martedì 1 dicembre 2020

CONVEGNO "SULLA ROTTA BALCANICA"

 Convegno «Sulla rotta balcanica»

La Rete nazionale «Rivolti ai Balcani» composta da oltre 36 organizzazioni, in collaborazione con il Festival S/Paesati e con il patrocinio dell'Università di Trieste organizza per venerdì 27 novembre (ore 15.30-18.30) e sabato 28 novembre 2020 (ore 10.00-13.00) il convegno «Sulla rotta balcanica» cui prenderanno parte studiosi, giornalisti, giuristi, parlamentari, rappresentanti di associazioni di Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord. Per seguire il convegno: @RivoltiAiBalcani  

Il manifesto, 24 novembre


«LA SOLIDARIETÀ È PIÙ FORTE DEL VIRUS».
LETTERA APERTA DEI MIGRANTI DI VICOFARO E RAMINI

40440 PISTOIA-ADISTA. Gratitudine, condivisione e speranza. Sono le parole scelte dai circa duecento giovani migranti africani accolti e ospitati dalla parrocchia di Vicofaro e Ramini (Pt), guidata da don Massimo Biancalani, non per rispondere alle accuse diffamatorie di essere i principali diffusori del coronavirus a Pistoia e alle becere richieste di «svuotare Vicofaro» da parte del sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi (v. notizia precedente); ma per dire a tutte e tutti - sindaco compreso - che «la solidarietà è più forte della paura del coronavirus».
«Sappiamo che l'Italia vive ormai da giorni un momento drammatico per il diffondersi di questa tremenda malattia chiamata coronavirus. Perciò abbiamo deciso di scrivere una lettera per esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime, ai malati, a tutti coloro che vivono situazioni dolorose e angoscianti», si legge nella "Lettera aperta dei migranti di Vicofaro e Ramini ai cittadini italiani e pistoiesi".
«La speranza ci ha spinto fin qui, a Pistoia, dopo aver attraversato deserti, numerose nazioni, il mare in tempesta, spesso subendo sofferenze di ogni genere, perché cercavamo speranza di futuro per noi e un aiuto per le nostre famiglie», scrivono i giovani migranti. «Esprimiamo profonda gratitudine per l'accoglienza ricevuta a Pistoia, prima di tutto a don Massimo che ci ha ospitati generosamente nelle strutture della chiesa e che ci vive sempre a fianco; ai volontari che sono impegnati in tante attività e che collaborano con lui; infine anche a chi deve accettare il disagio di noi che in tanti viviamo nel quartiere di Vicofaro e nel piccolo paese di Ramini».
«Condividiamo e comprendiamo la paura attuale dei cittadini italiani e pistoiesi per la minaccia del mortale virus. L'abbiamo vissuta  durante il viaggio dal nostro Paese, attraverso tante fatiche, tante sofferenze, tanti pericoli per terra e per mare», prosegue la lettera aperta dei migranti ospitati a Vicofaro e Ramini. "Abbiamo scelto di vivere, spesso facendo lavori umili e faticosi, nel vostro Paese, nelle vostre città anche per ripagarvi di quanto avete fatto per noi senza chiedere nulla, ma uniti dalla comune umanità. Comprendiamo anche la sofferenza delle famiglie italiane, tanto simile a quella delle famiglie che con dolore abbiamo dovuto lasciare in Africa nelle campagne, nel villaggi, nelle città e che sono preoccupate ancora una volta per la nostra sorte».
Eppure siamo sicuri «che supereremo un momento così difficile, che ce la faremo, soprattutto se lotteremo insieme per vincere questa malattia subdola e micidiale, se tutti non ci rinchiuderemo nel nostro egoismo. Anche la nostra fragilità di uomini e donne deve accomunarci a renderci più forti per resistere. Supereremo insieme - scrivono ancora – il momento attuale, per costruire nell'avvenire una società in cui poter vivere nel pieno rispetto dell'altro, senza pregiudizi, senza risentimento o odio».
Concludono i giovani migranti di Vicofaro e Ramini: «Il colore della nostra pelle è diverso dal vostro, talvolta per qualcuno suscita timore e diffidenza, ma le nostre speranze, i nostri sentimenti, perfino le ansie e le paure sono le stesse che avete voi. Vorremmo ringraziare particolarmente quanti in questo momento di grande difficoltà stanno aiutando i Centri di accoglienza di Vicofaro e di Ramini tramite contributi in denaro a don Massimo o portandoci direttamente alimenti e generi di prima necessità. Siamo sicuri che il popolo italiano, generoso e forte, anche in questa durissima circostanza, ce la farà». (luca kocci)

Adista, 7 novembre 2020
Il bello del silenzio

Ci rilassa, alza il volume dei nostri pensieri e ci fa entrare in sintonia con il mondo. Cosa succede nel nostro cervello quando intorno a noi non ci sono più rumori. L'articolo di Daniel A. Gross per il mensile scientifico statunitense Nautilus, dall'archivio di Internazionale.
Internazionale, 20 novembre 2020
[il Manifesto 19 novembre]

Cari compagni Lettera di Livia Turco ai comunisti orgogliosi: il Pci, più che un partito, fu una nazione

Livia Turco, che ha passato la vita nel Partito comunista da Togliatti a Berlinguer, ed è rimasta una "dirigente comunista" anche quando ha militato, e fatto il ministro, sotto insegne sempre più diversi (del Pds, Ds e poi del Partito democratico) ha scritto la prefazione a un libretto che ha voluto ricordare il lavoro e la vita di alcuni compagni nel passaggio fra l'uno e gli altri partiti, "Care compagne, cari compagni".

L'EDITORE È "STRISCIA ROSSA", territorio libero di ex-militanti che però non sono affatto ex, perché il loro mondo, benché non sia un sogno o un'allucinazione e benché non sia più parte dello spettacolo politico italiano, non è affatto finito. Non stanno lanciandosi parole anche nobili ma fuori uso, da reduci di una guerra finita. Ma due cose non hanno perduto: l'orgoglio di quel che sono stati e il pensiero in cui hanno creduto; non tanto una forma di fede quanto una comune, e tenace, interpretazione dei fatti che hanno segnato la loro vita.
Una descrizione così semplice è però la formula originale (forse cercata, forse trovata per caso, come molte invenzioni) di un mondo e di un modo di stare insieme che introduce qualche idea nuova nella antropologia (vedi la teoria delle tribù di Margaret Mead) e nella sociologia (che cosa sono i partiti? E hanno una scadenza, a differenza della fratellanza?). Il senso che gli editori riescono a dare al suo lavoro è all'altezza delle vite dei compagni che danno un valore al libro. E qui si vede chiaro il senso della pubblicazione, un senso profondo: quasi una rivelazione che ha dato per decenni della vita europea un livello così caldo e intenso e definitivo alla parola "compagno".

LEGGETE IN QUESTO LIBRO che "i compagni" di un partito come fu il Pci, dalla guerra segreta dell'antifascismo alla vittoria della Resistenza, questi "compagni" non si sono mai sentiti "in prova" e non si sono lasciati mettere alla prova neppure dalle cadute della loro patria di riferimento, il partito.
Ben pochi erano sicuri dell'invasione Sovietica in Ungheria e, più tardi, dell'occupazione della Repubblica cecoslovacca. Ma il partito era un territorio più grande che conteneva anche l'errore, perché conteneva le loro vite. Queste pagine sono una prova del tipo di legame, umano, affettivo, morale e solo in un ultimo senso ideologico che ha fatto diventare e restare comunisti così tanti giovani (poi invecchiati col partito) e così tanti "anziani" tra i sopravvissuti della lotta al fascismo.
Persino la cautela con cui il Pci ha trattato lo Stato borghese con vecchi legami fascisti, per non spaccare l'Italia liberata, spiega molti episodi e circostanze che in certi momenti apparivano errori (come il processo al fascismo che non è mai avvenuto).
FURIO COLOMBO

Il Fatto Quotidiano, 9 novembre

lunedì 30 novembre 2020

PREGHIERA

 PREGHIERA


Tu che hai dato forma e vita

ai nostri corpi, che conosci

ogni particolare delle nostre

membra, liberaci delle imma-

gini che ci opprimono e dagli

stereotipi di cui sentiamo il

peso sulle nostre spalle.

Insegnaci la strada dell'amo-

re verso noi stesse/noi stessi,

consapevoli che questa strada

richiede di metterci in gioco

e di scavare nel nostro intimo.

Possiamo guardarci allo

specchio con occhi diversi,

possiamo godere dell'amore

appassionato che fa parte

della vita, possiamo essere fe-

lici. Ti chiediamo il coraggio

e la forza di compiere questo

percorso liberante!

Anonimo


LA SVIZZERA: ESEMPIO DI EGOISMO

Svizzera in discesa libera: stazioni sciistiche aperte, prenotazioni giù

Nonostante le prenotazioni in calo per Natale e le settimane bianche in picchiata, le bacchettate dell'Oms sulla gestione della pandemia e le terapie intensive intasate, la Svizzera tenta di salvare la stagione invernale mantenendo aperte le stazioni sciistiche. Anzi, gli operatori di Svizzera Turismo hanno avviato una campagna pubblicitaria per riempire le piste da sci. Le prenotazioni per il periodo natalizio sono del 19 per cento inferiori a quelle del 2019, mentre per le cosiddette «Sportferien›, cioè le settimane bianche di febbraio, la contrazione è addirittura del 28 per cento. Per quanto riguarda i pernottamenti in montagna, è attesa una contrazione del 31 per cento, per l'assenza dei turisti extraeuropei e il dimezzamento di quelli comunitari.

In buona sostanza, la Svizzera insiste su una linea soft di gestione della pandemia, con l'obiettivo di salvaguardare quanto più possibile l'economia. «Conto su tutti per fare di questo inverno un buon inverno», ha affermato la presidente della Confederazione, la socialista Simonetta Sommaruga, mentre il ministro dell'economia e del turismo Guy Parrnelin, esponente del partito di destra Udc, ha fatto appello ai suoi concittadini a rimanere in Svizzera perché «ci prenderemo cura della vostra sicurezza».

Queste parole sono arrivate dopo che David Nabarro, inviato speciale dell'Oms per la lotta al Covid-19, ha criticato apertamente la strategia della Svizzera. A suo parere, a fronte di una «situazione estremamente grave», le misure sono troppo blande. «Mi sorprende che la questione non venga trattata come un'emergenza nazionale», ha concluso l’esperto, intervistato dai giornali locali del gruppo Ch Media.

Ovviamente, in tutte le stazioni sciistiche ci saranno obblighi di distanziamento e di portare la mascherina, in particolare sui treni e negli impianti di risalita.

Intanto, la curva dei contagi pare essere in continua flessione, tranne che in alcuni cantoni come gli italofoni Grigioni e Basilea, dove da ieri sono chiusi bar e ristoranti. Per il responsabile dell'Oms con queste misure light si rischia però una terza ondata a gennaio.

Angela Mastrandrea, il manifesto 24 novembre

IL RISCHIO DI RENDERE DIO GRETTO

 "Ho tanta paura di aver reso Dio gretto , limitato, riducendolo alla risibilità della mia prudenza".

don Sirio Politi , prete operaio 

PRODURRE UN NUOVO MODO DI VIVERE

 "Spesso mi capita di piangere il tipo di lacrime  che stranamente mi scendono anche ogni volta che rivedo il discorso finale di Charlie Chaplin nel film" Il grande dittatore".

"Su questo pianeta c'è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica ma noi lo abbiamo dimenticato. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco, più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci servono bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è solo violenza e tutto è perduto".

Silvano Agosti, Giorni nonviolenti 2018 

ATTENZIONE: NOTIZIE UTILI

 Carissimi e carissime,

vi segnalo, che poiché ci sarà, sia questa sera alle ore 21(presentazione dei 2 libri per il seminario), sia mercoledì alle ore 21(presentazione del libro di Recalcati),

QUESTO MARTEDI' 1 DICEMBRE NON AVRA' LUOGO IL GRUPPO BIBLICO. 

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Venerdì 4 dicembre Franco trasmetterà un vocale. "Come hanno inventato la festa dell'immacolata concezione"

IL PAPA: "MAGGIORE SOBRIETA' E RISPETTO PER I VICINI"

 "Cerchiamo di ricavare del bene anche dalla situazione difficile che la pandemia ci impone -dice Papa Francesco all'Angelus in piazza San Pietro  - Maggiore sobrietà e rispettosa ai vicini che possono avere bisogno, qualche momento di preghiera fatta in famiglia con semplicità.

Queste tre cose ci aiuteranno tanto". 

(Da Repubblica 30 novembre)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MASSIMO RECALCATI: LE NUOVE MELANCONIE

 Sei stato invitato al seguente evento.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:LE NUOVE MELANCONIE

Quando

mer 2 dic 9PM – 2 dic 2020 11:45PM Ora dell’Europa centrale - Roma

Informazioni per partecipare

Partecipa con Google Meet

 

meet.google.com/iyv-ezhr-dge

Calendario


Chi

(L'elenco degli invitati è stato nascosto su richiesta dell'organizzatore)

altri dettagli »


Carissim*,
vi invitiamo alla presentazione del libro
 di Massimo Recalcati:
LE NUOVE MELANCONIE"
da parte di Don Franco Barbero. 
L 'incontro si svolgerà attraverso la piattaforma Google -Meet,

mercoledì 2 dicembre alle ore 21

Per eventuali informazioni resto a disposizione.
(3388885799). 
Un caro saluto
M.Grazia



PER I REGALI MEGLIO IL VAX DAY
Possiamo ancora evitare l'inutile strage di Natale

Sferaebbasta è un rapper piuttosto spregiudicato, famoso anche perché a un suo concerto a Corinaldo, esattamente due anni fa, sono morte sei persone: colpa di una banda che spruzzava spray urticante per rapinare i fan, ma anche di un'organizzazione che non è riuscita a garantire la sicurezza. Sferaebbasta pubblicizza ora i suoi prossimi concerti, il più immediato è a settembre 2021, quando - si spera - saremo tutti vaccinati. Un rapper ribelle è assai più prudente del governo, delle regioni e delle associazioni di categoria che invece sono ossessionate dal Natale e hanno deciso che bisogna a tutti costi dedicarsi a un paio di settimane di shopping, tra un lockdown e l'altro. Abbiamo tutti diritto a una pausa nella tragedia, dicono, e l'economia deve rifiatare. Se perfino Sferaebbasta capisce che non si possono tenere concerti mentre ancora il virus corre e ogni contatto non necessario aumenta la probabilità che qualcuno muoia, sorprende che questo semplice
concerto sfugga alle nostre autorità sanitarie.
Abbiamo già visto questa estate cosa succede con discoteche, spiagge e traghetti. Ogni giorno muoiono 700 persone molte di loro sarebbero ancora vive se ad agosto i locali fossero rimasti chiusi e se il governo avesse adottato misure restrittive quando era necessario e non quando era politicamente conveniente. Ora circola l'insana idea di allentare le restrizioni proprio quando sarebbero più necessarie, dal 3 dicembre, quando scade uno dei vari Dpcm in vigore. Norme troppo blande proprio quando c'è il rischio massimo di contagio produrrebbero un'altra strage. Una strage, peraltro, non necessaria perché abbiamo vaccini molto efficaci quasi pronti, si tratta di resistere ancora qualche mese per vederne i benefici. La pandemia diventerà molto meno pericolosa ben prima che tutti siano vaccinati, perché si ridurrà il numero dei potenziali infetti.
Il dilemma tra salvare le vite e salvare l'economia è falso: nessuna economia prospera sui cadaveri, gli Stati Uniti se la cavano meglio di noi non grazie ai 252.000 morti ma perché gran parte delle imprese che beneficiano dalla crisi (dal digitale al farmaceutico) sono americane. Mentre la nostra manifattura procede - pare - in relativa sicurezza, i servizi come ristoranti, intrattenimento e turismo soffocano. Ma non sarà qualche pranzo di Natale con terapia intensiva dopo il dessert a svoltare, e neanche qualche regalo con la sorpresa del virus sotto il fiocco a ripianare i conti di un anno orribile. L'economia ripartirà con la sicurezza sanitaria, dopo il vaccino: il Pil si salva salvando le vite, rimandiamo lo scambio dei regali a quando saremo tutti immunizzati, facciamo un Vax Day, ma evitiamo la strage natalizia. Se le autorità sanitarie sbaglieranno la gestione delle feste natalizie, nessuno si fiderà di loro nella delicata fase della distribuzione del vaccino, quando il rischio di tensioni sociali sarà massimo. E questa sarebbe l'ennesima tragedia evitabile.
STEFANO FELTRI

Domani, 12 novembre
[il Manifesto, 22 novembre]

L'AUTUNNO DELL'ARCIVESCOVO
Successione e inchiesta nella diocesi torinese clima da fine mandato


Momenti delicati per la diocesi torinese. Sfiducia, incertezza sul futuro. Effetto Covid, ma anche il clima da fine mandato di monsignor Cesare Nosiglia. Destinato alla cattedra di San Massimo da Benedetto XVI nell'ottobre 2010, ha cercato di segnare il suo episcopato con un apprezzato impegno sociale. Il banco alimentare, la vicinanza ai lavoratori, non ultimo il discorso ai sindacati di poche settimane fa; l'interessamento per le vertenze più complicate,  come l'Embraco; la presenza nei campi Rom e, tramite la Caritas, l'attenzione ai più dimenticati come i migranti. E, ora, alle famiglie segnate dalla pandemia.

L'arcivescovo, 76 anni, è stato prorogato dal Papa fino a settembre 2021. Il Concistoro del prossimo 28 novembre ha riattivato i rumors. Tra i 13 nuovi cardinali c'è il suo successore? Bergoglio, secondo buone fonti ecclesiastiche d'oltre Tevere, non intende procedere fino a San Giovanni. Deve pensare prima a posti chiave in Vaticano e ai nomi per importanti sedi, come Napoli. Alcuni li prenderà da quell'elenco. La porpora non arriverà più sotto la Mole, almeno per ora. Previsioni? Molti sperano in monsignor Derio Olivero, classe 1961. La fusione Torino-Pinerolo-Susa è ipotesi con qualche fondamento, visto che il Papa insiste: le diocesi in Italia sono troppe. Altri puntano sul vescovo di Tortona - Vittorio Francesco Viola, classe 1965 - piemontese di Biella, francescano come il nuovo arcivescovo di Genova, Marco Tasca: un "asse" nel nome di Assisi. Si parla anche dell'arcivescovo di Vercelli, Marco Arnolfo, torinese, classe 1952, e del parroco di Santa Rita a Torino, Mauro Rivella, classe 1963, con una esperienza importante in Vaticano alle spalle. Con Francesco, va da sè, di Torino si saprà al fototinish.

Nessuna accelerazione? Dipende. Dall'eventua1e rinuncia anticipata dello stesso Nosiglia - per motivi di salute - o da qualche sviluppo dalla Procura che sta ancora indagando sui tre sacerdoti torinesi don Salvatore Vitiello, don Luciano Tiso e don Damiano Cavallaro per le "vocazioni forzate". L'arcivescovo è nervosissimo. All'ultimo Consiglio presbiterale - dopo che in settembre, con le tenaglie, i sacerdoti avevano ottenuto un comunicato con le scuse  per le famiglie che stavano soffrendo per quelle situazioni - ha battuto i pugni sul tavolo: «Basta, mi sono comportato al meglio, la questione + chiusa». E ancora, duro con alcuni collaboratori laici: «Ce la vediamo tra preti».

Snodo cruciale il clericalismo. La diocesi di Torino conta 354 parrocchie e 980 sacerdoti (473 diocesani e 507 religiosi). E poi circa tremila religiosi (di cui oltre duemila suore) e 137 diaconi permanenti. I parroci sono stanchi, si occupano di poveri, di anziani, di giovani (se li hanno); celebrano funerali, matrimoni, messe e prime comunioni, seguono gli oratori (dove ancora esistono) e mille attività. Poco il tempo per pensare, a malapena per pregare. Non hanno buone relazioni con Nosiglia e non lo ascoltano. In questi dieci anni sono state affidate parrocchie ai primi che capitano (per non perdere i fondi dell'8xl000): come ai due religiosi del Verbo incarnato seguaci del condannato per abusi padre Carlos Buela, co-parroci alla Pier Giorgio Frassati e a Maria Madre della Misericordia. E hanno ordinato preti, anche se inadatti, pur di averne. Ha senso? Di mano in mano gira un libro del benedettino Michael Davide Semeraro - "Preti senza battesimo?" - contro le ipocrisie ecclesiastiche. Si diventa sacerdoti per un "salto ontologico" sui cristiani normali: intoccabili, superiori. Ecco la distorsione che si annida dietro alla vicenda di tanti giovani in talare e dei tre preti nel mirino della Procura.

Le indagini sulle "vocazioni forzate", in capo al Pm Marco Sanini, non sono concluse dopo l'intensificazione estiva. Una prescrizione potrebbe scattare per la denuncia della prima ragazza fuoriuscita. Ma è probabile che il magistrato stia valutando le piste più recenti: i versamenti in denaro di famiglie e giovani in convento alla associazione "Logos e persona" gestita dal terzetto. Si vedrà. Così come per il fascicolo aperto dal Vaticano.

Clima plumbeo, «clero diviso», altri casi messi a tacere, morale sotto i tacchi. Eppure, una Chiesa torinese ridestata e riflessiva contribuirebbe non poco alla costruzione del futuro della città. L'occasione? L'assemblea diocesana spostata per il Covid a primavera 2021 inoltrata. Elementi positivi? Dal 19 al 21 alcuni giovani parteciperanno convinti a "Economy of Francesco", il forum mondiale voluto dal Papa sul nuovo modello di economia. La scorsa settimana, don Luca Peyron, cappellano universitario, coordinatore di "Apostolato digitale" e catalizzatore dell'impegno sull'Intelligenza artificiale a Torino, ha affascinato online i giovani imprenditori con uno speech sull'uso delle tecnologie. Negli ultimi tempi, poi, in diocesi sono stati "ripresi a bordo" i credenti progressisti di "Chicco di senape". Il gruppo, nato nel 2007, provocò non pochi mal di pancia all'allora cardinale Poletto in pieno dibattito sui Pacs. In prima linea il leader storico dell'aggregazione, l'ingegnere torinese Beppe Elia, nel frattempo diventato presidente nazionale del Meic, il Movimento ecclesiale di impegno culturale. E Claudio Clancio, filosofo e presidente del Centro studi Luigi Pareyson: «Ho percepito un grande interesse degli uffici diocesani a ragionare sulla "Chiesa in uscita", meno sul territorio». Progetti non ne mancano, così come esperienze di punta piccole e grandi. Sermig, Gruppo Abele, per dire. «Rispetto agli episcopati di Pellegrino e Ballestrero - conclude il sociologo Franco Garelli, autore di "Gente di poca fede" e attento osservatore del mondo cattolico torinese - ci si è un po' esauriti e chiusi nel "fare", perdendo gli spunti intellettuali. La Chiesa di Francesco è amata, ma molti sono perplessi. Bisogna mettere a fattor comune idee e visioni, renderle pensieri e soluzioni,  guardando lontano ed evitando ogni individualismo». 

Francesco Antonioli


la Repubblica 17 novembre