sabato 4 luglio 2015

REFERENDUM IN GRECIA

Tutti attendiamo con ansia l'esito del referendum del popolo greco.
In ogni caso ci troveremo di fronte ad un popolo diviso, con il rischio, invece, di una Europa unita nella mancanza di solidarietà.
Resta sempre la speranza che un po' di memoria storica e un briciolo di lungimiranza tengano aperte le porte della trattativa.
F.B.

DISPERAZIONE

"Padre nostro,
i tuoi figli non ce la fanno più!
Non hanno la loro dignità,
non hanno lavoro, non hanno denaro
non hanno un amore fedele.
Tutto quello che rimane loro
è la disperazione come pane quotidiano.


O Padre che sei nel cielo,
per quanto tempo ancora,
rimarranno nella umiliazione
i tuo figli in terra?".
Charles Singer, 2005

GRUPPO PRIMAVERA DI RIVALTA

Venerdì 3 luglio abbiamo vissuto con i residenti della Cascina "il filo d'erba" del gruppo Abele e con i ragazzi  e i bambini una serata di convivialità e di riflessione.
Ho proposto alcune riflessioni sulla enciclica papale e ci siamo coinvolti in una bella ricerca.
Il gruppo genitori e animatori/animatrici ha fissato l'appuntamento per martedì 28 luglio a Pinerolo in Via città di Gap 13 alle ore 20,45 per una serata di confronto e di programmazione.

SIAMO GOVERNATI DAL MERCATO

"Mai come oggi avete tante opportunità e così tanto capitale a disposizione, eppure è in pericolo la vita stessa.
Abbiamo costruito la civiltà ed essa ha generato al suo interno il proprio nemico.
Dovremmo governare questa nostra civiltà; invece siamo governati dal mercato.
Deve cambiare la cultura che anima le nostre vite.  Pensiamo solo a comprare e lavorare, comprare e lavorare e intanto la vita, che è quanto di più prezioso abbiamo al mondo, se ne va".
Pepe Mujica

L'ULTIMA MINIERA

Nel cuore dello Yorkshire, a 280 chilometri da Londra, i 400 lavoratori della cooperativa che gestiva l'impianto di Hatfield si sono arresi: "Nessuno compra più il carbone, non aveva più senso continuare a produrlo".
Una vita difficile tra danni della salute, rischi mortali, lotte con i proprietari e scioperi contro i governi: " E' vero, avevamo stipendi da fame, ma ora nemmeno quelli".
Repubblica 3 luglio

FABBRICA SALVA

Carinaro esulta e ha ragione. Lo stabilimento Whirlpool vicino a Caserta è salvo.
E' stato firmato l'accordo che prevede 4500 posti di lavoro e investimenti per 500 milioni.
Matteo Renzi esulta: " Lo avevamo promesso ai lavoratori. Nessuna chiusura, nessun esubero, nessun licenziamento".
Quando si usa il metodo del confronto si salvano i posti di lavoro.

UN PARTITO POLVERIERA

ROMA. In un attimo, senza preavviso, il Movimento cinque stelle ripiomba nel caos. Tutta colpa del clamoroso siluramento del capo ufficio stampa della Camera Ilaria Loquenzi, fedelissima della Casaleggio associati. Troppo clamoroso, forse, tanto che Gianroberto Casaleggio pianifica la controffensiva contro gli autori del blitz. «Potrei riproporre Ilaria. E comunque voglio tutti i nomi dei 26 deputati che hanno votato contro», chiede ai suoi riservatamente. I suoi scudieri romani, poco dopo, raccontando di un guru infuriato e intenzionato a non dimenticare lo sgambetto al momento delle ricandidature. Il dramma è che stavolta il pasticcio è opera degli ortodossi, non dei soliti dissidenti (che, fra l'altro, sono già stati epurati). «Servirebbe solo un po' di tranquillità, e invece...», ammette Daniele Del Grosso.
Il veleno torna a circolare tra i banchi a cinquestelle. La tregua interna salta, i sospetti si concentrano sul direttorio. C'è dietro la mano di Di Maio o si tratta di uno schiaffo proprio al reggente, poco amato perché troppo presente in tv? Prevale la seconda ipotesi, anche perché il direttorio in assemblea difende la Loquenzi. Pare anche che i cinque piccoli leader frenino per tutto il giorno la rabbia del fondatore, stoppando un post alla dinamite. Nel bel mezzo della tempesta, si distingue Rocco Casalino. Il numero uno della comunicazione del Senato fa sapere ai parlamentari che non esiste alternativa all'epurata. E valuta anche di "recuperarla" a Palazzo Madama. Il M5S, intanto, è di nuovo una polveriera.
Tommaso Ciriaco

(la Repubblica 26 giugno)

"Difendere i violenti danneggia gli onesti"

BOLOGNA. «Salvini fa solo campagna elettorale. Lancia l'allarme sull'emergenza sicurezza e poi se ci scappa il morto pazienza. Ecco, non gli augurerei mai che fosse qualcuno che è caro a lui, un suo parente o suo figlio, a rimetterci la vita». Lo dice sottovoce Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso nel 2005 da uno scontro con quattro poliziotti, condannati per omicidio colposo.
Il leader della Lega però dice che non tutti i poliziotti devono pagare per gli sbagli di pochi.
«Sono d'accordo. Ci sono tanti poliziotti onesti. Ma per rispetto a loro non si può far finta di non vedere che c'è chi sbaglia. Ci sono anche delinquenti in divisa».
Salvini finge di non vederlo?
«Sì, gira la testa dall'altra parte. E invece la tortura esiste. La violenza esiste. Ce lo dicono tanti episodi, penso solo alla Uno Bianca. Salvini danneggia i poliziotti onesti, se non ammette questa realtà».
Si sente offesa dalle sue parole?
«Forse "offesa" non è il termine giusto. Sono parole pericolose e tristi, perché in realtà Salvini sta facendo campagna elettorale, alza i toni e dice in pratica che può accadere che per difendere i cittadini ci scappi il morto. Ma qui non si tratta di chi si "sbuccia un ginocchio" ma della differenza tra la vita e la morte. Di persone che non hanno fatto nulla e finiscono uccise. Mi auguro non accada mai a chi gli è vicino».
Silvia Bignami

(la Repubblica 26 giugno)

venerdì 3 luglio 2015

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

TRA I SUOI



Marco 6:1-6

1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

Questi pochi versetti ci trasmettono messaggi chiari e vibranti. Dunque, sappiamo che Nazaret è la sua patria. Lì c’era la bottega del falegname Giuseppe, la sua famiglia, sua madre Maria, i fratelli e le sorelle di cui i Vangelo ci parlano chiaramente.

In questo passo, a differenza di Matteo 13, 55, di Luca 4,22 e di Govanni 6, 42, Giuseppe non viene menzionato.

Siamo così informati che Gesù nasce in una comune famiglia ebraica come migliaia di altre. Le leggende natalizie non appartengono al dato storico, ma fanno parte di una diffusa letteratura novellistica a scopo teologico, composta per segnalare l’importanza del nascituro.

Richiamo appena questi particolari che la predicazione e la catechesi abitualmente tacciono o mistificano inventando la storiella dei cugini e delle cugine di Gesù. Si tratta in realtà di costruzioni arbitrarie che si sono sviluppate per sostenere la dogmatica ufficiale.



"UDENDOLO STUPIVANO…."




Esiste nei testi biblici uno stupore che apre alla fede, ma c’è anche uno stupore che suscita una reazione opposta. Qui Gesù, nella sua patria, trova il muro della incredulità. Il testo evangelico dice che questa volta fu lui a meravigliarsi della incredulità dei suoi compaesani a tal punto da prendere la decisione di andarsene da Nazaret alla volta dei villaggi. In ogni caso ci sono due particolari non trascurabili: Gesù non li ha lasciati indifferenti, li ha "costretti" a prendere posizione davanti al suo messaggio.

Sovente la predicazione cristiana è talmente piatta, ripetitiva , monotona, trita e ritrita da non suscitare nessuna emozione e nessuna decisione.

Ma – ecco il secondo particolare – anche in mezzo a quella gente incredula, Gesù trova alcune persone dal cuore aperto, in attesa della sua parola e se ne prende cura ( versetto 5). La forza del Vangelo apre un varco anche oltre i muri della incredulità.






"NESSUN PROFETA"




Gesù conosceva bene, molto bene, la sorte dei profeti. Da ebreo credente ed osservante, in casa e alla sinagoga aveva ascoltato il messaggio dei libri profetici. E poi…..non era stato lui discepolo del profeta Giovanni ,il battezzatore, da poco incarcerato ed ucciso? Quanto più la sua vita si collocava nel solco dei profeti con consapevolezza, tanto più s’accorgeva dell’opposizione che gli cresceva intorno. Per quanto stupito ed addolorato della sordità dei suoi compaesani, non si lasciò né fermare né depistare. Il suo viaggio attraverso i villaggi diventò la strada maestra del suo ministero. Oggi sappiamo quale fu la sua sorte, ma soprattutto conosciamo con quale "ostinazione" e con quale fiducia in Dio e nei marginali del suo tempo il nazareno continuò a testimoniare e a predicare.



OGGI COME IERI




La sorte dei profeti non è cambiata. C’è chi si aspetta il mago che risolva "magicamente" i problemi, chi vuole vedere grandi prodigi e non capisce che forse il profeta abita nel suo condominio, sul suo pianerottolo. E’ la sindrome da assuefazione nella quale possiamo cadere noi tutti i giorni.

Ma c’è soprattutto la perversione delle strutture religiose che usano ogni mezzo per isolare i profeti, emarginarli, screditarli, colpirli, ridurli all’obbedienza e al silenzio. Pensate un momento a due persecutori recenti dei profeti: sto parlando degli ultimi due pontificati romani. Hanno nascosto i pedofili per trent’anni, ma hanno perseguitato, defenestrato ,emarginato, messo alla fame i teologi della liberazione, i biblisti non allineati alle posizioni dogmatiche, le teologhe e tutti i ricercatori che accompagnavano e sostenevano dei cammini di autentico rinnovamento. La stessa chiesa conciliare è stata sottoposta ad un progressivo smantellamento.

Ora papa Francesco, tra difficoltà e incertezze, sta cercando di dare ascolto alla profezia che viene dal basso.Anche la recente enciclica ne è testimonianza.

Solo così la chiesa può rifarsi e ritornare a Gesù. In ogni caso, la profezia è difficile e contrastata ovunque. Guardiamo alla nostra Europa. Se qualcuino tenta strade non allineate alle "leggi del mercato", scattano le emarginazioni, le sanzioni e i ricatti. La vicenda della Grecia è più che eloquente.

Nelle chiese come nella società non è mai scontato il cammino del rinnovamento autentico. Infatti accanto al disprezzo della profezia, esiste anche l'erbaccia della rassegnazione, dell'individualismo e dell'indifferenza.



TRA I SUOI






Marco non narra questo episodio per soddisfare la curiosità dei suoi lettori, ma per avvertirli che Gesù può essere respinto proprio da coloro che credono di conoscerlo meglio.

L'evangelista punta il dito verso di noi. Non siamo forse noi che, talmente abituati a parlare di questo "concittadino", non raccogliamo più la scomoda e liberante profezia della sua vita e del suo messaggio? Questo è il vero problema: disprezziamo la profezia di Gesù quando la riduciamo al buonismo cristiano e la priviamo del suo vigore sovversivo.

Intanto Ti ringraziamo, o Dio, per tutti gli uomini e tutte le donne che nella chiesa e nella società camminano con la "schiena diritta" e controcorrente.

 

BOLOGNA: SEDE VACANTE

Leggete l'informazione che riporto di seguito: capirete subito perché i cattolici di Bologna sono senza vescovo.
Il cardinale Caffarra, infatti, ha deciso di intraprendere un nuovo cammino professionale: da cardinale a umorista.
Sta raccontando delle barzellette che sono davvero da raccogliere in un volume dal titolo: "La gioia e il dono dell'omosessualità".
Mi propongo per fargli una degna prefazione.
don Franco Barbero

ALLO SPROLOQUIO E ALL'IGNORANZA NON C'E' LIMITE

All'indomani del coloratissimo gay Pride, è "Bologna sette" (il settimanale diocesano allegato ad Avvenire) ad ospitare un'intervista rilasciata da dall'arcivescovo Carlo Caffarra a Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi.

Il religioso sostiene che dinnanzi ad un'Europa che riconosce le famiglie gay, «Il mio primo pensiero è questo: siamo alla fine. L'Europa sta morendo. E forse non ha più neanche voglia di vivere. Poiché non c'è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell'omosessualità. Non dico all'esercizio dell'omosessualità. Dico: alla nobilitazione dell'omosessualità».

Caffarra non manca di citare la sua interpretazione del Levitico e di lanciarsi in curiose ricostruzioni storiche riguardo alla sopravvivenza dei popoli: «Gli unici due che hanno resistito lungo millenni sono stati quei due popoli che soli hanno condannato l'omosessualità: il popolo ebreo e il cristianesimo», afferma. Sostiene anche che la fine degli Assiri e dei Babilonesi sia riconducibile all'accettazione dell'omosessualità.

Ma non solo. Il religioso non manca di sostenere che ci sia Satana dietro alla parità di diritti. Afferma infatti che «davanti a fatti di questo genere io mi chiedo sempre: ma come è possibile che nella mente dell'uomo si oscurino delle evidenze così originarie, come è possibile? E la risposta alla quale sono arrivato è la seguente: tutto questo è opera diabolica. In senso stretto».

Ormai privo di freni inibitori, Cafarra ha aggiunto che «come pastore ho la responsabilità di guarire e di impedire che le persone si ammalino. Ma nello stesso tempo ho il grave dovere di avviare un processo, cioè un'azione di intervento che esigerà pazienza, impegno, tempo. E la lotta sarà sempre più dura".


DAG HAMMARSKJOELD

"Tu che sei al di sopra di noi,
Tu che sei uno di noi,
Tu che sei
anche in noi,
che tutti ti vedano, anche in me,
che io prepari la strada,
che io possa render grazie
per tutto ciò che mi accadrà.
Che io non dimentichi i bisogni degli altri.
Conservami nel tuo amore
così come tu vuoi che tutti dimorino nel mio.


Possa tutto il mio essere
volgersi a tua gloria,
e possa io non disperare mai.
Poiché sono sotto la tua mano
e in te è ogni forza e bontà


Donami un cuore puro
che io possa vederti
e un cuore umile,
che io possa sentirti,
e un cuore amante,
che io possa servirti
e un cuore di fede,
che io possa dimorare in te"
Da "Tracce in cammino", Mondadori 1997

FEDOR DOSTOEVSKIJ

"Non c'è niente di più facile che condannare un malvagio, niente di più difficile che capirlo".

Dall’accusa di eresia ai massacri quegli “atti inumani” contro i protestanti”

Francesco ha visitato il tempio valdese a Torino: un'altra importante novità del suo pontificato. Nessun papa prima di lui era entrato in una chiesa valdese. Così la rivisitazione critica del passato da parte del Vaticano continua: trent'anni fa (1986) Giovanni Paolo II, aveva visitato per la prima volta una sinagoga.
Rivolgendosi ai valdesi, il papa ha chiesto perdono «da parte della Chiesa cattolica» per «gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi».
Atteggiamenti non cristiani, contese e violenze costituiscono di fatto la trama centrale della lunga secolare storia dei rapporti tra Chiesa cattolica e Valdesi. Il fondatore del movimento, quel ricco mercante di Lione di nome Valdo che nel 1173 decise di vendere tutti i suoi beni per vivere con i suoi seguaci una vita cristiana intensa, fondata su concetti chiave come la lettura della Bibbia, era in ottimi rapporti con l'arcivescovo di Lione, Guichard.
Qualche anno dopo, 1179, si recò a Roma - come farà più tardi Francesco d'Assisi - per chiedere al Papa un'approvazione della propria visione di vita cristiana. Il collegio di tre ecclesiastici incaricato di esaminare i suoi propositi non approvò. Uno di loro, l'inglese Walter Map darà un giudizio sprezzante: «(Valdo e i suoi seguaci) si credevano degli esperti mentre erano a mala pena dei saccenti. Simili a uccelli che, non vedendo la trappola, s'immaginano sempre di poter prendere il volo».
Saccenti: l'accusa nascondeva una paura profonda della Chiesa di allora, quella di perdere il controllo della lettura della Bibbia. Valdo voleva poter predicare, anche da laico, la parola del Vangelo, e per questo aveva fatto tradurre in franco-provenzale alcuni libri della Bibbia. Come più tardi Francesco d'Assisi, Valdo voleva vivere una vita di povertà «andando di porta in porta… mendicando il sostentamento».
Cacciato dal nuovo vescovo di Lione, Valdo venne bandito dalla comunità cristiana: la scomunica sarà pronunciata nel 1184, concilio di Verona, per quella sua «presunzione di volere predicare in pubblico».
Ma il movimento valdese conobbe una rapida espansione verso il Mezzogiorno di Francia. E in Italia si costituirono comunità in Piemonte, Lombardia, persino Puglia e Calabria. Così anche nel mondo germanico, Polonia e Boemia. Le comunità si organizzarono con strutture ancor oggi valide, ma dovettero vivere in clandestinità per non incorrere nell'Inquisizione.
Repressioni sistematiche furono organizzate nel Cinquecento, perché le comunità valdesi, fin dal 1522 (sinodo di Chanforan), avevano aderito alla riforma protestante calvinista. Nel giugno 1561 un migliaio di Valdesi furono massacrati dalle truppe del Regno di Napoli. Persecuzioni avvennero anche in Puglia. In Piemonte, la Pace di Cavour (1561) salvò le comunità valdesi che dovettero però vivere in valli isolate e di confine, al di sopra dei 700 metri.
Secondo un editto del 25 gennaio 1655 i Valdesi avrebbero dovuto trasferirsi più a monte, vendere i loro beni o convertirsi al cattolicesimo. Per far rispettare la decisione, il marchese di Pianezza, con l'approvazione del Papa diede l'assalto all'alba del 25 aprile. La strage delle Pasque Piemontesi fece 1.712 morti; 148 bambini furono affidati a famiglie cattoliche. Secondo il marchese, però, si era riusciti a purgare «interamente questo sì bel paese dall'infezione dell'eresia et della ribellione».
La promulgazione dell'editto di Nantes (1685) spinse lo Stato sabaudo a cacciare i Valdesi dalle loro valli. Più di duemila persone trovarono rifugio nella Ginevra protestante. Altri migrarono verso la Germania protestante. Una quindicina di famiglia in fuga fondarono nel 1698 un villaggio nel Baden-Württenberg che ricorda ancor oggi il nome valdese: Walldorf. Nel 1689 un migliaio di Valdesi, sostenuti dal re d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange, poterono rientrare nelle loro valli, pur rimanendo confinati. Fu il «Glorioso rimpatrio». Ma soltanto nel 1848, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Carlo Alberto riconoscerà loro diritti civili e politici.
Le repressioni erano cessate da tempo, ma non tutti gli «atteggiamenti » di incomprensione di cui ha parlato Francesco.
Agostino Paravicini Bagliani

LE PERSECUZIONI DEL POPOLO-CHIESA

LA SCOMUNICA
1184: Papa Lucio III scomunica i valdesi in quanto "eretici". Il popolo-chiesa si diffonde in Italia nonostante le persecuzioni dell'inquisizione cattolica. Nel 1532 i valdesi aderiscono alla Riforma.

LE PASQUE PIEMONTESI
1655: il massacro (quasi 2mila vittime) della popolazione valdese avviene a ridosso della Pasqua nelle valli a nord ovest di Torino. Seguono anni di "resistenza" e interventi diplomatici dei Paesi protestanti.

L'ESILIO E IL RIMPATRIO
1685: a seguito delle persecuzioni (arresti, torture, uccisioni) anche in altre zone, i valdesi sono costretti all'esilio. Segue il "rimpatrio" (4 anni dopo) nelle valli alpine dove sono confinati fino al 1848 quando ottengono la libertà.

LE TAPPE
1173
I POVERI DI LIONE
I valdesi nascono dal "voto di povertà" fatto a Lione da Valdo.

1848
LA LIBERTA' CIVILE

Lo statuto albertino riconosce libertà civile ai valdesi perseguitati.

1975
CON I METODISTI
Uniti ai metodisti dal 1975, i valdesi in Italia oggi sono 26mila.

(la Repubblica 23 giugno)

Biologa e progressista la prima donna a capo di Mauritius

Da biologa a presidente della Repubblica di Mauritius, un salto che lei stessa ha definito «shock»: Ameenah Gurib-Fakim, 56 anni, è la prima donna a ricoprire questa carica. Ha sempre affiancato il suo lavoro di biologa all'impegno politico nel partito di sinistra Muvman Liberater membro del governo. Ameenah è tanto nota nel mondo scientifico (è suo il primo inventario delle piante mediche e aromatiche dell'arcipelago) quanto sconosciuta ai palazzi del potere. Musulmana, due figli, ha dichiarato che anche da presidentessa avrà un'attenzione speciale per la tutela della biodiversità. E poiché, dice, la natura è la sua vita, non stupisce che in suo onore sia stata chiamata una nuova specie di conchiglia, la Volvarina guribae.
Simona Verrazzo

(Il Venerdì 2 giugno)