mercoledì 23 aprile 2014

E' cio che sta avvenendo....

Voler trasformare il mondo in un grande "popolo di bottegai", significa abdicare al primato della politica a favore di un mondo economicistico.
        Giuliana Martirani.




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Strepito, strepito...

Per il fatto che una mezza dozzina di grilli sotto una siepe fanno risuonare il campo del loro strepito inopportuno, non figuratevi che quelli che fanno tanto rumore siano i soli abitanti del campo.
        Edmund Burke



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Promemoria domenica 27 aprile

Ciao a tutte e tutti
vi scrivo per rammentarvi che questa domenica - 27 aprile - si svolgerà l'incontro della Comunità nascente in via Principe Tommaso, 4 a Torino, il programma sarà il seguente:
dalle ore 10 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l'eucarestia pasquale con brano evangelico Luca 24. 13-35 (Marianna, Walter e Sergio prepareranno il canone), poi pranzo comunitario autogestito e nel pomeriggio continueremo il discorso sui sacramenti analizzando il sacramento del sacerdozio e la differenza tra il significato tra sacerdozio e ministero. L'incontro terminerà verso le 15,30.

A domenica
Anna




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Quando la diversità è ricchezza

La globalizzazione che oggi è contestata da molta gente è quella di una particolare cultura economica, il capitalismo neoliberale, una visione del mondo estremamente materialista basata sul principio della sopravvivenza del più adatto, una cultura che distrugge altre culture e i saperi dei popoli indigeni, un sistema che in tutto il mondo rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Albert Nolan, Cristiani si diventa
Viviamo in un mondo dominato dall'avarizia. Non possiamo permettere che gli interessi del capitale siano ritenuti più importanti di quelli dell'essere umano e della terra.

Desmond Tutu
a proposito delle emissioni di gas serra

martedì 22 aprile 2014

Eccomi, Signore

Eccomi, Signore,

col mio desiderio di incontrarTi

e la mia incapacità di trovarTi.

Eccomi, Signore,

oggi voglio prendere il tempo

di stare in silenzio e attenderTi,

di ascoltare e pregare.

Nel mio silenzio stupito,

Ti attendo, o Dio;

vieni Tu stesso a soffiare sul il mio vuoto

la freschezza della Tua presenza inattesa.

                                       Suzanne Schell

OGGI LA FESTA INTERNAZIONALE DELLA TERRA.

Madre Terra sta male, molto male. Soffrono i mari, gli alberi, le specie animali, l'aria che respiriamo, i cibi che mangiamo. In occasione di questa giornata mondiale alcuni scienziati hanno lanciato un mesaggio tranquillizzante. Si tratta di una strategia comunicativa che  va valorizzata.
Infatti non dobbiamo essere apocalittici, ma la "malattia è grave". E' inutile che indoriamo la pillola. Dobbiamo dirci la verità sulla violenza sistematica inferta a nostra Madre Terra. Non servono consolazioni a buon mercato. O tentiamo una svolta culturale o siamo al disastro.
Don Franco Barbero.



 
 

Eutanasia e dintorni.....

Gentile don Barbero,
dopo il colloquio telefonico dei giorni scorsi, ho contattato la d.ssa
Arras, autrice del libro Accabbadora che ha preso l'impegno di scriverle
per concordare il dibattito ed inviarle il libro che, come dicevo al
telefono il libro offre l'opportunità di parlare di eutanasia. la
presentazione e dibattito si inseriscono tra gli eventi collaterali del
salone del libro, presso il nostro circolo in via del Musiné n. 7, in
borgo Campidoglio nella circoscrizione 4. Dopo la presentazione saremo
lieti di averla nostro ospite per assaporare anche la cultura gastronomica.
La prego di contattarmi per ulteriori approfondimenti, la ringrazio per
la cortese attenzione che ha riservato alla nostra proposta, le invio
cordiali saluti

Rita Danila Murgia.

25 APRILE 2014, ALL’ARENA DI VERONA, UNA GIORNATA DI RESISTENZA E LIBERAZIONE

La resistenza oggi si chiama nonviolenza. La liberazione oggi si chiama disarmo. L'Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci. Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici.
Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.
Ne sono un esempio i 90 nuovi cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l'intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro; il nostro Paese, inoltre, "ospita" 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) che si stanno ammodernando, al costo di 10 miliardi di dollari, in testate nucleari adatte al trasporto sugli F35.
Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell'umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti.
Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita (il diritto al lavoro, alla casa e all'istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l'ambiente, l'aria, l'acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace); e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.
Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore e indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.
Proposta
Per questo proponiamo la convocazione di una iniziativa nonviolenta nazionale: un grande raduno di tutte le persone, le associazioni, i movimenti della pace, della solidarietà, del volontariato, dell'impegno civile, che faccia appello non solo ai politici ma innanzitutto a noi stessi, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
Obiettivo
Scrollarsi dalle spalle illusioni e paure, rimettersi in piedi con il coraggio della responsabilità e della partecipazione per disarmarci e disarmare l'economia, la politica, l'esercito.
Primi firmatari
Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti, Susanna Camusso, Carlin Petrini, Gianni Bottalico, Francesco Vignarca, Mao Valpiana, Cecilia Strada, Maurizio Landini, Efrem Tresoldi, Elisa Kidanè, don Renato Sacco, don Albino Bizzotto, Eugenio Melandri, Moni Ovadia, Lella Costa, Marco Paolini, Gianni Mina, Ascanio Celestini, Francuccio Gesualdi, Antonio Vermigli.

lunedì 21 aprile 2014

Il M5S. Currò si sfila “Beppe non può permettersi tutto”

ROMA. A un certo punto, il deputato grillino Tommaso Currò si blocca. Voce rotta, quasi afferra il braccio del cronista: "Sa perché bisogna prendere le distanze dal post di Grillo? Perché resti agli atti. Di più, perché sia messo agli atti della storia. Ecco, lo scriva: io non ci sto. Su queste cose non si può giocare».
Come giudica questo intervento di Grillo, onorevole Currò? Ha scatenato polemiche, ha indignato tanti.
«Fuori luogo».
Perché?
«Innanzitutto quella foto, la scelta di storpiare1'immagine dell'ingresso di Auschwitz. Di taroccare la scritta. Già questa è un'offesa alla memoria. Bisogna avere chiaro che c'è una sacralità che non va scalfita per quattro punti percentuali in una campagna elettorale. Né va offuscata per una becera battaglia politica. E questo vale per ogni persona, che sia appartenente o meno al Movimento Cinque stelle».
E' Grillo ad aver preso questa posizione.
«Un leader politico non può permettersi tutto. Vanno bene le battute, ma ci sono cose che hanno un tale portato di dolore - vicende che rappresentano ferite ancora cosi aperte - che un vero leader politico deve mostrare in questi casi la propria caratura. Non si gioca su queste cose. Non scherziamo, davvero: non si può giocare su queste cose. E poi...».
Dica.
 «Questa sortita mi trova già stanco. Prima c'è stata la storia del referendum secessionista, quello appoggiato dalla Lega. Proprio noi abbiamo assunto questa posizione! Proprio il Movimento cinque stelle che è da sempre per l'unità nazionale e anzi dovrebbe impegnarsi per far recuperare questo spirito comune...».
Stavolta è troppo, onorevole.
«E una, e due, e tre volte... sinceramente ora io questa non la accetto. Sui principi non si può transigere».
E poi c'è l'incredibile parafrasi di "Se questo è un uomo" di Primo Levi…
«Ci sono limiti oltre i quali non si può andare. Ad esempio, parafrasare Levi. Così si offende la sensibilità di molti. Noi siamo figli di una cultura che ha visto la Shoah come un valore di tutti».
Di tutti, indipendentemente da come la si pensi sulla questione israelo-palestinese.
«Certo, non è un problema di come ci si rapporta a vicende che riguardano quei territori. Né conta essere di destra o di sinistra: sono valori repubblicani, con un substrato di trasversa1ità».
Pensa che dovrebbero indignarsi anche i suoi colleghi?
«Guardi, io tengo molto al mio spazio di autonomia intellettuae.Auno spazio di coscienza».
La comunità ebraica è furiosa.
«E' ovvio, naturalmente, che protesti. E' come se un'immagine sacra dei cristiani venisse tirata in ballo - con una storpiatura - per sollecitare anime anticlericali o altri ancora. Penso però che non sia solo un problema di comunità ebraica, ma di tutti».
Tommaso Ciriaco

(Repubblica 15 aprile)

Torino: comunità nascente

Domenica 27 aprile celebriamo a Torino in Via Principe Tommaso 4 dalle 10,30 alle 15,30 la giornata comunitaria come Pasqua della comunità.
Dalle ore 10 accoglienza e poi celebrazione, pranzo autogestito, conversazione sui ministeri.
L'incontro è sempre aperto.

Nozze gay, “sposo e sposo” nel certificato

GROSSETO. Il Comune di Grosseto ha trascritto ieri nel registro dello stato civile l'atto del matrimonio tra Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci celebrato a New York. Ha cioè dato seguito a quanto chiesto dal tribunale cittadino con l'ordinanza notificata venerdì scorso. E per poter procedere all'atto è stato modificato il software per il rilascio dei certificati di matrimonio: si è cambiata la dizione «marito e moglie» in «sposo e sposo». Inizialmente l'ufficiale di stato civile di Grosseto aveva negato la trascrizione e per questo la coppia gay si era rivolta al tribunale. Al via libera si era opposta la procura che ha poi annunciato, una volta arrivata l'ordinanza, un ricorso alla Corte d'Appello.
(Repubblica 16 aprile)

domenica 20 aprile 2014

Predicazioni della celebrazione di Pasqua di giovedì 17 aprile

Isaia 52,7-10

La situazione in cui si trova Israele in Egitto è drammatica; il faraone li ha resi schiavi e sottomessi e da questo sembra non esserci via di uscita.
Ma il profeta Isaia non si rassegna e sprona il suo popolo a non scoraggiarsi perché lo scoramento è deleterio, invita all'immobilità, ad accettare tutto passivamente come se ormai la sorte sia assegnata e non più modificabile.

Quali parole usa il profeta per far sì che Israele non si scoraggi e non si addormenti?
Annuncia la salvezza che scaturirà dal "braccio santo di Dio". Isaia profetizza l'avvento  di un redentore "l'Emmanuele" il servo del Signore; in lui si realizzeranno tutte le profezie che sono state annunziate. Attraverso la sua vita, le sue parole, il suo esempio conosceremo la volontà di Dio, e tramite lui Dio verrà in aiuto del suo popolo.
È successo veramente così?
Che cosa ha fatto l'Emmanuele cioè Gesù, di tanto importante per la nostra fede?
Intanto ha fatto conoscere al popolo in difficoltà (e quindi a ognuno di noi) il vero volto di Dio. Quello di Gesù è un Dio diverso che ha a cuore e cura il suo popolo, che distoglie il volto dall'odore degli incensi e dal sangue dei sacrifici per rivolgerlo a chi soffre. Che sconfigge il faraone e il suo impero, che diventa bastone di viaggio per il popolo nel deserto.
Un Dio che si impietosisce, che fa piovere manna e fa scaturire acqua nel deserto per gli affamati e assetati.
Un Dio che accompagnerà chi è in difficoltà senza guidarlo o punirlo.
Questo Dio, non più irreggimentato dal potere è il Dio nuovo che Gesù ci ha fatto e ci fa conoscere, quello nel quale lui ripone fiducia immensa, la stessa che vuole trasmettere anche a noi.
È con questo e con questa fiducia che dobbiamo vivere, sicuri che anche questa volta Dio non abbandonerà al proprio destino il suo popolo, ormai molto più numeroso e senza confini.
Lui ci aiuterà a trovare la forza per compiere i piccoli passi quotidiani di solidarietà e di giustizia necessari per far sì che si realizzi qui, adesso, il regno che Dio vuole.
Franca Avaro


Genesi 12, 1-5

Nel capitolo 12 della Genesi viene raccontata l'origine del popolo di Israele e in particolare, nei primi versetti, l'invito di Dio al protagonista: Abramo.
L'autore biblico fa precedere questo brano da un racconto sull'origine del mondo per sottolineare che il Dio di Israele, venerato da Abramo, non è il Dio di un solo popolo con un terreno limitato di azione, ma bensì il creatore di tutte le cose, il Signore dell'Universo.
È questo il Dio che si rivela ad Abramo, e si rivela come qualcuno di infinitamente generoso; presentandosi ad Abramo gli assicura la sua benedizione.
Abramo capirà poco alla volta che questa benedizione è un dono che comunica un bene, non materiale (la famiglia di Abramo dispone di grandi ricchezze) ma quello dell'approfondimento dell'essere, il suo mistero.
Comprenderà che la benedizione di Dio non è un mezzo magico per risolvere i problemi della vita umana, ruolo che all'epoca era assegnato alle numerose divinità.
Abramo vede nelle promesse di Dio un senso nuovo alla vita che si profila davanti a lui e ai suoi discendenti, ed è allora che corre un rischio immenso: lascia tutto quello che fino a quel momento gli ha dato sicurezza e parte verso l'ignoto.
Da dove gli viene questo coraggio? Credo dalla fiducia nelle belle promesse di Dio che però non è subito comprensibile, il suo compimento si fa attendere a lungo ed è messo alla prova duramente.
Più che dalle promesse, Abramo si fa coinvolgere da colui che le fa, dal Dio Unico. Ha superato le paure, i calcoli, le argomentazioni e si è semplicemente fidato di Dio.
Questo, dal mio punto di vista, è il messaggio importante: la fiducia e l'affidamento, cose sempre più difficili se ci lasciamo abbagliare dai nuovi idoli che allontanano sempre di più dalla semplicità e senso del limite.
Ada Dovio


Isaia 49,14-16

Sion ha detto: "il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco ti ho disegnato (scolpito) sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me.


Gerusalemme è raffigurata qui come una donna abbandonata che non è riuscita a proteggere i suoi figli. Gli israeliti sono stati condotti via, in terra straniera, lontano da lei, come prigionieri di guerra.
Ma questa non è l'ultima "parola". Gerusalemme è nel cuore di Dio, le sue mura sono disegnate, "scolpite" sui palmi delle Sue mani, sempre a portata del Suo sguardo. Dio non l'ha dimenticata e presto anche i suoi figli, gli israeliti, faranno ritorno nella loro terra.
Quante volte da bambini o ragazzi abbiamo usato il palmo della nostra mano per scrivere o disegnare cose importanti: dai cuoricini con il nome dell'innamorata alle formule che servono per una verifica di matematica.
Il palmo della mano è sicuramente la parte del nostro corpo che più facilmente riusciamo a portare vicino agli occhi, basta piegare il braccio per avvicinare la mano e osservarla bene. Possiamo rileggere o rivedere la frase o il disegno tutte le volte che lo desideriamo.
D'altronde però il palmo della mano è anche molto adatto per mantenere segreti. Basta chiudere il pugno per renderlo invisibile agli altri. Non a caso i neri di pelle hanno i palmi della mani chiari proprio perché sono meno esposti al sole, sono luoghi più "segreti".
Ma  scrivere sulla mano ha anche un valore simbolico … la mano è la parte del corpo con cui interagiamo di più con le altre persone e con l'ambiente che ci circonda.
Nell'evoluzione la capacità di afferrare gli oggetti grazie al pollice opponibile è stata decisiva per lo sviluppo dell'intelligenza umana. La mano è lo strumento più importante di cui disponiamo per le nostre azioni "manuali", ma è molto utile anche per azioni intellettuali come contare.
Ricordo di avere visto un disegno che raffigurava il corpo umano deformando le sue dimensioni in modo da renderle proporzionali al volume di cervello necessario per gestire le varie parti: le mani risultavano enormi e sovradimensionate rispetto al resto del corpo proprio perché il loro movimento richiede molta elaborazione celebrale.
Gerusalemme non sarà dimenticata da Dio, sarà sempre sotto il nostro sguardo, "scolpita" sul palmo della sua mano. Il legame è talmente forte da superare quello tra una madre e il figlio.
A volte ci sembra che la nostra vita sia in balia delle situazioni che incontriamo nel viaggio della nostra esistenza, abbiamo la sensazione che Dio si sia dimenticato di noi. Ma dobbiamo avere fiducia nel legame che ci unisce a Lui. Dio ha "scolpito" la nostra vita sulla sua mano, ha sempre la nostra esistenza dinnanzi ai suoi occhi e non ci dimentica ne ora né mai. Persino una madre può dimenticare la creatura che è nata dal suo grembo, può essere talmente sola da non riuscire più ad avere cura dei suoi figli. Ma Dio no, non si scorda mai di noi, il suo amore è costante e perseverante e un giorno lontano ci richiuderà nel suo pugno.
Francesco Giusti

Un proverbio arabo

Non dire tutto quello che sai; non fare tutto quello che puoi; non credere a tutto quello che ascolti; non spendere tutto quello che hai. Perché colui che dice tutto quello che sa, quello che fa tutto quello che può, quello che crede a tutto quello che ascolta e quello che spende tutto quello che ha, spesso dice quello che non conviene, fa quello che non deve, giudica quello che non vede e spende quello che non può.