sabato 18 luglio 2009

PREOCCUPAZIONI IN VATICANO

I cardinali in vaticano sono tutti in allarme: aspettano il conto da pagare alla Asl di Aosta per l'intervento chirurgico al polso destro del papa. In realtà, c'è una vena di ottimismo perchè lo Stato italiano, nonostante il pacchetto sicurezza che non tratta bene lo straniero, ha riservato un'attenzione particolarissima allo straniero Joseph Ratzinger. Le televisioni non hanno riferito, invece, di quei tre senegalesi che hanno avuto malori e incidenti nello stesso giorno mentre raccoglievano pomodori in Campania. Il solito ipercritico e maligno commentatore ha notato che in questa Italia c'è straniero e straniero. Ma- si sa- queste sono le consuete osservazioni di inguaribili anticlericali.
Ma la preoccupazione della curia romana nasce soprattutto da una notizia terrificante e sconcertante: " Il PAPA BENEDIRA' CON LA MANO SINISTRA". I cardinali sono insonni e sconvolti: QUESTO PONTIFICATO VA A SINISTRA! QUESTA PROPRIO NON CE LA ASPETTAVAMO!
Dormite tranquilli, cari cardinali.......il papato ha sempre saputo benedire a sinistra e stare saldamente a destra.

I VELOCISTI DEL TESTAMENTO BIOLOGICO

 
Mentre da più parti si sente parlare di un ritorno alla grande di Casini tra le braccia di Berlusconi (sostituirebbe Frattini agli esteri), Il cavaliere di Arcore cerca di ritrovare il caldo abbraccio vaticano anche pubblico. Silvia Balestra, su l'Unità del 13 luglio ci offre una anticipata lettura di ciò che sta accadendo:
 
    "Alcuni lo chiamano cinismo, altri la chiamano semplicemente politica (segno che sono già cinici), per alcuni è semplice cattiveria, per altri è dietrologia. In ogni caso è una cosa piuttosto schifosa. E si tratta di questo: per ripristinare un pò di buoni rapporti con le gerarchie ecclesiastiche che si mostrano fredde a causa del suo privato peccaminoso e del suo essere "utilizzatore finale", pare che Silvio Berlusconi sia deciso a fare qualche nuovo regalo alla parte cattolica del Paese. In soldoni, come ha scritto ieri questo giornale, il prezzo di un possibile perdono per le sue marachelle sessuali potrebbe essere un'accelerazione della legge sul testamento biologico. In soldoni e detto in parole povere, mentre qualche signorina si può comprare con duemila euro e qualche collanina, per le alte gerarchie vaticane ci vuole di più: una legge fatta sulla pelle degli altri. La cosa è terribile a dirsi (e pure a pensarsi), eppure è così".

OBAMA: LA SALUTE DEI POVERI

 
     "Si chiama Regina Benjamin, è una signora cinquantenne nera dottoressa dell'Alabama. Sarà supervisore della salute degli americani. Obama l'ha scelta per cercare il modo di estendere l'assistenza sanitaria ai poveri".
 
 

MARCELLO PERA

 

Chi è Marcello Pera  (o chi crede di essere) ?  Rosario Amico Roxas

 

Personaggio controverso all'apparenza, ma di facilissima interpretazione se solo si valuta la doppiezza della sua più intima natura: il rag. Marcello Pera e il filosofo Marcello Pera.

Il filosofo Marcello Pera corre  alla ricerca di una identità, di un inserimento nel pianeta che conta, così si prospetta come un integerrimo interprete della legge e del senso comune.

Si improvvisa difensore d'ufficio della magistratura perchè vorrebbe poterne essere l'ideologo.

Come commentatore de "La Stampa" offre il meglio di sé, che diventerà, poi, il peggio, quando si ritroverà nella condizione di doversi contraddire sull'intera linea.

 

Ai tempi di Mani pulite, diventa perentorio, assiomatico senza se e senza ma e afferma:

 «Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione... Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna» (La Stampa, 19 luglio 1992).

 

Quindi alza il tiro e diventa minaccioso e apocalittico:

«I partiti devono retrocedere e alzare le mani... subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare» (Ibidem 1 febbraio 1993).

 

Il filosofo Pera è giustizialista, perentorio, inquisitorio, affermando:

«Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso» (Ibidem 29 marzo 1993).

«I giudici devono andare avanti. Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti» (Ibidem 5 marzo 1993).

 

Nella difesa della magistratura diventa  aggressivo:

«No e poi no, onorevole Bossi. Lei deve chiedere scusa... I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto» (Ibidem 24 settembre 1993).

 

Non disdegna il ruolo giacobino:  

«la rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti» (Ibidem 26 settembre 1993).

 

Ma poi, con la folgorazione sulla via di Arcore, emerge il rag. Marcello Pera, memore dei suoi prioritari studi fa un po' di conti, facili come quelli della serva, e aderisce a Forza Italia, si scaglia contro gli stessi magistrati di Mani Pulite, del pool di Palermo e auspica che i magistrati vengano fermati, teorizzando il progetto piduista della separazione delle carriere per vanificare gli approfondimenti delle indagini, sgradite al suo datore di lavoro.

Acquista, così, il credito necessario per meritare un seggio al senato, pur recuperato con i resti, e diventa il responsabile della giustizia di FI.

E' ancora una figura di secondo piano quando inventa una "Convenzione per la giustizia", un partito-non-partito, inconcludente, ma utile per ottenere miliardarie sovvenzioni a "Il Foglio" di Giuliano Ferrara,  di proprietà della moglie del premier e, allora, fedelissimo difensore della "voce del padrone".

Ormai la carriere politica del rag. Pera è  tutta in discesa: beati monoculi in terra coecorum

Ben nota la sua personale filippica contro i magistrati che indagavano sul fratello del suo datore di lavoro Paolo detto berluschino, a proposito di una discarica in Lombardia, la superpattumiera di Cerro Maggiore con annesse speculazioni, truffe, all'ombra di un omicidio, con una condanna finale che costò al berluschino il pagamento di 50 milioni di euro, al fine di evitare la legittima galera.

  (v. http://www.mediconadir.it/rass_stam_74.htm).

Nelle more Silvio divenne presidente del consiglio e Pera presidente del Senato; fu così che il rag. Pera prevalse sul filosofo Pera, diventato anche il portavoce laico (ateo e razzista), nonché l'ispiratore cerebrale del nuovo pontefice Ratzinger.

Ma di questo blasfemo connubio sarà meglio parlarne in seguito e  più a lungo .

 

Rosario Amico Roxas

venerdì 17 luglio 2009

TORINO: UNA PROPOSTA POSITIVA

"E' un ottima iniziativa che accompagna la legge che il parlamento approverà, e
in ogni caso è un segnale politico in una direzione che io condivido". Lo ha
sottolineato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, dopo avere incontrato
Mina Welby, vedova di Piergiorgio, e Beppino Englaro che ieri hanno consegnato
in Comune le firme raccolte dall'Associazione radicale Adelaide Aglietta e
dalla Cellula Coscioni di Torino per chiedere l'istituzione di un registro
comunale dei testamenti biologici. Ma in Sala Rossa c'è già aria di polemica.

PIATTO DI LENTICCHIE

Chi esercita il potere non può pretendere una "zona franca" dall'etica. Né
pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è
il classico "piatto di lenticchie", da respingere al mittente. Don Antonio
Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, 28 giugno

HONDURAS

Il cardinale primate, presidente della conferenza dei vescovi dell'Honduras, si
è apertamente schierato con il golpista. Lo ha fatto con la sua consueta
bravura e ipocrisia ecclesiastica: "Sarebbe una guerra fratricida".
Ora la trattativa si fa lunga e difficile, ma ancora una volta la gerarchia
cattolica impegna la sua voce e il suo peso per far prevalere un potere
militare e reazionario…mentre il papa, alleato di "papi" in questa Italia,
scrive un'enciclica di impegno sociale e politico. Tutto è "buono" per l'
istituzione purché serva a conservare potere, appoggi e privilegi.

RICEVO PUBBLICO E CONDIVIDO

 
 Encyclique sans écho

 

par Luc Chatel

 

Voilà plus d'une semaine que Benoît XVI a publié son encyclique sociale, Caritas in Veritate, et l'indifférence est quasi générale. Excepté dans la presse chrétienne, qui s'est fait le relais de la communication de l'Église catholique. Dans la presse économique, quelques articles timides ont été publiés ici ou là. Ni les syndicats, ni le patronat, ni les politiques, chrétiens ou non, n'ont réagi. Or l'encyclique n'était pas adressée aux seuls catholiques mais «à tous les hommes de bonne volonté». Elle se voulait donc accessible à un large public. Pourquoi alors si peu d'écho ? Ce qui est en cause ici, c'est aussi bien la forme que le fond. L'encyclique commence par une dissertation sur la charité et la vérité, où sont abordés des thèmes clés de la doctrine sociale de l'Église tels que la justice et le bien commun, mais de façon trop abstraite. De quoi faire fuir tout lecteur curieux d'une parole chrétienne sur son époque. De notre monde, de nos vies, de la crise, il n'est pas question. Songeons à Rerum Novarum qui débutait, en 1891, par ces mots : «Les rapports entre patrons et ouvriers se sont modifiés. La richesse a afflué entre les mains d'un petit nombre et la multitude a été laissée dans l'indigence». On en viendrait presque à regretter Léon XIII !
Sur le fond, on aurait attendu un point de vue plus radical. Pour la question centrale du profit, le pape écrit : «Le profit est utile si, en tant que moyen, il est orienté vers un but qui lui donne un sens relatif aussi bien à la façon de le créer que de l'utiliser. » En s'appuyant sur une formule aussi floue, n'importe quel actionnaire dira « bien que bénéficiaire, je licencie pour dégager du profit, qui est nécessaire pour réinvestir et créer de la richesse ». Discours face auquel l'encyclique de Benoît XVI fait l'effet d'une balle de mousse sur un char d'assaut. Le système actuel est trop vaguement démonté et dénoncé. Tout le monde peut s'y retrouver, la CGT comme le Medef. Et c'est comme cela que l'on tue le débat.

En revanche Benoît XVI revient à ses thèmes de prédilection, le relativisme culturel et la loi naturelle. Que vient faire la condamnation de la contraception dans une encyclique sociale ? Alors qu'il n'y a nulle critique des licenciements boursiers. Et lorsqu'on lit en conclusion que «l'humanisme qui exclut Dieu est un humanisme inhumain», on se dit qu'il y avait peut-être mieux à trouver pour s'adresser «à tous les hommes de bonne volonté».

 

RICEVO PUBBLICO E CONDIVIDO

Encyclique sans écho

 

par Luc Chatel

 

Voilà plus d’une semaine que Benoît XVI a publié son encyclique sociale, Caritas in Veritate, et l’indifférence est quasi générale. Excepté dans la presse chrétienne, qui s’est fait le relais de la communication de l’Église catholique. Dans la presse économique, quelques articles timides ont été publiés ici ou là. Ni les syndicats, ni le patronat, ni les politiques, chrétiens ou non, n’ont réagi. Or l’encyclique n’était pas adressée aux seuls catholiques mais «à tous les hommes de bonne volonté». Elle se voulait donc accessible à un large public. Pourquoi alors si peu d’écho ? Ce qui est en cause ici, c’est aussi bien la forme que le fond. L’encyclique commence par une dissertation sur la charité et la vérité, où sont abordés des thèmes clés de la doctrine sociale de l’Église tels que la justice et le bien commun, mais de façon trop abstraite. De quoi faire fuir tout lecteur curieux d’une parole chrétienne sur son époque. De notre monde, de nos vies, de la crise, il n’est pas question. Songeons à Rerum Novarum qui débutait, en 1891, par ces mots : «Les rapports entre patrons et ouvriers se sont modifiés. La richesse a afflué entre les mains d’un petit nombre et la multitude a été laissée dans l’indigence». On en viendrait presque à regretter Léon XIII !
Sur le fond, on aurait attendu un point de vue plus radical. Pour la question centrale du profit, le pape écrit : «Le profit est utile si, en tant que moyen, il est orienté vers un but qui lui donne un sens relatif aussi bien à la façon de le créer que de l’utiliser. » En s’appuyant sur une formule aussi floue, n’importe quel actionnaire dira « bien que bénéficiaire, je licencie pour dégager du profit, qui est nécessaire pour réinvestir et créer de la richesse ». Discours face auquel l’encyclique de Benoît XVI fait l’effet d’une balle de mousse sur un char d’assaut. Le système actuel est trop vaguement démonté et dénoncé. Tout le monde peut s’y retrouver, la CGT comme le Medef. Et c’est comme cela que l’on tue le débat.

En revanche Benoît XVI revient à ses thèmes de prédilection, le relativisme culturel et la loi naturelle. Que vient faire la condamnation de la contraception dans une encyclique sociale ? Alors qu’il n’y a nulle critique des licenciements boursiers. Et lorsqu’on lit en conclusion que «l’humanisme qui exclut Dieu est un humanisme inhumain», on se dit qu’il y avait peut-être mieux à trouver pour s’adresser «à tous les hommes de bonne volonté».

 

RIDERE DI NOI STESSI

Un gruppo di amici cattolici e protestanti venuti ad incontrarmi per un breve incontro ecumenico il giorno 12 luglio si sono soffermati davanti alla bacheca che segnala le attività della mia comunità cristiana di base.
"Si vede che c'è ancora del cattolico - romano in noi..........Come la chiesa Vaticana........siete sempre in ritardo".
La bacheca, ben oltre la metà di luglio, è ancora ferma alle attività di giugno. Ognuno ha i suoi ritardi....Se fosse questo il nostro unico ritardo.....saremmo ancora fortunati.......

UN LUGLIO BOLLENTE

Come succede sempre di più, il mese di luglio è stato pieno di "passaggi" di singole persone e di gruppi nella sede della mia comunità.
L'estate è la stagione in cui si riallacciano relazioni più profonde nell'ascolto, nel dialogo, nel ripensare il significato della nostra vita, nel leggere insieme, seduti vicino, un passo biblico..... Si tratta di un ministero al quale dedico molto tempo; non fa rumore e forse getta qualche seme del vangelo, reciprocamente, nei nostri cuori.

OPERAI PRECARI

Tra il tour che chiude, il nuoto che inizia, le banalità che imperversano, le veline dei palazzi, le guerre in Afghanistan e in Somalia, gli incidenti aerei e le stragi delle strade......non bisogna abbassare la guardia su Lingotto, Termini Imerese, la sardegna, i precari........Qui davvero la crisi è devastante e tutto congiura, nei vari giochi dell'estate, a farci dimenticare che il centro dell'impegno politico e solidale deve essere mantenuto ben chiaro: è il problema del lavoro, anzi dei lavoratori e delle lavoratrici. E ora la crisi si allarga al mondo della scuola dove perderanno il posto migliaia di insegnanti.

TRE LIBRI

La differenza nel mondo è una ricchezza

In “Una bella differenza. Alla scoperta della diversità del mondo” (pp.78, euro 12,00, Einaudi), Marco Aime racconta alle nipotine Chiara e Elena i suoi viaggi e i suoi incontri immaginari con colleghi celebri come Claude Lévi-Strauss o Bronislaw Malinowski. Il succo? La differenza ha profonde radici storiche e culturali ed è il frutto delle risposte che i diversi gruppi umani hanno saputo dare ai differenti habitat con cui si sono trovati a convivere. E guardare il mondo con occhi ”altri” è il segreto del saper vivere.

Una lettera alle vittime dell’intolleranza.

Dragan è un bambino rom. Bisogna schedarlo, prendergli le impronte. Come a tutti gli stranieri che invadono il nostro paese e le nostre città. Il razzismo non c’entra. E’ che bisogna tenerli sotto controllo, rispedirli a casa prima che ci infastidiscano ai semafori, rubino nelle nostre case, stuprino le nostre donne. Perché la nuova parola d’ordine dei nostri politici è “sicurezza”. Va ricordato il nostro passato e ricordate le vittime recenti dell’immigrazione clandestina per cancellare “La macchia della razza” ci dice Marco Aime.

Manuale di antropologia nell’era globale

“Il primo libro di antropologia”, pubblicato l’anno scorso da Einaudi, è un manuale che spiega chi è e cosa fa un antropologo oggi, rovesciando gli approcci teorici tradizionali. Sul terreno, questo studioso oggi non vede, società, politica, economia, ma gente che si incontra, parla, combatte, si scambia oggetti, produce, costruisce, mangia, prega, vive. Perciò questo libro parte dall’osservazione concreta di quanto è sotto gli occhi di tutti, per arrivare solo alla fine ai costrutti teorici più ampi di un mondo intricato e affascinante.

giovedì 16 luglio 2009

SABATO DOMENICA 11 E 12 LUGLIO

È stata una duplice bella occasione di conoscere persone per me "nuove" che
volevano parlare dell'attuale ricerca del Gesù storico. E così, con il libro di
Pegola tra le mani, abbiamo ripercorso a grandi linee le tappe ormai secolari
della ricerca del Gesù storico. Questo ultime volume (Gesù. Un approccio
storico, Edizioni Barla) ha coinvolto alcune persone fino alla decisione
proporsene la lettura nel periodo delle ferie.
Agli amici e alle amiche di Parma e di Verona che hanno voluto incontrarmi in
queste due occasioni di dialogo invio un forte abbraccio e la speranza di
rincontrarci, se non a Pinerolo, in uno dei tanti sentieri della sequela di
Gesù.

GRILLO SI CANDIDA?

Penso che sarebbe un errore negare la tessera e la candidatura eventuale a
Beppe Grillo. È un comico-politico che, tra i tanti insulti rivolti ai partiti
e al PD in particolare, non privo di alcune idee interessanti. Raccogliamo gli
stimoli e…non cadiamo nella tentazione-provocazione di escluderlo dando così
spazio alla sua protesta.
Io non sono mai stato un simpatizzante di Grillo, ma non demonizzo mai chi sa
suscitare dibattito anche scomposto e scomodo. Grillo non è un pericolo perché
non raccoglierà un consenso consistente e non potrà entrare nel gioco serio dei
candidati veri. Signori dirigenti…un po' di allegria e un po' di quella sana
leggerezza che non ci mette subito in allarme e ci fa sorridere delle notizie
divertenti.

MA GUARDA CHE ACCANIMENTO

Il senatore Marino si è candidato alla segreteria del Partito Democratico: un
uomo valido accanto ad altri due candidati degni e significativi. Su questo
blog anticipano le sicure opposizioni dell'apparato. Fin qua nulla di strano.
Le primarie e le candidature esprimono pluralità, differenze e anche
comprensibili tensioni e resistenze.
Non ho capito e continuo a non capire perché il richiamo alla questione
morale anche all'interno della sinistra e del Partito Democratico abbia
suscitato l'ira e le dichiarazioni scomposte dell'attuale segretario e di
Bersani. Problema sollevato in modi e tempi non opportuni? Può darsi, ma che
esista un problema etico anche all'interno del Partito Democratico (vedesi
Regione Campania e non solo) è notorio da anni. Marino non ha accusato nessuno,
ma ha semplicemente ricordato ciò che tutti sanno e che moltissimi tacciono. La
democrazia, se non vuole degenerare in rissa, deve incoraggiare la libera
espressione. Questi "toni" non aiutano le persone "nuove" a portare il loro
contributo critico e costruttivo, ma scoraggiano per la glacialità e l'
irritazione che esprimono la resistenza che si oppone al nuovo. Lasciare e
favorire il fatto che persone nuove si esprimano non ingenuo "nuovissimo", ma
permettere la circolazione delle idee e il confronto dei progetti. Facciamolo
con un po' più di sana "leggerezza".

mercoledì 15 luglio 2009

MAZZELLA INSEGNA

Curzio Maltese su "Il Venerdì" del 10 luglio fa una riflessione che merita
attenzione:
"Ma davvero? Davvero questo signore, che costa ai contribuenti un piccolo
salario di 30 mila euro al mese, si sente in diritto di rispondere con tale
arroganza all'opinione pubblica? Davvero è normale che un giudice riceva a cena
uno sul quale deve giudicare? Il giudice costituzionale Mazzella , otre che
responsabile di corruzione di testi, inviterebbe a cena anche spacciatori e
rapinatori? Berlusconi, che ricusa i giudici perché hanno partecipato una volta
ad un corteo sindacale (quindi comunisti), ora porgerà le sue scuse alla
giudice Gandus? Si potrebbe andare avanti con le domande, ma si sa che non
risponderanno mai. Perché la differenza fra l'Italia e gli altri Paesi civili
non è che in Italia abbiamo la corruzione e gli altri non l'hanno. La
differenza è che, quando li beccano, quelli si vergognano, chiedono scusa e si
dimettono. Quando li scoprono in Italia,, si dichiarano perseguitati politici,
insomma mostrano le corna. E trovano comprensione, simpatia e consensi.
Il Paese non sarà cambiato quando non ci sarà più Berlusconi, ma quando uno
come il giudice Mazzella sentirà il bisogno di restituire la poltrona,
stipendio e andarsene a casa. Dove, in effetti, da privato cittadino, sarà
libero di invitare chi gli pare".

NON FATE DANNI

È normale che la scelta del candidato alla segreteria del Partito Democratico
avvenga in u confronto vivace tra persone. Ma spero che i candidati e le
candidate tengano l'occhio fisso alla gente che si attende un partito che parli
un linguaggio chiaro, fuori dalle doppiezze alla Reutelli e dal clericalume dei
teodem.
I bisticci e i personalismi, le battute e gli arrivismi, i voltagabbana e i
nostalgici si cerchino un altro partito e passino all'UDC o a Rifondazione.

IN NOME DI SANTA MARIA GORETTI COSI’ BERLUSCONI DEFINI’ LA CARFAGNA

ROMA – Le parole del segretario della Cei, pronunciate in memoria di Santa
Maria Goretti, giungono proprio a un anno di distanza da quelle di Silvio
Berlusconi, che paragonò il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna,
alla stessa santa. Il premier, protestando per le indiscrezioni trapelate su
intercettazioni telefoniche da cui emergeva una presunta relazione tra lui e il
ministro, sbottò: "Ma vi pare che vado a dire certe cose proprio a Mara, una
persona di santi principi? Una Santa Maria Goretti. Basta, questaq vergogna
deve finire. (Repubblica, 7 luglio 2009)

VENITE IN DISPARTE E RIPOSATEVI

Commento alla lettura biblica - domenica 19 luglio 2009
30 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31 Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32 Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
33 Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Mc 6, 30-34)
 
Si legge questa pagina con le lacrime agli occhi. L'ho riletta almeno dieci volte e il testo greco, con le sue sfumature, svela un tesoro di umanità, di tenerezza. Domenica scorsa abbiamo meditato Marco 6, 7-13 in cui i dodici tentano di vivere, su sollecitazione di Gesù, un primo esperimento di azioni liberatrici e sanatrici.
"Andate e prendetevi cura degli ultimi", ha detto loro il maestro. Ce l'hanno messa tutta e possiamo pensare che siano ritornati da Gesù con uno zainetto stracolmo di emozioni, di "successi" e di "insuccessi". E poi tanta e tanta fatica come sa bene chi svolge un ministero itinerante e vuole prendersi cura, incontrare in profondità le persone e non ridursi a fare il funzionario viaggiante. Gesù, con quel cuore grande che a stento gli stava nel petto, li raduna presso di sè, ascolta "tutto quanto avevano fatto e quanto avevano insegnato" (v. 30). Li guarda negli occhi e legge la loro stanchezza, il loro bisogno di metabolizzare interiormente, il loro stordimento. Come un maestro che sa quanto è faticoso crescere e quanto occorra maturare a piccoli passi, li invita caldamente: "Venite voi stessi in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po'" (v. 31). I dodici apprezzano questa squisita e tenera attenzione del loro maestro. Non se lo fanno dire due volte e partono in barca "verso un luogo deserto, in disparte" (v. 32). Lì pensano di poter "rileggere" la matassa di quella operosa giornata nella pace ristoratrice attorno al loro maestro. Il vangelo, negli ultimi versetti, ci dice che le cose andarono diversamente e furono di nuovo circondati da un mare di folla. Ma l'insegnamento di Gesù sul bisogno dello spazio del riposo, del "disparte", del "luogo isolato" resta ben presente al centro di questi versetti. Gesù vuole che i suoi discepoli, chiamati ad un grande impegno, siano e restino sempre umani.
 
Lasciamoci interpellare
Questa volta probabilmente il vangelo punta il dito proprio verso di me prima ancora che verso di te, caro lettore e cara lettrice. Mi sento molto "rimproverato" e soprattutto molto sollecitato ad una profonda revisione di vita. Alla mia bella età (verso i 71), non ho ancora preso sufficientemente sul serio questo dolce e fondamentale invito di Gesù a trovare, anche materialmente, più tempo per riposare, per stare in disparte, per dedicare agli amici, per uscire dallo stress dell'impegno quotidiano, di un lavoro che, "se non lasci cadere la zappa", non molla mai.
Se penso che anche quest'anno, dopo un fermo proposito, non ho fatto le ferie e per un motivo o per l'altro sono rimasto al lavoro, non posso certo metterlo sul conto della virtù. Ovviamente, chi, come molti di noi e come il sottoscritto, deve continuare a lavorare per pagare le bollette, l'affitto, internet, i denti, gli occhiali, i libri... trova poi sempre un motivo in più per non darsi uno stile di vita più riposante, più lento.
Penso spesso a chi, meno fortunato di me e della maggioranza di noi, un "posto tranquillo in disparte" non lo può nemmeno immaginare. Badanti, stranieri, senza tetto, sofferenti psichici, disoccupati, immigrati, donne schiave del mercato delle prostituzione, ragazzi/e di strada.... dove trovano in questa società fallimentare e in decomposizione un "posto tranquillo" per ritrovare se stessi?
Usciamo da un G8 pieno di parole in cui, tra tanti venditori di fumo e qualche anfitrione, è risuonata alta e precisa la voce del profeta Barack Obama. L'Africa ce la può fare, da protagonista, aiutata ma non sottomessa e dipendente.
 
Come gli antichi profeti
Il profeta Barack lo ha ricordato alla sua terra, ma ciascuno di noi deve e può ricordarlo a se stesso, a partire dal rinnovamento della propria vita quotidiana. Ritirarsi in disparte e riposarsi, nel contesto di questo orizzonte di rinascita politica, culturale e spirituale, può significare per noi ritrovare l'essenziale della nostra esistenza, la terra dei nostri sogni, la nostra realtà creaturale, la nostra gratitudine per il Dio della vita, rinvigorire le radici del nostro alberello, riattingere più in profondità alle sorgenti dell'amore fatto di accoglienza, di cura e di condivisione. Nel "deserto" sentiamo di più il fruscio del vento di Dio, i palpiti del nostro cuore, i bisogni e i ritmi della nostra corporeità, la meraviglia per il nuovo mondo che, nonostante tutto, sta nascendo dai "sotterranei della storia", dalla profezia delle donne e degli stranieri, dal grido della terra ferita, dallo spumeggiare del mare che rifiuta di diventare un cimitero o una immensa pattumiera. Forse è proprio soprattutto dentro la nostra vita quotidiana che dobbiamo uscire dal rumore, dalla confusione, dall'iperattività per capire cosa abbiamo nel cuore. Del resto il Libro dell'Esodo ci ricorda che nel cammino di liberazione non ci sono scorciatoie: "Dio guidò il popolo per la strada del deserto" ( Esodo 13-18). Scrive la teologa Irene Dias de Oliveira su Adista del 4 luglio: "Andare nel deserto significa attraversare la frontiera, andare oltre, percepire nuovi orizzonti e sentire nel silenzio che una nuova realtà sta sorgendo e che un nuovo mondo è possibile. E' necessario fare la differenza, è necessario separarsi dal tumulto, dal caos, dal non senso, dall'indifferenza...".
 
Silenzio e profondità
Un'altra voce profetica del nostro tempo, Moni Ovadia, ha scritto recentemente che dobbiamo stare "attenti agli ometti", gente priva di statura morale e di intelligenza, eppure tanto pericolosi:
Dai loro sguardi non trasmare mai un baglio di humor, di autoironia o di grazia, perchè sono corrotti da furori di disprezzo e di odio contro il nemico extracomunitario dalla pelIe scura ,contro gli omosessuali, i rom e i sinti o comunque diversi dagli schemi miseri ed ottusi con cui classificano l'umanità in: "noialtri e quelli lì!" Le idee che propugnano sono la versione aggiornata telemediaticamente della retorica nazionalista, fascista e razzista, roba vecchia che sa di carogna. Ma non vanno sottovalutati, sono pericolosi perchè il carburante della loro azione politica è la paura dei soggetti più fragili socialmente, quelli colpiti dalla crisi. La ragione del loro successo elettorale trae origine anche dal crollo vertiginoso della capacità critica di vasti strati della popolazione inebetita da quattro lustri di lavaggio del cervello televisivo".
Ecco una indicazione preziosa: ci si difende dalla volgarità, dal qualunquismo, dall'imbecillità in tanti modi, ma la capacità di "fare silenzio" risveglia in noi i sentimenti più genuini e ci rende capaci di senso critico. Ce n'è un bisogno immenso nel mondo, nella chiesa, nelle relazioni quotidiane. Dunque, Gesù ci chiama a reinventare il nostro stile di vita. Anche questo, proprio questo, è parte essenziale della nostra "sequela" di Gesù, se non vogliamo diventare persone superficiali, cittadini/e menati per il naso, credenti eternamente minorenni.
 
 
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martedì 14 luglio 2009

FATTI NON PAROLE

Non fate errori: la storia è a fianco dei bravi africani, e non di chi usa i colpi di Stato o i cambiamenti costituzionali per stare al potere. L'Africa non ha bisogno di uomini forti, ha bisogno di istituzioni forti. (Barak Obama, 11 luglio 2009)

FATTI, NON PAROLE

Berlusconi ha mantenuto solo il 3% degli impegni assunti verso l'Africa dal 2005. Lui ha detto che è dispiaciuto. Ma quando agirà? Lei, signor Berlusconi, deve un miliardo di euro ai poveri. Dove è tutto questo, signor tre per cento? (Bob Geldof, L'Aquila, 10 luglio)

RIPOSO

Aiutami a riscoprire il magico ristoro del riposo.

Insegnami l'arte di sostare un poco a guardare un fiore, a chiacchierare con un amico, a carezzare un cane, a leggere poche righe da un buon libro. (W.E.Sangster)

A PEZZI IL FAMILY DAY

Per ora una altro family Day non è in calendario. Il grande apostolo della
famiglia Alesssandro Bondi, portavoce e coordinatore del Partito delle Libertà
e ministro, si è separato dalla moglie. Un altro pezzo grosso del movimento
passa nel "partito dei separati".

SU E GIU’

• Pechino massacra la minoranza islamica, ma non riceve una degna risposta di
richiamo dal G8. l'economia prevale sui diritti umani.

• Obama, Medvedev e Putin riescono a mettere le basi per un patto sul
disarmo. Si apre una speranza, ma bisognerà vedere i fatti e i passi concreti.

• Le ronde vengono fermate a Milano e persino Alemanno impone lo stop alle
ronde romane che definisce "buffonate". Si scopre che si tratta di
organizzazioni sostanzialmente fasciste o di persone squilibrate, omofobe e
razziste.

• A Genova è stato presentato il registro del testamento biologico. Qualcosa
si muove. La signora Valenzi, sindaco della città, fa sul serio. Il Signor
Englaro è sempre in prima linea.

PAZZIE NUCLEARI

Si è parlato del Clima al G8 e tu ti aspetteresti la bella notizia delle energie rinnovabili da diffondere a tappeto in questa Italia. Invece ecco la novità che il governo annuncia: entro il 2013 la prima pietra. Scaiola e la Confindustria sono entusiasti. Per l'opposizione è un passo indietro e unilaterale. Ma il 2013 saremo ancora schiavi di Berlusconi?

L'AQUILA

Consiglieri comunali in catene

Quattro consiglieri comunali de l'Aquila si sono incatenati per protestare contro la politica della ricostruzione. "Ci spieghino come possono far rientare nelle case prima dell'inverno 24mila aquilani quando su 20 cantieri ne sono partiti solo 5".

 

"L'Africa chiama ma il G8 non risponde. L'impegno assunto nei confronti del continente per migliorare il settore della salute, contenuto nella dichiarazione degli Otto Grandi, si riduce solo a una serie di promesse. I 60 miliardi di dollari stanziati all'ultimo vertice di Gleneagles non sono ancora arrivati. Lo ha denunciato ieri l'Amref" (L'Unità, 10 luglio 2009)

PER L'AFRICA: SOLO PROMESSE

In Africa c'è un miliardo di persone affamate e il G8 dà loro da mangiare nient'altro che parole. Stanno falsificando i libri contabili: 15 miliardi di dollari possono sembrare tanti ma è come incartare lo stesso regalo per donarlo una seconda volta. (Farida Bena, Oxfam-Ucodep, 9 luglio)

TUTTA LA SARDEGNA SI FERMA

Venerdì 10 luglio tutta la Sardegna si è fermata per la crisi montante e le promesse mancate della campagna elettorale. Persino gli industriali scendono in piazza con i sindacati. Da Porto Torres ad Arbatax si lotta contro la smantellamento dell'intero apparato produttivo. Gli insulani che hanno tolto la fiducia a Soru e votato un incapace come Cappellacci ora pagano il prezzo della loro credulità, ma sono sempre i lavoratori che portano le conseguenze più gravi.

MINA WELBY si tessera al PD

Per il "terzo uomo"

Sulla scia della candidatura di Marino, anche Mina Welby si è iscritta al PD, nel circolo di Subaugusta, a Roma. Una iscrizione che sa di "disobbedienza civile", visto che Mina ha già la tessera radicale. "Spero che tanti nuovi iscritti sosterranno la sua candidatura e che questo possa scuotere il PD", spiega a l'Unità invitando altri a fare lo stesso. "E' incredibile che qualcuno scambi Marino per un estremista: la sua caratteristica è l'equilibrio, ma il suo partito l'ha lasciato solo", dice Mina, che ricorda quando Marino volle far visita a suo marito, Piergiorgio, poco prima che si facesse staccare la spina, era il 17 dicembre 2006, una settimana dopo, ai funerali, negati dalla Chiesa, Marino fu l'unico parlamentare de l'Ulivo a prendere la parola. MA.GE.