domenica 30 aprile 2017

LAVARSENE LE MANI

"Lavarsene le mani del conflitto tra il potente e il debole significa parteggiare col potente, non essere neutrali".
Paulo Freire

GENERE E LINGUAGGIO TEOLOGICO

"Il linguaggio aiuta ad elaborare l'esperienza oltre che ad esprimerla. Esso dà forma all'esistenza e ci permette di collocarci nel mondo come parte di esso, contribuendo al nostro processo di socializzazione e individuazione".
( Selene Zorzi, Il genere di Dio, pag,57).
O Dio,
quante volte Tu apri e noi chiudiamo.
Ti prego, riaprici le porte che silenziosamente chiudiamo.
Apri i miei occhi perché io veda
quanto è bello cercare la Tua volontà.
Non stancarTi di "aprire" e "riaprire", o Dio.

F. B.
RIFUGGIAMO DAL SILENZIO PERCHÉ RIFUGGIAMO DA NOI STESSI

Un amico mi ha chiesto: tu, che tutto sai degli animali, dimmi: qual è il re del deserto?». «Il leone», ho risposto. «No», ha detto, «è il silenzio che domina tutto: e anche della bellezza è il sovrano, e del dolore è il religioso custode». Mi ha suggerito di riflettere e così faccio. Oggi ogni evento si veste di clamore, con poco rispetto della persona coinvolta: pianti, grida, manifestazioni di dolore, di disperazione, diventano spettacolo. La sfera intima della persona sembra dover diventare priva di ogni difesa, la sacralità del sé privata di ogni senso. Applausi dove il dolore chiama silenzio, e curiosità che, da veste dell'intelligenza, sconfina nella possibile morbosità. Dove il silenzio, da preziosità per la comprensione, lascia spazio al denaro per la ricchezza di pochi, e la povertà allo sperdimento e allo scomparire del pudore di molti. Che fare? Che dire?
Giorgio Galletta
giorgiogalletta@virgilio.it


FUGGIAMO DAL SILENZIO perché fuggiamo da noi stessi, allo scopo di evitare l'incontro che più ci inquieta, il contatto con quello sconosciuto che preferiamo non conoscere, anche se porta il nostro nome, i tratti del nostro volto, i moti della nostra anima, la sua luce, le sue ombre. Abbiamo paura che un attimo di silenzio ci costringa alla "ri-flessione" che, come dice la parola, chiede ci si pieghi su di noi per sapere, almeno di sfuggita, chi siamo, che volto abbiamo, che pensieri ci attraversano, che sentimenti ci inquietano. No. È troppo doloroso questo incontro, meglio perdersi nel rumore del mondo, dove non si corre il rischio di trovare un posto silenzioso che non sia inondato di immagini che rinviano ad altre immagini, o di voci che rimandano ad altre voci, che non nascono da quello sfondo che è il silenzio, perché sono loro lo sfondo. Il rumore del mondo è così pervasivo che più non abbiamo la possibilità di non ascoltare e di non vedere, per cui i nostri organi di senso sono diventati gli organi della nostra illibertà, perché ciascuno è massicciamente rifornito delle stesse immagini e delle stesse parole, al punto che, anche chi fosse tentato da un piccolo accenno di introversione, troverebbe, in fondo alla propria anima, null'altro che le immagini e le voci di cui è stato rifornito.
Se gli antichi Greci avevano individuato nella parola il tratto distintivo dell'uomo, da loro definito: "l'animale che ha il linguaggio", che ne è di questa sua specifica natura se la parola che egli pronuncia non è che una variante della parola che ha sentito. Per cui, come scrive Günther Anders, il risultato è: "Un mero recitare insieme ciò che insieme si ascolta senza posa", in quel monologo collettivo, che noi chiamiamo "comunicazione" o "partecipazione", dove chi ascolta finisce con l'ascoltare le stesse cose che potrebbe dire, e chi parla dice le identiche cose che da chiunque può ascoltare.
Non siamo più in grado di parlare in prima persona e anche se riempiamo la "rete" di immagini e di parole, entusiasti di quel mezzo che ci toglie dalla solitudine e dal silenzio, non illudiamoci. Per effetto della sua espansività e della nostra massiccia partecipazione, la rete non è più un "mezzo" che ciascuno di noi può impiegare per le finalità che sceglie, ma diventa ogni giorno di più il "mondo" che non ci concede altra libertà se non quella di prendervi parte o di starcene in disparte. Ma è davvero possibile starsene in disparte se la "realtà" del mondo ha già da tempo ceduto il posto alla sua versione "telecomunicata"?
Radio e televisione hanno terrore del silenzio, al punto che le parole si rincorrono con una velocità tale che molto spesso non si riesce neppure più a capirle. Parole continuamente parlate ai telefonini, con le orecchie tappate da dispositivi sempre pronti a sentir musica e parole. Discoteche dove il volume della musica sembra fatto apposta per giustificare chi non ha niente da dire, anche se si sforza. Imbarazzo nel "minuto di silenzio" dove non si sa dove appoggiare lo sguardo e mettere le mani. Persino ai funerali, dove il nostro silenzio potrebbe rispettosamente accompagnare il silenzio del defunto, assistiamo a uno sbatacchiare di mani, quasi per esorcizzare lo spettacolo della morte che è l'eterno silenzio.
Naturalmente quando parliamo non ascoltiamo l`altro senza sopprimere la sua irriducibile alterità. E la stessa cosa facciamo con noi quando, invece di ascoltare l'altra parte di noi stessi che si fa sentire solo nel silenzio, la sopprimiamo con tutte le parole con cui ci descriviamo, nel tentativo mai dismesso di rappresentarci davanti agli altri e a noi stessi, in quell'inconsapevole menzogna di chi si descrive in quel certo modo, il più delle volte gratificante, perché non conosce e non vuol conoscere se stesso.
Umberto Galimberti

(D la Repubblica, 15 aprile)
SI PUÒ ESSERE FELICI

La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana... Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno da Dio è nel cuore degli uomini. Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, Il POPOLO, avete il potere di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura.

Charlie Chaplin
dal discorso finale del film "Il grande dittatore"

L'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini

Treviso. In una stanza dell'ambulatorio della Madonnina di Treviso i neonati chiamati a fare il vaccino non piangevano mai. C'era un'assistente sanitaria che li spogliava e avvicinava la siringa alla gamba con estrema dolcezza. Niente strilli, niente facce paonazze. Nessun malessere nelle ore successive, nemmeno una linea di febbre il giorno dopo. Il motivo per cui nessun bambino si lamentava di quelle punture l'hanno scoperto qualche mese dopo i responsabili dell'Usl trevigiana e i carabinieri del Nas. Quell'assistente sanitaria non inoculava alcun vaccino. Gettava le fiale, fingeva le punture e poi compilava impunita il libretto sanitario.
Così facendo ha creato una falla nel sistema che coinvolge oltre 500 bambini e che ora mette in serio imbarazzo la sanità veneta. «Un fatto increscioso, un danno enorme» commenta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Mentre il governatore del Veneto Luca Zaia invoca «tolleranza zero». C'è il sospetto che la donna al centro dello scandalo sia una seguace delle teorie "no vax".
Quarant'anni circa, proveniente dal Friuli con una procedura di mobilità, all'inizio passava pure per brava. Era entrata in servizio al dipartimento di prevenzione di Treviso a gennaio del 2016. Servizio vaccini. Quelli per neonati: il quadrivalente (morbillo, parotite, rosolia e varicella), il siero contro il meningococco e quelli per prevenire difterite, tetano e pertosse. Passava per brava perché riusciva a tenerli tutti buoni. Quando l'ago penetra la gamba di un neonato la reazione giunge dopo pochi secondi. Le grida sono disperate e solo l'abbraccio di mamma e papà riportano la calma. All'ambulatorio la Madonnina non accadeva nulla di tutto ciò. Due colleghe, a un certo punto, si sono insospettite. Anche perché avevano notato che spesso nei bidoni della spazzatura c'erano tracce del liquido delle fiale. La circostanza è stata subito raccontata a un dirigente e il caso è arrivato alla direzione sanitaria. «Abbiamo denunciato tutto ai carabinieri del Nas di Treviso» rivela il direttore generale Francesco Benazzi che però in un primo momento si era dovuto rassegnare alla richiesta di archiviazione da parte della Procura trevigiana per «assenza di ulteriori elementi a carico». Invece gli accertamenti svolti in ambito medico confermano che da gennaio a giugno 2016 l'assistente sanitaria ha messo in atto il suo folle piano. «Abbiamo richiamato 25 bambini vaccinati da lei, sono stati tutti sottoposti alle analisi del sangue e così si è scoperto che non c'erano anticorpi». I risultati sono giunti lo scorso lunedì 10 aprile e l'azienda sanitaria ha deciso di uscire allo scoperto. Il dipartimento di prevenzione sta invitando le famiglie a ripetere il richiamo nei giorni 24 e 28 aprile ma anche 2 e 6 maggio.
La donna, convocata già dopo i primi sospetti, non ha fornito alcuna spiegazione. «Abbiamo comunque avviato un procedimento interno per scoprire le motivazioni che si nascondono dietro questo gesto. Chiaramente è stata trasferita a un altro ufficio». All'orizzonte c'è il rischio concreto del licenziamento, mentre l'indagine penale ha ripreso corpo alla luce dei risultati di laboratorio. Si scava nel suo passato professionale per capire se l'ha fatto ancora.
Enrico Ferro

(la Repubblica 20 aprile)

sabato 29 aprile 2017

GRUPPI BIBLICI IN VIA CITTA' DI GAP 13

Martedì 2 maggio sia alle ore 15,30 sia alle ore 21 si svolgono nello stesso giorno i due gruppi biblici.
Leggeremo Genesi 10-11

PER IL PRIMO MAGGIO

"Per uccidere un uomo non è nemmeno necessario togliergli la vita. Basta togliergli il lavoro".
Pino Aprile

ALLA FINE

" Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici ma i silenzi dei nostri amici"
Martin Luther King

IL BRASILE SI MUOVE

Contro il governo Temer, pieno di ricchi e di corrotti, tutti bianchi e di destra, milioni di cittadini sono scesi in piazza da giorni.
Disoccupazione crescente e salari da fame hanno scatenato uno sciopero generale come non si vedeva da 21 anni.
Intanto Lula sta riproponendo la sua candidatura per le presidenziali del 2018.
O vincerà Lula o vinceranno gli amici di Trump.
F.B.

SUI MIGRANTI

"Le dichiarazioni del Movimento 5 Stelle sono fondate su una profondissima ignoranza, oltretutto volontaria perché non è possibile che non si conosca cosa rischiano le persone che salgono sui barconi e sui gommoni per raggiungere l'Italia  e l'Europa. Una ignoranza militante che rende i 5Stelle vicini di fatto alle destre e non del tutto credibili come forza di governo...". (Barbara Spinelli, Il Manifesto del 29/04/).
Più chiaro di così....
F.B.

IMPARASSIMO DAL PORTOGALLO

Il Portogallo è l'unico Paese dove la sinistra non è in crisi. Il governo è formato  da una coalizione di socialisti e radicali. Intanto l'economia è ripartita  sfidando le regole  imposte da Bruxelles.
Forse in questo periodo in Portogallo si è riusciti ad aumentare le pensioni minime e i salari più bassi.
Il governo  è riuscito a ridurre le tasse sul ceto medio-basso e le ha aumentate per i ricchi.
La comunità italiana, in prevalenza di pensionati, residente in Portogallo è orami vicina al mezzo milione.
F.B.

IL BACIO DELLA PACE

Il viaggio del pontefice al Cairo è segnato dall'abbraccio tra Francesco e il grande Imam.
Il messaggio è stato alto e limpido: "Non esistono religioni votate al terrorismo; esiste piuttosto l'estremismo che oltraggia il nome di Dio....Chiedo al Presidente egiziano un incondizionato rispetto dei diritti umani".
Indubbiamente la chiesa copta, che ha evidenziato la  sua capacità di perdonare anche gli assassini, ha dato una grande testimonianza al dialogo tra religioni e culture diverse.
Franco Barbero
Tu, viandante con noi

Aiutami, o Dio di Abramo, a vivere il pellegrinaggio della
vita e della fede sapendo che Tu sei l'unica compagnia che
non viene meno dentro tutte le inquietudini, le volubilità,
le incertezze della mia e della nostra vita: Tu, pellegrino
con noi, verso una terra nuova in cui abiti la giustizia.

F. B.

​[la Repubblica 20 aprile]