domenica 21 gennaio 2018

PADRE NOSTRO

"Che il Tuo nome risuoni così forte sulla terra che possiamo riconoscere la Tua presenza fra noi.

Che il tuo regno di amore e di gioia
venga a riscaldare i tuoi figlioli
per sloggiare l'angoscia, la sofferenza e il peccato.

Che la Tua volontà, che si è manifestata nel Cristo, si compia anche attraverso i nostri sforzi di giustizia, di solidarietà e di pace.

Dacci oggi il nostro pane
la nostra parte di affetto,
la nostra parte di forza per vivere
e trasmettere il Buon Annunzio.

Perdonaci le nostre offese
come cerchiamo di perdonare le offese
di coloro che ci feriscono.
ci ignorano e non sanno amarci.

Non esporci alla tentazione del rifiuto, della passività, della faciloneria o dell'evasione.

Ma liberaci dal male che si incrosta nel mondo ed in noi stessi".
Anonimo, da "Quando è giorno?".
Comitato italiano per la CEVAA, pag.169


GRAZIE A DIO E GRAZIE A TUTTI E TUTTE

Ieri e oggi nella sede della comunità abbiamo vissuto momenti di intensa partecipazione. Ricordando con gratitudine la testimonianza di Ferruccio Castellano, abbiamo cercato di percorrere gli ultimi 55 anni di storia dei credenti LGBT con particolare riferimento alla situazione italiana.
Percorsi a volte sotterranei e in lenta crescita che ci riempiono di gratitudine e di speranza, ma ci sollecitano alla prosecuzione dell'impegno.
Ricordando il passato, si impara a progettare il futuro, come stanno facendo con impegno i/ le partecipanti al gruppo "La Scala di Giacobbe" che da sedici anni organizza momenti aperti di approfondimento e di scambio con una libertà  umana ed evangelica all'insegna del "senza chiedere permesso".
Franco Barbero

DOMENICA 28 GENNAIO: COMUNITA' NASCENTE DI TOIRINO

Ciao a tutte e tutti,
questa domenica, 28 gennaio, ci sarà l’incontro della Comunità nascente di Torino (in via Principe Tommaso, 4 a Torino). L’eucarestia-predicazione su “i miracoli nei vangeli” sarà preparata dal nuovo gruppo di riflessione nascente (Anna, Chiara, Marianna e Walter). Il gruppo è aperto a chiunque voglia prenderne parte, per informazioni scrivere a Marianna phorfyra@gmail.com
L’incontro prenderà avvio dalle ore 10,00 con gli arrivi, poi dalle ore 10,30 si inizierà l’eucarestia e il confronto che sarà prolungato fino alle 13,30-14,00 avendo inserito un momento di formazione più specifico tenuto da don Franco. A seguire il pranzo comunitario (ognuno è invitato a portare qualcosa da mangiare tutte/i insieme per la condivisione), momento conviviale e di scambio, a chiudere la giornata un breve momento di programmazione. L’incontro terminerà alle 15,30.

Vi rammento che venerdì 26 gennaio dalle ore 17,45 alle ore 19,15 a Torino (in via Principe Tommaso, 4) si svolgerà il Corso biblico, si proseguirà la lettura dei Libri di Samuele. Il Corso è aperto a tutte/i, per informazioni chiamare Maria Zuanon 3497206529.
Un abbraccio
Anna

BAGHDAD: DA ADISTA

Gerusalemme, città delle tre religioni. Un invito ai cristiani irakeni perché manifestino “solidarietà” con il popolo palestinese, che “soffre da 70 anni per ingiustizie e sradicamento”, e la preghiera perché “Gerusalemme resti sempre una città santa per cristiani, musulmani ed ebrei” sono state le parole rivolte ai fedeli, in occasione del Natale, dal patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako.
Nel messaggio rivolto e trasmesso per conoscenza ad AsiaNews (20/12/17), il primate irakeno rivolge poi un pensiero al Paese da poco liberato dalla minaccia dello Stato islamico, sollecitando che “le case siano restaurate e le città ricostruite”, una “sfida, che dobbiamo affrontare per raggiungere una “Nuova Fase” basata sui principi fondamentali”.
Adista 30/12/2017

FRANCO BARBERO ALL'UNITRE A PINEROLO

Mercoledì 24 dalle ore 10 alle ore 11,30 in Via Trieste 44, presso i locali dell'ex seminario, Franco Barbero introduce la terza conversazione su " Il pluralismo religioso: esclusivismo, inclusivismo...."

GRUPPI BIBLICI

Lunedì 22 gennaio alle ore 15,30 e alle ore 21 leggiamo il primo capitolo del Vangelo di Luca. 
A Pinerolo in Via Città di Gap, 13 nella sede della comunità cristiana di base ci sono ancora delle sedie libere: vuoi fare questa bella esperienza che nella nostra comunità è in crescita? Ti aspettiamo!
L'induismo

Su questo sentiero Dio è concepito in modo diverso che nello jñana. Nel jñana-yoga, l'immagine guida era quella di un mare infinito sotto le onde dei nostri sé finiti. Questo mare era simbolo del Sé onnipervasivo che risiede sia dentro che fuori di noi, e con il quale dovremmo cercare di identificarci. Così rappresentato Dio è impersonale, o piuttosto transpersonale giacché la personalità, essendo qualcosa di definito, sembra essere finita, mentre la Divinità  "jñanica" è infinita. Alla bhakti, per la quale i sentimenti sono più reali dei pensieri, Dio appare diverso in ciascuno di questi risvolti.
Primo, dato che l'amore sano è quello estroverso, il bhakti respingerà ogni insinuazione che il Dio che si ama sia il proprio sé, anche il proprio Sé più profondo, insistendo invece sull'alterità di Dio. Un classico della devozione hindu spiega con queste parole: «Voglio provare il sapore dello zucchero, non voglio essere zucchero».

Può l'acqua annegare se stessa?
Possono  gli alberi avere il sapore del frutto che generano?
Chi adora Dio deve rimanere distinto da Lui e solo così conoscere l'amore gioioso di Dio;
perché se dice che Dio e lui sono uno,
quella gioia, quell'amore svanirà istantaneamente.
Non pregare più per l'assoluta unità con Dio;
dove sarebbe il bello se gioiello e montatura fossero una cosa sola?
Il calore e l'ombra sono due cose distinte,
sennò, quale sarebbe il conforto dell'ombra?
Madre e figlio sono due,
sennò dove sarebbe l'amore?
Quando, dopo essere stati separati, si incontrano,
che gioia provano, madre e figlio!
Dove sarebbe la gioia, se i due fossero uno?
Dunque, non pregare più per l'assoluta unità con Dio.


(da Huston Smith, Le religioni del mondo, Fazi Editore, Canzone composta da Tukaram).
SALMI SUFI, Canti della spiritualità musulmana, Edizione CONE, Roma 2006

Le parole della mistica hanno la capacità di penetrare nel cuore: travolgono ogni ostacolo, se chi le pronuncia si apre all'azione dello Spirito.
Il dialogo diventa subito intimo, perché tocca le corde più profonde del cuore e della mente e rende capaci di sentire e di portare la pace intorno a noi.
Ecco ora le parole dei Sufi, frutto della profonda spiritualità del mondo islamico, che risuonano nella nostra lingua, superando ogni problema di traduzione e di tradizione.
L'attaccamento alla nostra tradizione diviene solo un punto di partenza per incontrare le altre nella luce della pace.
Il termine "salmi" (zabur), che appartiene sì alla cultura dell'Islam ma anche ad altre, ed è terra dell'esperienza spirituale più profonda, è stato scelto in questa luce. Il testo nel retro di copertina lo dice poeticamente.
Vi trovate quindi tra le mani sia un'antologia di canti e di poesie di una cultura ricca e raffinata, sia uno straordinario libro di preghiere, che aiuta ad avvicinarsi a Dio in modo intimo e diretto.
Questi testi, datati dal VII sec. dell'evo moderno ai nostri giorni, provengono da diverse culture del mondo islamico (araba, persiana, turca, urdu) e sono stati raccolti da Sigrid von Thimmel e da Emilio Galindo Aguilar, direttore della collezione "Otras aguas vivas" dell'Associazione Darek-Nyumba, appartenente alla provincia spagnola della Congregazione dei Padri Bianchi, che da sempre mantiene rapporti di dialogo sincero con l'Islam. Sono stati tradotti con intensa partecipazione da Luis Enrique Moriones Brugo, di madre lingua spagnola e profondo conoscitore delle letterature mistiche.
Essi sono presentati da Antonietta Potente, che ce li ha fatti scoprire in un incontro del 2002 (da cui è stato tratto il volume La religiosità della vita: una proposta alternativa per abitare la storia. Collana Strumenti di pace n. 8, ICONE Edizioni 2003); sono infine commentati da un saggio di Thomas Michel, della curia generalizia dei Gesuiti (cfr. nella stessa collana al n° 6 il volume: Alla confluenza dei due mari. Un cristiano incontra l'Islam).

Giorgio Piacentini, curatore della raccolta

​[la Repubblica 12 gennaio]

Non abbiamo mai ragione o torto perché gli altri sono d'accordo con noi. Abbiamo ragione perché i nostri dati sono esatti e il nostro ragionamento è corretto.
Warren Buffett

Ora la Casa Bianca vuole cacciare 200mila salvadoregni

NEW YORK. Dopo gli haitiani e i nicaraguensi, anche 200mila immigrati dal Salvador, che dopo il terremoto del 2001 potevano vivere legalmente negli Usa, dovranno lasciare il paese. L'ordine conferma la linea dura imposta da Trump contro l'immigrazione: la Casa Bianca ha già limitato l'accoglienza di rifugiati, varato norme vessatorie per chi richiede il visto da stati musulmani, scatenato gli agenti per espellere gli illegali, chiuso il programma per i giovani "dreamers" (cioè gli stranieri arrivati da bambini") e avviato i preparativi per la costruzione di un muro alla frontiera messicana, che costerebbe 18 miliardi di dollari per i primi mille chilometri.
I salvadoregni sono il gruppo più numeroso a godere del Tps (Temporary protected status), una deroga, voluta da George Bush nel 1990, alle norme dell'immigrazione per chi viene da zone devastate dalle guerre  (come la Bosnia), da epidemie (come la Liberia durante l'Ebola) o da calamità naturali. Ma sarà proprio questo "status Tps" per gli immigranti dal Salvador, con le relative tutele, a scadere il 9 settembre 2019, quando dovranno essere tutti fuori dai confini americani. La scadenza è stata decisa per dare tempo a tutti di trasferirsi in modo ordinato, ma anche per permettere di trovare eventuali soluzioni a livello politico. Non è un mistero che Trump stia cercando un compromesso con i democratici, offrendo loro concessioni in cambio di un sostegno ad alcune misure sull'immigrazione nella legge di bilancio, prima fra tutte del muro lungo la frontiera messicana. I democratici sono pronti a negoziare, ma non ad accettare il ricatto del muro per ragioni di principio e perché la Casa Bianca appare debole.
Arturo Zampaglione

(la Repubblica 9 gennaio)

sabato 20 gennaio 2018

L'ININTELLIGIBILITA' DEL MISTERO SANTO

" Ad alcune persone in conflitto  con la fede e con la cultura moderna, l'idea di Dio come mistero inintelligibile dà un enorme sollievo. Le libera da nozioni teiste ristrette e limitate e pone il loro spirito in una relazione in cui possono innalzarsi.
Come spiega Jeannine Hill Fletcher, "L'inintelligibilità non è tanto una riflessione cupa sulla limitatezza  umana, quanto l'esuberante celebrazione dell'illimitatezza di Dio.
Significa che la persona umana intravede il mistero di Dio non come assenza, ma come sovrabbondanza". 
Elizabeth Johnson, Alla ricerca del Dio vivente, Campo dei Fiori Ed., pag.54.

PATRICK CHAMOISEAU

"La libertà è il solo carico che tiene dritta la schiena".

CERCO IL TUO NOME


"Così,
tra le rocce,
sui monti,
cerco il Tuo nome.
Cerco il Tuo nome
come lo cercano gli uccelli
volando nei cieli,
i pesci nuotando nei mari,
le antilopi correndo nelle pianure.
Come l’uomo che ama e desidera,
cerco il Tuo nome: DIO…

Amo il Tuo nome.
Canto le Tue lodi,
Ti ringrazio,
enumero e pronuncio i Tuoi attributi.
Amo il Tuo nome.

Ho conosciuto il mondo e le cose.
Ho imparato. Eppure,
non conosco più il mondo né le cose.
La mia testa è nuda, scalzi i miei piedi.
Rinuncio a tutto
ma continuo a cercare il Tuo nome…

Con la voce di tutti quelli che
Ti amano e Ti chiamano:
Amo il Tuo nome".

Yunus Emre
(Salmi Sufi, pag. 32-33)
LA MENZOGNA CHE CONFONDE TRAFFICANTI E VOLONTARI

Seminare paura, praticare la diffamazione di massa, insinuare, insultare, falsificare la realtà. L'"onda nera" trascina via la ragione e produce effetti devastanti, disorienta, fa leva sulle fragilità di un'Italia spaventata per se stessa e per il futuro dei propri figli e intanto mette in un angolo «gli schiavisti del ventunesimo secolo», «i buoni che fanno i patti con i trafficanti», quelli «che corrono in mare per arricchirsi». Fascisti e razzisti un primo risultato l'hanno già ottenuto, in pochi mesi sono riusciti a indebolire la fiducia degli italiani nei confronti di Ong e associazioni e fondazioni che per finalità hanno solo quella di salvare i disperati che attraversano il Mediterraneo. La loro colpa: aiutare gli invasori, portarceli a casa con le loro imbarcazioni. Portarceli vivi.
Perché c'è anche chi - parole scollegate dal cervello - li preferirebbe morti.
Affondiamo le loro navi, urlava Salvini appena l'estate scorsa. Era agosto. Qualche giorno prima, a luglio, un corteo delle destre sfilava nella calabrese Riace contro la politica dell'accoglienza del sindaco Mimmo Lucano. La notte dopo, in provincia di Brescia, veniva lanciata una molotov contro un albergo che da lì a poco avrebbe dovuto ospitare migranti e dove qualcuno aveva affisso un grande cartello: «Profughi finti, soldi veri». Poi i veleni e le accuse di Di Maio e degli altri 5Stelle sul famigerato rapporto Frontex e sull'«indagine conoscitiva» della procura della repubblica di Catania, indizi e sospetti su alcune Ong - su alcune, non su tutte - che sono ancora nella fase della verifica e del riscontro.
Cavalcare la paura per produrre altra paura. Per stampare titoli che grondano sangue e "riflessioni" (Vittorio Feltri, agosto 2017) dove l'Italia è descritta come «una discarica africana».
Senza distinguere, mischiando tutto e tutti. Quelli del business dell'ospitalità - «multinazionali del bene», personaggi in odore di mafia e alti prelati, come ha dimostrato la magistratura di Trapani - con le organizzazioni da sempre impegnate nella solidarietà e nella difesa dei diritti. Calcoli, convenienze. Una propaganda barbara giocata sull'insicurezza, sulle difficoltà economiche di larghe fasce della popolazione, sul lavoro che non c'è. Slogan che scatenano sentimenti di rabbia e di punizione anche economica verso chi accoglie e non respinge, verso chi dialoga e non urla, verso chi rispetta la dignità umana e non la calpesta.
E poi le parole, le parole il loro potere, un linguaggio che si modifica giorno dopo giorno. Le navi delle Ong che sono diventate nell'immaginario collettivo «taxi del mare», l'espressione «sostituzione etnica» riferita a un «popolo italiano» che rischia di scomparire. Fino alle volgarità e alle grossolanità. Fino al «costo» che devono pagare associazioni e organizzazioni non governative.
Danni d'immagine, danni di cassa. Gli uni e gli altri determinanti sui «costi umani» delle traversate. Ma la campagna violenta non fa differenza fra negrieri e volontari.
Attilio Bolzoni

(la Repubblica 13 gennaio)