lunedì 31 agosto 2015

UN FILM CORAGGIOSO


"Abbraccialo per me", film coraggioso nel tunnel della disabilità mentale
C'è un piccolo e coraggioso film che bussa con forza alle nostre coscienze. Si chiama "Abbraccialo per me". Lo ha scritto e diretto il regista Vittorio Sindoni con il contributo (alla sceneggiatura) di Angelo Pasquini (autore di "Viva la libertà") di Maria Carmela Cicinnati e Antonella Giardinieri. Vi recitano, tra gli altri, una bravissima Stefania Rocca e un giovane fenomeno come Moisé Curia (della banda di "Braccialetti rossi").

Un film che ti prende alla gola, ti massacra il cuore, ti emoziona fino alle lacrime e ti butta in faccia il problema della disabilità mentale che un Paese come il nostro (nonostante l'avanzatissima legge Basaglia) è ancora uno strazio insormontabile per centinaia di migliaia di persone e per altrettante famiglie. Un problema che non trova risposte nelle norme e nelle strutture esistenti e che sfocia troppo spesso in disastri famigliari e, a volte, in tragedie come quelle del povero Andrea Soldi, il ragazzo ucciso a Torino durante un tragico Trattamento sanitario obbligatorio.


UN PO' DI CHIAREZZA E DI SPERANZA

Mentre il governo inglese rifiuta ostinatamente la politica dell'accoglienza, l'Unione Europea sembra cominciare a rendersi conto della realtà dei migranti e riconosce il ruolo centrale e costruttivo svolto dall'Italia che, dice la Merkel, "va aiutata e non può essere lasciata sola".
Qualche volta è bene non ridurre l'Italia e la sua politica ai soli difetti. Milioni di italiani, a partire dalla Sicilia e da Lampedusa, dalle chiese al volontariato, contrastando le farneticazioni della Lega, si impegnano ogni giorno per creare spazi di accoglienza.
Fiorentina e Franco

CHE DIO PASSI DAVANTI A NOI

  "Che Dio passi davanti a noi per guidarci,
cammini al nostro fianco per essere il nostro amico,
sia sopra di noi per proteggerci,
rimanga dietro di noi per dirigerci,
sia sotto di noi per portarci,
dimori in noi per amarci".
Liturgia 28/11/2004
( tratto da " Un sentiero nella foresta).

GRAZIE SIMONA E GABRIEL

Tanti, tantissimi/e...uomini, donne, bambini...i genitori degli sposi e un gruppo enorme di amici.
Un matrimonio ecumenico celebrato liturgicamente e pubblicamente tra un uomo ebreo e una donna cristiana, almeno dalle nostre parti, non è così frequente.
Riporto le parole con cui ho introdotto la celebrazione:
Cari Simona e Gabriel, cari famigliari e amici,
ci  troviamo qui insieme per ringraziare Dio per il dono del vostro amore.
E' sempre bello e non è mai scontato che due persone si impegnino in un progetto d'amore stabile, duraturo, sognato e pensato per tutta la vita.
C'è un secondo elemento che voglio sottolineare. Siamo davvero numerosi. Veniamo da luoghi, da esperienze, da percorsi culturali e religiosi diversi, parliamo lingue diverse, abbiamo pelli diverse ma le differenze, accolte come arricchimento reciproco, non ci impediscono affatto di sentirci uniti nella festa e nella preghiera all'unico Dio di cui ci riconosciamo creature.
Ancora una volta l'amore fa in modo che si crei reciproca accoglienza.
Franco Barbero 30 agosto 2015

Sinodo: “Con i cattolici comincia una storia nuova”

«Vogliamo scrivere insieme una storia nuova, diversa da quella conflittuale del passato, posta sotto il perdono di Dio». Così il professor Fulvio Ferrario, coordinatore della Commissione per l'ecumenismo delle chiese metodiste e valdesi, ha sintetizzato il significato della lettera a papa Francesco, alla quale ha collaborato. E ieri per tutto il giorno al Sinodo valdese di Torre Pellice in molti, a cominciare dal moderatore Eugenio Bernardini, si sono impegnati a spiegare che nessuno ha mai voluto rifiutare il perdono richiesto dal Pontefice. E Bernardini ha ricordato come lo stesso concetto sia stato più volte evocato nel dibattito sulla Shoah: si apprezzano e si condividono le richieste di perdono, ma non si può negare ciò che è avvenuto nella storia.
«Abbiamo accolto le sue parole con rispetto e commozione, convinti che il perdono sia importante tra cristiani - dice Ferrario - Le nostre Chiese sono disposte a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi». E, anche per Bernardini, al Pontefice sarà chiaro il senso delle parole scritte nella lettera, mentre si attende per venerdì l'arrivo di monsignor Bruno Forte, uno dei teologi ritenuti più vicini a Francesco.
Il cammino ecumenico tra cattolici e valdesi è già iniziato, e ci si aspetta che diventi più intenso, dopo la visita del Papa, a cominciare da temi come l'accoglienza ai migranti, come ha spiegato Maria Bonafede: «Il progetto comune della FCEI e della Comunità di Sant'Egidio per la costituzione di corridoi umanitari tra il Marocco e l'Italia è un altro esempio significativo di un cammino ecumenico che si concretizza nell'azione pratica».
Ma quando si parla di persecuzioni, degli atteggiamenti "non umani" avuti dai cattolici verso i valdesi, a che casa ci si riferisce? Per capirlo, bisogna cercare proprio nelle valli, nei monti e nei prati intorno a Torre Pellice, dove nel 1532 si tenne il Sinodo valdese che aderì alla Riforma, figlio di un movimento pauperista nato nel 1137. Scomunicati da papa Lucio III, i valdesi continuarono ad espandersi, arrivando dalla Francia in Italia e facendo delle Valli del Pinerolese uno dei loro principali rifugi. Tra loro, che predicavano la Bibbia tradotta nelle lingue popolari, vi erano i Barba (zio, in piemontese) e i semplici fedeli. Alla fine del XIII secolo, nessun prete cattolico ammetteva   i valdesi ai sacramenti. E Voltaire ricorda le seimila persone uccise dal Parlamento di Provenza nel 1545. Nel 1561, i valdesi italiani firmarono 1a pace di Cavour, primo esempio di libertà religiosa, che li confinava però oltre i 700 metri di altezza. L'Inquisizione romana appoggiò il Regno di Napoli nei massacri di valdesi in Puglia e in Calabria. E' nel 1655 arrivarono le Pasque Piemontesi: Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, scatenò una "caccia al valdese" che indusse i 2700 superstiti a fuggire verso Ginevra. Trent'anni dopo, con 1'appoggio del re d'Inghilterra Guglielmo III, i valdesi tornano nelle valli: è il Glorioso Rimpatrio. Li guida Enrico Arnaud, pastore e capitano, la cui Statua con tanto di spada è davanti alla casa dove si celebra il Sinodo. Solo nel 1848, con le Lettere Patenti, Carlo Alberto riconosce loro definitivamente i diritti civili e politici.
Vera Schiavazzi

(Repubblica 26 agosto)

Scuola di Alzheimer per parenti dei malati “Seguirli, ma a casa”

L'UNIVERSITA' Popolare di Torino annuncia tra i suoi corsi una novità rilevante: "Appunti di viaggio sull'Alzheimer per aiutare le famiglie e sensibilizzare la comunità". La malattia sarà studiata a scuola dai parenti e dagli amici delle persone colpite in tutti i suoi aspetti: scientifici, sociali, relazionali, «dalla routine quotidiana al Tso», dalla condizione iniziale di autosufficienza alle ultime fasi di vita.
E' infatti evidente che la risposta assistenziale più1 "forte" diviene la cura a domicilio, ma in termini qualificati. Uno degli impegni più rilevanti è la scoperta tempestiva del male, perché le cure immediate rallentano il declino e migliorano le condizioni di vita, evitando crisi drammatiche.
Altri problemi quotidiani hanno grande rilievo, come il rapporto molto delicate tra malato e cibo; al riguardo un'iniziativa scientifica e sociale per i parenti è annunciata alla ripresa settembrina dalla struttura di cura dell'Alzheimer dell'Ospedale San Luigi di Orbassano diretta dal dottor Fausto Fantò: un convegno affronterà il tema dell'alimentazione perché la malattia rischia di rendere drammatico il tempo del pranzo e della cena; senza adeguate attenzioni il malato può essere esposto a gravi episodi di soffocamento.
Anche questa "scuola" (proveniente da una struttura che assiste annualmente un migliaio di persona, con trenta posti letto) si pone nell'ottica di un'adeguata formazione dei famigliari, per un'assistenza non "passiva", nella linea di un sostegno domiciliare concreto. All'incontro è annunciata la partecipazione dell'assessore Antonio Saitta, che non ha mai mancato ai precedenti appuntamenti annuali del San Luigi, con medici, ricercatori, assistenti sociali, famigliari e molti altri soggetti.
La linea dell'assessorato alla Sanita è per lo sviluppo dell'assistenza domiciliare, con un collegamento nuovo con la rete locale dei servizi, anche in termini di impegni finanziari; ma dai messaggi convergenti dell'Università Popolare e dell'ospedale di Orbassano giunge anche un appello prioritario al governo e alle forze politiche perché alle fasce più disagiate della popolazione, colpite da gravi patologie, sia assicurata una reale attenzione.
A Orbassano porterà la sua testimonianza anche il cardinale Severino Poletto, "vicino" a papa Francesco: nell'anno della "misericordia" l'attenzione ai più deboli della società è anche una sollecitazione etica e culturale per una diversa scala di valori nelle scelte pubbliche e private. Il nuovo, essenziale ruolo delle famiglie non può essere interpretato come uno "scarico di responsabilità" verso i malati di Alzheimer, ma come l'esigenza di una forma più alta di collaborazione tra servizi pubblici e privati: casi come Avigliana vanno cancellati dalla vita sociale con nuove soluzioni alternative.
Un'ultima annotazione sull'Alzheimer: è confermata per i primi mesi del 2016 l'apertura della Clinica della Memoria promossa dalla Fondazione presieduta da don Mario Foradini; ci saranno cento posti letto per la cura e la ricerca, sotto la direzione dei Fatebenefratelli che hanno in Italia una vasta esperienza; sull'ex Campo volo di Collegno decollerà finalmente una struttura d'avanguardia, frutto della collaborazione pubblico-privato, su un'area donata dall'avvocato Agnelli, costata venti milioni di euro, in parte sottoscrizioni private, in larga misura contributi delle due Fondazioni torinesi Crt e San Paolo.
Per l'opera ci sono voluti quindici anni, tanti, forse troppi; ma oggi le esigenze sono così grandi da rendere la Clinica un autentico "bene comune", voluta fortemente da un parroco coraggioso, da ex sindaci comunisti (di Collegno) impegnati, da imprenditori aperti.
Mario Berardi

(Repubblica 25 agosto)

Piscina: atteso don Dino. Nuovo parroco

Don Dino Garrone, parroco di Airasca, domenica 6 settembre farà il suo ingresso anche nella parrocchia di Piscina. Da tale data sarà infatti parroco anche di Piscina. Già in queste settimane don Dino ha celebrato le Messe nelle due comunità, alternando le Messe nei feriali. Un altro sacerdote chiamato quindi a prestare il servizio in più parrocchie.

(L'Eco del Chisone 26 agosto)

“L'Europa perderà la sua anima”

BERLINO. «Juncker ha ragione, l'Europa rischia di perdere la sua anima. Un'Europa nella quale paura e diffidenze della vecchia cultura degli Stati nazionali vinca sulla cultura moderna della globalizzazione solidale è votata alla sconfitta. E al populismo, pericolo mortale ». Così ci dice Agnès Heller, massima intellettuale marxista vivente.
Professoressa Heller, che pensa dell'articolo di Juncker?
«Tocca il problema di fondo. L'Europa è prigioniera della sua Weltanschauung di Stati nazionali. L'America ha capito che integrare differenti culture è difficile ma vantaggioso, e ha una crescita doppia di quella Ue».
Però l'Europa è affollata di migranti, la gente ha paura, come reagire?
«Il problema esiste, ma come Juncker mi sembra dire la peggiore reazione è quella europea: odio, ostilità vittoriosi sui valori europei di solidarietà e accoglienza. L'Ungheria di Orbàn è il caso limite ma contagioso: propaganda d'odio e d'idea di esclusione degli altri. L'America con tutti i suoi difetti è l'Arca di Noè che accoglie e integra migranti a suo vantaggio, l'Europa non sa essere Arca di Noè e si danneggia da sola. Guai a ignorare il monito di Juncker».
Juncker condanna l'Europa dei nuovi Muri, che ne dice?
«Nell'Europa dei nuovi Muri rivive l'Europa degli Stati nazionali che si combatterono nella prima guerra mondiale, uscendone chi vincitore chi sconfitto. Purtroppo questa Ue che trema per i migranti senza saper trovare soluzioni comuni a un'emergenza reale è un'Europa di Stati nazionali, non di cittadini. Stati nazionali egoisticamente incapaci di accettare nuovi cittadini di altre culture, al contrario dell'America. La fine dell'Europa degli Imperi - austroungarico e germanico, britannico e russo - ci portò più sovranità nazionali ma anche meno multiculturalità e una nuova incapacità di pensare a come essere nazioni moderne, comunità di valori capaci di accogliere a loro vantaggio chi vuole integrarsi».
Ma come rispondere alla paura della gente comune per la "criminalità importata" e le maree umane?
«Guardi, la maggioranza dei profughi viene da Siria, Afghanistan o altri paesi in guerra. Fuggono da bombardamenti, massacri, terrore e morte, e spesso sono qualificati. E non erano criminali a casa. Se li integri, se tendi loro la mano, possono ricambiare. Fiorello La Guardia figlio di poveri migranti da sindaco fece decollare New York come metropoli globale. Ma se li respingi con la cultura dei Muri, diventano ostili, cominciano a odiarti, e arriva il peggio, da ogni parte».
Eppure la marea dei migranti rafforza i populisti: minaccia alla democrazia?
«Sono un filosofo, non mi chieda rimedi. Ma presto o tardi l'Europa perderà la sua identità di somma di Stati nazionali, che lo voglia o no. Internet, la cultura globale, informano tutti: sulle retribuzioni e i diritti umani in Germania o altrove nella Ue ben diversi per i qualificati in fuga da paesi derelitti in guerra. Continueranno ad arrivare. L'America lo ha capito, integra meglio e cresce di più, in economia scienza cultura ed eccellenze».
Insisto, tanti emigranti producono tanti populisti, e allora?
«È il pericolo più grave: che la cultura dell'odio e dell'esclusione conquisti l'Europa. Rischio tragico: per secoli l'Europa fu un continente di stranieri, gente che tra guerre, Stati finiti e nuovi Stati o Imperi, cambiava cittadinanza o nazionalità o cultura di riferimento. Quell'Europa delle tragedie fu anche l'Europa della cultura europea più vitale, dall'Illuminismo alle belle arti a ogni campo. Oggi l'avversione allo straniero non ci difenderà dagli arrivi in massa, ma ci impoverirà nell'animo. Certo, occorre porre loro condizioni severe d'integrazione, ma i Muri creano solo nuovi nemici, ostilità a casa nostra. Chi è accolto come nemico diventa nemico, nel nostro territorio. Chi è integrato diventa patriota come i nuovi americani».
Balcani ventre molle della marea umana, dice Juncker. Vero o falso?
«Vero, ma anche l'America ha il suo ventre molle al confine messicano. Però integra e dà cittadinanza, e insisto cresce il doppio della Ue. In Europa, non solo nella mia Ungheria, troppi parlano contro "chi ha un altro colore della pelle". I migranti sono una sfida, ma come dice Juncker la risposta deve essere europea, non nazionale. Purtroppo ci manca persino una Costituzione europea, servirebbe anche nell'emergenza migranti».
ANDREA TARQUINI

(Repubblica 25 agosto)

domenica 30 agosto 2015

"UNA FOLLA SFRENATA DI PERSONE SOLE. TONDELLI LO CAPÌ TRENT'ANNI FA"

Trent'anni dopo, sulla riviera romagnola si muore ancora. Si muore per droga, incidenti, coltelli. Con quella stessa malinconia, tra le luci di un lungomare che non finisce mai. Ma esistevano solo il buio, il profondo, lo sconosciuto, dentro quell'identica aria densa di salsedine e dolore. L'inganno, l'apparenza e il sentimento dell'addio tornano con le parole di Pier Vittorio Tondelli, con Rimini che Bompiani ripubblica dopo tre decenni esatti, 24 anni dopo la giovane morte dello scrittore, in questi giorni di feste, risse e sangue in spiaggia.

Forse, con l'aiuto del tempo e della distanza si potrà comprendere meglio un piccolo classico postmoderno della solitudine e dello straniamento, liquidato allora da certa critica come un romanzetto all'americana, costruito per vendere (e infatti vendette moltissimo, 100 mila copie solo nella prima ondata in libreria). Nei giorni delle vite spericolate sbattute contro un muro, Rimini continua a raccontare un abbaglio e un'illusione.

Fulvio Panzeri è lo studioso che più di ogni altro è entrato nel mondo di Tondelli, colui che ha raccolto il materiale di Un weekend postmoderno (1990) e ha curato la nuova edizione di Rimini.

Perché leggerlo, o rileggerlo?

«Perché ci spiega cos'era quell'Italia che si credeva l'America, e che cos'è diventata. Perché Rimini ha un nocciolo profetico, non a caso si chiude con una specie di apocalisse».

Per Tondelli, che cos'era quella città?

«Una metafora dell'inganno. Niente di felliniano: una folla sfrenata dove scoprirsi totalmente soli. Il romanzo mostra quello che si muove dietro le luci e dentro di noi, il disagio, il vuoto».
È ancora valida quell'idea di provincia, la falsa serpentina luminosa?

«Sì, perché smaschera una finzione. E poi la superficialità italiana non è mica cambiata. Rispetto ad allora è solo venuto a mancare il mito del guadagno facile, dello yuppismo. Il sogno si è perso, mentre la disperazione si è estesa».

Adesso come la descriverebbe Tondelli?

«Osserverebbe tutto, vorrebbe prima guardare, ascoltare. Come fece per Rimini , libro preceduto da una serie di articoli sulla riviera romagnola, su quei luoghi simbolici. Lui non era un festaiolo, proprio per nulla, ma era curioso di tutto».

Scelse di utilizzare generi narrativi diversi, dal giallo al rosa, dal romanzo psicologico all'apocalittico: per questo non venne del tutto capito?

«Pier Vittorio fece una scommessa, lui che riteneva Il lungo addio di Chandler l'opera più importante del Novecento. Ma quella struttura insolita e popolare, inedita da noi, non fu accettata dai critici che normalmente detestano i bestseller. Tenete conto che, allora, il noir era giudicato materiale da edicola o poco più. Credo che Rimini , con le debite proporzioni, abbia compiuto un'operazione di sdoganamento simile a quella di Eco con Il nome della rosa . E la malinconia che impregna quasi tutte le sue pagine, dopo tanto tempo le riscatta».

Lei ha parlato di libro profetico: perché?

«Perché dentro le vite spericolate già covava la morte».

È come se due forze opposte, riempimento e svuotamento, agissero con potenza e senza soluzioni.

«Tra finta allegria e smarrimenti c'è un dialogo continuo, sotteso e silenzioso. C'è il piano narrativo di un Paese che ha perso direzione e senso, che vaga nel deterioramento, e quello di personaggi che procedono tra allegria e vuoto».

Il romanzo dilata moltissimo il tempo e offre il senso di una distanza: compaiono macchine per scrivere e telefoni fissi, mangiacassette e flipper, zone per non fumatori sugli aerei e rullini fotografici. Siamo davvero così lontani da quell'epoca?

«Fino a un certo punto, anche se oggi trent'anni ne valgono trecento. Salvo scoprire, poi, quello che invece rimane indelebile: il dolore delle persone sole. Ma la forza di Rimini è anche nei colori, nei linguaggio popolare, quel saper essere fumetto e videogioco. Tondelli paragona la riviera romagnola a Hollywood e Nashville, ci sono i colori pastello delle cabine sulla spiaggia, i sorbetti fluorescenti, Fiabilandia e l'Italia in Miniatura, però dentro i luna park troviamo una disperazione senza fine».

Bellariva, Marebello, Miramare, Rivazzurra: l'inganno comincia dai nomi?

«Spesso è così. Dai nomi e dalle parole».

Sesso ginnico e compulsivo, tradimenti continui, non solo fisici. Quale tipo di amore c'è in Rimini?

«Un'illusione di sensazioni estreme, di viaggi senza ritorno nell'euforia e nell'inganno. Ma anche legami profondi, strazianti. Bisogna scendere sotto la superficie e puntare gli occhi nel disastro. È un po' tutto il meccanismo del romanzo a procedere così: l'industria del divertimento si rivela, alla fine, una scatola vuota. I personaggi perdono molto o tutto, dicendo continuamente addio».

(Maurizio Crosetti, Repubblica 24 agosto)

NUOVA SEDE DEL PARTITO DEMOCRATICO A PINEROLO

Da sabato 22 agosto è aperta e funzionale la nuova sede del Partito Democratico di Pinerolo.
Essa è molto più centrale rispetto alla città ed è situata in Via Silvio Pellico 26.
Dispone di ambienti più ampi ed è più accessibile per i cittadini. Speriamo che la nuova sede, data la sua collocazione, favorisca anche un più intenso rapporto tra partito, iscritti e cittadinanza.

MI HAI DATO MOLTO TEMPO

O Signore, tu mi hai donato molto tempo.
Il passato è ormai alle mie spalle,
ma il futuro è ancora aperto.
Ti ringrazio per ogni istante scandito
dal mio orologio,
per ogni mattino che vedo al mio risveglio.
Non ti chiedo di darmi più tempo,
ma ti chiedo di dare un senso
ed una prospettiva ai miei giorni.
 Aiutami a riservare un po' di questo tempo
per meditare in silenzio,
per ascoltare la Tua parola
e per aiutare coloro che aspettano il mio conforto.
 Ogni ora è come un piccolo lembo di terra.
Fai in modo che io possa solcarla con il mio aratro
e gettarvi dentro amore, pensieri e parole
che portino frutto.
  Signore benedici tu la nostra giornata.
( Paola De Petris- La Gazzetta svizzera)


Signore, provoca nella tua chiesa il cambiamento e il rinnovamento

Signore, la Chiesa non ha nulla da difendere in
questo mondo, se vive della forza che le dai.
Che essa proclami Cristo, che viva e renda la sua
testimonianza!

Sconosciuta, eppure ben conosciuta; moribonda
eppure sempre viva; povera ma arricchente molti.
Signore, provoca nella tua chiesa il cambiamento
e il rinnovamento.

Rinnovamento delle istituzioni, rinnovamento del
culto, rinnovamento di tutto il popolo della
chiesa e rinnovamento della sua Missione!

(M.A.Thomas, Nordelbische Mission 1982)
Ah, se avessi vent'anni, quante gliene andrei a dire, al Pd di Reggio Emilia. Che cedendo alle malevole polemiche della Lega (e di qualche grillino dal cuore leghista) ha allontanato dalla Festa dell'Unità una trentina di profughi africani. Bisognerebbe, almeno ogni tanto, avere il coraggio delle proprie idee, specie se queste idee sono buone e pulite. Inserire come volontari in una grande festa popolare una trentina di profughi significa farli sentire, almeno per un poco, parte di una comunità; farli sentire meno inutili; farli sentire bene accolti. Se questa era l'intenzione, non c'è sospetto losco, non c'è polemica furba che possa far recedere: perfino a costo di sentirsi imputare qualche imprecisione sulle normative, perché ci sono circostanze nelle quali le norme non sono in grado di assecondare uno slancio onesto, una decisione giusta.
Lo sguardo della Lega è basso. Per alzarlo basta leggere il breve, semplice, chiarissimo appello dei volontari italiani alla Festa di Reggio: «Abbiamo appreso con grande dispiacere che le polemiche aperte sui giornali dalla Lega e dai grillini abbiano avuto come esito la sospensione della partecipazione dei ragazzi profughi a Festareggio. Ci pare semplicemente vergognoso e limitativo delle libertà di questi ragazzi, che non sono agli arresti domiciliari, ma richiedenti asilo liberi di circolare sul suolo nazionale. Tornate, ragazzi. I vostri amici vi aspettano». Controfirmo.
Michele Serra

(Repubblica 26 agosto)

CARDINALE DELL’OPUS DEI

Innervosito dalla straripante marcia dell'orgoglio gay del giorno precedente (27 giugno) e indignato per la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di legalizzare il matrimonio omosessuale su tutto il territorio nazionale (v. tra le notizie precedenti), l'arcivescovo opusdeista di Lima, card. Juan Luis Cipriani, nella sua domenicale trasmissione radio "Dialoghi di Fede" è intervenuto paragonando le nozze gay al nazismo e al fondamentalismo islamico.
«La storia giudica ogni generazione», ha tuonato il 28 giugno (La Repubblica.pe), e «saprà giudicare se stiamo lasciando a chi viene dopo di noi un mondo migliore o un mondo davvero penoso». Il nazismo ha prodotto un «olocausto» che le generazioni successive «continuano a giudicare» come «cosa selvaggia e inumana», eppure, ha ricordato, «a suo tempo ha praticamente riempito il mondo». «Ora - ha continuato ad esemplificare - stiamo assistendo agli attacchi islamici di un gruppo tenebroso, ma la generazione che verrà giudicherà quello che hanno fatto, e allo stesso modo - ha detto lasciando la frase in sospeso - credo che quando si attacca il matrimonio e la famiglia...».
Il cardinale ha tacciato di «colonialismo» gli Stati Uniti accusandoli di influenzare, negativamente nel caso specifico delle nozze. gay, le politiche sociali di altri Paesi: «Ora, per un voto di una Corte nordamericana, si vuole cambiare il modo di vivere nel mondo. Questo si - ha esclamato - che è imperialismo». (eletta cucuzza)

(Adista 11 luglio)

IL NARCISISMO DI MASSA NUOCE ANCHE ALLA SALUTE

No alle diete dimagranti che usano sostanze pericolose e deresponsabilizzano i nostri comportamenti alimentari. Nei giorni scorsi la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha vietato le preparazioni che contengono sette principi attivi. Triac, clorazepato, fluoxetina, furosemide, metformina, bupropione e topiramato. Farmaci che, usati singolarmente e adeguatamente, sono utili nella cura di malattie come diabete, ipertensione, epilessia, depressione. Ma, come ha stabilito la Rete nazionale di farmacovigilanza, se vengono associati per essere assunti a scopi meramente estetici, hanno «un rapporto beneficio-rischio estremamente sfavorevole». Detto in soldoni fanno male alla salute. A quella fisica direttamente. Ma indirettamente anche a quella sociale. Perché se il ministero decide molto opportunamente di intervenire in una maniera così drastica significa che il ricorso ai farmaci per perdere peso si diffonde a macchia d'olio. E in molti casi sfiora la dipendenza.
Del resto basta entrare in una farmacia per rendersi conto della subdola pervasività di un meccanismo di domanda-offerta di magrezza, che ormai alimenta una vera e propria psicopatologia della vita quotidiana. Una sindrome normalizzatrice, che formatta i corpi e le anime. Mescolando costrizione e autocostrizione. Col risultato di generate ansia e infelicità. Senso di inadeguatezza e caduta verticale dell'autostima. E' l'altra faccia del narcisismo di massa contemporaneo, che fa della snellezza un imperativo etico ed estetico. E in nome di un feroce moralismo della leggerezza è disposto a giocarsi anche la salute.
Marino Niola

(Il Venerdì 21 agosto)