lunedì 27 luglio 2015

PREGHIERA COMUNITARIA

Possa la nostra vita, in tutte le relazioni quotidiane e nelle scelte che compiamo, pur così diverse e varie, manifestare in qualche modo che per noi la Tua volontà conta, che essa non abita sulle nubi, ma è forza trasformatrice.
Insegnaci a valorizzare questi anni che ci sono dati, riempiendoli di solidarietà, facendoci gli uni verso le altre, disposti al servizio, veramente prossimi, anche capaci di sacrificio, quando esso può generare un po' di sollievo e di sorriso.
Rigenera continuamente o Dio, nel mondo e in noi, rapporti nuovi, fondati sul perdono e sulla disponibilità. Tu che in Gesù ci hai fatto vedere come e quanto ci ami, aiutaci a percorrere i piccoli sentieri della solidarietà".

EUCARESTIA COMUNITARIA

Domenica 2 agosto alle ore 10 celebriamo l'Eucarestia in via città di Gap, 13 secondo piano.
La predicazione è affidata al gruppo serale.

SAGGEZZA TIBETANA

"Il saggio mette un pizzico di zucchero
in tutto quello che dice agli altri,
e ascolta con un pizzico di sale,
tutto quello che gli altri gli dicono".

UNO SGUARDO

"Uno sguardo d'amore, è incredibile quanto può cambiare una vita. Uno sguardo di odio, è incredibile quale distruzione può compiere. Uno sguardo è molto più di una parola, molto più di un discorso.
Ci sono degli sguardi che risvegliano, altri che invece raggelano. Alcuni, quando vi guardano, non sapete più dove nascondervi. Non sono sguardi che vi fanno vivere. Ci sono anche degli sguardi distratti, che vi sfiorano appena appena, che vi vedono senza vedervi".
(Robert Riber, Un sentiero nella foresta)

SPIRITUALITA' EBRAICA E PREGHIERA

"Nel corso dei secoli le forme tradizionali si svilupparono gradualmente per la preghiera ebraica comunitaria. Inizialmente tale preghiera era associata all'alleanza, alla legge e al sacrificio. Il tempio era visto come il luogo della presenza divina. La distruzione del tempio ad opera di Nabucodonosor nel 587 a.C fu traumatica per gli ebrei che erano stati esiliati a Babilonia.
Durante l'esilio gli ebrei si riunivano il sabato per ascoltare la Torà e pregare i salmi, una prima versione della preghiera sinagogale. In questo modo sembra essere emersa una forma alternativa non sacrificale di culto... La sinagoga come istituzione continuò, soprattutto in aree distanti da Gerusalemme. Lo studio della Torà, la preghiera e le opere di carità si intrecciavano nella vita ebraica e il luogo per tutto ciò divenne la sinagoga.
Nonostante la preghiera ufficiale nel Tempio e nella sinagoga fosse comunitaria nel linguaggio e nella forma, sappiamo dalle Scritture ebraiche che la preghiera estemporanea individuale si era sviluppata nel corso degli anni, come è esemplificato dalle preghiere di Mosé, Geremia, Anna, Ester e dai salmi. Il seguente Midhras del periodo rabbinico offre avvertenze pratiche per la preghiera personale: "Dio dice ad Israele: "Io ti ho comandato di leggere le tue preghiere rivolte a me nelle sinagoghe, ma se non sei in grado di farlo, prega nella tua casa; e se non puoi fare questo, prega quando sei nel campo, e se ti è inconveniente, prega sul tuo giaciglio; e se non puoi fare nemmeno questo, pensami nel tuo cuore".
(Mary Christine Athans, Alla ricerca di Maria, donna ebrea, Queriniana pag.223)

SUPER PECHINO

Il progetto di una supercapitale di 130 milioni di abitanti è una follia, un delirio di onnipotenza che deriva dalla gara tra i grandi della terra.
In una città del genere non si può essere altro che numeri e schiavi, marionette del potere, persone disumanizzate e braccia asservite al dominio economico, finanziario e militare.
La pazzia dei grandi è senza futuro umano.
FB

L'umanità insegnata ai medici

Quante volte abbiamo scritto che nella medicina moderna manca l'umanizzazione; che nella cura va messa al centro la persona; che i camici bianchi non hanno la preparazione culturale per capire come comportarsi con il malato; che la componente psicologica del rapporto con il paziente è fondamentale. Sono riflessioni fatte da grandi medici e che ho potuto verificare durante le mie esperienze vissute da malato. Ora queste considerazioni diventano realtà al Dipartimento di Oncologia dell'Università Statale di Milano, dove viene insegnata una nuova materia: umanità. Gli studenti impareranno cos'è più importante nella relazione terapeutica, come bisogna comunicare. Con l'aiuto degli psicologi, che hanno un ruolo imprescindibile nell'ascolto, nel comprendere la sofferenza, nell'affrontare il dolore. La sanità per migliorare ha bisogno di conoscenza. E anche di consapevolezza. Perciò chi seguirà queste lezioni sarà il medico del futuro: non solo un uomo di scienza ma una persona. Che avrà in carico altre persone.
guglielmpepe@gmail.com

(La Repubblica 13 luglio)

La differenza che frena la crescita

Non creeremo abbastanza posti di lavoro e nuove imprese senza una maggiore crescita, e non possiamo costruire famiglie forti e sostenere la nostra economia molto basata sui consumi senza una maggiore equità. Abbiamo bisogno di entrambi, perché se è vero che l'America è di nuovo in piedi, non stiamo ancora correndo come dovremmo. I profitti delle imprese sono a livelli da record e gli americani lavorano duro come sempre – ma gli stipendi si sono appena mossi in termini reali. Alziamo gli stipendi dei lavoratori: è una missione.
E' tempo di riconoscere che servizi per l'infanzia di qualità e a prezzi accessibili non sono un lusso ma una strategia di crescita. Ed è il momento di porre fine allo scandalo per cui tante donne ancora guadagnano meno degli uomini sul lavoro – e le donne di colore ancora meno delle altre.
Sono ben consapevole del fatto che per troppo tempo, queste sfide sono state derubricate come "problemi di donne". Beh quei giorni sono finiti.
Retribuzione equa e tempi di lavoro programmabili, congedo parentale retribuito e giorni di malattia guadagnati e asili nido sono essenziali per la nostra competitività e crescita. Facciamo in modo, una volta per tutte, che i diritti umani siano diritti delle donne e che i diritti delle donne siano diritti umani.
Hillary Clinton

Estratto dal discorso alla New School di New York della candidata dei Democratici

(L'Unità 15 luglio)

 

​​[Repubblica 16 luglio]

domenica 26 luglio 2015

MIA CARA CHIESA

Ascolta
ciò che Dio
ha da dirti.
Ascolta
il grido della strada.
Ascolta
le voci d'amore
che ti chiamano
a conversione.
Ascolta....
E voi, fratelli sinodali,
non escludete, non escludete.
La chiesa o è una casa
accogliente, davvero accogliente,
o non può fare riferimento a Gesù.
Questa è l'ora
in cui soffia il vento di Dio
che prende voce di donna,
di omosessuale,
di separato e divorziata,
di straniero e di straniera....
Dio urla dalle periferie...
Franco Barbero

VERSIONI E PERVERSIONI

Mentre Cristo veniva raffigurato sempre più spesso come giusto giudice, Maria divenne la mediatrice.
Bernardo di Chiaravalle (1090 -1153) credeva che il suo ruolo fosse quello di essere l'acquedotto della grazia di Dio, il canale attraverso il quale potessero scorrere le benedizioni di Dio.
Ella divenne la persona accessibile che avrebbe interceduto per quanti soffrivano, disponibile e misericordiosa verso i peccatori e quanti erano nel bisogno. Anche oggi abbondano racconti su Maria  soccorritrice dei peccatori.
Una tradizione popolare descrive Gesù che, notando che in cielo c'è gente alquanto indesiderata, chiede a Pietro se stia controllando adeguatamente le persone alle porte del paradiso.
La risposta di Pietro è: "Io faccio del mio meglio per tenerli fuori, Signore, ma tua madre continua a farli entrare dalla finestra".
(Mary Christine Athans, Alla ricerca di Maria, donna ebrea, Queriniana, pag 70-71)
PER FAR FUORI MARINO

Marino ha toccato troppi interessi e svelato troppe trame. Disprezzo, menzogne e montature accompagnano il suo lavoro prezioso e pulito di sindaco della Capitale.
Nessuno vuole difenderlo troppo per non entrare nel mirino dei mafiosi e dei carrieristi. Dai profeti i mediocri prendono le distanze per non esporsi.
Coraggio, caro Ignazio Marino: sei il simbolo della "pulizia" e il testimone dell'onestà.
Vogliono farti passare per un "intellettuale ingenuo" mentre sei un politico della statura di Berlinguer.
Vogliono farti scoppiare…

Franco Barbero

 

SE L’UNIVERSITA’ DIVENTA AZIENDA (CON OBBLIGO DI POWER POINT)

Se a lezione il powerpoint prende il posto della parola, l'insegnamento si riduce a una presentazione aziendale. Un mio amico, professore di storia all'Università di Ginevra, mi ha detto che da loro è vietato tenere corsi senza l'uso di slides. E anche da noi molti atenei imboccano la stessa strada. Una Strada sconsolantemente stupida. Perché riduce spesso e volentieri un momento fondamentale della formazione e della trasmissione della cultura a una mera proiezione di dati, immagini, tabelle. Che è cosa buona e giusta in quelle materie in cui l'illustrazione degli aspetti numerici e grafici gioca un ruolo di primo piano. Ma non per la maggior parte delle discipline umanistiche, dove il focus formativo è di tipo narrativo, argomentativo, retorico. Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna, diceva che ogni lezione, universitaria e non solo, è per un quarto preparazione e per tre quarti teatro. E' questo potere performativo della parola che rende decisivo l'incontro con i maestri, Almeno così è stato per me e per molti della mia generazione. Avvertire l'emozione di un pensiero che si produce in praesentia, nell'incontro e attraverso l'energia sprigionata dall'incontro. Sentire quasi fisicamente il rumore sottile dei neuroni. E non limitarsi a vedere apparire sullo schermo le stesse parole che oggi molti docenti sono costretti a ripetere come pappagalli. E nel migliore dei casi a commentarle. Il fatto è che l'università di Galilei aveva davanti a sé mondi da fondare, universi da esplorare. E classi dirigenti da formare. Questa di ora assomiglia all'amministrazione di un condominio senza futuro.
Marino Niola

(Il Venerdì 17 luglio)

[L'Unità 17 luglio]​

sabato 25 luglio 2015

UN INVITO PRESSANTE

La lettera al papa  che oggi ho pubblicato su questo blog è un documento di altissimo valore umanitario e teologico.
Spero proprio che il papa e i padri sinodali vogliano leggerla lasciandosi interpellare. Essa riassume le riflessioni, le proposte che da molti anni stiamo avanzando.
Soprattutto, con una impareggiabile tenerezza, narra le sofferenze di chi non ha potuto esperimentare la chiesa come una casa accogliente. 
Se i padri sinodali lasceranno cadere nel vuoto una lettera come questa, ciò vorrà dire che ci troviamo in una chiesa incapace di ascoltare le voci autentiche e di compiere le necessarie svolte di conversione evangelica.
don Franco Barbero