Riflessioni e commenti di don Franco Barbero
venerdì 3 febbraio 2012
Bologna. Il Pdl attacca il «Cassero»
LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE
Ferma la risposta dell'assessore alla Cultura, Ronchi. Nell'ambito del «rinnovo delle convenzioni con i soggetti e gli spazi sociali, culturali e ricreativi della città sarà cura dell'assessorato, arrivare a soluzioni concordate con gli altri esaminando tutti gli aspetti compresi quelli finanziari. Una cosa però deve essere chiara: per l'amministrazione comunale, questi spazi e questi soggetti, compreso il Cassero, rappresentano un valore e quindi si adopererà per la prosecuzione delle loro attività».
Le associazioni segnalano la lunga storia del rapporto tra il circolo e gli enti locali, con l'importante tappa nel 1982 dell'assegnazione della sede del «Cassero da parte del Comune, primo caso in tutta Italia». A far da volano alla polemica è la crisi. «II polverone che stanno cercando di sollevare - dichiarano Arcigay e Arcilesbica - riguardo all'attività commerciale svolta dal Cassero, che approfitterebbe perciò indebitamente della convenzione con il Comune, mentre invece tutti i proventi vengono investiti come autofinanziamento per le attività dei Circolo, vuole far presa, in un momento di grave crisi economica del Paese, sui sentimenti più viscerali di tensione».
Delia Vaccarello (L'Unità del 28/01)
giovedì 2 febbraio 2012
VANGELO DI MARCO 1,29-39
29 E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. 32 Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34 Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. 35 Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce 37 e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38 Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA
L’INTRECCIO CHE COSTRUISCE VITA NUOVA
Marco in pochi versetti concentra una serie di informazioni e di azioni di Gesù da renderci difficile trovare il centro del messaggio di questa pagina evangelica.
Gesù è in continuo “spostamento”. Esce dalla sinagoga, va nella casa di Simone e Andrea, si prende cura della suocera di Pietro. Intanto si fa sera, e Gesù è attorniato da malati e da persone sconvolte da mille sofferenze. Attorno a lui si fa ressa e Gesù si prodiga all’inverosimile per ascoltare e prendersi cure delle persone che lo cercano e lo attorniano. È ancora buio, quando il mattino seguente Gesù si apparta a pregare in solitudine. Lo cercano ed eccolo di nuovo in viaggio verso i villaggi attorno a Cafarnao per predicare, attento alle persone che vogliono incontrarlo...
Intreccio senza confusione
Che groviglio, che vortice di cose, che intreccio tra viaggio, incontri, ascolto, predicazione, preghiera.
Proprio da questa constatazione vorrei trarre un pensiero. Non è una confusione; non si tratta di una raccolta casuale di fatti, ma di una matassa, di un intreccio ben amalgamato.
Per Gesù la vicinanza alle persone, il suo appassionato prendersi cura dei deboli e degli emarginati, il suo appartarsi per dialogare con Dio, per attingere da Lui la forza e il coraggio del cammino quotidiano stanno insieme, si compongono. Anzi, per Gesù, il prendersi cura degli emarginati dei villaggi costituiva un rimando a Dio, il Dio dei poveri. Così pure il suo rivolgersi a Dio in preghiera diventava l’occasione per ricaricare le batterie per poter continuare la sua opera di sostegno, di liberazione, di guarigione di tante persone. La preghiera e l’azione di Gasù stanno in una profonda correlazione: l’una richiama all’altra con circolarità mai interrotta. Non ci sfugga questo “richiamo” perché questo intreccio di preghiera e azione dovrebbe essere la struttura portante del nostro cammino di fede.
C’è dell’altro
Un altro particolare mi sembra caratterizzare questa pagina evangelica: è la semplicità con cui Gesù accosta e si lascia accostare dalle persone in difficoltà. Non crea distanza con nessuno, non erige barriere. Non rispetta i codici del tempo e dà la mano alla suocera di Pietro che è a letto con la febbre..., tocca e si lascia toccare, abbracciare, profumare, accarezzare. Tutta “roba” proibita dai codici del tempo... Non è un uomo del sacro che “fa il benefattore” dall’alto della sua posizione di funzionario. Cerca e accetta l’incontro vero, personale, corporeo, quello che non permette vie di fuga e mette le persone di fronte alla realtà della sofferenza, dell’emarginazione, dell’angoscia, della disperazione senza filtri ideologici.
La nostra chiesa ha perso questa dimensione dell’incontro vero, autentico, con le persone e il loro vissuto reale. Atteggiamenti, comportamenti e parole spesso stanno già dentro un “pacchetto” di regole e di pie convenzioni per cui in questa atmosfera non si può essere pienamente se stessi e spesso prevale la fiction, la “buona educazione”.
Libertà e serenità
In Gesù questo stare con le persone e questo agire quotidiano, privato di alcuni particolari enfatici e grandiosi tipici del codice narrativo di Marco, avvengono nella serenità e nella libertà.
Questo mi invia un messaggio che sento profondamente stimolante per il nostro oggi.
Usciamo un po’ dalle righe! La fede non può essere vissuta se resta imbalsamata nei linguaggi dogmatici, se continuiamo a credere nel diavolo, nell’angelo custode, a tutti i padre Pio di questo arsenale devozionalistico, a tutte le madonne vaganti e straparlanti... Se dei genitori “trasmettono” ai loro figli il solito catechismo ufficiale imbastito di formulette, di papi, di santi, di madonne, di inferno e purgatorio e così via, credono di educarli ad una fede seria?
È tempo di ribellarsi a certe predicazioni che bollano separati e divorziati, coppie di fatto e anticoncezionali...
È tempo di coraggio e di libertà nel tentare strade nuove... E’ tempo di andare a trovare il parroco dopo certe prediche e fargli sapere che esiste un altro modo di vivere il Vangelo. Tutto questo senza arroganza, ma anche senza paura, non lasciando a nessuno il monopolio della fede e della chiesa.
Gruppi di preti hanno detto dei precisi NO alle ingiunzioni vaticane, gruppi di donne chiedono di potere “contare” ed assumere precise responsabilità nella chiesa...
Io, nel mio piccolo, continuo a benedire le coppie omosessuali e ho messo nel dimenticatoio ogni proibizione vaticana che ritengo ridicola e infondata.
O Dio,
aiutaci a trovare ogni giorno
percorsi di vera semplicità e di coraggio
per dire a noi stessi e alle nostre chiese
ciò che Gesù ci ha insegnato:
al centro ci sono le persone, non le regole
di una istituzione che presume di parlare in Tuo nome.
IL VESCOVO DI PINEROLO
Il vescovo di Pinerolo è intervenuto efficacemente, con senso di umanità, nel caso del licenziamento di una lavoratrice della casa di riposo Turina di San Secondo.
Il licenziamento, firmato da Don Gustavo Bertea, è stato ritirato e la vicenda sembra chiusa.
A giorni don Bertea, che è anche vicario generale della diocesi, lascerà la parrocchia di San Secondo per trasferirsi nella parrocchia di Abbadia Alpina dove, a quanto pare, dovrà occuparsi di alcune questioni economiche pendenti da anni.
Ci si domanda quale stia diventando il ruolo dei presbiteri, sempre più immersi nelle faccende amministrative.
VITA A UNA DIMENSIONE
Dal 2 gennaio possono tenere aperta la saracinesca tutto il tempo che vogliono, in qualsiasi parte d’Italia, senza limitazione alcuna. Negozi, bar, ristoranti, locali, grandi magazzini, supermercati. La liberalizzazione degli orari dei negozi è legge. I Comuni hanno ancora alcuni giorni per decidere come applicarla. La Regione Piemonte vuole impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale. Tocca a noi decidere, non al Governo. La legge sembra essere una semplice iniziativa per facilitare gli acquisti dei cittadini-consumatori e coltiva la speranza di innalzare il ritmo dei consumi. Ma essa contiene molto altro, costituisce il tassello di un processo di distruzione di un modello di civiltà. Finisce il tempo per te stesso, per le relazioni sociali, per la famiglia, per il dialogo fra persone, per la partecipazione alla vita civile. Chi lavora dalla mattina alla sera (l’orario effettivo di lavoro è aumentato) ha bisogno di più tempo per i consumi: la notte. La vita ha una sola dimensione: produrre e consumare, consumare e produrre. La relazione non è più con l’altro, ma con la merce, con le cose. Siamo sicuri che comprare senza limiti di tempo, giorno e notte, merci e servizi ci dia più felicità?
(Giorgio Gardiol, da L’eco delle valli valdesi)
PREGHIERA
Signore, noi sappiamo che tu vuoi un mondo migliore. Percepiamo la tua volontà, ma non sappiamo come realizzarla. Aprici gli occhi, dacci fantasia. Donaci forza per agire senza paura. Trasforma il mondo, servendoti di noi, tuoi strumenti. Signore, noi crediamo, soccorri la nostra incredulità. Amen
Donaci la fede, concedici di credere su tutto e contro ogni apparente vittoria del male, liberaci dalla pesantezza di ogni dubbio e conducici lungo il sentiero luminoso della conversione. Amen
Jörg Zink
MANDATI NEL MONDO
Ciascuno di noi ha una missione nella vita. Gesù prega il Padre per i suoi seguaci, dicendo: «Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo» (Giovanni17,18).
Di rado ci rendiamo pienamente conto che siamo mandati per adempiere i compiti che Dio ci ha dato. Agiamo come se fossimo noi a scegliere come, dove e con chi vivere. Agiamo come se fossimo gettati allo sbaraglio nella creazione e dovessimo decidere come passare il tempo finché moriremo. Ma siamo stati mandati nel mondo da Dio, proprio come Gesù. Quando cominciamo a vivere con questa convinzione la nostra vita, scopriamo subito che cosa siamo stati mandati a fare.
(Henry J.M. Nouwen, Pane del viaggio, Queriniana, Brescia, 1997)
Il Movimento Nonviolento compie 50 anni
La festa di compleanno si terrà nei giorni 20-21 gennaio 2012 a Verona, al Teatro Camploy. Ci saranno ospiti, iniziative, mostre, cibo, musica, letture, film, riflessioni e proposte per celebrare i 50 anni passati e per iniziare insieme una nuova stagione. Ci sarà il convegno «Cinquant'anni di nonviolenza in Italia» e un concerto. Puoi contribuire alla buona riuscita della festa/convegno/
avvenimento facendo circolare la notizia e partecipando personalmente.
Come per tutti i compleanni, puoi fare un regalo al festeggiato cinquantenne: un contributo di sostegno (utilissimo) sul conto corrente postale n. 10250363 o bonifico codice Iban: IT 34O07601 11700000010250363.
azionenonviolenta@sis.it o anche redazione@nonviolenti.org. sito: www.nonviolenti.org
mercoledì 1 febbraio 2012
“VADO IN RITIRO SPIRITUALE”, MA ERA SULLA CONCORDIA
Aveva salutato i suoi parrocchiani spiegando loro che si prendeva un periodo di ritiro spirituale. In realtà aveva in tasca un biglietto per la crociera "Profumo d' agrumi" sulla Costa Concordia, insieme alla madre e alla giovane nipote. Proprio quest'ultima ha contribuito a far scoprire la storia, anzi la bugia di don Massimo Donghi, sacerdote di Besana Brianza, raccontando su Facebook di essere sopravvissuta al naufragio del Giglio insieme ai suoi due parenti, nonna e zio. Ma i parrocchiani di don Donghi sono rimasti molto sorpresi e ora chiedono spiegazioni (da Repubblica 27 gennaio).
DESMOND TUTU
Fare giustizia significa anzitutto risanare le ferite, correggere gli equilibri, ricucire le fratture dei rapporti, cercare di riabilitare le vittime quanto i criminali, ai quali va data la possibilità di reintegrarsi nella comunità che il loro crimine ha offeso.
STAINO
LA CRISI ALLONTANA
LE SEPARAZIONI
E FAVORISCE
LE UNIONI DI COPPIA.
NON SI ILLUDA.
SE CONTINUA,
PASSEREMO PRESTO
ALLE CONVIVENZE MULTIPLE.
SERGE LATOUCHE
Aggiungere l'aggettivo "sostenibile" al concetto di sviluppo è un'impostura, una mostruosità concettuale. Non si rimette in discussione lo sviluppo, tutt'al più si pensa di aggiungervi una componente ecologica.
OSPITALITA’ EUCARISTICA
Domenica 13 novembre (per pura combinazione, nel primo giorno della nuova epoca italiana), è avvenuto senza clamore un importante evento cristiano, programmato nell'ambiente vicino al gruppo ecumenico torinese «Strumenti di pace». In una piccola comunità cattolica popolare, in borgo san Paolo, è iniziata una serie di celebrazioni festive mensili, che continuerà in altri luoghi di culto, nelle quali le diverse chiese cristiane si invitano reciprocamente nell'ospitalità eucaristica. Ogni chiesa celebra l'eucaristia secondo la propria tradizione, e cristiani delle altre chiese sono invitati e accolti a partecipare, pregando insieme e comunicandosi al pane e al vino dell'eucaristia. Hanno partecipato al primo di questi momenti fratelli e sorelle delle chiese cattolica, battista, luterana, valdese (tra questi il pastore Paolo Ricca).
Alla vigilia della sua passione, Gesù ha celebrato la cena pasquale con i suoi amici, dando loro un mandato: «Fate questo in memoria di me». Tra i cristiani ci sono differenti teorie teologiche sul significato e il modo della presenza di Gesù in questo vivo memoriale, ma tutti sanno ugualmente, con la fede, che la promessa di Gesù è vera e si compie. Nel ricordo vivo della sua cena, noi celebriamo «la comunione con il corpo e il sangue di Cristo» (1 Corinti 10, 16), cioè con la sua persona e la sua vita. Gesù ha promesso che dove due o tre si riuniscono nel suo nome, egli è presente in mezzo a loro (Matteo 18,20). Tanto più nel rendere attuale quel momento culminante della sua vita. In questo fatto essenziale i cristiani sono già uniti, pur nella differenza di teologie, ecclesiologie, concezione dei servizi ecclesiali. E' un vero bene riconoscere e valorizzare questa unità preziosa e fondamentale per accogliere tutti insieme il dono della vita del Salvatore.
E' necessaria una iniziativa, e un po' di intervento sui particolarismi delle diverse chiese cristiane, per affermare, praticare e vivere con fede e gratitudine il bene della fraternità dei discepoli di Gesù, a servizio della fraternità, della giustizia e della pace nell'umanità e nel mondo. La proposta ha incontrato alcune adesioni convinte, mentre continua una ulteriore riflessione: ciò è naturale, perché il passo è serio e importante.
I successivi momenti di ospitalità eucaristica sono: domenica 4 dicembre, ore 10,30, chiesa valdese di Corso Vittorio 23; 15 gennaio, ore 18,30, santuario S. Giuseppe, via S. Teresa 22; 5 febbraio, ore 10,45, chiesa battista, via Passalacqua 12; 11 marzo ore 10, chiesa di S. Rocco, via S. Francesco d'Assisi 1.
e.p.
martedì 31 gennaio 2012
SCHVEITZER, IL TEOLOGO MISSIONARIO
Non predicare più, non tenere più lezioni significò per me una rinuncia pesante. Sino alla mia partenza per l'Africa evitai per quanto possibile di passare dalle parti della chiesa di San Nicola o dell'Università. Vedere quei luoghi di un agire che non sarebbe mai più ritornato era troppo doloroso. Ancora oggi non riesco a tenere lo sguardo rivolto alla finestra della seconda aula a est dell'entrata del grande edificio universitario, dove solevo tenere lezione [...] Finora ero stato occupato solo da lavoro intellettuale. Adesso bisognava fare ordinazioni dai cataloghi, commissioni tutto il giorno, girare per negozi a cercare merce, verificare consegne e fatture, chiudere casse, compilare con esattezza le liste per la dogana, e simili altre cose ancora. [...] Per raccogliere i fondi necessari alla mia impresa cominciai a elemosinare presso i miei conoscenti [...] Quando fui sicuro di aver raccolto tutti i mezzi necessari a fondare un piccolo ospedale, feci la mia offerta definitiva alla Società delle Missioni di Parigi di mettermi al servizio a mie spese come medico nel territorio della missione sul fiume Ogooué, a partire dalla loro base di Lambaréné, situata in posizione centrale [...] Ma gli osservanti più stretti fecero resistenza. Si decise di sottopormi a un esame sulla fede. Non accettai, motivando il mio rifiuto col fatto che Gesù, chiamando i suoi discepoli, non pretendeva altro se non che volessero seguirlo. [...] Quando assicurai che volevo solo fare il medico, e per tutto il resto sarei stato «muto come una carpa», allora si tranquillizzarono. [...] Nel febbraio del 1913, 70 casse furono chiuse a vite e spedite intanto come bagaglio a Bordeaux [...] Il Venerdì Santo del 1913 mia moglie e io lasciammo Gunsbach, la sera del 26 marzo ci imbarcammo a Bordeaux [...] A Lambaréné i missionari ci accolsero davvero con cordialità [...] Tenni i miei primi consulti in un pollaio [...] Prima ancora che avessi trovato il tempo di togliere dalle casse medicine e strumenti, fui circondato da malati [...] Arrivavano da un raggio di 200 - 300 chilometri, in canoa, sull'Ogooué e sui suoi affluenti [...] Com'ero contento di aver realizzato il mio progetto di venire qui, in barba a tutte le obiezioni!
Albert Schweitzer
(da L’eco delle valli valdesi)
DAL BRASILE A TRENTO
Waldemar Boff, fratello dei teologi Leonardo e Clodovis, noti esponenti della teologia della liberazione, e da anni impegnato nei movimenti popolari brasiliani, invitato a Trento da numerose associazioni di solidarietà con il Brasile (tra cui l’ass. “Amici Villa Sant’ Ignazio”), ha presentato il suo ultimo libro Albero della vita e si è anche trattenuto sull’evoluzione del suo paese dopo il doppio mandato di Lula e con l’attuale presidenta Dilma Rousseff.
Essere riusciti in pochi anni a far uscire dall’indigenza estrema circa 40 milioni di brasiliani è già da considerarsi un bel passo in avanti verso uno stato più democratico che garantisce davvero i diritti di tutti. Ma Waldemar Boff ha anche sottolineato che rimangono ancora tantissime cose da fare nel segno della redistribuzione del reddito nazionale e di una maggiore giustizia sociale. Sono ben 15 milioni i brasiliani che sono privi di registrazione e quindi impossibilitati ad avere garantiti alcuni livelli minimi di welfare: la pensione per gli anziani, l’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione per i ragazzi.
Se da un lato Boff rileva la troppo estesa corruzione esistente nel settore della politica (a livello centrale e a livello periferico nei singoli stati) e quindi la necessità di lavorare nel sociale senza farsi troppe illusioni, d’altro canto saluta con favore gli ultimi governi popolari che hanno saputo imprimere una svolta decisiva nel ridurre le diseguaglianze. Se il Brasile di oggi – ha ribadito Boff - fa parte del novero dei paesi rampanti con un alto tasso di sviluppo (il gruppo del Brics composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), rimangono notevoli sacche di povertà e diritti fondamentali ancora negati che non devono essere sottaciuti e dimenticati.
I fratelli Boff con le loro iniziative sociali si pongono in continuità con la teologia della liberazione e con il pensiero del grande pedagogista Paulo Freire: per cambiare le strutture ingiuste occorre prima di tutto cambiare la mentalità, trasformare le persone: l’istruzione e l’educazione sono settori imprescindibili e fondamentali.
(da fractiopanis@vsi.it)