mercoledì 16 gennaio 2019

LUOGHI COMUNI DA SUPERARE

Mi soffermerò qualche volta su alcuni luoghi comuni più diffusi e fornirò alcuni strumenti per metterli in discussione e andare oltre.
Uno dei luoghi comuni più diffusi sta nella affermazione che Gesù avrebbe fondato la chiesa (cattolica!). 
Con centinaia di studiosi/e 
José Maria Vigil scrive: "Oggi è dato per storicamente certo Gesù non fondò la chiesa   né mai pensò di dare inizio a una nuova religione. Fu sempre un pio ebreo e si rivolse sempre al popolo ebreo. Non fece mai di se stesso le sorprendenti affermazioni che l'evangelista Giovanni mette sulla sua bocca...Fu un pio ebreo zelante per il rinnovamento della fede ebraica, ucciso infine dal potere romano con una crocifissione che non ebbe nulla di insolito in quel paese soggiogato dal potere imperiale".
Per approfondire suggerisco alcuni testi:
Mauro Pesce, Da Gesù al Cristianesimo, ED. Morcelliana.
Ortensio Da Spinetoli, Bibbia e catechismo, Paideia Ed.
Roger Lenaers, Gesù di Nazareth, Gabrielli Ed. 
Franco Barbero, Confessione di fede di un eretico, Ed. Mille.



L'ARTE DELLA GUERRA


L'arte della guerra

Italia e Ue votano per i missili USA in Europa

Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c'è una scultura metallica intitolata ”il Bene sconfigge il Male“, raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia. Fu donata dall'Unione sovietica nel 1990 per celebrare il Trattato Inf stipulato con gli Stati Uniti nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in Urss).
Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all'Italia e agli altri paesi dell'Unione europea che, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla ”Preservazione e osservanza del Trattato Inf“, respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni.
L'Unione europea- di cui 21 dei 27 membri fanno parte della Nato (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla Ue)-si è così totalmente uniformata alla posizione della Nato, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati Uniti. Prima l'amministrazione Obama, quindi l'amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di avere sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l'intenzione di ritirarsi dal Trattato Inf.
Hanno contemporaneamente avviato un programma mirante a installare di nuovo in Europa contro la Russia missili nucleari, che sarebbero schierati anche nella regione Asia-Pacifico contro la Cina. Il rappresentante russo all'Onu ha avvertito che ”ciò costituisce l’inizio di una corsa agli armamenti a tutti gli effetti“.
In altre parole ha avvertito che, se gli Usa installassero di nuovo in Europa missili nucleari puntati sulla Russia (come erano anche i Cruise schierati a Comiso negli anni ottanta), la Russia installerebbe di nuovo sul proprio territorio missili analoghi puntati su obiettivi in Europa ( ma non è in grado di raggiungere gli Stati Uniti).
Ignorando tutto questo, il rappresentate dell'Unione europea alle Nazioni Unite ha espressamente accusato la Russia di minare il Trattato Inf e ha annunciato il voto contrario di tutti i paesi dell'Unione perché ” la risoluzione presentata dalla Russia devia dalla questione che si sta discutendo“.
Nella sostanza, quindi, L'Unione europea ha dato luce verde alla possibile installazione di nuovi missili nucleari Usa in Europa, Italia compresa. Su una questione di tale importanza, il governo Giuseppe Conte,rinunciando come i precedenti a esercitare la sovranità nazionale, si è accodato alla Ue che a sua volta si è accodata alla Nato sotto comando statunitense.
E dall'intero arco politico non si è levata una voce per richiedere che fosse il Parlamento a decidere come votare all'Onu.
Né in Parlamento si leva alcuna voce per richiedere che l'Italia osservi il Trattato di non-proliferazione, imponendo agli Usa di rimuovere dal nostro territorio nazionale le bombe nucleari B61 e di non installarvi, a partire dalla prima metà del 2020, le nuove e ancora più pericolose B61-12. Viene così di nuovo violato il fondamentale principio costituzionale che ”la sovranità appartiene al popolo“. E poiché l'apparato politico-mediatico tiene gli italiani volutamente all'oscuro su tali questioni di vitale importanza, viene violato il diritto all'informazione, nel senso non solo di libertà di informare ma di diritto ad essere informati. O si fa ora o domani non ci sarà tempo per decidere: un missile balistico a raggio intermedio, per raggiungere e distruggere l'obiettivo con la sua testata nucleare, impiega 6-11 minuti.

Manlio Dinucci                        Il Manifesto  8/01/2019

OPERAZIONE VERITA' DI MANI TESE 8-9-10

8) Perchè l’Africa è così povera? In realtà, l’Africa è un continente ricchissimo di risorse naturali. Quando pensiamo a queste risorse, è facile che il nostro pensiero va ai diamanti della Sierra Leone, al petrolio della Nigeria o al coltan del Congo. Si stima che l'Africa possegga i tre quarti delle riserve mondiali di platino e la metà di quelle di diamanti e cromo, oltre a possedere riserve di petrolio pari a 120 miliardi di barili ( più della metà di quelle dell'Arabia Saudita). Le risorse di cui dispone il continente tuttavia non sono solo quelle minerarie. In Africa ci sono, infatti, circa 600 milioni di ettari di terra coltivabile e di bacini idrografici in grado di produrre energia rinnovabile in grandissime quantità. Il problema sta nelle modalità predatorie  con cui queste risorse sono state sfruttate fin dall'epoca coloniale da parte di attori esterni al continente-prima le potenze coloniali, poi multinazionali
-con ritorni quasi nulli nei Paesi di produzione delle materie prime. Questo sistema economico ha contribuito a riprodurre lo squilibrio internazionale di ricchezza e benessere che si è creato tra l'Africa e il resto del mondo fin dall'epoca coloniale.

9) Ma allora i governi europei dovrebbero incoraggiare le aziende a investire in Africa!  Lo fanno, ma spesso gli investimenti stranieri non contribuiscono alla crescita economica dei Paesi africani. In primo luogo, i profitti delle imprese straniere vengono portati all'estero. In secondo luogo, le multinazionali straniere spesso riescono a strappare illegalmente concessioni pluridecennali in cui unici beneficiari finiscono con l'essere i politici locali corrotti (basti pensare all’affare ENI in Nigeria). Buona parte del fenomeno del land grabbing, l'accaparramento di terre da parte di imprese straniere nei Paesi poveri, avviene così, senza nessuna considerazione per l'esistenza di popolazioni locali che vivono sulle terre assegnate e da esse dipendono per il loro sostentamento. Anche gli investimenti in infrastrutture intrapresi da aziende straniere hanno spesso conseguenze profonde sia a livello sociale sia ambientale, perché comunità a volte anche molto numerose si trovano improvvisamente senza terra (basti pensare alle conseguenze provocate dalla costruzione della diga  Gibe 3 in Etiopia  da parte del italiana SaliniImpregilo)  o con un territorio irrimediabilmente inquinato (come ad esempio è accaduto nel Delta  del Niger, dove opera l’ENI). Nel 2012, insieme ad altre ONG europee, Mani Tese ha curato un rapporto intitolato ”A caccia di risorse “ dove il fenomeno degli investimenti stranieri in grandi appezzamenti di terra viene analizzato attraverso alcuni casi.

10) Allora ”aiutiamoli a casa loro”? Si tratta di uno slogan sbagliato, in primo luogo perché riduce la cooperazione a un'assistenza e sono almeno 40 anni che tutte le organizzazioni stanno lavorando nel senso di una vera collaborazione tra soggetti paritari. Inoltre, il legame tra cooperazione e migrazioni è molto più complesso. Contrariamente a quanto spesso si pensa, la  maggior parte dei migranti non provengono dai Paesi più poveri, dove la maggior parte della popolazione non ha i mezzi per migrare, ma piuttosto da Paesi che hanno indicatori  di sviluppo socio- economico medio come Messico, Cina o Filippine. Oltre al fatto che nessuno studio ha dimostrato che la cooperazione possa essere uno strumento utile per disincentivare le migrazioni nel breve termine, oggi si tende a chiamare cooperazione anche una serie di politiche governative  mirate piuttosto al contenimento dei flussi migratori attraverso il controllo delle frontiere e degli apparati di sicurezza dei Paesi di provenienza e transito dei migranti.
La cooperazione non governativa è solitamente diversa da quella governativa: ci sono migliaia di storie di miglioramento della qualità della vita che Mani Tese potrebbe raccontare che in  molti casi hanno rappresentato un'alternativa alla migrazione. E’ anche vero che se il Paese continua ad essere sfruttato, il suo governo corrotto servo degli interessi economico- finanziari e geopolitici di altri Paesi o delle multinazionali, è poi molto difficile che si creino le condizioni per uno sviluppo giusto ed equo che permetta un miglioramento complessivo della situazione.
ADISTA, 22 dicembre 2018, N.44




Originale e coraggioso

"Su… uscite di chiesa… lasciate stare, andatevene se non vi interessa il Vangelo, se non state con i poveri, i migranti… Non state qui per occupare un posto…"
Parole di papà Francesco. Finalmente… fuori i mercanti dal tempio.
Franco Barbero
IL BRASILE

Dopo gli Usa, anche il Brasile
si è affidato a un nemico
giurato delle politiche
ambientali: Bolsonaro.
E l'Amazzonia rischia l'agonia.
Il mistero dei tagli al fondo per i docenti del sostegno

In una legge di bilancio che riserva briciole e disattenzione a scuola, università e ricerca si discute da giorni sull'esistenza, o meno, di quattro miliardi di tagli nel triennio 2019-2022 alla scuola - e in particolare al sostegno - e dei 100 milioni all'università, dov'è previsto il blocco delle assunzioni fino a dicembre 2019, con l'eccezione del passaggio da ricercatori di tipo B a prof associati e i contratti a tempo determinato (ricercatori di tipo A). Dal Miur il ministro Bussetti ha escluso l'esistenza dei tagli nella scuola. Sostiene che le tabelle «vanno lette bene». Le risorse saranno individuate anno per anno, sulla base delle necessità. Sarà anche così, ma il taglio c'è: sul sostegno si passa dai 3.489 milioni del 2019 ai 2.457 del 2021. In generale si prevede quasi 2,5 miliardi in meno per il primo ciclo e oltre 1,1 per le superiori. Tutto questo mentre aumenta il numero degli studenti disabili. Per i 50 mila precari occupati sul «sostegno» questo significa altra incertezza: dovranno sperare che nella manovra dell'anno prossimo ci siano le risorse.

(Il Manifesto 2 gennaio 2019)
[la Repubblica 22 dicembre 2018]

Lungo la strada


Quando qualcuno ti dice:

«Nulla mai cambierà»,

lotta per un mondo nuovo,

lotta per la verità!


Lungo la strada la gente

chiusa in se stessa va;

offri per primo la mano

a chi è vicino a te.


Quando ti senti ormai stanco

e sembra inutile andar,

tu vai tracciando il cammino:

un altro ti seguirà.

Anonimo

martedì 15 gennaio 2019

IL PRIMO OBIETTORE DI COSCIENZA ITALIANO

Piscina e Pinerolo possono esserne fieri

BENVENUTA, UTOPIA! – 1

Remigio Cuminetti nasceva il 1 luglio 1890 a Piscina (un comune di circa tremila abitanti della città metropolitana di Torino) nella bassa Val Chisone, vicino a Pinerolo.
Fu il primo obiettore di coscienza italiano. Era un normale metalmeccanico all’alba del Secolo Breve, al tramonto della Belle Epoque. Fervente cattolico, in un passaggio cruciale tra modernità e fedeltà all’Essenziale, aveva maturato la convinzione interiore che il discepolo del Vangelo non può avere nemici, e l’incontro con i Testimoni di Geova lo confermò nella necessità della coerenza assoluta con la propria convinzione.
Scoppiò la prima “Grande Guerra” (“l’inutile strage”) e Remigio rifiutò la cartolina precetto.
La convivenza con la famiglia d’origine era diventata impossibile per contrasti di ordine religioso.
Vai tu in cerca del volto di Dio? Esso ti è davanti agli occhi: è il volto del tuo fratello. Prostrati e adora”. E’ uno degli agrapha di Gesù che Buonaiuti amava citare più spesso leggendo gli Stromata di Clemente Alessandrino.
Forse Remigio, metalmeccanico, non conosceva né Buonaiuti né Clemente Alessandrino, ma la pensava allo stesso modo, e pronunciò modestamente il suo irremovibile Signornò.
Fu processato e condannato per renitenza, ma gli fu offerta la possibilità di lavorare come operaio militarizzato alla RIV per la produzione bellica. “Grazie, Signornò, non produrrò strumenti di morte”. Per evitare la fucilazione accettò di servire, disarmato, nel reparto Sanità in prima linea. Fu ferito e ospedalizzato. Leggendo la Bibbia ho potuto comprendere la verità, Iddio mi ha rivelato che la vita è amore, ed io non debbo far male ad alcuno. Indossando la divisa io mi distinguerei da uomini di altre nazioni che sono miei fratelli”. Lo misero in manicomio.
Era il 1917 e il Piave continuava a mormorare, ma ciascuno lo capiva a modo suo e Gaeta non era una villeggiatura. Remigio morì il 18 gennaio 1939 ma la sua utopia si realizzò con la legge 8 luglio 1998 n. 230. 
Una disciplina organica della materia riconobbe compiutamente per la prima volta il diritto all’obiezione di coscienza, configurando la stessa non più come un beneficio concesso dallo Stato, bensì come un diritto della persona.



Gianfranco Monaca – Tempi di fraternità – n. 1 gennaio 2019

NOTIZIE DA CHIESA DI TUTTI CHIESA DEI POVERI

Newsletter n. 131 dell'11 gennaio 2019

AI NASTRI DI PARTENZA
 

Care amiche ed amici,
lo sblocco della prigionia sul mare inflitta ai migranti salvati dalla Sea Watch (ma il loro calvario è solo all’inizio) almeno una buona notizia l’arreca: sarà per l’appello lanciato domenica all’Angelus da papa Francesco, sarà per l’offerta della Chiesa valdese, sarà per l’imprevista vampata umanitaria del premier Conte, in ogni caso una decina di naufraghi, uomini donne e bambini, passeranno oltre i porti chiusi di Salvini ed entreranno in Italia. La buona notizia è che il cuore di pietra, quando è troppo esposto alla pubblica visione, non regge: perfino i governanti se ne vergognano, italiani ed europei, e devono mostrare almeno un lembo del loro cuore di carne. Così una manciata di profughi, centellinati tra una decina di Paesi, entra ancora questa volta nel paradiso europeo.
Ma la cattiva notizia è che questo ennesimo caso d’eccezione non fa che confermare la regola dell’esclusione e del rifiuto, la regola dello scarto: i salvati e i sommersi, ma si potrebbe anche dire i predatori e i predati.
I primi, quelli che oggi sono forti, non si contentano più di chiudere porti e frontiere, di schierare cani ringhiosi e doganieri, tornano ad alzare muri e cortine. Ormai c’è un muro che corre per migliaia di chilometri non a dividere Est ed Ovest, ma a barricare il Nord contro il Sud, a cominciare dal muro col Messico, che Trump è pronto a costruirsi anche da solo, e che spacca in due l’America. E qui da noi abbiamo il muro steso attraverso il Mediterraneo, da Gibilterra ad Efeso, il muro tra Israele e i Territori ancora non del tutto Occupati, che sega la Terra santa a Betlemme, il muro che, alto otto metri, divide in separate corsie la strada 4370, tra Gerusalemme e Gerico, in modo che da un lato corrano le macchine ebree e dall’altro quelle palestinesi, il muro finanziato dalla Gran Bretagna che sarà costruito lungo l’autostrada che mena al porto di Calais, per impedire l’imbarco dei clandestini, e il muro fitto di menzogne, di eserciti invasori e di false guerre civili che il Nordatlantico ha costruito negli anni e ancora munisce per predare il cobalto in Congo e il petrolio in Medio Oriente, gettando al macero Africa, Siria, Iraq e le altre perle della civiltà antica; e vedremo come andrà a finire in Asia.
Il Nord contro il Sud. Ma chi salverà il Nord da se stesso? Forse un giorno il Sud lo salverà.
Per ora sembra che il mondo sia tornato ai nastri di partenza: il forte vince, il debole soccombe. È la legge dell’evoluzione scoperta da Darwin: c’è una lotta per la vita, nella quale sono preservate “le razze favorite”, i soggetti più atti a sopravvivere, e i più deboli e malriusciti devono invece soccombere. Ma questo riguardava le leggi di natura: non la cultura, non la storia. E invece questo principio è stato trasposto nella politica, nel diritto, nella filosofia; la modernità se ne è imbevuta, fino alla formulazione di Spencer: “se gli uomini sono realmente in grado di vivere, essi vivono, ed è giusto che vivano: Se non sono realmente in grado di vivere essi muoiono ed è giusto che muoiano”; e su questo principio è stato costruito il capitalismo selvaggio, il suo vangelo: la competizione, la concorrenza, la moneta buona che scaccia quella cattiva, il darwinismo sociale.
È gloria dell’Occidente, a partire dal Sud del mondo, avere immesso nella storia il principio alternativo: il potere del re che compensa l’impotenza dei deboli, fin dai codici di Ur e di Hammurabi, la beatitudine dei poveri predicata da Gesù, le cose deboli che confondono le forti di san Paolo, fino alle rivoluzioni moderne, alle Carte dei diritti, al costituzionalismo post-bellico, ai grandi messaggi di eguaglianza e di liberazione, da Gandhi a Mandela alle teologie in contesto nero e latino-americano, fino al rovesciamento della retribuzione divina in misericordia di un uomo del Sud come papa Bergoglio. 
La novità consiste nel fatto che questo principio alternativo è oggi diffamato e negato in via di principio, e questa negazione pretende di farsi maggioranza, di diventare pensiero comune e prassi di governo al di qua dei muri che si stanno erigendo per affermare il  “prima noi”, ossia “solo noi”. C’è un’impressionante intervista rilasciata in questi giorni da un esponente di questo nuovo, e tuttavia vecchissimo pensiero, un membro del Consiglio d’Amministrazione della RAI, designato dai Fratelli d’Italia, Giampaolo Rossi, un sintomo autorevole perciò di che cosa c’è oggi al centro della comunicazione. Dice Rossi che “uno dei tratti del nostro tempo è la fine irreversibile dei due principali dogmi ideologici della sinistra mondiale che hanno dominato il dibattito culturale e l’immaginario simbolico di milioni di persone per circa un secolo. I due dogmi sono: progresso e uguaglianza. Ma già Ernst Jünger, una delle più lucide intelligenze del ‘900, in un suo scritto ricordava che 'gli uomini sono fratelli ma non eguali'.” Ciò vuol dire che anche nel voto si potrebbe contare più o meno secondo il livello d’istruzione, come una volta in  ragione del censo. E che il progresso va tolto come speranza dei poveri. E che infierire sui migranti sarebbe una cosa di sinistra perché, come ci viene spiegato,  le migrazioni non sono un fenomeno storico a cui dare risposta, ma un complotto dei nemici dell’Occidente per scardinarne i valori e fornire manodopera a basso costo ai padroni del vapore.
Questo vuol dire essere tornati ai nastri di partenza, è come se di nuovo dovessimo decidere se gli uomini e le donne, sono eguali e se la storia non è finita.  È questa la grande sfida, la posta in gioco, la grande responsabilità delle nuove generazioni. 
Nel sito pubblichiamo un allarme lanciato da Alex Zanotelli sul riarmo nucleare che comporterà l'introduzione di nuovi missili in Italia, un appello della Chiesa di Pisa sull'accoglienza dello straniero, l'indicazione del giurista Luigi Ferrajoli sulle vie per deferire la legge Salvini alla Corte Costituzionale e una nota di Vittorio Bellavite in solidarietà con i sindaci per la loro obiezione di coscienza allo stesso decreto, e un commento di NOI SIAMO CHIESA sulla divisione intervenuta tra le Chiese ortodosse.

Con i più cordiali saluti
                      www.chiesadituttichiesadeipoveri.it


GIUSEPPE SOGNA....

Giuseppe sogna…
Matteo 1,18-25
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noiDestatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù”.
Matteo 2,13-15
Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: dall'Egitto ho chiamato il mio figlio”.
Matteo 2, 19-23
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino» Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno»”.
Non avevo mai letto di seguito questi testi che descrivono i sogni compiuti da Giuseppe.
Questi brani sono inseriti nei Vangeli dell’infanzia che Matteo e Luca scrivono per ”dare“ una nascita particolare e degna al Profeta di Nazaret. In questi brani non dobbiamo cercare la cronaca dei fatti, ma leggendoli, ci dobbiamo soffermare sul loro insegnamento.
In questi sogni compare un angelo che dà a Giuseppe degli ordini.
La presenza degli angeli nelle Scritture ebraiche e nel Vangelo è abbastanza consueta: Maria riceve l’annuncio della sua futura maternità da un angelo, Agar individua un pozzo grazie ad un angelo, proprio mentre stava morendo con il suo bambino nel deserto e Abramo viene fermato, durante il sacrificio di Isacco, dalla voce di un angelo. Anche Giuseppe riceve tre inviti da un angelo.
Gli angeli sono la metafora della presenza di Dio nella nostra vita.
Dio ci ama e non ci abbandona mai, anzi ci fa sempre delle nuove proposte che molto spesso scombinano i nostri piani: Giuseppe non avrebbe immaginato di ritrovarsi con moglie e figlio e… che figlio!!

Spesso nella nostra vita i nostri progetti non si sono realizzati, anzi sono andati proprio per un verso diverso, ma quella nuova situazione non prevista ci ha fatto scoprire nuovi orizzonti.
Ho sempre desiderato vivere con i nostri figli vicino, specialmente negli anni della nostra vecchiaia.. e invece sono in giro per il mondo per lavoro e per studio. Ma questa situazione inaspettata ci ha permesso di scoprire modalità diverse per relazionarci, di viaggiare per andarli a trovare, visitando così luoghi e che non avremmo facilmente conosciuto. E di riempire il nostro nido ”vuoto“ con la compagnia di una ragazza marocchina che è diventata un po’ nostra figlia!!!
Nella nuova “avventura” Giuseppe non è lasciato solo, ma è sempre accompagnato da Dio che lo sostiene per scampare al pericolo di Erode.
Anche noi quando riusciamo a compiere un piccolo passo di condivisione, di scelte contro corrente, constatiamo sempre che Dio ci dona la forza necessaria per portare a termine il piccolo progetto.
I verbi di movimento caratterizzano questi brani, a Giuseppe viene detto: prendi in sposa Maria, parti, torna… Dio ci dà la spinta per non cullarci nel nostro guscio.
Le scelte di vita di Gesù sono state tutte a favore dei meno fortunati, ed egli ci invita a seguire il suo orizzonte e a fidarci di Dio che, anche attraverso ”gli angeli “,non ci abbandona mai!
M.Grazia Bondesan
(predicazione per l’Eucarestia del 13 gennaio 2019)





PREGHIERA

O Dio dei nostri sogni,
ascolta la nostra preghiera!
Tu che conosci ciascuno di noi
nella profondità della nostra anima,
sostienici, accompagnaci e sorridici
quando ci ritroviamo a vivere situazioni inaspettate, inattese..,
quando i nostri sogni non combaciano
con il sogno che Tu hai per noi.
Donaci la capacità di continuare a sognare,
proprio perché solo Tu mantieni accesa
la Speranza nel nostro cuore.
Maria Grazia Bondesan

DANZICA: IL SINDACO DELLA SOLIDARIETA'

Esprimo vicinanza a chi, opponendosi al governo sovranista e razzista della Polonia, ha visto e subito la morte  del leader di uno dei movimenti più qualificati dell'opposizione.
E più in generale mi sento vicino al popolo polacco che ha già avuto la disgrazia di vedere crescere nella propria terra  papa Woytila, il peggior papa dopo il medioevo.
Molti mali della chiesa cattolica sono cresciuti, sono stati coperti da questo papa polacco che ha contribuito in modo straordinario alla scristianizzazione, alla mariolatria, all'ignoranza biblica. E' stato il grande nemico del Concilio, delle teologie della liberazione, colui che ha coperto gli abusi. 
E l'hanno fatto santo….
Franco Barbero

LEGGIAMO LE PARABOLE

Venerdì 18 gennaio a Torino in Via Principe Tommaso,4 dalle ore 17,45 alle 19,15 leggiamo, le parabole cominciando dal Vangelo di Marco.

OPERAZIONE VERITA' DI MANI TESE NUMERO SETTE

7) Gli immigrati arrivano dall'Africa? Anche,ma in realtà arrivano principalmente da altre regioni del mondo.(...) Nonostante nell'elenco dei primi 20 Paesi di provenienza dei migranti in Italia figurino solo 3 Paesi africani, il dibattito pubblico negli ultimi anni si è concentrato quasi unicamente sulla ”emergenza“ migratoria provocata dagli sbarchi via mare dall’ Africa. Ciò ha avuto ripercussioni importanti non solo sull'immaginario legato alla figura del migrante (che nella maggior parte dei casi non è un disperato in fuga dalla guerra o dalla povertà estrema, ma piuttosto un imprenditore o un operaio qualificato in cerca di fortuna), ma anche sulle politiche estere dei Paesi europei che sempre di più in Africa hanno messo insieme cooperazione internazionale e sicurezza, spesso con risultati discutibili. Poichè come ONG che opera da più di 50 anni sul continente africano ci troviamo a fare i conti con questo tipo di politiche, pensiamo sia importante concentrarsi sulla situazione africana e sulle ragioni per cui il continente è finito al centro del dibattito sulle migrazioni.