mercoledì 8 dicembre 2021

Oslo premio alla libertà di stampa

Il caporedattore della testata russa Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, e la giornalista filippina Maria Resa hanno vinto il Premio Nobel per la pace per "la loro coraggiosa battaglia per la libertà di espressione, pre-requisito per la democrazia e una pace duratura". Muratov ha evidenziato di aver ottenuto il riconoscimento non per merito suo ma dei colleghi morti per la libertà di stampa, tra loro Anna Politovskaya. Maria Resa, amministratore delegato della testata indipendente Rappler, si è occupata di giornalismo investigativo per la Cnn nel sud-est asiatico; "usa la libertà di espressione per esporre l'abuso di potere, l'uso della violenza e il crescente autoritarismo" nelle Filippine. Il Nobel per la Pace a Resa e Muratov è un "premio alla libertà di stampa in ambienti ostili al giornalismo indipendente", ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.

Franca Cicoria – Rocca 1/11


Canto:

 

Kumbaya my lord, kumbaya.

Kumbaya my lord, kumbaya.

Kumbaya my lord, kumbaya.

O lord, kumbaya.

 

C'è chi piange Signor, vieni qui

c'è chi soffre Signor, vieni qui

c'è chi muore Signor, vieni qui.

Signor vieni qui.

 

C'è chi spera signor, vieni qui

c'è chi canta Signor, vieni qui

c'è chi ama Signor, vieni qui.

Signor, vieni qui.

 

Noi crediamo in te, o Signor

noi speriamo in te, o Signor.

Noi amiamo te, o Signor

Tu ci ascolti, o Signor.

 

Sei con noi Signor, sei con noi

nella gioia: Tu sei con noi

nel dolore: Tu sei con noi

Tu per sempre sei con noi.

 

martedì 7 dicembre 2021

RECENSIONE

 V.Savoldi - V.Rocca, Chiesa dove sei?, Ed. Gabrielli 2021, pgg.192, 16 Euro.

Questo è un libro in cui senti tra le righe il profondo anelito di fede che ispira i due Autori, la cui vita è testimonianza vissuta del Vangelo.

Per questo riporto nel mio blog ben 3 brani assai significativi, tratti da queste pagine.  Eppure, sul piano dell'esegesi biblica e della dogmatica, trovo queste pagine lontanissime dai nuovi orizzonti che una età adulta della fede, a mio avviso, esige. Non solo,   manca completamente la consapevolezza dei grandi e radicali problemi legati al patriarcato (pari opportunità e accoglienza nella chiesa delle donne e delle persone lgbt), ma tutto l'impianto cristologico e mariologico è legato alle dottrine e alle formulazioni dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia. A parte l'opinabile esaltazione del “santo subito” di Carlo Acutis e di Padre Pio (pagg,70 – 94), affermare che “nella chiesa è necessaria un'unità di dottrina e di prassi” (pag. 89), il continuo ribadire che “Gesù è Dio”, si nota la più totale estraneità alle ricerche sul piano biblico è storico.

Dire che Stefano è “diventato partecipe del primo grado del sacerdozio ministeriale” (pag.114) e che la “Nuova Alleanza è superiore all'Antica Alleanza” e confondere la Legge ebraica con il valore salvifico delle opere, a me sembra ignorare gran parte delle ricerche degli ultimi secoli sulla rapporto e ebraismo- cristianesimo.  A pagina 123 e 124, Il discepolo è chiamato a passare dalla legge all'amore ….”, “Per i musulmani Dio si fa libro, per i cristiani Dio si fa carne” (pag.142), “anche gli africani  subiscono le conseguenze del peccato originale” (pag.145) : sono affermazioni che lasciano perplessi. 

Ma quando si arriva alla “Vergine Maria,” la retorica e la dogmatica diventano ossessive: “Maria nel suo corpo genera Dio, è incinta di Dio “ (pag. 156), “questa fragile donna è più grande di tutto l'universo ”(pag.167), “la prima redenta” (pag. 163), “Maria madre dell'umanità” (pag. 156), “in Lei è riassunto tutto quello che di bello e di buono e il Padre ha creato” (pag. 155), e tante altre espressioni simili, allora si capisce che gira e rigira, ma le strutture portanti della dogmatica sono confermate addirittura aggravate.

Resto davvero sconcertato da questo ceppo dogmatico  che non si ha il coraggio e non si hanno gli strumenti di mettere in questione.

Mi preoccupa il fatto che un linguaggio amoroso e suadente, come questo, non arrivi a mettere radicalmente in questione i nodi strutturali del cattolicesimo ufficiale: patriarcato, misoginismo, sessuofobia, potere gerarchico, omofobia, mariolatria, abusi sui minori,  celibato obbligatorio......

Questi nodi vanno dichiarati, esplicitati e tradotte in lotte teologiche, rispetto ai diritti umani. Girare attorno ci rende graditi all'istituzione, ma non aiuta a de costruire il palazzo per costruire una fede adulta.

Un caro saluto gli Autori, ma abitiamo stanze molto diverse.

 Franco Barbero 




IL TURISMO SESSUALE

 Nel mondo 3 milioni di persone viaggiano ogni anno per turismo sessuale. L'Italia, purtroppo, è tra gli Stati da cui parte la maggior parte di turisti con un'età tra i 20 ed i 50 anni.

 Quando si parla di turismo sessuale, ci si riferisce a tutti quei viaggi la cui destinazione viene scelta per raggiungere mete dove incontrare prostitute o gigolò Dai quali ottenere prestazioni sessuali. Da quanto risulta dai dati raccolti dall' Organizzazione Mondiale per il Turismo, si calcola che il 65% dei turisti siano clienti occasionali, che si recano in questi luoghi in maniera sporadica; Il 35%, invece, è costituito da clienti abituali, i quali con regolarità si spostano all'estero in cerca di soddisfazioni sessuali. Si dirigono verso quei paesi che versano in uno stato di povertà e di corruzione.

 Questo turismo sessuale è incentivato dal gusto e dell'esotico, dai costi ridotti dovuti all'alto tasso di prostituzione (legale e/o illegale) e dalla facilità di accedere anche alla prostituzione minorile. Infatti la prostituzione minorile è preoccupante aumento.



PREGHIERA

 Signore, non proviamo più vergogna, in un mondo in cui tutto è possibile, basta pagare!

 In certi momenti di lucidità fa capolino un certo disagio, subito cacciato, perché anche noi in fondo abbiamo diritto a goderci la vita.

 E poi, a dirla tutta, se non ci fossimo noi, ricchi maschi occidentali, quelle povere ragazze non avrebbero di che vivere.

 Tu, che ci conosci nell'intimo, ci guardi; e insieme volgi lo sguardo a quelle tue figlie, che noi neanche vediamo, desiderosi solo di godere delle loro prestazioni.

 E i tuoi occhi si accendono di amore e di ira.

 Che imbarazzo! E che sollievo! Perché i tuoi occhi ci strappano dalla maschera sociale  e ci riconsegnano alla nuova umanità.  Insegnaci a non fuggire, a smettere di nascondere quanto reputiamo indicibile, senza per questo cessare di farlo.

Tratto da "Federazione donne evangeliche in Italia". 16 giorni per vincere la violenza sulle donne.


DOMENICA 12 DICEMBRE DALLE 16 ALLE 1830

 Domenica 12 dicembre 2021, dalle 16.00 alle 18.30, incontro sinodale on line di ascolto per i cristiani LGBT, i loro genitori, i loro gruppi, gli operatori pastorali che li accompagnano e quanti vogliono unirsi a loro per fare un'esperienza di ascolto realizzato sinodale secondo le metodiche sinodali proposte del Consiglio Pastorale dei cattolici LGBT+ della diocesi cattolica di Westminster (The LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Councilum) per riflettere insieme di inclusione ed esclusione nella nostra chiesa e per fare esperienza sinodale attraverso l’incontro e lo scambio reciproco di esperienze vissute.

Una modalità che abbiamo voluto sperimentare, anche in Italia, perché crediamo che il dialogo sinodale ci spinga a percorrere nuove modalità di ascolto nella chiesa e nelle nostre comunità cristiane.

Per avere il link della piattaforma Zoom da cliccare per partecipare all’incontro basta scrivere a incontri@gionata.org

E’ tempo di coltivare la speranza e di fare esperienza di sinodo. Vi aspettiamo.

Iniziativa promossa da: La tenda di Gionata, la rete 3Voltegenitori, il Progetto giovani Cristiani LGBT, il Progetto adulti Cristiani LGBT, da Cammini di Speranza e dal gruppo Ponti da Costruire (Campania).

Un secondo incontro on line di ascolto sinodale "sull'essere testimoni" avrà luogo domenica 9 gennaio 2021 e vedrà coinvolte insieme le realtà dei credenti LGBT e le associazioni cattoliche della Rete Sinodo.

Tutti sono benvenuti. PASSAparola


CAUTELA CON GLI SCETTICI

 Con gli scettici serve cautela

The Guardian, Regno Unito

Con la quarta ondata di contagi da covid-19 che minaccia di travolgere gli ospedali, i governi europei cominciano a essere esasperati oltre che ansiosi. Il 22 novembre il ministro della sanità tedesco Jens Spahn ha descritto la posta in gioco con parole forti: entro la primavera quasi tutti i tedeschi saranno "vaccinati, guariti o morti". Il primo ministro olandese Mark Rutte ha etichettato come "idioti" i non vaccinati che hanno dato vita a violente proteste a Rotterdam, e il suo collega belga Alexander De Croo ha definito inaccettabili le scene viste a Bruxelles.

Rutte e De Croo ce l'avevano con la frangia violenta dei manifestanti, ma tra i leader europei il senso di frustrazione è generale: anche se era previsto che in autunno i contagi aumentassero, una significativa minoranza di cittadini sta aggravando la crisi rifiutando di vaccinarsi. Cosa fare con queste persone è diventato un vero dilemma politico per governi che cercano di conciliare le libertà civili con la necessità di proteggere gli interessi della società nel suo insieme. È un terreno insidioso per qualsiasi democrazia liberale. La risposta politica prevalente è stata aumentare la pressione sui non vaccinati, con restrizioni e certificati sanitari. Queste misure stanno diventando più rigide. In Belgio servirà il certificato di vaccinazione o un test negativo per entrare nei locali pubblici, e agli operatori sanitari è stato imposto l'obbligo di vaccinazione. In Germania regole simili sono state introdotte negli stati con più ricoveri.

Si tratta di misure comprensibili e giustificate, ma i governi dovranno procedere con estrema cautela. Dovrebbero evitare di seguire l'esempio dell'Austria, che ha annunciato l'obbligo vaccinale a partire da febbraio. Come ha affermato l’Oms, serve un approccio che non si basi solo sul vaccino, ma sottolinei l’importanza del distanziamento e della mascherina. E anche se in una pandemia le argomentazioni libertarie non possono prevalere sulla solidarietà sociale, le discriminazioni contro chi non vuole vaccinarsi devono essere accompagnate da campagne di persuasione più decise. Questo vale soprattutto per le fasce di popolazione in cui la fiducia nello stato è ai minimi storici. Una società spaccata in due sarebbe un regalo per l'estrema destra. In Austria il Partito della libertà, recentemente affossato da uno scandalo di corruzione, sta usando le proteste per rilanciarsi. In Germania è in corso un delicato dibattito per decidere se l'obbligo vaccinale violi o meno il diritto all'integrità corporea sancito dalla costituzione. A Berlino come altrove, sarà cruciale trovare soluzioni più consensuali. f


Internazionale 26 novembre




RAGIONARE

 Censis: l’uso della ragione per spoliticizzare i conflitti sociali

Il Manifesto

Roberto Ciccarelli

04.12.2021

Anche il Censis sventola lo spettro del «complottismo» considerato una manifestazione dell’«irrazionale», sintomo del «pensiero magico». Così facendo, dimostra un’idea pre-critica e impolitica della ragione. La società sarebbe un corpo organico guidato da una «saggezza razionale» (quale? La pax draghiana?). Oggi è «infiltrata dall’irrazionale». No vax, terrapiattisti, negazionisti dell’uomo sulla luna: sono «tre milioni».

In questa compagine ectoplasmatica il Censis vede il compimento della rappresentazione a cui lavora da tempo: quella di individuo competitivo passato dal «rancore» al «sovranismo psichico» fino alla negazione della «razionalità». Quando si spinge il discorso sulla società a un’alternativa schematica tra «razionali» e «irrazionali» viene da chiedersi a partire da quale norma parla chi giudica la razionalità degli altri.

***Democrazia sospesa. Per il Censis tristi passioni crescono

Di solito è un’idea politica confusa con un trascendentale incontestabile. Ciò sembra autorizzare a mettersi in cattedra e condannare la logica illogica dei «complottisti» che chiedono più e meno Stato; più autorità mentre sospettano di ogni governo; criticano il capitalismo e rivendicano la proprietà su se stessi. L’idea sottostante è che il complottismo è un crampo psichico, mentre è la manifestazione della crisi del «progresso» descritto dal Censis. Il confine tra razionale e irrazionale è deciso da chi ha il potere e usa i complotti. Prendiamo la «teoria del grande rimpiazzamento» causato «dall’arrivo degli immigrati» ai danni «dell’identità» nazionale. È citata dal Censis come prova dell’«irrazionalità».

Chi la pratica non è solo un lunatico manipolato. Questa ideologia politica poli forme circola tra le forze politiche al governo, e all’opposizione, nella razionalissima sfera della democrazia parlamentare, la stessa che sostiene «i vaccini efficaci» e «il piano di rilancio finanziato dall’Unione Europea», considerate due «vittorie della ragione». Ma di quale ragione? Quella di chi se la può permettere, I vaccini escludono mezzo mondo e il «Pnrr» è ispirato a orientamenti economici discutibili. Non basta evocare il «reale» per farlo funzionare. Ci penserà la realtà.

Il complottismo è un problema politico, non una patologia. È il risultato della mancanza di una liberazione politica e sociale. Per questo è usato dagli esclusi per urlare il loro impotente isolamento. E da chi sta al governo per negare ogni legittimità all’opposizione. Dopo due anni di pandemia dovremmo sottrarci a questo gioco di specchi, strumento della depoliticizzazione di massa.




ASSOCIAZIONE IL CAMPO- ALBA

Associazione Il campo   -  ALBA 
Cari Amici, 
vi informiamo che la prossima settimana uscirà la stampa de libro: Michele Do, Per un’immagine di chiesa da amare. Raccolta di alcuni scritti di don Michele Do sulla chiesa.
Il libro esce in occasione del Sinodo della Chiesa Italiana e offre intuizioni e riflessioni e pensieri che possono aiutare a rischiarare il senso della chiesa e del suo cammino evangelicamente rinnovato nel mondo di oggi.
 
Contiene l’ampio intervento di don Michele al Convegno su don Primo Mazzolari nel 1985: La chiesa: per amore e con amore, oltre don Primo?  e alcuni altri testi più brevi sulla chiesa, la parrocchia, il sacerdozio, la comunità, la comunione, l'amore fraterno. Speriamo sia un contributo fecondo per il lavoro sinodale. 
E’ un testo di 132  pagine, curato e stampato dalla nostra Associazione. Come per precedenti testi, è possibile riceverlo per invio Postale, richiedendolo all’indirizzo dell’Associazione Il campo.
Nell’occasione, uniamo al nostro saluto l’auguri di un lieto e santo Natale
Cordialmente 

L’Associazione Il campo 

Via Donizetti 23,  12051 ALBA  
IBAN  IT73K 08530 22500 00018 01133 53
Cell.  339 4513048   - Mail: ilcampo.alba@tiscali.it


DIRITTI E DOVERI

 La stagione dei diritti e la stagione dei doveri

La stagione che dall'ultimo dopoguerra si è aperta è quella dei diritti, dapprima dei diritti sociali - è questa la proposta più rilevante della Costituzione e della nascita del cosiddetto «Stato sociale» di matrice keynesiana -; poi di quelli soggettivi, che hanno man mano assunto il sopravvento. Le spinte di carattere sociale che fino agli anni Settanta del secolo scorso hanno contrassegnato la coscienza collettiva - dal ruolo assunto dal sindacato alle rivendicazioni dal basso dei lavoratori - sono diventati la bandiera di una lotta, che ha portato giustamente all'affermazione di diritti sacrosanti, che lo Statuto dei lavoratori ha fissato con precisione, operando una svolta decisiva nel cammino verso la salvaguardia e la promozione della dignità umana.

La crisi della politica che è immediatamente seguita a quegli anni, accentuata dal fenomeno del terrorismo, ha determinato la fine della spinta sociale e il ripiegamento dell'individuo su se stesso, con l’emergere in positivo di bisogni e desideri legati alla sfera della soggettività, grazie al contributo di movimenti - in primo luogo quello femminista -i quali hanno concorso a dare spazio a tematiche come il valore delle diversità e la ricerca della felicità; ma anche con la caduta nell'autoreferenzialità che ha favorito forme di privatizzazione con gravi ricadute negative sugli sviluppi della vita collettiva.

A venire dimenticati o accantonati sono stati, per lungo tempo, i doveri, che pure altro non sono che l'altra faccia dei diritti, indissolubilmente ad essi connessa: quello che rivendico come diritto è infatti, a sua volta, dovere per me verso gli altri. Questa stretta interdipendenza non è stata avvertita e tanto meno praticata, al punto di affievolirsi fino a venir meno nelle coscienze. La rivendicazione dei diritti, così come è avvenuta tanto sul piano sociale che su quello individuale si è unilateralmente sviluppata prescindendo dall'assunzione dei corrispettivi doveri, alimentando una mentalità fatta esclusivamente di pretese nei confronti delle istituzioni pubbliche, senza mai porsi il problema di che cosa andasse offerto ad esse in ricambio.

Le vie da percorrere per uscire dalla crisi

Molti e di natura diversa sono i passi che vanno fatti per uscire dall'attuale deriva. Alcuni riguardano in generale i modelli culturali dominanti; altri sono più strettamente connessi alla specificità del «caso italiano». Sul primo versante - quello dei modelli culturali dominanti - fondamentale è la ridefinizione dei contenuti di termini come coscienza, libertà e responsabilità. Di primaria importanza è anzitutto il ricupero di una concezione positiva della coscienza, cui va riconosciuta una vera originarietà, e dunque una precisa autonomia (sia pure limitata) rispetto ai condizionamenti che essa inevitabilmente subisce. Ma che deve soprattutto essere fatta uscire dalle secche di una interpretazione rigidamente individualista per acquisire una dimensione relazionale e sociale. A sua volta, la possibilità di esercizio della libertà va rivendicata con forza, sia pure riconoscendo che si tratta di libertà «situata» perciò parzialmente condizionata, la quale non può tuttavia identificarsi con una sorta di arbitrio individuale e che deve essere concepita come «libertà per», cioè come libertà positiva che assume i connotati di responsabilità verso l'altro e verso la complessità delle situazioni.

Alla base di questa visione vi è un'antropologia relazionale, fondata su una concezione dell'uomo come persona (e non come individuo), dunque come soggetto di e in relazione, la cui autocomprensione e la cui autorealizzazione non possono avvenire se non in rapporto con l'altro (gli altri). L’alterità non è pertanto una realtà esterna e del tutto accidentale; è qualcosa che appartiene al soggetto come elemento costitutivo della sua identità.

La partecipazione attiva alla vita pubblica, che è dovere morale di ciascuno, comporta il «sentirsi parte» (a questo si allude quando si parla di appartenenza) e il «prender parte», l'offrire cioè il proprio contributo alla crescita comune. La possibilità che questo si verifichi è strettamente dipendente dalla ricostituzione di un ethos culturale condiviso; in una parola, di una piattaforma di valori civili, che cementino il tessuto sociale, fornendo l'alimento vitale alle coscienze; alimento che è garanzia di una convergenza attorno ad obiettivi comuni. La cultura dei doveri e della responsabilità è, in definitiva, la risultante di un processo complesso in cui entra in gioco la costruzione di una mentalità e di un costume, che possono prendere corpo solo laddove i valori dell'uguaglianza e della dignità personale (di ogni persona), della giustizia, della gratuità e della solidarietà divengono i criteri di riferimento delle scelte personali e sociali. A pochi giorni dal suo rapimento, in un famoso discorso al gruppo parlamentare della Democrazia cristiana, Aldo Moro ammoniva che, se alla stagione dei diritti non si fosse affiancata una stagione dei doveri, il futuro del nostro Paese sarebbe entrato in una situazione di grave pericolo. Quanto questa intuizione anticipatrice fosse vera è oggi sotto i nostri occhi!

Giannino Piana, Rocca 15 ottobre

LA PAROLA

metaverso

A coniare la parola «metaverso», a inizio anni Novanta, è stato lo scrittore di fantascienza post-cyberpunk Neal Stephenson. Una realtà virtuale edificata grazie al web, e un ambiente immersivo dove l'individuo "vive" attraverso un avatar. Primo esempio, non di grande successo, fu Second Life. In seguito, a rendere cinematograficamente l'idea ci ha pensato Matrix. E adesso arriva Mark Zuckerberg, alle prese con una seria crisi reputazionale, che ha annunciato di destinare 50 milioni di dollari allo sviluppo di un suo metaverso. 

Di certo si tratta anche di un'«arma di distrazione di massa» rispetto alle sue vicissitudini, ma la «nuova Internet» proclamata dal fondatore di Facebook è considerata da tutte le Big Tech come la frontiera degli investimenti (specie pubblicitari) e il prossimo prodotto rivoluzionario dopo lo smartphone. Dalla fantasia alla realtà, quindi. O, per meglio dire, all'edificazione di una dimensione parallela in un mondo dove si giustappongono sempre più, senza (voler) venire in contatto, tempi storici, ceti sociali e visioni (come il surreale universo complottistico in cui sono sprofondati tanti no-vax).

La sensazione che non si riesce a evitare è, quindi, quella di un rischio distopico piuttosto reale e tutt'altro che romanzesco. Una sorta di assai problematico paradiso artificiale nel quale spedire la «classe globale inutile», come la chiama Yuval Noah Harari, via via allargata dalla diffusione dell’automazione e dell'intelligenza artificiale. E questo è un tema altamente politico: anziché incentivare la fuga alla volta di uno "stupefacente" e fintamente gratificante pianeta alternativo, le classi dirigenti avrebbero il dovere di ricostruire una realtà dignitosa e decente per tutti. E di riportare i diversi gruppi sociali ad abitare una sfera pubblica comune e a condividere lo stesso spazio, se non fisico almeno culturale e morale: un altro dramma, molto concreto, che accompagna il neoliberismo postmoderno.

MASSIMILIANO PANARARI, L’Espresso 31 ottobre

Assisi "la fraternità al centro dell'economia"

"A voi, giovani, rinnovo il compito di mettere la fraternità al centro dell'economia. Mai come in questo tempo sentiamo la necessità di giovani che sappiano, con lo studio e con la pratica, dimostrare che una economia diversa esiste". Sono parole tratte dal messaggio lanciato il 2 ottobre da Papa Francesco in diretta streaming dal Palazzo Monte Frumentario di Assisi e in collegamento con oltre 30 città del mondo, a chiusura di "The Economy of Francesco" il secondo appuntamento per imprenditori, economisti e "changemakers" ideato per condividere percorsi nuovi in attesa di incontrare Papa Francesco ad Assisi nell'autunno del 2022. Francesco li esorta a "sognare in grande", ad impegnarsi con coraggio e creatività nella costruzione di una nuova economia "più solidale, sostenibile ed inclusiva", capace di rispondere alle sfide globali della povertà e dell'ingiustizia.

Franca Cicoria – Rocca 1/11 

Il bambino e le stelle marine

Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l'acqua si placò e si ritirò. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.

Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare.

All'improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell'acqua. Poi tornò indietro e ripeté l'operazione.

Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò. "Ma che fai, ragazzino?". "Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia" rispose il bambino senza smettere di correre.

"Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!" gridò l'uomo. "Non puoi cambiare le cose!"

Il bambino sorrise, si inchinò a raccogliere un'altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui".

Africa riconoscimento all'attivismo della società civile

Halima Oulami, 46 anni, attivista marocchina, alla periferia di Marrakech sostiene le donne più vulnerabili con centri di ascolto, rifugi per ragazze madri e vittime di violenza, corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale, ambulatori medici, una radio comunitaria e un caffè letterario. Fammyy Mikindo, 48 anni, giornalista congolese, direttore di Radio Téle-Vision des Grands Lacs, emittente comunitaria indipendente del Sud Kivu, provincia del Congo orientale, da molti anni dà voce agli emarginati, denunciando le disuguaglianze economiche, le violenze, il traffico illegale di minerali, i privilegi dell'élite e la corruzione dilagante. Sono i vincitori della prima edizione del Premio intitolato alla memoria del giornalista Raffaele Masto, scomparso il 28 marzo 2020, sostenuto dalla Fondazione Amani, in collaborazione con la rivista Africa e Radio Popolare.

Franca Cicoria – Rocca 1/11 

lunedì 6 dicembre 2021

L'IMMACOLATA: UN DOGMA DA METTERE NEL CESTINO

 Il dogma dell’immacolata concezione di Maria, proclamato da papa Pio IX nel 1854, insegna che “La beatissima vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale” (Bolla Ineffabilis Deus).

Siamo di fronte ad un caso limite dello sviluppo dei dogmi, riconoscono in larghissima misura anche i teologi cattolici. Dal silenzio totale della Scrittura e della più antica tradizione si è arrivati, solo nel 1854, alla definizione dogmatica passando attraverso controversie, polemiche, devozioni, fantasie.

Siamo di fronte ad una dottrina ecclesiastica che, ovviamente, non appartiene al nucleo della fede cristiana, non avendo alcun solido fondamento nella Scrittura. Si può essere cristiani (né protestanti né ortodossi riconoscono questa dottrina creatosi nei secoli) e cattolici senza includere questa credenza. Questo oggi è ampiamente riconosciuto anche dentro la chiesa cattolica.

Bisogna riconoscere che la fantasia dei gerarchi della chiesa è stata davvero creativa. Pio IX nel 1854 definì come dogma di fede che Maria  è stata preservata dal peccato originale. Nel 1870, al Concilio Vaticano I definì l'infallibilità papale: un'altra barzelletta vaticana.

Ora i biblisti sorridono  di queste incaute "uscite" di uno dei papi più reazionari degli ultimi secoli. Tanto che nessuno ha osato aggiungere un'altra nota umoristica proclamandolo santo, come va di moda oggi.

In realtà Maria  è nata, esattamente come ciascuno e ciascuna di noi , immacolata, cioè senza traccia di peccato. Chi oserebbe mai affermare, bestemmiando il Dio creatore, che la creatura  che viene al mondo è segnata dal peccato. Tu, io, noi siamo tutti/e nati e nate immacolati, cioè avvolti dall'amore di Dio.

Ma questo umoristico dogma è una bestemmia  anche perché non esiste nessun peccato originale, che segni la nostra vita dal suo primo giorno, semmai nasciamo nella condizione umana in cui crescendo ogni giorno dovremo scegliere tra il bene e il male: ecco il senso del mito di Genesi.

Va da sé che il dogma  del peccato originale, come quello dell'immacolata concezione, non sono parte della fede cristiana e non hanno fondamento biblico.

Mi spiace per Maria, la mamma di Gesù. Il suo cammino di donna credente costituisce una grande testimonianza, ma coprirla di dogmi significa seppellire la sua vita e la sua fede sotto il manto del privilegio; in questo caso un privilegio inesistente e addirittura ridicolo.

La dottrina del peccato originale, trasmesso da Adamo ed Eva, si fonda su un mito che l'esegesi ha finalmente interpretato cestinando il dogma del peccato originale destinato a tutta l'umanità e ad ogni singola persona che vede la luce. Da secoli insigni teologi hanno fermamente respinto la concezione dogmatica della nascita nel peccato. Come ognuno/a di noi, Maria di Nazareth fin dal primo giorno è una creatura che vive nella "benedizione", senza ombra di peccato.

E allora?

Sarebbe tempo di prendere sul serio ciò che le scienze bibliche ci chiariscono rispetto al mito delle origini e rispetto ai racconti mitologici della nascita di Gesù, che negli sproloqui delle liturgie natalizie, molti predicatori proclameranno come verità  storiche.

Ne consegue che una chiesa coraggiosa e amante della verità cancellerebbe dal calendario liturgico questa "festa" che è un falso storico e teologico. Ancora: una chiesa amante della verità toglierebbe dal rituale del battesimo tutte le espressioni che indicano la cancellazione del peccato originale perché non si cancella ciò che non esiste.

Di più: ne consegue che in uno Stato laico occorrerebbe fare di questa giornata di riposo una gioiosa celebrazione della nascita din ogni creatura....

E poi....., mia cara chiesa, smettila di usare Maria per i tuoi affari infantilizzanti e spesso devozionalistici e mercantili.

Franco Barbero, Pinerolo 6 dicembre 2021



Comunità cristiana di base di via Città di Gap, Pinerolo

NOTIZIARIO DELLA CASA DELL'ASCOLTO E DELLA PREGHIERA


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N°85 dicembre '21



In evidenza:

     INCONTRI COMUNITA' IN SEDE E SU MEET

- 7 e 14/12 h21: gruppo biblico del martedì

- 9 e 16/12 h10: gruppo biblico del giovedì

- 12/12 h10: eucarestia

- 19/12 h10: celebrazione di Natale

- 21/12 h21 e 23/12 h10: pres. libro Ricolfi

- 24/12 h21: veglia di Natale

- 26/12 h10: Momento di preghiera

- 26/12 h10:30: assemblea comunitaria

- 29/12 h21: incontro su linguaggi LGBT+

- 31/12 h17: ora di silenzio e preghiera

    NOTIZIE DA GRUPPI E COLLEGAMENTI

- 4 e 5/12: seminario cdb su sinodalità e sinodo

     SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE

- A Palermo, come si spegne una fiamma

    DALLA NOSTRA COMUNITA'

- Questa comunità

APPUNTAMENTI COMUNITA' IN SEDE (v. Città di Gap) E SU MEET

NB: si ricorda che le eucarestie si svolgeranno la domenica alle ore 10 in modalità mista (in presenza e su meet), utilizzando il link meet.google.com/vpu-vkkh-wfm. Il gruppo biblico del giovedì alle ore 10 sarà solo in presenza in sede, mentre quello del martedì alle 20:45 si svolgerà in modalità mista (in presenza e su meet), utilizzando il link meet.google.com/qpe-wfjz-cdp.

    MARTEDI' 7 DICEMBRE h 20:45 – Gruppo biblico: Isaia 49,1-52,12 (prepara Ada D.)

     GIOVEDI' 9 DICEMBRE h 10 – Gruppo biblico: Isaia 49,1-52,12 (prepara Franco B.)

     DOMENICA 12 DICEMBRE h 10 – Eucarestia (preparano Manuela B. e Sergio Sp.)

     MARTEDI' 14 DICEMBRE h20:45 – Gruppo biblico: Is 52,13-55,13 (prepara Sergio Se.)

     GIOVEDI' 16 DICEMBRE h 10 – Gruppo biblico: Is 52,13-55,13 (prepara Franco B.)

     DOMENICA 19 DICEMBRE h 10 – Celebraz. Natale (preparano Franco B. e M. Grazia B.)

     MAR 21 DICEMBRE h21 e GIO 23 h10: F.Barbero su Ricolfi "La società signorile di massa".

     VENERDI' 24 DICEMBRE h 21 – Veglia di Natale (prepara Franco Barbero)

     DOMENICA 26 DICEMBRE h10 – Momento di preghiera preparano Stefania e Esperanza

     DOMENICA 26 DICEMBRE h10:30 - Assemblea comunitaria

     MERCOLEDI' 29 DICEMBRE h21 Incontro: Ornella dell'Agedo di Asti sui linguaggi LGBT+.

     VENERDI' 31 DICEMBRE h17/18 Ora di silenzio e preghiera: in presenza e on line.

     MARTEDI' 4 GENNAIO 2022 h21 Incontro: Franco Barbero presenta il libro "Oltre Dio".

ALCUNI APPUNTAMENTI con F. Barbero (in presenza e on line)

     VENERDI' 3 DICEMBRE ore 16:45 – Corso biblico Torino: presentazione della "Lettera di Giacomo" e lettura e commento del cap.1, c/o libreria Claudiana (v. Principe Tommaso, 1 a Torino)

NB: nel mese di dicembre sono previsti diversi ulteriori incontri in videoconferenza e/o in presenza di cui non sono ancora stati definiti data e orario (per avere informazioni si consiglia di seguire il blog di Franco Barbero).

NOTIZIE DA GRUPPI E COLLEGAMENTI

Seminario nazionale CdB del 4 e 5 dicembre 2021: Sinodalità e sinodo, le CdB italiane riflettono e propongono

Sabato 4/12/21 (registrazione video: https://fb.watch/9Hqm2gCA7S/)

- 15:30/16: collegamenti e saluti.

- 16/16:15 CdB Isolotto: racconto dell'incontro del 30 e 31 ottobre in ricordo di Enzo Mazzi.

- 16:15/16:45 Mauro Castagnaro: presentazione della Rete Sinodo.

- 16:45/17:30 Paolo Zambaldi: il percorso sinodale della Chiesa tedesca.

- 17:30/18 Luigi Sandri: l'avvio del percorso sinodale della Chiesa italiana.

- 18/19: dibattito.

Domenica 5/12/21 (registrazione video: https://fb.watch/9IojD5-t9l/)

- 9/9:30: collegamenti e saluti.

- 9:30/9:45: preghiera iniziale.

- 9:45/10:30 Romano Penna: sulla sinodalità delle prime comunità cristiane.

- 10:30/11 CdB "San Paolo" di Roma (Antonio Guagliumi): "Le antiche comunità paoline e le CdB oggi: l'esperienza della Comunità cristiana di base di San Paolo di Roma"

- 11/11:30 CdB "Cassano" di Napoli (Cristofaro Palomba): "Un cammino di liberazione, in mare aperto, fuori dal tempio"

- 11:30/12 CdB "Via Città di Gap" di Pinerolo (Franco Barbero) e CdB di Piossasco (Maria Grazia Bondesan): "Cristiani e cristiane di base dentro alle lotte di liberazione LGBTQ+"

- 12/13: dibattito.

SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE

A Palermo: come si spegne una fiamma

La comunità di San Saverio all'Albergheria con le dimissioni del suo rettore, don Cosimo Scordato, ha visto il subentro di un giovane prete decisamente reazionario, un liturgo da Concilio di Trento.

Fino a tre anni fa sono stato più volte in questa chiesa per gruppi, dibattiti e presentazioni di libri.

Che tristezza! So che ora tutto è cambiato. In poco più di due anni il nuovo rettore è riuscito a disperdere e allontanare il folto gruppo di uomini e donne che hanno costruito quella esperienza dal 1984.

Se si eleggono pastori che sono governatori, la comunità si vede umiliata e colpita nella sua libertà. Ma i vescovi, anche i migliori, a Palermo come a Pinerolo, consacrano sacerdoti senza discernimento.

Franco Barbero

Il papa "imprudente"

È appena terminato un viaggio davvero profetico. Il papa ha dipinto a chiare lettere la direzione di marcia di questa Europa del "Mare Mortum". E per questo motivo che la stampa internazionale ha fornito del viaggio una versione e una documentazione molto parziale.

Lo scopo è evidente: minimizzare il messaggio per non turbare la quiete consumistica della prima settimana natalizia.

Franco Barbero

Prede della rete: vendersi sul web

Non è difficile vedere degli adolescenti ed anche delle bambine senza il cellulare in mano che digitano sulla tastiera a velocità supersonica. I Black out che c'è stato tempo fa ha messo ansia a non poche di loro. Come comunico con le mie amiche? Come chiacchieriamo sui nostri amori? Come faccio a raccontare il mio litigio con mia madre? Le città, ma anche centri di provincia, conoscono questo fenomeno.  Gli e le insegnanti se ne lamentano. Ma c'è qualche problema di più.

La famigerata app Tik-Tok, con la quale comunicano, permette facilmente scambi di video, non solo tra amiche amici, questo cerchio magico dove nascono litigi gelosie e spesso ricatti. Spesso poi si inseriscono anche degli estranei. Le ragazzine sono sempre più spinte alla competizione, a chi "è più figa", più alla moda, a che cosa è di più, a chi ha più followers.

E' un fenomeno che possiamo lasciare indisturbato? È solo colpa delle giovani? Dove sono finiti i genitori? Qui manca una riflessione operativa. Non basta esecrare il fenomeno, parlarne male, si tratta di chiedersi: che vogliamo fare? Sono coscienti queste ragazze che l'esposizione del corpo ad estranei non è solo voyeurismo ma prostituzione? Talvolta gratuitamente, talvolta a pagamento fonte di pesanti ricatti: un vortice assolutamente pericoloso. Il problema a monte di questo fenomeno è che certi modelli mediatici, non poche pellicole cinematografiche, suggeriscono che sia una libera è legittima scelta, adeguata allo stile di vita contemporaneo, quella di vendere il proprio corpo o anche la sua immagine (apparentemente meno gravosa).

Forse può sembrare incongrua l'equivalenza voyeurismo e prostituzione. Lo è nei termini usuali di prestazione sessuale dietro pagamento. Ma assume l'aspetto di prostituzione nei casi ragazze che vendono foto in atteggiamenti sensuali per comprare oggetti del tutto voluttuari, ritenendo che queste possano conferire loro maggiore prestigio agli occhi dei coetanei. Di certo non si vuole colpevolizzare chi è preda della rete: in giovane età si è poco consapevole degli effetti che certe azioni possono avere: tanto più sarebbe necessario educare a "possedere il proprio corpo in onore". Il problema attiene alla percezione che le ragazze e i ragazzi hanno di sé. La diffusione di questo fenomeno è un segno del degrado del nostro tempo.

Preghiera

O Dio, assistiamo a un penoso degrado della vita quale Tuo dono. Rendici attente /i nell'apprezzare il dono del corpo che ci identifica e ci rende creature uniche.

(tratto da "Federazione donne evangeliche in Italia")

Prostituzione e AIDS

 L'OMS mette le donne prostituite (indipendentemente dalla tratta e indipendentemente dalla legalizzazione o meno) al centro della popolazione a rischio HIV.

Una recente indagine realizzata in 50 paesi ha dimostrato che il 12% delle prostituite vive con l'HIV e che il rischio di contrarre l'HIV è di 13,5 volte più elevato a causa di fattori economici e di dinamiche di potere. Ad esempio potrebbero ricevere da parte di maschi eterosessuali più denaro se non usano il profilattico anche quando sanno d'essere HIV positivi.

Sono le dinamiche e le disuguaglianze di potere che rendono più difficile la negoziazione dell'uso del profilattico e che mettono a rischio la salute delle donne in ogni situazione.

Gli ultimi studi indicano che le donne prostituite non sono coloro che trasmettono l'HIV, c'è più rischio di contagio dal cliente alla donna, infatti, tra di loro l'uso del profilattico è molto diffuso.

Il rischio di HIV è connesso in maniera diretta con la violenza di genere.

Droga e prostituzione

Al giro di affari della prostituzione ininterrottamente in crescita dal 2011 ad oggi, con incrementi preoccupanti (fino a più di 5 Miliardi di euro + 11%), si affianca quello del consumo di droghe, incluso l'alcol, aumentato del 22,6% e arrivato a superare i 16,2 Miliardi.

Le connessioni tra droga e prostituzione sono strettissime: molte donne iniziano la prostituzione per procacciarsi i soldi per la droga; altre iniziano ad assumere droghe in concomitanza con l'attività prostitutiva, perché costrette dagli stessi trafficanti per tenerle più facilmente in stato di soggezione e dipendenza, o per superare il trauma della strada.

Le droghe, di per sé rischiose per la salute, aumentano i rischi per le prostituite: il loro effetto "disinibitorio" può indurle ad accettare rapporti senza il profilattico, come ad abbassare il grado di autocontrollo rispetto al "cliente", che può approfittare per trascorrere più tempo e/o sottoporre la donna a pratiche sessuali più violente.

La più diffusa delle droghe è la cocaina, che sono soprattutto i clienti a portare e/o ad offrire come merce di scambio dei rapporti sessuali. Spesso quindi la marginalità sociale della prostituzione finisce per associarsi la marginalità della tossicodipendenza, se possibile ancor più lesiva della dignità della persona.

Le prostituite in strada fanno grande uso anche di alcool, più economico, facilmente reperibile, non sanzionabile e secondo chi lo consuma, "controllabile" e non percepito come sostanza psicotropa.

 L'alcol inoltre appare un sostegno alla durezza della vita per strada, per sopportare il freddo, socializzare ed allontanare l'angoscia, la paura, la fatica. In realtà, produce dipendenza, danni fisici, sociali e disagio. Infine, esiste il cosiddetto "mercato grigio" degli psicofarmaci a più basso prezzo della cocaina. 

Mega bordelli regolamentati

Prostituite nei mega- bordelli regolamentati

Nel 2002 la Germania ha legalizzato la prostituzione e dal 2017 una legge in difesa delle prostitute vuole migliorare la condizione delle "lavoratrici del sesso".

Essa prevede la registrazione delle prostitute, la possibilità di pagare contributi sociali e avere accesso al servizio sanitario, un'autorizzazione per i bordelli.

Ma a volte di questi presupposti non sono realizzati.

 La gran parte delle prostitute lavora in nero senza alcuna protezione ( si stima circa 40 mila registrazioni a fronte di 200 mila fino ha un milione di donne prostituite nel mercato del sesso sommerso).

Nei bordelli, autorizzati o meno, le donne sono esposte alla situazione drammatica.

Negli ultimi 10 anni, infatti, si osserva una industrializzazione della prostituzione, che produce un introito di 14,5 miliardi di euro all'anno: ai 3500 bordelli registrati in Germania, ad esempio, si affiancano altrettanti bordelli illegali, molti di enormi dimensioni (interi palazzi), dove arrivano anche autobus pieni di compratori di sesso direttamente dagli aeroporti.

La Germania, definita "il bordello d'Europa", è diventata per le donne "l'inferno in terra". Circa 1,2 milioni di uomini comprano quotidianamente prestazioni sessuali. Mentre si concorda di vietare la prostituzione di minorenni, si pensa che le donne adulte possano scegliere liberamente.

Ma ciò è smentito dalla dalle più rigorose ricerche psicoterapeutiche e sociologiche.

Infatti la prostituzione può essere praticata soltanto in uno stato di dissociazione patologica, sopportata solo con alcol, psicofarmaci e droghe. Molte prostitute presentano gravi problemi di salute, stati depressivi, attacchi di panico, costanti dolori addominali, mancanza di olfatto, gastriti, infezioni varie, dolori costanti al bacino per i duri colpi inferti degli uomini durante la penetrazione, lacerazioni nelle parti intime nonché uno stato di anestetizzazione delle emozioni come paura, pudore, gioia, speranza.... In una parola la prostituzione costituisce una grave negazione dei diritti umani (https://www.trauma-end-prostitution-eu).

(tratto da "Federazione donne evangeliche in Italia " - Prostituzione non è libertà

16 giorni per vincere la violenza sulle donne)

Fermare il business della tratta

UNODC (Global Report on Traffcking in Person - United Nation Office on Drugs and Crime) riporta che su 21 milioni di vittime di tratta, il 70% è composto da donne e bambine (49% donne, 21% bambine), tra cui il 79% per scopi sessuali.

 Per i trafficanti e di sfruttatori c'è un guadagno enorme: secondo le stime Havocscope (global black market information) il guadagno della prostituzione nel mondo si aggira intorno ai 186 miliardi di dollari l'anno.

Dopo il traffico di droga e di armi, il più redditizio business è quello degli esseri umani. Come nota infatti The National Institute of Justice americano la prostituzione costituisce la porta d'ingresso della schiavitù sessuale e della tratta….

Soprattutto manca una vera e propria legge per la tratta, in particolare quella delle donne a scopo di prostituzione...

Preghiera

Grazie signore per essere con noi ogni giorno della nostra vita.  Che possiamo sentire la tua presenza e vederti all'opera nelle nostre vite. Continua a farci confidare in Te anche quando pensiamo che ti sei allontanato da noi. Grazie per il tuo amore. Amen

(tratto da: "Federazione donne evangeliche in Italia", giornate per combattere violenza sulle donne)

Riflessioni sul sinodo: preparazione e apprensioni

Una preparazione senza dubbio maestosa e capillare che suscita ammirazione ma insieme anche un misto di smarrimento e apprensione per quella che Pietro Pissarra ("Le christianisme va-t-il mourir" in baptises.fr) dell'8 settembre 2021, chiama l'ultima tentazione. "L'ultima tentazione sarebbe minimizzare la portata del cammino sinodale riducendolo ad una faccenda interna, di organizzazione o a una campagna di marketing, per rilanciare un prodotto scaduto. E se, di fronte all'esodo silenzioso, alle chiese che si svuotano, il sinodo fosse l'ultima chance, il kairos da cogliere?". Su Jesus di settembre 2021 è apparsa un'interessantissima intervista alla teologa francese Paule Zellitch presidente della Conférence catholique de baptisé-e-s francophones (Ccbf) impegnata dal 2010 per promuovere l'inclusione dei laici e delle donne nella chiesa, di cui fanno ora parte anche molti preti. Essa, per rendere l'idea dell'attuale situazione della chiesa cattolica, si serve di un doppio paragone che colpisce. Immaginate, dice, di vedere un prete che dal pulpito predichi in una lingua poco comprensibile a un uditorio muto e sconcertato, che piano piano si alza dei banchi per uscire dalla chiesa; o un circolo chiuso in cui i membri, tutti maschi, si confrontino soltanto fra di loro."… Siamo arrivati al paradosso che, nella fede basata sulla parola, è proprio la parola dei fedeli che è stata confiscata. E' una chiesa monocroma…". I vescovi hanno assecondato la propensione di Wojtyla a ridurre l'influenza dei teologi e la possibilità di fare nuove proposte. Non c'è contraddittorio né dibattito, i discorsi sono piatti, e questo non è certo un segno di salute nella chiesa". "I numeri parlano chiaro: oggi in Francia il 34% degli abitanti si dichiara cattolico ma soltanto il 2% è praticante; allora a chi parlano i vescovi?". Anche i circa 10.000 casi di abusi sessuali perpetrati da membri del clero negli ultimi settant'anni contribuiscono alla generale crisi di credibilità dell'istituzione-chiesa. 

Secondo Paule Zellitch bisogno coniugare la giusta verticalità con una sana orizzontalità. I laici e le donne in prima fila, sono stanchi di essere emarginati, trattati come bambini incapaci di prendere una direzione, e di vedere le loro competenze ignorate e i loro carismi sottovalutati. Ricorda che lo spirito soffia dove vuole e aggiunge: "Le gerarchie temono la libertà di pensiero dei laici: ma obbedienza non significa abdicare all'intelligenza e allo spirito critico, significa seguire Cristo". Rispetto a quelli ricordati per la Francia, i numeri della crisi in Italia possono sembrare un po' (solo un po') meno catastrofici ma, vista la tendenza degli ultimi decenni, si può temere che sia ormai solo questione di tempo. E' fondamentale che almeno i credenti impegnati che sono forse meno numerosi di quelli ancora praticanti, ma l'unica speranza in vista del futuro, assumano senza timidezze le loro responsabilità ecclesiali, si sentano responsabili della sinodalità effettiva della chiesa e facciano sentire con spirito fraterno e senso critico la loro parola, anche e soprattutto quando può sembrare che la Chiesa non la richiede veramente e non la ascolti abbastanza.

Lilia Sebastiani (da "Rocca" 15/10)

Riflessione sui negazionisti di oggi e su quelli che si trovano nella Bibbia

Come racconta su ilLibraio.it frate Alberto Maggi, "il negazionismo ha radici antiche, e già nelle prime pagine della Bibbia si trova il primo negazionista…". Nella sua riflessione c'è spazio anche per il difficile presente: "Probabilmente è un'impresa disperata far ragionare il crescente numero di negazionisti, terrapiattisti, cospirazionisti, seguaci di scie chimiche, NoVax, no Covid, no tutto. Ma non bisogna scoraggiarsi…"

"Nun me piace!" è il conosciuto tormentone della commedia di Eduardo de Filippo "Natale in casa Cupiello"

L'anziano protagonista, amante delle tradizioni, in occasione del Natale, ha allestito "il più bel presepio di tutti gli altri anni", e cerca il consenso del figlio Tommasino (Nennillo), un tontolone ("ha avuto la malattia… è nervoso!"), viziato dalla madre. Niente da fare: "Nun me piace!", è la sua risposta. Inutilmente il padre tenta di fargli notare la bellezza degli angioletti, dei tre re magi, della stella cometa… "Nun me piace!", è la sua risposta. Questo ragazzo tardo e pigro è la parodia del negazionista, colui che rifiuta di vedere il bello, il buono, e sa rispondere solo ripetendo la stessa solfa e lo stesso slogan: "Nun me piace!". Non c'è motivo, semplicemente non gli piace. Il personaggio di Tommasino è la caricatura di quelle nullità, che per far notare la loro presenza hanno bisogno di gridare la loro tanto ostinata quanto ottusa contrarietà.

Ma il negazionismo ha radici antiche e già nelle prime pagine della Bibbia si trova il primo negazionista.

Nel Libro della Genesi si legge che il Creatore aveva avvertito l'uomo e la donna, da lui creati, di non mangiare "dell'albero della conoscenza del bene e del male", perché altrimenti sarebbero morti (Gen 2,17). Ed ecco spuntare il primo negazionista della storia, il serpente, che disse alla donna: "Non morirete affatto!" (Gen 3,5), e si sa come poi è andata a finire. E negazionisti spuntano anche al tempo di Noè, "uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei" (Gen 6,9). Avvertito da Dio dell'imminente disastro, pensa a mettersi in salvo costruendo un'arca di legno, ma gli altri no, "mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito… e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti" (Mt 24,38).

C'è poi un altro tipo di negazionismo dalle conseguenze drammatiche, perché si fonde con il fanatismo religioso

È il negazionismo che, forte delle sue sacre convinzioni, rifiuta la realtà perché è inammissibile, scomoda o spiacevole, o semplicemente non può essere. Un esempio di questo negazionismo si trova negli scritti di Geremia, dove il profeta avverte il popolo dell'imminente pericolo, rappresentato dall'invasione dei Babilonesi guidati da Nabucodonosor, invitandolo ad abbandonare false certezze: "Non confidate in parole menzognere ripetendo: Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore" (Ger 7,4). Ma il grido d'allarme del profeta non fu ascoltato nonostante l'evidenza dell'approssimarsi della tremenda invasione. Gerusalemme era la città del Dio d'Israele e per questo non poteva essere conquistata. La tradizione religiosa, infatti, credeva che Gerusalemme fosse imprendibile in quanto Dio stesso avrebbe impedito la caduta del luogo che conteneva la sua presenza. Del resto anche il salmista esaltava l'imprendibilità di Gerusalemme, perché "Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell'alba… Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe" (Sal 46, 6.8), per poi dover amaramente constatare che "hanno ridotto Gerusalemme in macerie" (Sal 79,1), come già Geremia aveva vanamente profetizzato: "Gerusalemme diventerà un cumulo di rovine" (Ger 26,18).Ugualmente, secoli dopo, durante l'assedio di Gerusalemme da parte dei Romani, a causare la morte di molti durante l'attacco alla città santa, quando era evidente a tutti che era assurdo resistere alla soperchia forza distruttrice degli invasori, fu proprio "un falso profeta che in quel giorno aveva proclamato agli abitanti della città che il Dio comandava loro di salire al tempio per ricevere i segni della salvezza" (Guerra, VI, 5,2 §285). E vi incontrarono la morte.

Nei vangeli i negazionisti sono i capi religiosi

I capi religiosi, pur riconoscendo nelle opere di liberazione di Gesù "il dito di Dio" (Lc 11,29), non possono ammetterlo, per non perdere il loro potere e dominio sul popolo. Nel vangelo di Giovanni, nell'episodio della guarigione del cieco nato (Gv 9), i capi non possono ammettere che mediante la trasgressione del comandamento del sabato, ritenuto il più importante di tutti perché era quello che pure Dio osservava, Gesù possa aver restituito la vista al cieco nato ("I Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista", Gv 9,18). Le autorità religiose, non potendo ammettere alcuna contraddizione nella loro dottrina negano, con l'evidenza, la verità del fatto.

Le radici del negazionismo vanno ricercate nella paura.

Il negazionista è, infatti, un individuo che è vittima della sua stessa paura che non vuole riconoscere. Non sapendo come gestire la sua ansia, semplicemente la nega e, non sapendo affrontare un mondo che è in costante cambiamento, lo rifiuta. Tutto quel che è complesso, quel che richiede riflessione, un ragionamento articolato e fondato, esula dalle sue capacità e liquida il tutto con un secco NO. Forse l'immagine con cui si potrebbe raffigurare il negazionista è quella dello struzzo con la testa infilata per terra. Il pericolo c'è, ma lui si ostina a non vederlo, a ignorarlo, illudendosi così di eliminarlo dal suo orizzonte. Per farsi notare il negazionista deve andare contro l'evidenza, e contro la verità, e per questo suo delirio deve appoggiarsi su una visione della società vittima di ogni tipo di complotto, dal finanziario al religioso, con il continuo sospetto che si traduce in rifiuto di tutto quel che con le sue limitate capacità intellettuali non riesce a comprendere.

Forse fregiare del termine negazionista certe persone è anche troppo, in altri tempi, prima del "politicamente corretto" e dei social, si sarebbero detto semplicemente che erano dei minchioni. Ma, di fatto, dal linguaggio comune è praticamente scomparso il verbo sminchionire, far cessare qualcuno di essere un minchione, ovvero di essere ridicolmente ingenuo e credulone.

Probabilmente è sembrata un'impresa disperata far ragionare il crescente numero di negazionisti, terrapiattisti, cospirazionisti, seguaci di scie chimiche, no vax, no covid, no tutto. Ma non bisogna scoraggiarsi, del resto nella più sana tradizione cattolica vengono insegnate le sette opere di misericordia spirituali dove sono elencate anche "insegnare agli ignoranti" e… "sopportare pazientemente le persone moleste".

Alberto Maggi (2021)

Dio e shekinah

"Questa parola, che è femminile in ebraico, di una presenza speciale di Dio, ovvero dell'avvertire la presenza del Divino attraverso una sua manifestazione. Deriva dalla parola "dimora" o dal verbo "dimorare" e dice di un modo speciale di stare in mezzo a noi. Attraverso questa parola viene nominata la presenza di Dio, e quindi essa può essere usata come un altro nome di Dio".

(da Matthew Fox, "Gli 89 splendidi nomi di Dio", Gabrielli ed. pp.88)

La fame difficile

La fame difficile

Se c'è un secolo che ha scoperto e sofferto la fame come problema mondiale, è proprio il nostro.

Ma, parallelamente, l'orgia delle cose e la religione dell'io che caratterizzano gran parte del mondo e non solo più il nostro Occidente, hanno reso difficile la beatitudine che proclama la Scrittura:

"Beati quelli che hanno fame e sete di salvezza che viene da Dio" (Mt.5,6) e "lo cercano con tutto il cuore" (Salmo 119,2).

Queste pagine vogliono solo rimettere al centro dell'attenzione e della ricerca l'esigenza di nutrire i nostri cuori alle sorgenti della vita. Una fede non nutrita si spegne come un albero cui vengono tagliate le radici o una persona alla quale venga meno il nutrimento.

Ma questa "fame di Dio" che forse non è spontanea in nessun contesto, è oggi terribilmente minacciata da molti fattori.

La cultura dell'abbondanza

Da una parte la cultura dell'abbondanza e i cuori pingui, hanno creato l'humus della smemoratezza e dell'infezione idolatrica. Il Deuteronomio, redatto quando ormai la tentazione aveva trovato spazio in mezzo al popolo, ce lo pone davanti agli occhi:" Quando il Signore Dio tuo ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti; quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile"(Deuteronomio 6,10-12).

Non meno esplicito è il passo successivo: "Perché il Signor tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna; paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con scarsità di pane, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame. Mangerai dunque a sazietà e benedirai il Signore Dio tuo a causa del paese fertile che ti avrà dato. Guardati bene dal dimenticare il Signore Dio tuo così da non osservare i suoi comandamenti, le sue norme e le sue leggi che oggi ti do. Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai costruito belle case e vi avrai abitato, quando avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento e il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata senza acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per umiliarti e per provarti, per farti felice nel tuo avvenire. Guardati dal pensare: la mia forza e la potenza della mia mano mi hanno acquistato queste ricchezze. Ricordati invece del Signore tuo Dio perché Egli ti dà la forza per acquistare ricchezze, al fine di mantenere, come fa oggi, l'alleanza giurata ai tuoi padri" (Deuteronomio 8,7-18). Mentre la fede vuole uomini e donne felici, con esistenze sensate, il capitalismo si accontenta di animali beati.

Franco Barbero (1991)

Mi rialzerai

Se dentro me ho perso la speranza e sento che certezze più non ho, non temerò ma aspetterò in silenzio, perché io so che sei vicino a me.

Mi rialzerai se non avrò più forze, mi rialzerai, con Te ce la farò, sarai con me nel buio della notte, mi rialzerai, per il Tuo amor vivrò.

(tratto da un Innario protestante, testo originale di Brendan Graham)

Oggi!

Oggi, è spuntato un giorno nuovo, è il giorno della nostra vita.

Tu sei, Signore, il sole di questo giorno e di tutti i giorni.
Al crepuscolo di un tempo tramontato, scompaiono le tristezze, gli errori e le paure di ieri.
Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore.
Tu sei, Signore, la luce di questo giorno e di tutti i giorni.
All'alba di un nuovo avvenire, appaiono la gioia, l'entusiasmo e la fiducia di domani.
Tu sei, Signore, la vita di questo giorno e di tutti i giorni.

Joel Stroudinsky

Sinodalità

"Sebbene il documento sulla sinodalità sottolinei che tutte e tutti sono soggetti, fino a quando la responsabilità di ascoltare e deliberare resterà esclusivamente nelle mani della gerarchia maschile clericalizzata, il sistema ecclesiastico resterà così com'è, con gli uomini alla guida del veicolo e le donne e gli uomini non chierici come sue ruote".

(da Kochurani Abraham, teologa cattolica indiana, Concilium 2021)

Il carcere della vergogna

Che cosa accade davvero al Sestante, sezione psichiatrica del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, padiglione A, da anni al centro di uno stuolo di denunce, ma sempre lì, funzionante e popolato di ospiti detenuti in condizioni disumane? A leggere le parole di Susanna Marietti, presidente nazionale dell'associazione Antigone, ci si trova in un «luogo vergognoso in cui si rinuncia a vite umane come se valessero niente». Marietti va giù duro in una lunga lettera in cui elenca il resoconto di una visita di pochi giorni fa: «Celle piccole, sporche, letti in metallo scrostato attaccati al pavimento coi chiodi. Ho visto un uomo – scrive - sdraiato con la faccia per terra, al buio, bagni turchi intasati dalle feci da quattro giorni, detenuti con gli occhi a mezz'asta, incapaci anche di parlare e raccontare il proprio disagio. Luoghi indecenti - chiosa - in cui vengono ammassati corpi».

Il dato sembra ampiamente riscontrato da altri fatti. Due settimane prima della denuncia di Marietti, ci aveva pensato Monica Gallo, garante dei detenuti di Torino a scrivere al Provveditore dell'amministrazione penitenziaria del Nord Ovest e all' Asl di competenza. In estrema sintesi, era un grido disperato: «Avevo chiesto che il Sestante venisse chiuso una volta per tutte». La donna lo aveva visitato l'ultima volta 15 giorni fa. «Come posso definirlo? Un luogo inumano e degradante». Nemmeno questa volta si è chiuso nulla, si dice perché sarebbero pronti dei lavori di ristrutturazione rinviati «enne» volte dalla lenta e quasi mai reattiva macchina burocratica dello Stato. E cosi questo settore del penitenziario torinese diviso in due articolazioni – "Osservazione" e "Trattamento" – è rimasto lì. A ospitare scempi che più voci confermano. Tre legali dell'Osservatorio carceri dell'Unione Camere penali stamattina si presenteranno in procura per depositare un esposto. Di più: «Chiederemo che il Sestante venga sequestrato come luogo in cui si consumano reati a danno dei detenuti» precisa Davide Mosso che sta lavorando alla denuncia insieme ai colleghi Alberto De Sanctis e Antonio Genovese. «La questione fondamentale и che le persone che soffrono di patologie psichiatriche non devono stare in carcere ma in un luogo di cura. Come prevede il codice» dice Mosso.

E proprio di un caso del genere riferisce Marietti nella sua lettera: «Nell'ultima cella prima dell'uscita c'era un ragazzino. Avrà avuto 25 anni. Gli ho chiesto come andasse. Le lacrime hanno cominciato a scendergli dagli occhi. Mi ha detto che non capiva perché fosse lì e che aveva tanta paura tutte le notti. Mi ha pregato di farlo trasferire. Gli ho spiegato che non avevo alcun potere in questo senso, ma mi sono fatta dare il numero di telefono della mamma, che lui sapeva a memoria. Gli operatori mi hanno spiegato che erano in attesa che si liberasse un posto in una Rems, le residenze a vocazione sanitaria per l'esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche». In definitiva: «Il ragazzo non avrebbe dovuto trovarsi lì, non c'era titolo per la sua detenzione. Sono uscita e ho chiamato la madre. Nessuno le aveva detto dove lo avessero portato».

Levata di scudi anche dalla politica. L'assessora torinese Gianna Pentenero, con delega ai Rapporti annuncia una visita in quel reparto. Parla di «situazione inaccettabile, peraltro già denunciata di recente per la quale chiedo alle autorità governative di intervenire con tempestività».

E che questo reparto sia stato - anche in un recente passato – foriero di scandali e inchieste non è un mistero. A giugno in tribunale si aprirà il processo contro tre agenti della penitenziaria accusati di omicidio colposo per un suicidio avvenuto al Sestante. Un detenuto si tolse la vita strangolandosi con i pantaloni del pigiama. L'agonia dura 12 minuti e nessuno di coloro che avrebbe dovuto controllarlo a vista si alzi per svolgere il proprio dovere.

Giuseppe Legato

Oh mio dolce autunno

Oh mio dolce autunno, che tanto parli al mio cuore di silenzio, di tenerezza e di sogni, tu mi ricordi tutti i colori della vita.

La foglia che cade, zigzagando dolcemente, rossa o gialla che sia, mi fa pensare alla danza del senso compiuto.

Lieta si consegna alla terra per nutrire il futuro del mondo.

Ma nei colori dell'autunno che vivo, nel silenzio parlante del tramonto, che tanto amo e tanto mi nutre, ancora sento ardere quella fiamma che illumina quell'oltre che Dio mi darà.

Franco Barbero, 23 novembre 2021

Definizione di figlio  

"Un figlio è un essere che Dio ci ha prestato per fare un corso intensivo di come amare qualcuno più che noi stessi, di come cambiare i nostri peggiori difetti per dargli migliore esempio, per apprendere ad avere coraggio. Sì. È questo! 

      Essere madre o padre è il più grande atto di coraggio che si possa fare, perché significa esporsi ad un altro tipo di dolore, il dolore dell'incertezza di stare agendo correttamente e della paura di perdere qualcuno tanto amato.

      Perdere? Come? Non è nostro. È stato solo un prestito. Il più grande e meraviglioso prestito, siccome i figli sono nostri solamente quando non possono prendersi cura di sé stessi. 

      Dopo appartengono alla vita, al destino e alle loro proprie famiglie. Dio benedica sempre i nostri figli, perché ci ha benedetto già con loro."

(da Josè Saramago, "Definizione di un figlio")

LA NOSTRA COMUNITA'

Questa comunità

  • Avvento significa attesa, invito ad attendere con fiducia che il nuovo anno, ogni anno, non sia solo una ripetizione del precedente o prosecuzione di un percorso come destino immodificabile.

- La nostra attesa si alimenta alla sorgente inesauribile che è il mistero amoroso vitalizzante di Dio. I giorni ci sono donati come cestello in cui troveranno posto gioie ed affanni, salute e malattia, vita e morte. Ci stiamo rendendo conto che la piccola realtà comunitaria ci regala sempre nuove presenze, persone in cui troviamo un'empatia che ci apre all'amore e ci sostiene nel cammino quotidiano.

- Ricordiamoci che la comunità ha bisogno di ciascuno e ciascuna di noi. Per me, giunto agli ultimi passi del cammino, è gioia grande vedere fratelli e sorelle che crescono nella responsabilità e nella "costruzione" comunitaria.

  • Un abbraccio affettuoso, tutto particolare, va alle persone che in questi ultimi 20 mesi di covid hanno stabilito un rapporto di amicizia e di condivisione di alcune esperienze comunitarie, regalandoci la testimonianza preziosa del loro affetto e della loro fede. Tanto da renderci vicini e vicine anche nella distanza.
  • Il mese che è appena iniziato si presenta ricco di appuntamenti e di proposte, ma alcune date e alcuni orari potranno subire variazioni a causa del covid. Sarà utile consultare il blog o telefonare per verificare qualche eventuale variazione di programma o di orario. Un caso saluto a ciascuno e ciascuna, vicino o lontano, con l'augurio di giorni felici, ricchi di interiorità, di buone relazioni, di silenzio, di riposo e di preghiera.

Franco Barbero

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