESU': UN DISTURBATORE


Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare.Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare:«Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo».
E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea. (Marco 1, 21-28)

Diciamo la verità: nel Vangelo di Marco, così fresco e stringato ci sono versetti che si leggono e si rileggono con crescente meraviglia.

Per me, nella rilettura degli anni della mia vita, è come se ritornassi su un dipinto già visto. Ogni volta scopro una pennellata, un colore, un particolare inedito. Ne resto sorpreso. Credo che capiterà anche a te, caro lettore e cara lettrice di queste poche e semplici righe.

Gesù, più lo guardi, più lo ascolti, più cerchi di seguirne le tracce, diventa ogni giorno più vivo, più "autorevole", più significativo.

Quello che di lui, delle sue parole e della sua vita quotidiana, riusciamo a sapere interpella sempre di più i nostri cuori, entra sempre più in profondità nella nostra esistenza.

In un mondo in cui i palazzi dei poteri sono pieni di persone loquaci, frivole e prive di spessore morale e intellettuale, le parole e i gesti di Gesù ci aiutano a ridefinire, a ritrovare il senso di questa parola: "autorità".

Come ci suggerisce la stessa radice latina, è autorevole la persona che "fa crescere", la cui vita diventa per noi un invito al cambiamento,alla maturazione nella responsabilità, un riferimento di qualità di cui senti di poterti fidare.

Noi, proprio dentro la vita di ogni giorno, avvertiamo a volte l'autorità che certe persone incarnano, senza essere socialmente collocate in posti di prestigio e di potere. Esiste, quindi, anche una autorità che è puramente burocratica, cioè priva di autorevolezza. Pensate a tanti "burattini" che abbiamo al governo e nella chiesa.

A Cafarnao

Per ben due volte gli ascoltatori, meravigliati rilevano - ci dice il testo - l'autorità di Gesù.

Più volte nei Vangeli si fa accenno o si sottolinea l'autorità di Gesù.

La sua predicazione "autorevole" non è un "bla - bla" generico, ripetitivo, astratto, fumoso. Egli parla a persone concrete, in situazioni precise, di fronte a persone che ascoltavano maestri lontani dal loro vissuto o ripetitori pedissequi di leggi e di tradizioni. Forse queste persone avevano più volte ascoltato dei mastri ciarlieri, dei venditori di fumo e di illusioni.

Molto spesso anche a Cafarnao il popolo aveva subìto i lunghi discorsi delle autorità politiche e religiose, Quante promesse mai realizzate..., quante leggi e leggine imposte e ribadite...

C'era di peggio nell'esperienza di questi abitanti di Cafarnao. Più volte avevano dovuto constatare il disinteresse delle autorità per la gente semplice e ricordavano benissimo i nomi di tante persone costituite in autorità che si erano arricchite sulle spalle del popolo. Avevano approfittato della loro posizione per costruirsi dei privilegi.

Tutto questo era, purtroppo, molto vero e pesante, molto evidente ai cittadini di Cafarnao.

In realtà avevano anche conosciuto, sia pure più raramente l'altra faccia della medaglia. Qualcuno ricordava di aver ascoltato Giovanni, il profeta battezzatore. Quello davvero era un uomo "autorevole", un uomo coerente, dedito alla causa del popolo e alla causa di Dio. Così pure alcuni maestri della legge e alcuni farisei erano dei veri esempi di vita nella fedeltà a Dio e ai poveri.

In Gesù questa dedizione a Dio e al popolo brillava di luce tutta particolare. In lui questa gente di Cafarnao vide i tratti concreti di una persona autorevole.

Si potrebbe dire che in Gesù videro il ritratto dell'autorità in senso biblico, costruttivo, liberante.

Il testo non è poi così lontano da noi, dai nostri problemi di oggi.

Sei venuto a rovinarci?

Questa frase va situata e letta nel contesto culturale del tempo. L'uomo con uno spirito immondo nel linguaggio biblico rappresenta una persona sofferente, bloccata, segnata da qualche vissuto angosciante...Gesù lo incontra, vuole proporgli una via d'uscita, vuole sollecitarlo a riprendere in mano la sua vita. Gli addita la possibilità di una liberazione ("Esci..."), ma gli rivolge anche un forte appello alla responsabilità. L'immagine dell'uomo posseduto dallo spirito immondo designa, sempre nel codice linguistico del tempo, la situazione di chi è insieme schiavo e complice delle proprie angosce, sofferenze, abitudini, immaturità, indecisioni.

Ci si può accomodare, ci si può ritagliare una nicchia anche dentro le proprie sofferenze e ci si può rassegnare ad una esistenza schiava di abitudini, di routine, di luoghi comuni, priva di slanci verso un futuro diverso. Forse potremmo dire che oggi il più grave e diffuso "spirito immondo" è lasciare che altri pensino e decidano per noi, accodarci alle maggioranze, lasciarci svuotare l'anima e il cervello dai ciarlatani che fanno di tutto per distoglierci dalle nostre responsabilità, impedirci il pensiero critico e invitarci al "lasciamo le cose come stanno".

Disturbatore della quiete

Incontrare davvero Gesù significa fare i conti con un insuperabile disturbatore delle nostre pigrizie, delle nostre facili comodità, dei nostri accomodamenti.

La parola di Gesù ci raggiunge nelle pieghe più nascoste e profonde del nostro animo e non ci dà tregua. Illumina quegli angoli che noi vorremmo lasciare nel buio per non fare fino in fondo i conti con noi stessi. Davvero Gesù è un disturbatore che sconquassa, scopre altarini, privilegi, presunte virtù.

Il suo messaggio non ci dà scampo e il suo invito al cambiamento scatena in noi uno sconvolgimento, un travaglio, una destabilizzazione che spesso vorremmo risparmiarci. A volte ci diciamo: "Stavamo meglio prima...il Vangelo esige da noi un cammino piuttosto scomodo e disturbante".

Nella chiesa cattolica, persino cardinali e vescovi, resistenti e renitenti al rinnovamento proposto da papa Francesco, si oppongono perché non vogliono essere disturbati nel loro tram tram comodo e routinario.

Se vogliamo aprirci al messaggio del Vangelo e togliere dai nostri cuori gli "spiriti immondi"dell'egoismo, della superficialità, della rassegnazione, dei pregiudizi, delle pigrizie....dobbiamo accettare questo conflitto, questa dimensione "disturbatrice" della fede.

Credere nel Dio biblico è un po' sempre rimetterci in viaggio come Abramo.

Certo, la fede conosce e ci regala spesso l'esperienza della gioia, del conforto, del sostegno. E' più che mai vero. Ma resta necessario non sottrarci al salutare "travaglio della liberazione" che Gesù testimoniò prima con la sua vita che con il suo insegnamento.

Aiutami, o Dio

O Dio, aiutami ad aprire il cuore alla Tua parola di profonda consolazione e di calda compagnia. Ma stammi vicino quando, per amore di una falsa pace, faccio orecchie da mercante per non mettere in discussione quei "territori" della mia vita che non voglio convertire al Vangelo, all'amore, alla solidarietà.

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“Guerra dei sei giorni”

Ci sono pezzi di storia che l'attualità s'incarica di riproporci. Ma potrebbero passare inosservati se non fosse che talvolta ci sono i libri a ricordare la continuità o il legame tra gli eventi. E' questo il caso dell'interessante ricerca-documento di Valentino Baldacci pubblicata da Aska edizioni di Firenze col titolo ″1967 Comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei sei giorni″: il libro verrà presentato domani, martedì, alle 21 alla Fondazione Camis de Fonseca, via Pietro Micca 15, da Giovanni Mancini, Sergio Marchini, Salvatore Tropea nei dibattiti dell'Associazione Italia Israele.
Il sottotitolo ″La costruzione dell'immagine dello stato di Israele, nella sinistra italiana″ ne sintetizza i contenuti basati sulla contrapposizione tra le linee dell'Unità e dell'Avanti! e di altri giornali comunisti e socialisti difronte allo scontro tra Egitto e Israele. Circa mezzo secolo dopo e per molti aspetti è come se fosse ieri: stessi errori, stesse miopie, stessi pregiudizi. E problema arabo-israeliano irrisolto. (r. t.)

(Repubblica 19 gennaio)

“Gli ritirarono la patente, Stato omofobo”

ROMA. Tutto era iniziato quindici anni fa, quando davanti alla commissione per il servizio di leva disse di essere gay. Scelta coraggiosa per un ragazzo di vent'anni. Ma quel coraggio, Danilo Giuffrida, di Catania, lo ha pagato caro. Qualche mese dopo avere fatto coming out davanti ai medici dell'esercito, il giovane ricevette un secondo avviso: doveva andare alla Motorizzazione civile per accertare se avesse i requisiti psico-fisici per guidare. La sua cartella, passata da un'amministrazione all'altra, portava la scritta: «Disturbo dell'identità sessuale». Motivo sorprendentemente sufficiente per sospendergli la patente.
E' iniziato cosi il calvario giudiziario di Danilo, determinato ad avere giustizia. Offeso per la violazione della sua intimità e per quel pregiudizio assurdo che gli ha tolto il permesso di guidare. Prima il passaggio al Tar, poi il processo davanti a due tribunali, fino ad arrivare, ieri, alla sentenza della Cassazione. Quello subito da Danilo, secondo la Suprema Corte, è «un vero e proprio comportamento omofobico», per di più «intollerabilmente reiterato», di cui si è macchiata la pubblica amministrazione. Con queste parole i giudici hanno accolto il ricorso del giovane che aveva ingaggiato una battaglia legale con i ministeri della Difesa e dei Trasporti per violazione della privacy e discriminazione sessuale.
Il suo avvocato, Giuseppe Lipera, aveva chiamato in causa le due amministrazioni chiedendo 500 mila euro di danni. Il giudice di primo grado aveva disposto un risarcimento di 100 mila riconoscendo la grave violazione che, peraltro, aveva suscitato nel  giovane «un sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato». Ma in secondo grado le cose erano poi cambiate. L'appello definì quella cifra «esorbitante», stimando il danno in soli 20 mila euro. La Corte ritenne che la violazione della privacy fosse ridotta a una comunicazione tra due amministrazioni, un «ambito assai ristretto», che «non vi era stato pubblico ludibrio» e che la vicenda era rimasta «riservata».
Non sono d'accordo i supremi giudici. La Terza sezione civile ha disposto il rinvio del caso, per riquantificare al rialzo la cifra, che dovrà essere stabilita da un nuovo tribunale d'appello, sulla scorta dei paletti già fissati dagli ermellini.
"E' vero? Non ci posso credere», ha esultato Danilo, che oggi di anni ne ha 34. «E' la vittoria della giustizia, nella quale ho sempre creduto. Non è la mia vittoria personale, ma di tutta la comunità  omosessuale: sarebbe potuto accadere a chiunque».
Il diritto al proprio orientamento sessuale, «nelle sue tre componenti della condotta, dell'inclinazione e della comunicazione, il cosiddetto coming out», sono tutelati dalla Corte europea dei diritto dell'uomo sin da una sentenza del 1981. «Nonostante il malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravità del fatto, riconducendola ad aspetti endo-amministrativi, è innegabile - hanno scritto gli Ermellini – che la parte lesa sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che reiterato) comportamento di omofobia». E' quindi certa «la gravità dell'offesa», fatto rilevante per la quantificazione del danno.
Soddisfatto il presidente dell'Arcigay Flavio Romani, che ha parlato di «sentenza importantissima» della quale «il Parlamento deve fare tesoro, calendarizzando quanto prima il dibattito sulla legge contro l'omo-transfobia in Senato e offrendoci perciò la prospettiva concreta dell'entrata in vigore di quella legge».
Maria Elena Vincenzi

(Repubblica 23 gennaio)