sabato 2 agosto 2014

CHE GIUSTIZIA E’?

Se fosse passato dalle casse non gli sarebbero costate tanto care quelle due scatolette che si è intascato, una di macinato di carne, l'altra di mazzancolle. Se ci fosse passato a far "bippare" i due codici a barre, sabato sera, avrebbe dovuto tirare fuori appena dieci euro. Se solo li avesse avuti, quei soldi. Se solo, dopo otto anni di lavoro in un 'officina, non avesse perso il lavoro due anni fa. Quella spesa rubata al Lidl, per fame, alla fine gli costerà molto più cara del prezzo esposto sugli scaffali del supermercato, la bellezza di undici mesi di carcere, anche se per il momento la pensa sarà sospesa. Undici mesi per un furto da dieci euro, chiesti dallo stesso avvocato dell'ex meccanico venuto a Torino dieci anni fa dal Marocco. Un patteggiamento, di fronte all'accusa, grave, non solo di furto, ma di «rapina impropria»: ha aggredito e spintonato il commesso del supermercato, che è intervenuto dopo averlo visto mettersi carne e crostacei in tasca. Quando ieri mattina, in tribunale, l'avvocato difensore, Vincenzo Valerio Donato, ha presentato la proposta di patteggiamento ha dovuto anche chiedere al giudice di non disporre l'ordine di custodia cautelare richiesto dalla procura e di procedere alla scarcerazione immediate. «Il mio assistito è in Italia con tutti i permessi in regola da oltre dieci anni - ha spiegato a fine udienza - ma da due anni é disoccupato perché ha perso il lavoro da meccanico. Al lavoratore senegalese che l'aveva fermato, ha chiesto scusa con una lettera e si é impegnato a risarcirlo con 100 euro, mentre al supermercato verserà la somma equivalente, dieci euro, al prezzo dei prodotti trafugati». Sulla proposta di patteggiamento l'ultima parola spetterà, venerdì, al giudice.
Gabriele Gruccione

(Repubblica 22 luglio)
Come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, né asciugare l'acqua con l'acqua, così non si può eliminare la violenza con la violenza.

Leone Tolstoj

​(L'Unità 25 luglio)
L'AUMENTO della "povertà assoluta", che ormai affligge un italiano ogni dieci, conferma che la società di mercato questa volta non sembra più in grado di rigenerare ciò che ha perduto, Come fa la lucertola con la sua coda. Chiunque rifletta sulle nuove penurie, sui buchi lasciati nel tessuto sociale dal salto d'epoca delle tecnologie (giganti del web, a pari fatturato, generano un centesimo dei posti di lavoro che offriva una grande azienda meccanica), si domanda quando, e quanto, gli esclusi si metteranno in moto per presentare il conto, e reclamare la fine della propria sfortuna; se lo faranno a gruppi sparsi, secondo i modi della "società liquida", o riusciranno a quagliare in qualche maniera fino a farsi "classe"; se prevarranno forme di resilienza, un intelligente adattarsi e risocializzare i costi; o di rabbia e di antagonismo, tipo "riprendiamoci quello che ci serve"; se la storia prevede ancora rivoluzioni strutturali, nel senso detto da Marx, o solamente redistribuzioni anche traumatiche, anche cruente, ma non tali da rovesciare l'assetto della convivenza. Una sola cosa, secondo logica, ci sembra impossibile: che niente accada, e ognuno accetti il proprio destino senza fiatare. E a ben pensarci, più di una rivoluzione o di rivolte sparse e assortite, fa paura l'idea di una muta, infinita depressione che assecondi un infinito declino.
Michele Serra

(Repubblica 15 luglio)

venerdì 1 agosto 2014

Negli ultimi due giorni a Gaza è stato ucciso un bambino ogni ora.
Lo scioccante numero di bambini uccisi, feriti o sfollati esige una ferma risposta internazionale.

Save the Children

Perseveranza

"La perseveranza è il laboratorio sperimentale della speranza. Certo, non è affatto detto che chi persevera possa raccogliere prove cogenti circa la verità di ciò in cui crede, ma tuttavia si possono intravedere segni concreti che dicono che la strada lungo la quale ci si sta muovendo è giusta e merita di essere percorsa fino alla fine. Nelle cose che davvero contano, chi persevera non lo fa solo per sé, ma passa sempre un testimone. Chi agisce altrimenti non solo non semina futuro, ma può anche perdere quel che crede d'avere già guadagnato" (SALVATORE NATOLI, Perseveranza, Il Mulino, Bologna 2014, p. 99).

50 OBIETTORI CONTRO LA GUERRA

Se n'è parlato poco. Ma la notizia è importante. Cinquanta soldati israeliani hanno obiettato e rifiutato l'ordine di sparare.
Abbiamo bisogno di queste testimonianze.
A questi farei un monumento.

Franco Barbero

IL PARROCO DI BIBIANA IMPEDISCE L’APERTURA DELL’ASILO COMUNALE

La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni richiama
l'attenzione di tutti i cittadini e delle istituzioni pubbliche sulla
scandalosa vicenda che è emersa alla cronaca di questi ultimi giorni
relativamente alla scuola dell'infanzia comunale di Bibiana (TO) che non
può essere aperta per un veto del Parroco del paese.
La Regione Piemonte infatti, con la delibera del
Consiglio Regionale 252 _33474 del 29 ottobre 2013, sul dimensionamento
scolastico per l'anno 2014/15, approvata nella scorsa legislatura da
parte della maggioranza di centrodestra del Presidente Cota ha stabilito
che "nell'ambito della pianificazione i comuni competenti per le scuole
dell'infanzia, primarie e secondarie di I grado dovranno: [...] Dunque
per quanto riguarda le scuole dell'infanzia dovrà essere consentita la
coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie
al sistema scolastico nel suo complesso, ovvero non dovrà essere
determinata riduzione, in termini di sezioni, dell'offerta formativa
esistente nelle scuole paritarie. All'uopo viene richiesto di unire il
parere motivato da parte delle eventuali scuole paritarie presenti nel
bacino di utenza e/o dall'associazione di categoria a cui le scuole sono
iscritte."
Questa delibera rappresenta una gravissima interferenza tra
pubblico e privato, poiché non è accettabile che la libertà di scelta
educativa delle famiglie, diritto sancito dalla Costituzione, sia
sottoposta ai desiderata delle "scuole paritarie presenti nel bacino di
utenza e/o dall'associazione di categoria a cui le scuole sono
iscritte", prova ne è proprio il recentissimo caso del Comune di Bibiana
(TO), dove l'apertura del nuovissimo asilo comunale pubblico è stata
bloccata dal parere negativo del parroco, che gestisce l'asilo privato
cattolico, nonostante le richieste di molti genitori orientate verso la
scuola dell'infanzia comunale. Si fa notare tra l'altro che l'asilo
cattolico può garantire soltanto l'accesso a 90 bambini, mentre le
richieste dei cittadini di Bibiana sono per 114 bambini, 24 dei quali in
questo modo non potranno vedere soddisfatte le proprie legittime
richieste. Già lo scorso anno si erano verificate situazioni analoghe
nei comuni di Torre Pellice, Bagnolo e Piossasco, motivate allora dalla
Direzione Istruzione e Formazione professionale della Regione col
"perché si deve consentire la coordinata partecipazione al sistema
scolastico da parte della scuola statale e della scuola paritaria" .
Nonostante tutti gli equilibrismi politici messi in atto negli anni per
motivare i finanziamenti pubblici alle scuole private (che la
Costituzione vieta espressamente), questa ulteriore gravissima forzatura
anticostituzionale continua ad emergere: non solo non esistono controlli
adeguati sul rispetto da parte delle scuole private dei parametri che
consentono l'ottenimento ed il mantenimento dello status di "scuola
paritaria", ma addirittura ci sono realtà in cui la vita delle scuole
pubbliche viene messa in forse, se non addirittura stroncata prima della
nascita, laddove l'esistenza di queste non faccia comodo alle scuole
private paritarie (cattoliche).
Forzare le scelte delle famiglie fino al punto da obbligarle non solo a
contribuire di tasca propria al bilancio delle scuole private e
confessionali, ma addirittura imponendo di abbracciare un progetto
educativo religioso ben preciso, quello cattolico nella schiacciante
maggioranza dei casi, non è assolutamente accettabile poiché equivale a
negare libertà fondamentali, costituzionalmente garantite, quali quella
di coscienza e di scelta educativa che non possono subire alcuna
restrizione.
Ricordiamo che l'articolo 33 della Costituzione della Repubbblica
italiana recita:
" L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed ISTITUISCE
SCUOLE STATALI PER TUTTI GLI ORDINI E GRADI.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di
educazione, SENZA ONERI PER LO STATO".
Da tale dettato costituzionale si evince con assoluta
chiarezza che la parte pubblica (stato e comuni) hanno l'OBBLIGO di
istituire scuole pubbliche di ogni ordine e grado e che i privati hanno
il DIRITTO di istituire scuole private SENZA ONERI PER LO STATO e senza
oneri significa con chiarezza lapalissiana divieto di finanziare
direttamente le scuole private, sia di finanziare i cittadini per il
pagamento delle rette (assai elevate) delle scuole private.
L'alibi ideologico al quale le forze politiche clericali si erano finora
appellate per approvare le leggi nazionali e regionali sul finanziamento
pubblico alle scuole private (cattoliche) era sempre stato quello della
sussidiarietà, intendendolo come il principio per cui il pubblico e il
privato (cattolico) dovevano concorrere assieme alla gestione dei
servizi pubblici, fermo restando l'obbligo della parte pubblica (statale
o comunale) di erogare comunque il servizio essenziale, ma in ogni modo
cercando di garantire (anche attraverso specifici finanziamenti e
agevolazioni normative) uno spazio ben definito alla parte gestita dalla
Chiesa cattolica.
Ora siamo allo stravolgimento e al ribaltamento totale anche di tale
già perversa consuetudine: ora è la parte privata confessionale che
decide se la parte pubblica può o non può aprire scuole pubbliche per i
propri cittadini che pagano le tasse. Quindi, di fatto, oggi nel nostro
paese i parroci decidono sull'apertura o meno delle scuole pubbliche da
parte dei sindaci: tanto varrebbe, a questo punto, decidere per legge
che il sindaco di ogni nostro comune debba essere obbligatoriamente il
parroco e abolire la Repubblica italiana, chiedendo l'annessione allo
Stato della Città del Vaticano.
Qualcuno certamente si straccerà le vesti, gridando con toni allarmati
all'anticlericalismo ottocentesco e ideologico di chi ha l'ardire di
segnalare questi pochi elementari fatti e principi, ma noi intendiamo
invece richiamare con forza l'attenzione dei cittadini su questo
ennesimo stravolgimento dei principi costituzionale supremi di libertà
religiosa e di laicità delle istituzioni, dei quali da sempre nel nostro
paese si fa carne di porco e su questo ennesimo slittamento, lento,
quasi invisibile, ma costante e inesorabile delle istituzioni pubbliche
della Repubblica verso lo stato confessionale gestito dalla Chiesa
cattolica, che a fronte delle chiese sempre più vuote ha in compenso le
casse sempre più piene a causa del vergognoso clericalismo e servilismo
clientelare di gran parte della classe politica che fa a gara per
genuflettersi davanti ai desideri delle gerarchie della chiesa
cattolica apostolica romana.
La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni chiede con forza
al nuovo governo della Regione Piemonte e al nuovo Consiglio Regionale
di impedire questo ennesimo scempio di legalità, abrogando nei tempi più
rapidi possibili la delibera in oggetto approvata nel 2013 dalla
maggioranza di Cota e destinando la totalità delle risorse regionali per
la difesa e il potenziamento delle scuole pubbliche, lasciando al
dettato costituzionale di regolare il funzionamento e il finanziamento
di quelle private confessionali e al gioco del libero mercato la loro sorte.

CONSULTA TORINESE PER LA LAICITA' DELLE ISTITUZIONI

ESPLOSIONE DI SUPERSTIZIONE


Marianna Madia per una fede più forte ha bisogno della droga di Medjugorje

Marianna Madia, ministra della Pubblica Amministrazione, ha raccontato a Sette, magazine del Corriere della Sera, la più bella vacanza  della sua vita, il pellegrinaggio a Medjugorje nel 2000, anno del Giubileo. E ha riferito: "Quando sei lì, in realtà non ti interessa capire se è vero o no quel che si racconta. Non ti poni il problema di quanto siano attendibili le apparizioni...  Entri in una dimensione di fede più forte, di consapevolezza profonda". Come tanti cristiani che non hanno una fede autentica in Cristo, Marianna Madia per entrare in una dimensione di fede più forte, ha avuto bisogno della droga di Medjugorje. Per sentire Dio non basta un cielo stellato, il mare in tempesta, gli occhi di un bambino, un nuovo straordinario tramonto, e neppure basta il silenzio nella penombra di una piccola chiesa, per una fede più profonda occorre la droga di Medjugorje, il chiasso di Medjugorje, il grosso affare commerciale di Medjugorje, e che importanza ha se in quel luogo si venera un idolo, una Madonna inventata, la Madonna che ogni giorno dà insulsi messaggi, la Madonna che gioca con la macchina fotografica? Che importanza ha? E che importanza hanno le parole sante di papa Francesco, il quale riferendosi sicuramente a quella Madonna, ebbe a dire: "La Madonna è Madre! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni... Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio... Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione: viene nella saggezza". La Madonna di Medjugorje attira l'attenzione, viene nella stoltezza, e ne ha bisogno chi non ha un'autentica fede in Cristo.

Renato Pierri

 



Il dono del tempo

Il tempo é uno stupendo regalo che Dio ci fa. Egli ne domanderà il conto esatto. Ma non temere, Dio non é un cattivo padrone. Non ci dà nessun lavoro senza offrirci i mezzi per compierlo. Si ha sempre il tempo di fare ciò che Dio ci dà da fare.

Quando ti manca il tempo per eseguire tutto, fermati qualche istante e prega. Poi stabilisci l'impiego della tua giornata sotto lo sguardo di Dio. Tralascia ciò che lealmente sai di non poter portare a termine, anche se gli uomini vi insistono e non comprendono, perché Dio non te lo dà da fare. Tu non hai, quindi, mai troppo lavoro da compiere.

Quando hai scoperto ciò che Dio desidera vederti fare, allora lascia tutto e dedicati interamente a questo compito, Dio ti aspetta là, in quel momento, in quel posto e in nessun altro luogo.

Michel Quoist


(Riforma 18 luglio)

L'ho detto per decenni e lo ripeto adesso: i palestinesi sono i nostri vicini e lo saranno eternamente, questa é la realtà. Perciò dobbiamo parlare con Hamas. Non ci sono altre vie.

Abraham Yehoshua
scrittore israeliano

L’unica, la sola, la sempiterna vittima

I cittadini dello stato d'Israele in questi giorni sono vittime di una pioggia di missili che provengono dalla striscia di Gaza e vivono l'angoscia degli allarmi che li costringono a correre nei rifugi per evitare di essere colpiti. Fortunatamente, l'efficacia dei missili lanciati dall'ala militare di Hamas o di altri gruppi jihadisti o islamismi è molto limitata. Cionondimeno vivere sotto la minaccia di quelle armi ancorché poco efficienti non cancella la condizione di vittima e men che meno il sentimento di essere tale. I sostenitori delle ragioni di Israele sempre e comunque, senza se e senza ma, oggi come ieri, proclamano tuttavia che Israele sia vittima in ogni circostanza e qualsiasi cosa faccia, qualunque sia la politica praticata dal suo governo.
Non vedono altro, non vogliono che la loro fede sia neppure sottoposta al vaglio di disamine critiche. Per esempio, Gaza dopo l'evacuazione dei coloni ad opera di Ariel Sharon è stata ridotta a una gabbia sigillata, il suo territorio, le sue acque territoriali, i suoi confini, il suo spazio aereo sono sotto il controllo dell'esercito israeliano, le risorse idriche, l'energia elettrica è sotto il controllo delle autorità israeliane, i movimenti dei cittadini, persino la loro identità sono sottoposte al controllo di Israele, il flusso delle merci e di quali merci lo decidono sempre gli organi di controllo dello stato di Israele, la popolazione palestinese gazawi vive in una condizione infernale, sottoposta allo stillicidio di un assedio permanente, il numero delle sue vittime civili e innocenti dei ripetuti conflitti con l'assediante è pauroso... Chi e la vittima? Israele. Il popolo palestinese vive da quasi 50 anni sotto occupazione, le sue terre legittime secondo il diritto internazionale vengono espropriate, colonizzate, le sue topografie esistenziali vengono stravolte a favore dell'occupante, le sue case demolite o alienate, i diritti di proprietà negati per mezzo di leggi speciali, le colonie si espandono in continuazione, i suoi confini sono unilateralmente ridisegnati dall'occupante che non avendo una legge costituzionale non ha né dichiarato né definito i suoi confini. La popolazione palestinese subisce continue vessazioni come centinaia di migliaia di detenzioni amministrative senza processo ad opera dell'occupante che è potentissimo, la 4a potenza militare al mondo... Chi è la vittima? Gli israeliani.
Ora, sarebbe un errore considerare ironicamente questo sentire vittimistico di un vastissimo numero di ebrei in Israele e nella diaspora. Esso é alimentato dal formidabile propellente della immane tragedia della Shoah. Lo sterminio degli ebrei è mille volte rivissuto, rimetabolizzato senza fine, usato strumentalmente da politici cinici e accolto dalla vile comunità internazionale occidentale come lavacro di un ignobile complesso di colpa espiato con impudicizia colonialista sulle spalle dei palestinesi a cui viene negata dignità e identità. Per questa ragione i governanti dell'Occidente non chiamano quelli israeliani al rispetto della legalità internazionale. Ma, sia chiaro, se il drammatico e micidiale circuito della vittimizzazione psicopatologica e insieme strumentale non viene superato con un grande progetto politico culturale promosso dalle istituzioni internazionali, non ci sarà mai pace.
Moni Ovadia

(L'Unità 19 luglio)

CHIESA, SINAGOGA E MOSCHEA A BERLINO SARANNO «IN UNO»

Chiesa, sinagoga e moschea, in un solo edificio a far convivere le tre religioni monoteiste ci prova Berlino; con un progetto urbanistico antesignano. Nella capitale tedesca sorgerà infatti la Casa dell'Uno, inteso come un solo Dio, il primo luogo dl culto a ospitarne tre insieme. Il concorso internazionale è stato vinto due anni fa dallo studio di architettura berlinese di Simona Malvezzi, Wilfried Kuehn e Johannes Kuehn, e ora è stata posata la prima pietra, alla presenza di un pastore protestante, un rabbino e un imam, Il costo dell'edificio, che sorgerà nella centralissima Petriplatz, è dl 43,5 milioni di euro. Sarà finanziato soltanto da donazioni, comprando online un mattone per 10 euro. Secondo le stime del Comune, l'edificio - per cui sono stati già raccolti 10 milioni di euro - sarà pronto tra quattro anni.

(Il Venerdì 11 luglio)

giovedì 31 luglio 2014

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

LA FORZA CHE VIENE DA DIO

Dal Vangelo di Matteo 14, 13-21



13Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. 14Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

15Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». 17Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qua». 19E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. 20Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Non ci sfugga un particolare estremamente significativo. Questo racconto o "storia miracolosa" si trova in tutti e quattro i Vangeli. Anzi, Marco e Matteo ce ne danno due versioni. La sua presenza anche nel Vangelo di Giovanni lascia supporre che tutte le tradizioni orali delle origini l'avessero tramandata. Questa "insistenza" ovviamente non è casuale.

CIO' CHE NON SAPREMO MAI

La ricerca si è addirittura "accanita" per sapere con esattezza come siano andate le cose. Studiosi e studiose della Bibbia hanno tentato di fornirci spiegazioni diverse.

E' poco probabile che Gesù abbia moltiplicato come un mago pane e pesci. Del resto il verbo moltiplicare non esiste nel testo. Questa lettura presta il fianco ad una visione magica dei comportamenti di Gesù. Mi sembra molto condivisibile l'idea che Gesù abbia convinto tutti i presenti a tirar fuori le loro piccole scorte. Questo è il vero miracolo, dicono alcuni esegeti.

Ma forse l'intero racconto ha alle spalle la pratica del gruppo di Gesù che, incontrando poveri, esclusi, donne "impure" mangiava con loro. Si dava vita ad un pasto lieto ed abbondante, ai bordi dei sentieri , con quel poco che ognuno poteva condividere.

Si constatava che ce n'era per tutti e nessuno rimaneva a bocca asciutta.

Gli evangelisti, con una ben nota retorica narrativa, traducono questo racconto esperienziale esprimendo tutta la forza simbolica in esso contenuta. Quello che avveniva ai bordi dei sentieri, secondo l'insegnamento di Gesù, può diventare pratica quotidiana diffusa. Il movimento dei discepoli e delle discepole di Gesù fece di questo racconto uno dei modi più efficaci per esprimere la loro comprensione del messaggio del profeta di Nazareth, il suo significato.

IL PANE E IL COMPANATICO CI SONO

La forza dirompente di questo racconto sta nella radicalità con cui si contesta la disuguaglianza, l'ingiustizia sociale. La ricchezza dei più e l'abbondanza da accumulo dei pochi non sono un destino, tanto meno provengono dalla volontà di Dio.

Ma l'annotazione della sazietà di tutti e tutte e l'avanzo delle dodici ceste intendono affermare che il cambiamento è possibile, anzi è a portata di mano. Il messaggio è chiaro: occorre scuotere da noi ogni rassegnazione all'ingiustizia e non nasconderci dietro il fatto che la storia dei popoli è stata segnata per millenni da questa situazione considerata naturale e immutabile

L'ideologia del dominio ha diffuso e mantiene questa falsa certezza a tutto vantaggio dei ricchi e a tutto danno dei poveri.

L'avventura del profeta di Nazareth sta a dimostrare che è possibile una inversione di marcia: la creazione è una mensa che Dio ha imbandito per tutti e tutte con grande abbondanza. I predatori hanno estromesso i fratelli e le sorelle dalla gioia del convito e continuano a farlo ogni giorno.

GESU' INDICA LA STRADA

I politici a servizio del capitalismo e i loro alleati dicono che le cose sono complesse, che ci sono troppe bocche da sfamare, che esistono troppe barriere culturali.... Si tratta di speciose menzogne e di pretesti costruiti e diffusi per mantenere i loro privilegi.

Il Vangelo non ci fornisce strumenti di indagine e di intervento, ma ci indica con chiarezza la strada maestra che porta all'uguaglianza: “ Gesù alzò gli occhi al cielo e recitò la benedizione” , due espressioni cariche di significato. “Alzare gli occhi al cielo” significa che pane e companatico sono dono di Dio. “Recitare la benedizione” significa che i doni di Dio hanno una destinazione universale e non possiamo farne un uso padronale-esclusivo. Se compiamo questi due passaggi di fede, allora ci viene la forza di “spezzare”, cioè condividere.

Noi cristiani abbiamo collocato questo gesto simbolico al centro della celebrazione eucaristica. Lo spezzare il pane liturgico non è altro che un pressante invito a condividere i beni necessari ad una vita dignitosa.

La pagina evangelica ricorda a noi e a tutti che la strada per fare la giustizia esiste, è praticabile, a portata di mano.

I ricchi non vogliono imboccarla perché comprometterebbe i loro accumuli. Noi stessi, se non facciamo nostra questa pratica che Gesù insegnò e realizzò con la gente dei villaggi, cediamo alla cultura dell'accumulo.

A questo stadio della storia i cristiani non possono mangiare in pace il pane eucaristico, se non si schierano apertamente contro tutte le forme di privilegio e di accumulo. Comunque, si tratta di una lotta che avviene prima di tutto dentro ciascuno/a di noi perché riguarda il nostro stile di vita .

La conversione alla condivisione non è mai finita, ma ciascuno e ciascuna di noi deve alzare la voce dove constata complicità con i potenti. O la nostra chiesa passa decisamente all'opposizione della società del mercato capitalistico o si adegua, tradendo completamente il messaggio di Gesù.

E' troppo facile limitarci ad una lettura spiritualizzante, sacrale e magica di questa pagina del Vangelo. Essa deve bruciarci dentro e tradursi in scelte quotidiane di “pane condiviso”.









UNA MIA RIFLESSIONE SULLE SCOMUNICHE

A proposito di scomuniche di Franco Barbero


A proposito di scomuniche...

di Franco Barbero

Adista Segni nuovi n° 28 del 26/7/2014

La storia ha ben documentato una sorprendente molteplicità di usi e di abusi dell’istituzione ecclesiastica cattolica. Come cristiano, parto dal fatto che il “Dio benedicente” e la “Chiesa maledicente” spesso sono realtà compresenti. Tra Dio e Chiesa non mi aspetto né continuità né coincidenza territoriale. Questa constatazione è stata sempre per me estremamente liberante. L’alterità di Dio rispetto alla Chiesa mi ha preservato da lacerazioni insanabili quando ho constatato dissonanze, estraneità, tradimenti del Vangelo nella e della istituzione ecclesiastica. Per me “credere” nel Dio di Gesù è gustare la “benedizione creaturale”. Questa è la prima e l'ultima parola della mia fede. Come creature, stiamo tutti nella benedizione: possiamo non riconoscerla, ma essa ci avvolge e ci “assedia”.

Guardo il mondo e la mia piccola vita da questa “finestra”. Senza questa radicale fiducia nella preveniente ed incancellabile realtà del rapporto di benedizione, che circola, anima e percorre tutte le arterie del creato, andrei diritto al suicidio assistito...

Dio non scomunica mai, non si disconnette mai: noi possiamo “chiudere” e fuggire, ma il Suo amore non verrà mai meno. Per questo, molti cristiani e cattolici hanno assaporato la benedizione anche nei giorni in cui arrivava loro la “maledizione-scomunica” ecclesiastica. I miei più saggi maestri li ho sempre trovati non tra i prudenti progressisti, ma tra i censurati e gli estromessi, gli scomunicati, le “streghe”, gli “eretici”, le cattive compagnie.

Mi sono rallegrato delle chiare parole di papa Francesco rispetto ai mafiosi e ritengo che in certi casi estremi la scomunica possa essere una dolorosa necessità (contro i commercianti di carne umana, contro l'impero delle armi...), ma finché resta prerogativa di una autorità sganciata da un confronto comunitario, essa rimane, a mio avviso, esposta all'arbitrio di un vescovo (come nel caso della fondatrice di Noi Siamo Chiesa). Ma c'è di peggio. Oggi la scomunica non manda più al rogo, ma ha assunto un volto aggiornato. Tramite la scomunica o la defenestrazione si mantiene in mani gerarchiche la definizione del “territorio ecclesiale”.

La mia vicenda personale, per quanto irrilevante, mi ha condotto ad alcune riflessioni. La gerarchia scatta, fa pressione, lusinga, minaccia, mette sotto processo e poi scomunica quando vengono messi in crisi il sistema sacral-gerarchico, l'apparato strutturale e la codificazione dogmatica o morale. Nei processi ecclesiastici subiti non mi venne mai chiesto altro che allinearmi ed obbedire. Gli “inviati speciali” da parte della gerarchia usarono tutti i toni possibili. Al mio “persistere nell’errore” conclusero: «Come osi tu, che non conti niente, ergerti contro il monumento cristologico e trinitario della intera tradizione cristiana?». Oppure: «Come puoi incoraggiare il vizio omosessuale?».

Se non sei funzionale alla compattezza istituzionale e se non ti accontenti di criticare qualche aspetto negativo marginale, lì finiscono le tue fortune nell’istituzione ecclesiastica. Credere in Dio e appartenere ad una Chiesa, senza rassegnarti all’obbedienza, costituisce un percorso pericoloso, che porta alla marginalizzazione, all'oblio, alla scomparsa dai “video ecclesiali”. A questo punto o porti nel tuo cuore e nelle tue viscere il calore della “benedizione” di Dio o rischi di imprigionarti nella rabbia, nello sconforto, nell'abbandono di un ministero che dà ossigeno ai tuoi giorni.

Papa Francesco non ha per ora rotto questa catena. La sua tragica ambiguità, a mio avviso, sta in questa doppiezza: scomunica i mafiosi, ma scomunica anche i teologi, le teologhe, i credenti che cercano vie nuove di fedeltà al Vangelo nel mondo di oggi. A mio avviso, se non si rompe questa pratica inquisitoriale, non si va al nodo del problema. Senza la libertà di ricerca, senza la “disobbedienza”, senza nuovi linguaggi la nostra Chiesa esaurirà presto il “vento di speranza e di empatia” che sta soffiando. Qui si tocca l'impianto strutturale e, senza questa “conversione”, nella nostra Chiesa – che noi scomunicati continuiamo ad amare – si ripeteranno per secoli formule venerande confondendo il rispetto e l’amore della tradizione con il tradizionalismo.

Non siamo chiamati/e a ripetere, ma a riscoprire, a dire oggi l’indicibile ed affascinante mistero di Dio.

Animatore della comunità cristiana di base di Pinerolo, Via città di Gap 13