giovedì 22 giugno 2017

LA PAROLA VIOLENTA

La Lega Nord a Pinerolo ha dichiarato guerra alla moschea. Le frasi usate da Gualtiero Caffaratto su Facebook superano in ferocia e inciviltà quelle di Matteo Salvini.
Ecco chi incita alla violenza....Non è certo la comunità musulmana che a Pinerolo non ha mai creato il minimo problema.
F.B.

RAGGI E APPENDINO

Roma abbandonata e Torino mal governata sono realtà ormai ben visibili e documentabili. Le sindache sono prigioniere del "voto di obbedienza" come monache claustrali.
Sono eterodirette dai due " padri superiori" che da un giorno all'altro passano dalla rete al reticolato.
Ora attorno alla Raggi e Appendino hanno costruito un "reticolato di protezione" con tanto di voto di obbedienza. 
Ma obbedienza al "capo supremo" e competenza non sono consequenziali. Anzi, meno si hanno competenze, più ci si affida all'obbedienza.
E poi bisogna dirselo: se faccio l'avvocato non mi improvviso medico.
Franco Barbero

PINEROLO: PMT

Le notizie non sono buone. Slitta di tre mesi l'udienza per il fallimento. Questo vuol dire che  per i 40 dipendenti rimasti senza lavoro la liquidazione si fa attendere fino al 2018.
In città, nella diversa valutazione  dell'intera vicenda, ora si preme finché Comune e Regione possano trovare una ricollocazione per questi 40 lavoratori ancora disoccupati e far fronte all'emergenza di alcune delle loro famiglie.
Franco Barbero

L'IGNORANZA CHE CALPESTA I DIRITTI NON VINCE SEMPRE

Eluana Englaro, il consiglio di Stato dà ragione al padre: "La Lombardia lo risarcisca"

Confermato un danno da 133 mila euro: la Regione non si fece carico del ricovero della donna in una struttura adeguata per la sospensione dell'alimentazione. La donna era in stato vegetativo da 17 anni


Coraggio e unità
A Renzi consiglio una serie di sedute terapeutiche in cui riesca a prendere il suo IO egoico per i capelli e a ricondurlo alle sue giuste dimensioni.
Prodi, Pisapia, Boldrini e Gentiloni possono costruire una rete e riavviare un processo di riunificazione del centro-sinistra, nuova edizione.
Il grande ed intelligente lavoro di Gentiloni merita, a mio avviso, grande attenzione.
L'attuale frantumaglia della sinistra ha bisogno di un "progetto del possibile" senza il quale ci si troverebbe di nuovo con un cartello elettorale triste ed inutile oppure con il motto: "ognuno per conto suo".

Franco Barbero
"Questa sarebbe la vera rivoluzione"

ROMA. «Mi sembra una buona idea, e del resto non si tratta di inventare niente di impossibile: a Torino, ma anche in altre città, in alcune scuole già sono previste attività d'estate. Gli insegnanti? Possono essere coinvolti in queste iniziative, ma non soltanto loro». La sociologa Chiara Saraceno, grande esperta di famiglia e dei problemi della povertà, concorda con la proposta del ministro Fedeli. «Purché - precisa - non si tratti né di un semplice doposcuola o di un "parcheggio"».
Per esempio, come «vedrebbe» questo tempo estivo nelle scuole?
«Con attività sportive e culturali, ma anche corsi per poter recuperare eventuali debolezze scolastiche, evitando di costringere le famiglie a ricorrere a insegnanti privati. Più in generale, quello delle lunghissime chiusure della scuola è un problema molto serio. Ormai nessuno o quasi può fare vacanze molto lunghe: se va bene, una famiglia può organizzare una ventina di giorni di vacanza con i figli. Non è che i nostri ragazzi facciano molte più vacanze in assoluto rispetto a quelli europei: le fanno però molto concentrate. In Germania, ad esempio, i giorni di ferie sono gli stessi, ma diluiti nel corso dell'anno».
I tre mesi di vacanze sono un modello pensato per un'Italia anni '50, con un marito che lavora e la moglie a casa...
«Certo, ma anche allora i tre mesi di chiusura delle scuole erano un grosso problema, e solo il 20% delle famiglie andava in vacanza. Allora come oggi si contava sui nonni, sui centri estivi a pagamento, o su equilibrismi. Possiamo anche decidere di continuare a fermare l'anno scolastico da giugno a settembre, ma allora è giusto cercare il modo giusto di trascorrere al meglio queste lunghe vacanze. Bisogna pensare soprattutto ai bambini e ai ragazzi delle famiglie con meno risorse; risorse economiche, ma anche risorse culturali. Perché non consentire ai figli degli immigrati di recuperare competenze linguistiche in italiano? La scuola può e deve vivere d'estate: non solo chiamando in causa gli insegnanti, ma anche animatori culturali, sportivi e altro ancora».
Serviranno a suo avviso investimenti importanti?
«Non è detto. Le scuole d'estate sono comunque aperte e funzionanti. Anche gli insegnati vengono retribuiti per un periodo che va oltre l'anno scolastico in senso stretto. Sono l'unico settore professionale che ha due mesi di vacanza. Potrebbero - non certo per tutto il periodo estivo - essere utilizzati così, con un orario di lavoro pieno. Poi magari gli si può dare un aumento di stipendio. E si può chiedere alle famiglie di dare, sulla base del loro reddito, un contributo, così come già si fa per i servizi a domanda individuale. Chi può pagare risparmierà comunque rispetto al costo del centro estivo; chi ha meno darà invece un contributo minimo. Sicuramente tanti genitori sarebbero ben contenti da lasciare i figli a scuola. Specie i ragazzi meno privilegiati, che d'estate hanno poche se non nessuna alternativa».
Roberto Giovannini

(La Stampa 10 giugno)
Se sogniamo da soli, il sogno rimane solo un sogno, ma se sogniamo insieme la stessa cosa, il sogno diventerà realtà!
«A 86 anni ho scelto di fare il "badante" di mia moglie». E io m'inchino.

Gentile direttore,
intervengo volentieri sullo scambio d'opinioni sulla parola badante. Ho 86 anni e altrettanti ne ha mia moglie, che è ormai invalida perché ha una forte osteoporosi, si è rotta due volte il femore, quattro volte un braccio, e inoltre ha subito un grave distacco della retina, un sezionamento dello stomaco per asportare un tumore, e ha anche una forte diminuzione dell'udito e diverse altre patologie minori. Non si lamenta perché dice che a lamentarsi non starebbe meglio. Talvolta ricorda le parole di Isaia, là dove dice che i ciechi vedranno, i sordi udranno e gli zoppi salteranno come cervi, e si domanda se sarà proprio vero, e per quanto tempo dovrà attendere ancora. Per quanto mi riguarda sto tuttora abbastanza bene (o per dir meglio: acciaccatamente bene) e ancora non mi mancano le forze. Ora, dopo ben 66 anni di felice e travagliato amore coniugale, che dovrei fare? Cercare una badante che l'accudisca? Me ne guardo bene, ho lasciato tutte le altre attività per dedicarmi totalmente a lei. Così mi domando se ho inventato un nuovo mestiere: faccio il badamante. E ringrazio il cielo di poterlo fare, perché con la mia sposa stiamo così bene insieme che mi sembra il più bel mestiere del mondo.
Antonio Thellung, Roma - www.antoniothellung.it

Marco Tarquinio,
lettere@avvenire.it

Loach: "Corbyn esempio per l'intera Unione, solo così la sinistra vince"

Corbyn, l'uomo più odiato dei tabloid, il "terrorista", ha preso quasi gli stessi voti del primo Blair, nel 1997. Per lei sarà stata una notte meravigliosa, Ken Loach.
«Absolutely. Mentre i socialdemocratici di tutta Europa stanno fallendo, come in Francia, un vero uomo di sinistra come Jeremy Corbyn affossa Theresa May. I cittadini oggi rivogliono lo Stato, il welfare, le sicurezze, il diritto alla salute, la possibilità di comprare o affittare una casa a Londra senza non dover fare il pendolare a 80 chilometri di distanza, l'istruzione libera, lo stop all'austerity, le tasse alle multinazionali. Corbyn ha stupito per questo. È un esempio per la sinistra europea: appiattirsi al centro non paga. Bisogna andare a sinistra. Ma sul serio. Perché gli Hollande, i Blair oggi sono perdenti. Anche l'Ue, se non vuole essere lasciata indietro, deve cambiare marcia. Pensare di più alle persone, ai loro bisogni, ai loro diritti. Non alle grandi aziende o alle privatizzazioni».
Ken Loach ha una tosse faticosa. Ma il celebre regista inglese, da sempre attivista di sinistra, non molla nemmeno a 80 anni, la sua romantica lotta per il socialismo britannico. «Saluto i compagni italiani, solidarietà in questo momento difficile», azzarda. Le vittorie delle sue battaglie sono poche. Ma quando arrivano, anche se a metà, sono più belle.
Loach, si aspettava un risultato simile da Corbyn?
«Sì. Se l'establishment blairiano del suo partito non lo avesse ostacolato, oggi avrebbe persino la maggioranza assoluta. La base elettorale laburista ama Corbyn. I suoi nemici interni ora rispettino il programma del partito».
E aveva anche quasi tutti i media contro.
«Già, persino un giornale progressista come il Guardian lo ha sminuito fino a una settimana fa. Lo stesso il Daily Mirror, uno dei pochissimi tabloid di centrosinistra, lo ha spesso detestato. Tutti gli altri lo hanno umiliato, ne hanno violentato l'immagine ogni giorno. Ma lui non ha mai risposto alle provocazioni. È rimasto sempre lo stesso. Per questo le persone lo hanno apprezzato».
Dove hanno sbagliato tutti? Qual è il segreto di Corbyn?
«La sua autenticità. A differenza di altri leader laburisti, non fa finta di essere un altro. Parla direttamente alle persone. È empatico e genuino. Non pianifica niente. Perciò la gente gli vuole bene. Non è un politico-macchina, come molti altri».
Gli attacchi terroristici e le polemiche sulla sicurezza hanno influito sul voto?
«Sì. Eventi del genere favoriscono i partiti law and order. Ma stavolta c'è stato l'effetto opposto, dopo tutti i tagli di May alle forze di sicurezza».
Ma la premier non molla.
«May ha il destino segnato. Nuove elezioni sarebbero inutili: perderebbe altri seggi. Anche se ora farà il governo, in autunno i Tories cambieranno leader».
Corbyn ha rubato molti voti all'estrema destra Ukip in decomposizione. Da uomo di sinistra, ciò non la turba?
«No. Parte dei votanti Ukip sono dei razzisti patentati. Ma molti altri erano laburisti, spesso operai, che adesso son tornati a casa. Avevano abbandonato il partito perché erano arrabbiati, alienati: non si sentivano più rappresentati dal Labour. Corbyn ha ricominciato a parlare di lavoro e di diritti a quelle persone che, in silenzio, soffrivano ogni giorno».
Forse quegli stessi elettori si sono pentiti anche di Brexit?
«Non credo che questo voto sia stata un replay del referendum sull'Ue. La gente si stanca presto delle stesse notizie. Basta andare in un pub per accorgersene».
Corbyn ha avuto una valanga di voti dei giovani. È stata una rivincita dei "Millennials"?
«Non è una rivincita. È solo la speranza in un mondo migliore per loro. Sono stati la generazione più svantaggiata del Dopoguerra. Quindi lo meritano».
ANTONELLO GUERRERA

 (la Repubblica 10 giugno)

mercoledì 21 giugno 2017

CAMMINA CON NOI

O Dio, che ami tutti i colori delle nostre pelli,
che conosci tutte le lingue del mondo,
che non emargini nessuno dal Tuo amore, aiutaci a costruire pace, giustizia e comprensione tra popoli, razze, culture e religioni diverse uscendo dai pregiudizi, dalle prepotenze, dalle pigrizie.
Cammina con noi ed insegnaci ad amare.
Franco Barbero

ORIGINALITA' DELLA BIBBIA EBRAICA

"La Bibbia ebraica è l'esempio supremo del più insolito dei fenomeni, una letteratura nazionale di autocritica.
Altre civiltà antiche narrarono le loro vittorie. Gli israeliti narrarono i loro fallimenti. E' di questo che si parla nei libri mosaici e profetici".
(Jonathan Sacks, Non nel nome di Dio., pag.65).

DOMENICA 25 GIUGNO A TORINO: COMUNITA' NASCENTE

 Ciao a tutte/i
questa domenica, 25 giugno, ci sarà l’incontro della Comunità nascente a Torino (in via Principe Tommaso, 4) e l’eucarestia-predicazione sarà preparata da Marianna. Il programma della giornata sarà il seguente: dalle ore 10,00 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l’eucarestia su “Estate tempo di…” poi pranzo comunitario autogestito (chi desidera potrà portare qualcosa e poi si mangerà tutte/i insieme) e nel pomeriggio programmazione. L’incontro terminerà verso le 15,30.
Ultima cosa vi ricordo che chi avesse del materiale (articoli, riflessioni, preghiere, canzoni, foto…) che desidera pubblicare sul blog della comunità ( http://comunitanascentetorino.blogspot.it/ ) lo potrà inviare o a Marianna ( phorfyra@gmail.com ) o a me ( annaserafini79@gmail.com ). Con la partecipazione di tutte/i il blog diventerà sempre più attivo!
Anna


COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 25 GIUGNO


LA RADICE DELLA FIDUCIA

Matteo 10,26-31

26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Il contesto storico
Se in questi pochi versetti troviamo ben tre volte il “non abbiate paura”, le Scritture dei due Testamenti registrano questa esortazione alcune centinaia di volte.
Dalla chiamata di Abramo, di Mosè, dei profeti fino al cammino delle tribù verso la terra della promessa, tanto per il popolo quanto per i singoli, la Bibbia ritorna continuamente su questo punto.
Il messaggio è più che esplicito: non si cresce nella vita e nella fedeltà a Dio, non ci si decide per un progetto, se non si impara a riconoscere le proprie paure, a guardarle in faccia e a fare i conti con esse.
La Bibbia è anche e soprattutto la testimonianza di donne e di uomini che hanno trovato nella fiducia in Dio la forza per affrontare e andare oltre le loro paure.
Gesù e i discepoli
Ma questo brano ha anche alle spalle una esperienza che i fratelli e le sorelle avevano sentito raccontare dai primi discepoli: una memoria che non potevano archiviare e di cui Matteo rende chiara testimonianza: anche Gesù più di una volta aveva avuto paura.
Lo avevano visto pregare, esitare, cercare soccorso e sostegno nel gruppo, tanto più nei giorni della passione. La sua radicale fiducia in Dio, che Gesù viveva in prima persona e testimoniava ai discepoli, era stata la chiave di volta per proseguire il cammino, sempre più controcorrente, fino a Gerusalemme.
Matteo in questo “non temete” mette insieme la testimonianza delle Scritture e di Gesù e la affida alla sua comunità di “quattro gatti”: “bisogna imparare a fidarsi di Dio, a scoprire la Sua presenza e il Suo amore anche nelle ore più buie perché, aldilà delle apparenze, il cammino prosegue, si affrontano difficoltà, l'amore è più forte dell'odio e la pace vincerà persino la guerra".
Una indicazione precisa
Qui Matteo aggiunge un'annotazione coinvolgente  al versetto 28b: “ Temete piuttosto coloro che possono spegnere la vostra vita e buttarla nel non senso”.
Ecco il nemico più sottile: lo spegnersi della fiducia in Dio, il disamore per la vita, il vuoto che invade il nostro quotidiano, l'egoismo che spegne l'amore.
Gesù indica il vero pericolo: bisogna stare attenti che la luce non finisca sotto il moggio, che l'abitudine non spenga la passione, che l'ingiustizia e la violenza non ci impediscano di vedere il piccolo bene che cresce ogni giorno in tutte le arterie del creato. La tragedia nella vita di un discepolo /a è la sua chiusura nell'indifferenza.
Solo insieme
Non a caso il verbo è al plurale: la fiducia in Dio, nelle persone e nel cammino della vita si coltiva solo insieme tra fratelli e sorelle. Nella vita quotidiana scopriamo che è necessario tenere insieme “Io e Noi”.
Quale dono di Dio è per noi sentirci parte di una comunità che condivide, sostiene, accompagna il nostro cammino! Il fiore della fiducia, la voglia del cammino e la forza per assumere le nostre responsabilità …..tutto questo è radicato in un percorso comunitario. Lì insieme si condividono le gioie, le speranze, le delusioni , i sentieri della vita. Lì si coltiva la radice che è la fiducia in Dio.
Una chiesa più coraggiosa?
La vogliamo davvero? Allora, anziché aspettarsi tutto o troppo dal parroco e dal papa, debbo compiere una rivoluzione mentale ed esistenziale: io in prima persona devo fare la mia parte, essere attivo, creativo, propositivo, critico, libero e continuativo nella comunità di cui faccio parte. Per dirlo apertamente: è facile onorare don Mazzolari e don Milani e poi starsene obbedienti alle norme canoniche di oggi.
E' facile battere le mani al loro coraggio e alla loro audacia. Ma è un'operazione indegna, se poi nella nostra chiesa ci collochiamo in uno stile di vita comodo ed attendista. Ognuno di noi si interroghi sul come vive nella chiesa e nella società.



INSEGNAMI A CERCARTI

Nel fragore  delle guerre noi continuiamo a guardare a Te,
Dio che ci inviti a fare tutta la nostra parte
"fuori dal tempio", nelle vie del mondo, oggi, non domani.
Accogliendo la Tua parola nel profondo di noi, vogliamo risvegliare le energie che giacciono inutilizzate, quel seme di profezia che deve farsi albero.
Dio, più solare del sole, più caldo del fuoco!Insegnaci a cercarTi tra le stelle e nella polvere; insegnami a vederTi in chi ride e in chi piange.
Tu guardi anche a me, piccola, fragile creatura d'argilla: mi hai dato un nome e mi apri un sentiero di vita. Voglio imparare dai cammini diversi dai miei.
Insegnaci l'audacia e l'umiltà che sono necessarie per proseguire nel mondo l'opera delle Tue mani, per continuare nel tempo la Tua creazione.
Franco Barbero 2001

Oltre il modello episcopale

Dunque…. un nuovo Concilio? Credo, in verità, che sarebbero maturi i tempi per un Concilio di tutte le chiese cristiane. Tali sono le "sfide" che il mondo di oggi rivolge al cristianesimo che a me sembrano non procrastinabili una riflessione ed un'azione comune tra tutte le chiese cristiane. In attesa che maturi questo "evento", penso che una nuova coscienza ecclesiale esiga non solo un altro Concilio, ma soprattutto un Concilio "altro".

Voglio dire che ormai è teologicamente maturo il tempo per una rappresentanza diversa. Il solo episcopato non può rappresentare adeguatamente una chiesa. Oggi le donne, i preti sposati, i gay e le lesbiche credenti, i divorziati che vivono le seconde nozze, i teologi e le teologhe, il movimento "Noi siamo chiesa", le comunità cristiane di base, i/le cristiani/e attivi/e nel volontariato o nell'impegno culturale, amministrativo e politico, nei movimenti della pace, nel femminismo, nelle lotte contro l'ecocidio e il patriarcato rappresentano un patrimonio di riflessione e di azione la cui voce è indispensabile per ripensare il senso della presenza cristiana nel mondo.

Tutte queste "presenze" debbono avere voce attiva, deliberativa e non solo consultiva. Oggi, insomma, un Concilio comporterebbe a livello teologico una presa d'atto della necessità di superare il modello precedente.

Con i "padri conciliari" dovrebbero sedere le madri, i fratelli e le sorelle "conciliari". Senza questa rappresentanza reale del popolo di Dio un concilio clericale e patriarcale partirebbe con il piede sbagliato.

Un altro Concilio se non sarà un Concilio "altro" sarà privo di vera autorevolezza evangelica.

Spero che questo "oltrepassamento" avvenga perché, senza questa coralità, la nostra chiesa potrebbe correre il rischio di imprigionarsi in un ghetto o di diventare un museo. La mia fiducia sta nel fatto che il "vento soffia… inarrestabile, irresistibile…"

Franco Barbero, 2001