lunedì 29 maggio 2017

QUANDO IL TRENO FA DANNI ALL'AMBIENTE


Si parla della riapertura della ferrovia Pinerolo-Torre Pellice. Sarà un grave danno ambientale, se prima non si arriverà alla eliminazione dei passaggi a livello che determinano lunghe attese inquinanti di centinaia di auto mediamente ogni due chilometri. Ricordo come 40 anni fa nacquero i coordinamenti contro l'autostrada Torino-Pinerolo, ora “benedetta” come una scelta positiva per l'ambiente e l'attraversamento dei paesi.
Franco Barbero

CAMBIARE


Cambiare vuol dire contrastare i guerrafondai, gli affamatori dei popoli poveri, i politici collusi, i mafiosi, i disonesti, i privilegiati e coloro che inquinano e non scelgono forme alternative per l'energia e vogliono anche privatizzare l'acqua, ben comune. Salvare l'acqua dallo sfruttamento, salvare la vita dal nucleare, salvare uomini e donne dalla discriminazione e dalla indifferenza”
(omelia Pasqua2011).
Don Luciano Scaccaglia

PRIMA DENTRO

"Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi".
Etty Hillesum

LASCIAR CADERE

"Lasciar cadere le provocazioni è la strada migliore per far cadere le pietre dalle mani altrui".
Marie Laprime

LA REALTA' CHE CHIAMIAMO DIO

"C'è una realtà che chiamiamo Dio che è la sorgente della vita che viviamo, il potere dell'amore che condividiamo, il Fondamento dell'essere che ci chiama a essere tutto ciò che possiamo essere.  Io oggi vivo nella convinzione che non sono separato da questo Dio. Partecipo di qualcosa che è eterno, infinito e va oltre tutti i confini.
Il mio essere è accresciuto da questa esperienza. L'alterità mi viene incontro. La trascendenza mi chiama. Dio mi abbraccia.
Non confondete questo Dio con il Dio che abbiamo servito nell'infanzia della nostra umanità.
Questo Dio non si identifica con le dottrine, i credo e le tradizioni. La realtà
di questo Dio è oltre tutto questo. Questo Dio non può mai essere catturato dalle parole o asservito alle nostre necessità di potere".
John S. Spong, Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo, Massari ed. Pag. 126.

GUARDANDO AVANTI CON CORAGGIO

Arcivescovo di Monaco di Baviera, il cardinale Marx ha cambiato prospettiva nella sua diocesi. Pochi anni fa,
siccome scarseggiavano i preti, aveva deciso di accorpare alcune parrocchie affidandole a uno o due preti. In questi ultimi anni ha maturato e concretizzato una prospettiva davvero costruttiva: " ci sono nelle comunità tante donne e tanti uomini come risorse non valorizzate. Quindi è possibile affidare delle parrocchie ad una equipe di laici che condividano totalmente la responsabilità pastorale. In questo tempo la comunità diocesana individui con il vescovo e i presbiteri le persone riconosciute e abilitate per questo ministero.
Così si apre una strada per il futuro.
Franco Barbero

DON PAOLO CUGINI

Don Paolo Cugini, parroco a Reggio Emilia, ha accolto nella sua parrocchia la veglia contro la violenza omofobica. Gli ultrà cattolici sono insorti con slogan violenti e lo hanno accusato di promuovere l'omo-eresia.
Esprimo piena solidarietà a don Paolo Cugini e a tutta la parrocchia. Queste sono le scelte che fanno camminare il popolo di Dio.
E tanto per restare alle buone notizie, ieri sera mi ha telefonato un caro confratello che ha deciso, per la prima volta, di annunciare la benedizione di Dio al matrimonio di due giovani sposi. Dunque ......qualche sentiero si apre.
Franco Barbero
CHI NON LEGGE NON SA PERCHÈ STA AL MONDO

Dopo aver letto la sua risposta a proposito dell'Uomo sequenziale nel numero 1028 di D, vorrei allargare il discorso per conoscere la ragione per cui oggi si legge molto meno. Dalla mia esperienza posso dire che a iniziarmi alla passione per i libri sono stati i miei genitori con la casa pieni di libri, e in loro questa passione è stata inculcata dai loro genitori. E chi non ha simili genitori? Ci sono le insegnanti delle materne, che possono fare la differenza se in casa non si legge. L'importante è incominciare da piccoli. Per quanto mi riguarda, faccio parte di un gruppo di lettura, e sono orgogliosa del fatto che i miei figli (ormai grandi e fuori casa) considerino indispensabile un libro da leggere quando devono trascorrere più di 10 minuti in autobus!
Laura Sabbadin
laura.sabbadin3@gmail.com


NON SO CHE FINE faranno i libri. Non tanto per il loro trasferimento sulla strumentazione informatica, quanto perché da molti anni la nostra scuola, nonostante il lodevole sforzo di alcuni insegnanti, ha disabituato i ragazzi alla lettura, al punto che oggi, come riferisce l'Ocse, noi italiani siamo all'ultimo posto in Europa per la comprensione di un testo scritto. A questa non incoraggiante condizione si aggiunge il fatto che, negli ultimi decenni, la maggior parte delle cose che sappiamo non le abbiamo necessariamente "lette", ma semplicemente "viste" sullo schermo della televisione o del computer, oppure "sentite" dalla viva voce di qualcuno o da due fili inseriti nelle orecchie. La domanda che a questo punto sorge spontanea é: quale modificazione subisce il nostro cervello come effetto di questo cambiamento?
Nella risposta alla lettera da lei citata si diceva che il nostro cervello fatica sempre di più a tradurre in significati una sequenza lineare di simboli visivi, come possono essere i segni grafici che compongono la scrittura, mentre è facilitato nella visione simultanea, come per esempio un'immagine che, per essere compresa, non ha bisogno di essere percorsa in sequenza da sinistra a destra, com'è necessario fare di fronte a delle righe da leggere.
La perdita dell'intelligenza sequenziale non è cosa da poco, perché ciò che si perde è la capacita del nostro cervello di tradurre segni grafici, come quelli che compongono la parola "gatto" nell`immagine del gatto, che invece l'intelligenza visiva, quella di cui dispongono i bambini prima di andare a scuola, ci offre immediatamente senza lavoro mentale. Se poi consideriamo che "guardare" e più facile e più comodo che "leggere", viene da pensare che chi ama leggere appartenga a una tribù in via di estinzione, e i suoi abitanti residui, in questo mondo sempre più mediatico e informatizzato, appariranno un po' strani. Non è un caso che in tutto il mondo si assista a un arresto dell'alfabetizzazione: sembra si sia fermato quel processo, apparentemente irreversibile, che aveva portato l'uomo dall'intelligenza visiva a quella sequenziale che è propria della lettura e della scrittura.
Ma oltre alla trasmissione delle idee, la lettura insegna al nostro cuore i sentimenti che non sono dati per natura, ma si apprendono. E in effetti come possiamo immaginarci l'Aldilà se conosciamo Dante solo per le vie a lui dedicate? Come facciamo a scoprire che la malattia scaturisce anche e soprattutto da una mancanza d'amore se non siamo mai saliti al sanatorio che Thomas Mann descrive ne La montagna incantata? Che ne sappiamo della nausea se non abbiamo mai letto Sartre, e che idee ci facciamo dello straniero se ignoriamo Camus? Per non parlare della capacità di accedere alle cantine della nostra anima a cui ci invita Dostoevskij ne Le memorie del sottosuolo. Fin qui i libri di narrativa. Ma esistono anche quelli di saggistica, utili per raddrizzare le nostre idee contorte e dare una sana scossa a quelle pigre. Ci sono infatti idee malate che ci fanno smarrire la "giusta misura" nel perseguire il denaro, il successo, il potere; ci sono poi idee di "colpevolezza" che avvelenano l'anima per una malintesa interpretazione della cultura religiosa. E poi perché ignorare che cos'è "l'amore", che Platone coniuga con la follia che ci abita; cos'è "l'equità" che come vuole Aristotele è il correttivo della giustizia che altrimenti sarebbe ingiusta; che cos'è "la tolleranza" che, come ci spiega John Locke, significa supporre che l`altro abbia un gradiente di verità maggiore del mio; che cos'è "il rispetto", che per Kant è l'unica virtù morale da cui discendono tutte le altre.
Il giorno in cui i libri diverranno archeologia o reperti da museo - e siamo sulla buona strada - l'umanità avrà raggiunto il fondo del suo degrado, dove a parlare saranno solo gli insipienti, per fare sentire il vuoto delle loro menti e l'afasia del loro sentimento, che più non conosce i modi in cui si ama, si soffre, ci si dispera, ci si consola, perché saranno sparite tutte le parole necessarie a dare voce al loro cuore, prima ancora che alla loro mente.
Umberto Galimberti

(D la Repubblica 6 maggio)
È FINITO

È finito il giro d'Italia e non mi sono nemmeno accorto che fosse partito. Le guerre e la retorica di Trump, Nato, Netanyahu e simili cancella anche le cose belle…
SE...

Se un fiume non è alimentato da torrentelli e ruscelli,
in breve tempo si esaurisce e si prosciuga.

Se un albero non riceve sole e pioggia a sufficienza,
non produce frutti e può indebolirsi fino a morire.

Se ad un falò viene a mancare la legna
per tenere viva e scoppiettante la fiamma,
a poco a poco si spegne e cessa di scaldare.

Se le nostre vite non potessero contare, o Dio,

sul Tuo amore, la Tua tenerezza, le Tue provocazioni,
farebbero la fine del fiume senz'acqua,
dell'albero senza sole e pioggia,
del falò la cui legna è finita.

F. B.

"Il santo è di tutti ma in troppi lo strumentalizzano"

ROMA. «Oggi il francescanesimo affascina molte persone. E allora, per legittimarsi, si cerca di usare il nome del Santo di Assisi nelle occasioni più svariate». Così Pietro Messa dell'ordine dei frati Minori, preside della Scuola superiore di studi medievali e francescani della Pontificia università Antonianum, sulle dichiarazioni di Beppe Grillo sui 5 stelle «veri francescani».
Padre Pietro, cosa ne pensa della marcia dei 5Stelle e delle dichiarazioni del loro leader?
«Bisognerebbe forse chiederlo agli organizzatori della Marcia della Pace Perugia-Assisi, nata nel 1961 con Aldo Capitini, se il fatto che il M5S abbia scelto il loro stesso percorso venga percepito come un'usurpazione, o se si riconoscano in questa nuova marcia. San Francesco è di tutti: c'è chi lo rispetta e chi invece lo usa in diversi modi, dal turismo alle logiche di potere o di partito».
Ad esempio?
«Già i reali di Savoia, a metà '800, lo usarono per l'unificazione d'Italia. Coniarono l'espressione "Il più santo degli italiani, il più italiano dei santi" che poi fu ripresa anche da Mussolini nel centenario della morte del santo, nel 1926".
Ma se un politico oggi volesse rifarsi a San Francesco, cosa dovrebbe fare?
«Ci dovrebbe essere una cortesia nel linguaggio, evitando espressioni squalificanti, aggressive e insulti. Poi, un atteggiamento molto caro al poverello di Assisi è quello di essere "ministro", al servizio delle persone: dovrebbe prendersi cura delle famiglie bisognose, dell'ambiente, dell'economia, della concordia sociale. Sempre usando il metodo della cortesia».
Una visione reale oppure utopica?
«C'è stato Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, assiduo frequentatore di Assisi e altri santuari francescani, sottosegretario del ministero del Lavoro con Alcide De Gasperi. Ma anche Aldo Moro, che per un periodo a Roma era solito andare a messa alla Basilica di Sant'Antonio in via Merulana. Oggi c'è papa Francesco: anche se il suo è il più piccolo del mondo, come capo di Stato esercita la propria funzione politica in perfetta linea con il messaggio francescano».
Che relazione deve esserci tra politica e religione?
«È doveroso che i politici italiani abbiano uno sguardo verso l'aspetto religioso. Oggi la globalizzazione, il terrorismo islamico e l'interculturalità hanno ricadute sia sulla politica che sulla religione. D'altra parte, una religiosità matura non può non prendersi cura della realtà e della Politica con la P maiuscola. Una fusione che non deve, però, diventare confusione».
Camilla Orsini

(la Repubblica 22 maggio)

domenica 28 maggio 2017

PROVERBIO DEL BURUNDI

"Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe".

IN DIALOGO

Caro Fredo,
ho subito pubblicato nel mio piccolo blog la vostra riflessione che trovo preziosa.
Quando il 3 settembre 1965 Paolo VI intervenne con l'enciclica "Mysterium fidei", ribadendo vigorosamente il dogma della transustanziazione contro alcuni teologi che parlavano di transignificazione o transfinalizzazione, io scrissi una "lettera segreta agli amici" ( che segreta non rimase!) che qui ti riporto: "Mangiare il corpo e bere il sangue di Gesù è un linguaggio simbolico davvero espressivo. Non significa una nutrizione fisica e biologica, ma la possibilità di entrare  in profonda comunione di pensieri e di vita con Gesù, di esperimentare la sua presenza nel nostro cammino in modo intimo e profondo. Corpo e sangue esprimono simbolicamente questo nutrire i nostri cuori del messaggio di Gesù, il nostro essere uniti a lui come il tralcio e la vite. Quel pezzo di pane rimane pane; così pure il vino... Noi siamo rimandati alla prassi di Gesù che, dopo  aver ringraziato Dio, nella sua quotidianità spezzava il pane con i vicini e i lontani, con i perduti, con pagani e prostitute. Dio ....non ha interesse a cambiare la sostanza del pane e del vino. Quello che deve cambiare è la sostanza della nostra vita. In questa prospettiva  non esiste nessuna parola sacerdotale che trasformi un pezzo di pane, ma ci si affida, come Gesù, all'amore e alla parola di Dio che può lentamente cambiare le nostre vite".
Questa riflessione molti anni dopo fu ripresa da Adista.
Vorrei aggiungere che le differenti interpretazioni, se tenute al livello di interpretazione, non dovrebbero proibire in una celebrazione, l'intercomunione reale.
Se partecipo ad un culto cattolico, valdese, luterano, riformato, ortodosso, copto... devo poter liberamente condividere il pane e il vino. Se restano in vigore proibizioni, è segno che "il dogma" è più importante della fede. 
Questo è ormai diffusamente presente nella coscienza e nella pratica di molti credenti delle diverse chiese.
Possiamo, attraverso un approfondimento della fede, oltrepassare il dogma cattolico della transustanziazione che non rispetta la priorità della fede e la libertà dei figli e delle figlie di Dio. Ho l'enorme fiducia che proprio la nostra strada ecumenica possa mettere fuori corso qualche dogma.
Franco Barbero      

PARTIAMO DALLA MUSICA

"....Un paragone altrettanto chiarificatore lo troviamo nella musica.
Quando si traspone la tonalità di una melodia dalla chiave di Do a quella di Mi, tutte le note dell'originale cambiano, ma la melodia rimane la stessa. Non si perde niente del contenuto, così ricco e vitale, della fede in Dio  e in Gesù professata dalla Chiesa delle origini quando lo si esprime in un nuovo linguaggio. Il contenuto rimane uguale oggi come ieri: viene soltanto espresso con altre parole, affinché il messaggio possa avere un senso anche oggi".
Roger Lenaers, Perché Dio non stia nell'alto dei cieli, Massari Ed. pag.20.

DOMENICA 4 GIUGNO: ANDIAMO A BUSCA( CUNEO)

Si parte alle 14,30 da Pinerolo (ritrovo davanti al FAT vicolo Carceri 1) per una uscita che ha lo scopo di incontrare la comunità di Mambre, partecipando anche alla loro celebrazione eucaristica delle ore 18.
E' una bella opportunità per chi è sempre alla ricerca  di confronto comunitario.
E' necessario segnalare la propria partecipazione a:
Francesco 0121/76441
oppure a Fiorentina 3394018699 entro venerdì 2 giugno.