lunedì 19 maggio 2008
DOPO LA VITTORIA DI BERLUSCONI
Pubblicato da don Franco Barbero a 18:36
domenica 18 maggio 2008
TUTTI SAPPIAMO CHE...
Pubblicato da don Franco Barbero a 22:22
D'AVANZO CONTRO TRAVAGLIO
Si è messo male e cerca invano motivi speciosi per mettere in un angolo ciò che è centrale: i fatti.
Travaglio porta la documentazione dei fatti.
O li si smentisce o è meglio stare zitti e non invocare fumosamente una mancanza di professionalità. Non si tratta di invocare la "santità" di Travaglio.
Ci bastano il suo rigore e la sua grande professionalità. Le accuse di D'Avanzo a me sembrano totalmente fuorvianti e inconsistenti.
Pubblicato da don Franco Barbero a 22:00
Siamo anche noi «fin troppo religiosi» (Atti 17, 22)?
Che la creatura umana abbia un gran bisogno di «religiosità», è un fatto fin troppo evidente perché qualcuno possa ancora dubitarne. Proprio nei giorni scorsi – ma è solo l’ultimo episodio, gli esempi sono innumerevoli – è avvenuta, con grande partecipazione di popolo, la cosiddetta «ostensione» del corpo di Padre Pio da Pietralcina, riesumato proprio per essere esposto alla vista e contemplazione dei fedeli, misteriosamente attratti da quel corpo senza vita, più immaginato che realmente visto (è infatti coperto dal saio), ritenuto ancora esistente sotto il saio e integro, perché miracolosamente sfuggito, a motivo di una «santità» riconosciutagli o attribuitagli dal popolo e canonizzata dalla suprema autorità ecclesiastica romana, all’inesorabile processo di disfacimento che sempre accompagna la morte di un organismo vivente.
Il prof. Adriano Prosperi, della Normale di Pisa, ha scritto su La Repubblica del 25 aprile scorso un ottimo articolo suggerito da questa «ostensione» e intitolato «Il Paese dei miracoli», nel quale analizza da vicino quello che egli chiama un «fenomeno ricorrente», soprattutto nel nostro paese, i cui ingredienti sono questi: «fama di santità, accorrere di folle in cerca dell’emozione del miracolo, sfruttamento economico-politico del corpo santo e del suo possesso come un ricco deposito aurifero, strategie di poteri divisi tra profittatori astuti della credulità delle masse e tutori di una fede spirituale».
In realtà, del corpo di Padre Pio, a 40 anni dalla sua sepoltura, resta solo lo scheletro: il volto è una maschera di silicone fabbricata a Londra (dove c’è una ditta specializzata in questo genere di prodotti), che riproduce perfettamente i lineamenti a tutti familiari del volto del frate; anche il saio, ovviamente, non è quello che aveva in vita, ma è un altro, nuovo, confezionato per l’occasione da una comunità di suore cappuccine. Ma questi interventi esterni non turbano nessuno. La maschera al posto del volto e il saio che copre un corpo che non c’è più, funzionano. Come ha detto il cardinale Martins, che presiedeva la cerimonia: «I fedeli hanno bisogno di vedere il corpo di padre Pio. Il fedele ha bisogno di toccare, di vedere simboli, che sono più efficaci delle parole».
Si tratta, appunto, di simboli: la maschera, simbolo del volto, fa «vedere» cioè un volto ormai invisibile; il saio, simbolo del corpo, fa «vedere» cioè un corpo che non c’è più. Tutto ciò, dice il cardinale, è «più efficace delle parole»: la gente vuole vedere, non ascoltare. L’antico invito biblico: «Ascolta, Israele» appare arcaico, superato: dove c’è da vedere, non c’è più bisogno di ascoltare. La Reliquia che vedi sostituisce la Parola che non vedi. Tra le due vince la Reliquia: è più convincente perché è più evidente.
In questo quadro in cui il culto delle reliquie viene non solo autorizzato, ma assecondato e raccomandato, è chiaro che un certo tipo di religiosità non può che diventare un fenomeno in crescita, che peraltro non resta circoscritto all’area ecclesiastica e a un certo modo di intendere e vivere la fede. C’è una sorta di religiosità latente anche nella società civile – una religiosità che potremmo chiamare laica o secolare, che dopo il crepuscolo delle grandi ideologie del secolo scorso e le ubriacature che hanno provocato, si manifesta oggi in forme più blande, anche se non tutte e non sempre esenti da fanatismi e violenze, a esempio in eventi di carattere sportivo o in concerti di massa intorno a un cantautore affermato.
Ora, in rapporto al fenomeno multiforme e sempre vivo della religiosità, il nostro lettore si pone due domande. La prima è: «Questo ritorno verso la religiosità ha come obbiettivo la salvezza dell’anima» o non piuttosto «la ricerca di punti fermi», cioè la ricerca di evidenze che danno sicurezza? La seconda è: Se l’obbiettivo è la ricerca di evidenze (che possono essere legate alla vista, come nel caso della «ostensione» del «corpo» di Padre Pio, ma possono anche essere evidenze di carattere emotivo o razionale), allora che «forza» di convinzione può avere «il nostro messaggio di evangelici della salvezza per sola grazia», che non si vede e non si tocca, come la Parola che l’annuncia? E in questo contesto, la critica evangelica al culto dei santi non rischia di lasciare il tempo che trova e anzi di condannare chi la muove alla «impopolarità»?
1. La religiosità è un territorio vastissimo in cui c’è di tutto, il meglio e il peggio, come nella spiritualità. Non sarebbe giusto, credo, fare in questo campo di ogni erba un fascio, ponendo in una luce negativa ogni forma di religiosità. Gesù, a esempio, ha criticato una religiosità esibizionista, interessata più ad apparire che a essere, più alle forme esteriori della pietà che ai movimenti segreti del cuore, e ne ha raccomandata un’altra, situata appunto «nel segreto», dove «è il Padre», che noi non vediamo, ma che «vede nel segreto» (Matteo 6, 6). O ancora, Gesù ha criticato una religiosità chiacchierona e intraprendente, che dice le parole della fede («Signore, Signore!») e fa anche tante opere «nel nome del Signore» (Matteo 7, 22), dove però il nome del Signore non è la vera ragione dell’azione, ma serve solo da copertura, e ha proposto una religiosità senza retorica, sobria, essenziale, che ruota non intorno a se stessa, alla sua fede e alle sue opere, ma intorno alla «volontà del Padre», da compiere (Matteo 7, 21).
Che cosa cerca la folla che corre a «vedere» Padre Pio? Cerca una grazia, un miracolo, la vicinanza a un santo sempre ancora vivo pur essendo morto l’emozione del sacro, un’evidenza o almeno un segno del mondo divino, così difficile da discernere nel nostro mondo? Quale religiosità muove quella folla? Difficile dirlo. Certo, non è la religiosità che troviamo nelle pagine della Bibbia in cui l’idea stessa di reliquia è completamente assente, e in particolare non è la religiosità che troviamo nelle pagine del Nuovo Testamento tutto attraversato, da cima a fondo, dalla presenza materiale non di un corpo morto riesumato, ma dalla presenza spirituale del corpo vivente del Signore risorto. La religione cristiana non prevede il tipo di religiosità che ruota intorno alla «ostensione» del corpo di Padre Pio, e non la dovrebbe in alcun modo e per nessun motivo incoraggiare. Chi va a «vedere» Padre Pio, cerca «la salvezza dell’anima»? Può anche darsi che la cerchi, ma sicuramente non è lì che la può trovare.
2. L’evangelo della grazia ha qualche chance di essere ascoltato e ricevuto da chi è educato in una religiosità come quella che si manifesta intorno a Padre Pio (ma, ripeto, gli esempi sono innumerevoli)? La risposta può solo essere affermativa: sì, mille volte sì, indipendentemente dal giudizio che di quella religiosità si voglia dare. Il giudizio dei Riformatori è stato categorico. Nel suo Trattato sulle reliquie, Calvino definisce il loro culto (vere o false che siano le reliquie) «idolatria esecrabile», e il fatto di «canonizzarle» una «superstizione pagana», e tutto ciò un «inquinamento e spazzatura che non dovrebbe essere tollerata nella Chiesa».
L’annuncio della grazia è l’unico antidoto evangelico al culto dei santi e delle loro reliquie. Perché? Perché è l’annuncio della santità non di un cristiano (che per quanto eccellente possa essere, è pur sempre un peccatore bisognoso come tutti di salvezza), ma di Cristo, che con la sua santità copre la nostra vita e ci fa comparire davanti a Dio «santi e irreprensibili nell’amore» (Efesini 1, 4). La santità di Cristo è infinitamente maggiore e migliore di quella di qualunque santo, antico o moderno, reale o presunto. È questo l’unico messaggio che rivolgeremmo alla folla raccolta intorno al sarcofago di Padre Pio, se potessimo raggiungerla. Anche la santità di padre Pio, come quella di ciascun cristiano (ogni cristiano è«santo» perché Dio è santo: I Pietro 1, 15-16) può solo essere un pallido riflesso della santità vera e piena di Cristo.
È dunque alla santità di Cristo, e non a quella di Padre Pio o di chiunque altro, che la fede deve rivolgersi per trovare certezza di salvezza, fare una qualche esperienza di Dio e ricevere guida e ispirazione per la propria santificazione. E se dovesse risultare che questo messaggio, se lo portiamo fedelmente e non annacquato, ci rende «impopolari», perché in fin dei conti Padre Pio è più «popolare» di Gesù stesso, allora Padre Pio dovrebbe veramente fare un miracolo, l’unico che conta: far capire in qualche modo alla gente (come, non saprei) che la sua santità non è nulla rispetto a quella di Cristo.
Pubblicato da don Franco Barbero a 21:30
sabato 17 maggio 2008
FINI SEMPRE PEGGIO
In una settimana è riuscito a citare il "nero Obama" e a vaneggiare sull'assassinio di Verona. E siamo appena agli inizi. Ha ragione Di Pietro: il dialogo di cui parlano è fumo negli occhi. Altro che super partes ... Sentitelo...
"Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'aula e sa bene che è abbastanza naturale, seppur nei limiti, che ci siano interruzioni o brusii di protesta ... ovviamente dipende anche da quel che si dice"
Pubblicato da don Franco Barbero a 22:00
CHIARO E TONDO
Pubblicato da don Franco Barbero a 21:30
CHI LO DICE A MARONI?
Pubblicato da don Franco Barbero a 21:00
3 NOTIZIE...
Pesaro: "Sono lesbica" la madre la accoltella
Non accettava che la figlia sedicenne si fosse innamorata di una ragazza di 18 anni e, al culmine di un litigio, le ha sferrato una coltellata all'addome con un coltello da cucina, per fortuna colpendo la fibbia della cintura che la giovane indossava. Il fatto è accaduto nel circondario di Pesaro, in una famiglia come tante: padre contabile in un'azienda, madre casalinga e tre figli studenti.
Roma: Via libera dal ministero. La Cei: cattolicesimo nei programmi a scuola
Inserire la religione cattolica tra le discipline didattiche di elementari e medie. E' questa la richiesta che la Conferenza episcopale ha sottoposto al ministero della Pubblica Istruzione quando era ancora guidato da Giuseppe Fioroni. Un mese fa il ministero l'ha visionata, approvata e ne ha girato i contenuti agli uffici scolastici regionali. Dura la Cgil: "E' un grave attacco alla laicità della scuola pubblica".
Addio al miracolo spagnolo
Ormai può considerarsi finito il miracolo spagnolo. Nel primo trimestre del 2008 il Pil ha avuto una crescita modestissima (0,3 rispetto al trimestre precedente). E a questo punto sono in corso di revisione le stime sulla crescita 2008 e 2009. All'origine della frenata c'è infatti il rallentamento del mercato immobiliare. E il giudizio degli esperti è che il peggio debba ancora venire. A quanto pare, l'anno più difficile non sarà nemmeno il 2008 (che pure non sarà brillante), ma il 2009, e questo proprio a causa dei tempi lunghi richiesti dalla crisi immobiliare. Gli economisti di Banca Intesa Sanpaolo per ora stimano una crescita 2008-2009 non superiore al 2 per cento (ma con possibili revisioni al ribasso). Intanto, la disoccupazione ha preso a salire: un anno fa era all'8,1 per cento, adesso è già arrivata al 9,3 per cento. Giuseppe Turani
Pubblicato da don Franco Barbero a 20:30
Un 8 per mille democratico - Appello
Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso...
L'appello promosso da MicroMega è stato sottoscritto anche da personalità del mondo cattolico con questa nota aggiuntiva: "Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell’8 per mille IRPEF."
don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino, Giulio Girardi...
http://temi.repubblica.it/micromega-online/8-per-mille-alla-chiesa-valdese-due-appelli-di-laici-e-cattolici
Pubblicato da don Franco Barbero a 20:30
venerdì 16 maggio 2008
FESTA DELLA TRINITA'
A me oggi preme parlare di quella bestemmia che si sta realizzando in Italia con la persecuziomne dei rom e l'incendio dei campi nomadi.
Questo è il progrom moderno. Adriano Prosperi su Repubblica e don Luigi Ciotti su L'Unità di venerdì 16 maggio hanno fermato l'attenzione su questa tragedia a partire dalla fotografia di una donna e della sua famiglia in fuga su un'Ape carica di stracci.
Non basta commuoversi. Bisogna ricordare un passato non lontano e domandarci dove stiamo andando, che cosa c'è dietro a questi roghi, come mai si confondano le esigenze della sicurezza con le derive del razzismo.
Mi domando come mai le chiese oggi non si vestano a lutto e non aprano tutti i loro spazi per accogliere questi fratelli e queste sorelle in preda alla disperazione.
Tutti vogliamo più sicurezza, ma questo governo, dietro una facciata di legalità, nasconde una pratica di esclusione sociale dei più deboli.
Noi siamo i bravi, quelli che non puzzano, sono puliti, non compiono reati. Che falsità... in questa Italia in cui basta nascondere le tracce, farsi le leggi ad personam e puoi fare una brillante carriera.
Intanto a Roma un italiano in un call center violenta la ragazza romena che faceva le pulizie. Nella stessa giornata di ieri a Torino. nei pressi della scuola Ugo Foscolo, un ragazzo italiano ha picchiato un ragazzo romeno inveendo contro di lui perchè tonasse al suo paese.
Se, lasciata da parte la dogmatica trinitaria, crediamo in un Dio solo, padre e madre di tutti gli uomini e di tutte le donne, allora il razzismo è ateismo, è negazione di questo Dio che non conosce razze, ma ama tutte le sue creature.
Chiedo ai miei lettori di sostare in silenzio davanti a Dio e al proprio cuore. Chi adora Dio non può non schierarsi dalla parte dei più deboli. Oggi non mi sento di fare nessuna altra meditazione evangelica. Prendiamoci le nostre responsabilità.
Pubblicato da don Franco Barbero a 20:36
E' PERSECUZIONE
Dietro il furore "popolare" che incendia i loro campi, c'è l'arroganza di una destra che vuole fare "pulizia etnica" e si permette una politica razzista .
L'opposizione batta un colpo, cioè si faccia sentire, se davvero le stanno a cuore sia la legalità sia la difesa dei più deboli.
Pubblicato da don Franco Barbero a 01:30
BRAVO WALTER
Ma occupiamoci soprattutto della base del Partito Democratico, con un partito che non sia leggero, ma pesante, ben radicato tra la gente che vive, pensa, lotta. Altrimenti voi ministri siete lassù, ma il partito resta una bottiglia vuota.
Della base "riattivata, ascoltata, frequentata" vi viene la legittimità a svolgere il vostro compito. Soprattutto un leader, se perde il contatto vero con la base, è un corpo separato. La base ha bisogno di voi come voi avete bisogno di sentire e imparare dalla base.
E poi, cari dirigenti del PD, il coraggio e la passione non sono mai da archiviare. Come l'intelligenza e il dialogo.
Pubblicato da don Franco Barbero a 01:10
DALLA PARTE DI TRAVAGLIO
ti accusan di irriverenza.
Se metti in luce un fatto
chiaro documentato, sei matto.
E' la paura dell'informazione,
tranne quella del padrone.
Tiri fuori castagne dal fuoco?
Non stai più al loro gioco.
Passate pure bene al vaglio
opere e denunce di Travaglio.
Son precise e ben circostanziate:
nessuno mai le ha confutate.
La paura... sì... fa novanta
ed in giro ce n'è tanta.
Caro, caro Marco Travaglio,
vogliono metterti il bavaglio.
Anche in questa circostanza
tu sei ricco di costanza.
Democrazia è un lungo viaggio:
cammina solo chi ha coraggio.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:50
BULLI? NO, ALTRO
Si tratta di una cultura neonazista e fascista che viene capillarmente diffusa e che l'avanzata delle destre rende arrogante.
Le etichette facili e consolatorie, di moda, fanno schermo ad una lettura più seria e purtroppo dolorosa della realtà.
Quando non si vuole vedere e si parla di "ragazzate" o di "conseguenze impreviste", stiamo mentendo a noi stessi perchè ci manca il coraggio di dire la verità, di guardare la realtà in faccia.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:30
UNA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA...
STRASBURGO - La Corte Europea dei Diritti Umani ha affermato che "la liberta di manifestare
le proprie convinzioni religiose comporta anche un aspetto negativo, ovverosia il diritto dell'individuo di non essere costretto a manifestare la propria confessione 0 i propri convincimenti religiosi e di non essere costretto ad agire in modo che si possa desumere che egli ha - 0 non ha - tali convincimenti.
Le autorità statali non hanno il diritto di intervenire nella sfera della liberta di coscienza dell'individuo e di indagare sui suoi convincimenti religiosi, 0 di costringerlo a manifestare i suoi convincimenti in merito alia divinita. Questo e tanto più vero nel caso in cui una persona e costretta ad agire in tal modo allo scopo di esercitare certe funzioni, segnatamente in occasione della prestazione di un giuramento".
La Corte Europea con sentenza del 21 febbraio 2008 ha condannato la Grecia per aver costretto I' avvocato Arret Alexandridis a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).
La sentenza rende palese la violazione del diritto di liberta religiosa da parte delle varie confessioni religiose a cominciare dai preti della Chiesa cattolica che, durante il periodo pasquale, si presentano alle case per 'benedirle', oppure dei Testimoni di Geova che suonano ai campanelli per fare opera di conversione. Il ministro dell'lnterno Roberto Maroni dovrà emanare direttive atte a che simili illecite attività cessino.
Dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla CEI Conferenza episcopale italiana e ai Testimoni di Geova affinchè si astengano dall' esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di liberta religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel ca so di specie). Contrariamente, c'e il rischio che ogni cittadino possa sporgere denuncia penale contro qualsiasi prete della Chiesa cattolica e contro i Testimoni di Geova che si presentassero alla porta.
Devo dire che in molte parrocchie, ben prima di questa sentenza che ritengo molto apprezzabile, i parroci hanno comunicato ai fedeli che andranno a incontrare la famiglia solo su richiesta della famiglia stessa o di alcuni dei suoi membri.
Mi pare che ci troviamo in presenza di una buona legge e di una buona pastorale, almeno in questi casi.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:10
giovedì 15 maggio 2008
CREDO
quale immagine di Dio.
Credo negli uomini,
nel loro pensiero,
nella loro sterminata fatica
che ha fatto quello che sono.
Credo nella vita
come gioia e come durata:
non prestito effimero dominato
dalla morte, ma dono definitivo.
Credo nella gioia,
la gioia di ogni stagione,
di ogni tappa, di ogni aurora,
di ogni tramonto, di ogni volto,
di ogni raggio di luce che parta
dal cervello, dai sensi, dal cuore.
Credo nella gioia dell'amicizia,
nella fedeltà e nella parola degli uomini.
Pubblicato da don Franco Barbero a 01:00
BERLUSCONI DIALOGA?
E' corretto dialogare, ma senza debolezze o illusioni. Il discorso abile di Berlusconi non ci può far dimenticare che siamo di fronte ad un pifferaio e ad un orditore di trappole.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:45
L'INDUSTRIA DEL SACRO
La chiesa, gli alberghi, i souvenirs: attorno alla presunta apparizione si crea in poche settimane una piccola industria del sacro.
L'ultimo paese di culto mariano è Saint Etienne le Laus, sulle Alpi Francesi. Appena ufficializzata la presunta apparizione mariana si scatena l'edilizia, nascono alberghi, ristoranti, negozi d'ogni tipo... E' davvero la madonna dei miracoli, la madonna degli affari.
Repubblica di martedì 13 maggio, che continua a documentare questo fenomeno in crescita galoppante, fornisce anche un quadro dei pellegrini e degli affari. Eccolo:
300 milioni i pellegrini che compiono viaggi religiosi
+ 20% l'aumento dei pellegrinaggi nel 2007
I luoghi di culto più visitati al mondo (milioni di pellegrini l'anno)
SAN GIOVANNI ROTONDO 9
LOURDES 8
ASSISI 6
FATIMA 5
LORETO 4,5
POMPEI 4
SANTIAGO DI COMPOSTELA 2
MEDJUGORJE 2
Il business
100 milioni di euro l'anno, il fatturato di San Giovanni Rotondo
5 miliardi di dollari l'anno, il giro d'affari del turismo religioso in Italia
Ormai ci avviamo verso la cancellazione della Bibbia, l'oscuramento di Dio, la dimenticanza di Gesù per scendere nell'idolatria mariana, una delle perversioni del cattolicesimo quando si riduce a superstizione ed affarismo.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:30
BUONE NOTIZIE DALLE METROPOLI
Ma non è soltanto un fatto di crisi economica. Cambia la cultura, soprattutto fra le nuove generazioni.
La macchina non è più l'oggetto del desiderio, ma attrae solo quando è ricca di gadget. E, a sorpresa, il mezzo pubblico piace sempre di più.
Pubblicato da don Franco Barbero a 00:15
mercoledì 14 maggio 2008
E’ TROPPO DIRE REGIME?
Se questo non è regime, siamo almeno alla vigilia. E ci sbandierano l’abolizione dell’ICI, già largamente effettuata dal governo Prodi, come la grande svolta… mentre la benzina continua a crescere e le bollette corrono.
Pubblicato da don Franco Barbero a 23:00
FIERA DEL LIBRO
Né possono essere dimenticate le responsabilità del governo di Israele che, appoggiato dagli USA, continua una politica di espansione che non favorisce il processo di pacificazione.
Pubblicato da don Franco Barbero a 22:30
INVITO AL CINEMA
Pubblicato da don Franco Barbero a 22:00
PISANU VERSO L'UDL?
Pubblicato da don Franco Barbero a 21:30
LA TRINITA'
Commento alla lettura biblica - domenica 18 maggio 2008
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,16-20).
da: F. Barbero, Olio per la lampada, Viottoli, Pinerolo 2004, pagg. 120-137
Queste poche righe, poste a conclusione del Vangelo di Matteo, rappresentano già un primo punto di arrivo della comunità di Matteo: il messaggio di Gesù, senza affatto escludere Israele, si apre all’universalità.
Certo, commetteremmo una imperdonabile ingenuità se pensassimo che qui abbiamo la “registrazione” delle parole di Gesù. Non possiamo nemmeno escludere che questi versetti siano l’aggiunta di un autore un po’ successivo, quando ormai la comunità si era ben strutturata anche sul piano liturgico-battesimale.
Detto quasi di passaggio, come annotazione storica assai significativa, leggendo le Scritture abbiamo certamente constatato che, mentre in Matteo si parla di un battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel libro degli Atti degli Apostoli si parla del battesimo “nel nome di Gesù Cristo” (2,38 e 10,48). Una sana libertà “liturgica” che contrasta con l’attuale uniformità che priva le singole comunità del genio creativo... Vorrei svolgere alcune brevi considerazioni su questo testo.
Tutto viene da Dio
E’ davvero piena di fede l’espressione messa sulla bocca di Gesù al versetto 18: “Ogni potere mi è stato dato”. Dunque Gesù è ben consapevole che tutto ciò che è presente in lui, tutto ciò che ha fatto, tutto ciò che ha insegnato, tutto ciò che egli è e può fare, tutto ciò che può “trasmettere” ai discepoli non è farina del suo sacco, ma gli è stato dato da Dio.
Ancora una volta Gesù, nell’atto di sospingere i discepoli nello spazio ampio del mondo con l’invito a predicare la “lieta novella” del regno di Dio, ricorda che tutto viene da Dio. Egli è solo il testimone, l’esecutore di un “ordine” superiore, il depositario di doni e di “poteri” che vengono da Dio. Il Vangelo di Matteo, come ci spiegano chiaramente alcuni studiosi della Bibbia, ci presenta Gesù come il plenipotenziario di Dio.
Una lezione davvero preziosa per le chiese cristiane e per ciascuno/a di noi. Quando siamo tentati di pavoneggiarci in qualunque modo o per una qualsiasi ragione, faremmo bene a ricondurci nell’ottica di Gesù: “Se ho qualcosa, l’ho ricevuta. Posso solo ringraziare”.
Trinità e Scrittura
Padre, Figlio e Spirito Santo: una triade che nella dottrina ufficiale del quarto secolo si è definitivamente affermata come “dogma trinitario” (Concilio del 381).
Nella Bibbia non esiste nessuna dottrina trinitaria. “Nel Nuovo Testamento non c’è traccia dell’affermazione secondo la quale ci sarebbero tre persone in un unico Dio” (E. Boismard, All’alba del cristianesimo, Piemme, pag. 157). “Il Nuovo Testamento, nel suo insieme, non contempla nessuna dottrina della Trinità (nel senso di tre persone o ipostasi di Dio)”, scrive il teologo cattolico Hans-Joachim Schultz.
“Il primo testo che ci si presenta è quello di Matteo 28,19, secondo il quale Cristo stesso avrebbe detto ai suoi apostoli: “Andate dunque ad ammaestrare (matheteusate) tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Come interpretarlo? La Bibbia di Gerusalemme nota con prudenza: “E’ possibile che questa formula risenta, nella sua precisione, dell’uso liturgico stabilitosi più tardi nella comunità primitiva. Si sa che gli Atti parlano di battezzare “in nome di Gesù” ( Atti degli Apostoli 1,5,2,38). Più tardi ci sarà esplicitato il legame del battezzato con le tre persone della Trinità”. La maggior parte degli esegeti sostituirebbero la formula iniziale “è possibile” con “è certo”. La formula trinitaria, dunque, non risale a Cristo, ma all’ultimo redattore del Vangelo di Matteo, probabilmente verso gli anni 80.
Il problema diventa, forse, ancor più radicale. In un articolo apparso nel 1901, Fred. C. Conybeare ha analizzato le citazioni di questo testo matteano fatte dallo storico cristiano Eusebio di Cesarea, morto nel 339. E’ vero che Eusebio conosceva il testo classico da lui citato all’occorrenza, ma nelle sue opere più recenti. Infatti, e molto più spesso (diciassette volte), Eusebio cita Matteo 28,19 sotto questa forma: “Andate, fate discepoli in tutte le nazioni, nel mio nome”. Le due citazioni più interessanti si leggono nella sua Dimostrazione evangelica. Nel primo passaggio (III, 6, PG 24, col. 233) Eusebio cita integralmente Matteo 28,19 nella sua forma abbreviata, compreso il seguito del testo: “[…] insegnando loro a rispettare tutto ciò che io vi ho comandato”. Nel secondo passaggio (ibid. col. 240) prima cita le parole: “Andate, fate discepoli in tutte le nazioni”, poi commenta lungamente l’espressione “nel mio nome”, prova che egli l’avesse letta bene nel suo testo evangelico. Termina citando nel modo più completo: “Andate, fate discepoli in tutte le nazioni, nel mio nome”. Dunque è certo che Eusebio conoscesse una forma contratta del testo matteano, nel quale le parole “battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” erano rimpiazzate dalla semplice formula “nel mio nome”.
E’ ancor più difficile trascurare questa testimonianza di Eusebio di Cesarea in quanto è sostenuta da Giustino l’apologeta. Nel suo Dialogo con Trifone (39,2), composto verso il 150, egli scrisse che se Dio ritardava il suo giudizio finale lo faceva sapendo che ogni giorno “alcuni, essendo stati fatti discepoli (mathèteuomenous) nel nome del suo Cristo”, abbandonavano la via dell’errore. Queste ultime parole mostrano chiaramente che si trattava di pagani, come nel testo di Matteo.
Nella forma contratta, attestata da Eusebio e Giustino, il testo matteano offre un buon parallelo con quello di Luca 24,47: “[…] nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati. Luca avrebbe rimpiazzato il raro verbo “fare dei discepoli” con il verbo “predicare”, molto più in uso; avrebbe aggiunto anche il tema, a lui caro, del pentimento in vista della remissione dei peccati. In ogni modo, la formula trinitaria di Matteo 28,19 non può risalire a Cristo. Al massimo sarà stata introdotta dall’ultimo redattore matteano… Peraltro, anche volendo ipotizzare che essa risalga a questo redattore, la formula non costituisce una prova ineluttabile della fede in Dio-Trinità” (E. Boismard, All’alba del cristianesimo, Piemme, pag. 143).
Durante le sanguinose guerre di religione che nei secoli IV e V all’interno della cristianità provocarono migliaia di morti, cristiani per mano di altri cristiani, in nome della Trinità, avvenne – come ormai lo studio della Bibbia ha provato – che i trinitari inserirono il “comma johanneum” nella prima lettera di Giovanni: “Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono un’unica cosa”. Al riguardo il teologo cattolico Hans Kung scrive: “Per quante formule triadiche ci siano nel Nuovo Testamento, in esso non si legge una sola parola in favore dell’”unità” di queste tre entità, comunque estremamente diverse, di un’unità su un uguale piano divino. C’era certamente nella prima Lettera di Giovanni una proposizione (Comma Johanneum) che stava in connessione con la sentenza sullo Spirito, l’acqua e il sangue e, quindi, parlava del Padre, del Verbo e dello Spirito, che sarebbero “una cosa sola”. Ma la ricerca storico-critica ha smascherato questa proposizione come una falsificazione, compiuta nel III o IV secolo nell’Africa del Nord o in Spagna, e non è servito a nulla che l’autorità dell’inquisizione romana cercasse di difendere, ancora all’inizio del nostro secolo, l’autenticità di questa proposizione” (Cristianesimo, Rizzoli, Milano 1997, pag. 104).
Claus Westermann, nella sua raccolta di scritti sulla teologia cristiana, non molto tempo fa scriveva: "Il problema del rapporto tra le persone della Trinità e quello della divinità e umanità nella persona di Cristo, come problema che investe dei rapporti ontologici, poteva sorgere soltanto quando l’Antico Testamento aveva ormai perso la sua importanza per la chiesa del primo cristianesimo. Dal punto di vista strutturale le questioni cristologiche e trinitarie sono analoghe alle questioni mitologiche sul rapporto fra le divinità del pantheon”.
Per quanto riguarda la formula trinitaria nella chiusa del Vangelo di Matteo, il testo originale più attendibile del comando missionario di Gesù forse l’ha ricostruito David Flusser in base ad analogie rabbiniche e manoscritti della biblioteca di Cesarea: “Andate e fate in mio nome discepole tutte le genti, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”.
Il teologo cattolico Hans Küng, raccogliendo i risultati di un enorme lavoro esegetico degli ultimi cento anni, passa in rassegna i dati biblici: in nessun testo del Nuovo Testamento, prescindendo da una lettura ingenua e prescientifica, “si trova una vera e propria dottrina trinitaria su un Dio in tre persone (modi di essere) quale verrà in seguito enunciata” (pag. 537). Le stesse formule diadiche (Padre e Figlio) e triadiche (Padre, Figlio e Spirito) non sono tanto un discorso ontologico su Dio, ma un tentativo di descrivere l’agire di Dio, la sua dinamica salvifica e di coordinare Padre, Figlio e Spirito senza affatto metterli sullo stesso piano: “Nel Nuovo Testamento si ha indiscutibilmente una unità nell’evento della rivelazione: in cui non si deve eliminare la diversità dei “ruoli”, non si deve invertire la “successione” e soprattutto non si deve mai perdere di vista l’umanità di Gesù. Anche quando lo stesso vangelo di Giovanni parla del Padre, Figlio e Spirito, anche quando Dio è definito spirito, luce e amore, non si tratta di affermazioni ontologiche su Dio in sè e sulla sua intima natura, sull’essere di un Dio trinitario. Si tratta invece, in tutto il Nuovo Testamento, di affermazioni sulle forme e i modi della rivelazione di Dio: si tratta del suo agire dinamico nella storia, del rapporto di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Le formule triadiche del Nuovo Testamento configurano una teologia trinitaria non “immanente”, ma “economica” (cioè funzionale, in funzione della salvezza, ndr), non un’unità-trinità essenziale intradivina (dunque immanente) in sé, ma un’unità in funzione della storia della salvezza (dunque economica) di Padre, Figlio e Spirito nell’incontro con noi” (Hans Küng, Essere cristiani, pag. 539). Ancor più lucidamente lo stesso autore ritorna su questo punto scottante nello stesso volume “Qui comunque non può venire messa in questione un solo momento la fede nell’unico Dio, che il cristianesimo ha in comune con l’ebraismo e l’islamismo: fuori di Dio non c’è alcun altro Dio. Ma decisiva per il dialogo proprio con ebrei e musulmani è l’idea seguente: il principio dell’unità, secondo il Nuovo Testamento con per la Bibbia ebraica, è senz’altro l’unico Dio (ho theos: il Dio = il Padre), dal quale e in vista del quale tutte le cose sono.
Nel caso del Padre, del figlio e dello Spirito quindi, secondo il nuovo Testamento, non si ha a che fare con delle enunciazioni metafisico-ontologiche su Dio in sé e sulla sua natura più intima, su un intima essenza statica, fondata su se stessa, ma aperta a noi, di un Dio uno e trino. Si ha a che fare piuttosto con enunciazioni soteriologico-cristologiche sul modo in cui Dio stesso si rivela in questo mondo mediante Gesù Cristo (pag. 106).
Né si possono usare come affermazioni dogmatiche le espressioni ternarie di Giustino e della Didachè.
Del resto, quando non si parte da una profonda indagine biblica, vengono alla luce opere come quelle di Ganoczy o di Greshake che non escono dalle “prigioni dogmatiche”.
Trinità: costruzione dottrinale
Lo stesso Küng, dopo una attenta rilettura storica delle costruzioni dottrinali dei primi cinque secoli, osserva: “Con la teologia divenuta manifesta nei concilii ci si è molto allontanati dal Nuovo Testamento. Dalla semplice e facilmente comprensibile formula battesimale triadica di Matteo era sorta nel IV secolo una speculazione trinitaria altamente complessa, che però ha potuto “risolvere” soltanto in maniera logico-formale, con distinzioni verbali, il problema di come tre “entità” possano essere una cosa sola. Effettivamente è indubbio che lo specifico cristiano non è costituito dal triadico. Lo specifico cristiano è il cristologico. No, non una dottrina su Cristo, sulla quale si deve speculare, né un dogma su Cristo, che si “deve credere”, ma, come abbiamo visto, nelle fondamentali riflessioni sull’essenza e sul centro del cristianesimo: Gesù Cristo stesso, che si deve seguire sulla via che conduce a Dio, suo Padre, sotto la guida dello Spirito Santo. Teologicamente tutto dipende dalla coordinazione, stabilita dalla Scrittura, tra Figlio, Padre e Spirito. Norma della stessa interpretazione dei concili di Nicea, Efeso, Costantinopoli e Calcedonia non può essere un’ontologia ellenistica, ma soltanto il Nuovo Testamento. Del resto anche i padri conciliari volevano tenersi assolutamente fermi al monoteismo (e ad esso però associare la divinità di Gesù) e si sarebbero rigirati nella tomba se si fosse attribuita alla loro teologia trinitaria, alla maniera dei teologi moderni, una posizione intermedia (per essi impossibile già
