domenica 19 febbraio 2017

SPERIAMO CHE SI RICORDINO....

Destra, sinistra e centro è tutto un fremito di ripicche e vendette, di personalismi esasperati e di promesse illusorie.
Speriamo che lor signori si ricordino del popolo italiano, dei disoccupati, degli sfrattati, dei migranti...
E' sempre più importante quella vecchia virtù chiamata mitezza che non faceva dell'avversario politico un idiota o un nemico.
Se i politici avessero la capacità di comprendere che nessuno ha la risposta adeguata ai grandi problemi di oggi, comincerebbero a cercarla insieme e non si riempirebbero la bocca di anatemi e di insulti. Probabilmente cesserebbero di dividersi in mille frammenti, con grande gioia delle destre.
Franco Barbero

PREGHIERA


Signore in un modo o nell'altro
insegnaci ad affidarci a Te
e, per mezzo della fede, fa di
noi, donne e uomini capaci di
coraggio, disponibili a osare là
dove i camminamenti appaiono
impossibili e il futuro sbarrato.
Signore, crediamo! Sovvieni alla
nostra incredulità.
Riforma 3 febbraio

PROTESTA ANTI-GAY ALLA CALVARY BAPTIST CHURCH


Domenica 22 gennaio alcune persone hanno fatto irruzione nella Calvary Baptist Church di Washington per protestare contro la decisione della chiesa di assumere come co-pastore una coppia lesbica.
Prima che il culto del mattino iniziasse, il gruppo si è diretto verso il pulpito con cartelli e slogan che condannavano la scelta. In quel momento la chiesa era praticamente vuota, fatta eccezione per i membri del coro impegnati nelle prove.
I contestatori, che hanno abbandonato il locale di culto solo quando è stata chiamata la polizia, si sono sistemati sul marciapiede di fronte, rivolgendosi con aggressività non solo verso i membri di chiesa che giungevano per il culto, ma anche verso i passanti.
I manifestanti non si sono identificati in nessun gruppo particolare. Anche se non hanno nominato le nuove pastore – Sally Sarratt e Maria Swearingen, che cominceranno il loro ministero il 26 febbraio prossimo – hanno detto che i membri della comunità “sarebbero andati all'inferno” a causa del loro sostegno alle persone lgbtq, e che la chiesa era “la casa di Satana”.
Dopo l'accaduto, il culto della mattina si è svolto regolarmente. La pastora Erica Lea ha tenuto il suo sermone su “la chiamata all'unità”, ribadendo che unità non significa disinteressarsi dei temi importanti per mantenere la pace, ma piuttosto rivendicarli e discutere con il prossimo questioni importanti come i diritti degli afroamericani, i diritti lgbtq, l'uguaglianza del matrimonio.
Non solo. Dopo il culto si è svolta l'assemblea annuale nel corso della quale la congregazione ha esaminato la proposta, in fase di studio da diversi mesi, di diventare “chiesa santuario”. All'unanimità la chiesa ha votato di aderire al movimento, impegnandosi non solo a identificare uno spazio in cui dare rifugio agli immigrati che temono di essere deportati, ma a cercare anche i fondi necessari ad assicurare loro un'assistenza legale.
La protesta antigay, seppur inquietante, non ha intimorito nessuno, ma ha anzi rafforzato – anche attraverso la decisione di essere una “chiesa santuario” - il lungo impegno della Calvary Baptist Church a essere una comunità accogliente, pronta a essere la voce di coloro che vengono disprezzati ed emarginati.
Marta D'Auria – Riforma 3 febbraio

GRUPPI BIBLICI A PINEROLO

A Pinerolo in Via Città di Gap 13 presso la comunità cristiana di base lunedì 20 alle ore 15,30 e martedì alle ore 21 leggeremo il capitolo 15 del vangelo di Marco.

L'angolo della poesia


Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze...

Ho bisogno di POESIA, questa magia che brucia la pesantezza delle parole.

Alda MERINI 


APE E FIORI

La primavera ritorna sul mondo
Guardo l'aprile,
che non ha colori
per me, finché tu venga,
come, prima del giungere
dell'ape,
inerti stanno i fiori,
destati all'esistenza da un ronzio.
Emily Dickinson

(da Qualevita 2014)

La mano di Bannon nella fronda anti-papa

Mentre è sempre più netta l'impronta ideologica Alt-right impressa da Steve Bannon alle convulse politiche di Trump, in Vaticano si intravede una trama che connette il regime ordinovista di Washington agli ambienti integralisti cattolici che hanno lanciato un offensiva contro papa Francesco. Con i manifesti contro il papa, affissi anonimamente a Roma sabato scorso, sono affiorati i contorni di uno scontro in atto fra riformisti e integralisti e quelli di un ordito che legano questi ultimi agli elementi più reazionari della nuova Casa bianca.
Il testo dei manifesti che denuncia la «decapitazione» dell'ordine di Malta pongono al centro della vicenda il cardinale Raymond Burke, già arcivescovo di St. Louis e leader della destra tradizionalista della chiesa Americana. Burke è figura assai influente in Vaticano. O almeno lo era: il contrasto con Francesco gli era già costata la prefettura della segnatura apostolica cui era stato nominato da Benedetto XVI. Rimosso, è stato designato da Bergoglio a patrono dell'ordine di Malta: in pratica un esilio. Ma i recenti contrasti sempre più marcati fra Burke e il pontefice hanno portato prima alla sua rimozione dalla congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e un paio di settimane fa da quella di legato presso l'ordine cavalleresco «maltese». Il papa lo aveva sostituito con monsignor Angelo Becciu. Allontanato dall'ordine anche il Gran Maestro Matthew Festing, conservatore legato a Burke. Da qui il riferimento sui misteriosi manifesti, alla «decapitazione» dell'ordine. Non può esserci dubbio quindi che dietro le affissioni ci siano ambienti vicini a Burke. Il prelato tradizionalista che da arcivescovo del Wisconsin aveva reintrodotto la messa a rito tridentino, è fautore di una opposizione aperta alle riforme di Bergoglio. In particolare è stato firmatario assieme a un gruppo di porporati «emeriti», di una lettera di contestazione all'enciclica Amoris Laetitia con cui il papa aveva aperto ai sacramenti per i cattolici risposati.
A settembre i cardinali avevano presentato cinque «dubia» chiedendo «chiarimenti». In seguito avevano reso pubblica la contestazione chiedendo una «correzione papale» che rescindesse il diritto alla comunione per quei fedeli che non avessero ottenuto l'annullamento ecclesiastico prima di risposarsi. Un atto pubblico di insubordinazione da parte di un cardinale che dopotutto in passato aveva reclamato l'interdizione a confessarsi per politici americani come Nancy Pelosi e John Kerry che si sono pronunciati favore dell'aborto. Burke – non nuovo alle polemiche – pare ora deciso a schierarsi apertamente. Una decisione su cui avrebbe influito la vittoria di Trump. Dopo le elezioni di novembre Burke ha elogiato il nuovo presidente, affermando che la sua vittoria rappresenta una vittoria per le forze «a favore della vita» dicendosi anche soddisfatto dei «saggi consiglieri» di cui il nuovo presidente ha «dimostrato di sapersi circondare». Riferimento che comprende Steve Bannon, eminenza grigia e ideologo suprematista dell'attuale Casa bianca di Trump.
Burke e Bannon hanno avuto modo di incontrarsi e come abbiamo già raccontato sul manifesto, Bannon è intervenuto nel 2014 a una conferenza dell'Istituto Dignitatis Humanae, presieduto da Burke e fondato da Benjamin Harnwell, collaboratore di Breitbart News, diretto proprio da Bannon.
In quell'occasione Bannon ha esposto la propria visione politica apocalittica e millenarista e fatto appello alle forze «sane» della chiesa tradizionalista per unirsi alla guerra prossima ventura contro il «marxismo culturale», laicismo e islamofascismo. «Siamo agli albori di un conflitto sanguinoso» aveva detto allora, «contro questa barbarie che minaccia tutto ciò che abbiamo ereditato negli ultimi 2000, 2500 anni».
Altrove Bannon, che sostiene l'esistenza di una «quinta colonna islamica in Occidente» ha sposato tesi sul primato del capitalismo giudaico-cristiano e sui «cicli storici di purificazione».
La visione di un novus ordo seculorum che dovrebbe emergere da una ristrutturazione «inevitabilmente dolorosa» comprende, per dire, la previsione di un conflitto armato con la Cina nei prossimi cinque o dieci anni.
Il blocco delle frontiere e la lotta all'immigrazione è dunque prioritario per Bannon e per la sua malcelata separazione delle razze come salvaguardia dell'Occidente.
È anche un ulteriore punto di convergenza per i tradizionalisti di Burke che aborrono la misericordia predicata da Francesco.
Parafrasando Trump, Burke ha affermato che «la carità deve sempre essere intelligente, chiedersi chi sono questi immigrati, sono davvero profughi?» E forse per ribadire il concetto, giorni fa Burke ha incontrato Matteo Salvini. Trump e Papa Francesco rappresentano insomma sempre più i poli opposti di uno scontro politico globale che sembra passare in parte da Roma. Non è casuale in quest'ambito l'apertura di un ufficio di corrispondenza Breitbart in Vaticano. Il titolare è Thomas Williams, ex prete legato ai Legionari di Cristo (ordine travolto da una scandalo legato alla pedofilia del fondatore Marcial Maciel Degollado). Al New York Times Williams conferma che la sua direttiva è di inviare corrispondenze ai partigiani di Burke, e critiche del papa.
Un intruglio degno di un copione dello Young Pope di Sorrentino, col suo pontefice trumpiano di New York e le congiure di palazzo, da cui si evince soprattutto l'influenza nefasta destinata ad emanare sul resto del mondo da una Casa bianca neofascista.
Luca Celada

(Il Manifesto 14 febbraio)
Tu presenza da scoprire

Dimmi chi sei in ogni momento:

la mia vicina noiosa, la persona che ha bisogno,
coloro che desiderano parlare quando non ho voglia di ascoltare,
il lavoro che non ho voglia di svolgere,
le opportunità giornaliere non programmate.
Possa scoprirTi presente in tutto ciò che vivo.

Aiutaci, o Dio,
a guardare oltre il nostro piccolo orizzonte, perché là ci sei Tu.
Aiutaci a tendere le nostre mani, ad allargare i nostri cuori,
perché in quell'uomo e in quella donna che soffrono ci sei Tu.

Aiutaci a trovarTi nella grande confusione di questi tempi
dove ci giungono con prepotenza, ogni giorno,
messaggi in cui prevale la superficialità.
Aiuta e dai pace, o Dio,
a uomini e donne, bambini e bambine di tutto il mondo
che non conoscono il sorriso.

«Con la nuova giunta nulla è cambiato»

Più di trenta interventi, quattrocento persone ad ascoltare chiamate a raccolta da associazioni, reti sociali e sindacalisti di base. Si è ritrovata ieri a Roma un pezzo importante di città che manifesta la sua insoddisfazione verso la giunta di Virginia Raggi. Parlano una lingua ed agitano argomenti che difficilmente trovano spazio nei cannoneggiamenti dei grandi media all'operato della sindaca. Sono i tagli alla scuola, all'edilizia pubblica, alla tutela del territorio, «i nodi irrisolti della questione sociale» di Roma che Carovana delle Periferie, rete Decide Roma, Usb e Forum Salviamo il Paesaggio mettono in fila nella sala della protomoteca del Campidoglio, mentre si tiene il summit sullo stadio della Roma e si riunisce il consiglio comunale.
Si discute a partire dal bilancio appena approvato dalla maggioranza pentastellata, che considerano succube dell'austerità. Biagio Quattrocchi, del gruppo che studia il debito per la coalizione Decide Roma, ricorda la promessa di Raggi in campagna elettorale, quando si parlò di un audit che stabilisse precisamente chi sono i creditori dell'amministrazione comunale e come è strutturato il debito. L'audit, spiega, dovrebbe essere direttamente connesso alle battaglie sociali della città,  deve funzionare come «un'istituzione autonoma» che strappi Roma dal commissariamento de facto costituito dal debito monstre.
L'amministrazione, contestano quelli della Carovana delle periferie, «non ha un'idea di città», «confonde legalità e giustizia sociale». I lavoratori dei call center di Almaviva e Alitalia riportano in sala le storie di un tessuto produttivo sotto attacco e sempre più precario. La città della crisi risuona anche nelle parole dei lavoratori comunali. Ci sono i lavoratori della Multiservizi, portavoce della galassia di aziende che l'assessore alle partecipate Massimo Colomban considera da ristrutturare, parlando di «personale in esubero». E c'è la vertenza dei lavoratori dei canili comunali, che hanno mantenuto la continuità del servizio in questi mesi chiedendo all'amministrazione di farsi carico di tutta la vicenda. Dopo mesi di promesse e tentennamenti, l'appalto dei canili è stato messo a bando, sacrificando le competenze di chi ci aveva lavorato. «C'è una cosa che non perdoneremo mai a questa amministrazione - dice il rappresentante dei canili tra gli applausi - L'aver paragonato la nostra situazione agli affidamenti diretti di mafia capitale e della corruzione che l'ha accompagnata».
Daniela del centro sociale Corto Circuito ricorda la sequela di sgomberi e sottolinea che «questa amministrazione è arrivata adesso, mentre esistiamo da 27 anni e continueremo a esistere». Ci sono due delibere ereditate dalla giunta Marino che mettono a bando tutti gli spazi assegnati e chiedono lo sgombero degli attuali assegnatari. Fa leva su quei provvedimenti la Corte dei conti, che da mesi recapita lettere di sfratto e richieste onerosissime ad associazioni e centri sociali. Tanto che alcuni hanno deciso di arrendersi e riconsegnare la chiave delle loro sedi, lasciando le periferie più sole.
«Sul fronte degli spazi sociali la giunta non è riuscita a produrre avanzamenti, ma noi resisteremo a ogni tentativo di cancellarci», chiarisce Alessandro di Esc, altro spazio minacciato. Chiedono un regolamento per i beni comuni urbani sul modello di quello che de Magistris ha adottato a Napoli. Hanno resistito, qualche settimana fa, gli occupanti dello studentato Alexis, a Ostiense. É grazie a quella che definiscono «la scienza delle barricate» che hanno strappato una trattativa con comune e Regione per iniziare un processo di auto recupero. Lo stesso che vorrebbero intraprendere gli occupanti di via Bibulo, a Cinecittà, i quali a proposito di emergenza abitativa, dicono alla sindaca: «Questa è una specie di guerra civile, e in queste situazioni bisogna dire da che parte si sta».
Ci sono anche i rappresentanti dei 120 residenti dei Piani di zona, strumenti di edilizia agevolata piegati a fini speculativi.
«Avete ragione», cerca di spiegare il consigliere grillino Pietro Calabrese, che racconta del difficile lavoro «istruttorio» messo in piedi in questi mesi. Si affaccia Stefano Fassina, di Sinistra Per Roma. «Qualche mese fa speravamo che tutto cambiasse, ma non è cambiato niente», dice Guido Lutrario di Usb. «Abbiamo vissuto questi mesi con spirito di collaborazione, ma vediamo che anche il ragionamento, insufficiente, sull'onestà è stato vanificato dagli accadimenti recenti» prosegue. L'assemblea non si capacita di come i consiglieri comunali della larghissima maggioranza a 5 Stelle abbiano esultato per l'approvazione del bilancio. E di come ci si inchiodi al rispetto di procedure che andrebbero messe in discussione, come la legge Madia sull'esternalizzazione dei servizi locali. «Questa è la modalità della vecchia politica», conclude Lutrario.
Giuliano Santoro

(Il Manifesto 8 febbraio)

California, diga lesionata: 200mila evacuati

LOS ANGELES. Questo volta non è un terremoto a minacciare la California, ma la diga di Oroville, la più alta degli Stati Uniti. Una lesione nella valvola di emergenza che permette il deflusso delle acque in eccesso fa temere il peggio, anche il collasso di parte della struttura, e il livello del lago di Oroville, nel nord dello Stato, si è innalzato paurosamente. Per questo domenica sera è scattato l'allarme: ordinata l'evacuazione forzata di circa 200mila residenti.

(la Repubblica 14 febbraio)

Faida radicale, Bonino sfrattata “Mi dovrò cercare un’altra sede”

ROMA. Io una casa ce l'ho. Semmai cerco una sede, ma la casa politica  ce l'ho da 50 anni e quella resta: sono un'appassionata e convinta radicale». É la risposta di Emma Bonino alle telecamere di Sky sullo "sfratto" dei Radicali italiani dalla storica sede romana, comunicata via posta elettronica da Partito radicale transnazionale (ong che ha status di osservatore all'Onu) e Lista Pannella. A meno di un anno dalla morte di Marco Pannella la galassia radicale è esplosa. E le divergenze politiche fra "ortodossi" e fautori di un percorso più aperto rischiano di tradursi in un divorzio patrimoniale e immobiliare.
Nell'email si legge che dal primo marzo la sede storica del Partito radicale di via di Torre Argentina sarà off limits per i radicali italiani, l'associazione di Emma Bonino, Marco Cappato e del segretario Riccardo Magi. In prima fila nell'operazione "sgombero" Rita Bernardini e Maurizio Turco, presidente dell'associazione Lista Pannella, che detiene indirettamente la proprietà dell'immobile e di Radio Radicale, finora veicolo di comunicazione  politica aperto a tutti i componenti della vasta costellazione. Turco spiega le sue ragioni: «C'è stato un congresso», quello di Rebibbia lo scorso anno, «e la mia mozione è stata approvata con 179 voti contro i 79 di quella di Cappato». La proposta di Turco sosteneva che la «condizione minima, tecnica e politica, per l'esistenza e l'attività del partito è il rientro dal debito» (pari a un milione di euro) e poneva l'obiettivo del raggiungimento di 3mila iscritti nel 201 7. «Altrimenti il partito muore ed è un problema per il Paese», conclude Turco, «visto che si parla dei Radicali solo quando ci sono problemi tra di noi e non per le nostre battaglie politiche».
Per rimettere i conti in ordine ecco allora l'idea di restringere gli spazi a disposizione delle varie associazioni dell'arcipelago i radicale ospitate a Torre Argentina e affittare quel che resta. Ma ridurre tutto a una questione di bilancio «è impreciso e ingeneroso» sostiene Magi, che replica: «Dire che c'è una guerra interna fra "pannelliani" e "boniniani" non ha alcun senso. Pannella è stato il garante dell'assetto del mondo radicale e lui non ci avrebbe mai cacciati. É stato usato in modo proprietario un patrimonio costruito in 40 anni di lavoro comune». E che comprende, come detto, anche la radio, di cui invece saranno rivisti i palinsesti. Come reagiranno ora i Radicali italiani? «Valuteremo quando ci saranno atti formali se impugnare la decisione del comitato di presidenza della Lista Pannella», conclude Magi, che poi affonda: «É un fatto significativo che in queste ore ci stiano arrivando moltissimi annunci di iscrizioni ai Radicali italiani».
Monica Rubino

(la Repubblica 12 febbraio)

sabato 18 febbraio 2017

CRESCE L'INFLUENZA MILITARE

IL LIBRO (DEL GOLPE) BIANCO
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO
Italia
15 feb 2017 — Manlio Dinucci
Mentre i riflettori mediatici erano puntati su Sanremo, dove si è esibita anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti cantando le lodi delle missioni militari che «riportano la pace», il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio il disegno di legge che consentirà l’implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, delegando al governo «la revisione del modello operativo delle Forze armate».

Revisione, in senso «migliorativo», di quello attuato nelle guerre cui l’Italia ha partecipato dal 1991, violando la propria Costituzione. Dopo essere passato per 25 anni da un governo all’altro, con la complicità di un parlamento quasi del tutto acconsenziente o inerte che non lo mai discusso in quanto tale, ora sta per diventare legge dello Stato. Un golpe bianco, che sta passando sotto silenzio.
Alle Forze armate vengono assegnate quattro missioni, che stravolgono completamente la Costituzione. La difesa della Patria stabilita dall’Art. 52 viene riformulata, nella prima missione, quale difesa degli «interessi vitali del Paese». Da qui la seconda missione: «contributo alla difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese».
Il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, stabilito dall’Art. 11, viene sostituito nella terza missione dalla «gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale».
Il Libro Bianco demolisce in tal modo i pilastri costituzionali della Repubblica italiana, che viene riconfigurata quale potenza che si arroga il diritto di intervenire militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri interessi economici e strategici, e , al di fuori di tali aree, ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando degli Stati uniti.
Funzionale a tutto questo è la Legge quadro entrata in vigore nel 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero, costituendo per il loro finanziamento un fondo specifico presso il Ministero dell’economia e delle finanze.
Infine, come quarta missione, si affida alle Forze armate sul piano interno la «salvaguardia delle libere istituzioni», con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza», formula vaga che si presta a misure autoritarie e a strategie eversive.
Il nuovo modello accresce fortemente i poteri del Capo di stato maggiore della difesa anche sotto il profilo tecnico-amministrativo e, allo stesso tempo, apre le porte delle Forze armate a «dirigenti provenienti dal settore privato» che potranno ricoprire gli incarichi di Segretario generale, responsabile dell’area tecnico-amministrativa della Difesa, e di Direttore nazionale degli armamenti. Incarichi chiave che permetteranno ai potenti gruppi dell’industria militare di entrare con funzioni dirigenti nelle Forze armate e di pilotarle secondo i loro interessi legati alla guerra.
L’industria militare viene definita nel Libro Bianco «pilastro del Sistema Paese» poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».
Non resta che riscrivere l’Art. 1 della Costituzione, precisando che la nostra è una repubblica, un tempo democratica, fondata sul lavoro dell’industria bellica.

(il manifesto, 14 febbraio 2017)

NELLE PICCOLE COSE

"Nelle grandi cose gli uomini si mostrano come conviene loro mostrarsi. Nelle piccole, si mostrano quali sono".
Nicolas  De Chamfort

LA PERDITA PIU' GRANDE

"La morte non è la più grande perdita nella vita. La perdita più grande è la parte più interiore di noi che facciamo morire mentre viviamo".
Francis Bacon

GOLIAS: PERIODICO DEI CATTOLICI ALTERNATIVI FRANCESI

Da ben oltre 30 anni la rivista Golias è la voce del cattolicesimo progressista d'Oltralpe. Se uno dei numerosi lettori francesi di questo blog mi segnalasse l'indirizzo della redazione, gli sarei grato. In ogni caso, il quotidiano Repubblica di oggi segnala alcuni movimenti del risveglio del cattolicesimo sia tradizionalista che progressista: "Lione. Nel cuore della Francia il risveglio degli elettori in nome del cattolicesimo".
La riflessione di Anais Ginori continuerà nei prossimi giorni. La segnalo vivamente ai lettori e alle lettrici.
Franco Barbero

DOMANI 19 FEBBRAIO ORE 10 A PINEROLO

Domani celebriamo l'eucarestia della comunità di Pinerolo in Via città di Gap,13 alle ore 10.
La predicazione sarà svolta da Ines Rosso e Franca Gonella
Poi pranzo comunitario