sabato 23 settembre 2017

I MOLTI "NOMI" DELLA SALVEZZA

Riprendo e sintetizzo un ampio studio che pubblicai nel 1999 per superare l'ideologia e la teologia esclusivista.
Nel libro degli Atti degli apostoli troviamo un testo che sembra escludere la stessa possibilità di concepire una via di salvezza fuori dall'orizzonte cristiano. Così come suona, rappresenta un'affermazione netta, categorica, "assolutizzante": "Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata testata d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati" (4,11-12).
Oggi noi possiamo prendere coscienza di un fatto: per essere vera, una cosa non ha bisogno di essere assoluta. In quanto "modello di verità" (che va ben compreso), "la verità non sarà più identificata dalla sua capacità di escludere o assorbire altri. Quel che è vero, rivelerà piuttosto se stesso principalmente mediante la sua capacità di porsi in relazione con altre espressioni della verità e di crescere attraverso tali relazioni... Nessuna verità può stare da sola. La verità ha bisogno, per sua stessa natura, di altre verità.
Se non è in grado di porsi in relazione, è il caso di porre in discussione la sua qualità di verità.
La verità, perciò, "prova se stessa" non trionfando su tutta l'altra verità, ma verificando la sua capacità di interagire con altre verità" (P. Knitter).
Non devo assolutamente amare di meno la strada sulla quale Dio mi ha posto se scopro che lo stesso Dio ha donato strade diverse ad altre donne e altri uomini.
Franco Barbero
Roma
«Siamo sfollati non terroristi»


Una manifestazione di protesta contro gli sgomberi forzati a via Curtatone si è svolta sabato 26 agosto per le vie del centro storico di Roma e vi hanno partecipato circa cinquemila persone. Apriva il corteo una corposa delegazione di rifugiati del Corno d'Africa, costretti al bivacco sulle aiuole di Piazza Indipendenza per lo sgombero dalle loro abitazioni a pochi metri dalla Stazione Termini, in pieno agosto, senza una destinazione alternativa. Si è trattato di uno sgombero a sorpresa, quando le forze dell'ordine all'alba hanno buttato in strada circa cento rifugiati. La camionetta della polizia ha montato sul tetto un idrante che ha sparato acqua sulle persone sdraiate a terra. Medici senza frontiere ha riferito di aver trattato in poche ore 13 persone, per la maggior parte donne. «Abbiamo chiamato le ambulanze per cinque persone ferite. Altri avevano fratture e lacerazioni causate dai metodi coercitivi utilizzati dalle forze dell'ordine». Gli africani avevano i documenti a posto e alla marcia il loro striscione recitava: «Siamo sfollati, non terroristi».

(Rocca, 15 settembre 2017)

​[la Repubblica 14 settembre]

NORVEGIA
L'alleanza tra conservatori e destra anti immigrati va: vittoria elettorale

Chi ha detto che il potere logora i populisti? Al contrario, dalle urne norvegesi esce rafforzata l'alleanza tra i conservatori e la nuova destra anti-immigrati che quattro anni fa aveva cacciato i socialdemocratici dal governo e che oggi confermano la propria crisi realizzando il secondo risultato peggiore dal 1924.
LE DUE LEADER DELLA DESTRA locale, la premier Erna Solberg alla testa del Partito conservatore e dell'esecutivo di Oslo, e la sua alleata Siv Jensen, attuale ministra delle finanze e che guida il Fremskrittpartiet, il Partito del progresso schierato su posizioni xenofobe e identitarie, hanno festeggiato il risultato delle elezioni politiche che hanno visto riconfermato il consenso nei confronti del governo. Attestandosi rispettivamente intorno al 25,1 % e al 15,3 %, i loro partiti crescono, anche se di poco, rispetto alle precedenti consultazioni, mentre i socialdemocratici perdono oltre 3 punti e mezzo attestandosi intorno al 27%.
AL DI LÀ DEI NUMERI è però la formula politica inaugurata nel 2013, e a cui molti osservatori avevano in realtà pronosticato vita breve, ad uscire rafforzata dal voto. Malgrado gli esponenti della destra plurale abbiano vantato durante la campagna elettorale la propria capacità nell'aver fatto attraversare bene al paese le due maggiori crisi degli ultimi decenni: quella dei rifugiati, gestita attraverso un drastico peggioramento della politica migratoria nazionale e la chiusura delle frontiere e quello che è stato presentato come «il più grande choc petrolifero degli ultimi trent'anni», che per l'economia della Norvegia, primo produttore di greggio in Europa, è stato contenuto grazie ad una serie di agevolazioni fiscali, a spiegare l'esito del voto sono però altri fattori.
SE LA POSSIBILITÀ di un'alternanza di governo con la sinistra è stata minata prima di tutto dagli errori compiuti dalle incertezze politiche mostrate dai socialdemocratici, mentre la stessa figura del loro leader, l'ex capo della diplomazia norvegese Jonas Gahr Store ha richiamato l'attenzione degli elettori più per la sua denuncia dei redditi milionaria, oltre 64 milioni di corone, 7 milioni di euro, che per le proposte avanzate, il successo politico più marcato sembra raccoglierlo la nuova destra. Si è avuto l'impressione che a dettare i tempi della campagna elettorale sia stata l'astro montante del Partito del progresso, la giovane e aggressiva ministra dell'Immigrazione Sylvi Listhaug che nelle ultime settimane ha attraversato il paese soffiando sull'inquietudine di una parte della popolazione che – malgrado il tasso di disoccupazione locale superi di poco il 4% – attribuisce incertezza e preoccupazioni alla presenza degli stranieri.
ALLA VIGILIA DEL VOTO, il tour di Listhaug ha fatto tappa addirittura a Rinkeby nella periferia di Stoccolma, dove al pari dei quartieri popolari di Malmö si sono registrati negli scorsi anni degli incidenti in stile banlieue, per «imparare dagli errori della Svezia ed evitare che si ripetano a casa nostra». 39 anni, figlia di agricoltori, originaria dell'ovest del paese, sostenitrice dei valori della «vera cristianità», si presenta sempre con un una grande croce al collo, in opposizione alla linea improntata all'accoglienza della Chiesa ufficiale, fan di Thatcher e Reagan e del negazionismo climatico di Trump, la ministra dell'immigrazione è diventata ospite fisso dei tabloid popolari e delle trasmissioni tv più seguite anche grazie a sparate velenose: ha invitato i suoi compatrioti a denunciare chi possiede un permesso di soggiorno e si è presa un periodo di vacanze all'estero, ha accusato il capo dei cristiano-democratici di coprire gli imam radicali con la scusa della protezione religiosa e non perde occasione per denunciare «i pericoli e la decadenza della cultura permissiva della sinistra».
«In molti erano convinti che arrivando al governo, il Partito del progresso avrebbe perso consensi, ma grazie a questo attivismo provocatorio ha mantenuto forza e ha almeno in parte fatto vincere il governo», spiega il politologo Anders Ravik Jupskas. Quanto ai partiti minori, i centristi hanno raggiunto il 10%, mentre Verdi e estrema sinistra si sono fermati al 3,2 e al 2,4%.
Guido Caldiron

(Il Manifesto 13 settembre)

venerdì 22 settembre 2017

AL GRUPPO DI AMICIZIA CRISTIANO-ISLAMICA DI PINEROLO

Cari amici e amiche del "Gruppo di amicizia cristiano-islamica di Pinerolo,
sono tornato a casa dopo l'incontro del nostro gruppo giovedì 21 settembre con il cuore pieno di speranza  pur consapevole delle enormi difficoltà del cammino che stiamo percorrendo e proponendo.
Vi scrivo per alcune segnalazioni e una proposta.
1) In Italia esiste il sito di Giovanni Sarubbi ( www.il-dialogo.org)in cui si trovano molte informazioni sulle esperienze di dialogo cristiano-islamico.
2) Sul mio blog (http://donfrancobarbero.blogspot.it/) segnalo molto spesso contributi, articoli e libri che riguardano il pluralismo religioso e il dialogo cristiano-islamico.
L'Editore Pazzini ha recentemente pubblicato:  "Cercatori cristiani in dialogo con l'Islam" e "Per una mistica dell'ospitalità", ambedue di Faustino Teixeira.
3) La proposta della mia comunità cristiana di base e mia personale è che si verifichi la possibilità di una iniziativa pubblica da concordare per lunedì 27 ottobre, Giornata Mondiale del dialogo cristiano-islamico il cui tema quest'anno è " Uniti contro razzismo e violenza di genere".
A nostro avviso, questa data non può passare senza un segno per la nostra Città e per le persone di qualunque tradizione religiosa .
Vogliamo parlarne un po' presto per poter verificare la possibilità di organizzare questo "momento"?.
Un caro saluto.
Franco Barbero (3408615482).

TORNA LA FESTA DELL'UNITA' A PINEROLO

Sabato 23  dalle ore 17,30 e domenica 24 settembre, tutto il giorno, si svolge a Pinerolo in Piazza Vittorio Veneto (davanti al municipio) "la festa dell'Unità" con vari dibattiti e incontri.
 




COMMENTO DI FRANCO BARBERO SUL BRANO EVANGELICO DI DOMENICA24

Le tentazioni degli operai della prima ora.

1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. 2 Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?”. 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna” . 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più, ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato tutto il peso della giornata e sofferto il caldo. 13 Ma egli, rispondendo ad uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito di fare del mio ciò che voglio?O vedi tu di mal occhio che io sia buono? 16 Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”.
Matteo 20, 1-16

Le parabole, come sappiamo, non vogliono dettare comportamenti universali e, in questo caso, non esiste da parte di Gesù, l'intenzione di fissare le regole per un'azienda agricola.


Le parabole sono spesso delle provocazioni,
ci aiutano a cambiare il nostro modo di
vedere le cose. Cozzano contro le nostre
logiche collaudate e ci invitano ad andare
oltre.
In qualche modo noi saremmo stati tra quei lavoratori che, protestando, avrebbero ricordato al padrone della vigna il peso sopportato di un'intera giornata di lavoro. Avremmo forse anche noi mostrato il "cartellino dell'orario" e difeso i nostri "meriti". 
Nel suo pellegrinaggio da villaggio a villaggio fino a Gerusalemme Gesù, per testimoniare l'amore sovversivo di Dio, non ha messo al centro della sua attenzione i "pii", ma si è chiaramente rivolto ai "peccatori", ai lontani, alle persone emarginate.


Gesù è stato "partigiano" di quelli dell'ultima
ora, li ha accolti a prescindere dai loro
"meriti", mettendo in crisi le persone che
avevano una mentalità meritocratica, la 
religione della cosiddetta giustizia
retributiva.
Del resto, proprio i versetti conclusivi del capitolo 19 dello stesso Vangelo (19, 27ss), mettono in luce quanto gli stessi discepoli fossero legati al concetto di retribuzione, del "quanto me ne viene"...

Dentro la comunità di Matteo
Se per Gesù la parabola rendeva ragione della sua scelta preferenziale per gli ultimi e gli emarginati, le donne e gli "impuri" della società del suo tempo, Matteo doveva fare i conti con un contesto nuovo.

E' del tutto probabile che dentro la "comunità" degli anni 85-90 ci fossero alcuni che vantassero titoli particolari di fedeltà dalla prima ora, di coerenza e di perseveranza rispetto ad altri fratelli e sorelle di varia provenienza e di recente aggregazione al ceppo originario.

Può darsi che Matteo avesse in mente le
pretese di anzianità di alcuni che forse
reclamavano per sé un'autorità quasi
intoccabile, un atteggiamento reverenziale
nei loro confronti.
Forse l'evangelista pensava ai membri di
origine ebraica della sua comunità, che
provavano irritazione per le funzioni di
leadership ormai esercitate da persone
giunte dal cosiddetto paganesimo.
I nuovi venuti volevano esserci e contare davvero, ma i primi arrivati rischiavano di sentirsi privati della loro primogenitura. Si tratta di tensioni ben comprensibili, di cui tutti/e abbiamo fatto personalmente esperienza nelle nostre parrocchie o comunità.

Semplicemente lavoratori nella vigna
Un Dio geometra o ragioniere, che tenga la contabilità esatta dei meriti e dei demeriti, che segni sul Suo taccuino della storia le ore di lavoro ordinario e straordinario di ciascuno/a di noi, che annoti le presenze e le assenze, che funga da amministratore del condominio umano, è totalmente estraneo al pensiero di Gesù.
Le persone che incontravano Gesù
percepivano che non c'era situazione che le
escludesse dall'amore incondizionato di Dio.
Anzi, per Gesù il Padre aveva atteso e
accolto il figlio prodigo con una grande
festa.
Un Dio così, ovviamente, non era facilmente “digeribile” dai tanti primi della classe che la società e la religione del suo tempo onoravano, riservando agli altri marginalità e disattenzione.


Ma proprio di questo Dio, così indigesto ai potenti e ai “virtuosi”, Gesù dava testimonianza ogni giorno. Il profeta di Nazareth era il simbolo vivente di questo Dio dell'accoglienza; le sue parole e la sua maniera di relazionarsi facevano “gustare” un Dio diverso, dal cuore sempre accogliente. Ma non si tratta semplicemente di una bella idea; si tratta di una pratica sovversiva, di un comportamento quotidiano che parta sempre dagli ultimi e dalle ultime.

Vedete e gustate come è buono il Signore (Salmo 34,8)
Sì , davvero: Gesù ha fatto “gustare” la presenza del Dio accogliente. Questa è la missione dei cristiani nel mondo e costituisce l'essenza della vocazione di ciascuno/a di noi.
Se personalmente ci sentiamo accolti
dall'amore di Dio in modo radicale ed
incondizionato, se non vantiamo diritti di
primogenitura, di superiorità o di esclusività,
allora potremo nella nostra vita quotidiana
dare testimonianza di questo Dio il cui cuore
è un oceano di tenerezza, di perdono, di
calore e di fiducia.
Dobbiamo imparare continuamente a non
confondere Dio con i nostri schemi religiosi e
morali.
Dobbiamo permettere a Dio di essere altro
da noi.
Dobbiamo semplicemente permettergli di
essere Dio” ( José Antonio Pagola).
Forse su questa strada impareremo che
abbiamo bisogno degli “operai dell'ultima
ora” perché essi spesso sanno vivere e
testimoniare l'amore di Dio con meraviglia e
freschezza. Forse gli " operai dell'ultima ora"
non hanno in testa tutto l'arsenale
catechistico, ma ci dicono più chiaramente
la realtà dell'oggi in cui siamo chiamati/e a
testimoniare il Vangelo.










L'AMORE


"Gli scienziati facciano pure quanto credono di poter fare per il bene dell'umanità, a una condizione: che sia salvato l'amore. Intendo l'amore come concepimento, come principio e come fine di ogni vita".
David Maria Turoldo

IGNAZIO SILONE

"Non si può per il successo della lotta, dimenticare i motivi per cui siamo scesi in lotta".

PARTIRE, IN CAMMINO


Partire è, prima di tutto, uscire da se stesso,
rompere la corazza dell'egoismo che tenta di imprigionarci
nel nostro proprio ego.
Partire è finire di dare giri attorno a se stesso
come se questo fosse il centro del mondo e della vita.
Partire è non lasciarsi chiudere nel circolo dei problemi
del piccolo mondo al quale apparteniamo.
Qualunque sia la loro importanza,
l'umanità è più grande
ed è a questa che dobbiamo servire.
Partire non è divorare chilometri, attraversare mari
o raggiungere velocità supersoniche.
E' innanzitutto
aprirsi agli altri ,
scoprirci, andare incontro a loro.
Aprirsi ad altre idee,
compreso a quelle che si oppongono alle nostre.
E' avere l'aria di un buon viandante.
(Helder Camara)


IL DONO DEL PLURALISMO RELIGIOSO

"In questo inizio di secolo XXI le chiese cristiane si confrontano con una sfida estremamente importante che è l'apertura al pluralismo religioso e all'esercizio dialogale con le altre tradizioni religiose con profondo rispetto della loro dignità e del loro valore.
Ci troviamo di fronte ad una opportunità unica di riscatto di una credibilità che è stata segnata da posizioni ricorrenti di mancanza di rispetto e di credito verso la diversità religiosa e il pluralismo religioso.
Ma per questo è necessario un decisivo cambiamento di prospettiva ecclesiale che superi l'abituale equivoco e si adoperi per un vero incontro con l'altro.
 
Non è possibile conservare attitudini ostili o un vocabolario squalificante nei confronti delle altre religioni. Occorre recuperare l'essenziale dello "spirito del dialogo" e una attitudine positiva e ottimistica verso i misteriosi disegni di Dio per l'umanità.
E essere anche capaci di percepire e accogliere con allegria le trasbordanti ricchezze della sapienza infinita e multiforme di Dio che si espande per tutta la storia e seguire con entusiasmo sempre rinnovato i segni dello Spirito.
Il pluralismo è un dono non solo accettato, ma anche desiderato da Dio. Tutte le persone devono essere rispettate nel loro diritto inalienabile di ricercare la verità in materia religiosa secondo i dettami della propria coscienza. E le religioni devono essere rispettate nella loro dignità singolare e unica".
Faustino Teixeira, Per una mistica dell'ospitalità, Pazzini Ed.,p.22
Senza ius soli una democrazia più povera

Solo un ottimismo irresponsabilmente giulivo e una buona volontà tanto ilare da farsi velleitarismo, possono indurre, ancora, a ritenere che la legge sullo ius soli venga approvata in questa legislatura. Nella più favorevole delle ipotesi, l'aula del Senato potrebbe esaminare quel testo nelle prime settimane di ottobre: ma – come ha appena detto Emanuele Fiano, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali – non ci sono i numeri. Il che, nella sfera politica e nel dibattito pubblico, vuol dire una cosa semplice, variamente argomentabile ma dall'esito univoco: siamo minoranza e non siamo stati capaci di ottenere un maggior numero di consensi.
Sia chiaro: oggi il tema è a dir poco incandescente. Ma, se ad appiccare il fuoco e ad attizzarlo è la destra, sarebbe finalmente ora che la sinistra si domandasse seriamente perché tutto ciò sia accaduto.
Luigi Manconi

(Il Manifesto 13 settembre)

[Il Manifesto 13 settembre]​

DAL SETTIMANALE DIOCESANO DI TRIESTE

Ha suscitato scalpore, alla fine di luglio, il caso di una coppia che aveva scelto di soggiornare nella struttura "Casa vacanze Ciufo", a Vibo Valentia, respinta perché omosessuale, con un messaggio peraltro particolarmente sgradevole del titolare, che recitava: "Mi scuso se posso sembrare troglodita. Non accettiamo gay e animali». La vicenda ha provocato indignazione in ogni parte di Italia, anche perché le cronache hanno segnalato la presenza di altre strutture che, durante l'estate, hanno dichiarato la propria indisponibilità ad ospitare coppie omosessuali.
Di segno del tutto diverso la reazione della Curia triestina. Il settimanale diocesano Vita Nuova, ha infatti preso le difese di quelle strutture che si rifiutano di ospitare coppie gay. Il direttore, Stefano Fontana, ha pubblicato, addirittura come editoriale (sul numero datato 4 agosto), oltre che sul sito del giornale, un articolo intitolato "L'albergo 'life friendly"', nel quale afferma che semmai la vera discriminazione sta nell'aumento di alberghi ed agriturismi "Children free": «Perché mai - scrive - sarebbe discriminante non accettare in albergo coppie gay e non sarebbe discriminante non accettare famiglie con bambini? Forse perché, come nel caso dei principi inglesi, i bambini inquinano?
Un tempo - ormai molti anni fa - gli alberghi verificavano se uomo e donna che chiedevano insieme una camera fossero sposati. Anche gli alberghi, un tempo, avevano una dignità. C'erano anche gli alberghi "a ore", ma proprio per distinguersi da questi, gli alberghi seri davano le stanze solo a coppie sposate. I gestori avevano un senso morale e non intendevano incentivare la promiscuità fine a se stessa. Oggi si va negli alberghi, in montagna o al mare, e si vedono coppie giovanissime, etero sessuali intendiamoci, però piuttosto precoci. A loro nessuno chiede nulla: hanno di che pagare? Questo basta.
Se proprio devo essere sincero fino in fondo, io sarei più duro ancora di quegli albergatori che non vogliono le coppie gay in casa loro. Io chiederei il certificato di matrimonio, altrimenti niente stanza. Vadano da un'altra parte. I soldi non sono tutto nella vita». Inoltre, è la ricetta del direttore del settimanale diocesano di Trieste, andrebbero incentivate le vacanze delle famiglie numerose. «Altro che "Children free"! Dal terzo figlio in poi gratis». «Può darsi che qualche Comune controcorrente decida di finanziare non le case alle coppie omosessuali, ma le vacanze alle famiglie numerose. Può darsi che la sterilità non sia più celebrata ma ritorni in voga la fertilità. Chissà!».
Questo l'ironico commento di un lettore web, postato sul sito in calce all'articolo di Fontana: «Va bene anche matrimonio civile o deve essere necessariamente religioso? Io chiederei anche di lasciare eventuali preservativi alla reception per non correre il rischio di usarli. Inoltre farei mettere delle telecamere nelle stanze per controllare che la coppia di coniugi non commetta atti impuri. Last but not least, ovviamente le coppie dello stesso sesso regolarmente sposate all'estero non sono ammesse. Perché, anche se sposati, rimangono pur sempre froci...». (Valerio Gigante)

(Adista 2 settembre)

giovedì 21 settembre 2017

BUONA NOTTE

"Che il silenzio ti culli
che una stella ti vegli
che la notte ti regali 
i sogni più belli..."

"Che Dio
continui a benedire
noi tutti durante
il sonno".