sabato 21 gennaio 2017

Preghiera africana

Signore,
potente, infinito, creatore e vincitore,
un anno per te è come un attimo,
per noi, sono 365 giorni larghi e profondi,
incalcolabili.

Signore,
ogni anno è preparato per noi in anticipo,
nel bene e nel male.
Tu sei il Signore degli anni,
noi, inquieti servi del tempo.

Signore, ogni giorno nuova è la tua grazia,
a partire dall'arcobaleno,
e la tua misericordia,
a partire da Gesù Cristo.

Signore,
come sul mio capo hai contato anche i miei capelli,
hai contato anche i miei giorni, i minuti, i secondi.

Signore,
ti chiedo salute,
fame per la tua parola.

Signore, una cosa è vera,
ogni anno ci porta più vicini a te.
Gli uomini e le donne diventano più vecchi nel corpo,
ma l'incontro con Te, sempre più vicino, ci rende più giovani nello spirito.
Un anno è dietro a noi,
passato.
Strade serpeggianti nella savana,
curve sopra ardui colli,
buche pericolose, guasti,
incontri, occasioni mancate.

Signore,
per queste occasioni mancate
sarei disperato
se non avessi il tuo perdono.

Amen
DA NON PERDERE
Se c'è un numero da non perdere di "Le Monde diplomatique - Il Manifesto" è quello di gennaio 2017. Si tratta di un'informazione politica ed economica allargata a tutto il pianeta. Ovunque la sinistra è in difficoltà e in fase di arretramento mentre il capitalismo diventa feroce. Un quadro che, però, non invita alla disperazione, ma alla ricerca di nuove strade possibili. Il tutto è utile per uscire dalle piccinerie di casa nostra.

Franco Barbero

Agrigento, più docenti diabetici che influenzati

AGRIGENTO. L'ultima inchiesta, nella capitale dei malati immaginari, è scattata silenziosamente qualche settimana fa. La procura di Agrigento l'ha aperta dopo avere appreso delle nuove assegnazioni degli insegnanti nelle scuole primarie della provincia: 54 posti liberi su 54 sono andati a titolari di "104". Ovvero a docenti che hanno attestato di soffrire di una patologia e, in forza di quella, hanno ottenuto il diritto di avere una cattedra vicino casa. Una storia che si ripete, per la gioia (si fa per dire) di centinaia di colleghi non "malati" - molti dei quali riuniti in associazioni e comitati - che vedono svanire ogni anno il sogno di un riavvicinamento alla propria città. Questa è la storia di un colossale raggiro che si fonda sull'utilizzo improprio (e illecito) di una legge - la 104 del '92 - nata con nobile finalità: dare un beneficio a chi soffre di un'infermità o ha un parente da assistere.
Ad Agrigento s'è fatto decisamente un abuso dei vantaggi offerti dalla legge. Ci sono 69 persone a processo, fra personale scolastico e medici compiacenti, e altre 252 sono indagate. A ogni verifica, negli ultimi anni, è corrisposto l'accertamento di un'anomalia. La procura ha disposto controlli medici su 140 fra insegnanti, bidelli e altro personale scolastico. L'esito è stato sconfortante. Il diabete mellito è risultato più comune di una banale influenza: uno su due ne era afflitto. Ma il campo di malattie denunciate - e non riscontrate – è così ampio da riempire un manuale universitario: sordità, problemi respiratori, scoliosi, numerosi casi di depressione. C'è persino chi, in base alle carte con le quali aveva ottenuto la "104", risultava gobbo. Quella deformazione, al momento della visita stabilita dal magistrato, è sparita d'incanto.
Ora, i magistrati indagano per truffa e puntano l'indice anche sui camici bianchi: negli atti allegati all'inchiesta madre c'è, ad esempio, un video in cui si vede una dottoressa soffiare nello spirometro in assenza del paziente. Ma il fenomeno è così esteso da spingere il pm che indaga, Andrea Maggioni, a una considerazione: «Qui bisogna leggere oltre l'illecito e interrogarci sull'aspetto sociale e culturale del problema. Credo che tutti, i dirigenti scolastici in primis, debbano farlo».
D'altronde, quando anche1'Inps si è mossa, i numeri hanno smascherato una consistenza massiccia dei "furbetti" del certificate fasullo: solo 543 dei 1007 dipendenti pubblici passati sotto esame hanno visto confermata l'invalidità. Cifre da record, insomma. Come quelle che, quando scoppiò lo scandalo, hanno visto interi istituti "occupati" da personale che dichiarava di essere malato o avere un congiunto da assistere: in una media di Raffadali, poco distante dal capoluogo, 11 bidelli su 11 godevano dei benefici della 104. E in un istituto di Menfi, dove fece un blitz l'ex sottosegretario all'Istruzione Faraone, il 41 per cento di insegnami e collaboratori scolastici risultava penalizzato, o meglio, privilegiato da una infermità.
Emanuele Lauria

(la Repubblica 9 gennaio)

​[Il Manifesto 17 gennaio]

SINISTRA ITALIANA. Il ritorno di Cofferati: «No al Pd, ma basta liti»

Intervista all'ex segretario della Cgil: «In Sinistra italiana il clima non è positivo, la dialettica non può diventare astio altrimenti non saremo attrattivi». Da europarlamentare del gruppo socialista voterò il candidato alla presidenza Pittella. Ma in Italia «l'alleanza con il Pd oggi è impossibile. Pisapia ne resterà prigioniero».

(Il Manifesto 17 gennaio)

A Palermo urne avvelenate

Il Movimento 5 Stelle perde pezzi. Un'emorragia che sembra inarrestabile. Con un sospetto che cresce di ora in ora: qualcuno dall'interno sta cercando di boicottare e si risponde colpo su colpo. Siamo a Palermo. Tra gli attivisti volano i coltelli. Lo scandalo delle «firme false» ha creato una frattura insanabile. I 5 candidati a sindaco, indicati dalle comunarie, si sono ridotti a due, un forfait dietro l'altro.
Da una parte ci sono i «monaci», seguaci di Riccardo Nuti, il deputato indagato dalla Procura assieme ai colleghi parlamentari Giulia Di Vita e Claudia Mannino che hanno optato per la linea dura nei confronti dei pm ma anche di Grillo, che li ha sospesi ricorrendo ai probiviri; dall'altro le «colombe», gli attivisti vicini a Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, i deputati regionali, anche loro indagati, che hanno scelto di collaborare con i magistrati ammettendo la ricopiatura delle firme nel 2012 e si sono autosospesi dai 5 Stelle. Le due fazioni se le stanno dando di santa ragione. Dopo la scissione del meet-up – «il Grillo di Palermo» da un lato, «Palermo in movimento» dall'altro – il terreno di scontro s'è spostato sul voto per le comunali di primavera.
I «monaci» stanno facendo ritirare uno dopo l'altro i candidati votati online dai 564 iscritti al blog in occasione delle comunarie, da cui era venuta fuori una lista con 37 aspiranti consiglieri e una rosa di 5 aspiranti sindaci. I grillini non erano riusciti a esprimere 40 nomi, tanti quanti se ne possono presentare all'ufficio elettorale, perché il numero di donne è risultato esiguo rispetto alla norma sugli enti locali che in Sicilia impone la doppia preferenza di genere. Ma anche quel risicato 37 si sta riducendo giorno dopo giorno.
La prima a dare forfait è stata Tiziana Di Pasquale, ritenuta molto vicina a Nuti, anche se lei ha smentito più volte: era nella top five per correre come sindaco, ma ha scelto di tirarsi indietro, rinunciando pure al posto in lista. Stessa scelta, ma su fronte opposto, ha fatto Giulia Argiroffi. La sua intenzione l'aveva comunicata per mail allo staff di Grillo prima delle «graticole» – il confronto pubblico tra i candidati a sindaco celebrato lunedì scorso in un cinema di Palermo alla presenza di un centinaio di persone – ma aveva accettato l'invito a fare comunque il dibattito per non svilire ancora di più l'incontro; Argiroffi rimane però nella lista degli aspiranti consiglieri, evitando la catastrofe. Lista che però continua a perdere pezzi. Con un post su Fb, Ivana Cimò, anche lei considerata tra i «monaci», ha ritirato la sua candidatura, un bel guaio per il M5S. Ieri sera si è tirato fuori Albero Munda, anche lui nutiano. E dopo di lui, Giancarlo Caparotta: rimane il lista ma si è tolto dalla rosa dei candidati a sindaco, ancora una volta con un post su Facebook. Così la lista al consiglio scende a quota 30. E c'è chi non esclude altri forfait imminenti.
Per scongiurare il tracollo avanza l'ipotesi tra le «colombe» di una richiesta di deroga a Grillo per rimpiazzare in lista chi si è tirato fuori. Se ne parlerà però dopo il voto online sul sindaco, in programma a giorni, per evitare di gettare altra legna sul fuoco ardente.
Adesso sono solo due i nomi su cui gli iscritti al blog si potranno esprimere: l'avvocato Ugo Forello in quota «colombe» (potrebbe portare i voti di un pezzo del mondo dell'associazionismo essendo tra i fondatori di Addiopizzo) e il poliziotto Igor Gelarda. Quest'ultimo è considerato l'outsider, può contare sul sostegno di un gruppetto di attivisti rimasti ai margini per anni perché in rotta con i «monaci» e tornati in auge dopo lo scandalo delle firme. Non è ben visto neppure dalle «colombe» che gli contestano alcuni post razzisti e nostalgici: nelle ultime ore è circolata la voce che in realtà si starebbe muovendo per un obiettivo diverso, candidarsi alle politiche o alle regionali.
Secondo alcuni attivisti dietro al ritiro dei «monaci» ci sarebbe una strategia precisa, appoggiare Gelarda per fare uno sgarbo a Forello, il grande nemico, ritenuto «il manovratore» che ha convinto i due deputati regionali a collaborare con i pm. Oppure come ultima chance una lista alle comunali in contrasto con quella ufficiale M5S. Scopo: disperdere i voti degli elettori grillini.
Alfredo Marsala

(Il Manifesto 13 gennaio)
L'avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.

Eugène Delacroix

Ichino: “Gli abusi sono tutta colpa dei dirigenti che non vigilano”

ROMA. Dieci anni fa nel libro I Nullafacenti Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, denunciò il tasso di assenze altissimo nel settore pubblico rispetto a quello privato.
Professore, la stessa sproporzione si registra anche rispetto all'abuso di certificati medici per godere di particolari benefici sul lavoro?
«Sono aspetti diversi dello stesso problema: il settore pubblico vede sempre molto dilatato l'abuso dei benefici, perché i dirigenti non svolgono la propria funzione, non motivano adeguatamente i dipendenti, non fanno i controlli dovuti».
Quindi non è un problema di norme?
«Qualche norma un po' più generosa, soprattutto per i dipendenti statali e degli enti locali, c'è. Ma la differenza è dovuta per una parte largamente maggiore a un difetto della dirigenza pubblica».
Nel privato proprio il fenomeno non esiste?
«Certo che sì, ma si tratta di casi singoli, isolati. Nel pubblico, invece, la tolleranza generalizzata ha consentito che l'abuso divenisse un malcostume diffuso».
In fondo però non stiamo parlando di assenteismo, ma di comportamenti leciti, giustificati dall'ordinamento. Perché il datore di lavoro privato riesce ad arginarli e il pubblico no?
«In realtà non si tratta sempre di comportamenti leciti. Per esempio, la legge 104 non consentirebbe che il lavoratore, ottenuto il permesso, invece di assistere la vecchia zia ottantenne, si dedichi a un corso di canottaggio. Pensiamo anche ai permessi elettorali: non è ammissibile che in un servizio pubblico si dimezzino gli organici in occasione delle elezioni. Nel settore privato il dirigente verifica che chi ne fruisce sia veramente un militante del partito, vada a fare davvero il rappresentante di lista; nel pubblico nessuno si cura di controllare».
Quindi è solo una questione di incapacità dei dirigenti?
«Innanzitutto di irresponsabilità dei dirigenti. I vertici politici, da Brunetta in poi, hanno varato diverse norme anti-assenteismo, ma non hanno mai fatto l'unica cosa efficace: imporre ai direttori del personale l'obiettivo di allineare il tasso di assenze rispetto a quello di aziende private comparabili, entro un termine ragionevole, sotto pena di perdere l'incarico, come previsto dall'articolo 21 del Testo Unico».
Come è possibile che leggi in sé giuste come la 104 si trasformino in favolose opportunità per i nullafacenti?
«La legge, anche se si basa su di un principio giusto, contiene sempre in sé il germe dell'abuso quando non si preoccupa di istituire controlli adeguati e, soprattutto, gli incentivi giusti perché i controlli funzionino. Nel settore privato la dirigenza questi incentivi li ha; nel settore pubblico no. E poi... ».
E poi?
«... occorrerebbe un sindacato del settore pubblico consapevole del fatto che i diritti dei lavoratori si difendono anche e soprattutto contrastandone gli abusi».
Rosaria Amato

(la Repubblica, 9 gennaio)

venerdì 20 gennaio 2017

TRUMP AL POTERE

Si tratta di un malato mentale come ogni capitalista che, al posto delle idee, ha in testa solo i soldi e il potere.
E' tempo di opposizione da parte dei neri e delle fasce emarginate.
Le chiese e le religioni devono costruire una opposizione non violenta.
Franco Barbero

VANGELO E CORANO

"Il Vangelo e il Corano non sono, né l'uno né l'altro, dei testi chiusi. Rappresentano già delle sorgenti inesauribili di meditazione, di riflessione e di discussione. Essi lasciano ancora la porta aperta ad un futuro della Parola di Dio. Colui che ha ispirato la Bibbia  e che ha parlato attraverso il Corano, non ha finito di esprimersi".
(Da  Benzine-Delorme,"Nous avons tant de choses à nous dire", Albin Michel Ed, pag 94). Traduzione di Franco Barbero

NELSON MANDELA


"I tempi sono sempre maturi per fare ciò che è giusto".

GALILEO GALILEI


"Non si può insegnare niente ad un uomo.
Si può solo aiutarlo a trovare la risposta dentro se stesso".

FALLACE ONNISCIENZA

“Sarebbe più saggio e insieme più edificante se qualche volta la chiesa ammettesse di “non sapere”, di “non avere ancora la risposta pronta”, in contrapposizione alla onniscienza che ha sempre goduto nel passato”.
(Ortensio Da Spinetoli)

UN LIBRO INDISPENSABILE

PAUL ABELA, Credo, ma diversamente, L'Harmattan Italia (harmattan.italia@agora.it), Torino 2003, pp. 112, € 14,00.
L'edizione italiana di questo gioiello teologico risale al 2003. L'Autore, che mi onora di alcune citazioni, pone la questione del linguaggio arcaico con cui il messaggio cristiano è espresso , in modo chiaro e radicale.
Il testo non è soltanto una denuncia, ma soprattutto una rilettura storica ben documentata ed una proposta affidabile di rinnovamento. Il credo niceno-costantinopolitano è ormai inutilizzabile, come una mummia dogmatica che arriva da un mondo scomparso.
Raccomando vivamente questo agile libro che si legge con frutti abbondanti di conoscenza e con un piacere profondo e liberante. Buona lettura!
Franco Barbero
ESODO

Segnalo i "Quaderni trimestrali dell'Associazione Esodo", sempre profondi e coinvolgenti (c/o Gianni Manziega, Viale Garibaldi,  117 - 30174 Venezia- Mestre – Tel. e  fax 041/5351908).
In particolare raccomando l'ultimo numero del 2016 "Gioia, bella scintilla divina".
C'è un immenso bisogno di questa scintilla divina.
L'abbonamento costa 30 euro, ma le riflessioni sono di una costruttività raramente rintracciabile negli scritti contemporanei.
Franco Barbero