domenica 19 novembre 2017

MISEREMINI MEI, SALTEM VOS…

Sì, abbiate pazienza: tra gruppi, lettere, libri, incontri, dialoghi e dibattiti sono un po' "squinternato"...
Per questo rinuncio al Seminario delle comunità per "seminare" un po' di più qui con alcuni gruppi che arrivano dal Giappone e dagli Usa. Ma soprattutto resto qui per le persone che cercano un po' di vicinanza in questo tempo di crescente solitudine.
Allora, se non rispondo subito alle lettere, abbiate pazienza e misericordia.

don Franco
PRENOTATE

Franco Barbero, Confessione di fede di un eretico, Edizioni Mille.
Prenotate a info@edizionimille.eu
Per informazioni: 011/546076 - 348/3888709
Ci vuole più stato

Lo Stato, tramite una giustizia che non è efficace e lascia impuniti i violenti, non incoraggia i cittadini ad essere responsabili.
L'Italia è piena di impuniti che, di ricorso in ricorso, sono sempre più arroganti e violenti. Il vero problema sta nel fatto che, pur in presenza di ottimi magistrati, il sistema giudiziario è una macchina che non funziona se non per punire i poveracci: con poche eccezioni.

F. B.

​[la Repubblica 9 novembre]

"Francesco è rimasto l' unico a fare politica con i simboli"

CITTÀ DELVATICANO. «Il suo modo di usare i simboli e i segni è unico oggi nel panorama mondiale. In questo senso Francesco è rimasto davvero l'ultimo narratore presente in una società che della narrazione ha smarrito completamente il significato».
Così il sociologo Franco Garelli, autore recente dei volumi Educazione e Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio, entrambi editi da "il Mulino".
In che senso Francesco ultimo narratore?
«Un tempo c'erano i presidenti americani che narravano il ruolo guida degli Stati Uniti nel mondo. Ora non ci sono più nemmeno loro. Papa Francesco, invece, ama narrare usando proprio i simboli, la sua visione delle cose, l'attenzione al creato, agli ultimi; alle minuzie, e narrando comunica, riesce ad arrivare e a suscitare interesse».
Per qualcuno il Papa in questo modo ostenterebbe. Lei cosa pensa?
«Non è così. Lui, piuttosto, agisce per come è fatto, vive cioè in quel modo lì. Il suo "buonasera", ad esempio, pronunciato la sera dell'elezione al soglio di Pietro, oppure le scarpe nere, la borsa portata in aereo, fanno parte del suo modo di essere. In settembre ho partecipato a un seminario in Vaticano. Ho alloggiato a Santa Marta. Ho potuto vedere il Papa muoversi quando non è osservato. Va a salutare coloro che stanno alla reception, fa tanti gesti senza che nessuno lo veda. Certo, l'adozione dei simboli ha anche un valore pedagogico, che tuttavia in lui è naturale». (pr)

(La Repubblica 13 novembre)

sabato 18 novembre 2017

GESU' CHIAMAVA DIO SUO CREATORE E PADRE


Già nell'Antico Testamento il popolo di Dio veniva detto “figlio di Dio”, ma era chiamato così soprattutto il re di Israele, che all'atto dell'intronizzazione veniva proclamato “figlio di Jahvé”.
Ora questo epiteto viene applicato a Gesù: mediante la risurrezione e la glorificazione egli, Gesù di Nazareth, viene “costituito Figlio di Dio”, secondo l'espressione desunta da un salmo.
Qui indubbiamente non si allude alla generazione, ma soltanto alla posizione giuridica di prestigio di Gesù, non quindi a una figliazione fisica, come nel caso dei figli degli dèi e degli eroi pagani, ma ad una elezione ed investitura da parte di Dio. Più di altri nomi, quello di “Figlio di Dio” doveva chiarire agli uomini di quel tempo quanto strettamente l'uomo Gesù appartenesse a Dio, quale rilievo avesse la sua posizione al fianco di Dio: non più nella comunità, nel mondo, ma ora di fronte alla comunità e al mondo, subordinato soltanto al Padre e a nessun altro” (H. Kung, 24 Tesi sul problema di Dio, pag. 133)
In questo riferimento a Dio e completa dimenticanza di sé, a quel Dio che Gesù chiamava suo Creatore e Padre, sta la definizione, cioè l'autentico significato di Gesù” (Ed. Schillebeeckx, La questione cristologica. Un bilancio, Queriniana, Brescia 1980, pag. 161).

NELL'AMICIZIA

"Non camminare davanti a me:
forse non riuscirei a seguirti.
Non camminare dietro di me:
forse non riuscirei a guidarti.
Cammina accanto a me
nell'amicizia".
Albert Camus

DOMANI DOMENICA 19 NOVEMBRE

Nella comunità cristiana di base di Via Città di Gap,13  domani domenica 19 novembre alle ore 10 celebriamo l'eucarestia..
Svolge il servizio della predicazione Ada Dovio, sulla lettura del Vangelo di Matteo al capitolo 25,1-28.
Alle ore 11,15 si svolgerà l'assemblea comunitaria per la programmazione delle attività del mese di dicembre e impostare il notiziario del prossimo mese.

Lunedì 20 novembre i gruppi biblici si svolgeranno nella sede della comunità alle ore 15,30 e alle ore 21.

http://www.alessandrianews.it/alessandria/paolo-carlin-153015.html
“La battaglia spirituale del cristiano”: incontro con l'esorcista Paolo Carlin
ALESSANDRIA – Sabato 18 novembre alle 20,45 nella Chiesa di San Giacomo della Vittoria si terrà l'incontro La battaglia spirituale del cristiano con padre Paolo Carlin, cappellano della Polizia di Stato per le province di Ravenna e Rimini, esorcista della Diocesi di Ravenna-Cervia, dottore in teologia morale, portavoce dell’Associazione Internazionale Esorcisti e delegato nazionale della stessa per l’Italia.

L'incontro servirà a fare chiarezza su un argomento estremamente delicato che spesso porta ad incorrere in affabulatori e truffatori, ma non mancherà anche un momento più alto in una parte della conferenza dove padre Carlin parlerà anche delle problematiche releative alla pratica dell'esorcismo. Di recente è stato pubblicato il suo De cura obsessis (Edizioni San Paolo), un testo il cui sottotitolo è "riconoscere i casi di possessione diabolica, intervenire e accompagnare le persone con problemi spirituali" che vuole mettere in guardia dal fai da te in simile contesto.
L'ingresso è libero.

Di fronte a queste iniziative non sai se piangere o se ridere. Si tratta di quel cattolicesimo che opprime le persone con l'idea del diavolo. Siamo in presenza di una religiosità che gioca le sue carte incutendo paura e trasformando la vita in una prigione di tristezza e di angoscia.
Il vero problema, che nella mia lunga esperienza teologica e pastorale, ho dovuto constatare è il fatto che gli esorcisti sono nella quasi totalità (togliamo pure il quasi!), delle persone sessuofobiche e che danno il nome di satana ai loro disturbi, ai loro squilibri.
don Franco Barbero.

CONOSCERE PER APPREZZARE



Moschee femministe e matrimoni gay, il volto nascosto dell'Islam
Imam omosessuali, moschee femministe e matrimoni gay: la rivoluzione dell'islam europeo da Marsiglia a Copenhagen.
Questa è la storia di una rivoluzione. La rivoluzione di Ludovic-Mohamed Zahed, imam gay di Marsiglia che guida una moschea LGBT e celebra matrimoni islamici tra coppie omosessuali.
La rivoluzione di Seyran Ates, avvocata di origini turche che si batte per i diritti delle donne e delle minoranze e ha fondato a Berlino la prima moschea gay friendly d'Europa: un luogo in cui donne e uomini pregano insieme e le persone transessuali, gli atei o i fedeli di altre religioni sono tutti benvenuti.
La rivoluzione di Sherin Khankan, donna imam che promuove una lettura del Corano in chiave femminista e a Copenhagen ha creato la prima moschea in Europa guidata da sole donne.
Così, mentre in molti stati islamici l'omosessualità è ancora punita con la pena di morte e le donne sono obbligate a pregare in spazi separati dagli uomini e non hanno diritto al divorzio, in Europa sta crescendo una nuova generazione di musulmani che sognano un'interpretazione moderna e democratica del messaggio di Maometto. Questa è la storia della loro rivoluzione.
di Antonio Nasso 
Da Repubblica.it

INSIEME SI PUO'..

"Quando le formiche si mettono d'accordo
possono spostare un elefante".
Burkina Faso-proverbio
Dio come sorgente

Perché chiamo il Dio di Gesù con il nome di sorgente?

Essenzialmente per alcune ragioni che espongo qui con molta brevità.
In primo luogo a me sembra centrale nel messaggio biblico e nella esperienza di fede il fatto che noi stiamo davanti a Dio come il fiume davanti alla sua sorgente. Immagine tanto semplice quanto efficace. Vecchio e Nuovo Testamento pongono in Dio l'origine della vita, della liberazione, della speranza. In Gesù questa rivelazione si precisa e il Vangelo secondo Giovanni lo esprime a più riprese: «Io non sono venuto da me» (Giov. 7:28). Il circolo vitale di Gesù è chiaramente delineato in modo teologico: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre». La sua stessa preghiera è l'espressione di questo suo vivere al cospetto del Padre come il fiume che non dimentica la sua sorgente. Il discepolo, che entra ed assume la via di Gesù, non può non far sua questa ottica, questa coscienza profonda della creaturalità e della filialità.
Ma, in qualche modo almeno, è il Vecchio Testamento che, nella sua testimonianza del Dio liberatore e creatore, lo pone davanti ad Israele e a noi come l'inesauribile sorgente della vita e del cammino di liberazione del suo popolo. Il Deuteronomio lo esprime in maniera plastica al capitolo 30: se tu accogli la volontà di Dio, ti colleghi alla vita, ma se la rifiuti non avrai che morte. Nella particolare cultura del tempo, Dio viene visto come la fontana della vita e della libertà del suo popolo. Ma questo non è forse il messaggio che straripa da tutti i pori della Bibbia e che viene espresso molto spesso con l'immagine della fonte: «in te è la fonte della vita» (Salmo 36:9), «tutte le fonti della mia gioia sono in te» (Salmo 87:7), chi abbandona il Signore «abbandona la sorgente d'acqua viva» (Ger. 2:13 e Is. 58:11)? Il popolo del Signore che cosa dovrà fare se non «attingere con gioia acqua alle sorgenti della salvezza» (Is. 12:3) durante tutti i secoli e gli eventi della sua storia? Questo Dio dunque non è una sorgente genericamente intesa, ma è la sorgente prima ed inesauribile della vita intesa come dono ricevuto e come cammino da compiere nella speranza e nella costruzione della libertà.
Nella fede questo annuncio è oggi pieno di senso per due motivi. Dapprima è essenziale dire a noi stessi ed annunciare che le scaturigini sono fuori di noi, in Dio. Forse ci siamo chiusi nella prigionia di un orizzonte che non ci permette più di guardare a Colui dal quale la nostra vita discende. Certo questo è un dato che acquista spessore solo nell'ottica della fede che concepisce la vita come un fluire dei giorni al cospetto di Dio.
Ma ancor più l'attuale situazione storica mi spinge ad invocare il Dio di Gesù Cristo come una fresca sorgente di speranza e di forza, di profezia, di trasformazione della terra e di me stesso, di volontà di lottare e di resistere. Non mi vergogno di sentirlo come l'animatore della resistenza dei poveri, la loro forza storica. Il Dio che non si identifica con noi, si mescola perè e si incarna nel nostro cammino. In qualche modo la sorgente diventa fiume; e nello stesso tempo il fiume non potrà scorrere se non si gioverà continuamente dell'acqua che scaturisce dalla sorgente. Così io incontro Dio oggi nella lettura della Bibbia e nella storia quotidiana come colui che alimenta il torrentello della speranza e tiene aperti i sentieri della liberazione. Non mi vergogno di invocare da lui forza, gioia, voglia di vivere e di lottare e di lodarlo come il datore di serenità e di pace. Dio si inserisce in questo bisogno di liberazione senza diventare per questo il tappabuchi.
In questo mi sento molto vicino all'esperienza dei fratelli delle comunità di base latinoamericane e in profonda sintonia con l'esperienza del popolo di Dio in cammino verso la terra promessa, così come ci viene testimoniato in innumerevoli passi della Bibbia.
Se guardo in profondità il mio piccolo cammino di liberazione, alle origini trovo il Signore, sia perché l'evangelo mi ha messo su questa strada, sia perché la Parola di Dio mi dice ogni giorno qual è la fontana cui attingere per procedere senza tornare indietro: «In principio Dio » (Gen. 1:1). Soprattutto è la testimonianza dei poveri e degli oppressi a gridare questa parola centrale della nostra fede: essi assaporano la presenza attiva del Signore nel loro cammino segnato dallo sfruttamento e dalla speranza e traggono da lui la forza per ripercorrere la strada difficile ed esaltante dell'esodo. Il povero più facilmente prende coscienza che non si salverà con le proprie forze e spera nel Signore. È indubbio che possano spesso infiltrarsi atteggiamenti passivi e magici, ma i poveri sono stati scelti da Dio per manifestare la sua opera nel mondo. Forse per noi questo tempo di stagnazione politica e di stanca esistenziale può diventare un appello a quel Dio liberatore che ci mantiene all'erta contro i ripiegamenti intimistici e contro il fascino delle cipolle dell'Egitto.
A me sembra che questo modo di sentire esistenzialmente Dio nella luce della fede sia perfettamente in linea con la rivelazione che ci ha fatto Gesù chiamandolo: «Padre» e facendo provenire da Lui la vita, tutti i beni e la salvezza. Parlare di Dio come sorgente potrà inoltre evitare di dargli una presenza sessista e maschilista, come troppo spesso è avvenuto nella storia delle chiese cristiane, nel linguaggio religioso e nell'elaborazione teologica. Non senza mettere sul conto di Dio alcune pesanti discriminazioni, fino a costruire una chiesa maschilista.
Il lettore capirà allora che, alla luce di questo rapporto con Dio inteso come sorgente, la lettura della Bibbia acquista dimensioni nuove: essa diventa credente, militante e alimentativa, come cercherò di documentare più avanti. Si tratta di una lettura profetica, che scopre Dio all'opera e stimola a raccogliere la preziosa testimonianza del suo intervento negli eventi, nelle persone e nei racconti che ci vengono tramandati.
Chi attinge con fede alla Parola di Dio è come la samaritana al pozzo. Sentendo Gesù parlare di un'acqua viva che disseta per sempre, si rivolge a lui con interesse: «Signore, dammi di quest'acqua...» (Giov. 4:15). Ed effettivamente l'attesa non andrà delusa. L'Agnello, cioè Gesù, conduce alle sorgenti delle acque della vita (Apoc. 7:17): «a colui che ha sete, io darò della fonte dell'acqua della vita, gratuitamente» (Apoc. 21:11). Ma c'è di più. Esiste una promessa che il Vangelo di Giovanni riporta per ben due volte. Non solo viene garantita acqua viva di sorgente a chi si accosta al Signore, ma l'azione del Signore fa di lui una sorgente: «Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Giov. 4:14). «Chi ha sete venga a me e beva. Se uno crede in me - dice la Scrittura - io farò sgorgare da lui fiumi di acqua viva» (Giov. 7:38).
Che cosa può sperare di più un discepolo di Gesù? Diventare, nel nome di Gesù, una sorgente di acqua viva e una fontana zampillante che non si dissecca è possibile nella misura in cui guardiamo a Dio e ci lasciamo invadere da queste acque vitalizzanti. Staccati da lui, diventiamo invece pozzi senz'acqua: «essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua». (Ger. 2:13).

Franco Barbero (in Mistica e politica, Pinerolo 1982, pagg 10-13).
SU ESODO

Sul periodico Esodo gli abbonati hanno letto una lunga lettera di Beppe Pavan e Carla Galetto della comunità Viottoli.
Siccome giungono a Franco e alla comunità cristiana di base di Via Città di Gap 13 a Pinerolo molte lettere di persone che vogliono capire, possiamo assicurare che nel prossimo numero di Esodo comparirà una risposta a più voci. Stiamo raccogliendo un dossier che è aperto.
Abbiamo letto e diffuso la lettera di Beppe e Carla come una opportunità da non perdere per continuare a fare chiarezza sulle questioni sollevate.
Comunità cristiana di base di Via Città di Gap 13.
Franco Barbero

​[la Repubblica 8 novembre]

Donne in trappola, dal patriarcato al neo-matriarcato

Il mito della maternità perfetta nuoce gravemente alle mamme. Perché le illude di essere onnipotenti e poi le lascia frustrate e deluse.
A dirlo e Margaret Nichols, una quarantenne di New York. Insegnante di meditazione e da sempre sostenitrice del parto acquatico in casa. Nel corso di una lunga intervista uscita su Time della scorsa settimana, Margaret ha confessato a Claire Howorth di essersi dovuta amaramente ricredere, dopo aver affrontato la sua prima gravidanza. Alla trentesima ora di travaglio dolorosissimo, immersa in acqua a temperatura corporea, ha realizzato improvvisamente di essere vittima di un'ideologia romantica quanto perversa.
Di un misto di mammismo e naturismo per cui il corpo della donna sarebbe un congegno perfetto, fatto apposta per procreare. Per allattare al seno. Per sviluppare gli anticorpi del pargolo. Per dispensare cure h24. Ma quale onnipotenza? - dice Nichols incazzatissima - il parto è il momento di massima fragilità per le donne. Che dietro quella cortina rosea e melensa, sperimentano solitudine, paura, inadeguatezza.
E soprattutto senso di colpa, perché non si sentono all'altezza di quel mito che ha preso possesso della loro anima e che idealizza il loro corpo. Così, se non hanno latte sufficiente o nutriente, si sentono fallite. Se ricorrono al cesareo si sentono sconfitte. Perché non hanno creduto abbastanza nel loro corpo. Insomma una serie di idiozie, spesso condivise e diffuse anche da medici, influencer e sedicenti esperti. Risultato. Le donne si sono giustamente liberate dal patriarcato. Ma purtroppo molte di loro sono cadute nella trappola del neo-matriarcato. Che le esalta come dee-madri, ma non riconosce loro il diritto di essere semplicemente se stesse.
Marino Niola

(Il Venerdì 10 novembre)