giovedì 24 maggio 2018

TI PREGO


Signore, fammi vivere
con il desiderio appassionato
di cercare e di compiere
la Tua volontà.

LA LAMPADA

O Dio di Abramo, di Sara, di Rebecca, di Gesù:
vorrei che mi accompagnassi a partire sempre da Te,
dalla lampada ardente della Tua Parola
e, come ha fatto Gesù, proprio sulle sue tracce,
legare sempre di più la mia vita all’orfano,
alla vedova, allo straniero.
E’ ancora lì, dentro queste vite “comuni” fragili e minacciate,
esposte al gelo della miseria e dell’abbandono.
che Tu parli ai cuori e compi le Tue silenziose meraviglie.
F.B.

L'ERRORE PIù GRANDE

"Il nostro errore più grande è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno, trascurando di esaltare quelle qualità che invece realmente possiedono".
Marguerite Yourcenar

INCONTRO CON EVA AMORE

Venerdì 25 maggio partiamo da Pinerolo in Via Città di Gap,13 alle ore 17,30 per una visita di amicizia e di dialogo ascoltando anche qualche bella sua poesia.
Franco Barbero

FINISCE IL GIRO D'ITALIA

Partito male da Gerusalemme, ora termina dopo un passaggio sulle Alpi.
Ma ormai a governare gli sport sono squallidi poteri politici e cedimenti, come in questo caso, alle richieste del fascista Netanhyau.
Così si rovinano anche le cose belle.
Franco Barbero
Portare Renzi dallo psichiatra

Credo che non basti più nemmeno lo psichiatra per Renzi. È diventato il distruttore del partito che si aggrappa a quattro o cinque suoi lecca-lecca, incapaci di dire al "capo" che sta male e deve curarsi. Hanno solo e sempre ripetuto le sue "verità". Fa tenerezza e rabbia. È lì statuario, senza una parola che guardi oltre il suo egocentrismo.
Quali danni può fare una persona ammalata che non vuole curarsi.
Franco Barbero


La battaglia delle bandiere a casa Sandino

Il viso coperto da magliette e passamontagna, duecento studenti si stringono dietro le barricate e attendono l'arrivo delle squadre dei giovani sandinisti e della polizia antisommossa. Niquinohomo, piccolo centro a 38 chilometri da Managua. Da tre giorni è diventato il simbolo della battaglia contro il governo di Daniel Ortega. Perché non è un luogo qualsiasi. È la culla di Augusto César Sandino, l'uomo che ha guidato la battaglia contro la presenza militare yankee tra il 1927 e il 1933, il paladino della libertà a cui si sono ispirati i guerriglieri del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).
Quelli che hanno combattuto e poi sconfitto il dittatore Anastasio Somoza. Niquinohomo diventa così l'emblema di una rivolta che l'ex leader della guerriglia e per la terza volta consecutiva presidente del Nicaragua non è disposto a tollerare. A sostegno degli studenti arrivano altre duecento persone. Uomini e donne. Anche loro si piazzano dietro le barricate e resistono alle prime incursioni. La battaglia è campale. Ci sono molti feriti.
Alcuni gravi. La piazza è conquistata e di nuovo persa.
Dietro la coltre dei lacrimogeni si staglia la statua di Sandino.
L'opposizione lo ha avvolto con panno bianco e azzurro, i colori nazionali. I sandinisti lo considerano un grave torto.
Perché per anni la figura del generale vestiva di rosso e nero: gli stessi colori del Fronte di Liberazione Nazionale. L'eroe di bronzo cambia fazzoletto che diventa la bandiera da far garrire a seconda dell'esito dello scontro. Gli studenti chiedono aiuto.
Qualcuno pensa a padre Edwin Román Calderón. È il nipote di Sandino e per questa sua discendenza materna gode di grande prestigio. Il sacerdote arriva nella piazza. Calma gli animi. Si propone come mediatore. Ha parole dure nei confronti del governo, del presidente Ortega, della sindaca sandinista Martha Pérez, della polizia nazionale. Li invita ad ascoltare e a capire i motivi di una protesta che nasce da lontano.
Non c'è solo la contestata legge che tagliava le pensioni e aumentava i contributi per gli imprenditori. C'è il grande rogo d'inizio aprile che ha distrutto 5 mila ettari della riserva biologica Indio Maíz. Un disastro ambientale che si poteva evitare se Ortega avesse accettato l'aiuto offerto dai paesi vicini.
L'intervento del sacerdote placa gli animi. Cessano le incursioni e gli scontri. Sulla statua di Sandino resta la bandiera nazionale, quella bianco-azzurra. Cade anche Niquinohomo, una città che ha un peso enorme nell'immaginario nicaraguense.
Qui si sono decise le sorti nella guerra contro Somoza. «Questi sono i nostri colori», gridavano felici della nuova vittoria gli oppositori. «Non vogliamo niente che ricordi il sangue, il lutto, la morte. Il rosso e il nero non ci rappresenta».
Daniele Mastrogiacomo

(la Repubblica 10 maggio)


​[la Repubblica 17 maggio]

A Erevan vince la rivoluzione dell'euforia

È contagiosa l'euforia per il buon epilogo della rivoluzione armena. Appena si diffonde la notizia dell'elezione a premier del leader della rivolta Nikol Pachinian, a Erevan la gente comincia a ballare, a intonare inni patriottici. Sul palco in piazza della Repubblica, così esordisce l'ex giornalista e storico oppositore al potere di Erevan: «Hai vinto tu, fiero cittadino armeno e nessuno oserà attaccare questo successo». Ma più che di una vittoria di colui che si presenta come il candidato del popolo e che nelle ultime settimane è stato acclamato come il nuovo eroe dell'Armenia, si dovrebbe parlare del suo trionfo contro una classe politica corrotta. La rivoluzione ordita da Pachinian è stata così fulminea da lasciare senza fiato i repubblicani al potere dal 2008. Inoltre, la sua vittoriosa rivolta s'è svolta senza spargimento di sangue. Tutto è cominciato l'11 aprile quando migliaia di persone hanno cominciato a scendere in piazza per chiedere un cambiamento ai vertici del Paese. A guidare le proteste, il 42enne Pachinian, il quale il 23 aprile ottiene le dimissioni di Serzh Sargsyan, presidente per gli ultimi dieci anni e che pur di non lasciare il potere s'era fatto eleggere premier solo sei giorni prima. Il 30 aprile Pachinian viene scelto come candidato premier dalla opposizione e, dopo aver accusato i repubblicani di ostacolare la sua nomina, minaccia uno "tsunami politico" in caso di mancata elezione. Il che avviene il 1 maggio, quando in Parlamento il partito al potere gli nega l'appoggio. Pachinian indice l'ennesimo sciopero generale che paralizza il Paese.
Di fronte a un movimento così compatto, i repubblicani optano per la resa. Pachinian dichiara che non intende rimanere a lungo premier, ma che vuole traghettare l'Armenia verso legislative anticipate. Formerà un governo provvisorio per dimettersi al massimo tra 6 mesi. La sua nomina è stata approvata anche dalla Russia, alleato storico: Pachinian ha ricevuto un telegramma di Putin. Il neo-premier ha detto che s'incontrerà con il presidente russo il prossimo 14 maggio a Sochi durante il summit dell'Unione economica eurasiatica, quando gli ripeterà che «consideriamo la cooperazione militare con Mosca il fattore principale che garantisce la nostra sicurezza».
Ma da più di un secolo l'Armenia ha relazioni difficili con la Turchia per la questione del genocidio armeno (un milione di morti tra il 1905 e il 1915), e con l'Azerbaigian, per la questione del Nagorno Karabakh, che i due Paesi si contendono in un conflitto che si riaccende periodicamente. Pachinian si dice pronto a negoziare con il leader azero, per trovare «una soluzione pacifica sulla base dell'eguaglianza dei popoli e del diritto all'autodeterminazione».
Per questo Paese di 3 milioni di abitanti che sopravvive grazie alle rimesse della sua numerosa diaspora, soprattutto in Francia e Usa, s'apre una nuova era.
Stavolta a manovrare le leve del comando sarà la generazione post-sovietica, ossia quella che non ha vissuto il terrore che incuteva il potere centrale di Mosca. E questo per l'Armenia è forse un buon presagio.
Pietro Del Re

(la Repubblica 9 maggio)

mercoledì 23 maggio 2018

NUOVI CARDINALI

Ormai la maggioranza dei cardinali è di nomina “francescana”. Il papa è stato attivissimo nel cambiare le presenze per un eventuale conclave. E vedremo che non sarà l’ultima “infornata” di nomine cardinalizie. Nel 2019 ne arriveranno altri. Il papa prepara la successione, ma prima deve lasciare che muoia Ratzinger… Tutti prelati “aperti”, ma di sicura ortodossia.
Franco Barbero

LA PACE

"La pace non è un regalo che Dio fa agli uomini, è un regalo che gli uomini fanno a loro stessi".
Elie Wiesel

AUTOLIMITAZIONE

"Occorre autolimitazione, grazie alla quale il desiderio possa fiorire e i bisogni declinare".
Ivan Illich

INDIVIDUO O PERSONA?

"Un individuo è un'entità separata senza relazione, una persona è un individuo in relazione".
S. Prajnanapada

TROPPE PROMESSE...E POI VEDREMO

Il Presidente del Consiglio incaricato è partito alla grande: " sarà il governo del cambiamento" e io " sarò l'avvocato del popolo italiano".
Però...la campagna elettorale è finita e allora lo attendiamo in Parlamento e nella realtà quotidiana del Paese.
Di concreto non ha detto nulla.
Speriamo….
F.B.