mercoledì 17 dicembre 2014

" SVEGLIATEVI" DICE IL PROFETA AMOS

"Ascoltate questo voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: "Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato e si potrà smerciare il frumento,
diminuendo le misure e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero con un paio di sandali? (Am 8, 4-8)

NATALE

" E' Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese".
( Charles Bukowski)

BRAVO CURRO'

Lentamente tra i 5 Stelle prevalgono l'onestà e l'intelligenza. Ho sempre sostenuto che tra loro esistono persone eccellenti per moralità ed intelligenza.
I fuoriusciti denunciano che un problema esiste.
Basterebbero ancora altri 10 fuoriusciti per "sgonfiare" il pallone Grillo- Casaleggio.

"FANATICI DELLA FEDE" ?

Credo proprio di no.
Sono fanatici del petrolio, avidi di potere e in preda alla disperazione. Si mettono sotto la "bandiera" dell'Islam, ma uccidono islamici e travisano questa religione della pace.
Da Beslan  alla Nigeria, dall'Afganistan al Pakistan. Le immagini degli studenti straziati dalle bombe sono il sacrilegio peggiore "uno dei giorni più bui del genere umano" ha detto il Nobel Sathiarty.

BENIGNI FA SUL SERIO

Non guardo mai la televisione, ma ieri sera ho fatto il possibile per ritagliarmi questo spazio serale.
I comandamenti, correttamente letti nel loro contesto, sono appelli alla liberazione.
E poi è così importante, contro certa predicazione glaciale, annunciare e far gustare un Dio "bello", che ama le nostre vite e il creato, ci sollecita alla responsabilità e all'amore perché ci vuole felici.
Bravo Benigni.
Benigni: E il settimo - non rubare - è scritto per gli italiani!

TERRORE E INSICUREZZA

Usare il nome di Dio per coprire interessi economici e spartizioni di potere è blasfemo.
La strage talebana è una risposta alla nostre guerre di conquista. Non lo vogliono riconoscere, ma è così. E non è finita. Infatti questo clima autorizza la crescita del livello di violenza un po' ovunque e tutti ormai viviamo nell'insicurezza.

"AFROAMERICANI DISCRIMINATI, LA STORIA SI RIPETE"

"LA storia si ripete: la decisione del grand giurì era prevedibile. E questo esaspera. Ancora una volta". Isabel Wilkerson, 53 anni, nel 1994 prima reporter nera a vincere il Pulitzer, è scossa. Nel suo Al calore di soli lontani ( Il Saggiatore) ha raccontato la grande immigrazione degli afroamericani che fuggirono dal Sud per cercare riscatto al Nord. "Quello che sta accadendo a Ferguson ha radici profonde: una storia di disparità che vede da sempre gli afroamericani al gradino più basso che esiste fin dai tempi della guerra civile. Basta guardare in quali città la gente è scesa a protestare".

Los Angeles, Washington, Chicago, New York.

"Le grandi città dove gli afroamericani emigrarono in cerca di riscatto: senza trovarlo. Chi oggi protesta non lo fa solo per la morte impunita di un ragazzo nero. Ma per le centinaia di casi che si sono ripetuti".

Perché insiste sul contesto storico?

"Perché senza guardare al passato non si comprende la realtà. I nonni di quei ragazzi oggi in strada sono cresciuti in una realtà dove non potevi oltrepassare una certa linea perché rischiavi la vita. Un nero rischiava il linciaggio anche solo per aver giocato a dama con un bianco. Oggi i nipoti fronteggiano lo stesso tipo di violenza. Quella storia è stata rimossa e mai affrontata. E ciclicamente riappare lo stesso immaginario, si usa perfino lo stesso linguaggio di quando Martin Luther King fu ucciso o Rodney King picchiato".

Ma l'epoca è diversa. Per la prima volta c'è un presidente nero. Possibile che Washington sia così distante dal resto del Paese?

"Purtroppo una persona sola non basta a cambiare il cuore di milioni di altre. Nemmeno Barack Obama ".

Cosa pensa della decisione del grand giurì?

"Prevedibile. In altri casi quando c'è un morto si arriva spesso a un'imputazione: che non è un verdetto di colpevolezza, ma permette altre indagini. La decisione chiude il caso. Impedisce ulteriori verifiche ".

Risultato?
"Un brutto messaggio: la vita di un nero non ha il valore di quella degli altri americani".

Il grand giurì era formato da 9 bianchi e 3 neri. Pensa che abbia influenzato la decisione?

"Lì i bianchi raramente hanno amici neri nella loro cerchia: hanno insomma meno empatia per loro... ".

Ma le violenze dopo il verdetto?

"La gente pensa ormai di avere attenzione solo quando fa qualcosa di drammatico. Poi non sappiamo chi abbia iniziato le violenze: molti giornalisti parlano di poliziotti coinvolti. Così magari dimostrano di avere il diritto di fare quel che hanno fatto".

Accuse pesanti: come vede il futuro?

"Sono pessimista per l'immediato, ma devo essere ottimista per il futuro più remoto. Bisogna credere che ci sono persone che lottano e lavorano per rendere il mondo  -  non solo l'America  -  un posto più giusto. E noi dobbiamo essere al loro fianco".

(Anna Lombardi Repubblica 26 novembre)


ORRORE IN SIRIA, DUE GAY LAPIDATI DALL'IS

Beirut - Lapidati perché "gay": i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is) ieri hanno giustiziato due giovani siriani. È la prima volta che gli aguzzini del "califfato" giustiziano vittime con l'accusa di "omosessualità". I due ragazzi, 18 e 20 anni, abitavano nell'area di Deir Ez Zor, nel Nord della Siria, caduta sotto il controllo dell'Is. Immagini di "atti indecenti con altri uomini" sarebbero state trovate nei loro telefonini cellulari.
La lapidazione è avvenuta in pubblico come molte altre per adulterio nell'autoproclamato "califfato". Più a Sud, nella provincia di Homs, la "polizia islamica" dell'Is ha catturato e decapitato un ismailita, definito "eretico" per la sua appartenenza alla minoranza religiosa di cui fanno parte circa 200 mila siriani. "Così finiscono tutti gli apostati", è scritto sul cartello fissato al corpo dell'uomo. Nel vicino Iraq, dove l'Is avanza nel centro di Ramadi, i jihadisti promettono 5000 dollari a chi catturi "spie cristiane".
Intanto da New York l'Onu calcola che il "business" dei sequestri renda all'Is fra i 35 e i 45 milioni di dollari l'anno. Oltre i riscatti, però, è il petrolio forse la prima fonte di arricchimento dei jihadisti: 1 milione al giorno solo dalla vendita del petrolio trafugato attraverso Turchia e Iraq, secondo il Dipartimento del Tesoro Usa, per un totale di oltre 360 milioni di dollari l'anno.

(Repubblica 27 novembre)

«Europei, riconoscete la Palestina»

In Israele il mondo della cultura e delle scienze, o almeno una parte di esso, sembra procedere in controtendenza rispetto alla linea del governo Netanyahu. 800 personalità - come il premio Nobel Daniel Kahneman l'ex presidente della Knesset Avraham Burg, l'ex ministro Yossi Sarid e gli scrittori Amos Oz, David Grossman e Avraham Yehoshua hanno firmato una petizione che chiede ai parlamenti dei Paesi europei di riconosce la Palestina come Stato.
E' una presa di posizione che contrasta con quella dell'esecutivo di destra che ha sempre condannato il voto a favore dello Stato di Palestina già espresso da alcuni parlamenti europei.
Per il premier Netanyahu questi riconoscimenti non contribuirebbero alla pace. Non la pensano così gli 800 firmatari della petizione che si dicono sicuri che l'unica soluzione possibile al conflitto sia la nascita di uno Stato palestinese in Cisgiordania e Gaza. «Il nostro è un atto di incoraggiamento per il negoziato e per il presidente palestinese Abu Mazen, affinché continui le trattative», ha spiegato Yehoshua. Lo scrittore allo stesso tempo è stato molto chiaro quando ha detto che la petizione rappresenta anche un ″no″ alla creazione di uno Stato binazionale per ebrei e palestinesi insieme. Yehoshua in passato si è ripetutamente espresso contro lo ″Stato Unico″, ritenuto da non pochi l'unica strada per impedire in futuro un apartheid legalizzato, con un Israele di fatto in controllo dello Stato palestinese, indipendente sulla carta ma senza sovranità reale.
Lo scorso 2 dicembre anche il parlamento francese dopo quelli di Gb, Spagna e Irlanda ha votato una mozione simbolica per la Palestina come Stato. II governo svedese invece ha fatto un riconoscimento diretto. Al parlamento italiano è stata presentata una mozione analoga, ma non è ancora noto se e quando sarà sottoposta al voto. (mi. gio.)

(Il Manifesto 9 dicembre)

ACCORDO SUL CLIMA?

Parole e ancora a parole... Gli impegni che le grandi potenze hanno firmato per la riduzione dei gas serra, per ora non hanno allontanato la catastrofe ecologica di un dito.
Né si vede qualche vera inversione di marcia sull'uso e sul prezzo del petrolio che continua ad essere, vista la discesa dei prezzi, il grande inquinatore.

L’Italia ha bisogno degli Ogm?

Abbiamo bisogno degli Organismi geneticamente modificati? Anche l'Italia dovrà rispondere alla domanda, perché la UE vuole riconoscere la sovranità e l'autonomia dei singoli Stati nella coltivazione degli Ogm. Le multinazionali del settore sono felici perché avranno qualche chance in più (adesso solo tre paesi europei producono il mais 810, l'unico autorizzato). Da noi, il ministro dell'agricoltura Maurizio Martina si è più volte detto contrario. Ovviamente il tema sarà molto discusso all'Expo 2015. D'altronde è giusto sperimentare gli Ogm, senza rischi di contaminazione, perché la ricerca non va bloccata. Tenendo però presenti vari aspetti (politica agricola ed economica, sicurezza alimentare, salute umana e ambientale...), sui quali uno prevale: la qualità del cibo italiano. Come i beni artistici, culturali e ambientali, questo è un altro patrimonio nazionale da difendere.
guglielmpepe@gmail.com

(Repubblica 9 dicembre)

martedì 16 dicembre 2014

QUESTO SI'....CHE E' UN VESCOVO

Parigi, 23 novembre 2014

Papa Francesco,

 

Siamo in tanti a volerLe esprimere il nostro sostegno e la nostra gratitudine per tutti gli sforzi che Lei sta compiendo affinché la Chiesa cattolica possa andare di pari passo con il suo tempo.

Lei non risparmia il Suo impegno per aprire delle porte alle famiglie delle nostre società attuali: famiglie di divorziati, senza bambini, con un solo genitore, ricomposte, dello stesso sesso… Questo rappresenta un cambiamento antropologico e culturale considerevole!

 

Il testo adottato alla fine del sinodo, nell’ottobre scorso, ci è sembrato deludente e arretrato. Soprattutto nei confronti delle proposte di apertura che erano state fatte per i divorziati risposati e per gli omosessuali. Questo testo dà l’impressione che rimaniamo rinchiusi dentro un sistema.

Fortunatamente, con il fatto di rimandare la questione nelle diocesi prima della prossima sessione del sinodo, Lei ha istaurato la collegialità, consentendo così all’insieme del popolo cristiano di esprimersi liberamente. È con questo spirito che ci preme trasmetterLe il nostro modesto contributo.

 

Lo ha detto Lei stesso, non è la disciplina che deve prevalere, bensì la misericordia. Non è forse quello l’atteggiamento abituale di Gesù in tutti i suoi incontri sulle vie della Palestina?

 

Il ruolo della Chiesa è di accompagnare, di aiutare, di incoraggiare, non è quello di imporre dei fardelli che noi stessi, i suoi dirigenti, non portiamo.

Sembra molto più evangelico accogliere le persone così come sono e non come dovrebbero essere!

La Chiesa, a suo merito, ha il fatto che alcuni cristiani, alcuni parroci abbiano, da parecchio tempo, aperto delle porte. Non si sono fondati sui principi ma sul fatto che esistano delle coppie che, di fatto, sono escluse del sacramento e della comunione con gli altri cristiani.

Riconoscono con benevolenza l’amore che viene vissuto dalle coppie fuori norma.

Non si nascondono dietro la dottrina con un discorso ligio alle regole, bensì sono in ascolto e guardano con occhio benevolo queste nuove forme di famiglie per le quali la vita quotidiana, spesso, non è facile. Il matrimonio civile viene considerato positivamente. Divorziati risposati sono accolti e possono fare la comunione. Degli incarichi vengono loro affidati. Coppie omosessuali vengono accettate e valorizzate. Il loro matrimonio viene benedetto. E i loro figli vengono battezzati. Nelle periferie della Chiesa, vige un clima di tolleranza e di rispetto dove quelli che sono esclusi sono i primi ad essere invitati al tavolo dell’Eucarestia.

 

Questo è un cambiamento epocale che potrebbe spaventare. Non si tratta di accettare tutto quello che viene fatto, bensì di partire dalle situazioni esistenziali tali quali esse siano per poi fare, con coraggio, un passo avanti in un cammino nuovo dove si trovano gli uomini e le donne che si sentono marginalizzati dalla Chiesa.

 

Grazie, Papa Francesco, di rallegrarci con la Sua audacia evangelica:

 

Dio è il Dio della legge. Ma è anche il Dio delle sorprese. Lasciatevi sorprendere da Dio. Dio non ha paura della novità.”

 

Queste sono le parole da Lei pronunciate. Il futuro è aperto.

 

Con il nostro affetto e il nostro rispetto.

 

Jacques Gaillot vescovo di Partenia


SdG] APPUNTAMENTI DI DICEMBRE


 

Giovedì 18 dicembre alle ore 20,30, presso la "Casa dell'ascolto e della preghiera" in Via Città di Gap 13 a Pinerolo, incontro organizzativo  per proseguire la preparazione di eventi pubblici contro l'omofobia e la transfobia. 

Sabato 20 dicembre 2014 alle ore 17, presso la sede dell'Arci di Pinerolo (stradale Baudenasca 17), parleremo del libro "Il Dio queer" di Marcella Althaus-Reid (Claudiana editrice). Alle ore 19,30 cena autogestita.  Alle ore 21 proiezione di un film a tematica LGBT.

Per informazioni scrivere a lascaladigiacobbe@gmail.com

Vi aspettiamo!


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IL SILENZIO

" Molte, infinite verità hanno a che fare con il silenzio. Tra tutte la musica è quella che lo ha organizzato meglio. Nella vita, nell'arte, nella religione, ma anche nel lavoro, nella comunicazione, nella scienza, insomma dove l'uomo è intervenuto con l'intelligenza il silenzio lo ha accompagnato.
Il silenzio creato dallo stupore nello scoprire la vita nel grembo materno o il silenzio rassegnato nell'attesa della morte, dell'ultimo respiro.
Il silenzio come strada da percorrere, forse l'unica, per l'incontro con il Dio di ogni religione".
( Mario Brunello, Silenzio, Il Mulino Ed. pag 120, euro 11)

NON SAREBBE MEGLIO CHE.....?

Quando mi capita di predicare o semplicemente di partecipare ad una celebrazione liturgica, noto con stupore e con disagio che il prete o il lettore conclude la lettura del brano biblico dicendo "...Parola di Dio".


Mi sembra incredibile dopo secoli di studi biblici. Infatti, la Scrittura non è automaticamente "Parola di Dio", ma è testimonianza dei vari autori, di persone umane che ci danno testimonianza della loro fede.
Se leggiamo una lettera di Paolo o un testo dell'Esodo, non ci troviamo di fronte ad una "telefonata divina". Il peso umano, la cultura del tempo, i linguaggi....tutti questi elementi vanno situati storicamente e culturalmente. Tutto questo nulla toglie alla testimonianza di fede degli autori o dei redattori, ma la loro mediazione va tenuta presente.

La lettura della Bibbia diventa Parola di Dio quando io o noi, con fede, cerchiamo che cosa Dio può dirci nel nostro oggi attraverso quella testimonianza che leggiamo.

E' necessario cambiare questo modo di citare e usare la Bibbia facendo credere che tra lo scritto del testo biblico e la Parola di Dio ci sia immediata e perfetta equivalenza. Dobbiamo fare in modo che i partecipanti prendano coscienza che tra un qualunque testo biblico e la Parola di Dio esistono una correlazione ed una distanza. Questo significa amare la Scrittura, ma sapendo che essa non è divina, non è il contenitore magico di Dio, quanto piuttosto il luogo, lo spazio del nostro possibile incontro con Dio. Dio è sempre più grande della testimonianza che di Lui/Lei ci danno le Scritture.

Da innamorato della Bibbia e da adoratore di Dio soltanto, credo che ogni sovrapposizione o semplificazione generi confusione e dogmatismo.
don Franco Barbero