mercoledì 22 marzo 2017

MILLE VOLTE GRAZIE, O DIO

"O Dio, Ti ringrazio
per tutti i rami di mandorlo
che mi hai fatto incontrare,
per tutti i ramoscelli fioriti
che mi hai fatto vedere.
Quanti segni, quanti incontri,
quanti "miracoli" sul mio cammino,
quante persone, profumate del Tuo amore,
mi hanno regalato il loro affetto,

mi hanno dato la loro mano amica,
mi hanno sostenuto nella stanchezza,
mi hanno parlato di Te con calore,
hanno fatto strada con me ,
hanno pregato, sofferto,
lottato e gioito con me,
Signore,
quanti mandorli fioriti
non ho saputo vedere nel corso degli anni..
Aiutami ad accorgermi
di ogni fiore che sboccia,
di ogni primavera che rispunta,
di ogni passo che va verso la vita
perché gli spettacoli dei potenti
non spengano la gioia del mio cuore
e non soffochino la speranza".
Franco Barbero

SEMINARE

O Dio,
in Gesù ci indichi la direzione dell'amore.
Rendici capaci di ascoltare più che di parlare;
di imparare più che di insegnare.
Aiutami a seminare l'evangelo
senza mai mettermi un palmo sopra nessuno.
Aiutami ad ascoltarTi
nelle gioie degli innamorati,
nel dolore delle persone sole ed abbandonate,
nella volontà di riscatto degli emarginati,
nelle lotte degli esclusi e delle escluse,
nelle preghiere dei cuori semplici,
nelle lacrime delle persone sconfitte
e nei sogni di pace e di giustizia.
Franco Barbero

PER OGNUNO E OGNUNA UNA STELLA

"In cielo c'è una stella per ciascuno di noi,
sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano offuscarla".
Christian Bobin

Qualcosa di buono c'è

Un "maggiordomo" alla Ferrero

Mentre il welfare statale è in crisi, cresce il welfare aziendale

 

In un momento in cui il welfare statale è in crisi, le strade del welfare d'impresa si moltiplicano. Le imprese "lungimiranti" hanno infatti capito che il welfare migliora il clima aziendale e le relazioni sindacali, arricchisce il numero dei benefit per i dipendenti con costi ridotti per l'azienda rispetto ad aumenti salariali, aumenta la produttività e tutela il potere d'acquisto dei salari dei lavoratori. Infine migliora la reputazione delle aziende, che escono dai confini d'impresa e si aprono al territorio.

In questo quadro il gruppo dolciario FERRERO costituisce un esempio significativo.

Il programma "Ferrero Care", che parte nel 2007, e il progetto di conciliazione vita-lavoro "Ferrero Pass", uno dei migliori piani di welfare interno ad una azienda in Italia, avviato fin dal 2009, forniscono lo spunto per una serie di iniziative volte a  favorire il giusto equilibrio tra impegni lavorativi e ruolo di genitori, ottimizzando al meglio la gestione del tempo e semplificando i processi commerciali per ritagliare più spazio da destinare alla vita privata. Tra i servizi all'interno l'azienda offre: l'asilo nido, aperto anche ai figli dei non dipendenti, giornate in azienda dedicate ai bambini, la mensa, luoghi di relax aziendali, la palestra, orari flessibili, l'abolizione dell'obbligo di timbrare il cartellino, lo smart working da casa. Il contratto integrativo prevede part-time per neomamme e neopapà, permesso straordinario per i papà in occasione della nascita dei figli, servizio di consulenza pediatrica gratuito. Permessi per accompagnare i figli alle visite mediche specialistiche e sussidi per i figli che si iscrivono all'Università o che vogliono fare uno stage all'estero in una società del gruppo. In caso di morte di un dipendente, l'azienda corrisponde agli eredi una somma pari a tre annualità di retribuzione lorda.  

Nel 2014 l'azienda ha introdotto, sempre a beneficio dei dipendenti, la possibilità di costruire un 'carrello welfare' personalizzato sulle esigenze del singolo, attraverso un bonus individuale spendibile per servizi e prestazioni che spaziano dal rimborso delle spese per l'istruzione dei figli, alla baby sitter, dagli abbonamenti alla palestra, all'assistenza sanitaria e domiciliare per familiari anziani. Per i trasporti, la navetta e il sostegno al car sharing.

E da oggi una nuova opportunità per i dipendenti albesi: il "maggiordomo aziendale", che si accolla gratuitamente le commissioni che i dipendenti fanno fatica a sbrigare, da quelle postali (pagamento bollette, ritiro raccomandate) alle pratiche amministrative (richiesta certificato di nascita, ritiro analisi mediche) e a piccole commissioni come acquisto di farmaci e prodotti, servizi di lavanderia, sartoria e calzolaio.

Anna Maria Olivero


(da Insonnia, mensile di confronto e ironia, Racconigi marzo 2017 - contatti@insonniaracconigi.it)

Operati alla laringe, alle Molinette un Centro per imparare a parlare

Sono migliaia in Piemonte, decine di migliaia in Italia. Sono gli operati alle corde vocali e alla laringe che in questo modo riescono a battere il tumore ma che si ritrovano muti. «Quando sono tornato dall'ospedale ricordo lo sgomento provato quando, sentito suonare il campanello di casa, mi sono reso conto, apparecchio del citofono in mano, che non potevo compiere un gesto così banale come rispondere» dice con un sorriso triste Gaetano Porcino, 59 anni, dirigente del ministero dell'Interno in Prefettura, operato 2 anni e mezzo fa alla gola e che oggi...parla.
Racconta la sua avventura nell'ufficio che è tornato a occupare in piazza Castello e l'intervento chirurgico a Novara nel reparto del professor Pia. Un'avventura che molti altri come lui, hanno affrontato e risolto come hanno potuto. Gaetano Porcino sembra essere andato oltre.
Fra pochi giorni lui e i nuovi amici che si è fatto in questi due anni e mezzo e raccolti nell'associazione «Animus» apriranno un punto di ascolto, di ricerca, di consulenza («Tutto gratuito, tutto basato sul volontariato» s'infervora il dirigente) per i tanti laringectomizzati che invece di combattere si sono rinchiusi in se stessi, scegliendo il silenzio per evitare l'imbarazzo che accompagna l'utilizzo di tutti i sistemi, meccanici e naturali, utilizzati per far comunicare chi ha perso le corde vocali. Chi si trova in queste condizioni si addestra a parlare con voce erigmofonica, vale a dire con l'ingestione di aria e la successiva emissione controllata della stessa dall'esofago. «E' un po' il principio della cornamusa» scherza Porcino: «Oppure, se crede, dell'eruttazione...». Uno dei momenti più difficili per il larigectomizzato è parlare davanti ad altre persone. Per agevolare la creazione di suoni e quindi delle parole esistono due strumenti meccanici. Il primo è una protesi fonatoria applicata al collo che, come uno strumento musicale, vibra al passaggio dell'aria. «Il problema - dice Porcino - è che è di plastica e applicato chirurgicamente, è soggetta a infezioni, occorre una manutenzione accurata». L'altro strumento è un laringofono, sorta di microfono che capta le vibrazioni, mettendolo a contatto del collo: «E' imbarazzante - dice Porcino - la voce che ne esce è metallica. Pochi lo usano». Restano i metodi per migliorare la voce erigmofonica. C'è quello «olandese», quello inventato dalla Signora Pferri di Merate, che riproduce il suono dei piccioni. «Li ho studiati tutti - dice Porcino e credo di essere andato oltre. Quelli come me quando m'incontrano la prima volta e mi sentono parlare s'illuminano». Nel Centro di riabilitazione fonatoria che sarà  ospitato alle Molinette, in un locale sopra il reparto di Otorino del professor Mario Albera, tutte le esperienze maturate da chi ha dovuto affrontare la perdita delle corde vocali saranno accolte e diffuse. «Metterò a disposizione anche tutti gli strumenti che ho scovato in giro per il mondo come, ad esempio, un piccolo impianto cinese che, in casa, permette di amplificare i suoi. Funziona, sa. Qui non si trova» sorride Porcino che ha fretta di lasciare il cronista: «Ho una riunione di lavoro con il prefetto...».
Beppe Minello

(la Repubblica 15 marzo)

​[la Repubblica 16 marzo]

Nel 2016

474mila I bimbi nati in Italia nel 2016. Nel nostro Paese raggiunto il minimo storico

608mila I morti nel 2016. Il saldo demografico è stato negativo di 134mila unità

8 I nati in Italia ogni mille abitanti nel 2016 contro i 10 della media dei Paesi Ue

-20% Il calo dei neonati nella regione Veneto tra il 2008 e il 2016

89.785 Il calo complessivo degli abitanti in Veneto dal 2008 al 2016

(la Repubblica 15 marzo)

Un fallimento chiamato Sud Sudan

Qualche volta seguire gli umani nei meandri dei loro comportamenti, delle loro scelte e dei criteri che le ispirano, è compito davvero difficile, forse impossibile. Prendiamo il Sud Sudan. Cinquantatreesimo Paese africano, ultimo nato al mondo, indipendente da nemmeno sei anni, 13 milioni di persone tra le più povere del pianeta. Oggi il Sud Sudan è uno dei più grandi fallimenti della politica internazionale. Dopo un lungo lavorio diplomatico perché diventasse uno Stato a tutti gli effetti staccandosi dal Sudan, ha conosciuto un biennio di pace e poi è precipitato nel gorgo di una spaventosa, ferocissima guerra civile. Le ragioni dei suoi capi sono facilmente comprensibili, anche se meriterebbero tutti un processo per crimini contro l'umanità. Il Sud Sudan siede su immensi giacimenti di petrolio. Costoro sono in sostanza dei signori della guerra e si combattono sulla pelle dei poveri per accaparrarsi il malloppo. Quello che non si capisce è il comportamento dei potenti del mondo.
Adesso, come era logico accadesse, il Paese sta precipitando nella carestia e la gente, ammassata nei campi profughi, comincia a morire di fame. Appelli, richieste di fondi, disperate campagne Onu per salvare i sudsudanesi. Ma il 23 dicembre scorso, quando il Consiglio di sicurezza mise ai voti una risoluzione per imporre al Sud Sudan un embargo sulla vendita di armi e confiscare i miliardi ammassati dai suoi leader all'estero, la risoluzione non passò. Servivano 9 "sì", ce ne furono solo 7. ln 8 si astennero. Tra questi la Russia, la Cina e tre Paesi africani. «Rischiamo di esacerbare gli animi» spiegò l'ambasciatore russo.
Pietro Veronese

(Il Venerdì 10 marzo)

martedì 21 marzo 2017

UN ALBERO CON IL NOME PER OGNI BIMBO NATO

La Rocca di Cavour diventa un po' più verde ogni volta che nasce un bambino. Ieri mattina sono stati messi a dimora 46 nuovi alberi, uno per ogni bimbo nato nel 2016 a Cavour.
Ciliegi, aceri e roverelle, donate dal vivaio della Città Metropolitana. L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Cavour e dalla neonata associazione Vivi la Rocca.
A piantare gli alberi – che portano affisso al tronco una sorta di “carta d'identità” con il nome del bimbo e la sua data di nascita – sono stati gli stessi genitori. L'intenzione è quella di proseguire l'iniziativa ripetendola ogni anno, rendendo la Rocca sempre più verde.
(D: Ros.) La stampa 20/3

PICCOLE RIFLESSIONI SUL CAPITOLO 16 DEL VANGELO DI MARCO


Vorrei soffermarmi brevemente sui versetti dall’1 all’8 dove si conclude il Vangelo di Marco.
Sono molto affezionata a questo brano del capitolo 16 .
Mi sembra di vedere queste donne, queste tre amiche che partono insieme con tutto l’occorrente per andare ad imbalsamare Gesù. Hanno dovuto attendere che passasse tutto il sabato, chissà con che angoscia…
Di buon mattino partono, cioè appena era loro consentito, viene ribadito di buon mattino e al levar del sole..
Partono senza timori, ma ancor prima di arrivare devono affrontare un problema : “Chi ci rotolerà la pietra del sepolcro?”
Per queste donne, che dovevano fare i conti con la loro forza fisica, questo poteva essere molto grave, perché metteva a repentaglio la realizzazione del compito che si erano prefissate.
Ma il masso era già stato rotolato e trovano l’angelo che le rassicura e le invia a dare l’annuncio agli altri discepoli. Le donne non lo fecero, perché avevano paura.
In questi pochi versetti la parola paura (timore) viene usate ben quattro volte questo probabilmente sta ad indicare che le discepole e i discepoli dopo la morte di Gesù hanno trascorso del tempo pieni di paura, di timore, di angoscia. Infatti ci fu un grosso travaglio prima di capire che Gesù non li aveva abbandonati, ma che viveva presso Dio e che il suo messaggio bisognava continuare a diffonderlo.
Chissà che ruolo avranno avuto le donne?!!! A me piace pensare che siano state loro con il loro entusiasmo a convincere i discepoli a continuare a ritrovarsi, a continuare a spezzare il pane e a provare a mettere in pratica ciò che Gesù aveva loro insegnato.
Anche la parola sepolcro compare 4 volte: tutto sembra chiudersi , la morte sembra avere il sopravvento sulla vita, ma al fondo del brano c’è la frase “fuggirono dal sepolcro”. Bisogna scappare dalla morte che ci seppellisce. Bisogna scegliere la Vita e fuggire dai sepolcri . Gesù per uscire dal sepolcro ha avuto bisogno dell’intervento di Dio che è il Dio della Vita al quale noi impariamo ad affidarci e a fidarci per non rimanere nella morte.
Questi pochi versetti mi hanno fatto riflettere su alcune cose legate alla mia vita:
*Quanto sono fortunata: ho anch’io delle amiche con cui riesco a fare delle esperienze per me molto importanti e anch’io come queste donne ho avuto la fortuna di riuscire ad affrontare, grazie al loro aiuto, delle situazioni difficili. Sperimento quotidianamente la sororità e per questo benedico Dio!

*Quante volte mi sono preoccupata di questioni che credevo fossero insormontabili, come il masso, sprecando tante energie per capire come risolverle.. per poi accorgermi che erano molto banali o che erano facilmente risolvibili.
La morte , la vita, la paura la gioia …. Tutto viviamo al cospetto di Dio che ci abbraccia!
M.Grazia Bondesan      
Eucarestia del 19 marzo (Cdb di Pinerolo Via città di Gap13)

A TORINO: GRUPPO BIBLICO

Venerdì 24 marzo dalle ore 17,45 alle 19,15 a Torino in Via Principe Tommaso 4,
Gruppo biblico: "Il paradigma archeologico-biblico: la Bibbia tra storia e racconto".
Conduce il gruppo Franco Barbero

ROGO DI STATO IN GUATEMALA

Il giorno 8 marzo in Guatemala 41 ragazze sono state bruciate vive nella "Casa famiglia Hogar Seguro".
I femminicidi  sono avvenuti in questa data dopo un'escalation di orrori inenarrabili di cui le autorità guatemalteche sapevano da tempo.
Oggi il Manifesto riporta ampiamente la intervista e la denuncia di Gerard Lutte, fondatore del movimento de "Jovenes de la calle" (Mojoca).
Nei prossimi giorni pubblicherò l'intera intervista.
E' sconvolgente ciò che è avvenuto, ma non meno sconvolgente è il fatto che questa notizia non abbia trovato spazio nei nostri giornali e nelle televisioni.
Siamo in tutt'altre faccende affaccendati.
Franco Barbero

"Ma è una scelta sbagliata, alimenta discriminazioni"

«La decisione della Corte di giustizia europea ci delude molto: legittima il perpetuarsi di pregiudizi e discriminazioni contro i musulmani, in particolar modo le donne di fede islamica, già ampiamente sotto attacco in Europa». Lo afferma Iverna McGowan, direttrice dell'ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee.
Cosa non la convince?
«La Corte sostiene che i datori di lavoro non possono assecondare i pregiudizi dei loro clienti. Allo stesso tempo, però, afferma che per assicurare la neutralità delle politiche aziendali si possono vietare i simboli religiosi. Facendo insomma rientrare dalla porta di servizio quegli stessi pregiudizi che dice di condannare».
Teme che una formula di questo tipo apra la porta a nuovi licenziamenti?
«È possibile. Anziché tutelare quelle donne che indossando il velo vogliono solo esprimere i valori della propria cultura, la sentenza offre anzi una scappatoia a chi vuole agire in maniera discriminatoria. Azione particolarmente grave in questo momento, con i musulmani sempre più sotto attacco in Europa e già duramente discriminati nelle scuole e nei posti di lavoro».
Indossare simboli religiosi è un diritto?
«Se si tratta di una libera scelta, se non ci sono pressioni in tal senso, senz'altro sì. Tutti hanno il diritto di esprimere la propria cultura, le proprie tradizioni, i propri valori religiosi attraverso uno specifico modo di vestire. E comunque c'è un'attenzione morbosa solo verso i simboli della fede islamica, il velo delle donne su tutti».
Molti lo considerano un simbolo di oppressione...
«Se la scelta è libera, se non ci sono pressioni bisogna rispettare il diritto delle donne a manifestare così la propria fede. Invece quello a cui assistiamo è il linciaggio di una cultura. Purtroppo viviamo in un'epoca dove anche identità religiosa e aspetto esteriore sono diventati terreno di scontro politico».
Anche la sentenza entrerà nel dibattito politico europeo?
«Le retorica xenofoba è sempre più forte in Europa. Sicuramente questa sentenza sarà utilizzata da Marine Le Pen nella campagna elettorale francese. E poi, essendo un giudizio della Corte di giustizia europea, influirà sulle scelte e sulle prossime leggi di tutti i paesi europei».
Come pensate di reagire?
«Ci saranno senz'altro sfide legali a quanto i giudici hanno scritto ieri. Nel frattempo bisogna monitorare come verrà messa in pratica la sentenza. Capire se i nostri timori di ulteriori discriminazioni sono effettivamente fondati».
Anna Lombardi

(la Repubblica 15 marzo)
In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato.

BERTRAND RUSSELL

“Meglio abbassare il volume. Quando il danno è fatto non si torna più indietro”

«I giovani ascoltano musica a volumi scellerati e quando arrivano nel mio studio perché l'udito si è ridotto o sentono fastidiosi ronzii il danno oramai è fatto». Il professor Guido Conti, responsabile dell'Unità di audiologia del Policlinico Gemelli di Roma, ancor più in questi casi consiglia di abbassare il volume, «perché i danni all'udito si accumulano nel tempo. Con conseguenze che spesso patiti di mp3 e discoteca quasi sempre ignorano».
Nel suo studio arrivano più ragazzi di una volta?
«Visito più i bambini perché fortunatamente oggi siamo in grado di fare diagnosi più precoci rispetto a ieri. Ma purtroppo sono sempre di più anche giovani e adolescenti. Ascoltano musica a livelli di volume sconsiderati e arrivano qui quando il disturbo è oramai palese e irreversibile. Né i giovani né chi gestisce i locali dove vanno a ballare o ad ascoltare concerti fa nulla per prevenire i danni all'udito».
Che tipo di disturbi accusano?
«Prima di tutto ipoacusia. Ossia iniziano a sentire meno. E quando il disturbo permane per oltre 24 ore il danno è irreversibile. I ragazzi non sanno che la perdita di udito provocata oggi andrà a sommarsi a quelle che si genereranno in futuro. Non dico che causa la discoteca si finisce per dover mettere l'apparecchio acustico. A quello si arriva in casi estremi. Ma a furia di bombardarsi con troppi decibel se lo avremmo dovuto mettere a 80 anni magari saremo costretti a farne uso a 60. Altro disturbo frequente sono gli acufeni, quella sensazione fastidiosa di ronzii o suoni fantasma, che sente solo chi ha subito un danno».
Cosa rischiano i ragazzi sovvraesposti ai suoni?
«Gli acufeni hanno effetti anche devastanti sull'umore. C'è chi è arrivato al suicidio. La perdita di udito ha invece effetti negativi sul ritmo sonno-veglia, provoca disattenzione con conseguenze sulle performance scolastiche ».
Cosa consiglia ai giovani che arrivano da lei?
«Quando il danno c'è non si torna indietro ma bisogna evitare di sommarne di nuovi in futuro. La musica in cuffia o nei locali non dovrebbe mai essere ascoltata sopra gli 80- 85 decibel di prossimità sonora. Ma siccome i ragazzi non hanno gli strumenti per misurarli basta ricordare due regole semplici: abbassare il volume al primo fastidio e comunque mantenerlo a un livello appena superiore al normale tono di una conversazione. E in discoteca o ai concerti tenersi a distanza di sicurezza dalle casse. Per divertirsi non c'è bisogno di sentir vibrare la pancia per i troppi decibel». [PAO.RUS.]

(La Stampa 9 marzo)