domenica 26 maggio 2019

GIONA, SEI UNO DI NOI

I bimbi e le bimbe del Gruppo Primavera junior di Rivalta, nel salone parrocchiale di Tetti Francesi, messo affettuosamente a disposizione dal parroco don Paolo, ci hanno regalato una meravigliosa sceneggiatura delle "avventure di Giona", il riluttante profeta nemico di Ninive. 
La lettura con i genitori e poi la messa in scena del libro di Giona sono state una gioiosa e impegnativa impresa. Ma che gioia vedere questi bambini nella veste di narratori, attori, protagonisti, capaci di impersonare Giona, di identificarsi con lui in tante esperienza della vita. 
Cari genitori e cari piccoli attori e attrici...Giona questa volta ha parlato ai nostri cuori attraverso le vostre voci.
Un abbraccio e un grazie a tutti e tutte voi
don Franco

DONNE IN RIVOLTA

Donne cattoliche in rivolta: niente messa, siamo discriminate.

Le chiese cattoliche tedesche ieri erano vuote. 
E non tanto per colpa delle temperature miti e di una giornata soleggiata che avrebbero potuto spingere molti fedeli ad intraprendere una gita in campagna piuttosto che seguire le tradizionali liturgie domenicali. 
A svuotare le chiese del Paese è stato invece niente po’ po’ di meno che uno sciopero. Quello indetto da un folto gruppo di donne di fede cattolica e intitolato “Maria 2.0”. 
Per la durata di una settimana non metteranno più piede in nessuna chiesa, boicotteranno tutte le funzioni religiose e non presteranno nemmeno servizio all’interno delle parrocchie e istituzioni clericali. Un segno di protesta contro lo scandalo della disuguaglianza tra i sessi che ancora impera all’interno delle comunità e delle gerarchie dello Stato pontificio e che ora ha portato sulle barricate donne come Andrea Vob-Frick. 
La psicologa di 48 anni lavora come volontaria nella parrocchia Heilig Kreuz di Munster, nella cattolicissima regione tedesco occidentale della Renania-Vestfalia ed è responsabile tra le altre cose dei corsi di catechismo, delle iniziative per i giovani come di quelle per gli anziani, dell’assistenza sociale, dell’accoglienza per i profughi e delle attività culturali della sua parrocchia. “Senza il nostro contributo la chiesa cesserebbe di esistere”, spiega Andrea Vob-Frick. “Ma per i vescovi, cardinali e Conferenza episcopale è come se non esistessimo”.

Partecipazione massiccia
Allo sciopero delle donne di “Maria 2.0” hanno aderito nel frattempo centinaia di parrocchie in Germania, Austria e Svizzera e le 650 mila fedeli iscritte alla Comunità tedesca delle donne cattoliche (KfD) e alla Federazione cristiana femminile (KDFB). Le loro richieste vanno ben oltre un semplice riconoscimento delle attività svolte all’interno della chiesa. In una petizione on-line inviata anche al Papa le donne rivendicano il diritto di voto nella Conferenza episcopale tedesca e la possibilità di accedere a tutte le funzioni religiose, compresa quella del sacerdozio.
Una vera e propria rivolta in rosa contro il regime patriarcale che ancora vige nell’emisfero cattolico e che non ha mancato di provocare forti reazioni all’interno delle gerarchie ecclesiastiche. L’influente Comitato centrale dei cattolici tedeschi ha chiesto addirittura la scomunica delle fedeli che hanno sottoscritto la petizione definendo il loro sciopero come un “attacco ai valori della chiesa”. Non sono però mancati anche messaggi di solidarietà con le fedeli in sciopero. Il vescovo di Osnabruck Franz Josef Bode ha così definito come “legittime” le rivendicazioni delle donne autorizzando le messe all’aperto organizzate da decine di sacerdoti renani al di fuori delle loro chiese per permettere alle fedeli in sciopero di prendere comunque parte alle liturgie.
Walter Rauhe – La Stampa 13 maggio

EMERGENZA

Si chiama Extinction rebellion e sta facendo impazzire i londinesi. È un movimento ecologista nato da poco che ha scelto strumenti di lotta drastici, come paralizzare il traffico della capitale britannica con azioni di disobbedienza civile. Il Guardian ha definito i loro gesti una via di mezzo tra il teatro di strada e l'azione diretta. A Londra hanno marciato trasportando verso Osbourne circus una grande barca a vela rosa che hanno chiamato Berta Cáceres, in onore dell'ambientalista honduregna assassinata tre anni fa. Negli ultimi giorni hanno organizzato in diverse città europee dei die-in, sit-in in cui tutti si sdraiano per terra in un luogo pubblico fingendosi morti. Nel giro di pochi giorni, mille attivisti sono stati arrestati dalla polizia con l'accusa di non aver rispettato i regolamenti sulle manifestazioni. A una delle proteste di Londra c'era anche Greta Thunberg, l'adolescente svedese che ha lanciato gli scioperi della scuola per il clima. L'idea di Extinction rebellion è che la battaglia ambientalista deve prendere forme nuove per spingere i governi di tutto il mondo a intervenire con urgenza. Chiedendo che il cambiamento climatico sia dichiarato un'emergenza nazionale, che le emissioni nette di gas serra siano azzerate entro il 2025 e che sia creata un’assemblea di cittadini per la giustizia ecologica. ”Pensare di cambiare le basi dell'economia del pianeta senza contraccolpi per le classi medie è assurdo“, ha scritto il Guardian, ”e la grande sfida politica è fare in modo che il peso degli aggiustamenti verso un altro sistema economico sia distribuito in modo equo“. Il movimento contro il cambiamento climatico sta crescendo in modo rapido in tutto il mondo. Potrà diventare davvero importante se riuscirà a coinvolgere il maggior numero possibile di persone. E questo dipenderà anche dalla capacità dei mezzi di informazione di raccontarne gli sviluppi in modo serio e approfondito.
Giovanni De Mauro, Internazionale  3/05/2019


LA RESISTENZA DELLA SINISTRA

Laurent Joffrin,  Libération, Francia

Non si consuma mai. Come un coltellino svizzero, i jeans scoloriti o una canzone dei Beatles. 
Da 10 anni un coro interessato fatto di liberali frizzanti, sovranisti  conquistatori, radicali " più rossi di noi si muore"  versava lacrime di coccodrillo al capezzale di questa socialdemocrazia che si proclamavano moribonda. 
Invece la vittoria di Pedro Sanchez, giovani leader del partito socialista spagnolo dimostra che il moribondo ha ancora qualche risorsa. 
Con il 28,7% dei voti, il Psoe è arrivato primo alle elezioni legislative e dovrà guidare il prossimo governo di Madrid. Con una coalizione fragile? Certo: è il destino della maggioranza dei partiti europei assoggettati ad un sistema proporzionale che richiede delle alleanze. 
La socialdemocrazia è sparita? In Italia, in Polonia o in alcuni paesi dell'est sì.
In Francia è ridotta allo stretto necessario. Però governa in Portogallo, in Grecia, in Svezia, in Germania con la Cdu e in Spagna. 
Ed è la prima forze di opposizione nel Regno Unito, dove ha riconquistato voti tra i giovani e gli operai, in Danimarca e nel Belgio francofono.
La sua caratteristica principale, oltre ad aver modellato lo Stato sociale nella maggior parte dei paesi europei e ad aver modernizzato la società, è la resilienza.
Sta attraversando una crisi profonda, la terza o la quarta della sua lunga storia. La sua sopravvivenza è legata a un ragionamento semplice: se si rifiuta il liberismo ineguale e il nazionalpopulista o arretrato, resta solo un modo per governare: 
riformare di continuo l'economia di mercato per renderla più umana, più libera e adeguata all'imperativo ambientale.
E'quello che tutte le sinistre riformiste si sforzano di fare. Come dice il socialista Henri Weber, è una crisi di rifondazione. 
Dopo aver raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi storici, deve rivedere le sue basi: ripensare lo stato sociale, democratizzare la democrazia, domare la finanza e la tecnologia, legare giustizia sociale e rispetto per il pianeta, coniugare nazione, Europa e globalizzazione, resistere alla crescita dei giganti di America e Asia. Serve una strategia politica che passi la per la riconquista delle classi popolari: è il compito degli anni a venire.

 Internazionale 3 maggio

Le parole per dirlo
"Ci sono due lasciti che dobbiamo trasmettere ai nostri figli le radici e le ali" (Proverbio arabo)

Non tutti abbiamo messo al mondo figli, non tutti siamo mamme, ma tutti siamo figli, tutti abbiamo avuto una mamma. Mia mamma è morta improvvisamente quando avevo vent'anni. Ormai tantissimi anni fa. Oggi, pensando alla Festa della mamma di domenica prossima, mi sono fermato a ricordarla.
Si racconta che un giorno in una prima elementare un bimbo scoppia a piangere. La maestra si avvicina e cerca di capire il motivo di quel pianto: mal di pancia? Un litigio con i compagni? Ha perso qualcosa? Ma invano, il bimbo non smette di piangere e non riesce a parlare. Finalmente si calma e dice: "Non ricordo più il volto di mia mamma!" La maestra capisce, telefona alla mamma. Il bimbo la rivede, l'abbraccia e ritorna sereno in classe. Quel bimbo aveva bisogno del volto della mamma per non sentirsi perso. Ogni bimbo ha bisogno della mamma per imparare la fiducia nella vita, per vincere le paure e affrontare il mondo. Il volto della mamma è il simbolo della protezione tenera, della cura costante. Lo sguardo della mamma non è mai uno "sguardo qualunque"; è lo sguardo che ti vede come unico. La madre sa vedere unico ciascuno dei suoi figli. Di fronte al suo sguardo impari a riconoscerti unico, degno di uno sguardo. E, piano piano, nasce in te la capacità di affrontare il mondo vincendo le paure. Sostenuto dallo sguardo della madre osi guardare il mondo, osi dar fiducia al mondo, al futuro. E diventi un uomo, una donna. Lo dice molto bene M. Recalcati nel suo libro "Le mani della madre": "La possibilità di accedere all'apertura del mondo dipende dall'essersi costituiti attraverso lo sguardo e il volto della madre. Senza questo passaggio che dà forma all'esistenza non c'è possibilità di percepire pienamente la bellezza del mondo". Accolti da quello sguardo tocchiamo con mano il senso del mondo. Ecco la grandezza delle mamme. Con la loro cura ci donano cibo, ci lavano, ci vestono, ci cullano, ci insegnano a camminare e a parlare. Facendo tutte queste cose molto concrete ci regalano il senso del mondo. Noi veniamo al mondo, ci troviamo immersi in una realtà totalmente estranea, a volte ostile. Ma da subito veniamo accolti da un volto che si prende cura di noi come se fossimo unici. Percepiamo quello sguardo "tutto per noi". C'è "qualcosa" di non estraneo che ci fa vivere, qualcosa di non ostile che si prende cura di noi. Dunque possiamo dar fiducia al mondo. Colei che è la nostra radice è anche colei che ci regala le ali. Non si tratta di un discorso romantico. Le ali non sono legate a favole, ad una visione ingenua del mondo. Le ali sono legate alla fiducia nel mondo. Chi apprende la fiducia di fondo avrà sempre ali per affrontare il futuro. Ecco, il compito impareggiabile delle mamme: dare ali ai propri figli, passar loro il senso della vita assieme al latte. Grazie mamme!
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

(L'Eco del Chisone, 8 maggio)
Don Corrado, fedelissimo del Papa: il mio mestiere è stare con chi soffre

Durante il primo viaggio papale in Italia (a Lampedusa) un prete sconosciuto armeggiava con l'altare per la messa papale costruito con i relitti dei barconi affondati nel canale di Sicilia. Cinque anni dopo Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico, è stato creato cardinale da Francesco. Ora si schermisce per il clamore suscitato dalla luce riaccesa in un palazzo romano occupato. «Il mio mestiere non è quello di comparire su giornali e televisioni ma di stare sempre dalla parte di chi soffre - afferma il porporato - Non conta la mia figura ma solo l'aiuto che posso recare ai poveri per corrispondere alla missione che ho ricevuto dal Santo Padre». Sentirsi protagonista «non fa per me, anzi meno appaio e meglio è», puntualizza con un sorriso. Di sicuro pochi altri in Curia si muovono con la stessa autonomia. Una «libertà di manovra», sottolineano in Vaticano, che il cardinale «un po' ha ottenuto dalla considerazione e dalla comune sensibilità verso gli indigenti di Francesco, un po' si è ritagliato da solo con le proprie iniziative di solidarietà». Dai campi rom ai minori non accompagnati, i suoi ambiti di intervento lo espongono spesso alle critiche delle forze politiche contrarie all'accoglienza. Ieri il leader leghista Matteo Salvini gli ha chiesto di saldare lui le bollette non pagate nello stabile occupato. Anche per questo il Papa ha rafforzato la sua azione vestendolo di porpora. L'elemosiniere pontificio non era mai stato un incarico cardinalizio.
Il suo lavoro principale si svolge per strada, nelle stazioni, nei centri di accoglienza. «Per me e per il mio lavoro l'onore del cardinalato può rappresentare una complicazione - spiego a Vatican Insider il giorno dell'annuncio del concistoro, dopo essere rimasto per due ore a pregare in cappella, senza capacitarsi per quanto accaduto-Il Santo Padre vuole manifestare l'attenzione per le periferie e per le nuove e vecchie povertà». È il 55enne prelato polacco a distribuire la carità del Papa e ad organizzare i servizi docce e barberia per i senzatetto sotto il colonnato di San Pietro . È lui a provvedere alle gite pomeridiane al mare per i poveri che bivaccano nella zona di San Pietro. Monsignor Krajewski, per tutti «don Corrado», prima raduna i clochard, quindi si mette lui stesso alla guida del minibus e si dirige alle spiagge di Fregene e Passoscuro. Ai suoi ospiti offre tutto il necessario: costumi da bagno, asciugamani, teli per distendersi a prendere il sole sulla sabbia. La quotidianità del «cardinale dei poveri» è fatta di continue uscite serali con la sua Fiat Qubo, insieme alla piccola squadra di quattro guardie svizzere, per portare beni di conforto, pasti, coperte, sacchi a pelo ai senzatetto. Durante il terremoto di Amatrice e Ascoli, ha messo a disposizione auto del Vaticano. Ha accolto famiglie di rifugiati siriani lasciando loro l'appartamento per trasferirsi a dormire all'Elemosineria. «Faccio ciò per cui il Papa mi ha chiamato», spiega. Gia. Gal.

(La Stampa 13 maggio)
Sgomberato Campo rom, in 450 per strada
«Vi aiuta la Chiesa»
Il Comune limitrofo di Casapesenna ai suoi abitanti: «Non affittate case a persone che infrangono la legge». Il vescovo di Aversa, Spinillo, incontra i nomadi: «Non siete soli, noi siamo con voi». La Caritas si mobilita.

Uno sgombero improvviso, un campo rom raso al suolo. Nella zona detta "il fosso" periferia di Giugliano in Campania, città metropolitana di Napoli, circa 450 nomadi di origine bosniaca - la metà di loro è costituita da donne e bambini piccoli - sono stati spostati in un'area poco distante in attesa di una sistemazione definitiva che fino a ieri sera, però, non era stata ancora individuata, nonostante l'emergenza sia sul tavolo delle autorità locali già da mesi. Il primo cittadino di Giugliano, Antonio Poziello, ha emesso un'ordinanza di sgombero di camper e roulotte dal famigerato "fosso" d'intesa con la prefettura, in considerazione delle precarie condizioni igienico-sanitarie riscontrate nel sito, occupato abusivamente, si dice, e situato nel terreno abbandonato dell'ex fabbrica di fuochi d'artificio Schiattarella: una decisione che si è resa necessaria - si afferma ancora nel provvedimento sindacale - a tutela degli stessi rom, una settantina di famiglie in tutto, che vivevano lì in condizioni disumane. La "liberazione" del campo è avvenuta, senza preavviso, alle prime luci dell'alba in presenza di un centinaio tra poliziotti e carabinieri, operatori dell'ufficio servizi sociali del Comune e medici della Asl. Ma le operazioni di sgombero si sono svolte pacificamente, senza alcuna resistenza né azioni di protesta dei nomadi. Molti di loro hanno vagato senza meta fino a ieri mattina con i loro furgoni nelle campagne tra Giugliano e Villa di Terno finché non sono stati indirizzati verso il nuovo campo dove ci sono solo dei vecchi capannoni. Senza acqua né luce. I più piccoli (c'è anche una bimba di dieci giorni), sono costretti a dormire nei bagagliai delle macchine.
Venerdì, in vista dello sgombero, il Comune di Casapesenna, limitrofo a Giugliano (ma in provincia di Caserta), con un post sul profilo ufficiale di Facebook aveva richiamato la popolazione «nella probabilità che i nomadi possano raggiungere il paese» a «non locare abitazioni a persone che infrangono la legge, al fine dunque di contrastare il fenomeno della delinquenza». Una posizione grave che discrimina le persone per la loro etnia. Il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, si è recato ieri mattina sul posto per incontrare i nomadi e la Caritas diocesana si è messa subito in azione. Monsignor Spinillo, anche tramite Facebook, ha fatto un appello alla popolazione: «Ai nomadi ho detto che non sono soli, perché la Chiesa e dalla loro parte. Partecipate alla colletta: servono cibo, latte, acqua, abiti, tende e altri generi di prima necessità».
Fulvio Fulvi

(Avvenire 12 maggio)

Deputati M55 allontanati dal corteo per Impastato

"Siete al governo con i fascisti. Qui non potete stare". Al corteo per Peppino Impastato, a Cinisi, gli amici e il fratello dell'attivista di Democrazia proletaria ucciso da Cosa nostra il 9 maggio di 41 anni fa, hanno allontanato tre deputati M5S, Piera Aiello, Mario Michele Giarrusso e Roberta Schillaci. Al corteo c'era anche il segretario della Cgil Maurizio Landini.

(la Repubblica 11 maggio)

sabato 25 maggio 2019

A LAMPEDUSA

A Lampedusa gli sbarchi non si fermano mai 
di Romina Marceca
Palermo. 

"Abbiamo la colpa di essere una terra di accoglienza e per questo siamo penalizzati, cancellati dal governo". Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, sbotta all'indomani dell'ultimo sbarco e delle ultime polemiche." 
Cosa è successo? 
I riflettori si accendono solo quando si tratta di sbarchi di ONG, si scatena una guerra. La politica fomenta le piazze con la disinformazione a scopo elettorale ma qui gli sbarchi sono continui. 
Cosa intende dire?
Voglio dire che qui il porto è aperto tutto l'anno. Perché non ci sono solo gli sbarchi delle organizzazioni non governative. Quando il tempo è bello arrivano piccole barche con 20 persone a volta. E noi accogliamo anche loro ma nella nostra isola ci sono diversi problemi dei quali il governo non si interessa. 
Quali sono i problemi di Lampedusa? 
Le barche che trasportano migranti vengono affondate e i pescatori rischiano anche la vita perché spesso le reti si incagliano nei pezzi di legno. E poi altro problema è quello della sospensione delle tasse che era partita nel 2011 con la primavera araba quando qui sbarcarono in 35.000 in una settimana. Da due anni aspettiamo la proroga del governo. Ho scritto a tutti ma nessuno risponde e presto riceveremo le cartelle esattoriali con relative more da pagare. Siamo nei guai.
Cosa chiede al governo?
Bisognerebbe fare un po' di chiarezza sui ruoli. Invece ormai c'è un'invasione di campo tra ministeri e istituzioni, la gente non sta capendo più niente. 
Lei parla di sbarchi continui, Salvini ha detto invece che sono stati praticamente azzerati.
Veramente nel nostro hotspot ad oggi ci sono 63 migranti cioè oltre la metà della capienza che è di 96. 
Il vicepremier anche criticato il  procuratore  Patronaggio. 
Il ministro non riesce a fare una distinzione tra potere politico, esecutivo e giudiziario. Può adirarsi quanto vuole, il procuratore ha fatto solo quello che prevede la legge.

 Repubblica 25 maggio

Il leader di Italia in Comune
Federico Pizzarotti "Non mi fido dei grillini. Per arginare la Lega i dem devono cambiare"



ROMA - «In Emilia Romagna non possiamo permetterci che la Lega prenda tutto: se si perdono le amministrative il 26 maggio rischiamo di cedere poi anche la Regione, l'ultima roccaforte anti Salvini del Nord insieme con il Piemonte di Chiamparino».
Federico Pizzarotti è il sindaco di Parma, ex grillino e ora leader di Italia in Comune, partito che ha presentato una lista con +Europa per le europee. Pizzarotti è capolista nel Nord est.
Sindaco Pizzarotti, lei candidato con +Europa alle europee, come mai lancia già l'allarme sulle amministrative in Emilia Romagna?
«Bisogna evitare l'effetto domino: se il centrosinistra non tiene Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Forlì e Cesena, si perderà anche la Regione».
Vede un rischio concreto?
«Tutti danno per scontato che il centrosinistra non riuscirà a tenere tutte e cinque le città più importanti. È il combinato disposto di perdere anche solo in parte le amministrative e la Lega che cresce, a rendere la battaglia per la Regione molto difficile. Noi a Parma abbiamo vinto perché abbiamo dimostrato concretezza e risultati: ora dobbiamo tentare una riscossa, a partire dall'Emilia Romagna, terra di gente concreta».
Le divisioni non aiutano e nelle città al voto in Emilia Romagna Italia in comune spesso non appoggia i candidati sindaci del Partito democratico.
«Questo è successo perché c'erano candidati che non ci sentivamo di appoggiare o il Pd stesso era diviso, come a Ferrara dove litigava al suo interno e siamo andati da soli e non in coalizione. II clima politico non lo consentiva».
E per le regionali che saranno probabilmente a fine anno?
«Per le regionali dialogheremo con le forze di centrosinistra e stiamo già lavorando al nostro programma e alle regole che chiederemo, a cominciare da quella di non mettere in lista nessun impresentabile e neppure esponenti della vecchia guardia come è stato fatto dai Dem alle scorse politiche con Casini, ad esempio».
Si candida lei per la Regione o appoggia il dem Stefano Bonaccini?
«Nessuno mi ha mai chiesto di impegnarmi direttamente. Non è successo, quindi non ho mai valutato questa possibilità seriamente. Di certo non correrei mai da solo perché l'obiettivo è continuare ad essere alternativi alla destra populista in Emilia Romagna».
Nei Comuni per battere la Lega ad eventuali ballottaggi, ben venga una alleanza con i 5Stelle?
«I 5Stelle non hanno più un radicamento territoriale, e non hanno mai dato indicazioni di voto. Escluderei che i grillini appoggino la Lega. Penso si terranno fuori dai ballottaggi alle amministrative».
Ci crede allo spostamento a sinistra del suo ex partito, il M5Stelle?
«No. L'atteggiamento più moderato di Di Maio è solo tattica, parlare un po' meno con i toni salviniani. Per me la cosa più preoccupante è invece avere visto alcuni esponenti del Pd come Delrio accomodanti verso i 5Stelle in una ottica che lascia trasparire che, nel caso in cui cada il governo, ci possa essere un dialogo tra i Dem e 5Stelle. Voglio sperare che siano uscite di singole persone: sarebbe un atto di puro autolesionismo  immaginare accordi come fecero con Berlusconi».
Ma lei, che sceglierà comunque di restare sindaco anche se eletto, è preoccupato per la sua lista per le europee?
No, perché faremo il 4%: siamo gli unici a esprimere un'idea forte sull'Italia e sull'Europa dicendo  chiaramente da che parte stiamo».  
Giovanna Casadio

(la Repubblica 20 maggio)

PROBABILMENTE

Probabilmente anche queste elezioni  non segneranno la fine dell'"Europa dei fondatori", ma sembra evidente che qualcosa dovrà cambiare proprio nella sostanza e nei contenuti della politica. 
E' possibile. 
E' necessario.
Le disuguaglianze crescono: qui è il nodo da affrontare. Da subito. In concreto.
Con gli occhi e il cuore attenti e attente agli ultimi e alle ultime della carovana in Europa e in tutti i continenti.
Franco Barbero

GRUPPO GIOVANI

Il gruppo giovani si incontra mercoledì 29 maggio alle ore 20,45 per programmare le attività dell'estate.

APPUNTAMENTI

Domenica 26 maggio in Via Città di Gap,13 celebrazione eucaristica. Il servizio della predicazione sarà svolto da Franca Avaro.

Gruppi biblici: martedì pomeriggio 28 maggio alle ore 15,30 e martedì sera alle ore 20,45.

CARA EUROPA

Rispondi a Greta e ai milioni di studenti e cittadini che hanno messo al primo posto del loro impegno l'ambiente. Nella propaganda elettorale, stucchevole e ora finita, non avete dato grande importanza alla proposta con la presentazione di progetti concreti e condivisi.
Prevale il dubbio che voi politici rimandiate tutto ad un futuro senza date e impegni precisi.
L'allarme lanciata dagli scienziati e dalle scienziate non lascia spazio alla vostra dilazione continua e segnala l'esigenza perentoria di agire oggi
Il futuro potrebbe essere catastrofico.
Franco Barbero